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Nel discorso tenuto ai vescovi latino-americani il 12 ottobre 1992 a Santo Domingo, il beato Giovanni Paolo II si sofferma ad enucleare il concetto di Nuova Evangelizzazione: « La nuova evangelizzazione è l’idea centrale di tutta la tematica di questa Conferenza. Fin dal mio incontro ad Haiti con i Vescovi del Celam nel 1983, ho dato particolare rilievo a questa espressione, per risvegliare in questo modo un nuovo fervore e nuove aspirazioni evangelizzatrici in America e nel mondo intero.

Tutto questo per dare all’azione pastorale “uno slancio nuovo capace di creare, in una Chiesa ancor più radicata nella forza e nella potenza perenne della Pentecoste, nuovi tempi d’evangelizzazione” (Evangelii nuntiandi, 2). La nuova evangelizzazione non consiste in un “nuovo vangelo”, che deriverebbe sempre da noi stessi, dalla nostra cultura, dalla nostra analisi delle necessità dell’uomo. Perché questo non sarebbe “vangelo”, ma pura invenzione umana e non vi sarebbe in esso salvezza. Né si tratta di tagliare fuori dal Vangelo tutto ciò che sembra difficilmente assimilabile alla mentalità odierna. Non è la cultura la misura del Vangelo, ma è Gesù Cristo la misura di ogni cultura e di ogni azione umana. No, la nuova evangelizzazione non nasce dal desiderio di “piacere agli uomini” o di “guadagnare il loro favore” (cf. Gal 1, 10), ma dalla responsabilità verso il dono che Dio ci ha fatto in Cristo, nel quale abbiamo accesso alla verità su Dio e sull’uomo, e alla possibilità della vita autentica. La nuova evangelizzazione ha, come punto di partenza, la certezza che in Cristo c’è una “imperscrutabile ricchezza” (cf. Ef 3, 8), che nessuna cultura né epoca alcuna possono esaurire e alla quale possiamo sempre ricorrere noi uomini per arricchirci (cf. Assemblea Speciale Sinodo dei Vescovi per l’Europa, Dichiarazione conclusiva, 3). Questa ricchezza è, innanzitutto, Cristo stesso, la sua persona, perché Egli è la nostra salvezza. Noi uomini, di qualsiasi epoca e cultura, possiamo, avvicinandoci a Lui attraverso la fede e l’incorporazione al suo Corpo che è la Chiesa, trovare risposte a queste domande, sempre antiche e sempre nuove, con le quali affrontiamo il mistero della nostra esistenza, e che portiamo indelebilmente impresse nel nostro cuore fin dalla creazione e dalla ferita del peccato.

7. La novità non intacca il contenuto del messaggio evangelico che è immutabile, poiché Cristo è “lo stesso ieri, oggi e sempre”. Per questo, il Vangelo deve essere predicato in piena fedeltà e purezza, così come è stato custodito e trasmesso dalla Tradizione della Chiesa. Evangelizzare significa annunciare una persona, che è Cristo. Infatti, “non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati” (Evangelii nuntiandi, 22). Per questo, le cristologie riduttive, delle quali ho, in diverse occasioni, segnalato le devianze (cf. Discorso Inaugurale della Conferenza di Puebla, 28 gennaio 1979, I, 4), non possono essere accettate come strumenti della nuova evangelizzazione. Nell’evangelizzazione, l’unità della fede della Chiesa deve risplendere non solo nel magistero autentico dei Vescovi, ma anche nel servizio alla verità da parte dei pastori di anime, dei teologi, dei catechisti e di tutti coloro che sono impegnati nella proclamazione e nella predicazione della fede. A questo proposito, la Chiesa sollecita, ammira e rispetta la vocazione del teologo, la cui “funzione consiste nel giungere a una comprensione sempre più approfondita della parola di Dio contenuta nella Scrittura ispirata e tramandata dalla Tradizione viva della Chiesa” (cf. Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla vocazione ecclesiale del teologo, 24 maggio 1990, n. 6). Questa vocazione, nobile e necessaria, sorge dentro la Chiesa e presuppone la condizione di credente nel teologo stesso, con un atteggiamento di fede che egli stesso deve testimoniare all’interno della comunità. “La retta coscienza del teologo cattolico presuppone di conseguenza la fede nella Parola di Dio... l’amore alla Chiesa dalla quale ha ricevuto la sua missione e il rispetto al Magistero assistito da Dio” (cf. Ivi, 38). La teologia è chiamata, quindi, a prestare un grande servizio all’evangelizzazione.

8. Certamente la verità ci rende liberi (cf. Gv 8, 32). Ma non possiamo fare a meno di constatare che esistono posizioni inaccettabili su che cosa è la verità, la libertà, la coscienza. Si giunge persino a giustificare il dissenso facendo ricorso “al pluralismo teologico, portato a volte fino a un relativismo che mette in pericolo l’integrità della fede”. Non mancano coloro che pensano che “i documenti del Magistero non sarebbero altro che il riflesso di una teologia opinabile” (cf. Ivi, 34) e “sorge così una specie di “magistero parallelo” dei teologi, in opposizione e rivalità con il Magistero autentico” (cf. Ivi). D’altra parte, non possiamo tacere il fatto che “gli atteggiamenti di sistematica opposizione alla Chiesa, che arrivano perfino a costituirsi in gruppi organizzati”, la contestazione e la discordia, così come “causano gravi inconvenienti alla comunione della Chiesa”, costituiscono anche un ostacolo all’evangelizzazione (cf. Ivi, 32). La professione di fede “Gesù Cristo ieri, oggi e sempre” della Lettera agli Ebrei – che è come lo scenario del tema di questa IV Conferenza – ci porta a ricordare le parole del versetto successivo: “Non lasciatevi sviare da dottrine varie e peregrine” (Eb 13, 9). Voi, amati Pastori, dovete vegliare soprattutto sulla fede della gente semplice che, altrimenti, si vedrà disorientata e confusa.

9. Tutti gli evangelizzatori devono prestare un’attenzione speciale alla catechesi. All’inizio del mio Pontificato ho voluto dare un nuovo impulso a quest’opera pastorale attraverso l’Esortazione apostolica Catechesi tradendae, e recentemente ho approvato il Catechismo della Chiesa Cattolica, che presento come il migliore dono che la Chiesa può elargire ai suoi Vescovi e a tutto il Popolo di Dio. Si tratta di un prezioso strumento per la nuova evangelizzazione in cui si riassume tutta la dottrina che la Chiesa deve insegnare. Confido allo stesso modo nel fatto che il movimento biblico continui ad espletare la sua benefica opera in America Latina e che le Sacre Scritture arricchiscano sempre più la vita dei fedeli, per cui si rende indispensabile che gli agenti di pastorale approfondiscano instancabilmente la Parola di Dio, vivendola e trasmettendola agli altri con fedeltà, vale a dire: “tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede” (Dei Verbum, 12). Allo stesso modo, il movimento liturgico deve dare un rinnovato impulso al vivere intimamente i misteri della nostra fede portando all’incontro con Cristo Risorto nella liturgia della Chiesa. È nella celebrazione della Parola e dei Sacramenti, ma soprattutto nell’Eucaristia, culmine e fonte della vita della Chiesa e di tutta l’evangelizzazione, che si realizza il nostro incontro salvifico con Cristo, al quale ci uniamo misticamente per formare la sua Chiesa (cf. Lumen gentium, 7). Per questo motivo vi esorto a dare un nuovo impulso alla celebrazione degna, viva e partecipata delle assemblee liturgiche, con quel profondo senso della fede e della contemplazione dei misteri della salvezza tanto radicato nei vostri popoli.

10. La novità dell’azione evangelizzatrice che abbiamo citato riguarda l’atteggiamento, lo stile, lo sforzo e la programmazione o, come ho proposto a Haiti, l’ardore, i metodi e l’espressione (cf. Discorso ai Vescovi del Celam, 9 marzo 1983). Un’evangelizzazione nuova nel suo ardore presuppone una solida fede, un’intensa carità pastorale e una grande fedeltà, che, sotto l’azione dello Spirito, generino una mistica, un incontenibile entusiasmo nel compito di annunciare il Vangelo. Nel linguaggio neotestamentario è la “parresìa” che infiamma il cuore dell’apostolo (cf. At 5, 28-29); (cf. Redemptoris missio, 45). Questa “parresìa” deve essere anche il segno del vostro apostolato in America. Niente può farvi tacere, perché siete araldi della verità. La verità di Cristo deve illuminare le menti e i cuori con l’attiva, instancabile e pubblica proclamazione dei valori cristiani. D’altro canto, i nuovi tempi esigono che il messaggio cristiano arrivi all’uomo di oggi attraverso nuovi metodi di apostolato, e che sia espresso in un linguaggio e in forme accessibili all’uomo latinoamericano, bisognoso di Cristo e assetato di Vangelo: come rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta all’uomo di oggi, senza per nulla alterare o modificare il contenuto del messaggio evangelico? Come arrivare al cuore della cultura che vogliamo evangelizzare? Come parlare di Dio in un mondo nel quale è presente un crescente processo di secolarizzazione?

11. Come avete manifestato durante gli incontri e le conversazioni che abbiamo avuto in questi anni, sia a Roma sia durante le mie visite alle vostre Chiese particolari, oggi la fede semplice dei vostri popoli subisce l’affronto della secolarizzazione, con il conseguente indebolimento dei valori religiosi e morali. Negli ambienti urbani cresce una modalità culturale, che facendo affidamento soltanto sulla scienza e sui progressi della tecnica, si presenta ostile alla fede. Si trasmettono alcuni “modelli” di vita in contrasto con i valori del Vangelo. Sotto la pressione del secolarismo, si arriva a presentare la fede come se fosse una minaccia alla libertà e all’autonomia dell’uomo. Inoltre, non possiamo dimenticare quello che la storia recente ha dimostrato, cioè che quando, al riparo di certe ideologie, si negano la verità su Dio e la verità sull’uomo, diventa impossibile costruire una società dal volto umano. Con la caduta dei regimi del cosiddetto “socialismo reale” nell’Europa orientale c’è da sperare che anche in questo continente si traggano le deduzioni pertinenti in relazione all’effimero valore di tali ideologie. La crisi del collettivismo marxista non ha avuto solo radici economiche, come ho sottolineato nell’Enciclica Centesimus annus (n. 41), perché la verità sull’uomo è intima e necessariamente legata alla verità su Dio.

La nuova evangelizzazione deve fornire, dunque, una risposta integrale, pronta, agile, che renda più forte la fede cattolica, sulle sue verità fondamentali, sulle sue dimensioni individuali, famigliari e sociali.

12. Seguendo l’esempio del Buon Pastore dovete pascere il gregge che vi è stato affidato e difenderlo dai lupi voraci. Causa di divisione e discordia nelle vostre comunità ecclesiali sono – lo sapete bene – le sette e i movimenti “pseudo-spirituali” di cui parla il Documento di Puebla (n. 628) e la cui diffusione e aggressività urge affrontare. Come molti di voi hanno segnalato, la crescita delle sette pone in rilievo un vuoto pastorale, la cui causa, il più delle volte, è l’assenza di formazione, cosa che mina l’identità cristiana e fa sì che grandi masse di cattolici privi di un’adeguata attenzione religiosa – tra le altre ragioni, per mancanza di sacerdoti –, siano lasciati in balìa di campagne di proselitismo settario molto attive. Tuttavia può anche succedere che i fedeli non trovino negli operatori della pastorale quel forte senso di Dio che essi invece dovrebbero trasmettere attraverso la loro vita. “Tali situazioni possono essere causa del fatto che molte persone povere e semplici, – come purtroppo sta accadendo – siano facile preda delle sette, nelle quali ricercano un senso religioso della vita che forse non trovano in coloro che invece dovrebbero offrirlo a piene mani” (Lettera apostolica Los Caminos del Evangelio, 20). Inoltre, non si può dar credito a una certa strategia, il cui obiettivo è quello di indebolire i vincoli che uniscono i Paesi dell’America Latina e di minare così le forze che nascono dall’unità. Con questo obiettivo importanti risorse economiche vengono impegnate per sovvenzionare campagne di proselitismo, che cercano di sgretolare l’unità dei cattolici.

Al preoccupante fenomeno delle sette bisogna reagire con un’azione pastorale che ponga al centro di tutto la persona, la sua dimensione comunitaria e il suo anelito a un rapporto personale con Dio. È un fatto che là dove la presenza della Chiesa è dinamica, come nel caso delle parrocchie in cui si impartisce un’assidua catechesi sulla Parola di Dio, là dove esistono una liturgia attiva e partecipata, una solida pietà mariana, un’effettiva solidarietà nel campo sociale, una forte sollecitudine pastorale per la famiglia, per i giovani e per i malati, vediamo che le sette o i movimenti para-religiosi non riescono ad attecchire o a svilupparsi.

La radicata religiosità popolare dei vostri fedeli con i suoi straordinari valori della fede e della pietà, del sacrificio e della solidarietà, adeguatamente evangelizzata e gioiosamente celebrata, orientata intorno ai misteri di Cristo e della Vergine Maria, può essere, per le sue radici essenzialmente cattoliche, un antidoto contro le sette e una garanzia di fedeltà al messaggio della salvezza».

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