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L'odore delle pecore

pastoraleRicordate le parole di papa Francesco durante l'omelia della Santa Messa crismale, lo scorso giovedì Santo? "questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello...pastori in mezzo al proprio gregge". Ed il primo ad inebriarsi di questo odore, a portarlo su di sé è proprio lui, il Santo Padre. Ancora una volta accade in occasione della Santa Messa a San Giovanni in Laterano. L'incontro con i fedeli ne è la manifestazione più esplicita e più immediata, nei saluti ai bambini e soprattutto ai malati, negli abbracci dai quali non si sottrae, nei continui baci sulla fronte e sulle guance che continuamente elargisce.

Lui si offre spontaneamente ed è un bagno di amore, quello che riceve, più che un bagno di folla; ed anche, lo vediamo in moltissimi che hanno la possibilità di salutarlo e toccarlo, un bagno di commozione e di lacrime. Si, perché non siamo proprio abituati a vedere una tale disponibilità all'incontro e da una persona con la sua responsabilità ci aspetteremmo un più plausibile "sorvolare". Invece, non è un saluto frettoloso, un passare da un saluto ad un altro, ma un soffermarsi con calma, senza fretta, con un'attenzione vivissima e l'orecchio attento a chi ha dinanzi. Certo non possiamo limitare a questa modalità di incontro ciò che egli diceva in quell'omelia. Ma ci pare che sia un segno così connaturale alla sua persona che ne dica immediatamente il significato. Quell'immagine richiamava una necessità, questi abbracci non sono ne figura ne segno, ma realtà e significato. La prima lettura di questa domenica ci riporta alle origini della Chiesa e ci ricorda che "portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro". Non abbiamo forse astratto troppo e riposto nel cassetto dei segni quella che deve essere, invece, realtà?

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