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Non siamo i proprietari del Vangelo ma i servitori dell’annuncio

pietrogiovanniRiportiamo il commento al vangelo di domenica 7 luglio di Paolo Curtaz perché, oltre alla sua profondità e originalità, coglie gli elementi essenziali dell'evangelizzazione: "Israele credeva che il mondo fosse composto da settantadue nazioni; ogni anno al tempio di Gerusalemme si immolavano settanta buoi per la conversione delle nazioni pagane.


E di settantadue discepoli parla il vangelo di oggi: Luca (tenero!) sta dicendo alle proprie comunità di origine pagana che anche a loro, e non solo agli apostoli, è affidato l’annuncio del Regno.
A due a due sono inviati i discepoli: l’annuncio non è manifestazione delle capacità del guru di turno ma profezia di possibile comunione. E devono preparare la venuta del Maestro, non sostituirsi ad esso, non fagocitare la presenza di Dio ma diventare trasparenze.
Non siamo i proprietari del Vangelo ma i servitori dell’annuncio.
Non ci sono i professionisti dell’annuncio (missionari, preti, suore) ma ogni discepolo è chiamato a dire Cristo all’uomo che incontra.

Dura

Da tempo, ormai, i nostri paesi di tradizione cristiana rischiano di sedersi sugli allori, di confondere la cultura cristiana con l’appartenenza a Cristo. È bello che il nostro paese senta ancora una forte vicinanza ai valori cristiani (almeno a certi valori), ma questo non significa incontrare Dio.
Quant’è difficile annunciare Cristo ai cristiani! Sanno già tutto!
Chi annuncia la speranza del Vangelo all’ottanta per cento dei battezzati che non celebra la presenza del Risorto ogni settimana?
Chi consola, scuote, incoraggia, ascolta i tantissimi che credono di credere?
Chi porta a maturazione una fede spesso solo abbozzata e legata all’emozione, che rasenta la superstizione?
Tu.

Stile

Questa è la sfida: far uscire Dio dalle chiese, riportarlo là dove aveva deciso di vivere, tra la gente. Strapparlo dagli angusti abiti del sacro in cui l’abbiamo relegato per farlo infine tornare in quella umanità che aveva deciso di assumere.
Gesù ci indica con precisione lo stile e la modalità di questo annuncio, lo stile da assumere.
I discepoli sono mandati a due a due, precedendo il Signore.
Non dobbiamo convertire nessuno: è Dio che converte, è lui che abita i cuori.
A noi, solo, il compito di preparargli la strada.
In coppia veniamo mandati: l’annuncio non è atteggiamento carismatico di qualche guru, ma dimensione di comunità che si costruisce, fatica nello stare insieme.
E ci chiede di pregare: non per convincere Dio a mandare operai (è esattamente ciò che egli vuole!) ma per convincere noi discepoli a diventare finalmente evangelizzatori!
L’annuncio è fecondato dalla preghiera: perché non diventare silenziosi terroristi di bene, seminando benedizioni e preghiere segrete là dove lavoriamo?
Affidando al Signore, invece di giudicare?
Il Signore ci chiede di andare senza troppi mezzi, usando gli strumenti sempre e solo come strumenti, andando all’essenziale. Lo so, amiche catechiste: il corso di nuoto o la settimana bianca sono mille volte più attraenti della vostra stentata ora di catechismo. Ma voi avete una cosa che a nessun allenatore è chiesta: l’amore verso i vostri ragazzi.
Il Signore ci chiede di portare la pace, di essere persone tolleranti, pacificate. Nessuno può portare Dio con la supponenza e la forza, l’arroganza dell’annuncio ci allontana da Dio in maniera definitiva.
Infine il Signore ci chiede di restare, di dimorare, di condividere con autenticità.
Noi non siamo diversi, non siamo a parte: la fatica, l’ansia, i dubbi, le gioie e le speranze dei nostri fratelli uomini sono proprio le nostre, esattamente le nostre.

Gioite!

È faticoso e crocifiggente, lo so. Lo sa anche Paolo che, pur convertendo il bacino del Mediterraneo, sente tutto il limite del suo carattere. Ma, come Isaia, siamo chiamati a incoraggiare gli esiliati di ritorno da Babilonia, a volare alto, a sognare in grande, a costruire il sogno di Dio che è la Chiesa. E pazienza per i risultati che mancano: è un’epoca di profezia, la nostra.
Allora potremo davvero sperimentare la gioia dell’annuncio, la gioia di vedere che Dio, sul serio!, passa attraverso le nostre piccole e balbettanti parole, vedere che la Parola si veste delle nostre piccole riflessioni.
Quale gioia proviamo nel vedere altri condividere la nostra stessa fede!

Smettiamola di restare impantanati nella routine, superiamo le paure del mondo, non valutiamo i risultati come un’azienda del sacro: gioiamo amici, i nostri nomi sono scritti nei cieli, Dio già colma i nostri cuori e ci affida il Regno.

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Prima lettura: Is 66,10-14
Salmo Responsoriale: Dal salmo 65
Seconda lettura: Gal 6,14-18
Vangelo: Lc 10, 1-12. 17-20

(Fonte: www.tiraccontolaparola.it del 7 luglio 2013)

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