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Relazioni al Sinodo: 1° giorno

images-25Lunedì 8 ottobre 2012, alla presenza del Santo Padre, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, hanno avuto inizio i lavori della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Dopo l'intervento del Santo Padre sono intervenutiS. Em. R. Card. John TONG HON, Arcivescovo di Hong Kong (CINA), per il Saluto del Presidente Delegato; S. E. R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, Arcivescovo titolare di Cibale (CITTÀ DEL VATICANO), per la Relazione del Segretario Generale; S. Em. R. Card. Donald William WUERL, Arcivescovo di Washington (USA), per la Relatio ante disceptationem del Relatore Generale. 

Pubblichiamo qui di seguito i testi integrali degli interventi, pronunciati in Aula.

INDICE

- SALUTO DEL PRESIDENTE DELEGATO, S. EM. R. CARD. JOHN TONG HON, ARCIVESCOVO DI HONG KONG (CINA)

- RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI, S.E.R. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ, VESCOVO TITOLARE DI CIBALE (CITTÀ DEL VATICANO)
    I) Attività tra la XII e la XIII Assemblea Generale Ordinaria 
    II) Preparazione della XIII Assemblea Generale Ordinaria
    III) Attività della Segreteria Generale
    IV) Conclusione.

- RELATIO ANTE DISCEPTATIONEM DEL RELATORE GENERALE, S. EM. R. CARD. DONALD WILLIAM WUERL, ARCIVESCOVO DI WASHINGTON (USA)
    1) cosa e Chi noi proclamiamo – la Parola di Dio;
    2) le recenti risorse per aiutarci nel nostro compito;
    3) particolari circostanze del nostro tempo che rendono questo Sinodo necessario;
    4) elementi della Nuova Evangelizzazione;
    5) alcuni principi teologici per la Nuova Evangelizzazione;
    6) qualità dei nuovi evangelizzatori 
    7) carismi della Chiesa di oggi che assistono nel compito della Nuova Evangelizzazione.

- RELAZIONI SUI CONTINENTI

    - Per l’Europa: S. Em. R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa (C.C.E.E.) (UNGHERIA)
    - Per l’Africa: S. Em. R. Card. Polycarp PENGO, Arcivescovo di Dar-es-Salaam, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (S.C.E.A.M. - S.E.C.A.M.) (TANZANIA)
    - Per l’America: S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)
    - Per l’Asia: S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay, Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences" (F.A.B.C.) (INDIA)
    - Per l’Oceania: S. E. R. Mons. John Atcherley DEW, Arcivescovo di Wellington, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente della Federazione delle Conferenze dei Vescovi Cattolici di Oceania (F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA)

- INTERVENTI IN AULA

    - S. Em. R. Card. Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio (CITTÀ DEL VATICANO)
    - S. E. R. Mons. Salvador PIÑEIRO GARCÍA-CALDERÓN, Arcivescovo di Ayacucho, Presidente della Conferenza Episcopale, Ordinario Militare per il Perù (PERÙ)
    - S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)



SALUTO DEL PRESIDENTE DELEGATO,
S. EM. R. CARD. JOHN TONG HON,
ARCIVESCOVO DI HONG KONG (CINA)


images-25Caro Santo Padre,
a nome dei Padri Sinodali e dei partecipanti, vorrei rivolgerLe i nostri sentiti saluti e i sensi della nostra profonda gratitudine per averci invitati a questa Assemblea del Sinodo dei Vescovi. La Nuova Evangelizzazione per la Trasmissione della Fede Cristiana rappresenta un tema veramente impellente, in quanto molte persone nel mondo ancora non conoscono Nostro Signore Gesù Cristo, e molti tra i battezzati si sono allontanati dalla pratica della fede.

Cinquanta anni fa il Concilio Vaticano Secondo ci ha incoraggiati a gettare le reti (Lc 5, 4). Oggi, allo stesso modo, dobbiamo prendere la prima comunità cristiana (At 2, 42-47) come nostro modello di evangelizzazione. I membri di quella comunità possedevano tre qualità che possiamo descrivere con tre parole greche: didaché, koinonia e diakonia. Didaché significa dottrina, che non è solamente una teoria, ma piuttosto un incontro personale con Gesù Cristo incarnato, crocifisso e risorto. Koinonia significa comunione a vari livelli: anzitutto con Dio, poi con tutti i membri della Chiesa, quindi con gli uomini di tutto il mondo, in particolare con i poveri. Diakonia significa servizio, poiché Gesù ci ha insegnato a non essere serviti ma a servire, fino al dono totale di sé, che porta alla croce (cfr Mt 20, 28). Queste tre qualità sono già state illustrate a Hong Kong, a Macao e nella Cina continentale.

A Hong Kong, prima dell’annessione della città alla Cina nel 1997, molte famiglie hanno affrontato la crisi dovuta al timore di vivere sotto il regime comunista. Il termine “crisi” in lingua cinese è definito da due caratteri: “pericolo” e “opportunità”. Per questo motivo, di fronte alla crisi dell’incertezza, perfino i cattolici non praticanti sono tornati in seno alla Chiesa per avere un sostegno spirituale. E molti fedeli hanno partecipato alla catechesi, a corsi biblici e teologici per approfondire la propria fede e diventare evangelizzatori. Oggi la nostra diocesi ha oltre un migliaio di catechisti volontari ben formati. Quest’anno oltre tremila adulti hanno ricevuto il battesimo la vigilia di Pasqua.

Macao, la diocesi confinante con la nostra, ha assunto gli stessi impegni e ha visto incrementare il numero dei battesimi negli ultimi anni.

Nella Cina settentrionale, un parroco di campagna ha condiviso con me la sua esperienza di evangelizzazione. Dopo aver molto pregato, ha deciso di dividere i parrocchiani in due gruppi con compiti diversi. Ha chiesto ai neobattezzati di invogliare i propri amici e parenti non cattolici a studiare la catechesi, e ai cattolici di lunga insegnare il catechismo ai catecumeni. Mentre insegnavano, il sacerdote pregava con fervore in chiesa. Così, la parrocchia ha registrato più di mille battesimi all’anno.

Delle tre caratteristiche (didaché, koinonia e diakonia), che troviamo esemplificate nella Chiesa primitiva e che si rispecchiano nelle testimonianze di cui abbiamo parlato qui, la didaché mi sembra la più importante, perché Dio opera attraverso di noi come suoi testimoni. Oggi, quando ci confrontiamo con la cultura materialistica del mondo e col problema dell’allontanamento di molti cattolici dalla Chiesa, dobbiamo essere testimoni zelanti della nostra fede. Dobbiamo inoltre rivolgere un’attenta considerazione ai giovani, come spesso ci ricorda il Santo Padre: “Che i giovani diventino evangelizzatori di giovani”. Il piano salvifico di Dio è sorprendente. Sono certo che, con fede, speranza e amore, la nostra missione evangelizzatrice avrà successo.

Caro Santo Padre, Padri sinodali e partecipanti, grazie per la vostra cortese attenzione. Attendo con ansia di ascoltare le vostre testimonianze.

 

RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI,
S.E.R. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ,
VESCOVO TITOLARE DI CIBALE (CITTÀ DEL VATICANO)


Introduzione

Beatissimo Padre, eterovic
Eminentissimi ed Eccellentissimi Padri sinodali,
cari fratelli e sorelle,

“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). Le parole di Gesù risorto con le quali si chiude il Vangelo secondo Matteo, aprono il tempo della missione della Chiesa. Dopo la venuta dello Spirito Santo, che guida a tutta la verità (cfr Gv 16, 13), i discepoli abbandonano il Cenacolo, ove erano “perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù” (At 1, 14), per annunciare, “dappertutto” (Mc 16, 20) e in tutte le lingue, il Vangelo di Gesù Cristo. Il comando del Signore risorto vale anche per noi, riuniti nella XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi per riflettere sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Si tratta della stessa Buona Notizia – “che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici” (1 Cor 15, 3-5) – annunciata dagli apostoli e la cui custodia è stata affidata alla Chiesa. Il Vangelo rimane lo stesso, ma cambiano le situazioni umane, religiose, culturali e sociali nelle quali tale Parola di salvezza deve essere vissuta e trasmessa agli altri. La condizione indispensabile per tale urgente opera missionaria è la fede, misura del dinamismo apostolico. Coscienti che il Signore potrebbe rimproverare anche noi di essere uomini di poca fede (Ïλιγόπιστoι) (cfr Mt 8, 26), preghiamolo come gli apostoli: “Accresci in noi la fede!” (πρόσθες ºμĩν πίστιν) (Lc 17, 5). La preghiera si farà intensa nel corso dell’Assise sinodale e, in particolare, in occasione di quattro celebrazioni eucaristiche presiedute dal Santo Padre Benedetto XVI. Oltre a quella d’inizio dell’Assise sinodale, celebrata ieri, egli presiederà la Santa Messa di canonizzazione di sette beati domenica 21 ottobre e l’Eucaristia della conclusione dell’Assemblea sinodale domenica 28 ottobre. Un particolare significato avrà la celebrazione dell’11 ottobre, quando il Vescovo di Roma presiederà la solenne concelebrazione eucaristica per l’apertura dell’Anno della fede. Non c’è dubbio che tale evento avrà un influsso assai positivo sui lavori sinodali, considerando anche il fatto che la fede e la sua trasmissione fanno parte del tema sinodale che sarà approfondito nel contesto della nuova evangelizzazione. A nome di tutti i Padri sinodali e di tutti i partecipanti all’Assemblea sinodale, ringrazio di cuore Vostra Santità per aver voluto indire l’Anno della fede in commemorazione del 50° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II e del 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Affidandoci alla grazia dello Spirito Santo che il Signore risorto, presente in mezzo a noi, dà “senza misura” (Gv 3, 34), abbiamo la ferma fiducia che l’Anno della fede apporterà abbondanti doni spirituali alla santa Chiesa di Dio, nostra madre.

Beatissimo Padre, desidero poi ringraziarLa, anche e soprattutto, per aver convocato la presente Assemblea sinodale, quinta nel corso degli 8 anni del suo Pontificato. Un numero così alto è assai significativo in quanto esprime la sua stima nei riguardi del Sinodo dei Vescovi, espressione privilegiata della comunione tra i Vescovi, membri del collegio episcopale, e dell’unità con Lei, capo di tale collegio. Infatti, sotto la sua saggia guida hanno avuto luogo già due Assemblee Generali Ordinarie, sull’Eucaristia e sulla Parola di Dio, rispettivamente nel 2005 e nel 2008, come pure 2 Assemblee Speciali per l’Africa nel 2009 e per il Medio Oriente nel 2010.

Sono lieto di salutare voi 262 Padri sinodali che siete pervenuti da tutti i cinque continenti: 50 dall’Africa, 63 dall’America, 39 dall’Asia, 103 dall’Europa e 7 dall’Oceania, in rappresentanza dei 13 Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, delle 114 Conferenze Episcopali e dell’Unione dei Superiori Generali. Saluto cordialmente anche voi Capi dei Dicasteri della Curia Romana, collaboratori più prossimi di Sua Santità Benedetto XVI, 264° successore di san Pietro nella sede di Roma. La maggioranza dei Padri sinodali che prendono parte all’Assemblea Generale Ordinaria, 182, di cui 172 sono stati eletti dalle Conferenze Episcopali e 10 dall’Unione dei Superiori Generali; 3 sono stati designati dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris; 37 partecipano ex officio, 40 sono stati nominati dal Santo Padre. Tra essi vi sono 6 Patriarchi, 49 Cardinali, 3 Arcivescovi Maggiori, di cui uno è Cardinale, 71 Arcivescovi, 120 Vescovi e 14 sacerdoti. Per quanto riguarda l’ufficio che svolgono, 10 sono Capi delle Chiese Orientali sui iuris, 32 Presidenti delle Conferenze Episcopali, 26 Capi dei Dicasteri della Curia Romana, 211 Ordinari e 11 Ausiliari.

Un particolare saluto rivolgo ai Delegati fraterni, rappresentanti di Chiese e comunità ecclesiali, che con i cattolici condividono la sollecitudine per l’evangelizzazione dei fratelli e sorelle nel mondo attuale.
Nel corso dell’Assise sinodale avremo modo si salutare 3 Invitati speciali che, accogliendo l’invito del Santo Padre Benedetto XVI, prenderanno parte ai lavori sinodali.
Sono lieto di salutare, inoltre, 45 Esperti e 49 Uditori, uomini e donne, che sono stati scelti tra tanti specialisti e persone impegnate nell’evangelizzazione e nella promozione umana, nella consapevolezza che le loro testimonianze personali e delle rispettive comunità arricchiranno notevolmente i lavori sinodali.

Estendo il mio cordiale saluto agli Addetti Stampa, agli Assistenti, ai Traduttori, al personale tecnico e, in particolare, ai Collaboratori della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, grato per il loro generoso e valido contributo nella preparazione dell’Assemblea sinodale.

La presentazione si divide in 4 parti:

I) Attività tra la XII e la XIII Assemblea Generale Ordinaria 
II) Preparazione della XIII Assemblea Generale Ordinaria
III) Attività della Segreteria Generale
IV) Conclusione.


I) Attività tra la XII e la XIII Assemblea Generale Ordinaria

La XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ha avuto luogo dal 5 al 26 ottobre 2008 sul tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Al termine di tale Assise sinodale è stato formato il XII Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, composto da 15 membri. In conformità all’Ordo Synodi Episcoporum, i Padri sinodali ne hanno eletti 12 e il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato altri 3 Vescovi per completare il numero previsto. Il XII Consiglio Ordinario aveva due compiti principali: portare a termine le conclusioni della XII Assemblea sinodale sulla Parola di Dio e preparare la successiva XIII Assemblea Generale Ordinaria.

Per poter adempiere tale impegno, il Consiglio Ordinario si è riunito a Roma 7 volte. La prima riunione ha avuto luogo il 25 ottobre 2008, mentre l’Assemblea Sinodale volgeva al termine, ed ha permesso ai Membri del Consiglio di conoscersi meglio e di stabilire il calendario della successiva attività. Nel corso dell’anno 2009 il Consiglio Ordinario si è riunito 3 volte, rispettivamente dal 20 al 21 gennaio; dal 3 al 4 giugno e dal 24 al 25 settembre. Il Consiglio Ordinario ha tenuto una riunione nel 2010, dall’8 al 9 giugno, una nel 2011, dal 22 al 23 novembre, e una nel 2012, il 16 febbraio. D’accordo con i membri del Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale, ha favorito lo scambio di informazioni e documentazione per via elettronica, volendo ridurre al massimo i disagi causati dai frequenti viaggi dei Vescovi dalle loro Diocesi a Roma, sede della Segreteria Generale.

Le prime due riunioni del XII Consiglio Ordinario hanno avuto per scopo principale la riflessione sulla ricca documentazione del Sinodo sulla Parola di Dio. I Membri del Consiglio Ordinario si sono concentrati, in modo particolare, sull’esame delle 55 Proposizioni che i Padri sinodali avevano approvato a grande maggioranza, con oltre i due terzi dei voti.La prima Proposizione sottoponeva alla benevola considerazione del Santo Padre Benedetto XVI la richiesta di voler valutare “l’opportunità di offrire un documento sul mistero della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, anche alla luce dell’Anno dedicato a San Paolo, Apostolo delle genti, nel bimillenario della sua nascita”.

Il Sommo Pontefice ha generosamente accolto la supplica dei Padri sinodali. Come di consueto, nell’elaborazione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale il Santo Padre è stato assistito dal XII Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, coadiuvato da alcuni validi esperti. Nella riunione del gennaio 2009 è stato pertanto concordato uno schema del Documento con abbondanti e puntuali indicazioni. Nell’incontro del mese di giugno, poi, è stata esaminata la prima bozza dell’Esortazione Apostolica. Sono state fatte numerose osservazioni per raccogliere tutta la ricchezza della riflessione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, alla luce del Magistero della Chiesa, in particolare, del Concilio Ecumenico Vaticano II, dei Padri della Chiesa e degli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Dopo aver incluso tutte le osservazioni, il testo è stato sottomesso ancora una volta al giudizio dei membri del Consiglio Ordinario, per via elettronica, e debitamente integrato. In data 7 luglio 2009, il Segretario Generale lo ha inoltrato al Sommo Pontefice che vi ha impresso il carisma proprio del Pastore universale della Chiesa, apportando il suo notevole contributo. Accogliendo la proposta del Consiglio Ordinario, nel corso dell’udienza concessa al Segretario Generale il 13 giugno 2009, il Santo Padre ha scelto il titolo, assai significativo, dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini. Il Vescovo di Roma ha firmato tale Documento il 30 settembre 2010, Memoria di San Girolamo, grande innamorato della Sacra Scrittura. La Verbum Domini è stata pubblicata l’11 novembre 2010. Lo stesso giorno è stata presentata nella Sala Stampa della Santa Sede dall’Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che fu Relatore Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria; da Sua Eminenza il Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che fu Presidente della Commissione del Messaggio dell’Assise sinodale; come pure dall’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario della medesima Segreteria Generale. L’Esortazione Apostolica Postsinodale è stata pubblicata in 8 lingue. In seguito, sono state curate le traduzioni in varie altre lingue.

In data 30 maggio 2009, l’Ecc.mo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha inviato la Relatio circa labores peractos della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell’Unione dei Superiori Generali. Nel Documento è stata presentata una sintesi della preparazione e dello svolgimento dei lavori sinodali. Tra l’altro sono stati indicati i seguenti dati statistici. All’Assise sinodale del 2008 hanno partecipato 253 Padri sinodali, di cui 183 sono stati eletti, 38 ex officio e 32 di nomina Pontificia. Quanto ai continenti, i Padri sinodali provenivano 51 dall’Africa, 62 dall’America, 41 dall’Asia, 90 dall’Europa e 9 dall’Oceania. Hanno avuto luogo 23 Congregazioni Generali e 8 Sessioni dei Circoli minori. I Padri sinodali hanno approvato per acclamazione il testo del Nuntius al Popolo di Dio e, a grande maggioranza, le 55 Proposizioni. 

II) Preparazione della XIII Assemblea Generale Ordinaria

Anche la scelta del tema della XIII Assemblea Generale Ordinaria mostra la natura collegiale del Sinodo dei Vescovi. Infatti, essa è stata il risultato di una duplice consultazione. Prima della conclusione della XII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, i Padri sinodali sono stati invitati a segnalare gli argomenti che a loro parere avrebbero potuto essere presi in esame durante la XIII Assise sinodale. Le risposte sono state abbastanza numerose e i temi indicati diversi, anche se si evidenziava un numero significativo di segnalazioni concernenti la trasmissione della fede.All’inizio dell’anno 2009, in seguito all’Udienza Pontificia del 9 gennaio, l’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha scritto ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti della Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell’Unione dei Superiori Generali, chiedendo di indicare una terna di temi che, secondo il loro parere, sarebbero potuti diventare oggetto di approfondimento sinodale.
Secondo le norme sinodali, i temi proposti avrebbero dovuto rispecchiare tre condizioni: 1) essere d’interesse per la Chiesa universale; 2) rispondere ad una viva attualità pastorale; 3) tener conto di fattibilità del loro approfondimento in seno al Sinodo dei Vescovi. Le risposte dovevano pervenire entro il 1° giugno 2009 per poter essere esaminate immediatamente dal Consiglio Ordinario della Segreteria Generale nella riunione del 3 e 4 giugno.

Nel corso di tale riunione, il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha esaminato le numerose proposte pervenute dai menzionati enti, con i quali la Segreteria Generale mantiene rapporti ufficiali. Dopo un’approfondita riflessione, è stata formulata una terna di temi che l’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale, ha sottoposto alla benevola considerazione del Santo Padre Benedetto XVI, Presidente del Sinodo dei Vescovi. Nell’Udienza concessagli il 13 giugno 2009, il Sommo Pontefice ha espresso la preferenza per la prima proposta della terna, segnalata con più frequenza dagli episcopati, e cioè La trasmissione della fede per l’educazione e l’iniziazione cristiana. Altre due proposte, meno segnalate dagli episcopati, riguardavano la parrocchia come comunità delle comunità e le sfide antropologiche del nostro tempo. Al contempo, il Santo Padre ha accolto la previsione che la XIII Assise sinodale avesse luogo nel mese di ottobre (2 -23) del 2011. Entrambi i dati sono stati in seguito modificati per le seguenti ragioni.

Per quanto attiene al tema, nell’Udienza concessa al Segretario Generale il 7 settembre 2009, Sua Santità Benedetto XVI ha fatto presente che stava riflettendo circa l’istituzione di un Consiglio per la nuova evangelizzazione e che, per un maggiore coordinamento della riflessione, sarebbe stato opportuno collegare il tema della trasmissione della fede a quello della nuova evangelizzazione. Ad ogni modo, ha incoraggiato la riflessione dei membri del Consiglio Ordinario, che dovevano riunirsi nei giorni 24 e 25 settembre 2009 a continuare a lavorare sul testo dei Lineamenta della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Non ho mancato di informarne debitamente i membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi i quali hanno accolto le indicazioni del Santo Padre e, dopo una profonda riflessione, hanno riformulato la proposta dell’argomento sinodale: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Nell’Udienza concessa al Segretario Generale il 3 luglio 2010, il Sommo Pontefice ha approvato il menzionato tema dell’Assise sinodale. Come è noto, poi, con Lettera Apostolica in forma di Motu proprio Ubicumque et semper del 21 settembre 2010, il Sommo Pontefice ha eretto il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Per quanto attiene alla data, accogliendo la richiesta dei Vescovi del Medio Oriente, il Santo Padre Benedetto XVI, dopo essersi consultato con i suoi più stretti collaboratori, il 19 settembre 2009, nel corso dell’incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ha annunciato la convocazione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Tale Assise sinodale ha avuto luogo nell’ottobre del 2010 e ha causato il rinvio di un anno della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Lo stesso Santo Padre Benedetto XVI ha voluto annunciare il tema della XIII Assemblea Generale Ordinaria il 24 ottobre 2010 nel corso della solenne concelebrazione eucaristia nella Basilica di San Pietro, alla conclusione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, indicando pure che essa avrebbe avuto luogo nel mese di ottobre del 2012.

Pertanto, il tema della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi rappresenta il risultato di un’ampia consultazione dell’episcopato mondiale e della sollecitudine pastorale del Santo Padre, Vescovo di Roma e Pastore universale della Chiesa. Egli ha voluto inserire la riflessione sulla trasmissione della fede cristiana nel contesto della nuova evangelizzazione, sottolineandone la complementarità: la nuova evangelizzazione ha per finalità la trasmissione della fede cristiana; tale trasmissione, poi, si svolge in un ambiente religioso, culturale e sociale che richiede una nuova evangelizzazione, “nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni”(Giovanni Paolo II, Discorso alla XIX Assemblea del CELAM (Port au Prince, Haiti, 9 marzo 1983), 3; AAS 75 I (1983) 778.).

Preparazione dei Lineamenta

La preparazione alla XIII Assemblea Generale Ordinaria è incominciata dopo che il Santo Padre Benedetto XVI ha stabilito l’argomento della riflessione sinodale, assai prima della pubblicazione ufficiale del tema definitivo. Il XII Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è riunito due volte per studiare il testo dei Lineamenta. Nella riunione del 24 e 25 settembre 2009, i Membri del Consiglio Ordinario, con l’aiuto di alcuni esperti, hanno concordato lo schema dei Lineamenta tenendo presente le osservazioni dei Vescovi nelle loro segnalazioni dei possibili argomenti sinodali e le situazioni pastorali e sociali in cui le Chiese particolari vivono e operano nel mondo contemporaneo. Essi si sono pure riferiti con frequenza all’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II e dei successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa e, in particolare, del Santo Padre Benedetto XVI. 

Nella riunione dall’8 al 9 giugno 2010, i Membri del Consiglio Ordinario hanno esaminato le bozze dei Lineamenta che trattavano l’argomento della nuova evangelizzazione e della trasmissione della fede, anche se il tema definitivo non era ancora stato pubblicato. Dopo una profonda riflessione, sono state apportate varie modifiche allo scopo di perfezionare il testo. Allo stesso tempo, è stato segnalato qualche aspetto che aveva bisogno di un ulteriore approfondimento. La Segreteria Generale, con il concorso di alcuni esperti, ha cercato di incorporare tutte le osservazioni. Una volta pubblicato il tema dell’Assise sinodale, la Segreteria Generale ha inviato il progetto dei Lineamenta per via elettronica ai singoli Membri per l’approvazione o, eventualmente, per apportare ulteriori miglioramenti. Le osservazioni, in realtà poche, sono state incorporate al testo, che è stato quindi tradotto in varie lingue. 

Terminato il processo di traduzione, la Segreteria Generale ha curato la pubblicazione dei Lineamenta della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che portano la data del 2 febbraio 2011, Festa della Presentazione del Signore. Il Documento è stato presentato nella Sala Stampa della Santa Sede il 4 marzo 2011 dall’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. I Lineamenta sono stati inoltrati agli organismi con i quali la Segreteria Generale mantiene comunicazione ufficiale. Inoltre, essi sono stati ampiamente diffusi soprattutto dai mezzi di comunicazione della Santa Sede e della Chiesa Cattolica. Sul sito internet della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi è stato inserito il testo dei Lineamenta in 8 lingue: latino, francese, inglese, italiano, polacco, portoghese, spagnolo, tedesco, ossia le traduzioni curate dalla Segreteria Generale. Come di consueto, i Lineamenta contenevano una serie di domande, in tutto 72, per facilitare la riflessione e l’approfondimento degli argomenti. Nella Prefazione il Segretario Generale pregava gli Organismi interessati di rispondere entro il 1° novembre 2011, Solennità di Tutti i Santi, per poter elaborare in tempo l’Instrumentum laboris della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Redazione dell’Instrumentum laborisLa Segreteria Generale ha ricevuto numerose risposte, in genere assai ben elaborate, che mostrano il grande interesse per il tema dell’Assise sinodale. Inoltre, le risposte danno conto di tante attività pastorali che si stanno già svolgendo in molte Chiese particolari. Al contempo, sottolineano la necessità di uno nuovo zelo apostolico per dinamizzare ulteriormente il processo di evangelizzazione, aprendosi maggiormente alla grazia dello Spirito Santo che suggerisce anche vie nuove nell’annuncio della Buona Notizia ai vicini e ai lontani, soprattutto alle persone battezzate ma che si sono allontanate dalla Chiesa.

La percentuale delle risposte istituzionali corrisponde al 90,5 %. Essa è distribuita nel modo seguente:
– Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris: 84,6 % (su 13 Chiese hanno risposto 11) (Non hanno risposto le seguenti Chiese sui iuris: Arcivescovato Maggiore dei Siro-Malankaresi e Chiesa Metropolitana Rutena);
– Conferenze Episcopali: 81,5 % (su 114 Conferenze Episcopali hanno risposto 93);
– Dicasteri della Curia Romana: 96,1 % (su 26 Dicasteri hanno risposto 25) (Manca la risposta dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.);
– Unione dei Superiori Generali: 100 %.
Per quanto concerne le Conferenze Episcopali, può essere interessante indicare in ordine alfabetico la percentuale delle risposte secondo i singoli continenti:
– Africa: 66,6 % (su 36 Conferenze Episcopali hanno risposto 24) (Le seguenti 12 Conferenze Episcopali non hanno risposto: Camerun, Ciad, Repubblica del Congo, Gabon, Gambia e Sierra Leone, Guinea, Guinea Equatoriale, Namibia, Nigeria, Oceano Indiano, Repubblica Centroafricana, Uganda);
– America: 95,8% (di 24 Conferenze Episcopali hanno risposto 23) (Non ha fatto pervenire la risposta la Conferenza Episcopale di Haiti.);
– Asia: 88,8 % (su 18 Conferenze Episcopali hanno risposto 16) (Non hanno risposto le Conferenze Episcopali di Sri Lanka e di Timor Orientale.);
– Europa: 81, 25 % (su 32 Conferenze Episcopali hanno risposto 26) (Mancano le risposte delle Conferenze Episcopali dell’Albania, Bulgaria, Grecia, Lituania, Turchia e Ucraina.);
– Oceania: 100 % (su 4 Conferenze Episcopali, hanno risposto 4).

A tali risposte bisogna aggiungere il contributo del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (C.C.E.E.) e dell’Assemblea della Gerarchia Cattolica dell’Egitto. La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha ricevuto validi apporti anche da varie istituzioni ecclesiali, come per esempio, dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (U.I.S.G.). Alcune Università e Centri di Studi Superiori hanno pure fornito i loro contributi. Non sono mancate osservazioni di persone singole interessate all’argomento sinodale. La Segreteria Generale ha preso in considerazione anche i risultati di alcuni Convegni, come pure articoli pubblicati su riviste specializzate e di divulgazione.

Nella riunione dei giorni 22 e 23 novembre 2011, i Membri del XII Consiglio Ordinario, coadiuvati da alcuni esperti, hanno esaminato accuratamente le risposte ai Lineamenta, e hanno concordato lo schema dell’Instrumentum laboris, fornendo abbondanti indicazioni per la redazione del Documento.

Nella riunione del 16 febbraio 2012, il Consiglio Ordinario ha esaminato le bozze dell’Instrumentum laboris. Il lavoro ha dovuto essere concentrato su un giorno solo, perché il giorno successivo 17 febbraio, la maggioranza dei Membri del Consiglio Ordinario ha partecipato al Concistoro convocato dal Santo Padre Benedetto XVI. Per facilitare la discussione, la Segreteria Generale aveva inviato in precedenza il testo del Documento ai Membri del Consiglio. Essi, pertanto, hanno potuto entrare subito nel vivo della discussione, fornendo valide osservazioni per migliorare il testo. I Membri del Consiglio hanno anche preso nota con gratitudine della decisione del Santo Padre Benedetto XVI di indire l’Anno della Fede. Nella redazione dell’Instrumentum laboris, hanno quindi tenuto in grande considerazione la Lettera Apostolica pubblicata in forma di Motu proprio, Porta fidei. 

Per ottenere l’approvazione definitiva del Documento, la Segreteria Generale ha inviato nuovamente per via elettronica il testo dell’Instrumentum laboris ai Membri del Consiglio Ordinario. Alcuni Membri hanno fatto delle ulteriori osservazioni, che sono state incorporate per migliorare il testo. La Segreteria Generale ha dunque proceduto alla traduzione del Documento in 8 lingue. L’Instrumentum laboris, che porta la data del 27 maggio 2012, Solennità di Pentecoste, è stato presentato il 19 giugno 2012 nella Sala Stampa della Santa Sede dall’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. L’Instrumentum laboris ha avuto un’ampia diffusione, anche tramite internet – nel sito della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi – e per mezzo di numerose pubblicazioni. La versione italiana è stata pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana. La diffusione dell’Instrumentum laboris ha permesso a molti di conoscere l’Ordine del giorno dell’Assise sinodale, gli aspetti positivi delle attività delle Chiese particolari, come pure alcuni punti che necessitano una maggiore riflessione e approfondimento. Il Documento sulla nuova evangelizzazione e la trasmissione della fede, argomenti assai importanti per la vita e la missione della Chiesa, interessa in particolare i Padri sinodali che dovranno fare riferimento ad esso nei loro interventi. 

 

Nomina dei Membri della Presidenza dell’Assise sinodale

In vista della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato, sabato 22 ottobre 2011, Relatore Generale Sua Eminenza il Card. Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington (USA), e Segretario Speciale Sua Eccellenza Mons. Pierre-Marie Carré, Arcivescovo di Montpellier (Francia).
In data del 29 giugno 2012, Sua Santità ha nominato tre Presidenti Delegati: Sua Eminenza il Card. John Tong Hon, Arcivescovo di Hong Kong (Cina); Sua Eminenza il Card. Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Guadalajara (Messico); e Sua Eminenza il Card. Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo).



III) Attività della Segreteria Generale

La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi dall’ottobre 2008 a oggi ha svolto la sua attività regolare e cioè ha portato a termine le riflessioni della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e si è dedicata alla preparazione della XIII Assemblea Generale Ordinaria. 

Al contempo, per incarico del Santo Padre Benedetto XVI, la Segreteria Generale ha preparato due Assemblee Speciali del Sinodo dei Vescovi: la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa e l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente. Alla prima, che ha avuto luogo dal 4 al 25 ottobre 2009, hanno partecipato 244 Padri sinodali. I risultati delle riflessioni sinodali sono state raccolte nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Africae munus che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto personalmente consegnare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali dell’Africa, nel corso della Sua Visita Apostolica a Cotonou, Benin, il 20 novembre 2011.

L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente, tenutasi dal 10 al 24 ottobre 2010, ha visto radunati attorno al Vescovo di Roma 185 Padri sinodali, tra cui tutti i Vescovi della regione mediorientale. Sua Santità ha desiderato consegnare ai rappresentanti dell’episcopato del Medio Oriente, ai Patriarchi e ai Presidenti delle rispettive Conferenze Episcopali, i risultati dei lavori sinodali esposti nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia in Medio Oriente durante la Visita Apostolica in Libano il 16 settembre scorso.

Tuttavia, la Segreteria Generale ha svolto anche altre attività sulle quali mi permetto di riferire brevemente.

 

Consigli Speciali

Oltre l’attività del Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi è stata impegnata anche nelle riunioni dei Consigli Speciali, in particolare per l’Africa e per il Medio Oriente, a motivo della preparazione delle rispettive Assemblee Speciali. Infatti, dalla celebrazione della XII Assemblea Generale Ordinaria, il Consiglio Speciale per l’Africa si è riunito sei volte (27-28 novembre 2008; 23-24 gennaio 2009; 19 marzo 2009; 19-20 gennaio 2010; 27-28 aprile 2010; 19-20 novembre 2011). 

Il Consiglio per il Medio Oriente si è riunito nove volte (21-22 settembre 2009; 24-25 novembre 2009; 23-24 aprile 2010; 4-6 giugno 2010; 20-21 gennaio 2011; 30-31 marzo 2011; 17-18 maggio 2011; 6-7 luglio 2011; 14-16 settembre 2012).

Di altri Consigli si è riunito con più frequenza il Consiglio Speciale per l’America, praticamente una volta all’anno: 18-19 novembre 2008; 17-18 novembre 2009; 16-17 novembre 2010; 27-28 ottobre 2011).
Il Consiglio Speciale per l’Asia si è riunito nei giorni 11-12 dicembre 2008 e il Consiglio Speciale per l’Oceania il 9 dicembre 2011.


Aggiornamento del Vademecum

Con riferimento all’Ordo Synodi Episcoporum, approvato dal Santo Padre Benedetto XVI il 29 settembre 2006, e facendo attenzione alla prassi che ha avuto un certo sviluppo nelle ultime Assemblee sinodali, favorendo uno svolgimento sempre più collegiale dei lavori sinodali, mi permetto di segnalare alcune indicazioni pratiche, utili per l’Assemblea sinodale in corso.

Come nelle ultime Assisi sinodali, ogni Padre sinodale avrà a disposizione 5 minuti per il suo intervento. Il testo preparato può essere più lungo e consegnato alla Segreteria Generale. È bene tener presente che sarà pubblicato un breve riassunto, curato da ogni Padre sinodale, secondo le indicazioni del Vademecum. 

Per i Delegati fraterni come pure per le Uditrici e gli Uditori sono previsti interventi, ognuno di 4 minuti. Dato l’alto numero di Uditrici e di Uditori è stato stabilito che ognuno possa consegnare il suo auspicato contributo per iscritto alla Segreteria del Sinodo dei Vescovi in modo che possa essere preso in considerazione nella riflessione generale sul tema sinodale. Ad ogni modo, si farà il possibile che anche le Uditrici e gli Uditori possano prendere parola nel seno delle Congregazioni generali sia singolarmente sia, eventualmente, in gruppo. 

Dopo la relazione del Relatore Generale, durante la Congregazione pomeridiana odierna interverranno i rappresentanti dell’episcopato dei 5 continenti che cercheranno di dare uno sguardo d’insieme circa il tema della nuova evangelizzazione e della trasmissione della fede cristiana nei rispettivi continenti. Ognuno di essi avrà a disposizione 10 minuti.

Al termine delle Congregazioni generali pomeridiane è prevista la discussione libera dalle ore 18 alle 19. Ogni Padre sinodale potrà intervenire per non oltre 3 minuti, con una sola eventuale replica. Lo stesso vale per altri momenti di discussione in Aula che sono stati previsti e che saranno impiegati per una sempre maggiore partecipazione alle riflessioni sinodali. Sono previste alcune discussioni tematiche. La prima, dell’8 ottobre, dovrebbe vertere sulla relazione del Relatore Generale, Sua Eminenza il Sig. Card. Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington. La seconda, prevista per il 9 ottobre, dovrebbe riferirsi alla recezione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini, in seguito ad una esposizione di circa 30 minuti sul tema, da parte di Sua Eminenza il Sig. Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi. Simili discussioni tematiche dovrebbero far seguito anche a due altre relazioni: l’intervento di Sua Grazia dott. Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury e Primate di tutta l’Inghilterra e della Comunione Anglicana, che si rivolgerà all’Assemblea mercoledì 10 ottobre, illustrerà dal punto di vista anglicano la sfida della nuova evangelizzazione e della trasmissione della fede cristiana; nell’intervento del 12 ottobre 2012, il Sig. Werner Arber, Professore di Microbiologia nel Biozentrum dell’Università di Basilea (Svizzera) e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, fornirà alcune riflessioni sul rapporto tra scienza e fede e sarà disposto a rispondere alle domande dei Padri sinodali. 

La prima parte dell’Assise sinodale è caratterizzata dagli interventi dei Padri sinodali. Per favorire un certo ordine anche tematico degli interventi, si auspica che ogni Padre sinodale che desidera parlare in Aula si iscriva per tempo presso la Segreteria Generale, segnalando il tema sul quale intende intervenire. Si raccomanda vivamente di indicare il numero o i numeri dell’Instrumentum laboris a cui desidera riferirsi. Si cercherà di dare la priorità a coloro che vorranno parlare sulla prima parte dell’Instrumentum laboris che va dal N. 1 al N. 40. Si tratta dell’Introduzione e del tema Gesù Cristo, Vangelo di Dio per l’uomo. In seguito sarà approfondita la seconda parte dal N. 41 al N. 89, Tempo di nuova evangelizzazione. Seguirà la terza parte dal N. 90 al N. 128, Trasmettere la fede. La quarta parte, dal N. 129 al N. 169 include il quarto capitolo Ravvivare l’azione pastorale e la Conclusione. Si vorrebbe in tale modo favorire una riflessione più ordinata, per argomenti, allo scopo di facilitare l’approfondimento dei temi.

Anche nel corso della presente Assemblea sinodale saranno adoperati gli apparecchi di votazione elettronica. Oltre a guadagnare tempo, essi permettono di conoscere i risultati quasi in tempo reale. Tuttavia, considerando l’importanza delle votazioni delle Proposizioni e la prassi collaudata, tale votazione sarà fatta sia per iscritto sia in modo elettronico. Com’è noto, le Proposizioni possono essere votate, per iscritto, anche dai Padri sinodali impediti a partecipare alla Congregazione generale in cui si svolge la votazione elettronica. Pertanto, i risultati ufficiali saranno quelli calcolati dall’apposita Commissione di scrutinio che verrà formata a suo tempo e che si occuperà dello spoglio delle schede cartacee.

Nel corso dell’Assemblea sinodale avremo la gioia di salutare tre Invitati speciali: fratello Alois, Priore di Taizé (Francia), il Rev. Lamar Vest, Presidente dell’American Bible Society (USA) e – nominato poc’anzi - il Sig. Werner Arber, Professore di Microbiologia nel Biozentrum dell’Università di Basilea (Svizzera) e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, Premio Nobel 1978 per la fisiologia.
Nella solenne celebrazione eucaristica dell’11 ottobre, presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI, è prevista la partecipazione del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I .

Come già ricordato, il 10 ottobre farà un intervento nell’Aula sinodale Sua Grazia dott. Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury e Primate di tutta l’Inghilterra e della Comunione Anglicana.
Nel Calendario delle attività della XIII Assemblea Generale Ordinaria sono previste varie iniziative per le quali si auspica la partecipazione corale dei Padri sinodali. Al riguardo, saranno fornite successivamente opportune informazioni. Ad ogni modo, tutte sono orientate ad accrescere l’affetto collegiale tra i Vescovi e tra loro e il Vescovo di Roma, capo del collegio episcopale, come pure per rafforzare ulteriormente la comunione in seno al Popolo di Dio, i rappresentanti del quale sono raccolti nell’Assise sinodale. Vi saranno altre iniziative, al margine dell’Assise sinodale, che saranno proposte alla libera scelta dei Padri sinodali.


Pubblicazioni

L’attività della Segreteria Generale è stata arricchita dalle seguenti pubblicazioni. Nell’anno 2011 è stato pubblicato il volume La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa presso la Lateran Unversity Press, a cura dell’Ecc.mo Segretario del Sinodo dei Vescovi. Tale libro raccoglie la ricca documentazione della preparazione e della celebrazione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In esso sono riportati tutti i testi dell’Assemblea sinodale, tra cui i riassunti degli interventi dei singoli Padri sinodali e, come coronamento delle riflessioni del Sinodo, l’Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini. L’Indice dei nomi di persone permette una consultazione proficua e rapida. Coadiuvato dai suoi collaboratori, l’Ecc.mo Segretario Generale ha anche curato, presso la medesima casa editrice, il volume Il Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo, risultato dei lavori della X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha avuto luogo dal 30 settembre al 27 ottobre 2001. Con tale pubblicazione la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha completato la collana delle Assemblee Generali Ordinarie e Straordinarie, avvicinando l’abbondante documentazione sinodale non solamente ai Pastori e agli studiosi, bensì a tutte le persone interessate.

Grazie al sostegno della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, la Segreteria Generale ha incoraggiato anche la pubblicazione, presso l’Urbaniana University Press, del volume La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, Città del Vaticano 2012, in cui sono raccolti i risultati della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, celebrata a Roma dal 4 al 25 ottobre 2010.



IV) Conclusione 

Gesù Cristo, primo e grande evangelizzatore
La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, tema della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, ci orienta verso Gesù Cristo, fonte inesauribile di ogni evangelizzazione. Nell’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi il Servo di Dio Papa Paolo VI ha voluto ricapitolare i lavori della III Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (27 settembre - 26 ottobre 1974) sul tema L’evangelizzazione nel mondo moderno, e ha scritto: “Molto spesso nel corso del Sinodo, i Vescovi hanno ricordato questa verità: Gesù medesimo, Vangelo di Dio, è stato assolutamente il primo e il più grande evangelizzatore. Lo è stato fino alla fine: fino alla perfezione e fino al sacrificio della sua vita terrena”(EN 7). Anche noi, riuniti nella XIII Assemblea Generale Ordinaria, in continuità con i nostri predecessori, vorremmo ripartire da Gesù Cristo, “l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine” (Ap 22, 13), nella riflessione sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana.

Al riguardo, nelle catacombe di Priscilla abbiamo un dipinto assai ricco di contenuto teologico che rappresenta Gesù Cristo come Buon Pastore. Il Signore porta sulle spalle una pecora che era perduta e che egli, lasciando le altre 99, ha ritrovato. L’immagine descrive in modo plastico la parabola della pecora smarrita (cfr Lc 15, 1-7; Mt 18, 12-14). Gesù Cristo, Buon Pastore, compie ciò che Dio aveva già promesso nell’Antico Testamento: “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita” (Ez 34, 16). Nell’icona si percepisce in modo particolare la gioia del Pastore nel riportare all’ovile la pecora perduta. Vi si riconoscono le parole dell’evangelista Matteo: “Si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite” (Mt 18, 13).

Intorno al Buon Pastore pascolano tranquillamente due pecore. Sono le pecore fedeli, rimaste sempre con il Signore. Esse conoscono il loro Pastore (cfr Gv 10, 14) che le chiama ciascuna per nome (cfr Gv 10, 3). Ai lati si trovano due alberi verdi, sui cui rami si sono posate due colombe che portano nel becco due ramoscelli di olivo. L’immagine pertanto richiama altri riferimenti biblici circa la crescita del Regno dei cieli che “è simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami” (Lc 13, 19; cfr. Mc 4, 31; Mt 13, 31). Inoltre, i ramoscelli di olivo fanno riferimento all’esperienza di Noè che percepì la fine del diluvio quando una colomba tornò nell’arca portando “nel becco una tenera foglia di ulivo” (Gen 8, 11). Con la sua venuta Gesù Buon Pastore inaugura la salvezza del mondo, apportando per mezzo del sacrificio della croce l’armonia e la pace: Egli è “la nostra pace” (Ef 2, 14). 

L’immagine di Gesù Buon Pastore – anche quella delle catacombe di Priscilla – richiama un esempio riuscito di inculturazione del messaggio cristiano nella cultura greco-romana. Ai cittadini dell’impero romano il dipinto ricordava la presentazione di Ermes – il cosiddetto Ermete crioforo –, che porta un ariete sulle spalle e guida il gregge. In tale simbolo si può intravedere l’invito, assai attuale, di presentare il Vangelo di Gesù Cristo, sempre lo stesso, nelle culture degli uomini che, a loro volta, devono essere purificate ed elevate dalla Buona Notizia del Signore Gesù, unico salvatore del mondo (cfr At 4, 12).

Tra le pecore che il Buon Pastore ha portato all’ovile, si distinguono i santi e, in particolare, i grandi evangelizzatori, come Pietro e Paolo, associato con speciale disegno agli altri apostoli. Come nel Cenacolo, un posto particolare occupa la Beata Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, Stella della nuova evangelizzazione. Giovedì 4 ottobre 2012 a Loreto, il Santo Padre Benedetto XVI ha implorato la sua protezione materna sui lavori sinodali e sull’Anno della fede. Tra la grande schiera di beati e santi che hanno seguito il loro esempio durante la storia della Chiesa, è doveroso ricordare specialmente il beato papa Giovanni Paolo II che si è prodigato nel corso del suo pontificato nel promuovere la nuova evangelizzazione e che dal cielo non mancherà di seguire i nostri lavori. Nel corso della presente Assemblea sinodale il numero dei santi si arricchirà di altri sette che il Vescovo di Roma Benedetto XVI canonizzerà il 21 ottobre prossimo. Alla loro intercessione, come pure a quella dei santi Giovanni D’Avila e di santa Ildegarda di Bingen, nuovi dottori della Chiesa, affidiamo i lavori dell’Assemblea sinodale perché si possa realizzare la parola di Gesù Cristo Buon Pastore: “E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore” (Gv 10, 16).
Grazie per l’ascolto.

 

 

RELATIO ANTE DISCEPTATIONEM DEL RELATORE GENERALE,
S. EM. R. CARD. DONALD WILLIAM WUERL,
ARCIVESCOVO DI WASHINGTON (USA)



images-260È per me un grande onore servire da Relatore Generale in questo Sinodo e sono grato al nostro Santo Padre per questo privilegio. Stiamo per cominciare i nostri lavori sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana e voglio toccare alcuni punti che spero contribuiranno a focalizzare la nostra discussione e a fornire alcuni temi di riflessione.

Nessuno di noi è arrivato a questo Sinodo senza una precedente preparazione raccolta nel nostro ministero pastorale e alimentata a sua volta anche dal lavoro della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi che ha prodotto per primo i Lineamenta con i suggerimenti e le proposte delle conferenze episcopali, dei sinodi delle chiese cattoliche sui iuris, dei Dicasteri della Curia Romana, dei vescovi senza conferenza episcopale e dell’Unione dei Superiori Generali. Sono arrivate anche osservazioni da singoli vescovi, donne e uomini di vita consacrata e laici, senza dimenticare i movimenti ecclesiali e le organizzazioni.

Recentemente siamo i beneficiari dell’Instrumentum laboris, che fornisce una riflessione sviluppata con attenzione alla Nuova Evangelizzazione. L’Instrumentum dà già un quadro di riferimento per gran parte della discussione del Sinodo e ho l’intenzione di evidenziare alcune parti che possono essere sviluppate più profondamente. Durante questa presentazione farò riferimento all’Instrumentum laboris.

Nelle mie osservazioni, voglio includere i seguenti punti:
1) cosa e Chi noi proclamiamo – la Parola di Dio;
2) le recenti risorse per aiutarci nel nostro compito;
3) particolari circostanze del nostro tempo che rendono questo Sinodo necessario;
4) elementi della Nuova Evangelizzazione;
5) alcuni principi teologici per la Nuova Evangelizzazione;
6) qualità dei nuovi evangelizzatori e, infine,
7) carismi della Chiesa di oggi che assistono nel compito della Nuova Evangelizzazione.


1) Cosa / Chi noi proclamiamo

La nostra proclamazione è centrata in Gesù, nel suo Vangelo e nella sua via. La vita cristiana è definita dall’incontro con Gesù. Quando Gesù è venuto fra noi, ci ha offerto uno stile di vita tutto nuovo. L’entusiasmo si è diffuso via via che il Figlio di Dio, diventato uno di noi, annunciava la venuta del regno. Oggi egli continua ad offrire l’invito ad essere discepoli e un posto nel regno, così come lo offriva a quelli che lo ascoltavano. E questo è stato così per 20 secoli. Man mano che il suo messaggio veniva meglio compreso, diventava sempre più chiaro che Gesù ci offre non solo un nuovo modo di vivere, ma anche un nuovo modo di essere. San Pietro scrive: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva ...” (1 Pietro 1:3). Questa nuova vita di figlio di Dio attraverso il battesimo ci è stata rivelata da Gesù stesso: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5). (cf Instrumentum Laboris nn. 18-19, n. 31)

Ci rallegriamo perchè siamo diventati figli adottivi e San Giovanni ci assicura che questa adozione non è una finzione giuridica: “Vedete che grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1 Giovanni 3:1)
Il Vangelo che Gesù Cristo è venuto a rivelare non è un’informazione su Dio, ma piuttosto Dio stesso in mezzo a noi. Dio si è fatto visibile, udibile, tangibile. In cambio, chiede il nostro amore, come il nostro Santo Padre ha insegnato nel suo discorso alla Curia Romana nel dicembre 2011, “l’Adorazione è la prima e costante risposta di amore. La nostra risposta a Dio che consiste in ascolto, contemplazione e adorazione, è al centro di tutta l’evangelizzazione.” (cf Instrumentum Laboris n. 26)

Nel discorso della montagna presente nel Vangelo di Matteo, si parla di un nuovo stile di vita e di come coinvolge i misericordiosi, coloro che hanno fame e sete della giustizia, coloro che piangono, gli operatori di pace, i poveri in spirito. Qui veniamo a conoscere la chiamata ad essere sale della terra e luce sul candelabro. Più tardi, nello stesso Vangelo, troviamo la straordinaria affermazione che dovremmo vedere la presenza stessa di Cristo uno nell’altro. I discepoli di Gesù sono chiamati ad immaginare un mondo in cui non solo gli affamati hanno da mangiare, gli assetati da bere, lo straniero viene accolto e il nudo rivestito, ma anche, e più sorprendente ancora, che i peccati sono perdonati e si riceve il pegno della vita eterna. (cf Instrumentum Laboris n. 23, nn. 28-29)

Gesù ci attira a sè. La gioia che sperimentiamo ci spinge a condividerla con gli altri. Noi non siamo solo discepoli, noi siamo evangelizzatori. Come quei primi discepoli, siamo chiamati a immaginare noi stessi in cammino a fianco di Gesù come il seminatore di semi di un nuovo stile di vita, di azioni di un regno che durerà per l’eternità (cf Mt 13:1-9, 18-23; Mc 4:03; Lc 8:05). (cf Instrumentum Laboris n. 25 & n. 34)

Oggi, dobbiamo tener viva quella stessa visione quando invitiamo gli altri ad aprire le pagine del Vangelo e leggere l’invito ad essere rami legati alla vite del Signore, a mangiare il pane di vita eterna e ad ascoltare le parole di verità, parole per l’eternità.
Dobbiamo essere in grado di rinnovare il nostro annuncio, con viva fede, ferma convinzione e gioiosa testimonianza, con l’intesa che come Dio ci ha parlato nel passato, così egli continua a parlare con noi oggi. Come il nostro Santo Padre indica con chiarezza nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, “Il rapporto tra Cristo, Parola del Padre, e la Chiesa non può essere compreso nei termini di un evento semplicemente passato, ma si tratta di una relazione vitale in cui ciascun fedele è chiamato ad entrare personalmente. Parliamo infatti della presenza della Parola di Dio a noi oggi: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,20)” (51)

Ciò che oggi distingue la nostra fede cattolica è proprio la comprensione che la Chiesa è la presenza permanente di Cristo, la mediatrice dell’azione salvifica di Dio nel nostro mondo, e il sacramento degli atti salvifici di Dio. Il Concilio Vaticano II nella Costituzione Dogmatica della Chiesa, Lumen Gentium, inizia ricordandoci che “la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano....” (1) (cf Instrumentum Laboris n. 27)

La separazione intellettuale e ideologica di Cristo dalla sua Chiesa è una delle prime realtà che dobbiamo affrontare nel proporre una Nuova Evangelizzazione della cultura e della società moderna. Già nella sua enciclica Dio è amore (Deus caritas est), il nostro Santo Padre ci ricorda che “la Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo” e che “l’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio, celebrazione dei Sacramenti, e servizio della carità.” Inoltre, egli sottolinea che “sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro.” (25)
Tutto ciò che la Chiesa è, l’ha ricevuto da Cristo. Il primo e più prezioso dei suoi doni è la grazia concessa attraverso il Mistero Pasquale: la sua passione, morte e gloriosa Risurrezione. Gesù ci ha liberati dal potere del peccato e ci ha salvato dalla morte. La Chiesa riceve dal suo Signore, non solo la straordinaria grazia che lui ha vinto per noi, ma anche l’impegno di condividere e far conoscere la sua vittoria. Siamo chiamati a trasmettere fedelmente al mondo il Vangelo di Gesù Cristo. La missione primaria della Chiesa è l’evangelizzazione. (cf Instrumentum laboris nn. 23-26)

Una delle sfide che oggi fa crollare la Nuova Evangelizzazione e allo stesso tempo crea una barriera è l’individualismo. La nostra cultura e l’enfasi in gran parte della società moderna esaltano l’individuo e minimizzano il necessario rapporto di ognuno con gli altri. Nella nostra società, che esalta la libertà individuale e l’autonomia, la realizzazione e la supremazia della persona, è facile perdere di vista la nostra dipendenza dagli altri, insieme alle responsabilità che abbiamo nei loro confronti. Il nostro Santo Padre, durante la sua visita a Washington nel 2008, nel suo discorso ai vescovi degli Stati Uniti ci ha insegnato che l’enfasi sul nostro rapporto personale con Dio a scapito della chiamata ad essere un membro di una comunità redenta “è semplicemente un’ulteriore prova dell’urgente necessità di una rievangelizzazione della cultura.” (cf Instrumentum laboris n. 7, n. 35, nn. 43-44, n. 48)

La Chiesa non si stanca mai di annunciare il dono che ha ricevuto dal Signore. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che l’evangelizzazione è proprio al cuore della Chiesa. Nella Lumen Gentium, testo e nucleo fondamentale del messaggio del Concilio sulla vita della Chiesa, i Padri del Concilio hanno sottolineato, “La Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comando di Cristo di annunziare la verità salvifica e deve proseguirne l’adempimento sino agli ultimi confini della terra.” Il Concilio ha parlato con eloquenza della verità che la missione divina, che Gesù ha affidato alla Chiesa, continui attraverso gli Apostoli e i loro successori fino alla fine del mondo. (cf Instrumentum laboris n. 27 & n. 92)

2) Recenti Risorse

Noi non affrontiamo il compito della Nuova Evangelizzazione dal niente. Per decenni il Magistero dei Papi ha guidato la Chiesa con una profonda consapevolezza sia del problema che su come affrontarlo. Papa Paolo VI ne ha avviato la messa a fuoco, il beato Giovanni Paolo II ne ha stimolato una più profonda coscienza della sua necessità e il nostro Santo Padre, Papa Benedetto XVI, ha fatto di questo compito della Chiesa un tema costante del suo insegnamento e della sua predicazione.

Nella sua esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, Papa Paolo VI riprende l’insegnamento del Concilio quando afferma che la Chiesa è “una comunità che è a sua volta evangelizzatrice. Il comando ai Dodici di uscire ad annunciare la Buona Novella è valido anche per tutti i Cristiani, anche se in modo diverso ... la Buona Novella del regno che viene e che è già iniziato, è per tutti gli uomini di ogni tempo. Coloro che hanno ricevuto la Buona Novella e che sono stati raccolti da essa nella comunità della salvezza, possono e devono comunicarla e diffonderla.” ( In questo storico documento, rilasciato esattamente dieci anni dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, il Papa intuì la necessità di “un nuovo periodo di evangelizzazione.” (cf Instrumentum laboris n. 3 & n. 27)

Il pontificato del Beato Giovanni Paolo II ci ha fornito continui riferimenti agli elementi della Nuova Evangelizzazione con l’insegnamento incoraggiante dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Catechesi Tradendae, dell’esortazione Christifideles Laici dopo il Sinodo sui Laici, insieme all’enciclica Redemptoris Missio. Il Beato Giovanni Paolo II ci ha ricordato che l’evangelizzazione è “il primo servizio che la Chiesa può offrire a ciascun uomo e all’umanità intera”, e ha preso l’impegno di una evangelizzazione “nuova nell’ardore, nei metodi, e nella sua espressione.” (cf Instrumentum laboris n. 3 & n. 45)

Papa Benedetto XVI ha affermato che il discernimento delle “nuove esigenze di evangelizzazione” è un “compito profetico del Sommo Pontefice.” Ha sottolineato che “l’intera attività della Chiesa è un’espressione di amore” che cerca di evangelizzare il mondo. Con l’annuncio della formazione di un nuovo ufficio in Vaticano per la Nuova Evangelizzazione, fatto durante la sua omelia per la solennità degli Apostoli Pietro e Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il nostro Santo Padre ha dato una struttura formale a questo sforzo e ha evidenziato l’urgenza e l’impegno su tutti i campi di questa missione della Chiesa. (cf Instrumentum laboris n. 130, n. 149)

Un’altra tra le risorse disponibili alla Chiesa universale in questo sforzo di riproporre ancora una volta il Vangelo è il Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo compendio della fede nelle sue molteplici manifestazioni e applicazioni fornisce un faro di luce in quello che, purtroppo, è diventato in troppi casi il buio dell’ignoranza religiosa. (cf Instrumentum laboris nn. 100-101)

3) Circostanze del Nostro Tempo

Il contesto del Sinodo è questo: una società che sta cambiando in modo drammatico e fa da sfondo all’accoglienza della fede, al farla propria e trasformarla in vita. La chiamata a riproporre la fede Cattolica, a riproporre il messaggio Evangelico, a riproporre l’insegnamento di Cristo, è necessaria proprio perché ci imbattiamo in tanti che inizialmente hanno ascoltato questo annuncio salvifico ma poi questo messaggio ha perso tutta la freschezza. La visione si è diliguata. Le promesse sono diventate vuote o senza alcun legame con la vita reale. (cf Instrumentum laboris nn. 41-44)

Nella Chiesa abbiamo a che fare in molti casi, e in modo particolare nella maggior parte dei cosiddetti paesi del primo mondo, con una drastica riduzione della pratica della fede tra coloro che sono già battezzati. Il nostro Santo Padre ha inoltre precisato che l’opera della Nuova Evangelizzazione è quella di riproporre Gesù Cristo e il suo Vangelo “ai paesi in cui il primo annuncio della fede è già stato fatto e dove esistono chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo la progressiva secolarizzazione della società e una sorta di ‘eclissi del senso di Dio’ ...” (28 giugno 2010) (cf Instrumentum laboris n. 12, nn. 52-53, n. 94)

Le risposte ricevute dai vescovi dei Paesi del terzo mondo – società evangelizzate più recentemente – presentano comunque la stessa esperienza nelle loro chiese locali. (cf Instrumentum laboris nn. 87-89)La situazione attuale affonda le sue radici proprio negli sconvolgimenti degli anni ‘70 e ‘80, decenni in cui esisteva una catechesi veramente scarsa o incompleta a tanti livelli di istruzione. Abbiamo affrontato l’ermeneutica della discontinuità che ha permeato gran parte degli ambienti dei centri di istruzione superiore e che ha avuto anche riflessi in aberrazioni nella pratica della liturgia. Intere generazioni si sono dissociate dai sistemi di sostegno che facilitavano la trasmissione della fede. È stato come se uno tsunami di influenza secolare scardinasse tutto il paesaggio culturale, portando via con sé indicatori sociali come il matrimonio, la famiglia, il concetto di bene comune e la distinzione fra bene e male. In un modo tragico poi, i peccati di pochi hanno incoraggiato una sfiducia in alcune delle strutture insite alla Chiesa stessa. (cf Instrumentum laboris n. 69, n. 95, n. 104)

La secolarizzazione ha modellato due generazioni di Cattolici che non conoscono le preghiere fondamentali della Chiesa. Molti non percepiscono il valore della partecipazione alla Messa, non ricevono il sacramento della penitenza e spesso hanno perso il senso del mistero o del trascendente come se avesse un significato reale e verificabile.
Tutto ciò che abbiamo accennato ha fatto sì che una grande parte di fedeli fosse impreparata ad affrontare una cultura che, come il nostro Santo Padre ha sottolineato nelle sue visite in giro per il mondo, è caratterizzata dal secolarismo, dal materialismo e dall’individualismo.

Ma le circostanze del nostro tempo non sono tutte negative. Così come è possibile individuare le cause o almeno le occasioni per la situazione negativa attuale, così è anche possibile identificare una risposta che vediamo sempre più positiva. Molte persone, soprattutto i giovani, che sono stati alienati dalla Chiesa stanno scoprendo che il mondo laico non offre loro risposte adeguate alle perenni e profonde richieste del cuore umano. (cf Instrumentum laboris nn. 63-64, nn. 70-71)

Molti pastori hanno notato che la Nuova Evangelizzazione si sta sviluppando contemporaneamente su due livelli, l’introduzione alla fede dei bambini e l’istruzione dei loro genitori. Per molti insegnanti e per chi è gia’ catechizzato, questo è un momento speciale, perché questa volta, i giovani adulti si avvicinano alla fede con una maggiore apertura data dal loro profondo bisogno di conoscere di più.
Oggi molti giovani trovano punti di contatto nei programmi di pastorale universitaria presso università laiche e istituti, nei programmi parrocchiali o diocesani, dove si mettono a fuoco questioni di attuale interesse, e, per chi ha bambini, anche in manifestazioni organizzate per famiglie, dove trovano sostegno spirituale e sociale.

Oggi un accenno speciale deve essere fatto alla famiglia stessa come Modello-Luogo della Nuova Evangelizzazione e delle relative questioni sulla vita. Mentre la società contemporanea vuole sottovalutare e, a volte, ridicolizzare la vita della famiglia tradizionale, questa rimane però una realtà naturale e il primo elemento costitutivo della comunità. La famiglia rappresenta il contesto naturale e normale per la trasmissione sia della fede che dei valori, ed è quella realtà a cui spesso si ritorna per sostegno durante tutta la vita. (cf Instrumentum laboris nn. 110-113)

Una qualità della Nuova Evangelizzazione sempre più evidente è che i nostri sforzi per diffondere il Vangelo non ci portano più necessariamente in terre straniere e verso popoli lontani. Coloro che hanno bisogno di sentir parlare di Cristo, ancora una volta, sono vicini a noi, nei nostri quartieri e nelle parrocchie, anche se i loro cuori e le loro menti sono lontani da noi. L’immigrazione e la diffusa emigrazione hanno creato un nuovo ambiente per l’evangelizzazione che troppo spesso è veramente un esercizio nella Nuova Evangelizzazione.

I missionari della prima evangelizzazione hanno coperto immense distanze geografiche per portare la Buona Novella. Noi, missionari della Nuova Evangelizzazione, dobbiamo superare distanze ideologiche altrettanto immense, spesso prima ancora che usciamo fuori del nostro quartiere o della nostra famiglia.

4) Elementi della Nuova Evangelizzazione

La Nuova Evangelizzazione non è un programma. Si tratta di un modo di pensare, di vedere e di agire. È come una lente attraverso cui vediamo le opportunità di proclamare di nuovo il Vangelo. È anche un segno che lo Spirito Santo continua a lavorare attivamente nella Chiesa.

Al centro della Nuova Evangelizzazione c’è la rinnovata proposta dell’incontro con il Signore Risorto, il suo Vangelo e la sua Chiesa a coloro che non trovano più attraente il messaggio della Chiesa. Credo che ci siano tre fasi distinte, ma interconnesse:

- il rinnovo o approfondimento della nostra fede sia a livello intellettuale che affettivo; (cf Instrumentum laboris n. 24, nn. 37-40, nn. 118-119, nn. 147-158)
- una nuova fiducia nella verità della nostra fede (cf Instrumentum laboris n. 31, n. 41, n. 46, n. 49, n.120);
- e la volontà di condividerla con gli altri. (cf Instrumentum laboris n. 33-34, n. 81)

La Nuova Evangelizzazione inizia con ciascuno di noi nell’impegno di rinnovare ancora una volta la nostra comprensione della fede facendola diventare sempre più parte di noi, abbracciando con energia e con gioia il messaggio evangelico e mettendolo in pratica nella vita quotidiana.
Dopo l’impegno per rinnovare il nostro apprezzamento della fede nasce una nuova fiducia nella verità del nostro messaggio. Purtroppo, per troppo tempo abbiamo visto questa fiducia erosa dalla sostituzione di un sistema di valori laici che negli ultimi decenni si è imposto come uno stile di vita superiore e migliore rispetto a quello proposto da Gesù, dal suo Vangelo e dalla sua Chiesa. Nella cultura educativa e teologica che riflette l’ermeneutica della discontinuità, troppo spesso la visione del Vangelo è stata offuscata e una voce sicura e confidente ha aperto scuse per tutto ciò in cui crediamo.

Nel Vangelo leggiamo che Gesù insegnava con autorità (Mc 1,21-22). Ha insegnato dal profondo della sua identità. Gesù ha autorità a causa di chi è. “Io sono la via, la verità e la vita”, ha proclamato (Giovanni 14:6). Questa pedagogia divina rimane il modello per noi oggi. La verità – la rivelazione stessa di chi è Gesù – lui la condivide con noi attraverso la Chiesa. Gesù non ci lascia orfani. Prima di tornare dal Padre, lui chiamò quelli che aveva scelto e unto nello SpiritoSanto a continuare ad insegnare tutto ciò che aveva fatto loro conoscere e ad annunciarlo fino agli ultimi confini della terra.

Molti di coloro che oggi cercano qualche garanzia sul valore e sul senso della vita sono convinti dal messaggio chiaro, inequivocabile e fiducioso di Cristo presente nella sua Chiesa. Per fare bene questo abbiamo bisogno di superare la sindrome dell’imbarazzo che alcuni hanno individuato nella mancanza di fiducia nella verità della fede e nella saggezza del Magistero che caratterizza la nostra epoca.
Il terzo elemento della Nuova Evangelizzazione deve essere la volontà e il desiderio di condividere la fede. Ci sono numerose persone, in particolare nel mondo occidentale, che hanno già sentito parlare di Gesù. La nostra sfida è quella di smuovere e riaccendere nella loro vita quotidiana e nelle situazioni concrete, una nuova consapevolezza e familiarità con Gesù. Siamo chiamati non solo ad annunciare, ma a migliorare il nostro metodo in modo da attrarre e sollecitare un’intera generazione a ritrovare il tesoro semplice, genuino e tangibile dell’amicizia con Gesù.

Il primo momento di ogni evangelizzazione non nasce da un programma, ma nell’incontro con una Persona, Gesù Cristo, il Figlio di Dio. La Chiesa sostiene che “è lo stesso Signore Gesù che, presente nella sua Chiesa, precede l’opera degli evangelizzatori, l’accompagna, la segue e fà in modo che il loro lavoro porti frutti: ciò che è accaduto alle origini della storia cristiana, continua attraverso il suo intero corso” (CDF, Alcuni Aspetti dell’Evangelizzazione, 1).

Ci affidiamo a Gesù dall’inizio alla fine. Lui solo è la pietra angolare. Nell’avvicinarsi a coloro che sono diventati freddi e lontani nella loro fede, il criterio è la semplicità dell’istruzione che tocca e parla alla profondità della persona umana. Ci rivolgiamo ai nostri fratelli e sorelle che hanno ricevuto il battesimo, ma che non partecipano più alla vita della Chiesa. A loro offriamo la nostra esperienza dell’amore di Gesù, e non una tesi filosofica sul comportamento.

Il modo di comunicare deve trovare accesso ai cuori in un modo che lo Spirito Santo può riportare le nostre sorelle e fratelli all’amicizia con Gesù, che solo “è la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” (Gaudium et Spes, 10) . 
La personale testimonianza del seguace di Gesù è di per sè una proclamazione della Parola. Il nostro messaggio oggi deve quindi essere radicato nella testimonianza della vita. Questi sono i momenti per accogliere e non per allontanare.

Dobbiamo comunicare a tutti la nostra gioia di essere pienamente e immensamente amati e quindi capaci di amare. La nostra comunicazione deve esprimersi con parole e con la vita, in preghiere e in fatti, in azione e in capacità di soffrire.

5) Fondamenti teologici per la nuova evangelizzazione

Evangelizzazione e Nuova Evangelizzazione sono concetti teologici oltre che iniziative pastorali. 
Il documento Dominus Jesus della Congregazione per la Dottrina della Fede presenta nove carenze teologiche/filosofiche prevalenti oggi nel nostro pensiero concettuale che minano i nostri sforzi di evangelizzazione. Dieci anni prima, la Conferenza Episcopale degli USA aveva condotto un sondaggio di testi catechetici e aveva individuato dieci carenze dottrinali che avevano bisogno di correzione.

Siccome la teologia usa concetti per trasmettere la nostra fede che sono radicati nel Vangelo, i principi stessi della nostra fede sono minacciati se le persone hanno difficoltà con la loro struttura concettuale. Il secolarismo e il razionalismo hanno creato un’ideologia che soggioga la fede alla ragione. La religione diventa una questione personale. La dottrina in materia di fede è ridotta a posizioni idiosincratiche senza alcuna possibilità di rivendicare mai la verità universale.

Concetti come l’incarnazione, la resurrezione, la redenzione, il sacramento e la grazia – temi centrali della teologia utilizzati per spiegare la nostra fede in Gesù Cristo – hanno poco significato per il Cattolico e per chi si è allontanato dal Cattolicesimo in una cultura in cui prevale il razionalismo. (cf Instrumentum laboris n. 20)
La tentazione per l’evangelizzatore, e forse anche per i pastori, è quella di non confrontarsi con questi ostacoli concettuali e invece porre la propria attenzione e le proprie energie su priorità più sociologiche o su iniziative pastorali o addirittura sviluppare un vocabolario distinto dalla nostra teologia.

Se è importante che la Nuova Evangelizzazione sia attenta ai segni del tempo e parli con una voce che raggiunge la gente di oggi, deve però farlo senza staccarsi dalla radice della vivissima tradizione di fede della Chiesa già espressa in concetti teologici.
Per iniziare i nostri lavori e le riflessioni sulla Nuova Evangelizzazione, vorrei suggerire un certo numero di punti con fondamento teologico che sono emersi dai Lineamenta, dall’Instrumentum laboris, e da gran parte del materiale fornito dalle Conferenze dei Vescovi di tutto il mondo. Vorrei soffermarmi su quattro di questi.

a) Fondamento Antropologico dell’Evangelizzazione
Se la secolarizzazione con le sue tendenze ateiste elimina Dio dall’equazione, la comprensione di ciò che significa essere umano è alterata. Così la nuova evangelizzazione deve indicare l’origine stessa della nostra dignità umana, la conoscenza di sé e la realizzazione di sé. Il fatto che ogni persona è creata ad immagine e somiglianza di Dio costituisce la base per la dichiarazione, per esempio, dell’universalità dei diritti umani. Qui, ancora una volta, vediamo la necessità di parlare con convinzione ad una comunità piena di dubbi circa la verità e l’integrità di realtà come il matrimonio, la famiglia, l’ordine morale naturale e la distinzione fra bene e male. (cf Instrumentum laboris nn. 63-64, n. 151)
La Nuova Evangelizzazione deve poggiare sulla comprensione teologica che è Cristo che rivela l’uomo a sè stesso, che la vera identità dell’uomo è in Cristo, il nuovo Adamo. Questo aspetto della Nuova Evangelizzazione ha un significato molto pratico per l’individuo. Se è Cristo che ci rivela chi è Dio e, di conseguenza, chi siamo e come ci relazioniamo a Dio, allora Dio non è lontano o incredibilmente distante. (cf Instrumentum laboris n. 19)
Il fondamento presuntivo della Nuova Evangelizzazione deve essere il desiderio naturale, che tutti abbiamo, di comunione con il trascendente – con Dio. In ogni essere umano c’è l’orientamento di base per il trascendente e per il giusto ordine della vita radicato nell’ordine naturale creato. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che il Decalogo è di per sé un’espressione privilegiata della legge naturale. La Nuova Evangelizzazione deve poggiare sulla comprensione che è la fede Cristiana che ci offre una certa comprensione del problema del male, della realtà del peccato, della caduta e della chiamata ad una nuova vita. Il male e il peccato sono certamente ostacoli al Vangelo, ma è proprio il messaggio Evangelico che dà senso alla condizione umana e alla possibilità di una vita che superi i limiti intrinsechi della fragilità umana. In definitiva, la Nuova Evangelizzazione deve basarsi sul riconoscimento che è alla luce di Gesù Cristo, che noi comprendiamo pienamente ciò che significa essere umani.

b) Fondamento Cristologico della Nuova Evangelizzazione
Come è già stato notato, la Nuova Evangelizzazione è la ri-introduzione e la ri-proposta di Cristo. Il nostro annuncio di Cristo, tuttavia, inizia con una chiara spiegazione teologica di chi è Cristo, il suo rapporto con il Padre, la sua divinità e umanità, e la realtà della sua morte e Risurrezione. Al centro della nostra fede Cristiana è Cristo. Ma il Cristo che proclamiamo è il Cristo della rivelazione, il Cristo inteso nella sua Chiesa, il Cristo della tradizione e non una creazione personale, sociologica, o una aberrazione teologica. Da solo, nessuno di noi potrebbe venire a conoscere la mente, il cuore, l’amore e l’identità di Dio. Gesù è venuto a rivelare la verità – su Dio e su noi stessi. . (cf Instrumentum laboris nn. 18-21)

c) Fondamento Ecclesiologico della Nuova Evangelizzazione
La Nuova Evangelizzazione deve fornire una chiara spiegazione teologica della necessità della Chiesa per la salvezza. Questo è un aspetto delicato della nostra predicazione che troppo spesso è stato trascurato nella catechesi. È dilagante in gran parte della cultura moderna il sentimento che la salvezza si ottiene attraverso un rapporto diretto con Gesù distinto dalla Chiesa. Ma ciò che deve essere sottolineato e dimostrato è che Cristo incontra l’uomo, ovunque si trovi, dentro e attraverso la presenza della Chiesa. (cf Instrumentum laboris nn. 35-36)

Le Scritture forniscono molte immagini e parabole per descrivere la Chiesa. Una immagine è quella di una grande famiglia di persone unite in Cristo e fra loro attraverso il battesimo. San Paolo parla della Chiesa come corpo di Cristo, con nostro Signore come capo e noi come membra. Scrivendo ai fedeli di Corinto dice: “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.” (1 Corinzi 12:27).

La base dei nostri sforzi nella Nuova Evangelizzazione deve essere il riconoscimento che nel battesimo Cristo ha dato a ciascuno di noi i doni dello Spirito Santo. È lo Spirito, l’anima della Chiesa, che ci lega insieme in una unità che supera ogni tipo di divisione. (cfr. 1 Corinzi 12:13). (cf Instrumentum laboris n. 119)
La Nuova Evangelizzazione deve parlare della volontà salvifica universale di Dio e allo stesso tempo riconoscere che Gesù ha offerto un percorso chiaro e unico per la redenzione e la salvezza. La Chiesa non è uno tra i molti modi per raggiungere Dio, considerati tutti ugualmente validi. Mentre Dio vuole che tutti siano salvi, è proprio per la sua volontà salvifica universale che Dio ha mandato Cristo per farci figli adottivi e portarci all’eventuale gloria eterna.

d) Fondamenti Soteriologici della Nuova Evangelizzazione
Intrinseca alla comprensione della presenza di Dio con noi è la consapevolezza di ciò che intendiamo per suo regno. Nel Nuovo Testamento, si parla dappertutto di regno. Sembra una preoccupazione di Gesù. Dal momento in cui egli “cominciò a predicare”, il suo annuncio era che “il regno dei cieli è vicino” (Matteo 4:17). Gesù ha parlato dei soggetti del regno, della sua potenza, dei suoi confini, della sua durata. (cf Instrumentum laboris n. 24)

Il cuore del Vangelo è il regno. Se vogliamo vivere una vita Cristiana – se vogliamo rivendicare il fatto che siamo seguaci di Gesù – è essenziale che noi guardiamo a questo regno che lui ha proclamato.
Sulla terra il regno è misteriosamente nascosto e può essere incontrato ovunque, ma solo in modo spirituale. Il regno di Dio “già esiste e si compirà alla fine dei tempi. Il regno è venuto nella persona di Cristo e misteriosamente cresce nel cuore di coloro che a lui sono incorporati” (CCC 865).

Così veniamo a conoscere che Cristo ha stabilito il suo regno sulla terra, anche se non ancora nella pienezza della sua gloria. È qui, ma è ancora in crescita. “Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza” (CCC 1060). Nel frattempo, “Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa” (CCC 680). 

Questi quattro fondamenti teologici della Nuova Evangelizzazione ci mettono in chiaro che tutto ciò che speriamo di compiere in questo Sinodo e qualunque siano gli obiettivi pastorali che decidiamo per riproporre Cristo oggi, dobbiamo farlo saldamente radicati nella visione biblica dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, e parte di una creazione che riflette la sapienza di Dio e presenta un naturale ordine morale per le attività dell’uomo. È il peccato che guasta la bellezza creata ed è l’egoismo che ha segnato ogni successiva generazione. Tuttavia, Dio mandò il suo Figlio in questo mondo per offrirci una nuova vita. Ha fondato la Chiesa per continuare la sua presenza viva e salvifica. La nostra salvezza è intimamente legata alla nostra partecipazione al grande sacramento che è la Chiesa attraverso il quale ci auguriamo di manifestare il regno che si attualizza e di realizzare la nostra partecipazione nella gloria

6) Le Qualità dei Nuovi Evangelizzatori

Tra le tante qualità identificate e richieste agli evangelizzatori di oggi, quattro vengono in evidenza: 

l’audacia o il coraggio, il legame con la Chiesa, un senso di urgenza e la gioia. (cf Instrumentum laboris n. 46, n. 49, nn. 168-169)

Negli Atti degli Apostoli la parola che descrive gli Apostoli dopo l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste è “coraggio”. Pietro è raffigurato coraggiosamente in piedi predicando la Buona Novella della Resurrezione, più tardi Paolo riprende il tema e, in una corsa frenetica per il mondo allora conosciuto, annuncia coraggiosamente la parola. (cf Instrumentum laboris n. 41) 
Oggi la Nuova Evangelizzazione deve mostrare un coraggio nato dalla confidenza in Cristo. Abbiamo tanti esempi di pacifico coraggio: San Massimiliano Kolbe, Beata Teresa di Calcutta, e prima di loro Beato Miguel Pro e i martiri recenti della Lituania, Spagna, Messico e la testimonianza più lontana dei santi della Corea, Nigeria e Giappone. (cf Instrumentum laboris n. 128 & n. 158)

Quando si parla di coraggio, dobbiamo anche riconoscere la necessità della testimonianza istituzionale in quelle particolari chiese che godono della presenza di espressioni istituzionali della Chiesa, scuole, università, ospedali, servizi di assistenza sanitaria, servizi sociali e altri tipi di aiuto per i poveri; ci deve essere un riconoscimento del fatto che anche queste espressioni istituzionali della vita della Chiesa dovrebbero dare testimonianza della Parola di Dio.Gli evangelizzatori della Nuova Evangelizzazione hanno necessità di essere uniti con la Chiesa, il suo Vangelo e i suoi pastori. L’autenticazione di ciò che proclamiamo e la verifica della verità del nostro messaggio, che queste sono parole di vita eterna, dipendono dalla nostra comunione con la Chiesa e dalla nostra solidarietà con i suoi pastori. (cf Instrumentum laboris nn. 77-78)

Un’altra qualità della Nuova Evangelizzazione, e quindi di coloro che vi ci sono impegnati, è il senso di urgenza. Forse abbiamo bisogno di ritornare al racconto di Luca della Visitazione di Maria ad Elisabetta, modello per il nostro senso di urgenza. Il Vangelo racconta come Maria partì in fretta per un lungo e difficile viaggio da Nazareth a un villaggio sui colli della Giudea. Non c’era tempo da perdere, perché la sua missione era troppo importante. (cf Instrumentum laboris n. 138 & n. 149)

Infine, quando ci guardiamo intorno e vediamo il vasto campo aperto in attesa che noi vi seminiamo semi di vita nuova, dobbiamo farlo con gioia. Il nostro messaggio deve essere tale da ispirare gli altri a seguirci con gioia lungo il percorso verso il regno di Dio. La gioia deve caratterizzare l’evangelizzatore. Il nostro è un messaggio di grande gioia, Cristo è risorto, Cristo è con noi. Qualunque siano le nostre circostanze, la nostra testimonianza deve irradiare, insieme ai frutti dello Spirito Santo, amore, pace e gioia (Galati 5:22).

7) Carismi della Chiesa di Oggi che assistono nella Nuova Evangelizzazione

Problemi di Giustizia Sociale
Un’area che sottolinea un rinnovato apprezzamento e interesse della nostra fede Cattolica è il valore che si mette nelle questioni di giustizia sociale. Ci rendiamo conto che la dottrina sociale Cattolica, articolata da più di un secolo, ha plasmato e continua a influenzare gran parte dello sviluppo della giustizia sociale in vaste aree del mondo. La giustizia sociale Cattolica non si è sviluppata dal niente. Nei decenni prima dell’enciclica Rerum Novarum, la situazione era tale che è scoppiata nella lotta per la giustizia sociale e per i diritti umani. Con la promulgazione della Rerum Novarum nel 1891, la Chiesa ha cercato di affrontare il terribile sfruttamento e la povertà dei lavoratori della fine del XIX secolo. (cf Instrumentum laboris n. 71, nn. 123-124, n. 130)
Mentre sarebbe inesatto dire che Gesù ha promosso un particolare programma politico, sociale o economico, ha però stabilito dei principi di base che dovrebbero caratterizzare qualsiasi sistema giusto, umano, economico o politico. Soltanto la fede può fornire la convinzione che le nostre opere di giustizia servono come parte del piano di Dio per realizzare il regno di Dio.
Oggi, mentre guardiamo a quelle questioni che offrono un invito a chi si è allontanato dalla Chiesa, riprendiamo coraggio vedendo il desiderio di tanti giovani di essere coinvolti nel servizio pastorale. Per loro, l’insegnamento della Chiesa sulla giustizia sociale è allo stesso tempo una rivelazione e un invito a una vita più piena nella Chiesa stessa.

Nuove Comunità / Movimenti Ecclesiali
Noi non siamo soli ad affrontare il compito della Nuova Evangelizzazione. E non siamo neanche i primi a studiare come portare avanti questa operazione. Un segno della Nuova Evangelizzazione sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che sono una grande benedizione alla Chiesa di oggi. Queste espressioni del lavoro dello Spirito Santo si aggiungono alla ricchezza spirituale dei carismi antichi degli ordini religiosi e delle congregazioni che con tanta fedeltà lavorano a testimoniare la venuta del regno con il loro impegno a vivere i consigli evangelici di perfezione. L’invito di Cristo a molti di diventare suoi discepoli è ancora vivo nella Chiesa in modo speciale nella vita religiosa. (cf Instrumentum laboris n. 115)

Non cercherò di elencare qui le nuove comunità religiose, per timore di lasciarne fuori troppe che stanno già dando grandi frutti. Lo stesso vale per i nuovi movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Opus Dei e il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo tre. Tutti puntano verso l’opera dello Spirito Santo, che impegna la Chiesa di oggi ad andare verso quelli che si sono allontanati.
Uno dei nostri compiti nell’impegno di coinvolgere la Chiesa nell’opera della Nuova Evangelizzazione potrebbe essere quello di invitare tutti i nuovi movimenti e le nuove comunità ad integrare più pienamente le loro energie e attività nella vita di tutta la Chiesa, specialmente a livello locale, nella Chiesa particolare sotto la cura apostolica del vescovo. (cf Instrumentum laboris n. 116)

All’incontro di settembre 2011 promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è venuto in grande rilievo che c’è un bel gruppo di giovani, con fede vibrante che sono già impegnati nei compiti della Nuova Evangelizzazione e che sono già riuniti in gruppi composti da una vasta gamma di movimenti e centri spirituali.

Conclusione
Nell’incominciare a rispondere alla chiamata del nostro Santo Padre in questo Sinodo di studiare la Nuova Evangelizzazione, mi sembra opportuno suggerire che ciò che ci sta davanti è una quadruplice missione:

1) riaffermare la natura essenziale dell’evangelizzazione;
2) notare i fondamenti teologici della Nuova Evangelizzazione;
3) incoraggiare le tante attuali manifestazioni della Nuova Evangelizzazione;
4) suggerire modi concreti con cui la Nuova Evangelizzazione può essere incoraggiata, strutturata e realizzata, per esempio, nelle parrocchie, nei programmi di pastorale universitaria, nelle organizzazioni di professionisti, nelle cappellanie di gruppi distinti, compresi i militari, i servizi di assistenza sanitaria e sociale, insieme al sostegno di giovani professionisti in ogni campo perchè si possano scoprire come strumenti di attività evangelizzatrice della Chiesa. Data l’importanza della politica che è riflesso della libertà e dignità umana e dell’ordine morale naturale, dovremmo mettere a fuoco nelle nostre osservazioni pratiche la generazione di coloro che in futuro si impegneranno nella vita politica.

Sembra che dalle deliberazioni sulla situazione attuale che la Chiesa deve affrontare oggi, dovrebbe venire fuori l’affermazione della sua essenziale chiamata all’evangelizzazione, il riconoscimento di tanti fattori e strumenti di rinnovamento e la presentazione di una guida pratica insieme ad un incoraggiamento.
Questo Sinodo deve essere un richiamo per tutta la Chiesa a guardare alla vita e alla realtà attraverso la lente della Nuova Evangelizzazione in un modo che venga in evidenza che molte iniziative sono già in corso e che molti fedeli hanno già familiarità con gli aspetti di essa, anche se non sempre sono definiti col nome di Nuova Evangelizzazione.

Ora che cominciamo i nostri lavori, abbiamo tutte le ragioni per farlo con ottimismo ed entusiasmo perché i semi della Nuova Evangelizzazione seminati nel corso dei pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI stanno già iniziando a germogliare. Il nostro compito è trovare il modo di coltivarne, incoraggiarne e accelerarne la crescita.

 

SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 8 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)



RELAZIONI SUI CONTINENTI

 

Per l’Europa:
S. Em. R. Card. Péter ERDŐ,
Arcivescovo di Esztergom-Budapest,
Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa (C.C.E.E.) (UNGHERIA)


1. L’Europa dev’essere evangelizzata. Ne ha bisogno. Al tema dell’Europa sono già state dedicate due Assemblee speciali del Sinodo dei Vescovi. La prima dopo la caduta del muro di Berlino, in un clima di entusiasmo. La seconda nel 1999, all’alba del Grande Giubileo. I frutti di quest’ultima sono stati riassunti nelI’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” del Beato Giovanni Paolo II. Nel frattempo sono passati quasi 13 anni. Si sono compiute le speranze? Si sono risolti o, al contrario, aggravati i problemi? 
2. Tra i segnali di preoccupazione, il grande Pontefice menzionava lo “smarrimento della memoria dell’eredità cristiana” (Ecclesia in Europa, 7). Tale processo e diventato ancor più evidente negli ultimi anni. Nonostante molte esperienze liete, nella maggior parte del continente si sta diffondendo l’ignoranza circa la fede cristiana. Molti mass-media divulgano una presentazione della fede cristiana e della storia che talora abbonda di calunnie, disinformando il pubblico sia circa il contenuto della nostra fede sia a proposito della realtà della Chiesa. Anche la nostra attività catechetica, soprattutto quella congiunta alle istituzioni dello Stato presenta molti lirniti. II Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa ha disposto, pochi anni fa, un’indagine in tutti i paesi del continente circa la situazione giuridica, statistica, ecclesiale e culturale dell’insegnamento della religione. I risultati rivelano che nelle scuole pubbliche di molti paesi è possibile un insegnamento sulla religione o sulle religioni, ma non della religione cattolica. Tuttavia un tale insegnamento della religione, cosiddetto neutrale, comporta piuttosto un’educazione al sincretismo o all’indifferentismo.
3. La scristianizzazione è accompagnata da ripetuti attacchi giuridici, e talora fisici, contro la presenza visibile delle manifestazioni della fede. 
Tra i segni preoccupanti di ostilità sistematica l’Osservatorio europeo di cristianofobia ha preso atto di molti casi di discriminazione e di violenza contro i cristiani in quasi tutti i paesi europei. Non di rado accade pure che i tribunali rifiutino l’aiuto alle vittime cristiane di tali attacchi. La stragrande maggioranza dei casi di violenza e di discriminazione per l’appartenenza religiosa si compie in Europa contro cristiani, soprattutto cattolici.
4. La scristianizzazione non e solo un processo spontaneo. Se l’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” poteva ancora salutare “con soddisfazione ciò che è stato fatto per precisare le condizioni e le modalità del rispetto dei diritti umani” (Nr. 12), oggi dobbiamo costatare con preoccupazione il sorgere dei cosiddetti “diritti umani di terza e quarta generazione”. Essi non hanno più chiari legami con la visione umana e cristiana del mondo né con la moralità oggettiva espressa anche nelle categorie del diritto naturale. Così la loro base è spesso solo di ordine umano-positivo, come se l’uomo con le proprie opinioni e desideri fosse indipendente anche rispetto alla stessa realta.
Lo “smarrimento della memoria del cristianesimo” va di pari passo con i cambiamenti antropologici che sono conseguenza di una cultura audiovisiva, ma che indeboliscono i concetti chiari e il ragionamento logico.
5. Tale processo comporta un grande rischio anche per la società civile. L’“Ecclesia in Europa” (Nr. 12) riconosce come fenomeno europeo positivo “la considerazione data al diritto”. Bisogna costatare purtroppo che lo stato di diritto si è indebolito negli ultimi anni in diversi paesi. Soprattutto la crisi finanziaria ha costretto i politici a prendere drastiche misure contrarie alla volontà dei propri elettori. La gente ha spesso l’impressione che la democrazia tradizionale stia perdendo il suo significato. 
Si manifestano pure i segni di un’illusione secondo cui sia possibile governare la società con i mass-media e l’economia, rinunciando completamente al diritto e alla moralità.
6. La gente in Europa, proprio a motivo del calo demograflco e dell’invecchiamento della popolazione - fenomento indagato dal CCEE due anni fa -, per la crisi economica e per l’indebolimento dell’identità culturale e religiosa, ha fame e sete di speranza.
Le Giornate Mondiali della Gioventù di Colonia e di Madrid, e le visite pastorali del Santo Padre in diversi paesi, hanno costituito un grande segno di speranza e hanno avuto un’efficacia missionaria straordinaria. Il movimento delle masse, la partecipazione dei mass-media, le grandi celebrazioni hanno toccato il cuore della gente, particolarmente sensibile a questo linguaggio di comunicazione. Gli effetti non sono fugaci. In quelle occasioni diversi partecipanti hanno ricevuto persino la loro vocazione sacerdotale o religiosa. Anche alcuni vescovi sono tornati profondamente commossi da questi incontri.
La missione cittadina organizzata in molti centri europei ha cercato di dare rilievo a questa speranza. “Chi ci fara vedere il bene?” (Sal 4, 7) suonava il motto della missione di Parigi. “C’è una speranza per la tua discendenza” (Ger 31, 17) abbiamo sentito nella missione di Budapest. Queste missioni hanno avuto risultati durevoli: oltre alla molteplice presa di contatto con la società non credente, una tale esperienza ha aiutato soprattutto le parrocchie a riscoprire la laro vocazione alla missione verso i non praticanti, ma anche verso i non credenti. A partire dall’anno scorso, quando - con l’aiuto del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione - abbiamo nuovamente organizzato una grande missione in 12 citta europee, si e costatato con gioia lo spirito di iniziativa presso molte parrocchie. Per rispondere alla crisi familiare, si e potuta persino intraprendere la visita di tutte le famiglie cattoliche nel nome della parrocchia, con l’incarico del Vescovo. Molti laici ricevono ora la formazione per questa missione.
7. Si osserva anche il ruolo prezioso di alcuni movimenti di spiritualità, menzionati già nell’“Ecclesia in Europa” (Nr. 15). Essi sono una vera benedizione per la Chiesa, se riescono ad evitare la tentazione postmoderna di accontentarsi di sentimenti e percezioni particolari. La presenza attiva nella missione di persone provenienti da altri paesi e da altri continenti, incoraggia molto i fedeli europei. 
8. Un altro segno dei tempi, particolarmente promettente in Europa, è la crescita del volontariato nelle parrocchie, specialmente nell’opera caritativa. Soprattutto i pensionati, in età compresa tra i 65 e i 75 anni, dimostrano una generosità commovente e contribuiscono a rafforzare la 
solidarietà tra le generazioni.
9. Purtroppo, continuano ad essere presenti in Europa tensioni nazionali ed etniche. 
Questioni irrisolte sui Balcani, la situazione precaria dei cattolici nella Bosnia, i diversi conflitti connessi con il fenomeno dell’immigrazione nell’Occidente europeo richiedono una testimonianza equilibrata e a volte un paziente servizio da parte della Chiesa. 
Ringraziamo la Divina Provvidenza, perché negli ultimi anni è proseguita, nonostante i suddetti problemi, la riconciliazione tra le nazioni europee. Incoraggiate da Sua Santità Benedetto XVI, le conferenze episcopali della Slovacchia e dell’Ungheria hanno potuto sottoscrivere nel 2006 un atto di riconciliazione. Il loro gesto puo servire da esempio per la società di entrambe le nazioni. Un altro evento coraggioso si è verificato pochi mesi fa. Il Patriarca ortodosso di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo, ha firmato a Varsavia con il Presidente delIa Conferenza Episcopale Polacca un atto di riconciliazione. In esso, le parti confermano anche la loro comune intenzione di difendere e far accogliere i valori umani e cristiani in Europa. 
10. In questo contesto si inseriscono i risultati ecumenici più recenti. Malgrado il fatto che alcune nuove comunità siano fortemente anticattoliche, e che altri ambienti cristiani cerchino di riaffermare la loro identità mediante attacchi contro la Chiesa cattolica, la collaborazione pratica generale tra le chiese e le comunità cristiane in Europa sta crescendo. Un segno di questo fatto è il Forum Cattolico-Ortodosso Europeo, che si occupa di questioni attuali di morale e di dottrina sociale. Gli incontri con i rappresentanti di tutte Ie Chiese ortodosse hanno espresso un larghissimo consenso circa la famiglia e la vita, circa i criteri dei rapporti tra Stato e Chiesa e la crisi economica. Anche con le comunità protestanti sta crescendo in Europa lo spirito di fratellanza e solidarietà.
11. Oltre a ciò, cresce tra i vescovi cattolici di rito latino e orientale la coscienza dell’unità, della fratellanza e della vera comunione.
Chiediamo dunque la luce dello Spirito Santo per i lavori di questa Sinodo e per tutta la nuova evangelizzazione. Santa Maria, Madre delIa Chiesa, prega per noi! 




 Per l’Africa:
S. Em. R. Card. Polycarp PENGO,
Arcivescovo di Dar-es-Salaam,
Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (S.C.E.A.M. - S.E.C.A.M.) (TANZANIA)


Parlo a nome del Simposio delle Conferenze episcopali d’Africa e del Madagascar (SECAM).
L’evangelizzazione nel continente africano è avvenuta sin dai primordi della Chiesa. Prova ne è l’incontro tra l’eunuco etiope e il diacono Filippo (cfr. At 8, 26-39).
Tuttavia, in gran parte dell’Africa sub-sahariana l’opera di evangelizzazione è più recente, sicché è molto difficile distinguere tra Vecchia e Nuova Evangelizzazione. Parrebbe però opportuno parlare di Nuova Evangelizzazione dell’Africa a partire dalla sfida laciata da Papa Paolo VI nel 1969: “Africani, siate missionari di voi stessi” (S.S. Paolo VI, Omelia per la Celebrazione Eucaristica conclusiva del Simposio organizzato dai Vescovi africani, Kampala, Uganda, 31 luglio 1969). Per noi questa sfida significa essere veramente africani e veramente cattolici. Ciò esige una Chiesa matura nel continente.
Per rispondere alla sfida, sono state istituite e rafforzate le necessarie strutture pastorali a livello nazionale e regionale. Sulla stessa linea, nel 1969 fu istituito il SECAM, volto a “preservare e a favorire la comunione, la collaborazione e l’azione comune delle Conferenze episcopali dell’Africa e delle isole adiacenti” (cfr. www.uecon.org/SECAM.html). L’istituzione o il rafforzamento delle strutture pastorali spiega l’attuale straordinario numero di vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi e catechisti africani.
Un’istituzione fondamentale per la Nuova Evangelizzazione in Africa è costituita delle piccole Comunità cristiane. Esse sono diventate oggi centri vivi di Evangelizzazione del continente.
Per quanto riguarda gli aspetti negativi, esistono diversi fattori che ostacolano il necessario approfondimento della fede in Africa. La globalizzazione, per esempio, introduce rapidamente valori stranieri non assimilati, rendendo difficile per i cristiani nel continente essere veramente africani. La fede cristiana, dunque, in tal modo viene resa anche in larga misura estranea.
Diventa molto difficile mettere in pratica i valori tradizionali, come il rispetto per la vita e le strette relazioni sociali familiari.
D’altro canto, in Africa vi sono elementi culturali che impediscono una vera evangelizzazione. Tra questi elementi si possono citare i perenni conflitti su base tribale, le malattie, la corruzione, il traffico di esseri umani, l’atrocità degli abusi sui bambini e la violenza nei confronti dei minori e delle donne.
Un altro ostacolo che la Nuova Evangelizzazione in Africa non deve trascurare è l’attualità del fondamentalismo islamico nel continente. A tale riguardo, gli evangelizzatori devono affrontare la difficoltà di dialogare con la grande maggioranza di bravi musulmani, che però non si esprimono, e con i piccoli gruppi di fondamentalisti, che non sono disposti ad accettare nemmeno la verità oggettiva che viene contrapposta alla loro posizione preconcetta.
La Nuova Evangelizzazione in Africa richiede anche che gli evangelizzatori africani vadano oltre la richiesta di Papa Paolo VI: “Africani, siate missionari di voi stessi”. L’evangelizzazione africana ha portato già adesso missionari nelle Chiese occidentali, come negli Stati Uniti d’America e in Europa. Pur trattandosi di un’iniziativa molto lodevole, occorre però menzionare il possibile aspetto negativo, che consiste nella ricerca, da parte degli evangelizzatori, del guadagno materiale prima che dell’autentica evangelizzazione, a scapito della Chiesa, da entrambe le parti. La Chiesa in Africa viene privata degli evangelizzatori più qualificati, mentre la Chiesa occidentale, ricca dal punto di vista materiale, riceve evangelizzatori il cui obiettivo principale è il guadagno materiale.
Tenendo presente tutto ciò, è facile capire che il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione è un evento molto apprezzato. È, come ha detto Sua Santità Papa Benedetto XVI, un invito all’Africa: “Alzati, prendi la tua barella e cammina!” (Africae munus, n. 148). Ritengo che, con una fede rinnovata grazie a questo Sinodo, l’Africa possa superare i problemi profondamente radicati che le si presentano oggi.
Alla luce delle due Esortazioni apostoliche Post-sinodali Ecclesia in Africa, del 1995, e Africae munus, del 2011, come anche del Catechismo della Chiesa Cattolica e del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, la Chiesa in Africa giustamente si attende da questo Sinodo una ricca messe.




 Per l’America:
S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES,
Arcivescovo di Tlalnepantla,
Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)


La grande sfida: il cambiamento d’epoca e la frattura culturale (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 47)
La V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (svoltasi a Aparecida, in Brasile, nel maggio 2007) si colloca in continuità con il Concilio Vaticano II (la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi costituisce un passo nuovo nella storia della Chiesa, soprattutto dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II. Essa dà continuità e, allo stesso tempo, ricapitola il cammino di fedeltà, di rinnovamento e di evangelizzazione della Chiesa latinoamericana al servizio dei popoli: Documento di Aparecida [DA], n. 9) e invita a ripensare in modo approfondito e a rilanciare con fedeltà e coraggio la missione della Chiesa nel nuovo e impegnativo contesto dell’America Latina e del mondo (cfr. DA, n. 11). Considera necessario uscire dal grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa per ricominciare da Cristo (cfr. DA, n.12).
La Nuova Evangelizzazione esige la comunione ecclesiale
Per raggiungere la Nuova Evangelizzazione e trasmettere la fede alle nuove generazioni, la Chiesa deve farsi in tutta onestà un esame di coscienza sul modo di vivere la fede (La proposta di un nuovo stile di vita non è solo per i Pastori, bensì per tutti i cristiani che vivono in America. Ad essi viene chiesto di approfondire e fare propria l'autentica spiritualità cristiana. “In effetti, con il termine spiritualità si intende uno stile o una forma di vita secondo le esigenze cristiane. Spiritualità è ‘vita in Cristo’ e ‘nello Spirito’, che si accetta nella fede, si esprime nell'amore e, animata di speranza, si traduce nel quotidiano della comunità ecclesiale”: Ecclesia in America [EIA], n. 29). È necessario esaminare la vita ecclesiale (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 95) e la sua testimonianza nella società attuale (la pastorale della Chiesa non può prescindere dal contesto storico in cui vivono i suoi membri. La loro vita si inserisce in realtà socioculturali concrete. Queste trasformazioni sociali e culturali costituiscono per la Chiesa una nuova sfida nella sua missione di edificazione del Regno di Dio. Da qui, la necessità, nella fedeltà allo Spirito Santo che la guida, di un rinnovamento ecclesiale che implica riforme spirituali, pastorali e anche istituzionali. DA, n. 367).
L’Ecclesia in America afferma: “Davanti ad un mondo diviso e desideroso di unità è necessario proclamare con gioia e fermezza di fede che Dio è comunione, Padre, Figlio e Spirito Santo, unità nella distinzione, il quale chiama tutti gli uomini a partecipare alla medesima comunione trinitaria... Questa comunione, esistente nella Chiesa ed essenziale alla sua natura, deve manifestarsi attraverso segni concreti” (EIA, n. 33). 
Anche se indispensabile, l’organizzazione istituzionale della Chiesa non è sufficiente (“Gran parte dell’umanità di oggi non ritrova il Vangelo nell’evangelizzazione permanente della Chiesa”: La Nuova Evangelizzazione, conferenza del cardinal Joseph Ratzinger in occasione del Giubileo dei catechisti e insegnanti di religione svoltosi il 10 dicembre 2000 a Roma. L’Osservatore Romano, 19 gennaio 2001 [NE, JR]); è necessario che la testimonianza della spiritualità della comunione (Novo Millennio Ineunte [NMI], n. 43) sia visibile nella vita ecclesiale; a tal fine, occorre la partecipazione e la comunione dei vari membri della Chiesa a tutti i livelli e con le proprie responsabilità (La conversione pastorale richiede che le comunità pastorali siano comunità di discepoli missionari attorno a Cristo, Maestro e Pastore. Da qui nasce l’atteggiamento di apertura, di dialogo e di disponibilità per promuovere la corresponsabilità e la partecipazione effettiva di tutti i fedeli alla vita delle comunità cristiane. Oggi, più che mai, la testimonianza della comunione ecclesiale e la santità sono un’urgenza pastorale: DA, n. 368) dando testimonianza dell’arte di vivere (“Per questo occorre una nuova evangelizzazione. Se si ignora l’arte di vivere, tutto il resto non funziona più. Ma quest’arte non viene dalla scienza; la può comunicare solo colui che ha la vita, colui che è il Vangelo vivente”: NE, JR). 
La presa di coscienza per generare la comunione ecclesiale inizia con la conversione pastorale (La conversione pastorale è la chiave per un’evangelizzazione nuova nell’ardore), intesa come accettazione della manifestazione del Regno di Dio e dell’impegno di diventare discepolo di Cristo per farlo conoscere al mondo (Mc 1, 15), impegno che richiede la conversione personale (La conversione personale risveglia la capacità di mettere tutto al servizio dell’affermazione del Regno di vita. Vescovi, presbiteri, diaconi permanenti, consacrati e consacrate, laici e laiche, siamo tutti chiamati a assumere un atteggiamento di permanente conversione pastorale , che implica l’ascoltare attentamente e il discernere “ciò che lo Spirito dice alle chiese” attraverso i segni dei tempi in cui Dio si manifesta: DA, n. 366) permanente (“La conversione quaggiù è traguardo mai pienamente raggiunto: nel cammino che il discepolo è chiamato a percorrere sulle orme di Gesù, essa è impegno che investe tutta la vita”: EIA, n. 28).
Il cammino incipiente e fiducioso della Nuova Evangelizzazione in America
Il rinnovamento pastorale in America, avviato in risposta al Concilio Vaticano II, ha reso più dinamica la vita interna della Chiesa: si sono moltiplicati gli agenti della pastorale, si è intensificata la formazione nella fede, sono cresciute la partecipazione e la comunione eucaristica dei fedeli alla messa domenicale; sono quindi numerosi e vari gli aspetti positivi del rinnovamento pastorale della Chiesa (cfr. DA, n. 99). Tuttavia questa crescita non è avvenuta in proporzione alla crescita demografica dei nostri popoli; si osservano enormi settori di cattolici distanti e tiepidi nella loro identità cattolica, benché sicuramente credenti (cfr. DA, n. 100, a). 
La religiosità continua a essere viva ed è la grande riserva potenziale dei nostri popoli (“Una caratteristica particolare dell'America è l'esistenza di una intensa pietà popolare radicata nelle diverse nazioni. Si incontra a tutti i livelli e in tutti i settori sociali, rivestendo un'importanza speciale come luogo di incontro con Cristo per quanti con spirito di povertà ed umiltà di cuore cercano sinceramente Dio (cfr Mt 11, 25)”: EIA, n. 16). Essa, se guidata dalla Parola di Dio (“‘Io sono la Via, la Verità e la Vita’ (Gv 14, 6). Con queste parole, Gesù si presenta come l'unica via che conduce alla santità. Ma la conoscenza concreta di tale itinerario avviene in maniera precipua mediante la Parola di Dio che la Chiesa proclama con la sua predicazione”: EIA, n. 31), predispone il cuore del credente alla scoperta di Cristo (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 21. “Annunciare Dio significa introdurre nel rapporto con Dio: insegnare a pregare”: NE, JR), lasciandosi sedurre dal Signore della Vita (L'incontro con il Signore produce una profonda trasformazione di quanti non si chiudono a Lui. Il primo impulso che nasce da tale trasformazione è comunicare agli altri la ricchezza scoperta nell'esperienza di questo incontro: EIA, n. 68) e accettando di entrare a far parte con maggiore consapevolezza della Chiesa come membro di una comunità di discepoli missionari, che pratica una spiritualità cristiana (La sequela di Cristo ha una meta ben più elevata: l’identificazione con Lui, ossia il raggiungimento dell’unione con Dio”: NE, JR), che permette la santificazione dei suoi membri per la comunione con Dio Padre nello Spirito Santo (La santità è la meta del cammino di conversione, poiché essa “non è fine a se stessa, bensì itinerario verso Dio, che è santo. Essere santi è imitare Dio e glorificare il suo nome nelle opere che realizziamo nella nostra vita (cfr Mt 5, 16)”: EIA, n. 30).
Le piccole comunità collegate tra di loro stanno sperimentando il vantaggio della comunicazione e della comunione. La parrocchia si rinnova manifestando un nuovo volto della Chiesa che cresce e si sviluppa con forza (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, nn. 80-107), quando la parrocchia è in rapporto organico con le altre, guidate insieme, come diocesi, dal Vescovo (“Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità e di movimenti”. EIA, n. 41). Questa dinamica di comunione ecclesiale è più urgente e indispensabile nelle città e nelle grandi zone urbane delle metropoli (cfr. DA, nn. 517-518). 
La vita della Chiesa come comunità di comunità, in comunione e unità, permette a ogni cristiano di scoprire che nel XXI secolo è possibile vivere come discepolo di Cristo in una comunità di discepoli del Signore Gesù e prendere coscienza come discepolo missionario dell’urgente necessità di dare una testimonianza credibile e affidabile della fede nel mondo attuale (“Annunciando la conversione dobbiamo offrire anche una comunità di vita, uno spazio comune del nuovo stile di vita. Non si può evangelizzare solo a parole. Il Vangelo crea la vita, crea la comunità in cammino. Una conversione puramente individuale non ha consistenza”: NE, JR).
I processi pastorali di programmazione diocesana aprono gli spazi per la formazione del discepolo missionario e della missione continentale. La pastorale organica descritta nel Piano Diocesano per la Pastorale sta concretizzando ciò che la Novo Millennio Ineunte indica: “È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti — obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari — che consentono all'annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura.” (NMI, n. 29).
Per questo, oso dire che la Nuova Evangelizzazione, che si apre strada in America, parte dall’incontro con Cristo che la Chiesa offre ai fedeli cristiani (“Gesù Cristo è la “buona novella” della salvezza comunicata agli uomini di ieri, di oggi e di sempre; ma al tempo stesso è anche il primo e supremo evangelizzatore. La Chiesa deve porre al centro della sua attenzione pastorale e della sua azione evangelizzatrice Cristo crocifisso e risorto. “Tutto quello che si progetta in campo ecclesiale deve partire da Cristo e dal suo Vangelo”: EIA, n. 67) e giunge alla scoperta e al vissuto appassionato e impegnato della vita disciplinare (“L’annuncio di Dio conduce alla comunione con Dio nella comunione fraterna, fondata e vivificata da Cristo”: NE, JR), espressione della spiritualità di comunione.
In questo modo, la vita diocesana e parrocchiale si avvicina a quella familiare, la Chiesa domestica (Per essere veramente “chiesa domestica”, la famiglia cristiana è chiamata a costituire l'ambito in cui i genitori trasmettono la fede, dovendo essere “per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede”: EIA, n. 46), rafforzandosi reciprocamente e contribuendo a gettare le basi per affrontare l’emergenza educativa del nostro tempo (Lineamenta per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 20).
I protagonisti della Nuova Evangelizzazione
L’influenza della fede nella società affinché il lievito del Vangelo permei e dia senso e sapore alla vita umana, dipende in gran parte dall’azione dei laici. Per questo, EIA afferma che sono loro i principali protagonisti della Nuova Evangelizzazione: “Il rinnovamento della Chiesa in America non sarà possibile senza la presenza attiva dei laici. Per questo, appartiene in gran parte ad essi la responsabilità per il futuro della Chiesa” (EIA, n. 44).
La vocazione e la missione propria e specifica dei fedeli laici è la trasformazione delle strutture temporali, affinché la condotta sociale si basi sui valori evangelici (cfr. Lumen gentium, n. 31; EIA, n. 27). Da qui deriva l’importanza della consapevolezza e della formazione dei laici in armonia con la loro identità che, in modo personale e comunitario, deve dare testimonianza di una vita coerente con le convinzioni di fede nei propri ambienti di vita e di lavoro (Due sono gli ambiti in cui si realizza la vocazione dei fedeli laici. Il primo, e più proprio del loro stato laicale, è quello delle realtà temporali, che sono chiamati ad ordinare secondo la volontà di Dio. Infatti, “col loro peculiare modo di agire, il Vangelo è portato dentro le strutture del mondo e “operando santamente dappertutto consacrano a Dio il mondo stesso”. Grazie ai fedeli laici, “la presenza e la missione della Chiesa nel mondo si realizza, in modo speciale, nella varietà di carismi e ministeri che possiede il laicato. La secolarità è la nota caratteristica e propria del laico e della sua spiritualità, che lo porta ad agire nei vari ambiti della vita familiare, sociale, professionale, culturale e politica, in vista della loro evangelizzazione”: EIA, n. 44).
Per questo è indispensabile disporre di istanze per la promozione della vocazione laicale e per l’accompagnamento nella sua formazione e nella sua missione nel mondo (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 118).
La Nuova Evangelizzazione e il dialogo con il mondo e con le religioni
In pieno Concilio, Papa Paolo VI affermò nella sua prima Enciclica: “la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio” (Ecclesiam Suam, n. 67).
Oggi, in un mondo sempre più pluralistico, il dialogo si apre strada in diversi ambiti; i temi che affronta il dialogo in America sono, tra gli altri: la Parola di Dio, la Dignità Umana, la Famiglia, la Vita, l’Educazione, l’Etica, l’Economia, lo Sviluppo dei popoli, la Mobilità Umana e in particolare le Migrazioni, la Solidarietà, l’Ecologia, la Giustizia e la Pace. In tutti i temi, il faro è la Verità (“La fedeltà all'uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr. Gv 8, 32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile”: Caritas in Veritate, n. 9).
Le istituzioni educative (“Nel progetto globale della nuova evangelizzazione, il settore dell'educazione occupa un posto privilegiato. Per questo, va incoraggiata l'attività di tutti i docenti cattolici, anche di quelli impegnati in scuole non confessionali. Rivolgo pure un appello urgente ai consacrati ed alle consacrate, perché non abbandonino questo campo tanto importante per la nuova evangelizzazione... La famiglia è il primo spazio educativo della persona”: EIA, n. 71), sociali e culturali, sono state strategicamente istanze proprie per promuovere, coordinare e articolare la partecipazione dei laici nel mondo.
Punti chiave della Nuova Evangelizzazione
La principale sfida della Nuova Evangelizzazione
Annunciare Cristo con il linguaggio e con le forme culturali delle nuove tecnologie della comunicazione sociale (cfr. Instrumentum laboris della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, nn. 59-62).
L’asse teologico pastorale della Nuova Evangelizzazione
Assumere la missione della Chiesa come prolungamento del dinamismo del mistero dell’Incarnazione (“Nel mistero dell'Incarnazione sono poste le basi per un'antropologia che può andare oltre i propri limiti e le proprie contraddizioni, muovendosi verso Dio stesso, anzi, verso il traguardo della “divinizzazione”, attraverso l'inserimento in Cristo dell'uomo redento, ammesso all'intimità della vita trinitaria”. NMI, n. 23) nello spirito della Gaudium et spes (cfr. nn. 1-4) e secondo le indicazioni della Novo Millennio Ineunte (n. 3): in ciascuna Chiesa locale, “raccolta intorno al suo Vescovo, nell'ascolto della Parola, nell'unione fraterna e nella “frazione del pane” (cfr. At 2, 42), è “veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica”. È soprattutto nel concreto di ciascuna Chiesa che il mistero dell'unico Popolo di Dio assume quella speciale configurazione che lo rende aderente ai singoli contesti e culture. Questa incarnazione della Chiesa nel tempo e nello spazio riflette, in ultima analisi, il movimento stesso dell'Incarnazione. 
La responsabilità degli agenti della pastorale:
1. Conversione pastorale (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 88) e cambiamento di mentalità nel clero, nei consacrati e negli agenti di pastorale, favoriti soprattutto dalla consapevolezza delle attuali sfide sociali e culturali, e accompagnata dalla lettura assidua e dalla meditazione della Parola di Dio (“Questa lettura della Bibbia, accompagnata dalla preghiera, è nota nella tradizione della Chiesa con il nome di Lectio divina, pratica da incoraggiare fra tutti i cristiani. Per i presbiteri, essa deve costituire un elemento fondamentale nella preparazione delle loro omelie, specialmente di quelle domenicali”: EIA, n. 31).
2. La preparazione e la celebrazione dell’Eucaristia (“L'Eucaristia costituisce il centro vivo permanente intorno al quale si raduna l'intera comunità ecclesiale. I diversi aspetti di questo Sacramento ne mostrano l'inesauribile ricchezza: esso è, al tempo stesso, Sacramento-sacrificio, Sacramento-comunione, Sacramento-presenza. L'Eucaristia è il luogo privilegiato per l'incontro con Cristo vivo”: EIA, n. 35), di tutti i servizi cultuali (cfr. Instrumentum laboris della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 97) e delle pratiche religiose della pietà popolare affinché siano spazi e istanze di incontro con Cristo e con i fratelli (EIA, n. 12).
3. Pastorale organica nella partecipazione e nella comunione nelle Diocesi (La Diocesi, presieduta dal Vescovo, è il primo ambito della comunione e della missione. Essa deve promuovere e condurre un’azione pastorale organica rinnovata e vigorosa, in modo che la varietà dei carismi, ministeri, servizi e organizzazioni si orienti verso uno stesso progetto missionario per comunicare la vita nel proprio territorio. Questo progetto, che nasce da un cammino di partecipazione varia, rende possibile la pastorale organica, capace di rispondere alle nuove sfide: DA, n. 169) e nelle Province Ecclesiastiche (cfr. EIA, nn. 36-37).
La responsabilità della comunità dei fedeli:
1. Adottare il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa quale fondamento della formazione dei fedeli (davanti ai gravi problemi di ordine sociale che, con caratteristiche diverse, sono presenti in tutta l'America, il cattolico sa di poter trovare nella dottrina sociale della Chiesa la risposta da cui partire per individuare le soluzioni concrete. Diffondere tale dottrina costituisce, pertanto, un'autentica priorità pastorale. EIA, n. 54).
2. Esprimere la vita cristiana comunitaria nella vita dei discepoli di piccole comunità nella partecipazione e comunione (La vocazione al discepolato missionario è con-vocazione alla comunione nella sua Chiesa. Non esiste discepolato senza comunione... La fede ci libera dall’isolamento dell’io perché ci conduce alla comunione. Ciò significa che una dimensione costitutiva dell’evento cristiano è l’appartenenza a una comunità concreta in cui possiamo vivere un’esperienza permanente di discepolato e di comunione con i successori degli Apostoli e con il Papa: DA, n. 156).
3. Definire e programmare i processi di formazione cristiana (cfr. EIA, nn. 34 e 69) per guidare in modo pedagogico i fedeli nei percorsi mistagogici che permettono al credente di entrare nell’esperienza del Mistero di Dio (cfr. NMI, nn. 32-34).
La responsabilità dei laici nel mondo:
1. Associarsi e sostenersi a vicenda per poter agire nei propri ambiti di vita sociale testimoniando (cfr. Instrumentum laboris della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, n. 158) attivamente e passivamente le convinzioni di fede e la loro identità cattolica (“Di conseguenza, “i fedeli laici, in forza della loro partecipazione all'ufficio profetico di Cristo, sono pienamente coinvolti in questo compito della Chiesa” e, pertanto, devono sentirsi chiamati ed inviati a proclamare la Buona Novella del Regno. Le parole di Gesù: “Andate anche voi nella mia vigna” (Mt 20, 4) devono intendersi rivolte non solo agli Apostoli, ma a tutti coloro che desiderano essere autentici discepoli del Signore”. EIA, n. 66).
2. Ricercare il dialogo con le istituzioni pubbliche e private per collaborare alla realizzazione del bene comune e per creare una cultura (“Il mio predecessore Paolo VI, con sapiente ispirazione, rilevava che la “rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca”. Giustamente, pertanto, i Padri sinodali hanno ritenuto che “la nuova evangelizzazione richiede uno sforzo lucido, serio e ordinato per evangelizzare la cultura”. EIA, n. 70) basata sulla dignità umana (“È opportuno ricordare che il fondamento su cui poggiano tutti i diritti umani è la dignità della persona”. EIA, n. 57).
3. Utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione per far conoscere la vita e la missione della Chiesa e per il dialogo con il mondo (“È fondamentale, per l'efficacia della nuova evangelizzazione, una profonda conoscenza della cultura attuale nella quale i mezzi di comunicazione sociale hanno grande influenza. Conoscere e usare questi mezzi, sia nelle loro forme tradizionali che in quelle più recenti introdotte dal progresso tecnologico, è, pertanto, indispensabile”. EIA, n. 72).
4. Utilizzare delle reti sociali per diffondere il pensiero cattolico e le sue risposte attuali alle sfide culturali, in particolare nei confronti delle nuove generazioni (“In realtà, molti sono i giovani americani in cerca d'un significato vero da dare alla vita ed assetati di Dio... La sensazione di frustrazione che sperimentano... li conduce ad abbandonare la ricerca di Dio. Dinanzi a così complessa situazione, “la Chiesa si impegna a mantenere la sua opzione pastorale e missionaria per i giovani, perché possano incontrare oggi Gesù Cristo vivo” (EIA, n. 47).
La conversione pastorale prosegue nella missione continentale, impegno assunto ad Aparecida dall’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Per questo, in America, la Nuova Evangelizzazione si identifica con la missione continentale.




 Per l’Asia:
S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS,
Arcivescovo di Bombay,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences" (F.A.B.C.) (INDIA)


L’Asia è un continente che sta vivendo le speranze e le gioie di una costante rinascita nello Spirito (Ecclesia in Asia). Sappiamo tutti che il 60% della popolazione mondiale vive in Africa. Si tratta di un giovane continente in cui la maggioranza della popolazione è giovane. Perciò, per molti aspetti, l’Asia occupa un posto centrale nel futuro dell’evangelizzazione. L’India e la Cina, dove vive il 37% della popolazione mondiale, stanno emergendo quali protagonisti della scena internazionale in molti settori.
Non c’è uniformità nello scenario asiatico ed è quindi difficile definire cosa sia il mondo asiatico. Riscontriamo alti livelli di sviluppo economico in paesi quali il Giappone, la Corea del sud e Taiwan; in altri paesi lo sviluppo è in crescita; e alcuni combattono con la povertà. L’Asia è benedetta da una ricchezza di culture, antiche e ben sviluppate. È anche la culla di molte delle religioni del mondo. Forse a causa della natura spirituale profondamente radicata nell’anima asiatica che cerca costantemente l’Assoluto?
Le Chiese in Asia hanno individuato tre punti di forza per la nostra opera, legati alle tre sfide più importanti che ci si presentano. Dobbiamo quindi aprire un dialogo con le culture, un dialogo con i poveri e un dialogo con le religioni: studiare cosa significa per noi il mandato evangelico riguardo al nostro rapporto con queste tre importanti realtà.
Un impulso enorme che incombe su di noi e che tocca tutti gli aspetti della vita in Asia è quello della globalizzazione. Si tratta di un processo continuo, inesorabile, complesso e ambivalente, che tocca ogni sfera della nostra vita e della nostra attività. Iniziato come un processo economico che ha portato alla libera concorrenza, talvolta a detrimento dei paesi più poveri, è diventato adesso un fenomeno culturale. Influenza valori culturali asiatici custoditi gelosamente, portando con sé materialismo, individualismo, consumismo e relativismo. Sono i giovani in particolare i più esposti ai suoi effetti.
Ovunque si osservi, gli effetti della globalizzazione interessano il nostro sistema di valori. I valori tradizionali asiatici, le tradizioni e le culture che ci stanno più a cuore vengono colpite e smantellate. Mentre diamo il via al grande progetto della nuova evangelizzazione, vorrei segnalarne alcuni:
1. Come ho detto, uno spirito di secolarismo e materialismo sta diventando più preponderante. I popoli asiatici sono religiosi per natura, con centinaia di migliaia di persone che fanno la coda per visitare templi e luoghi di culto per ricevere benedizioni divine in occasione di eventi speciali. Adesso alcuni stanno scoprendo che Dio dal centro della vita della gente è stato relegato alla periferia. Dalla nostra prospettiva cristiana, vediamo che le nostre chiese ospitano ancora ampie congregazioni. Ma sarà sempre così? L’Anno della Fede ci porrà di fronte alla sfida di presentare il messaggio della fede in modo invitante e autorevole e come una risposta agli interrogativi del nostro tempo.
2. I legami familiari, una volta considerati importantissimi e ben radicati per tutti i nuclei familiari asiatici, si stanno lentamente sfaldando. Con loro sono iniziati anche gli attacchi alla santità della vita matrimoniale. Il divorziò, una volta considerato un tabù, adesso non è più così insolito. Si sono levate anche flebili voci a favore dei matrimoni omosessuali. Non è ancora un movimento di una certa portata, ma sta lentamente guadagnando terreno in nome della libertà.
Molti movimenti di famiglie sono sorti in seno alla Chiesa in Asia. Questo apostolato ha portato molto frutto, perché la famiglia viene vista come cellula fondamentale della società, il luogo da cui una volta scaturivano felicità, successo e missione nella vita. La sfida che dobbiamo affrontare è quella di trovare nuovi modi per preservare la sacralità della famiglia e del focolare.
3. I movimenti contro la vita - mentre l’anima asiatica considera importanti tutti gli aspetti della vita, stanno facendo aumentare le minacce alla vita che sgomentano sotto molti aspetti. I conflitti etnici, la soppressione violenta di diversi credo religiosi; la tragica minaccia alla vita dei più indifesi: i bimbi non ancora nati; la soppressione di feti femminili viene comunemente pratica in alcune zone in quanto una bambina viene considerata una maledizione divina o un fardello finanziario.
L’anima asiatica di per sé ha un grande rispetto per la vita. In alcune tradizioni religiose gli animali e le piante vengono considerati sacri e trattati col massimo rispetto. In questo ambiente il messaggio evangelico a favore della vita troverà facile accoglienza.
4. L’anima asiatica cerca la comunità. Adesso anche questo aspetto è interessato da un’individualismo strisciante, con un’assenza di sollecitudine per gli altri, con l’indifferenza alle loro necessità, con una mancanza di ospitalità, che era tradizionalmente importante in tutte le società. La Chiesa in Asia ha scelto il metodo delle comunità cristiane di base come il nostro nuovo modo di essere Chiesa. Ciò ha avuto un gran successo in molti luoghi e ha portato alla partecipazione dei laici nella Chiesa, alla formazione dei laici e al contatto con gli altri. Ha dato un senso di appartenenza a molti che altrimenti sarebbero stati trascurati.
5. Purtroppo assistiamo anche a un numero crescente di attacchi alla religione. In alcuni paesi la persecuzione dei cristiani è in aumento. L’opposizione viene dalla religione dominante o talvolta da una spinta ideologica, che vuole imporre autorità politica ai gruppi religiosi. Le comunità cristiane in alcuni luoghi si sentono deboli e indifese, ma abbiamo assistito a casi di testimonianze eroiche in mezzo alla sofferenza.
Le grandi intuizioni del documento del Vaticano II Nostra Aetate sono importanti ancora oggi. Per noi in Asia il dialogo è una necessità, non un lusso. Un dialogo di vita è qualcosa in cui tutti noi siamo coinvolti quotidianamente. In Asia rappresentiamo soltanto il 3% della popolazione totale, con una maggioranza di cristiani soltanto in due paesi, le Filippine e Timor est. Anche nel nostro continente il fondamentalismo religioso si fa sentire. Questi incidenti, per quanto sporadici, sono sufficienti a destare allarme.
Guardiamo con speranza all’Anno della Fede affinché possiamo comprendere più profondamente la nostra fede, viverla in modo più autentico e proclamarla con più fiducia.
Vorrei concludere con due ulteriori elementi tratti dal nostro contesto asiatico: per noi la religione è più il discepolato di una persona che l’adesione a una dottrina o l’obbedienza a una serie di regole. La persona di Gesù è profondamente affascinante: il suo messaggio e la sua vita, la sua passione, morte e risurrezione. L’adesione a una dottrina nasce come il frutto dell’essere discepolo di un maestro. In questo modo i primi cristiani hanno proclamato la Buona novella.
Inoltre la mentalità asiatica trova maggior significato nella preghiera contemplativa che nella meditazione discorsiva. Queste sono ricchezze su cui possiamo lavorare e condividere col mondo. Le nostre liturgie rappresentano un punto centrale della nostra fede cristiana, ma se la contemplazione viene posta al centro almeno del servizio para liturgico, ciò potrebbe portare una profonda gioia alla nostra gente, che sente la presenza di Dio e da lui si sente rafforzata.Le sfide che dobbiamo affrontare sono immense. Ma le possibilità sono grandi. La giovane Asia è benedetta da un’esplosione di comunicazioni senza precedenti. Ciò non va visto come una minaccia, bensì come un gran dono di Dio, da usare per diffondere la Buona novella. La nostra vocazione è quella di preparare i nostri giovani in modo particolare all’uso dei nuovi mezzi di comunicazione e a trarne beneficio.
Che Maria, stella della nuova evangelizzazione, ci guidi lungo il cammino.



 Per l’Oceania:
S. E. R. Mons. John Atcherley DEW,
Arcivescovo di Wellington,
Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente della Federazione delle Conferenze dei Vescovi Cattolici di Oceania (F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA)


1. In questa stessa Aula, durante il Sinodo per l’Oceania del 1998, Padre Timothy Radcliffe, allora Priore Generale dei Padri Domenicani, coniò la bella frase “isole di umanità”, parlando dell’Oceania. Tali “isole di umanità” sono rispecchiate nell’Esortazione post-sinodale “Ecclesia in Oceania” (EO), che Papa Giovanni Paolo II avrebbe dovuto pronunciare durante una visita pastorale in Nuova Caledonia. Tuttavia, il peggioramento del suo stato di salute impedì quella visita, così che “Ecclesia in Oceania” fu il primo documento importante che il Vaticano diffuse per via elettronica. Ebbene, l’Oceania, che copre un terzo della superficie terrestre ed è lontana dall’abbraccio tecnologico dell’universo, ha tratto beneficio dalle comunicazioni elettroniche. L’esortazione fu un appello rivolto alle genti dell’Oceania affinché tornassero a impostare la propria vita su Gesù Cristo: a percorrere la sua via, a proclamare la sua verità, a vivere la sua vita.
L’esortazione fu per molti anche un’introduzione al termine “Nuova Evangelizzazione”. “L'evangelizzazione è la missione della Chiesa di proclamare al mondo la verità di Dio rivelata in Gesù Cristo... Oggi occorre una nuova evangelizzazione, così che ognuno possa udire, comprendere e credere nella misericordia di Dio destinata, in Cristo Gesù, a tutti i popoli” (EO 18).
Quell’“oggi” è l’“oggi” della Bibbia: “Se oggi udite la sua voce...”.
Oggi la Chiesa d’Oceania è chiamata ad ascoltare di nuovo l’invito di Gesù Cristo a seguire le sue orme, a proclamare la sua verità, a vivere la sua vita sotto la costellazione della Croce del Sud che illumina il cielo notturno sull’Oceania.
Quali sono le isole di umanità che riconosciamo nelle diocesi e nei paesi delle quattro Conferenze Episcopali che costituiscono la Federazione dei Vescovi Cattolici dell’Oceania?
La Conferenza Episcopale del Pacifico (CEPAC). Oltre il 30% della popolazione di questo vasto territorio è nata dopo il Sinodo per l’Oceania. Vediamo ovunque la vitalità dei giovani: per esempio, sono affluiti in massa alla Giornata Mondiale della Gioventù celebrata a Sidney nel 2008; alle celebrazioni annuali Téné in Nuova Caledonia, o, nei primi mesi di quest’anno, al festival della gioventù a Samoa; vediamo fiorire le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa per un’azione missionaria che va oltre i confini del territorio CEPAC. In questi giovani vediamo una sincera e talvolta dolorosa ricerca di senso e di spiritualità, mentre uniscono ai valori culturali tradizionali l’entusiasmo di quest’epoca tecnologica utilizzando i loro I-pod e smartphone. È difficile per loro resistere agli specchietti per le allodole di un’industria dell’intrattenimento tecnologico così aggressiva. La pubblicazione della CEPAC del Catechismo della Chiesa Cattolica e di YouCat in francese e in inglese è un valido strumento per la formazione dei giovani.
- In Nuova Zelanda abbiamo visto la vita cattolica acquisire una nuova vitalità attraverso un incremento della diversità etnica, come conseguenza della migrazione delle popolazioni. I gruppi più vasti provengono dalle isole del Pacifico e dalle Filippine, mentre i più piccoli, sebbene con un numero significativo di cattolici e catechumeni, dal Medio Oriente, dall’India, dalla Corea, dalla Cina e dal Sudan. Gente che porta con sé la fede e la spiritualità cattoliche, ma anche l’esperienza della guerra, della povertà e dello sfollamento che quella fede ha forgiato. La Nuova Zelanda ha sancito una solida alleanza biculturale fondata sul Trattato di Waitangi, sottoscritto dalla Corona inglese e dal popolo Maori nel 1840. Il trattato fornisce “il fondamento morale per la presenza di tutti gli altri popoli in Aotearoa-Nuova Zelanda” (dichiarazione della New Zealand Catholic Bishops Conference, Avvento, 1989).
- In Australia esiste un forte impegno nei confronti della società, che si esprime attraverso l’educazione per gli adulti e nuove forme di leadership laica in seno alla chiesa. L’Australia è il più avanzato dei paesi della federazione in termini di media e tecnologie. Ha generosamente condiviso questo vantaggio, per esempio, fornendo supporto alla radio cattolica delle isole Salomone; con la sua disponibilità a condividere le risorse elettroniche per l’evangelizzazione, per la formazione educativa e per la formazione pastorale. Negli ultimi due anni, la diocesi di Broken Bay ha offerto conferenze virtuali che sono state diffuse in tutto il mondo. Alla prima di esse, cui ho assistito da Wellington, Nuova Zelanda, sono rimasto affascinato dal vedere, grazie a un collegamento via satellite, gli anfitrioni australiani dare il benvenuto e dialogare con i partecipanti provenienti da diversi paesi del Pacifico, le Isole Salomone, le Filippine, l’India e perfino dal Canada e dal Regno Unito. Questa nuova tecnologia è un agente vitale della Nuova Evangelizzazione.
- Papua Nuova Guinea e le Isole Salomone sono all’avanguardia nella ricerca e nell’inculturazione concreta del Vangelo, seguendo il richiamo dell’esortazione post sinodale, Ecclesia in Oceania (16-17). Le loro culture rispecchiano i valori del Vangelo relativi alla sacralità della vita umana e all’ospitalità. Numerose congregazioni religiose internazionali - sia clericali che laiche - hanno impostato i loro programmi formativi in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone proprio perché gli studi superiori e la formazione interculturale vi sono diffusi. In quei paesi vi sono anche molte popolazioni che ascoltano il messaggio del Vangelo per la prima volta; per esempio, oltre 60 persone sono state battezzate nelle Isole Salomone, in occasione della Pasqua scorsa. 
In ciascuna delle quattro Conferenze, le nostre scuole cattoliche funzionano bene e si integrano con la vita parrocchiale. Le nostre scuole costituiscono il terreno fertile per la “nuova evangelizzazione”, poiché offrono la possibilità di reinserire le famiglie nella vita della Chiesa.
S. Pietro Chanel è riconosciuto come il Protomartire dell’Oceania e la sua intercessione è stata a lungo molto popolare. Due anni fa la canonizzazione di Santa Maria della Croce MacKillop ha riscosso enorme interesse in Australia e in tutto il Pacifico. L’interesse dei media è stato forte e la canonizzazione ha compiuto meraviglie per la Chiesa. Questi modelli di Santità continuano ad essere fonte di ispirazione, si vedano il Beato Peter To Rot di Papua Nuova Guinea, o il beato Pedro Calungsod di Guam, che sarà canonizzato durante questo sinodo, conosciuto come “il santo ragazzino”. In Nuova Zelanda stiamo aspettando notizie sulla causa di Suzanne Aubert. Questi esempi faranno per la nuova evangelizzazione più di quanto possiamo immaginare, visto l’interesse dei media che sanno catturare l’immaginazione delle persone. 
2. Tuttavia, queste “isole di umanità” sono costruite lungo una catena vulcanica di instabili placche tettoniche che di tanto in tanto esplodono in superficie come “isole di disumanità”.
- CEPAC: Tutti i paesi dell’area CEPAC sono ormai decolonizzati da ben 50 anni oppure hanno raggiunto una qualche forma di autogoverno, mentre altri stanno ancora lottando per trovare una modalità di governo che rifletta sia le loro peculiarità culturali, sia le istanze di una moderna democrazia, per esempio Fiji e Tonga. L’attuale e costante instabilità politica di tanto in tanto esplode in atti di violenza, talvolta con perdita di vite umane.Molti di questi paesi/diocesi sono seriamente colpiti dal cambiamento climatico, per esempio le isole Kiribati, Tuvalu, Tokelau, Rotuma, le Isole Cook Settentrionali e la Polinesia Orientale, situate a poca altezza sul livello del mare. “Il mare e la terra, l’acqua e il suolo... con il loro splendore e la loro bellezza” (EO, 6), sono gravemente minacciati e ancor più lo sono le persone che dipendono dai doni del mare e della terra. La preoccupazione della Chiesa nei confronti dei poveri e dei più fragili deve rivolgersi anche alle particolari esigenze di potenziali “profughi ambientali”.
In Nuova Zelanda riconosciamo che il saeculum “in cui convivono credenti e non credenti presenta qualcosa che li accomuna: l’umano” (IL 54). Il “Cortile dei gentili” è un luogo privilegiato di evangelizzazione. Questo è il lato buono della secolarizzazione. Tuttavia, un secolarismo aggressivo e l’incapacità di riconoscere la dignità trascendente della persona umana spesso blocca il dialogo con la società su questioni bioetiche e sociali molto rilevanti, come ad esempio l’eutanasia, l’aborto e la definizione del matrimonio. Questo secolarismo costituisce anche una sfida per il crescente numero di credenti di altre fedi che hanno fatto della Nuova Zelanda la loro casa: musulmani, indù, buddisti e sikh. Spesso provengono da un confronto molto più positivo con i cristiani nel proprio paese d’origine e sono scandalizzati per ciò che sperimentano in quello che ritenevano essere un “paese cristiano”.
- Papua Nuova Guinea e Isole Salomone. In una regione caratterizzata da così grande diversità etnica e sociale, ci sono gravi questioni di giustizia sociale: il crollo dei valori culturali tradizionali e la frammentazione sociale, l’alta incidenza dell’Aids-HIV, l’oppressione che nasce dalla povertà e dalla corruzione, le tensioni riguardanti l’accesso alle risorse naturali, la rapida urbanizzazione, il pronto ricorso alla violenza, le dispute di confine con l’Indonesia per la Papua Occidentale. La forza dell’inculturazione di cui abbiamo parlato verrà messa alla prova dalle risposte date in questi ambiti di giustizia sociale.
- Australia. Anche la vasta “terra meridionale dello Spirito Santo” deve affrontare grandi sfide nel compito della nuova evangelizzazione, nel dialogo con una società sempre più secolarizzata, nella riduzione del divario tra ricchi e poveri, nella promozione della dignità della popolazione indigena e dei richiedenti asilo, e nelle stesse questioni bioetiche e sociali che si prospettano alla Nuova Zelanda. L’Australia viene spesso devastata dagli incendi della boscaglia, con grandi perdite di vite e di beni; questi incendi sono uno degli effetti dei cambiamenti climatici. Sebbene su scala globale i disastri naturali in Oceania siano spesso limitati, hanno però un impatto immenso sulle nazioni più piccole e sulle economie fragili.
3. La nuova evangelizzazione nel presente contesto
L’Instrumentum laboris (78) ci ricorda i tre requisiti fondamentali per la Nuova Evangelizzazione:
- La capacità di discernere... nelle circostanze presenti, saldi nella convinzione che il Vangelo possa ancora essere proclamato...;
- la capacità di vivere la fede cristiana;
- e un chiaro ed esplicito legame con la Chiesa.
Questi requisiti sono una chiamata alla conversione nel contesto della Nuova Evangelizzazione in Oceania: “Oggi occorre una nuova evangelizzazione, così che ognuno possa udire, comprendere e credere nella misericordia di Dio destinata, in Cristo Gesù, a tutti i popoli” (EO 18).
a. “Evangelizzazione significa che dobbiamo parlare degli evangelizzatori”. La preparazione e la formazione permanente di tutti coloro che partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa deve essere la nostra priorità assoluta. Ciò implica riscoprire il dono della vocazione del Battesimo, incontrare Gesù Risorto nelle Scritture e nella comunità ecclesiale riunita intorno all’Eucaristia, un rinnovato impegno per la preghiera e la contemplazione, per gli studi biblici e per la lectio divina, per un generoso e coraggioso servizio della comunità alla Chiesa e alla società, nonché sostenere e promuovere la vita e i valori familiari.
b. Dobbiamo riappropriarci della tradizione kerigmatica cattolica di “annunciare la parola di Dio in ogni occasione opportuna e non opportuna”, riappropriarci della voce profetica della Chiesa, discernere i segni dei tempi che richiedono una nuova evangelizzazione, e impegnarci a proclamare e a vivere una risposta cristiana a questi segni dei tempi.
Con le parole di Ecclesia in Oceania, preghiamo affinché la Chiesa in Oceania “abbia la forza di seguire fedelmente la via di Gesù Cristo, di proclamare coraggiosamente la verità di Gesù Cristo, di vivere gioiosamente la vita di Gesù Cristo”.


INTERVENTI IN AULA (INIZIO)

 

 S. Em. R. Card. Angelo SODANO,
Decano del Collegio Cardinalizio (CITTÀ DEL VATICANO)


Quest' Assemblea è chiamata dal Papa ad approfondire un argomento, che tocca il cuore della nostra missione pastorale, in questo inizio del Terzo Millennio cristiano. Da parte sua, il Successore di Pietro ha già avviato uno studio approfondito al riguardo, come appare da numerosi suoi interventi. Una loro sintesi è già stata pubblicata nell'ultima parte del recente volume del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, con il titolo: “Enchiridion della nuova evangelizzazione” (Libreria Editrice Vaticana 2012).
In un recente discorso ad un gruppo di Vescovi francesi venuti a Roma in visita “ad Limina” il Papa ha detto poi espressamente: “Le sfide di una socità largamente secolarizzata invitano ormai a ricercarvi una risposta con coraggio ed ottimismo, proponendo con audacia e spirito d'inventiva la novità permanente del Vangelo” (L'Osservatore Romano, 22 settembre 2012).
“Con coraggio ed ottimismo”: è questo l'augurio che esprimo anche da parte mia a tutti i presenti, pur riconoscendo le grandi difficoltà esistenti nella presente situazione. Talora viene anche a noi la tentazione degli Apostoli, che sul lago di Galilea dicevano a Gesù per bocca di Simone: "Abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò la rete” (Lc 5,5). E venne la pesca miracolosa.
Certo, la nuova evangelizzazione, a cui ora siamo chiamati, non vuole essere soltanto uno slogan o una nuova tecnica, come accade oggi per la cosiddetta nuova alfabetizzazione, che vuole insegnare ad usare i metodi di comunicazione “on line”. Si tratta invece di un’evangelizzazione nuova nel senso indicatoci dagli ultimi Romani Pontefici, per affrontare le sfide che la Chiesa oggi trova dinnanzi a sé, vincendo ogni forma di scetticismo e confidando nell'aiuto del Signore. Del resto, questo è un tema sempre ricorrente nella storia della Chiesa, chiamata ad estrarre dal suo tesoro “nova et vetera” (Mt 13, 52), cose nuove e cose antiche. 
Certo ci troviamo di fronte a un'impresa grandiosa, che vede coinvolti cielo e terra, un'opera misteriosa per l’intervento preveniente e concomitante della grazia di Dio. La stessa formulazione della seconda parte del tema di questo Sinodo, e cioè la frase “per la trasmissione della fede”, non sembra del tutto adeguata, perché come ben sappiamo, la fede non si trasmette da parte nostra, provenendo essa dalla grazia di Dio, oltre che dalla decisione dell'uomo che accoglie tale dono. E appunto per invocare tale grazia la Chiesa sempre ci propone l’apostolato della preghiera accanto all'apostolato dell'azione.
Da parte mia, ho cercato di prepararmi a questa nostra Assemblea rileggendo attentamente, nei mesi scorsi, gli “Atti degli Apostoli”. Ivi già si vede chiaramente come l'opera evangelizzatrice della Chiesa era frutto di vari fattori, dalle parole e dalle iniziative pratiche degli Apostoli come dall'intervento continuo della grazia di Dio, che apriva i cuori all'accettazione della Buona Novella. Certo, lì vediamo che c'e Pietro che dopo la Pentecoste prende l'iniziativa e presenta con santo ardore Gesu di Nazareth come unico Salvatore (At, 2, 14 s.).
Devo però confessare che dopo la lettura consolante degli Atti degli Apostoli mi sono soffermato sul libro dell'Apocalisse e ho così riflettuto sulla realtà del male nel mondo, come sul mistero della libertà dell'uomo che, pur vedendo la luce, talora preferisce restare nelle tenebre. Ho voluto parimenti meditare sulle pagine dell' Apocalisse che ci descrivono la presenza devastante del Maligno nella storia umana. Però è sempre consolante leggere nella stessa Apocalisse come, alla fine, sia la potenza vittoriosa di Cristo a splendere su tutte le miserie umane. 
Vorrei ora concludere con un appello che mi sento di fare, non tanto come Decano del Collegio Cardinalizio, quanto come Decano, per anzianità, dei Vescovi qui presenti. È un appello affinché tutti portiamo avanti il nostro lavoro d'evangelizzazione con grande umiltà, sapendo che non siamo i primi a lavorare nella vigna del Signore né saremo gli ultimi. Non siamo i primi perché altri, per duemila anni, ci hanno preceduto in questo impegno pastorale. Non siamo nemmeno gli ultimi, perché altri verranno dopo di noi a portare avanti quest'opera, fino al termine della storia umana, quando avremo cieli nuovi e terra nuova (Ap 21, 1).



 S. E. R. Mons. Salvador PIÑEIRO GARCÍA-CALDERÓN,
Arcivescovo di Ayacucho,
Presidente della Conferenza Episcopale, Ordinario Militare per il Perù (PERÙ)


Durante il mio servizio sacerdotale, sono sempre stato parroco e ho scoperto che il luogo privilegiato per educare alla fede è la celebrazione della domenica, perché noi credenti ascoltiamo Gesù e celebriamo il trionfo della sua croce, per vivere il mandato dell’Amore. Ogni settimana impariamo parole e gesti del Maestro da vivere in famiglia, nel quartiere, sul luogo di lavoro e di studio.
La domenica, il giorno del Signore e della Chiesa, dobbiamo ringraziare, nel giorno eucaristico, il Padre buono e misericordioso che ci dà la vita ma soprattutto la fede in Cristo, la comunione con i fratelli, in particolare con i più bisognosi che ci attendono perché immersi nel dolore, nella povertà e nell’emarginazione.
Questo percorso settimanale viene inserito nel sistema pedagogico dell’Anno Liturgico che, ispirato al Vangelo di Giovanni (16, 28), ci fa rivolgere lo sguardo al Natale e alla Pasqua, preparandoli e celebrandoli nella gioia della salvezza.Un’accurata preparazione della liturgia e dei segni della celebrazione è la migliore catechesi per i fedeli; per questo, la proclamazione biblica e i canti devono condurci a una partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa (Sacrosanctum Concilium [SC], 11) che ci riempia di spirito per la missione. L’altare è il culmine e la fonte del lavoro ecclesiale (SC 10).
Occorre intensificare, nell’azione pastorale delle nostre diocesi e parrocchie, i gruppi liturgici che riflettano, preparino e animino questo luogo privilegiato di evangelizzazione.
Se la teologia diventa pastorale nella liturgia, dobbiamo curare la formazione dei sacerdoti e dei catechisti affinché approfondiscano i contenuti e promuovano metodologie specifiche per bambini e giovani.
Accanto alle celebrazioni ufficiali, c’è la religiosità popolare, molto accentuata tra i nostri popoli latinoamericani, attraverso la quale molti fedeli esprimono la propria gioia e desiderano rendere omaggio a Gesù Cristo, alla Vergine Maria e ai santi.
Attraverso Evangelii Nuntiandi, il magistero del Servo di Dio Paolo VI ci rivela il valore della pietà popolare; perciò, dobbiamo accompagnare questa ricerca di Dio, insistendo sulla catechesi e sui corsi, affinché questi appuntamenti rappresentino per le comunità un impegno di trasformazione sociale che contribuisca al benessere dei più bisognosi.
Non possiamo dimenticare la preghiera semplice delle grandi masse che, nei santuari e durante le feste popolari, esprimono la propria devozione e purtroppo si sentono poco accolti e poco accompagnati.



 S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO,
Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)


Al n. 115 dell'Instrumentum laboris leggiamo che "il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all'annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa". 
Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della "nuova stagione aggregativa dei fedeli laici", evidenziandone la stretta relazione con la "rinnovata Pentecoste" del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: "rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l'attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all'evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi". Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che "strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi". E in un'altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli "con molto amore". 
Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a "non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi". Si esige dunque una vera "conversione pastorale" dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema. 
Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l'antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L'evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di "saper fare", ma è innanzitutto una questione di "essere", essere cioè cristiani veri e autentici. 
D'altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all'apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle "tre leggi della nuova evangelizzazione" che l'allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la "legge dell’espropriazione", ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che "evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere", cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la "legge del granellino di senapa", cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un'attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell'opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza "legge" è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell'efficacia dell'impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.

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