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Sinodo dei vescovi: secondo giorno

602-0-20121010 051039 0C0F81D9Martedì 9 ottobre 2012, alla presenza del Santo Padre, con il canto dell’Ora Terza, ha avuto luogo la Terza Congregazione Generale, per la continuazione degli interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema sinodale «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». In apertura di Congregazione il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, Arcivescovo Tit. di Cibale (CITTÀ DEL VATICANO), ha assicurato la viva partecipazione in preghiera del Santo Padre, dei Padri Sinodali e degli altri Partecipanti al dramma che stanno vivendo i cittadini della Siria, auspicando una soluzione giusta e pacifica del conflitto. Nel corso della Congregazione sono intervenuti un Delegato Fraterno e un Invitato Speciale. 

Presidente Delegato di turno S. Em. R. Card. Francisco ROBLES ORTEGA, Arcivescovo di Guadalajara (MESSICO). A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.30 con la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 259 Padri, dei quali 142 partecipano per la prima volta ad un’Assemblea sinodale.

 

SOMMARIO


TERZA CONGREGAZIONE GENERALE
(MARTEDÌ, 9 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)


- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

S. E. R. Mons. José Horacio GÓMEZ, Arcivescovo di Los Angeles (STATI UNITI D'AMERICA)
S. E. R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Arcivescovo di Manila (FILIPPINE)
S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA, Arcivescovo titolare di Voghenza, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)
S. Em. R. Card. Giuseppe BETORI, Arcivescovo di Firenze (ITALIA)
S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN, Arcivescovo di New York, Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
S. Em. R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica (CITTÀ DEL VATICANO)
S. E. R. Mons. John CORRIVEAU, O.F.M. Cap., Vescovo di Nelson (CANADA)
S. E. R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Arcivescovo emerito di Regensburg, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CITTÀ DEL VATICANO)
S. E. R. Mons. Jan BAXANT, Vescovo di Litoměřice (REPUBBLICA CECA)
S. E. R. Mons. Alonso Gerardo GARZA TREVIÑO, Vescovo di Piedras Negras (MESSICO)
S. E. R. Mons. Gerald Frederick KICANAS, Vescovo di Tucson (STATI UNITI D'AMERICA)
S. E. R. Mons. Gustavo GARCÍA-SILLER, M.Sp.S., Arcivescovo di San Antonio (STATI UNITI D'AMERICA)
S. E. R. Mons. Alberto Francisco María SANGUINETTI MONTERO, Vescovo di Canelones (URUGUAY)
S. E. R. Mons. Nicolas DJOMO LOLA, Vescovo di Tshumbe, Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
S. E. R. Mons. Socrates B. VILLEGAS, Arcivescovo di Lingayen-Dagupan (FILIPPINE)
S. E. R. Mons. Joseph Edward KURTZ, Arcivescovo di Louisville, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
S. E. R. Mons. Rogelio CABRERA LÓPEZ, Arcivescovo di Monterrey (MESSICO)
S. E. R. Mons. Carlos María FRANZINI, Vescovo di Rafaela (ARGENTINA)
S. E. R. Mons. Antonio ARREGUI YARZA, Arcivescovo di Guayaquil, Presidente della Conferenza Episcopale (ECUADOR)
S. B. R. Nerses Bedros XIX TARMOUNI, Patriarca di Cilicia degli Armeni, Capo del Sinodo della Chiesa Armena Cattolica (LIBANO)
S. E. R. Mons. Fabio SUESCÚN MUTIS, Ordinario Militare di Colombia (COLOMBIA)
S. E. R. Mons. José Elías RAUDA GUTIÉRREZ, O.F.M., Vescovo di San Vicente (EL SALVADOR)
S. E. R. Mons. Dionisio LACHOVICZ, O.S.B.M., Vescovo titolare di Egnazia, Visitatore Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Italia e Spagna (ITALIA)
S. E. R. Mons. Catalino Claudio GIMÉNEZ MEDINA, dei Padri di Schönstatt, Vescovo di Caacupé, Presidente della Conferenza Episcopale (PARAGUAY)
S. E. R. Mons. Claude DAGENS, Arcivescovo di Angoulême (FRANCIA)
AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (I)
INTERVENTO DELL’INVITATO SPECIALE DOTT. LAMAR VEST, PRESIDENTE DELL'AMERICAN BIBLE SOCIETY (STATI UNITI D'AMERICA)


QUARTA CONGREGAZIONE GENERALE
(MARTEDÌ, 9 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)

 

- VOTAZIONE DELLA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO

INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

S. E. R. Mons. José Luis CHÁVEZ BOTELLO, Arcivescovo di Antequera (MESSICO)
S. E. R. Mons. Milton Luis TRÓCCOLI CEBEDIO, Vescovo titolare di Munaziana, Ausiliare di Montevideo (URUGUAY)
S. E. R. Mons. Mario Alberto MOLINA PALMA, O.A.R., Arcivescovo di Los Altos (GUATEMALA)
S. E. R. Mons. André LÉONARD, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, Presidente della Conferenza Episcopale (BELGIO)
S. E. R. Mons. Gervas ROZARIO, Vescovo di Rajshahi (BANGLADESH)
S. E. R. Mons. José Rafael QUIRÓS QUIRÓS, Vescovo di Limón (COSTA RICA)
S. Em. R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
S. E. R. Mons. Yves PATENÔTRE, Arcivescovo di Sens (FRANCIA)
S. E. R. Mons. Timothy John COSTELLOE, S.D.B., Arcivescovo di Perth (AUSTRALIA)


RELAZIONE SULL’ATTUAZIONE DELLA “VERBUM DOMINI”



INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)


Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:

S. E. R. Mons. José Horacio GÓMEZ, Arcivescovo di Los Angeles (STATI UNITI D'AMERICA)


La globalizzazione è uno dei “segni” dei nostri tempi. Il processo di globalizzazione è economico e finanziario. Tuttavia, la globalizzazione è anche sociale e culturale, come spiegano i Lineamenta (n. 6). In ogni parte del mondo, i percorsi delle migrazioni di massa hanno prodotto nuovi incontri e nuove “mescolanze” di culture.L’incontro intenso tra le culture pone una sfida alla nuova evangelizzazione della Chiesa. Anzitutto esige che la Chiesa protegga le popolazioni immigrate dall’emarginazione e dallo sfruttamento. La Chiesa deve essere sempre un segno nel mondo del fatto che Dio è con noi e che ai suoi occhi amorevoli nessuno è straniero e siamo tutti fratelli e sorelle.
In senso positivo, la globalizzazione ci offre un momento provvidenziale per portare avanti la missione della Chiesa di trasformare l’umanità in un’unica famiglia di Dio. L’evangelizzazione, in questo tempo di globalizzazione, ci invita a proclamare nuovamente il mistero della Chiesa quale famiglia universale di Dio.
Nella nuova evangelizzazione, la Chiesa deve essere il “sacramento” - segno e strumento - per mezzo del quale la famiglia universale di Dio si concretizza nella storia. L’era della globalizzazione ci invita anche ad attingere alle nostre ricche tradizioni di pietà popolare e di spiritualità nell’opera di evangelizzazione.
Le nostre tradizioni di pietà popolare costituiscono un ricco tesoro spirituale, che fa parte della buona novella da proporre agli uomini e alle donne per portarli a partecipare al suo Corpo e al suo Sangue e quindi alla vita divina.
In questa epoca di globalizzazione, i campi del mondo sono maturi per un raccolto di fede.
Siamo “chiamati a essere santi” e la nostra missione è quella di usare i mezzi della grazia per santificare e rendere santi, per aiutare gli uomini e le donne del presente a trovare il cammino verso la santità nella loro vita quotidiana.
La sfida pastorale della nuova evangelizzazione è di “situare” questa chiamata universale alla santità nelle realtà del nostro mondo “globalizzato”. Dobbiamo trovare nuovi metodi e nuove vie per aiutare gli uomini e le donne d’oggi a praticare la fede in questa cultura globalizzata. Dobbiamo comprendere meglio l’impatto che questa cultura ha sulla nostra identità e sulla nostra pratica cattolica.
Dobbiamo trovare il “linguaggio” per presentare al meglio i mezzi tradizionali di santificazione (i sacramenti, la preghiera, le opere di carità), in un modo che sia attraente e accessibile per le persone che vivono nella realtà di una società globalizzata, urbana e secolarizzata.
Con il nostro ricco tesoro di spiritualità cattoliche - tratte dall’inculturazione del Vangelo in “ogni nazione che è sotto il cielo” -, e con la nostra buona novella del “progetto di famiglia” voluto da Dio per la storia, disponiamo di risorse potenti per evangelizzare la cultura nel contesto della globalizzazione e della crescente secolarizzazione nelle nostre società.


S. E. R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Arcivescovo di Manila (FILIPPINE)

Una ragazza ha chiesto: “Siamo noi giovani che ci siamo persi o è la Chiesa ad averci perduti?”. La sua domanda esprime il desiderio di una Chiesa in cui Gesù possa trovarla e i cui lei possa trovare lui. Ma per poter essere lo “spazio” per un incontro di fede con il Signore, la Chiesa deve imparare di nuovo da Gesù, nel quale incontriamo Dio.
La Chiesa deve imparare l’umiltà da Gesù. La forza e la potenza di Dio appaiono nello svuotamento di sé del Figlio, nell’amore che viene crocifisso ma che salva davvero perché viene svuotato di sé per gli altri.
La Chiesa è chiamata a imitare il rispetto di Gesù per ogni persona umana. Egli ha difeso la dignità di tutti, in particolare di quanti sono trascurati e disprezzati dal mondo. Amando i suoi nemici, egli ha affermato la loro dignità.
La Chiesa deve scoprire la forza del silenzio. Confrontata con il dolore, con i dubbi e con le incertezze delle persone, non può fingere di offrire soluzioni semplici. In Gesù il silenzio diventa la via dell’ascolto attento, della compassione e della preghiera. È la via verso la verità.
Le società in apparenza indifferenti e prive di obiettivi del presente stanno davvero cercando Dio. L’umiltà, il rispetto e il silenzio della Chiesa potrebbero rivelare in modo più chiaro il volto di Dio in Gesù. Il mondo trae gioia dal semplice fatto che testimoniamo Gesù, mite e umile di cuore.


S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA, Arcivescovo titolare di Voghenza, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)

La nuova evangelizzazione si presenta come un progetto pastorale che impegnerà la Chiesa nei prossimi decenni. E' urgente che prima del “fare” si possa ritrovare il fondamento del nostro “essere” cristiani in modo che la NE non sia sperimentata come un' aggiunta in un momento di crisi, ma come la costante missione della Chiesa. Si deve coniugare esigenza di unita, per andare oltre la frammentarietà, con la ricchezza delle tradizioni ecclesiali e culturali. Unità di un progetto pastorale, non equivale a uniformità di realizzazione; indica, piuttosto, l'esigenza di un linguaggio comune e di segni partecipati che fanno emergere il cammino di tutta la Chiesa più che l'originalità di una esperienza particolare. Si deve motivare perchè in un periodo di transizione epocale come il nostro, segnato da una crisi generale, è richiesto a noi oggi di vivere in modo straordinario la nostra ordinaria vita ecclesiale. Dobbiamo saper presentare la novità che Gesù Cristo e la Chiesa rappresentano nella vita delle persone. L'uomo di oggi, invece, non percepisce più l'assenza di Dio come una mancanza per la propria vita. L'ignoranza dei contenuti basilari della fede si coniuga con una forma di presunzione che non ha precedenti. In che modo si puo esprimere la novità di Gesù Cristo in un mondo impregnato di sola cultura scientifica, modellato sulla superficialità di contenuti effimeri, e insensibile alla proposta della Chiesa? Annunciare il Vangelo equivale a cambiare vita; ma l'uomo di oggi sembra legato a questo tipo di vita di cui si sente il padrone perchè decide quando, come e chi deve nascere e morire. Le nostre comunità, forse, non presentano più i tratti che consentono di riconoscerci come portatori di una bella notizia che trasforma. Esse appaiono stanche, ripetitive di formule obsolete che non comunicano la gioia dell'incontro con Cristo e sono incerte sul cammino da intraprendere. Ci siamo rinchiusi in noi stessi, mostriamo un'autosufficienza che impedisce di accostarci come una comunità viva e feconda che genera vocazioni, tanto abbiamo burocratizzato la vita di fede e sacramentale. In una parola, non si sa più che essere battezzati equivale a essere evangelizzatori. Incapaci di essere propositivi del Vangelo, deboli nella certezza della verità che salva, e cauti nel parlare perchè oppressi dal controllo del linguaggio, abbiamo perso credibilità e rischiamo di rendere vana la Pentecoste. Non ci serve in questo momento la nostalgia per i tempi passati ne l'utopia per inseguire sogni; piuttosto, un'analisi lucida che non nasconde le difficoltà e neppure il grande entusiasmo di tutte le esperienze che in questi anni hanno permesso di attuare la NE.



S. Em. R. Card. Giuseppe BETORI, Arcivescovo di Firenze (ITALIA)

Come Gesù fu attento conoscitore della vita del suo tempo, così oggi la Chiesa deve volgersi alla cultura contemporanea, certa che nulla può resistere alla potenza risanante del Vangelo. Lo mostra la vicenda della Chiesa nel mondo antico, come anche l'ispirazione di fede che animò il rinnovamento della cultura tra la fine del medioevo e l'inizio dell'era moderna. Si tratta di ascoltare e comprendere il mondo, senza alcuna sudditanza: la parola di Dio giudica il mondo. 
Basilio Magno - riferendosi al coltivatore di sicomori, che rende commestibile il frutto incidendolo prima di coglierlo - leggeva l'incontro tra la fede e la cultura al suo tempo come una incisione che rendeva questa sana, valida. A Basilio fece riferimento l'allora card. Joseph Ratzinger, che commentò: "L'evangelizzazione non è un semplice adattarsi alla cultura, ovvero un rivestirsi con elementi della cultura nel senso di un concetto superficiale di inculturazione [...] No, il Vangelo è un taglio - una purificazione, che diviene maturazione e risanamento”. Il taglio è dato proprio dall'intima essenza della fede, dai suoi misteri, da cui il pensiero umano ha tratto alimento per sostanziali sviluppi.
Evangelizzare richiede di promuovere consapevolezza e accoglienza delle culture d'oggi, un atteggiamento disponile a cui però unire coraggio e fedeltà nel mostrare la forza risanante della parola della fede per un vero umanesimo.
Una strada significativa di questo rapporto tra fede e cultura è quella della bellezza e quindi dell'arte che ne è la matrice umana.


S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN, Arcivescovo di New York, Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)

Il grande predicatore americano, il Venerabile Arcivescovo Fulton J. Sheen, ha osservato “la prima parola di Gesù è stata ‘venite’; l’ultima parola di Gesù è stata ‘andate’”
La Nuova Evangelizzazione ci ricorda che gli autentici operatori di evangelizzazione devono prima essere evangelizzati.
San Bernardo ha detto, “se volete essere un canale, dovete prima essere un serbatoio”.
Perciò credo che il sacramento più importante della Nuova Evangelizzazione sia il sacramento della penitenza, e ringrazio Papa Benedetto per avercelo ricordato.
Sì, i sacramenti dell’iniziazione... Battesimo, Confermazione, Eucaristia... obbligano, sfidano e forniscono del necessario gli operatori dell’evangelizzazione.
Ma il sacramento della riconciliazione evangelizza gli evangelizzatori, perché ci mette sacramentalmente in contatto con Gesù che ci chiama alla conversione del cuore e ci ispira ad accogliere il suo invito a pentirsi.
Il Concilio Vaticano II ha fatto appello a un rinnovamento del sacramento della penitenza, purtroppo e con tristezza quello che abbiamo ottenuto invece è stata la sparizione del sacramento.
Così ci siamo impegnati a chiedere la riforma delle strutture, dei sistemi, delle istituzioni, della gente diversa da noi. Sì, questo è positivo.
Ma la risposta alla domanda “cosa c’è di sbagliato nel mondo?” non è la politica, l’economia, il secolarismo, l’inquinamento, il riscaldamento globale... no. Come scrisse Chesterton “La risposta alla domanda ‘cosa c’è di sbagliato nel mondo?’sono due parole: sono io”.
Sono io! Ammetterlo porta alla conversione del cuore e alla penitenza, fulcro dell’invito evangelico. Ciò accade nel sacramento della penitenza.
È questo il sacramento della Nuova Evangelizzazione.


S. Em. R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica (CITTÀ DEL VATICANO)

Si deve porre seriamente la domanda: perchè il costante aumento del numero delle nostre istituzioni educative è accompagnato da una crescente crisi della fede? Che cosa le rende così poco efficaci nel risvegliare la fede e nel campo dell’evangelizzazione? Vorrei prospettare al riguardo tre accorgimenti, che pur non avendo carattere di novità, richiedono di essere di nuovo presentati, seriamente pensati e forse seguiti da ulteriori approfondimenti.
Ho letto il seguente significativo giudizio di un laico circa un sacerdote: “Egli è molto forte in caatechesi e omelie, ma non altrettanto forte in evangelizzazione [...] Egli sa veramente molto su Dio, ma non sono sicuro se egli conosca Dio abbastanza. Sembra che non abbia una sufficiente esperienza di Gesù”. Per rafforzare la propria fede, per conoscere Dio e per essere strumento efficace di evangelizzazione non basta lo studio, la conoscenza intellettuale, ma è necessario un vivo contatto personale con Dio. Se questa consapevolezza diventasse veramente vita, certamente le nostre istituzioni educative, soprattutto di studi superiori, ma anche le scuole, sarebbero più coscienti del loro compito di evangelizzazione e sarebbero importanti strumenti nella sua realizzazione.
Nonostante ci siano al riguardo le indicazioni del Concilio Vaticano II e del Magistero postconciliare, e che la questione sia stata trattata nel recente documento della Commissione Teologica Internazionale (La Teologia oggi: Prospettive, Principi e Criteri, 29 XI 2011, n. 37-44), rimane ancora nella prassi poca chiarezza circa la relazione fra il ruolo della teologia e del Magistero della Chiesa. Gesù non ha lasciato la nostra comprensione della Sacra Scrittura e della Tradizione in balia delle diverse opinioni, che evidentemente possono essere anche molto divergenti e stravaganti, nonché seminare continuamente incertezza e confusione, ma ci ha lasciato il grande tesoro del Magistero, “la cui autorità viene esercitata a nome di Gesù Cristo [...] con l’assistenza dello Spirito Santo” (Dei verbum, 10b). Questo ovviamente non diminuisce il ruolo e la creatività dei teologi, ma li responsabilizza. Comunque, il ruolo dei teologi nell’opera dell’evangelizzazione viene spesso vanificato perché manca la consapevolezza dell’importanza vitale del Magistero.
Il piu grande ostacolo per diventare teologo (o pastore) costruttivo, e quindi efficace nella prospettiva della nuova evangelizzazione, è senza alcun dubbio la superbia con il suo alleato naturale: l'egoismo. La mania di diventare grande, originale, importante, riduce non pochi ad essere “pastori che pascono se stessi e non il gregge” (cf Ez 34, 8; cf. Sant’Agostino, Discorso sui pastori), in realtà diventando poco rilevanti nel Regno dei Cieli, controproducenti per la crescita della Chiesa e per l’evangelizzazione. Siccome in ognuno di noi, dopo il peccato originale, c’è una dose di superbia, dobbiamo costantemente fare in questa materia un solido esame di coscienza e, ai piedi: della croce, imparare l’umilta e l’amore autentico.
Tutti e tre gli accorgimenti rilevano l'importanza della conversione di noi stessi per poter avvicinare gli altri a Cristo e arricchirli con i tesori del Vangelo.


S. E. R. Mons. John CORRIVEAU, O.F.M. Cap., Vescovo di Nelson (CANADA)

Papa Giovanni Paolo II insegna che la comunione è la missione e la risposta profetica della Chiesa all’individualismo del nostro tempo. Sottolinea che la Chiesa compirà la sua missione solo se promuoverà una spiritualità di comunione (MI n. 43). La spiritualità di comunione è profondamente trinitaria. Quando l’amore trinitario si è effuso sul mondo per mezzo dell’incarnazion­e, alla famiglia umana è stata rivelata una nuova e vitale forza di relazione, di unità. L’invito alla comunione è più che uno slogan. È la conversione del cuore.
Nel grande impulso missionario della Chiesa del diciannovesimo e dell’inizio del ventesimo secolo c’era grande coerenza tra la comprensione di sé della Chiesa e la spiritualità che la esprimeva. La Chiesa si descriveva come “società perfetta che conduce le anime a Dio”. Ciò ha trovato espressione nella spiritualità ascetica, una spiritualità di perfezione personale. Ha dato vita a una schiera di congregazioni religiose apostoliche e di movimenti ecclesiali che hanno portato il Vangelo in tutto il mondo.
La spiritualità di comunione deve suscitare un rinnovamento analogo nella Chiesa, dando vita a congregazioni religiose e movimenti ecclesiali. Anche i movimenti ecclesiali e le congregazioni religiose esistenti devono rinnovare la loro spiritualità e la loro missione alla luce dell’identita comune della Chiesa. I ministri e gli operatori di pastorale, come anche i movimenti ecclesiali e le congregazioni religiose, con la spiritualità formata e ravvivata dal Mistero della Santissima Trinità, apriranno nuovi cammini per il dialogo con il mondo secolarizzato, dando un importante contributo alla nuova evangelizzazione.


S. E. R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Arcivescovo emerito di Regensburg, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CITTÀ DEL VATICANO)

Tutti noi viviamo in un mondo che quotidianamente si nutre di "novità". Le mille novità ci interpellano su cosa sia davvero la novità. II mondo di oggi, frastornato da mille cambiamenti, è infatti privo di novità perche prigioniero di un pensiero debole, ed è sempre alla ricerca di emozioni perchè ingombrato da mille cose che non lo soddisfano veramente. Si pone pertanto la grande domanda: dove sta davvero la novità? Al riguardo, risuonano sempre attuali le parole di sant'Ireneo di Lione: Cristo "ha portato ogni novita, portando se stesso" (Adversus haereses, IV, 34, 1). In Lui è concentrata ogni novita. 
La nuova evangelizzazione richiede di superare certi dibattiti intra-ecclesiali in cui, da tanti anni, si ripropongono sempre gli stessi temi, e di riproporre invece la fede cristiana nella sua pienezza e perenne novità. In questa pienezza e novità trova consistenza e forza di comunione la collegialita tra i Vescovi, la quale non può però divenire pretesto per un'autonomia mal intesa. II Concilio Vaticano II insegna che il Signore, "affinche lo stesso episcopato fosse uno e indiviso prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabili il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione" (LG 18). La nuova evangelizzazione esige di attingere a questa comunione ed avrà efficacia solo se fondata sull'unità dei Vescovi con il Successore di Pietro e tra loro. Questa unità è la pietra angolare su cui il Signore edifica la sua Chiesa. 
Nello stare di nuovo davanti a Cristo, noi attingiamo a quella novità di vita, che è in grado di cambiarci nel profondo. Si tratta, infatti, di rinnovare la fede nei nostri cuori, di "risvegliare la Chiesa nelle anime" (R. Guardini). Solo se rinnovati, saremo nuovi evangelizzatori. Da Cristo risorto nasce la Chiesa come sacramento della sua presenza e dell'unità con Dio e fra gli uomini (cf. LG 1). Da lui proviene la fede della Chiesa: una fede sempre nuova benché si nutra, in ogni tempo, dei medesimi doni. Radicati in Cristo e nella Chiesa, ci appoggiamo alla fede di Pietro, attorno a cui troviamo quella solida unità che non viene da noi e che non viene mai meno (cf. UR 4). A questa unità tutti noi apparteniamo. Questa unità vogliamo servire "perchè il mondo creda" (Gv 17,21). 


S. E. R. Mons. Jan BAXANT, Vescovo di Litoměřice (REPUBBLICA CECA)

La nuova evangelizzazione è per la Repubblica Ceca una felice soluzione e un’occasione. Per lunghi decenni di regime comunista non si e detto di Cristo niente di positivo e neanche si poteva sentirne parlare.
Tre fenomeni dall’ambiente ceco - moravo:
Siamo alla ricerca di nuovi evangelizzatori, fedeli e coerenti seguaci di Cristo per la nuova evangelizzazione.
Le radici cristiane non sono estirpate del tutto. Quelli che vivono nella prossimita delle belle arti cristiane non possono non percepirle ma anzi chiedono risposte alle domande, ad esempio: "Perche i nostri antenati hanno costruito tutto questa con tanta diligenza?"
Nel nastro ambiente pastorale ceco - moravo si moltiplicano varie istituzioni di scuola statali ed ecclesiali, università ed istituti scientifici. È interessante che in queste istituzioni si sveglia l'interesse per i valori spirituali e per lo studio di essi.
Per questi casi non e necessario che subito debbano essere molti evangelizzatori. Devono essere però evangelizzatori ardenti di zelo per incendiare gli altri.


S. E. R. Mons. Alonso Gerardo GARZA TREVIÑO, Vescovo di Piedras Negras (MESSICO)

Così come molti paesi hanno tratto vantaggio dalla presenza di persone arrivate da altri luoghi, anche la Chiesa si nutre in modo significativo della testimonianza e dell’opera evangelizzatrice di molti di loro, impegnati nel mandato missionario: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).
Di fronte ai rischi e alle minacce della fede professata dalle persone che emigrano, è importante che la Chiesa offra il sostegno necessario attraverso una pastorale che li coinvolga insieme alle loro famiglie; occorre anche ricordare loro i propri doveri essenziali come cellula viva della società e Chiesa domestica.
La Chiesa non solo li deve assistere tramite una Pastorale per l’Immigrazione con una visione assistenziale e di promozione umana, ma deve soprattutto coinvolgere gli immigrati nell’attività ecclesiale.
Noi tutti, membri della Chiesa, dobbiamo vedere nel fenomeno dell’immigrazione un invito a vivere il valore evangelico della fraternità.


S. E. R. Mons. Gerald Frederick KICANAS, Vescovo di Tucson (STATI UNITI D'AMERICA)

Inestricabilmente legati alla nostra predicazione del Vangelo di salvezza, i nostri atti di amore e di giustizia sono una chiamata evangelica profetica. La condivisione e l’azione basate sulla dottrina sociale della Chiesa avvicinano le persone a Cristo.
Spingeremo i cuori a vedere Cristo quando, in questo Anno della Fede, dimostreremo tutti la nostra fede di cattolici, con rinnovata energia a favore della carità e della giustizia a casa nostra e nel mondo. La gente si meraviglierà dello Spirito di Cristo che ci animerà quando ci schiereremo a favore della vita, della dignità e dei diritti dei “più piccoli tra questi”.
Questo Sinodo può affermare con forza e in modo inequivocabile che la giustizia e la carità sono al centro dell’opera di evangelizzazione.


S. E. R. Mons. Gustavo GARCÍA-SILLER, M.Sp.S., Arcivescovo di San Antonio (STATI UNITI D'AMERICA)

Viviamo in un mondo di grandi promesse, ma anche di grandi bisogni, talvolta caratterizzato dall’oscurità. Mentre la Chiesa cerca di rispondere alla situazione del nostro mondo e di evangelizzare in modi nuovi, dobbiamo anche renderci conto che siamo una Chiesa con delle difficoltà. La realtà del mondo attuale esige una nuova effusione dello Spirito Santo. I nostri pontefici ci hanno esortato a ricordare che “l'evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione dello Spirito Santo” (Evangelii nuntiandi, n. 75). Abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste, affinché la salvezza di Gesù Cristo possa raggiungere il mondo intero e trasformarlo, affinché la Chiesa possa essere rinnovata e la santità prosperare in essa, e infine, affinché noi cristiani procediamo con la nuova evangelizzazione. Perché questo Anno della Fede produca la nuova Pentecoste di cui abbiamo bisogno, propongo, fratelli vescovi, che questo Sinodo chieda umilmente al Santo Padre di consacrare il mondo allo Spirito Santo.


S. E. R. Mons. Alberto Francisco María SANGUINETTI MONTERO, Vescovo di Canelones (URUGUAY)

Dal modo di celebrare i sacramenti dell’Iniziazione cristiana dipenderà il volto futuro del cristianesimo in Occidente (Instrumentum laboris 131, Lineamenta 18). Non è corretto affermare che la differenziazione delle pratiche, che pospone il sacramento della Cresima a quello dell’Eucaristia, sia di ordine meramente pastorale e non dogmatico (IL 136). Al contrario, l’ordine dei sacramenti Battesimo - Cresima - Eucaristia proviene dalla tradizione autentica d’Oriente e d’Occidente. Questo dato dogmatico deve guidare tutta la pastorale.
Con il Battesimo e la Cresima entriamo a far parte della Nuova Alleanza per la partecipazione alla morte e alla glorificazione di Gesù Cristo e l’effusione escatologica dello Spirito Santo. Ciò deriva dalle missioni delle Persone Divine e, infine, dalle Processioni Trinitarie. La Messa è l’attualizzazione del sacrificio glorioso di Cristo e della discesa dello Spirito. Per questo, la comunione eucaristica è il culmine di tutta l’iniziazione cristiana nonché la sua rinnovata attualizzazione. 
Altera l’economia sacramentale il dare la Prima Comunione al battezzato non confermato, che non è pienamente iniziato. Rappresenta una violenza amministrare sistematicamente la Cresima dopo la Prima Comunione. La Cresima deve seguire il Battesimo e precedere la Prima Comunione.


S. E. R. Mons. Nicolas DJOMO LOLA, Vescovo di Tshumbe, Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Intervengo a nome della Conferenza Episcopale Nazionale della Repubblica Democratica del Congo (CENCO). Il mio intervento fa riferimento al numero 94 dell’Instrumentum laboris.
Nel corso degli ultimi decenni, la Chiesa nella Repubblica Democratica del Congo ha sentito la necessità e l’urgenza di procedere a quella che definisce una “evangelizzazione in profondità”.
Il nostro contesto, come quello di altri paesi africani, è stato e continua ad essere dominato da guerre e violenze, con le loro conseguenze disastrose sull’uomo e sulla società. Le guerre e le violenze hanno distrutto la vita sociale e le persone a livello sia psicologico, sia morale e spirituale. Cristiani e non, indeboliti, disorientati e angosciati, si mettono alla ricerca di soluzioni facili. Le trovano, ritornando ancora una volta alla fede nella stregoneria, alle sette e alle chiese cosiddette del risveglio. Queste, nel loro modo di proporre il Vangelo, privilegiano la lotta contro gli spiriti maligni, spesso identificati con i membri stretti della famiglia. Ciò distrugge, ancora di più, le relazioni familiari.
Considerando le sfide appena citate, basandoci sull’esperienza della Chiesa famiglia di Dio nella Repubblica Democratica del Congo, suggeriamo:
- di insistere su un nuovo dinamismo dell’esperienza delle Comunità ecclesiali di base vive quali luoghi in cui acuire il senso ecclesiale, da sperimentare in una comunità su scala umana, che si preoccupi di una fede ravvivata, della carità e della speranza, che celebri e preghi;
- di ricordare l’importanza dell’evangelizzazione come processo di educazione e di formazione costante nella fede, mettendo alla portata delle persone evangelizzate la Parola di Dio grazie alla lectio divina, spesso menzionata dal Santo Padre. Occorre mettere l’accento sulla dimensione esperienziale della fede, come incontro personale con Cristo attraverso la preghiera, la vita sacramentale e un’esistenza impegnata al servizio degli altri;
- di prestare una maggiore attenzione alla pastorale familiare. La famiglia è il luogo in cui si forgia l’avvenire dell’umanità e si concretizza la frontiera decisiva della nuova evangelizzazione. La famiglia deve essere trasfigurata dalla Buona Novella di Cristo; deve tornare a essere il luogo in cui si impara a conoscere il cammino della fratellanza, dell’amore, dell’umanità autentica, al di là di qualsiasi confine tra tribù e popoli.
- di ricordare l’impellente necessità di formare, educare e accompagnare i giovani. Nella prospettiva di una nuova evangelizzazione, si deve poter sviluppare una catechesi capace di orientare i giovani verso l’incontro personale e intimo con Cristo. Così formati e rafforzati dal Vangelo, i giovani potranno contribuire in misura rilevante all’emergere di un’Africa pacificata, giusta, sicura e prospera. 


S. E. R. Mons. Socrates B. VILLEGAS, Arcivescovo di Lingayen-Dagupan (FILIPPINE)

Perché in alcune parti del mondo ci sono una forte ondata di secolarizzazione, una tempesta di antipatia o pura e semplice indifferenza verso la Chiesa che richiedono nuovi programmi di evangelizzazione?.
La nuova evangelizzazione richiede nuova umiltà. Il Vangelo non può prosperare nell’orgoglio. Quando l’orgoglio penetra nel cuore della Chiesa, la proclamazione del Vangelo ne riceve un danno. Il compito della nuova evangelizzazione deve iniziare con un profondo senso di rispetto e di riverenza per l’umanità e per la sua cultura. L’evangelizzazione è stata ferita e continua ad essere ostacolata dall’arroganza dei suoi agenti. La gerarchia deve evitare l’arroganza, l’ipocrisia e il settarismo. Dobbiamo punire quanti tra noi sbagliano, invece di nascondere gli errori. Siamo tutti umani nel nostro gregge umano. Dobbiamo a Dio tutta la nostra bellezza e santità. Questa umiltà ci renderà nuovi evangelizzatori, più credibili. La nostra missione è di proporre umilmente e non di imporre con orgoglio.
In secondo luogo, la nuova evangelizzazione deve essere portata avanti da nuovi santi e noi dobbiamo essere questi santi. La grande povertà del mondo attuale è la povertà di santi. Sia che veniamo da paesi sviluppati, sia che veniamo dal Terzo Mondo, tutti cercano modelli dai quali trarre ispirazione e da imitare. I nostri giovani hanno bisogno di modelli che li ispirino. Hanno bisogno di eroi viventi che accendano i loro cuori e li spingano a conoscere Gesù e ad amarlo di più. La nostra esperienza nel Terzo Mondo m’insegna che il Vangelo può essere predicato a chi ha lo stomaco vuoto, ma solo se lo stomaco di chi predica è vuoto come quello dei suoi parrocchiani.
Infine, la nuova evangelizzazione deve essere un appello a una nuova carità. Saremo portatori credibili della gioia del Vangelo solo se la proclamazione sarà accompagnata dall’inscindibile messaggio della carità. La carità di Gesù è il dono di sé. La carità della nuova evangelizzazione deve essere il dono di Gesù.
La nuova evangelizzazione ha bisogno di una nuova umiltà, di un rinnovamento nella santità e di un nuovo volto di carità per essere credibile e feconda.


S. E. R. Mons. Joseph Edward KURTZ, Arcivescovo di Louisville, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)

“La benedizione del bambino nel grembo materno”, approvata l’8 dicembre 2011 dalla Congregazione per il Culto Divino, da effettuarsi negli Stati Uniti d’America, rappresenta un momento pastorale di prima evangelizzazione del bambino e di nuova evangelizzazione della famiglia. Effondendo l’amore di Cristo sulle famiglie nel momento in cui si preparano alla nascita del loro bambino, questo sacro gesto rappresenta un modo positivo e pieno di speranza di proclamare alla società il grande dono della vita umana e allo stesso tempo un gentile invito ai genitori di intraprendere i passi per il battesimo del loro bambino quando sarà nato. 


S. E. R. Mons. Rogelio CABRERA LÓPEZ, Arcivescovo di Monterrey (MESSICO)

Il metodo che Dio stesso ha scelto per farsi trovare da noi tutti è il Mistero dell’Incarnazione. Questo metodo implica accogliere tutto ciò che è umano con la simpatia originaria.
Con l’Aiuto del Santo Padre, abbiamo riscoperto gioiosamente che ricominciare sempre dalla Persona viva di Gesù Cristo è possibile soltanto nell’esperienza comunitaria e di discepoli, grazie alla quale saremo capaci di seguire docilmente l’unico maestro.
Siamo consapevoli che gli strumenti di evangelizzazione e di catechesi, nonché l’educazione dei genitori e perfino l’esperienza della religiosità popolare sembrano aver subito una battuta d’arresto.
Urge intraprendere pertanto una nuova evangelizzazione affinché le radici cristiane continuino a irrobustire la vita delle nuove generazioni. È necessaria un’educazione per poter accogliere sempre più pienamente la fede come dono, che coincide con l’educazione di cui necessita la persona per compiere il proprio destino e la propria umana realizzazione.
L’educazione è una dimensione costitutiva dell’evangelizzazione. Per questo l’emergenza educativa è emergenza di evangelizzazione.
Siamo consapevoli che ogni modello educativo comporta un’implicita antropologia. Di qui la necessità di una visione della persona umana che si basi sulla verità rivelata in Cristo.
Bisogna ribadire che le esperienze educative devono essere un autentico percorso verso la maturità della fede in Gesù Cristo.
Non possiamo evangelizzare bene, se non educhiamo bene. E non educhiamo bene se non evangelizziamo.


S. E. R. Mons. Carlos María FRANZINI, Vescovo di Rafaela (ARGENTINA)

L’Instrumentum laboris chiede una migliore comprensione dell’identità presbiterale, considerando i nuovi scenari della nuova evangelizzazione e le situazioni di crisi e scandalo che la riguardano direttamente. A proposito di questo tema, i vescovi latinoamericani indicarono, durante la Conferenza di Aparecida, varie sfide per la nuova evangelizzazione e le loro risposte, che possono essere prese in considerazione dal Sinodo. Riconosciamo che la stragrande maggioranza dei pastori vive fedelmente il proprio ministero in mezzo alle sfide attuali. Questo deve essere motivo di gratitudine e speranza per tutta la Chiesa. Le situazioni di scandalo da parte di alcuni vescovi e presbiteri e i provvedimenti necessari per evitare che tali situazioni si ripetano, non dovrebbero far perdere di vista il fatto che occorre anche favorire lo sviluppo di un ministero pieno e fecondo per i pastori. Un ministero presbiterale vigoroso esige l’impegno personale di ogni presbitero nella sua formazione permanente, ma richiede anche la proposta istituzionale delle Chiese particolari, singolarmente o insieme alle altre Chiese della regione o del paese. Noi vescovi abbiamo la principale responsabilità in questo compito. Inoltre, bisogna considerare che senza la testimonianza entusiasta e contagiosa dei sacerdoti è inutile qualunque tentativo di pastorale vocazionale che interpelli e motivi i giovani a rispondere generosamente alla chiamata alla vita sacerdotale. Chiediamo che il Sinodo ringrazi e incoraggi il servizio fedele dei presbiteri e che indirizzi le Chiese locali verso una pastorale presbiterale sistematica, che favorisca il genuino rinnovamento della vita e il ministero dei pastori, perché siano i “primi nuovi evangelizzatori”.


S. E. R. Mons. Antonio ARREGUI YARZA, Arcivescovo di Guayaquil, Presidente della Conferenza Episcopale (ECUADOR)

L’incontro con Cristo riveste un carattere profondamente personale, di tipo amichevole. Gli amici sono i destinatari della dedizione redentrice del Signore (cfr. Gv, 15, 18), a cui Gesù rivela il Padre (cfr. Gv 15, 15).
Gesù dedicò il suo tempo e il suo grande cuore a coltivare feconde amicizie, con Giovanni, Andrea, Marta, Maria, Lazzaro eccetera. Sono sorprendenti i frutti del dialogo apostolico personale e amichevole fra il Signore e personaggi quali Zaccheo, Nicodemo o la Samaritana. Si capisce perché i discepoli cercassero fra le loro amicizie precedenti, le persone a cui proporre la scoperta del Messia. Così fecero Nataniele, Giacomo di Zebedeo e lo stesso Pietro.
Papa Paolo VI diceva che “perciò, accanto alla proclamazione fatta in forma generale del Vangelo, l'altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida ed importante” (EN 36). Nell’esperienza del carisma di San Josemaría Escrivá, ho potuto apprezzare la fecondità del lavoro apostolico, che trasforma le amicizie personali in servizio al Vangelo. 
Noi vescovi corriamo il rischio di perdere umanità e sensibilità pastorale, se gli altri impegni non ci lasciano il tempo di coltivare relazioni d’amicizia concreta.


S. B. R. Nerses Bedros XIX TARMOUNI, Patriarca di Cilicia degli Armeni, Capo del Sinodo della Chiesa Armena Cattolica (LIBANO)

La fede è il centro della vita cristiana che questo Sinodo vuol trasmettere ai popoli di antica tradizione cristiana e ai non battezzati.
Il popolo armeno fa parte di questi popoli di antica tradizione cristiana. Dio, infatti, inviò un evangelizzatore, Gregorio, che venne soprannominato l’Illuminatore poiché illuminò gli armeni con la luce del Vangelo, spingendoli ad adottare ufficialmente la religione cristiana nel 301 e a morire per essa, se necessario.
Dio ha seguito questo popolo fino ai nostri giorni per radicarvi il tesoro divino della fede attraverso i secoli.
Nel 406, un monaco di nome Mesrob Machdots inventò un alfabeto per la lingua armena, allo scopo di tradurre la Bibbia nella lingua del popolo, per renderla più accessibile ai fedeli.
Al popolo armeno aspettava una dura prova. Il re della Persia, Yazdegerd II, volendo allearsi con l’Armenia contro la cristiana Bisanzio e non riuscendo a convincere i principi armeni, dichiarò loro guerra nel 451 per imporre loro con la forza la religione mazdeista in modo da separarli da Bisanzio.
Yazdegerd vinse la guerra ma, vista l’opposizione degli armeni, dovette rinunciare al suo progetto e lasciò loro la libertà di mantenere la propria religione. Gli armeni persero la guerra ma salvarono la loro fede cristiana. Questa epopea, compiuta da San Vartan e dai suoi compagni martiri, segna l’affermazione definitiva della religione cristiana tra gli armeni.
Nell’XI e nel XII secolo, la Chiesa armena diede grandi teologi, come San Gregorio de Nareg, S: Nersès il Grazioso, S: Nersès di Lampron ed altri che arricchirono con i loro scritti la letteratura religiosa armena. Questo periodo segna la nascita e la diffusione della fede cristiana nella Chiesa armena.
Un’altra prova, ben più dura, colpì il popolo armeno dell’Impero Ottomano nel 1915, quando circa un milione e mezzo di armeni furono massacrati. Il capofila di questi Armeni massacrati fu l’Arcivescovo di Mardine, Ignazio Maloyan. La Chiesa ha riconosciuto queste stragi come massacri compiuti “contra fidem et in odio fidei”. Ignazio Maloyan è stato riconosciuto martire e proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 2001. Questo avvenimento, conosciuto come il primo genocidio del XX secolo, dimostra ancora una volta l’attaccamento degli armeni alla loro fede in Cristo e nel Vangelo fino allo spargimento del sangue.Da qui, possiamo dedurre che la storia del popolo armeno si identifica con la storia della lotta di questo popolo per la propria fede in Cristo e nel Vangelo, anche a costo della vita, perché ritenuta il più grande tesoro.
Dio, che non ha mai abbandonato il popolo armeno, soprattutto durante le terribili persecuzioni, non lo abbandonerà nemmeno oggi. Questa fiducia in Dio vale anche per tutti i popoli della terra, che Gesù è venuto a salvare.
Il richiamo della Chiesa al dovere di diffondere urgentemente la fede, a partire dal Concilio Vaticano II e poi con i pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, ha ricevuto un nuovo slancio con Benedetto XVI attraverso la convocazione di questo Sinodo e la proclamazione dell’Anno della Fede. Esse costituiscono una nuova tappa che ci stimola a moltiplicare gli sforzi per trovare mezzi innovativi e convincenti per risvegliare la fede dei nostri fedeli e attirare i non battezzati con l’esempio della vita e con l’annuncio della Parola di Dio. Ciò è un dono di grazia per il nostro tempo in cui il timore e la paura non trovano spazio, poiché noi siamo sicuri della parola di Cristo, che ci ha promesso che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28, 20).


S. E. R. Mons. Fabio SUESCÚN MUTIS, Ordinario Militare di Colombia (COLOMBIA)

La Chiesa particolare ha bisogno di un programma pastorale per poter adempiere, in circostanze spaziali e temporali concrete, la volontà salvifica di Dio Padre , pienamente compiuta in suo figlio Gesù. Il Vescovo è il diretto responsabile dell’elaborazione, dell’esecuzione e della valutazione del programma, che dev’essere integrale e deve coinvolgere le forze vitali della comunità dei credenti.
Il confronto fra la situazione attuale, la Parola e la dottrina porta a formulare una diagnosi delle sfide che la Chiesa deve affrontare, nonché delle opportunità per rendere effettivo il mandato di andare a fare discepoli di Gesù.
Grazie a un mondo sempre più globalizzato si può scoprire in tutte le Chiese una realtà di fede molto simile che richiama un obiettivo fondamentale: intraprendere ovunque una “Nuova Evangelizzazione” per la trasmissione della fede. Si ha la sensazione che molti fedeli abbiano abbandonato la fede della Chiesa, attratti da altre opzioni religiose o che, contagiati da un ambiente secolarista, ignorino l’esistenza di Dio e rifiutino la Chiesa Cattolica. Ignoranza, stanchezza, scoraggiamento, indifferenza e routine hanno intaccato lo spirito dei presbiteri e dei fedeli.
Il programma missionario diocesano non è una semplice strategia, bensì un’azione dello Spirito. Si vive in modo eccellente in parrocchia, che dipende direttamente dal Vescovo ed esige un rinnovamento, grazie all’azione entusiasta di presbiteri innamorati di Cristo. Le parrocchie oggi, malgrado i molti dubbi, sono fondamentali per una Nuova Evangelizzazione, e ciò determina la necessità che cessino di essere solo centri di servizi cultuali e amministrativi per diventare case della comunità dei cristiani e scuole di discepoli missionari. Le comunità religiose e i movimenti apostolici, secondo il proprio carisma, devono confluire nel Programma Diocesano di Evangelizzazione.
In quanto Ordinario Militare, in nome dei Vescovi Castrensi dell’America Latina, voglio invitare i Signori Vescovi alla cura pastorale e all’evangelizzazione dei soldati e dei poliziotti in tutto il mondo, poiché sono particolarmente sensibili alla fede a causa della natura del servizio sociale che rendono alla pace, all’ordine e al bene comune dei popoli.


S. E. R. Mons. José Elías RAUDA GUTIÉRREZ, O.F.M., Vescovo di San Vicente (EL SALVADOR)

Il mio intervento ha come punti di riferimento i numeri 69, 84 e 168 dell’ Instrumentum Laboris, i quali indicano gli ostacoli interni ed esterni alla Nuova Evangelizzazione; uno di questi ostacoli è costituito dallo stesso clero: la perdita di entusiasmo pastorale, l’affievolimento dello slancio missionario, le celebrazioni liturgiche prive di una esperienza spirituale profonda, la mancanza di gioia e di speranza sono così forti da condizionare la vita stessa delle nostre comunità cristiane...(IL 69), mentre nei sacerdoti diminuisce l’esperienza della fede e della carità pastorale.
La Nuova Evangelizzazione, in questo contesto, viene proposta come una medicina per infondere gioia e vita, un antidoto a qualunque tipo di paura (IL 69, 168). Essa esige di compiere la formazione sacerdotale in maniera tale da avere sacerdoti formanti in modo integrale, capaci di evangelizzare il mondo di oggi, convinti e ferventi ministri della Nuova Evangelizzazione, servi fedeli e appassionati di Cristo, della sua missione e della sua salvezza (cf. PDV, 10). Al fine di raggiungere tale obiettivo, il Seminario dovrà essere scuola e casa di formazione per alunni e missionari, luogo in cui i candidati possano vivere seguendo l’esempio della comunione apostolica intorno a Cristo Risorto (DA, 316). Tuttavia, dovrà innanzi tutto essere il luogo di formazione e promozione della vita di fede, in grado di aiutare i seminaristi ad acquisire “lo spirito del Vangelo e una relazione profonda con Cristo” (CIC, 245). Solo una fede solida e robusta, come quella dei martiri e dei santi, può infondere coraggio a tanti progetti pastorali, suscitare la creatività pastorale e stimolare diocesi e parrocchie, sacerdoti e fedeli, affinché trasmettano con nuovo ardore e attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, la fede cristiana e il Vangelo di Cristo (Mc, 16, 16; EN 5).


S. E. R. Mons. Dionisio LACHOVICZ, O.S.B.M., Vescovo titolare di Egnazia, Visitatore Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Italia e Spagna (ITALIA)

Il mio intervento tratta del “fenomeno migratorio” dei fedeli delle Chiese “sui iuris” specialmente di quelli che sono arrivati in grande numero dall'Est Europeo dopo il crollo dell'impero sovietico, come pure di quelli dell'Oriente cristiano in generale. 
Con questa immigrazione sono apparsi problemi e opportunità nuove, come viene messo in distacco nella sezione degli “scenari della nuova evangelizzazione” dell'lnstrumentum laboris. Come afferma questo documento, l’immigrazione è un’opportunità, anche all’interno della Chiesa cattolica nella sua componente maggioritaria di rito latino “per comprendere con maggiore profondità i modi con cui la fede cristiana esprime la religiosità dell’animo umano e allo stesso tempo arricchisce il patrimonio religioso dell’umanita can la singolarità della fede cristiana” (Inst. 67) e ammette giustamente, che “l’incontro e lo scambio di doni tra Chiese particolari, offrono la possibilità di ricevere energie e vitalità di fede dalle comunità cristiane immigrate” (Inst. 70), come anche la testimonianza dello “spirito di ricchezza incalcolabile dei segni del martirio vissuto in prima persona”(Inst. 75)
Come visitatore apostolico per i fedeli greco-cattolici ucraini presenti in Italia e Spagna posso costatare la meravigliosa accoglienza fraterna data dalla chiesa cattolica latina a questi fedeli, aprendo lo spazio delle proprie chiese, provvedendo l’assistenza con i sacerdoti dello stesso rito, prestando loro l’assistenza sociale, che per molti di questi fedeli è stata anche l’opportunità per riscoprire la propria fede.
Ciò nonostante, in alcune realtà talvolta senza accorgersi, can il comprensibile tentativo d’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale e ecclesiale del paese di accoglienza, questa integrazione ecclesiale dei fedeli appartenenti alle Chiese sui iuris, può diventare problematica, perché si può creare un processo di latinizzazione molto dannoso ai fedeli stessi, come, peraltro, attestano fatti storici molto dolorosi, che registrano anche di passaggio di questi fedeli ad altre 
confessioni non cattoliche oppure all’abbandono della propria fede.


S. E. R. Mons. Catalino Claudio GIMÉNEZ MEDINA, dei Padri di Schönstatt, Vescovo di Caacupé, Presidente della Conferenza Episcopale (PARAGUAY)

La presenza di Maria - nelle sue innumerevoli invocazioni - nella Prima Evangelizzazione in America Latina e nei Caraibi, è stata fondamentale.
Come Madre della Chiesa, non possiamo eluderla nella Nuova Evangelizzazione, nel suo ruolo originario di Portatrice gioiosa della Parola e dello Spirito. 
La Visitazione evidenzia: 1) la figura di Maria come la prima donna laica missionaria con una partecipazione attiva centrale (DA, 364). 2) La reazione di Maria sul momento: ascolta la Parola e agisce (Lc 8, 19-21; 11, 27ss.). 3) La sua permanenza con Elisabetta che parla d’amore, di pazienza, di dedizione e di spirito di servizio (Lc 1, 56). 4) Come Maria visita oggi i suoi figli, trasmettendo Cristo (DA, 553ss.). 5) Una Nuova Evangelizzazione con opere, non solo a parole: attraverso la sua permanenza di tre mesi, ha reso possibile un incontro prolungato di Elisabetta e del suo contesto familiare con la Parola fatta carne, nella quotidianità. 6) Un modello semplice (paradigma) di una nuova Chiesa in Missione Permanente, che si presenta più materna, più accogliente, più umile, povera e servizievole, in mezzo ai suoi figli, in cammino con il Popolo di Dio, insegnando a vivere in Comunione (DA, 362).
Oggi, Maria è la protagonista di una Nuova Visitazione, nelle case della nostra gente. Questa Nuova Visitazione sarà accolta positivamente a somiglianza della reazione di Elisabetta che con umiltà e gioia uscì per ricevere Maria, domandandosi “Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1, 43). Le persone che vanno nelle case sono ricevute bene nelle parrocchie in cui si svolge la Missione permanente con questa modalità (DA, 550).
La Parola incarnata va di casa in casa. Questa è l’immagine della Nuova Evangelizzazione, frutto della Conversione Pastorale: la Chiesa, come Madre, va incontro ai suoi figli dispersi (DA, 370). Questo metodo porta un nuovo ardore. È un’espressione ecclesiale che risveglia molta vita. È come un’onda travolgente, che da sola si fa strada nei quartieri.


S. E. R. Mons. Claude DAGENS, Arcivescovo di Angoulême (FRANCIA)

Questo Sinodo è un’occasione propizia per rispondere alla domanda decisiva di Gesù ai suoi discepoli: “Che cercate?”.
Noi cerchiamo di essere più numerosi, di riunire più fedeli per l’Eucaristia, di manifestare con più forza la presenza dei cattolici nelle nostre società secolarizzate.
Tuttavia, non ci accontentiamo di queste prospettive quantitative. Siamo chiamati a un lavoro interiore di rinnovamento della nostra vita cristiana, che comporta tre esigenze.
Prima esigenza: un atto di discernimento sui tempi che stiamo vivendo. Sono tempi faticosi per la missione cristiana a causa degli effetti della secolarizzazione. Ma, in mezzo alle fatiche, si manifestano anche aspettative spirituali, che riguardano questioni di vita e di morte. Sta a noi rispondervi. 
Seconda esigenza: un impegno a progredire nella conoscenza del Dio vivente purificando la nostra fede da ciò che l’appesantisce e osando parlare a Dio di coloro che incontriamo, prima di parlare loro di Dio.
Terza esigenza: capire che il fine della Chiesa non è la Chiesa, ma l’incontro degli uomini con il Dio vivente. Perciò, non si tratta tanto di essere presenti nel mondo, bensì di essere Cristo per il mondo.
Queste tre esigenze sono state approfondite e praticate da Madeleine Delbrêl, una francese che ha fatto suo l’impegno della nuova evangelizzazione.


AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (I)

È intervenuto il seguente Delegato Fraterno:

S. E. Simo PEURA, Vescovo di Lapua (FINLANDIA)

1. Il ruolo del cristianesimo sta mutando notevolmente nei paesi tradizionalmente cristiani. Perciò il tema del Sinodo dei Vescovi, l’evangelizzazione, è cruciale per tutte le Chiese cristiane. Riconosciamo la necessità del rinnovamento della Chiesa e dei suoi membri anche nella comunione delle Chiese luterane. Abbiamo sete di una fresca vita spirituale e di nuova forza nella fede. Per questo motivo siamo grati di avere l’opportunità di camminare con voi lungo il cammino sul quale troveremo insieme la gioia di credere.
2. La fede cristiana è un incontro tra un essere umano e Gesù Cristo. Quando la Chiesa proclama il Vangelo e amministra i sacramenti, essa crea l’occasione di questo incontro di persone. Questo incontro personale con Gesù Cristo attraverso il suo Spirito ci trasforma: riguarda la metanoia in noi; ci rende partecipi della vita divina; suscita in noi l’amore verso gli altri cristiani e il mondo sofferente; e ci riunisce e ci sprona a testimoniare Cristo e la sua misericordia. È stato molto incoraggiante vedere con quanta forza il documento del Sinodo sottolinei l’importanza della lectio divina e dell’ascolto della Parola di Dio. Sia per il credente che per la Chiesa si tratta di un semplice ma potente mezzo di evangelizazione e di rinnovamento nella grazia di Dio (cf. IL 28-32, 97)
3. L’Instrumentum laboris ci riporta ai fondamenti, e in tal modo ci spinge in avanti. Una delle basi della fede cristiana è il sacramento del battesimo.
Il mondo di oggi ci sfida ad affermare che il battesimo rappresenta la solida base della vita cristiana. Sono il battesimo e la fede che ci uniscono a Cristo e alla Chiesa. Per questo motivo ci rattrista vedere che molti genitori battezzati non portano i propri figli al battesimo e a Cristo. È nostro comune compito sollecitare il battesimo dei bambini e incoraggiare i genitori quando hanno esitazioni.
4. Il Catechismo della Chiesa cattolica è stato pubblicato 20 anni fa. Comprende quattro parti principali: il Credo, i sacramenti, i comandamenti e la Preghiera del Signore (100). Il Sinodo dovrebbe quindi discutere come mettere a punto un programma di catechesi che sia fondamentale e in grado di trasmettere pienamente gli elementi centrali della fede (104). Furono proprio queste le istanze che affrontò anche Martin Lutero 500 anni fa.
Egli mise a punto il Piccolo e il Grande Catechismo, in cui i capitoli più importanti erano gli stessi del Catechismo della Chiesa cattolica. Da allora noi luterani abbiamo aggiornato i catechismi. Tuttavia, per esempio, nella mia chiesa il nuovo catechismo corrisponde a quello di Lutero. Gli elementi centrali della fede cristiana vengono spiegati in modo breve ma esaustivo e imparati col cuore. Il modo fondamentale per leggere e comprendere la fede e il dogma cristiani è quello spirituale.
5. L’Instrumentum laboris sottolinea l’insieme di fede e amore, se vogliamo evangelizzare il mondo. “Come la fede si manifesta nella carità, così la carità senza la fede sarebbe filantropia. Fede e carità nel cristiano si esigono a vicenda, così che l’una sostiene l’altra” (123). Sono pieno di gratitudine perché, riguardo a questo punto, vale a dire la dottrina della giustificazione, i cattolici e i cristiani luterani hanno raggiunto un tale accordo, che non dobbiamo più condannarci a vicenda. La Dichiarazione congiunta ci aiuta a offrire una testimonianza comune di modo che il mondo creda e la nostra appartenenza a Cristo sia credibile. “Ciò che unisce i cristiani è molto più forte di ciò che li divide” (125).
6. Solo una Chiesa che sia missionaria può essere in futuro anche una Chiesa viva. È facile trovarsi d’accordo con Papa Benedetto XVI quando ha affermato che “tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani...” necessitano di “un rinnovato slancio missionario” (85). Dal punto di vista luterano ciò comporta la testimonianza a Cristo, come pure la diakonia e il richiamo alla giustizia. Diventare consapevoli del fatto che l’impegno missionario della Chiesa prosegue rappresenta la via che conduce le chiese a un profondo rinnovamento interiore.
Il Concilio vaticano secondo ha dato numerosi impulsi alle altre chiese. Mi attendo qualcosa di simile da questo Sinodo dei vescovi. È mio desiderio che esso possa offrire nuovi stimoli e un orientamento per il continuo rinnovamento del cristianesimo. “Accresci in noi la fede! (Lc 17, 5) è la nostra comune preghiera a nostro Signore Gesù.
A nome della Federazione Luterana Mondiale auguro a tutti voi e a questo Sinodo dei vescovi la benedizione di Dio Trino.



INTERVENTO DELL’INVITATO SPECIALE DOTT. LAMAR VEST, PRESIDENTE DELL'AMERICAN BIBLE SOCIETY (STATI UNITI D'AMERICA)

Questo è un momento meraviglioso da celebrare. Oggi la Società Biblica Americana, l’Associazione mondiale delle Società Bibliche Unite e la Chiesa cattolica romana sono ben salde fra loro. Lavorando fianco a fianco, abbiamo fatto grandi passi avanti, ottenendo nuove traduzioni della Bibbia, nuovi programmi di ricerche bibliche e un generale rinnovamento della pratica della Lectio Divina. Insieme, abbiamo prodotto in dieci lingue gli eventi di evangelizzazione di Missio Metropolis, celebrati in 10 importanti città europee. Insieme abbiamo sostenuto il ruolo fondamentale e motivante della Parola di Dio per intraprendere missioni rinnovate nel mondo.
Le nostre speranze, le nostre preghiere e i nostri desideri sono rivolti a unirci a voi nella riscoperta del cuore dell’evangelizzazione: l’esperienza della fede cristiana - l’incontro con Gesù Cristo, il Vangelo di Dio Padre per l’umanità - che ci trasforma. Questa missione ha un ruolo centrale nella Società Biblica. 
La mia preghiera per voi e per noi in questa nuova stagione è un nuovo coraggio e un nuovo ascolto, poiché l’evangelizzazione invita a utilizzare nuovi metodi e nuovi strumenti. Ma resta pur sempre la stessa: la trasmissione della fede radicata nell’incontro con Cristo per mezzo delle Sacre Scritture e sotto la guida dello Spirito Santo. A livello più profondo del nostro impegno nei confronti della fede cristiana, siamo tutti d’accordo che la Parola di Dio è il fondamento del nostro lavoro comune - la testimonianza di Cristo nel nostro mondo.
So anche un’altra cosa: per quanto il nostro mondo possa cambiare, la grande e profonda narrativa della Bibbia resta la nostra speranza e aspirazione più grande. È qui che la potente esortazione del vostro ultimo sinodo continua a risuonare in me, mentre ricordo la dichiarazione di Papa Benedetto XVI, quando afferma: “Per questo, a tutti i cristiani ricordo che il nostro personale e comunitario rapporto con Dio dipende dall’incremento della nostra familiarità con la divina Parola” (VD, 124)Possa il Signore, Sorgente di Vita, garantire a noi tutti la grazia di essere Suoi fedeli messaggeri.
Grazie

 


VOTAZIONE PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO


Durante la Congregazione Generale ha avuto luogo la prima votazione per l’elezione dei membri della Commissione per la redazione del Messaggio, presieduta per nomina pontificia da S. Em. R. Card. Giuseppe BETORI, Arcivescovo di Firenze (ITALIA) e Vice Presidente S. E. R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Arcivescovo di Manila (FILIPPINE).

Il Messaggio al popolo di Dio

Nelle Assemblee sinodali si è affermata la consuetudine di pubblicare un Messaggio (Nuntius) indirizzato al popolo di Dio, con particolare riferimento alle categorie di persone coinvolte direttamente nell'argomento del Sinodo. Il Nuntius, di genere pastorale, ha la finalità di incoraggiare il popolo di Dio a rispondere fedelmente alla sua speciale vocazione, nonché di lodarlo per gli sforzi già fatti. Durante la seconda settimana dovrà essere presentata all'Assemblea una prima bozza del Messaggio per una discussione generale. Dopo aver raccolto le osservazioni dell'Assemblea, la Commissione preparerà un progetto definitivo che sarà sottomesso all'approvazione dell'Assemblea. Il testo definitivo del Messaggio sarà pubblicato alla chiusura dei lavori sinodali. Le due redazioni dovranno essere preparate in francese, inglese, italiano, spagnolo e tedesco.

Composizione della Commissione per la redazione del Messaggio

La Commissione per la redazione del Messaggio che sarà pubblicato al termine dei lavori sinodali, ottenuto il voto dei Padri sinodali, sarà composta da 12 membri, dei quali 8 eletti dall’Assemblea (1 per continente, 1 delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, 1 dei Dicasteri della Curia Romana e 1 dell’Unione dei Superiori Generali) e 4, compresi il Presidente e il Vice-Presidente, nominati dal Santo Padre.

Circa la costituzione della Commissione, composta esclusivamente da Padri sinodali, si terrà conto dei seguenti criteri: appartenenza ecclesiale (diversa nazionalità e lingua); sensibilità ecclesiale e culturale; specifica competenza richiesta; capacità di elaborazione e di redazione; capacità di lavoro in gruppo.

Le funzioni del Presidente di questa Commissione sono le seguenti: convocare e presiedere le riunioni della Commissione quando fosse necessario; presentare in seduta plenaria un primo progetto di redazione del Messaggio affinché possa essere discusso dai Padri sinodali; costituire sottocommissioni o gruppi di lavoro per perfezionare la prima stesura del Messaggio; provvedere che il testo sia disponibile nelle varie lingue adottate nella XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sia per la stesura iniziale sia per la redazione finale; presentare all'Assemblea il testo definitivo del Messaggio per il voto. Ciò potrà essere fatto direttamente dal Presidente, dal Vice Presidente o da uno dei suoi Membri designato dal Presidente; presentare il Messaggio durante una Conferenza Stampa.

La votazione in forma elettronica

La votazione per la Commissione per la redazione del Messaggio si è svolta in forma elettronica.

Per la votazione in forma elettronica, i Padri sinodali adoperano un dispositivo - usato anche per il conteggio delle presenze - con cui possono essere effettuati due tipi di votazione: la votazione semplice e la votazione multipla.
Votazione semplice. Quando si vota per una sola mozione in cui si richiede un consenso si usano i tasti “PLACET”, “NON PLACET”, “ABSTINEO” o “PLACET IUXTA MODUM”. Una volta effettuata la scelta, si conferma con il tasto verde “CONFIRMO”.
Votazione multipla. Quando una votazione richiede una preferenza tra più mozioni, si usano i tasti numerici premendo il tasto numerico corrispondente alla scelta e si conferma con il tasto “CONFIRMO”. In caso di errore di digitazione, appare sul display la scritta “NoValido” sul display.
In caso di errore di digitazione, o se si voglia cambiare la scelta effettuata, si preme un tasto rosso “DELEO”, si digita di nuovo la scelta e si conferma con il tasto verde “CONFIRMO”. Questa operazione si può ripetere fino a quando il Presidente deciderà che il tempo a disposizione è scaduto.


INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)


- S. E. R. Mons. José Luis CHÁVEZ BOTELLO, Arcivescovo di Antequera (MESSICO)

La fedeltà a Gesù Cristo nel contesto delle grandi sfide sociali, culturali e intra-ecclesiali, ci sollecita ad offrire una proposta guida che riconsidera, articola e assicura gli elementi fondamentali comuni nella trasmissione della fede in processi completi dell’Iniziazione Cristiana ma alla luce della Nuova Evangelizzazione e alla luce di Aparecida.
Segnalo tra l’altro: 1. La centralità di Gesù Cristo come colonna vertebrale di tutta la vita cristiana intorno al Kerigma-incontro, sequela, adesione e missione. 2. L’esperienza della comunità ecclesiale come referente e soggetto principale dell’educazione nella fede, dove il credente riceve e scopre la sua dignità di figlio di Dio e acquisisce il senso di appartenenza come membro della famiglia di Dio. 3. L’integralità e gradualità del messaggio nella comprensione e nell’esperienza della fede; un apprendistato che assicuri la sintesi dottrinale ma soprattutto la sintesi vivificante della fede e che forgi l’identità cristiana. È importante chiudere l’Iniziazione Cristiana con l’opzione e l’orientamento della vita verso Gesù Cristo, inserendosi nella comunità ecclesiale e assumendo i mezzi fondamentali di perseveranza così come sono: l’Eucaristia domenicale, il cammino penitenziale, la preghiera e la carità nella vita fraterna.
Si tratterà di offrire un cammino con tappe precise, un catechismo guida dell’Iniziazione Cristiana, una struttura di formazione di base per tutti i battezzati; così come i seminari che il Concilio di Trento richiese in tutta la Chiesa per la formazione dei futuri sacerdoti.


- S. E. R. Mons. Milton Luis TRÓCCOLI CEBEDIO, Vescovo titolare di Munaziana, Ausiliare di Montevideo (URUGUAY)

La Chiesa in Uruguay affronta la sfida della secolarizzazione da quasi un secolo. Infatti è uno dei paesi dell’America Latina fra i più colpiti da tale fenomeno. Oltre a ciò, la Chiesa non riceve alcun tipo di sovvenzione o di aiuto da parte dello Stato per mantenere le proprie strutture pastorali e le opere educative.
Alla luce della nostra esperienza ecclesiale, proponiamo come percorso per la Nuova Evangelizzazione:
Ripensare il dialogo fede-cultura, cercando percorsi d’incontro con quegli uomini e quelle donne che sono aperti alla verità e impegnati nella ricerca del bene comune.
Stabilire una “pastorale del primo annuncio”, capace di suscitare il desiderio e la ricerca di Dio negli uomini e nelle donne che non conoscono Gesù Cristo.
Rafforzare una catechesi in chiave catecumenale, basata sul Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA), rivolta soprattutto ai giovani e agli adulti, unendo catechesi e vita liturgica.
Dare priorità alla famiglia come casa e scuola per la trasmissione del Vangelo, proteggendone l’integrità e proclamandone il valore per il mondo di oggi, quale prima cellula della società e scuola di umanità. 
Stimolare la Pietà popolare (molto presente nel nostro semplice popolo), soprattutto nei santuari mariani, come occasione di annuncio del Vangelo in chiave kerigmatica. 
Continuare ad animare i Movimenti Ecclesiali e le Associazioni dei laici affinché uniscano le loro forze a quelle della Chiesa particolare in cui sono inseriti, in modo da rendere una testimonianza di evangelizzazione basata sulla comunione e l’unità con tutti gli agenti pastorali della Diocesi che, in quanto sacramento di Cristo, è il soggetto dell’evangelizzazione. 


- S. E. R. Mons. Mario Alberto MOLINA PALMA, O.A.R., Arcivescovo di Los Altos (GUATEMALA)

E’ necessario che questa Assemblea del Sinodo indichi qual è il problema umano su cui il Vangelo di Gesù dovrebbe insistere più che su ogni altro, in modo tale che questo aspetto divenga riferimento primario, anche se non unico, dell’evangelizzazione. Propongo che si dica chiaramente che Gesù Cristo e il suo Vangelo offrono innanzitutto una comprensione della vita umana in vista della chiamata gratuita di Dio alla vita eterna. In tal modo danno una risposta al problema della morte, che toglie all’esistenza umana il senso, la coerenza e il valore. È questa la premessa che permette di affrontare, dal punto di vista pastorale, tutti gli altri problemi dell’uomo; infatti l’evento centrale dell’opera salvifica di Cristo è la sua risurrezione, cioè la vittoria sulla morte e sul peccato per ottenere così una nuova esistenza umana accanto a Dio. Molti degli sforzi pastorali della Chiesa in America Latina hanno cercato di risolvere i problemi più evidenti che affliggono gli uomini e le donne, lasciando nell’ombra e senza risolverli gli interrogativi fondamentali sul senso della vita. Il successo del pentecostalismo e del fondamentalismo cristiano è in parte dovuto al fatto che i loro esponenti hanno saputo individuare principalmente l’ambito in cui il senso della vita si confronta con la morte e il peccato, catturando l’adesione di molti con una proposta che non ha la stessa qualità di quella che può offrire la Chiesa cattolica, che si fonda sulla teologia e la spiritualità.


- S. E. R. Mons. André LÉONARD, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, Presidente della Conferenza Episcopale (BELGIO)

Uno dei freni all’evangelizzazione è la realtà del male. Come mettere insieme l’esistenza di Dio e quella del male? Anche San Tommaso e il Catechismo si dibattono tra due tendenze. Una vede nel male un dramma legato all’inevitabile limite delle creature. Ma allora come fuggire il male nella vita eterna, dato che siamo creature finite? L’altra vede nella tragedia di questo mondo uno stato contingente della creazione che non corrisponde più all’atto creatore. Questi interrogativi, legati in particolare alla scienza, rappresentano una grande sfida per la sapienza cristiana. Dovremmo accettarla secondo la teologia di Paolo (cfr. Rm 8, 18-23). Dovremmo pensare bene a ciò che dice a proposito dello stato attuale della creazione, sottoposta alla vanità e in balia della schiavitù della corruzione. 
Nella Chiesa, i due terzi dei membri sono donne. Tuttavia, molte di loro si sentono discriminate. È il momento di dire che, se la Chiesa non ordina sacerdoti donne, non è perché sono meno capaci o meno degne! Anzi! È solo perché il sacerdote non è soltanto un “ministro del culto”, ma anche un rappresentante di Cristo Sposo, venuto per sposare l’umanità. Rendiamo grazie per la qualità e la specificità del contributo consistente delle donne all’evangelizzazione. Gesti forti dovrebbero indicarlo chiaramente. Senza donne felici, riconosciute nella loro essenza e fiere di appartenere alla Chiesa, non ci sarà la nuova evangelizzazione. 


- S. E. R. Mons. Gervas ROZARIO, Vescovo di Rajshahi (BANGLADESH)

Con il progredire dello sviluppo materiale emerge una crescente tendenza alla globalizzazione fra i popoli di tutto il mondo. Oggi si presentano un numero crescente di sfide alla fede in Dio, tra cui l’ateismo, il fondamentalismo, il relativismo, etc. Per questo motivo è urgente la necessità di evangelizzare e ri-evangelizzare, permettendo così alle persone di scoprire che Dio è l’Essere ultimo e supremo, Creatore e Signore dell’universo. La nuova evangelizzazione non è nuova nel contenuto poiché “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13, 8). Per le nuove Chiese, come quella del Bangladesh, si può pensare all’”Evangelizzazione nel nuovo Millennio” o all’”Evangelizzazione nei tempi moderni”. Ciò significa gettare le reti. In un mondo influenzato dal materialismo e dal consumismo, la Chiesa, e soprattutto i suoi leaders devono diventare maestri di vita spirituale. È necessario individuare mezzi e metodi idonei al fine di adempiere alla missione di evangelizzazione, secondo l’ascetismo asiatico, come si esprime anche nei modelli monastici tradizionali della Chiesa.
La nuova evangelizzazione è molto significativa nel nostro contesto, se consideriamo l’evangelizzazione come sollecitudine nei confronti dei poveri, così com’era per Gesù. Il senso negativo della povertà, come viene vissuta dalle nostre popolazioni asiatiche, è soprattutto il risultato dell’insaziabile avidità di poche persone ricche e potenti. Esiste tuttavia anche un senso positivo della povertà: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 3) Questa povertà evangelica è qulcosa che la Chiesa è chiamata a vivere e predicare, soprattutto in Asia. Come autentici credenti in Gesù Cristo, dobbiamo imparare non solo a rinunciare ai beni materiali, ma anche ad apprezzare la semplicità e l’umiltà dei poveri, la loro felicità nel poco che hanno e la loro sollecitudine verso gli altri. I capi della Chiesa devono aprire i loro cuori per lasciarsi evangelizzare dai valori evangelici dei poveri. Una tale cultura di solidarietà con i poveri ci mostrerà certamente il modo di affrontare la giustizia ambientale e la fame nel mondo.


- S. E. R. Mons. José Rafael QUIRÓS QUIRÓS, Vescovo di Limón (COSTA RICA)

Quando solleviamo oggi il tema della nuova evangelizzazione, entriamo in sintonia con quella grande iniziativa resa concreta dalla Beata Memoria di Papa Giovanni Paolo II, il quale, con la sua vita e con la sua parola, ha stimolato in tutta la Chiesa il desiderio di rinnovare la capacità evangelizzatrice della Chiesa.
Di fronte a questo tema, proposto come asse portante di questa assemblea sinodale, diventa imperativo, per la nuova evangelizzazione, il rinnovamento della Parrocchia come uno spazio che rende possibile e organica un’autentica esperienza di incontro con Gesù Cristo e di partecipazione alla sua sequela come discepoli. La Parrocchia deve articolarsi come una grande comunità di piccole comunità e di esperienze comunitarie, nelle quali diventa possibile riscattare il valore personalizzante dell’incontro.
In questo senso, il carattere normativo della prima comunnità cristiana ci porta a rivalutare l’importanza della promozione, nel contesto di una società nella quale l’anonimato e l’indifferenza, la brama di dominio e l’affermazione di relazioni contrassegnate dal potere, l’apatia nella difesa della dignità dell’essere umano, l’aspirazione ad avere e il consumismo sfrenato che ne deriva, ci appaiono come caratteristiche che segnano uno stile di vita antievangelico; uno stile di vita alternativo, segnato dai valori proposti dal Vangelo, che trasforma la comunità dei credenti in un motore per la promozione della confessione della fede come una matrice di senso culturale, etico, politico ed economico autenticamente umana. Una comunità di discepoli in grado di insegnare a relativizzare ogni assolutizzazione idolatrica, che trasforma l’essere umano in un oggetto e deforma in lui la verità sull’essere umano.
A tal fine si richiede che la comunità parrocchiale appaia agli occhi della società come una comunità di fratelli la cui preoccupazione primaria è la preghiera, il servizio e l’accompagnamento; che ne nascano processi di formazione con percorsi ben stabiliti che portino a una autentica maturazione umana e cristiana dei loro membri, evitando in tal modo quella che è nota come “fede epidermica”.


- S. Em. R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente della Conferenza Episcopale (FRANCIA)

Oggi, in molti paesi occidentali, la nuova evangelizzazione è, in realtà, un primo annuncio, tenuto conto della secolarizzazione generale dei costumi e della cultura. Più dell’ignoranza, dobbiamo deplorare una cultura influenzata dal linguaggio mediatico e il suo ricorso all’immediatezza e all’affettività.
Per questo, in un simile contesto, la nuova evangelizzazione deve riunire in un unico sforzo la testimonianza della fede e una pedagogia della cultura.
La testimonianza della fede è visibile nella misura in cui manifesta la comunione che unisce tutti i membri della Chiesa e si esprime a tutti i livelli dell’azione ecclesiale: l’insegnamento del magistero, le dichiarazioni pubbliche su diversi temi, la vitalità delle parrocchie e delle comunità cristiane, il riferimento evidente di ogni cristiano alla vita di Cristo, tramite la parola e lo stile di vita. La sua credibilità si fonda, in gran parte, sulla testimonianza vissuta dei cristiani e sulla visibilità della loro partecipazione alla vita della Chiesa.
La pedagogia della cultura si sviluppa attraverso il coinvolgimento dei cristiani in tutti i sistemi educativi e attraverso il loro contributo a una vera educazione dell’intelligenza, condizione necessaria per l’esercizio di un’autentica libertà.
D’altra parte, dobbiamo investire tutti i nostri mezzi nella formazione del clero e dei laici affinché siano capaci di mostrare che l’adesione alla fede cristiana non è in contraddizione con la ragione umana.
Infine, dobbiamo sviluppare le conseguenze etiche di un’antropologia cristiana che affonda le sue radici nella Rivelazione e che si realizza nel dialogo con le altre saggezze. Dobbiamo essere più consapevoli di essere depositari di un tesoro per il futuro dell’umanità nonché portatori di speranza.


- S. E. R. Mons. Yves PATENÔTRE, Arcivescovo di Sens (FRANCIA)

L’esistenza del fenomeno della secolarizzazione nei nostri paesi di antica tradizione cristiana non deve scoraggiarci, bensì rinnovare in noi lo spirito missionario. Dobbiamo guardare il mondo di oggi con lo sguardo del Padre. Dio ama questo mondo. Lo vede come il mondo dei suoi figli nella diversità dei popoli, delle culture e delle religioni. È la famiglia umana di cui Lui è Padre. Il segno divino di questa paternità, è l’amore nel cuore di ogni essere umano. Noi cristiani, nella grazia della Rivelazione, sappiamo che l’amore viene da Dio, che l’amore è Dio, ma come farlo riconoscere? È stata l’intera missione di Gesù. Oggi è la nostra. 
Il Concilio Vaticano II ha presentato la Chiesa come sacramento dell’unione degli uomini con Dio e degli uomini tra di loro. Un sacramento è una realtà del mondo che rivela il mistero della salvezza perché ne è la realizzazione. Senza essere del mondo, la nostra Chiesa è davvero nel mondo? È visibile, ma il suo messaggio è davvero fruibile? Inoltre, in un certo senso, noi non dobbiamo essere segni della Chiesa, ma segni di Cristo, ed è così che saremo Chiesa: volto e parola di Cristo, vivendo e proclamando la fede di sempre con le parole di oggi.
Mi ricordo di una parola sempre attuale del Cardinale Suhard, iniziatore della Missione in Francia: “Non si tratta di costringere il mondo a entrare nella Chiesa così come essa è, bensì di fare una Chiesa capace di accogliere il mondo così come esso è”. Per il nostro Sinodo, è un programma vero e proprio. Che gioia proporre la Buona Novella di Gesù a tutti gli uomini e alle donne di oggi, ai giovani e ai bambini, che non sanno di essere così vicini alla Fonte.


- S. E. R. Mons. Timothy John COSTELLOE, S.D.B., Arcivescovo di Perth (AUSTRALIA)

Nella Christifideles laici Papa Giovanni Paolo II parlò della necessità di rifare “il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali” se vogliamo ricostruire il tessuto della società in cui viviamo. Per farlo, dobbiamo recuperare l’ecclesiologia della Chiesa come Corpo di Cristo, con Cristo quale suo Capo donatore di vita.
Il primo capitolo dell’Instrumentum laboris sottolinea questo aspetto, portando la nostra attenzione su Cristo e ricordandoci che il fine di ogni evangelizzazione è quello di favorire l’incontro tra la persona e Cristo.
È giunta l’ora, per noi come vescovi, di porre Cristo al centro della nostra predicazione e dei nostri insegnamenti, e di incoraggiare i nostri sacerdoti e i nostri diaconi a fare lo stesso. Dobbiamo aiutare le persone a lasciarsi catturare dal fascino che il Gesù dei Vangeli esercita sui cuori e sulle menti.
Parafrasando il Rettore Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, che ha fatto un’osservazione simile riguardo alla vita religiosa contemporanea: La sfida più grande che la Chiesa deve affrontare oggi è il ritorno della Chiesa a Cristo e la restituzione di Cristo alla Chiesa, non per diventare diversi, ma per essere in maniera più piena chi siamo e ciò che siamo.


RELAZIONE SULL’ATTUAZIONE DELLA “VERBUM DOMINI”



S. Em. R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO) ha presentato in italiano la sua Relazione sull’Attuazione della “Verbum Domini”. 

Due anni dopo la pubblicazione, nel 2010, dell’Esortazione apostolica Verbum Domini, che chiude una riflessione sinodale sviluppatasi dal 2006, che si è estesa quindi lungo quattro anni, l’apertura di questo nuovo Sinodo ci porta a riflettere sulla recezione di questo documento postsinodale, per fare il punto sull’attuazione dei suoi orientamenti, che mirano a rinnovare la fede della Chiesa.
Anche se è troppo presto per formulare un giudizio d’insieme sulla sua recezione, tuttavia si osserva un interesse crescente dei fedeli verso la Parola di Dio; numerose iniziative rivelano la progressiva presa di coscienza riguardo al luogo centrale della Parola di Dio nella vita pastorale, e numerosi paesi hanno utilizzato i media per far conoscere l’Esortazione apostolica e le sue implicazioni per la vita ecclesiale.
Riguardo alla liturgia, il convincimento profondo riaffermato in Verbum Domini, secondo cui la liturgia è il luogo privilegiato nel quale Dio ci parla, ha avuto un’eco considerevole tra i pastori, i liturgisti e i catechisti, soprattutto negli ambienti italofoni, ispanofoni e anglofoni. D’altronde, il sinodo ha ispirato una pubblicazione importante, la quale ha sviluppato il modello catechetico dell’episodio dei Discepoli di Emmaus. Il rilancio del Catechismo della Chiesa Cattolica all’occasione dell’Anno della Fede è un’altra occasione privilegiata per la recezione di Verbum Domini. In merito alla ricerca scientifica e al rapporto fondamentale tra l’esegesi e la teologia, non dobbiamo attenderci a un rapido mutamento nelle abitudini di pensiero, ma si intravedono aperture verso un dialogo costruttivo e rigoroso, nel rispetto delle differenze nei carismi e nei metodi. In genere, gli ambienti universitari reagiscono lentamente agli interventi del Magistero ecclesiale, ma la lentezza non si identifica necessariamente con l’opposizione o con l’indifferenza. Verbum Domini è stato il tema di vari congressi scientifici organizzati a Roma, in Polonia e in America.
Sono state osservate con soddisfazione l’originalità e la novità dello sviluppo dottrinale di Verbum Domini sulla Parola di Dio, i cui molteplici sensi vengono riferiti a Cristo, come l’Analogo principale. Una simile cristologia della Parola riassume in sé intuizioni teologiche formulate da eminenti teologi, al seguito di Karl Barth, il cui cristocentrismo ha avuto una notevole rilevanza ecumenica.
Un altro tema importante degno di attenzione è quello della performatività della Parola, cioè del suo carattere dinamico ed efficace, il quale assume una nuova dimensione nel contesto liturgico. La performatività nativa della Parola raggiunge in tal modo il livello propriamente sacramentale di una comunione personale che dimostra che la Parola di Dio è molto più che non un’informazione o un insegnamento.
L’ermeneutica ecclesiale della Scrittura è radicata nella natura stessa della Scrittura come testimonianza congiunta dello Spirito e della Chiesa. Questa ermeneutica suppone un’armonica integrazione tra la fede e la ragione e, al tempo stesso, una comunione con la vita della Chiesa nonché la conoscenza della vita dei santi, i quali sono delle norme viventi di interpretazione.
Alla fine dell’Esortazione apostolica Verbum Domini il Papa Benedetto XVI formula una preghiera fervente per la nuova evangelizzazione, nella quale auspica che il nostro tempo si dedichi in maggior misura all’ascolto della Parola di Dio.
La nuova evangelizzazione, al pari della prima, deve dipendere dallo Spirito Santo, grande protagonista della missione ad gentes della Chiesa e di tutte le forme attuali di nuova evangelizzazione. L’evangelizzazione del mondo ha veramene spiccato il volo con il kairos della Pentecoste, e non può riprendere se non da lì.
A cinquanta anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la riforma intrapresa con la Costituzione Dogmatica Dei Verbum viene confermata e persino sviluppata. In questo senso, Verbum Domini è un grande esercizio di recezione del Concilio Ecumenico Vaticano II.


Introduzione
Desidero che le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa: sul personale rapporto con le sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma una Parola viva e attuale (Benedetto XVI, Esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, n. 5). 

Sin dall'introduzione dell'Esortazione apostolica Verbum Domini, il Santo Padre precisa la finalità del suo messaggio e i livelli di ricezione ch' egli si augura perché "la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma una Parola viva e attuale". Egli desidera che la vita personale dei fedeli, la liturgia, la catechesi e la ricerca scientifica siano rinnovate dalla Parola vivente di Dio e dalla Sacra Scrittura. 
Due anni dopo la pubblicazione dell'Esortazione apostolica Verbum Domini, all'inizio di questo Sinodo siamo invitati a riflettere sulla ricezione di questo documento post-sinodale per fare il punto sull'attuazione dei suoi orientamenti che intendono "rinnovare la fede della Chiesa nella Parola di Dio" (VD, 27). 
Porre la domanda sulla ricezione della Verbum Domini è dunque interrogarsi non solo sui commenti che si sono potuti scrivere sul documento ma prima e innanzitutto sulle iniziative pastorali che cercano di tradurre nella vita gli orientamenti del Magistero ecclesiale. 

Precisiamo sin d'ora che il concetto stesso di "ricezione" è complesso e non si lascia ricondurre ad una definizione univoca. In termini generici, esso sta a indicare "il modo con cui la Chiesa comprende e s'impossessa del Vangelo lasciandosi nel contempo impossessare da lui(Michael Root, "Réception", dans: Dictionnaire critique de théologie, Paris, Presses Universitaires de France, 2007, p. 1189). Un simile concetto suppone l'azione dello Spirito Santo dal momento che la Chiesa non insegna ciò che lei ha inventato o scoperto, ma ciò che ha ricevuto (1Cor 11, 23; 15, 3). La vita della Chiesa è dunque un processo permanente di ricezione del Vangelo poiché lo Spirito introduce la Chiesa sempre più profondamente "alla verità tutta intera" (Gv 16, 13). Nei recenti dibattiti teologici, il concetto di ricezione "designa più specialmente tutti gli aspetti del processo attraverso il quale la Chiesa accoglie ed integra nella propria vita tale assunto dottrinale, tale cambiamento liturgico, tale proposta ecumenica e così via" (Ibid.). 

In senso classico, ricezione significa "accettazione e assimilazione da parte della Chiesa di dottrine o di decisioni che fanno testo, come quelle dei concili ecumenici, dei sinodi o dei papi" (William G. Rusch, Reception. An Ecumenical Opportunity, Philadelphia, Fortress Press, 1988, p. 29, citato in: ibid., p. 1190.). Nel caso dell'Esortazione apostolica Verbum Domini, che racchiude una riflessione sinodale estesa sull'arco di quattro anni (2006-2010), è evidentemente troppo presto per formulare un giudizio d'insieme sulla sua ricezione. Per questo motivo il mio intervento si limiterà a indicare qualche segnale di ricezione sul piano della vita pastorale e su quello della riflessione teologica. 

Dopo una rapida rassegna di determinate iniziative pastorali, che sono state promosse in modo disomogeneo a seconda dei continenti, mi soffermerò su alcune questioni teologiche che si sono imposte all' attenzione e che probabilmente stanno ad indicarci un cammino da seguire per la missione propria di questo Sinodo su "La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". 

I. Segnali di ricezione nella vita della Chiesa 
Osserviamo innanzitutto un dato statistico sulle edizioni di Verbum Domini. Più di 200.000 copie sono state immesse in circolo nelle diverse lingue, nel seguente ordine d'importanza numerica: al primo posto l'italiano con oltre 60.000 copie, seguito dall'inglese, 43.000 copie, il francese, 36.500 copie, lo spagnolo, 35.000 copie, il portoghese, 10.600 copie. Le altre lingue, tra 1.000 e 5.000 copie. 

A. Al livello della vita personale e pastorale
Numerosi indizi rivelano un accresciuto interesse dei fedeli per la Parola di Dio così come è trasmessa nella Sacra Scrittura. Bibbie in quantità innumerevole sono state acquistate da singoli, gruppi o famiglie. Un milione di copie sono state distribuite gratuitamente in Brasile su sollecitazione dell'episcopato locale. A questo fenomeno di massa si aggiunge la capillare diffusione di testi biblici come il Nuovo Testamento, i quattro vangeli o un solo libro che serve di base per un approfondimento comunitario su un determinato arco temporale, come ad esempio una lettera di san Paolo in occasione dell'Anno paolino. 

L'indice che è motivo di maggior compiacimento circa la ricezione della Verbum Domini è l'entusiastica accoglienza della lectio divina come modalità di incontrare Dio, di ascoltarlo e di rispondergli, a partire dal testo della Sacra Scrittura. Questa accoglienza è di varia intensità a seconda dei paesi, ma resta di certo il tema per eccellenza del Sinodo. Molte anime contemplative sono state confermate e confortate in questa pratica plurisecolare, ma il fatto nuovo e assai promettente è l'ampia diffusione di questa pratica nei più diversi ambienti: seminari, conventi, gruppi di condivisione, movimenti, circoli biblici, famiglie, ecc. Percorsi formativi sono offerti dalle diocesi o dalle comunità al fine di sostenere nel lungo periodo questo movimento spirituale fondato sulla Parola di Dio. 

Superfluo precisare che quest'ampia diffusione risponde al vivo desiderio del Santo Padre che fiorisca "una nuova stagione di più grande amore per la sacra Scrittura da parte di tutti i membri del Popolo di Dio, cosicché dalla loro lettura orante e fedele nel tempo si approfondisca il rapporto con la persona stessa di Gesù " (VD, 72). Riguardo questa favorevole accoglienza della lectio divina, si veda ad esempio: Nuria Calduch-Benages, "Lettura orante della Sacra Scrittura" in: Cannen Aparicio Valls et Salvador Pié-Ninot (dir.), Commento alla Verbum Domini, Roma, Gregorian & Biblical Press, 2012, p. 113-124; Giuseppe De Virgilio, "La Parola di Dio nella vita ecclesiale (nn. 72-89)", Sinfonia della Parola. Commento teologico all'Esortazione Apostolica 'Verbum Domini", Roma, Rogate, 2011, p. 105-125). In breve, la lettura orante della Scrittura è l'indice più evidente della ricezione del nuovo paradigma mariano proposto nella Verbum Domini ai numeri 27 e 28. 

Un altro indice di ricezione è la promozione di numerose iniziative pastorali a livello diocesano, parrocchiale o all'interno dei movimenti, volte ad incoraggiare la lettura della Bibbia o a mettere in atto l'animazione biblica dell'intera pastorale (Cfr. VD, 73. Vedere anche: Dario Vivian, "La parola di Dio al centro della pastorale. La Verbum Domini e la vita della Chiesa", La Rivista del Clero Italiano, vol. 5, 2011, p. 376-384).

Una folla di iniziative riflette la progressiva presa di coscienza del posto centrale della Parola di Dio nella vita pastorale: giornate bibliche, ritiri, sessioni, settimana biblica e persino un anno biblico emanato in Polonia in seguito al Sinodo. In certi luoghi, dei fedeli hanno organizzato sedute di lettura continua della Bibbia con la collaborazione di artisti e di specialisti della comunicazione. 
Molte diocesi hanno inaugurato l'anno pastorale 2011-2012 con una presentazione dell'Esortazione apostolica Verbum Domini. Alcune conferenze episcopali hanno dedicato un sostanziale tempo della loro riunione annuale all'assimilazione degli orientamenti teologici e pastorali del documento. In diversi paesi si sono convenientemente utilizzati i mezzi di comunicazione sociale per far conoscere l'Esortazione apostolica e le sue implicazioni nella vita ecclesiale.

Queste poche annotazioni sul piano pratico sono assai frammentarie, lo ripeto, ma sono rivelatrici di un accresciuto interesse per la Parola di Dio e la Sacra Scrittura come "luce sul [...] cammino" (Sal 118 [119], 105) che guida "i nostri passi sulla via della pace" (Lc 1, 79). 

B. Al livello della liturgia e della catechesi
La Santa Liturgia è veramente "l'ambito privilegiato in cui Dio parla a noi nel presente della nostra vita, parla oggi al suo popolo, che ascolta e risponde" (VD, 52). Questa profonda convinzione del Santo Padre Benedetto XVI riaffermata nella Verbum Domini ha incontrato grande risonanza in numerosi pastori e teologi, specie in ambienti di lingua italiana, spagnola e inglese. 

Il rapporto tra la Bibbia e la liturgia è stato rafforzato e ci si è rallegrati che "l'ermeneutica della fede riguardo alla sacra Scrittura deve sempre avere come punto di riferimento la liturgia, dove la Parola di Dio è celebrata come parola attuale e vivente" (VD, 52). È in questo campo che maggiormente abbonda la letteratura, a motivo in particolare degli originali sviluppi della Verbum Domini sulla performatività e la sacramentalità della Parola, sui quali torneremo più avanti. Diciamo soltanto che la presa di coscienza d'una efficacia propria della Parola di Dio proclamata si ripercuote sulla comprensione della celebrazione eucaristica e sul valore delle celebrazioni della Parola in assenza del sacerdote. Essa motiva altresì una più assidua frequentazione della Bibbia per la semplice lettura o la meditazione. 

1. L’omiletica
Un incoraggiante indice di ricezione riguarda le iniziative di formazione per una predicazione adeguata che sia veramente biblica, cristologica e mistagogica. La Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti ha messo a punto una guida omiletica per sacerdoti e diaconi come risposta alla Verbum Domini. Si è persino organizzato, sotto la denominazione di Verbum Domini, un festival della predicazione. Cicli di formazione dei seminaristi in vista del ministero della Parola sono stati promossi sulla base dei due maggiori convincimenti tratti dalla Verbum Domini: "in primo luogo, un più profondo apprezzamento dell' autorità unica della Scrittura; poi, la riscoperta del senso spirituale della Scrittura " (Mary Hea1y, "Yerbum Domini and the Renewal of Biblical Preaching", "The Ward of God in the Life and Ministry of the Church" Conference, University of St. Thomas, Minnesota, june 2011, p. 3). 

Ci si deve con forza augurare, ed è nello stesso tempo un imperativo, che simili iniziative si moltiplichino anche in altri luoghi per rispondere alla finalità pastorale della Verbum Domini. Un effettivo movimento in questa direzione dipenderà dal fondamentale impegno dei vescovi. 

2. La catechesi
Nel campo della catechesi che è strettamente connesso alla liturgia, il Sinodo ha ispirato un'importante pubblicazione, frutto d'una sessione ecumenica, che ha sviluppato il modello catechetico del racconto dei Discepoli di Emmaus. Questa catechesi indirizzata ai Latino Americani (Jean-Pierre Ruiz et Mario J. Paredes (dir.), La Palabra de Dios y los católicos latinos. Las lecciones del camino a Emaús, New York, American Bible Society, 2012, 275 p.) si appoggia su "la spiegazione delle Scritture", che solo Cristo è in grado di dare (cfr. Lc 24, 27-28), mostrando in se stesso il loro compimento" (VD, n. 74; cfr. Proposition 23). 

Nulla motiva in maggior misura l'acquisizione di conoscenze offerta dal Catechismo della Chiesa cattolica quanto una relazione personale con Gesù vissuta nel quadro ecclesiale. Più la catechesi sarà biblica e mistagogica, più servirà la grande causa della nuova evangelizzazione. 

In quest'ottica, il rilancio del Catechismo della Chiesa cattolica in occasione dell'Anno della Fede è una privilegiata opportunità di ricezione della Verbum Domini. Esso porterà tanto più frutto quanto più si metterà a profitto il nuovo paradigma di Verbum Domini fondato sulla fede come incontro, ascolto e dialogo, e l'assimilazione della Sacra Scrittura "alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta" (Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione Dei Verbum, 12; cfr. San Gerolamo, In Gal 5, 19-21: PL 26, 417A). Questo nuovo paradigma corrisponde alla concezione dinamica della Rivelazione che la Costituzione dogmatica Dei Verbum ha posto in prima linea per ampliare la concezione noetica predominante prima del Concilio ("Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1, 15; 1Tm 1, 17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33, 11; Gv 15, 14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3, 38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé" (DV; 2).). Alcuni autori lo hanno ben sottolineato nella loro valutazione di insieme di Verbum Domini. Citiamo qui Sua Eminenza il Cardinale Wuerl che così riassume il messaggio centrale dell'Esortazione apostolica Verbum Domini: 
Noi apprezziamo in alto grado come un mistero della nostra fede l'insegnamento decisivo del Sinodo che è chiaramente articolato nella Verbum Domini: Dio ci parla. Dio ci parla oggi. Ci invita all'amicizia con lui. Ci invita ad invitare degli altri a questa amicizia. È nella sua Parola che troviamo il senso e lo scopo della vita (Cardinale Donald Wuerl, The Word of God and the New Evangelization, Verbum Domini Symposium, Regis college, Toronto, 31 mars 2011, p. 8. Un altro riassume in questi termini i temi principali dell'Esortazione apostolica: "Tre temi distinti ma interconnessi attraversano Verbum Domini nel suo insieme, vale a dire: 1) La Parola di Dio come testimonianza e la testimonianza resa alla Parola di Dio; 2) Il mistero del dialogo di Alleanza - Dio che parla ai suoi figli e risponde alle loro domande; 3) L'ermeneutica ecclesiale della fede" (Vincent Demeo, "Pope Benedict XVI and the Word of God. Distinct Themes of Verbum Domini", Homi1etic and Pastoral Review, 2012).). 

Questi orientamenti sono stati in generale ben recepiti dai pastori, dai liturgisti e dai catechisti, cosa che consente di auspicare che la Parola di Dio come "dialogo nuziale" tra Dio e il suo popolo produca frutti abbondanti nello spirito della Dei Verbum: 
"Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col 3, 16)". La Sposa di Cristo, maestra di ascolto, anche oggi ripete con fede: "Parla, o Signore, che la tua Chiesa ti ascolta" (VD, 51, citando DV, 8, e "Relatio post diseeptationem", n. 11, L'Osservatore Romano (edizione francese), 11 novembre 2008, p. 11. Per il "dialogo nuziale", si veda anche la frase posta proprio a conclusione dell'Esortazione apostolica (VD, 124) .).

C. Al livello della ricerca scientifica
A soli due anni di distanza dalla pubblicazione è troppo presto per formulare un giudizio sulla ricezione di Verbum Domini in questo campo, dal momento che occorrerebbe disporre d'una dozzina d'anni di maturazione delle idee. Diciamo tuttavia che alcuni indizi autorizzano a ritenere che il processo sia ben innestato. 

È necessario riconoscere - nota un teologo - che l'Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini è venuta a riempire un vuoto che si percepiva nell'ambito ecclesiale. Si avvertiva l'esigenza di un intervento magisteriale che orientasse complessivamente la riflessione biblica e approfondisse il tema della Parola di Dio "sia come verifica dell'attuazione delle indicazioni conciliari, sia per affrontare le nuove sfide che il tempo presente pone ai credenti in Cristo (VD, 3)" (Michelangelo Tábet et Giuseppe De Virgilio, "Introduzione (nn. 1-5)", in: Sinfonia della Parola. Commento teologico all'EsortazioneApostolica " Verbum Domini", Roma, Rogate, 2011, p. 30).

Un altro afferma che Verbum Domini è "il più importante documento ecclesiale sulla Scrittura dopo il Vaticano II" (Healy, "Verbum Domini and the Renewal of Biblical Preaching ", p. 3). Esso porta in effetti ad un punto di maturazione gli interventi anteriori della Pontificia Commissione Biblica su questioni particolari (De sacra Scriptura et christologia (1984), Unità e diversità nella Chiesa (1988), L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993), Il popolo ebraico e le Sacre Scritture nella Bibbia cristiana (2001), Bibbia e morale. Le radici bibliche dell'agire cristiano (2008).). "Indubbiamente siamo di fronte - commenta un teologo - ad un testo di grande spessore che impegnerà non poco gli addetti ai lavori di teologia fondamentale" (Paolo Martinelli, "Introduzione. L'interesse teologico fondamentale della XII assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa", in: Carmen Aparicio Valls et Salvador Pié-Ninot (dir.), Commento alla Verbum Domini, Roma, Gregorian & Biblical Press, 2012, p. 31). Un esegeta si rallegra nella prospettiva d'una "accresciuta collaborazione tra pastori, teologi ed esegeti", riconoscendo che "le scienze bibliche, esegetiche e teologiche si dispiegano all'interno della Chiesa e sono al servizio della sua fede" (Alain Faucher, "L'Exhortation apostolique postsynodale Verbum Domini. Vers un réveil de la pastorale biblique?", Pastorale Québec, mars 2011, p. 4). 

Quanto al fondamentale rapporto tra esegesi e teologia, che dipende da una storia complessa, non bisogna attendersi un rapido cambiamento delle abitudini di pensare, ma esistono le aperture per un dialogo costruttivo e rigoroso che rispetti la differenza dei carismi e dei metodi (Cfr. Nuria Calduch Benages, "Exégesis, teología y hermenéutica bíblica en la " Verbum Domini''", Phase, n. 302, 2011, p. 109-121; Michelangelo Tábet, "L’ermeneutica della Sacra Scriptura nella Chiesa (nn. 29-49)", in: Sinfonia della Parola, Roma, Regate, 2011, p. 63-86; Francesco Bianchini, "Esegesi e teologia nell'interpretazione paolina ", Euntes Docete, vol. 64, n. 2, p. 43-59). 

Gli ambienti accademici reagiscono in genere con lentezza agli interventi del Magistero ecclesiale ma la lentezza non significa necessariamente opposizione o indifferenza. Alcuni congressi scientifici sulla Verbum Domini sono stati organizzati a Roma, in Polonia, in America ed è possibile anche in altri luoghi, e ne sono disponibili gli atti (Ernesto Borghi (dir.), Ascoltare rispondere vivere. Atti del Congresso internazionale "La Sacra Scrittura nella vita e nella missione della chiesa (Roma, 14 dicembre 2010)", Milano, Edizioni Terra Saneta, 2011, 238 P.; "The Word of God in the Life and Ministry of the Church: the Catholic Seminary Professor of Sacred Scripture and the Classroom" Conference, June 9-11, 2011, Saint Paul Seminary, Minnesota; "The Word of God in the Life and Ministry of the Church: the Catholic Seminary Professor of Sacred Scripture and the Classroom" Symposium, June 9-11, 2011, Regis College, Toronto; Jacek Kiciński, (dir.), Słowo Boże szołą formacji kapłańskiej, Wrocław, 2011, 160 p.). L'indice più significativo della ricezione di Verbum Domini da parte della comunità scientifica rimane l'accoglienza del libro Gesù di Nazaret che ne applica i criteri di interpretazione. Ecco a riguardo l'opinione di Jared Wicks: 
"Alla fine di questo commento su VD 3, sembra opportuno fare riferimento a un'altra opera, ora ampiamente diffusa, che è capace d'influire profondamente sulla futura comprensione della divina rivelazione, di Cristo rivelatore e rivelazione del Padre e della lettura competente e credente della Sacra Scrittura. L'opera dotata di tale forza formativa non è nient' altro che il libro del Papa Benedetto XVI, Gesù di Nazaret (2 voll., 2007, 2010). Ciò che la Verbum Domini espone nella sua prima parte, sulla parola divina rivelatrice e l'interpretazione biblica, si realizza concretamente davanti al lettore di Gesù di Nazaret. Questo è un testo che tratta i brani dei vangeli con competenza esegetica, ma procede oltre, nella lettura teologica, per attirare, illuminare e consolare i lettori in modo conforme al tema stesso, che è il Verbo divino fatto uomo per noi e per la nostra salvezza, essendo la salvezza ciò che Cristo conferisce nella condivisione della sua comunione col Padre" (Jared Wicks, "Dalla Dei Verbum al Sinodo sulla Parola di Dio", dans: Commento alla Verbum Domini, p. 39). 

II. Questioni teologiche che lasciano intravedere una ricezione feconda 

A. Cristologia della Parola
Si è osservata con soddisfazione l'originalità e la novità dello sviluppo dottrinale della Verbum Domini sulla Parola di Dio, i cui molteplici significati (sinfonia della Parola) sono riferiti a Cristo come all'Analogatum princeps da cui derivano tutto gli altri significati: 
La Parola eterna che si esprime nella creazione e che si comunica nella storia della salvezza è diventata in Cristo un uomo, "nato da donna" (Gal 4,4). La Parola qui non si esprime innanzitutto in un discorso, in concetti o regole. Qui siamo posti di fronte alla persona stessa di Gesù. La sua storia unica e singolare è la Parola definitiva che Dio dice all'umanità (VD, 11). 
Si tratta della formulazione teologica centrale e più nuova dell'Esortazione apostolica in rapporto allo sviluppo del Sinodo - nota un autore - dal momento ch'essa sottolinea come la chiave di volta dell' intera teologia della Parola di Dio sia Gesù Cristo. Questa formulazione, anche se non è stata così enunciata al Sinodo, riflette il punto decisivo di tutto questo documento e diviene pertanto, senza alcun dubbio, il contributo teologico più rappresentativo dell'intera Esortazione (Salvador Pié-Ninot, "Los seis temas teológicos de la "Verbum Domini"", p. 134). 
Questa cristologia della Parola raccoglie intuizioni teologiche già formulate da eminenti teologi sulle tracce di Karl Barth il cui cristocentrismo ha avuto un grande influsso ecumenico (Cfr. Karl Barth, Dogmatique I/12/1, Genève, Labor et Fides, 1954, p. 114; Hans Urs von Balthasar, Karl Barth, Einsiedeln, Johannes Verlag, 1951, 1976, p.124). Le conseguenze di questa cristologia della Parola sono state percepite tanto in ciò che si ricollega alla trascendenza della Parola in rapporto alle sue espressioni orali (tradizione) o scritte (Sacra Scrittura), quanto in rapporto alle sue implicazioni antropologiche, essendovi compresa la vita umana nella sua natura filiale e relazionale. 

A partire dal "Verbo abbreviato" compreso cristologicamente, diviene in effetti possibile cogliere meglio la natura testimoniale delle Sacre Scritture e il loro statuto canonico nei confronti della Parola divina che esse "contengono", dal momento che sono "ispirate", ma che non ricoprono completamente, poiché il Cristo Vivente trascende la testimonianza scritta che lo manifesta presente nella Chiesa.
Simile qualificazione della Parola di Dio scritta, cioè "ispirata", le è attribuita in modo singolare poiché essa è una testimonianza e una presenza unica di tale Parola. A questi tre livelli: con la sua origine, dal momento che è scaturita sotto 1'azione dello Spirito; con la sua finalità interna, essendo ricolma dello Spirito, e con la sua dimensione esperienziale, poiché comunica lo Spirito. Da cui discende che la Scrittura non è la Parola stessa, bensì la testimonianza della Parola resa dallo Spirito(Salvador Pié-Ninot, "Los seis temas teólogicos de la "Verbum Domini"", p. 138). 

La fondamentale distinzione tra la Parola e la Scrittura, così come è qui formulata, fa emergere la profondità trinitaria della Parola di Dio e l'inscindibilità del Verbo, dello Spirito e della Chiesa per la sua interpretazione. In effetti, la qualità ispirata della Scrittura in rapporto al Cristo, Parola Vivente, suppone sempre la fede come testimonianza congiunta dello Spirito e della Chiesa. Di qui 1'affermazione centrale: la Chiesa è "il luogo originario dell'ermeneutica d~lla Bibbia" (VD, 29). "L'asse teologico che la presiede e l'informa è la cristologia della Parola (VD 11-13). Per questo motivo, il senso spirituale è visto in questa prospettiva: poiché si legge la Bibbia "nel contesto del mistero pasquale di Cristo" (VD, 37)" (Ibid. p. 140). 

D'altra parte, il concetto di ispirazione è alquanto inadeguato a tradurre la mediazione dello Spirito Santo, poiché fa troppo esclusivo riferimento all'aspetto noetico, mentre il ruolo dello Spirito Santo è di rendere possibili tutti gli aspetti della comunione dell'uomo con Dio mediante la fede. La dimensione noetica resta evidentemente essenziale ma è immersa in un "surplus" di presenza dello Spirito Santo, che costituisce in ultima istanza il senso spirituale della Scrittura ("Da un punto di vista teologico, si può parlare come d'una sorta di "eccedente" veritativo della Parola, poiché c'è per così dire una sovrabbondanza inerente alle Scritture stesse dal punto di vista del loro contenuto teologico ed ermeneutico; ciò che del resto si manifesta nella loro polisemia e nella loro infinita fecondità." (Sylvain-Serge Ponga, "La Sainte Écriture, ou le Verbe abrégé. Sur la sacramentalité et la performativité des Saintes Écritures dans Verbum Domini”, Revue thomiste, vol. 111, 2011, p. 111; cfr. Pier Cesare Bari, L'interpretazione infinita. L'ermeneutica cristiana antica e le sue trasformazioni, Bologna, Il Mulino, 1987, p. 59-73.)). 

Quanto alle implicazioni antropologiche, ascoltiamo quel che un' autrice chiarisce di questa visione cristocentrica e relazionale della Parola di Dio:
"L'uomo è creato nella Parola e vive in essa; egli non può capire se stesso se non si apre a questo dialogo. La Parola di. Dio rivela la natura filiale e relazionale della nostra vita. Siamo davvero chiamati per grazia a conformarci a Cristo, il Figlio del Padre, ed essere trasformati in Lui." (VD, 22). In queste poche frasi sono condensate le verità più importanti riguardanti l'identità e l'orizzonte di senso della vita umana, che possiamo esprimere dicendo che siamo figli di Dio in Cristo, e che grazie a questa adozione viene portata a compimento l'opera iniziata con la creazione dell'uomo e della donna come persone libere Carla Rossi Espagnet, "La risposta dell'uomo al Dio che parla", dans: Michelangelo Tábet et Giuseppe de Virgilio (dir.), Sinfonia della Parola. Commento teologico all'Esortazione Apostolica “Verbum Domini”, Roma, Rogate, 2011, p. 51).

Una tale antropologia dialogica pone in luce la natura del peccato come non-ascolto, cioè come disobbedienza che il Cristo dovrà smascherare e compensare attraverso la sua obbedienza d'amore sino all' estremo.
La Croce ricorda a tutti noi che possiamo vivere per sempre solo seguendo la via percorsa dal Figlio, la via della relazione obbediente al Padre, nell'amore (Espagnet, "La risposta dell'uomo al Dio che parla", p. 57).

Alla luce di questa cristologia della Parola si comprende ancor meglio il ricorrente messaggio di Papa Benedetto XVI nelle sue omelie e nei suoi discorsi a partire dalla sua prima enciclica Deus caritas est: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI, Lettera enciclica Deus caritas est sull' amore cristiano, n. 1.).

B. Performatività e sacramentalità della Parola
Un altro tema di fondo che ha attirato l'attenzione è quello della performatività della Parola, vale a dire il suo carattere dinamico ed efficace, che in contesto liturgico assume una dimensione sacramentale.
Il tema che unisce la Parola di Dio alla liturgia, illustrato dalla Verbum Domini, ha sottolineato ed aperto vie nuove alla comprensione tanto della Parola che della celebrazione. Se sotto certi aspetti il documento magisteriale riprende temi teologici conosciuti e nuovamente proposti in un modo lineare ed armonico, sotto altri aspetti esso ha aperto vie nuove alla riflessione teologica. Tra questi non possiamo dimenticarne due: la liturgia come ermeneutica della Scrittura e la Parola come realtà sacramentale (Renato de Zan, “''Verbum Domini" y liturgia”, Phase, n. 302, 20 11, p. 159.).

Queste due aperture hanno ravvivato l'interesse della teologia sacramentaria e della pastorale liturgica. Il tono degli articoli è rivelatore d'un entusiasmo per questa ermeneutica come pure per una rivalutazione della Parola proclamata e commentata in contesto eucaristico (Cfr. per esempio: Calduch-Benages, N., S. Pié-Ninot, et R. de Zan, "Verbum Domini", Phase. Revista de pastoral litúrgica, n. 302, 2011, p. 109-160; Coll., ""Una parola viva ed efficace. “Verbum Domini”'", Rivista Liturgica, vol. 99, n. 2, 2012, p. 237-387; Ermenegildo Manicardi, Verbum Domini: Perspectivas teológicas actuales", Scripta theologica, vol 43, 2011, p. 393-416; Jaime Sancho, "La pa1abra de dios en la sagrada liturgia (Verbum Domini 52-71)”, Scripta Theologica, vol 43, n. 2, 2011, p. 417-436).

Si vede confluire da una parte il senso originario della Parola divina come Dabar che unisce la parola ed il gesto, il dire e la sua realizzazione concreta nel segno; d'altra parte questa efficacia della Parola, che Benedetto XVI ha chiamato la sua virtù “performativa” (Benedetto XVI, Lettera enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana, n. 10. Cfr. anche 2 e 4.) quando promana dalla bocca del Verbo incarnato produce il sacramento, vale a dire un agire divino concreto e salvifico dal momento in cui esso è accolto nella fede. Il titolo stesso dell'Esortazione apostolica Verbum Domini evoca questa sacramentalità della Parola e della Scrittura poiché rinvia alla proclamazione liturgica. Ecco perché Sacrosanctum concilium afferma che è Cristo “che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura” (Costituzione sulla santa liturgia Sacrosanctum concilium, n. 7).

Noi qui ci troviamo molto chiaramente in presenza d'una prima sistematizzazione dottrinale da parte del Magistero cattolico. L'esortazione pontificia espone i due fondamenti di questa sacramentalità delle Scritture e cioè: la natura sacramentale della Rivelazione divina da cui essa discende (a); e le conseguenze, vale a dire la causalità veritativa e salvifica del mistero dell'incarnazione del Verbo nella misura in cui esso è il fondamento di tutte le forme storiche della sacramentalità (b) (Ponga, "La Sainte Écriture, ou le Verbe abrégé", p. 96. Cfr. anche : S. Ponga, "Le silence de Vatican II sur la nature des Saintes Écritures", Gregorianum 91 (2010), p. 255-271).

La proclamazione della Parola nella liturgia pone dunque in scena Cristo che parla come ha parlato nell'Ultima Cena, in vista dell'Atto supremo della sua autodonazione nel Rito eucaristico della Nuova Alleanza. Questo rito, il suo rito, ch' egli ha istituito una volta per tutte come suo testamento escatologico inseparabile dalla Croce gloriosa, costituisce la matrice sacramentale del senso ultimo della Sacra Scrittura. Tutta la Bibbia gravita in effetti attorno al mistero eucaristico di cui essa è la preparazione, la spiegazione e la chiave interpretativa. 

La performatività nativa della Parola raggiunge così il livello propriamente sacramentale d'una comunione personale che dimostra in modo quanto mai evidente come la Parola di Dio sia molto più d'una informazione o un insegnamento, essa è una mediazione simbolica resa performante o efficace dalla presenza divina da cui è abitata ("È questa cristologia della Parola di Dio scritta che fonda teologicamente la sacramentalità e la performatività delle Sacra Scritture. Questa Parola di Dio, che ha sposato il linguaggio umano, è il Verbo abbreviato, in verbi molteplici, che in Gesù Cristo non sono che un'unica Parola di salvezza, poiché la sua Parola resta per sempre "spirito e vita" (Gv 6, 63)." (Ponga, "la Sainte Écriture, ou le Verbe abrégé", p. 113)).

C. Ermeneutica della Scrittura
L'immenso valore e importanza della Verbum Domini - conclude un autore - risiede nella forza della sua testimonianza che le Scritture sono la Parola di Dio divinamente ispirata. Ciò include una spiegazione profonda dei principi ermeneutici chiave già fissati dalla Dei Verbum al Concilio Vaticano II: il principio della Chiesa come soggetto vivente, mediante il quale e per il quale la Parola di Dio è stata scritta, e il principio della fede che non solo s'appoggia sulla storia, ma afferma la testimonianza della Chiesa riguardo a Dio che ha parlato ai suoi figli nella storia mediante la sua Parola (Vincent Demeo, "Pape Benediet XVI and the Word of God. Distinct Themes of Verbum Domini", Homiletic and Pastoral Review, 2012).

L'ermeneutica ecclesiale della Scrittura si radica, l'abbiamo detto, nella natura stessa della Scrittura come testimonianza congiunta dello Spirito e della Chiesa. Ciò significa che l'ermeneutica scientifica della Scrittura non può elaborarsi che nella fede della Chiesa, appoggiandosi saldamente sul senso storico e letterale ed applicando i criteri stabiliti da Dei Verbum, 12 §3: prestare attenzione "al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell' analogia della fede".

Questa ermeneutica suppone un' armonica integrazione della fede e della ragione, come anche una comunione alla vita della Chiesa e la conoscenza della vita dei santi che sono canoni viventi d'interpretazione. 
La conseguenza di una tale affermazione - scrive un autore - è che 1'esegesi suppone un atteggiamento interpretativo che va molto al di là dell' applicazione di qualsiasi metodologia nel senso comune del termine, di qualsiasi approccio secondo una determinata sensibilità umana: implica, da parte dello studioso, un "pieno coinvolgimento nella vita ecclesiale, quale vita "secondo lo spirito" (Gal5, 16)” (VD, 38); coinvolgimento che non è altro che un'esigenza di vita di fede e di preghiera, di ascolto della Spirito e di riflessione alla luce dei principi teologici segnalati dalla DV 12 §3. Si ribadisce la necessità di un atteggiamento intellettuale che non si chiude nella propria idea o visione personale, ma che riesce ad aprirsi con la forza dello Spirito alla prospettiva di fede e che sa trovare in Cristo la chiave di lettura del testo biblico (Tábet, "L' ermeneutica della Sacra Scrittura nella Chiesa", p. 74-75).

Alla luce di ciò, la vigorosa perorazione del Santo Padre per un' esegesi veramente teologica, che vada oltre la separazione ereditata dal razionalismo, avrà di certo un grande impatto nel lungo periodo, poiché nessuno ignora l'importanza e la portata della lunga sezione consacrata all' "ermeneutica della sacra Scrittura nella Chiesa" (VD, 29-49). Si tratta in effetti di andare oltre le conseguenze del razionalismo in campo esegetico senza cadere nel fondamentalismo che ignora nello stesso tempo la storia e lo Spirito. La promozione di un nuovo paradigma mariano per il rapporto della Chiesa alla Sacra Scrittura è valido anche per la ricerca scientifica, come è stato fortemente sottolineato da Hans Urs von Balthasar prima ancora dell'apertura del Concilio nel primo volume della sua Estetica teologica ("Allo stesso modo con cui una madre spiega il mondo a suo figlio, gli mostra ciò che deve vedere e come lo si debba guardare, come non solo essa gli insegna le parole del linguaggio, ma gli svela la realtà corrispondente affinché la parola scaturisca dall'immagine e vi faccia ritorno, così la Chiesa, appoggiandosi in definitiva sull'esperienza della madre del Signore, secondo la carne, che era la credente per eccellenza, può insegnare ai suoi figli la parola di Dio e trasmettere loro, grazie alla propria esperienza di madre e di sposa, non soltanto il significato, ma anche il gusto e l’odore, il carattere concreto e incarnato di questa parola. Le spaventose devastazioni che il metodo della "critica storica" esercita oggi nel mondo della fede, non sono possibili che in una sfera che ha abbandonato la dimensione mariana della Chiesa, rinunciando con ciò ad ogni significato spirituale ed alla sua trasmissione ecclesiale. Queste devastazioni si diffondono non solo nell'intero dominio teologico, ma anche nel dominio filosofico. n mondo vi si è ridotto senza immagine e senza valore, è un coacervo di fatti che non dicono più nulla, al cui centro un'esistenza nuda, senza immagine né forma, è afferrata dal freddo e dall'angoscia. La filosofia e la teologia dell'immagine si reggono e crollano insieme, e quando l'immagine della donna scompare dalla realtà teologica, sono una concettualità e una astratta tecnica mascoline e senza immagine a prevalere. " (Hans Urs von Balthasar, La Gloire et la Croix. Les aspects esthétiques de la Révé1ation, vol. I: Apparition, co1l. Théologie, 61, Paris, Aubier, 1965, p. 357). Cfr. anche: Ermanno M. Toniolo, Maria nel cuore della Parola di Dio. Donata accolta trasmessa, Roma, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", 2009, 319 p.; M. Isabell Naumann, "Transfarmed by che Word - The Marian Response. An Exposition of Mary in the Post-Synodal Aposto1ic Exhortation ''Verbum Domini"", Ephemerides Mariologicae, vol 61, n. 34, 2011, p. 325-341). La posta in gioco in tale questione è nientemeno che la vita spirituale del popolo di Dio che si nutre della predicazione della Parola di Dio così come gli è offerta da sacerdoti ben formati nelle Sacre Scritture.

Questo accento sul contesto ecclesiale e sulle condizioni esistenziali dell' ermeneutica biblica corregge i difetti d'una ermeneutica secolarizzata e pone le basi per una stagione nuova della teologia biblica e dell' esegesi teologica che recupera lo spirito dei Padri della Chiesa senza perdere le acquisizioni dei moderni metodi di esegesi (Cfr. Donatella Scaiola, "Considerazioni sull'unità della S. Scriptura", Euntes Docete, vol 64, n. 2, p. 11-25).

III. Verbum Domini et la Nuova Evangelizzazione 
Al termine dell'Esortazione apostolica Verbum Domini, Benedetto XVI formula una fervida preghiera per la Nuova Evangelizzazione: "Lo Spirito Santo desti negli uomini fame e susciti sete della Parola di Dio e zelanti annunciatori e testimoni del Vangelo" (VD, 122).

Questa preghiera auspica che il nostro tempo sia "sempre più il tempo di un nuovo ascolto della Parola di Dio" (VD, 122), poiché è a partire da un nuovo ascolto che conduce alla conversione che un nuovo annuncio diviene possibile ed efficace, un annuncio che "crea comunione e realizza la gioia" (VD, 123). "Secondo la Scrittura, la gioia è frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal 5, 22), che ci permette di entrare nella Parola e di far sì che la divina Parola entri in noi portando frutti per la vita eterna" (VD, 123). 

La Nuova Evangelizzazione, come la prima evangelizzazione, dipende interamente dallo Spirito Santo che è il grande protagonista della missione della Chiesa ad gentes e di tutte le forme attuali o auspicabili di Nuova Evangelizzazione. L'evangelizzazione del mondo ha veramente spiccato il volo con il kairos della Pentecoste. La Nuova Evangelizzazione non può ripartire che di là. Il Sinodo che inizia non dovrebbe forse far leva su una pneumatologia della missione che sia all'altezza della cristologia della Parola presentata nella Verbum Domini?

La sezione pneumatologica di Verbum Domini (dal numero 14 al 21) può sicuramente servire a questo fine. Occorrerebbe tuttavia arricchirla con la meditazione del racconto della Pentecoste negli Atti degli Apostoli e con l'approfondimento giovanneo della testimonianza di Dio, uno e trino, al quinto capitolo della sua prima Lettera:
"Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio" (1 Gv 5, 6-9).

Queste poche righe contengono basi fondamentali per una teologia della missione di cui lo Spirito Santo è il grande protagonista. Al momento di riflettere sui mezzi per trasmettere la fede ai nostri contemporanei, non dimentichiamo la testimonianza dello Spirito Santo che è costitutiva del kérigma apostolico. Questo kérigma non annuncia soltanto il mistero pasquale di Cristo, ma anche la salvezza mediante la fede grazie al dono dello Spirito Santo. Che noi possiamo attingere da questo kérigma la luce, la forza e l'audacia di cui abbiamo bisogno per dare a nostra volta testimonianza della Verità che salva! 

Papa Benedetto XVI ricordava di recente ai vescovi di fresca nomina che la Nuova Evangelizzazione nel nostro tempo ha preso inizio con il Concilio Vaticano II che ha promosso un nuovo spirito di dialogo e nuovi metodi d'incontro con il mondo moderno. Tra questi metodi, segnaliamo di passaggio la ricerca ecumenica e il dialogo interreligioso che si aggiungono alla testimonianza della comunione ecclesiale, di cui la carità fraterna è la regola d'oro e l'unità è la condizione "perché il mondo creda" (Gv 17, 21)( Cfr. Gianni Colzani, "La dimensione missionaria della Verbum Domini ", Euntes Docete, val. 64, nO 2, p. 7196).

Personalmente conservo un grande ricordo dell'assemblea generale dell'episcopato latinoamericano che si è svolta cinque anni fa ad Aparecida, in Brasile, sotto il segno di Maria e della Pentecoste (V Conferenza Generale dell'Episcopato latino-americano e dei Caraibi, Discepoli e missionari di Gesù Cristo perché i nostri popoli abbiano la vita in Lui. Documento finale, 2007, 247 p.). Questa assemblea ha lanciato una missione continentale fondata sulla formazione di discepoli missionari che possono ora contare sull' aiuto di Verbum Domini. Questa formazione missionaria che si dispiega in mezzo ai poveri interpella la Chiesa universale a una fervente invocazione dello Spirito Santo affinché questa testimonianza dilaghi nell'intero pianeta. 

Conclusione
La ricezione dell'Esortazione apostolica Verbum Domini nella Chiesa è bene avviata sia sul piano dell' assimilazione spirituale della Parola di Dio sia su quello dell' ermeneutica ecclesiale della Sacra Scrittura. A cinquant'anni dal Concilio Vaticano II, la riforma intrapresa con la Costituzione dogmatica Dei Verbum si trova confermata e ulteriormente spinta in avanti in uno spirito di continuità e di fedeltà alla Pentecoste conciliare. In questo senso, si può dire che Verbum Domini è un grande esercizio di ricezione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Le numerose iniziative pastorali intraprese lasciano intravedere in effetti il dischiudersi di una nuova familiarità del popolo di Dio con la Sacra Scrittura, meditata, proclamata, celebrata in assemblea, letta in ogni circostanza, tradotta e diffusa il più ampiamente possibile con una rinnovata confidenza.

Le questioni teologiche che si sono prese in considerazione annunciano una riflessione feconda nei suoi sviluppi che getterà nuovi ponti tra le scienze sacre a beneficio della Nuova Evangelizzazione e della comunione ecclesiale. 

La Chiesa nel suo insieme non poteva rilanciare efficacemente l'annuncio della Parola vivente di Dio e la vibrante testimonianza della sua fede senza questa riflessione orante sul fondamento della Parola di Dio e sulle condizioni della sua assimilazione e della sua interpretazione nel nostro tempo. 

Lo Spirito Santo ci ha guidato in questo approfondimento, e noi ne siamo profondamente riconoscenti. Possa egli ora di nuovo parlare attraverso la testimonianza e la comunione di questa augusta assemblea. "Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!" [ ... ] Colui che attesta queste cose dice: "Sì, vengo presto!". Amen. Vieni, Signore Gesù". (Ap 22, 17.20) (VD, 124).

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