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Sinodo dei vescovi: quarto giorno

vescovi sinNel pomeriggio di giovedì 11 ottobre 2012 ha avuto inizio la Sesta Congregazione Generale, per la seconda votazione per la Commissione per il Messaggio e la continuazione degli interventi in Aula sul tema sinodale «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Durante la Congregazione Generale hanno preso la parola alcuni Delegati Fraterni. È seguito un tempo di interventi liberi.

SOMMARIO DELLA 
SESTA CONGREGAZIONE GENERALE
(GIOVEDÌ, 11 OTTOBRE 2012)

 

- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- Rev. P. Robert Francis PREVOST, O.S.A., Priore Generale dell'Ordine di S. Agostino (Agostiniani)
- S. B. R. Grégoire III LAHAM, B.S., Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Capo del Sinodo della Chiesa Greco-Melkita Cattolica (SIRIA)
- S. E. R. Mons. José Dolores GRULLÓN ESTRELLA, Vescovo di San Juan de la Maguana (REPUBBLICA DOMINICANA)
- S. E. R. Mons. Joseph VU DUY THÔNG, Vescovo di Phan Thiêt (VIETNAM)
- Rev. P. Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Gérald Cyprien LACROIX, Arcivescovo di Québec (CANADA)
- S. Em. R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (GERMANIA)
- S. E. R. Mons. Yves LE SAUX, Vescovo di Le Mans (FRANCIA)
- S. E. R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)
- S. E. R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Tadeusz KONDRUSIEWICZ, Arcivescovo di Minsk-Mohilev (BIELORUSSIA)

- AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (II)

- S. Em. LEO [Makkonen], Arcivescovo di Karelia e di tutta la Finlandia (FINLANDIA)
- Prof. EMMANUEL [Adamakis], Metropolita di Francia, Presidente della Conferenza delle Chiese Europee (FRANCIA)
- S. Em. NIFON [Mihăiţă], Metropolita e Arcivescovo di Targoviste (ROMANIA)

 

 

- Rev. P. Robert Francis PREVOST, O.S.A., Priore Generale dell'Ordine di S. Agostino (Agostiniani)

Se non proprio nel mondo intero, almeno nel mondo occidentale contemporaneo, l’immaginario umano relativo sia alla fede religiosa sia all’etica è largamente modellato dai mass media, in particolare dalla televisione e dal cinema. I mass media occidentali sono straordinariamente efficaci nel suscitare, tra il pubblico, grande interesse per credenze e pratiche che sono in contrasto con il Vangelo.
Tuttavia, l’aperta opposizione al cristianesimo da parte dei mass media è solo un aspetto del problema. La simpatia, alimentata dai mass media, per la scelta di stili di vita opposti al cristianesimo viene inculcata nel pubblico con tanta abilità e astuzia che, quando le persone ascoltano il messaggio cristiano, esso appare inevitabilmente ideologico e emotivamente crudele rispetto all’apparente umanità della prospettiva anti-cristiana.
Se la “Nuova Evangelizzazione” vuole contrastare con successo queste distorsioni della realtà etica e religiosa prodotte dai mass media, allora i pastori, i predicatori, gli insegnanti e i catechisti devono essere molto più informati circa la sfida costituita dall’evangelizzare in un mondo dominato dai mass media.
I Padri della Chiesa, compreso Sant’Agostino, possono offrire un’importante guida per la Chiesa riguardo a questo aspetto della Nuova Evangelizzazione, proprio perché sono stati maestri dell’arte della retorica. La loro evangelizzazione ha avuto successo in gran parte perché conoscevano i fondamenti della comunicazione sociale adeguata al mondo in cui vivevano.
Al fine di contrastare con successo il dominio dei mass media sull’immaginario popolare religioso e morale, non basta che la Chiesa possieda le sue proprie stazioni televisive o sponsorizzi film religiosi. La vera missione della Chiesa è di far conoscere alle persone la natura del mistero come antidoto contro lo spettacolo. Anche la vita religiosa svolge un ruolo importante nell’evangelizzazione, orientando gli altri verso questo mistero, mentre vive fedelmente i consigli evangelici.

 

- S. B. R. Grégoire III LAHAM, B.S., Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Capo del Sinodo della Chiesa Greco-Melkita Cattolica (SIRIA)

Nuova evangelizzazione è sinonimo di aggiornamento. Questo concilio è un aggiornamento. I documenti conciliari sono un preludio al nostro sinodo.
Nel mio intervento tratterò tre punti.
1. Formazione o creazione di quadri.
Noi cristiani in Oriente viviamo immersi in un mondo non cristiano: siamo il piccolo gregge, ad extra in rapporto all’Islam, e ad intra a causa della diminuzione della pratica religiosa.La Realpolitik ci impone di lavorare tenendo conto di questa doppia realtà ad extra e ad intra. Ciò significa concentrare il nostro lavoro pastorale della Nuova Evangelizzazione su questo piccolo gregge, senza escludere l’insieme dei nostri fedeli, in diversa misura, meno praticanti.
Questo piccolo gregge deve essere eccellente, per poter formare attraverso di esso quadri di agenti della Nuova Evangelizzazione.
Anche se la Chiesa crescesse fino a raggiungere dimensioni colossali, essa dovrebbe mantenere la strategia del piccolo gregge.
È questo il senso, l’essenza, la motivazione, la ragion d’essere del piccolo gregge in Oriente e ovunque. È la strategia apostolica: formare il piccolo gregge insieme e a favore del grande gregge.
2. Vademecum della fede cristiana.
La nostra fede è bella. Ma il suo contenuto e i suoi enunciati sono davvero difficili.
La proclamazione della fede nell’Islam si riassume con questa doppia testimonianza: “non c’è altro dio al di fuori di Dio, e Maometto è l’inviato di Dio”.
Per gli ebrei l’essenza della fede è espressa dal doppio comandamento: “sono il tuo Dio! Non hai altro Dio al di fuori di me. Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, e il tuo prossimo come te stesso!”.
La nostra bella fede cristiana è troppo complicata: i termini, il loro contenuto e la loro spiegazione. Siamo sommersi da una serie di dogmi, di misteri: la Santa Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione, i Sacramenti (che in greco sono detti misteri).
È necessario che i dogmi siano interpretati in una forma capace di toccare la vita quotidiana, le aspirazioni umane, la felicità e la prosperità, le realtà quotidiane dei nostri fedeli.
Per questo, è imprescindibile, per la Nuova Evangelizzazione, redigere un testo conciso, preciso e chiaro della nostra fede. Ciò è importante per i nostri fedeli ad intra, ma anche per i nostri concittadini non cristiani ad extra.
Mi auguro che la mia proposta possa compiere il proprio cammino e che qualche teologo se ne faccia carico in seguito a una risoluzione del nostro sinodo.
3. Programma pratico.
La Nuova Evangelizzazione è necessariamente condizionata dalla specificità della Chiesa locale, dai tempi, dal contesto della tradizione, dai costumi, dalla cultura, dai bisogni. Per questo ho cercato di presentare la visione orientale, greco-melkita cattolica, araba, della Nuova Evangelizzazione, con proposte pratiche.
L’elenco è presente nel testo integrale del mio intervento.

 

- S. E. R. Mons. José Dolores GRULLÓN ESTRELLA, Vescovo di San Juan de la Maguana (REPUBBLICA DOMINICANA)

Tra i soggetti privilegiati per realizzare la Nuova Evangelizzazione, oltre alle diocesi, le parrocchie e le famiglie, vi sono le piccole comunità, formate da un ristretto gruppo di persone che si riuniscono come cellule primordiali di una struttura ecclesiale per vivere la fede, formarsi, evangelizzare e intraprendere azioni comunitarie.
Queste comunità nella Repubblica Dominicana sorgono come frutto di una reale conversione pastorale dei responsabili parrocchiali, che decidono di organizzare tutto il Popolo di Dio in comunità evangelizzatrici, vive e dinamiche.
Il primo passo lo compiono i gruppi di pastorale parrocchiale con a capo i loro sacerdoti che dividono in settori le parrocchie, in modo tale che, da grandi che sono, diventino molto più piccole. 
Il lavoro successivo è convocare tutti i battezzati. La convocazione è opera di idealisti entusiasti del grande progetto di Dio.
Il terzo passo è favorire l’incontro con Cristo attraverso l’annuncio del Kerigma. Coloro che accettano di diventare animatori di comunità sono chiamati a prepararsi a questa missione. Essi organizzano le comunità in tutti i settori, in tutti gli isolati e negli edifici di appartamenti.
Per creare comunità cristiane fraterne ed evangelizzatrici, la Chiesa ha bisogno di sacerdoti e laici che rimangano in Gesù e non gli rifiutino niente; che si lascino animare dallo Spirito di Gesù in grado di ravvivare la fede e dare ardore e passione; che annuncino il Kerigma con coraggio e testimonianza di vita; che si sentano inviati da Gesù per essere discepoli; che vivano la gioia di camminare con un popolo che percorre il sentiero della salvezza; che sappiano lavorare in team, andando nella stessa direzione con un progetto comune; che siano innamorati di Dio tanto da contagiare tutti; che siano appassionati di Gesù e della sua azione missionaria; che siano evangelizzatori che seminano tra le lacrime.

 

- S. E. R. Mons. Joseph VU DUY THÔNG, Vescovo di Phan Thiêt (VIETNAM)

Leggendo il numero 81 dell’Instrumentum laboris, desidero attirare la vostra attenzione sul ruolo della parrocchia nell’azione evangelizzatrice e nella trasmissione della fede.
A livello ecclesiale, ogni parrocchia è un’unità fondamentale della Chiesa locale, ma ha la capacità di rendere visibile la Chiesa universale. In quanto chiesa vicina alla gente di un luogo concreto, la vita della parrocchia deve essere organizzata rispettivamente come quella della Chiesa universale, affinché vedendo la sua vitalità, ci si senta vicini alla Chiesa universale. Ci si trova all’improvviso ad essere membro partecipe e partecipante di una Chiesa locale. Se nella vita economica si dice “think globally, work locally”, non è forse pertinente dire anche “pensare affettivamente con la Chiesa universale e agire effettivamente nella Chiesa locale”?
A livello pastorale, ogni parrocchia è uno spazio concreto d’incontro per i responsabili della vita parrocchiale. Una pastorale viene considerata più o meno viva a seconda degli scambi effettivi tra i membri parrocchiali attraverso questi incontri. Un programma pastorale ben preparato, ben discusso e ben deciso, certamente darà frutti che ravvivano tutta la comunità parrocchiale. Nella mia diocesi di Phan Thiet, le parrocchie svolgono ancora un ruolo importante nelle attività pastorali per motivi politici. Non si ha diritto di tenere riunioni religiose in un luogo diverso dallo spazio parrocchiale e, per questo, la chiesa e il presbiterio sono posti favorevoli agli incontri di tutti i parrocchiani per la formazione catechetica e la trasmissione della fede.
A livello missionario, ogni parrocchia è ancora un ambiente di fraternità in cui le persone si conoscono e si riconoscono perfettamente. Si conosce la persona, la sua famiglia, il suo mestiere e perfino le sue qualità intellettuali e umane. E la si riconosce nella sua totalità. I programmi missionari vengono proposti nella parrocchia proprio basandosi su questo.

 

- Rev. P. Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) (ITALIA)

L'attenzione ai malati è essenziale nella missione evangelizzatrice della Chiesa per fedeltà a Gesù “che andava attorno per tutte le città e i villaggi... predicando la buona novella del Regno e curando ogni malattia e ogni infermità” (Mt 9,35).
La Chiesa è una comunità di persone “sanate” dal Signore e quindi che diventa una comunità “sanante”. Cristo, medico delle anime e dei corpi, offre la salute/salvezza all'uomo nella globalità delle sue dimensioni: corpo, psiche e spirito. Infatti, Lui “è venuto a guarire l'uomo tutto intero, anima e corpo” (CCC 1503).
Affermava il Beato Giovanni Paolo II: “La Chiesa... è tenuta a cercare l'incontro con l'uomo in modo particolare sulla via della sua sofferenza” (Salvifici doloris 3). “La consapevolezza che il servizio ai malati e ai sofferenti è “ parte integrante della missione della Chiesa” rende urgente incorporare nel progetto evangelizzatore la promozione della salute e l'impegno per alleviare la sofferenza e la cura degli infermi, in ossequio al comando di Cristo, il cui agire connette strettamente il compito di evangelizzazione e la guarigione dei malati” (CEI, Nota pastorale, 2006, n. 2).

 

- S. E. R. Mons. Gérald Cyprien LACROIX, Arcivescovo di Québec (CANADA)

Siamo impegnati nella nuova evangelizzazione perché siamo uomini e donne che hanno avuto anzitutto un incontro personale con Gesù, Signore e Salvatore. La testimonianza di questo incontro è il primo requisito per poter raggiungere il cuore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Rivisitare tale esperienza ci permette di sperimentare la grazia originale di tale incontro e di rinnovarla incessantemente. Evangelizzati, siamo chiamati a evangelizzare con il coraggio e l’audacia dei primi cristiani, con fiducia assoluta in Dio. L’evangelizzazione riguarda tutta la Chiesa e ciascuno dei suoi membri. Beati noi, quando evangelizziamo!

 

- S. Em. R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (GERMANIA)

È nella natura della fede, che essa si diffonda e che voglia essere trasmessa. Gli Atti degli Apostoli ce lo mostrano nella persona di Filippo, che lo Spirito di Dio conduce da Gerusalemme sulla via di Gaza (cfr. At 8, 26-40). Egli incontra un funzionario della regina di Etiopia, che seduto su un carro, studia un testo di Isaia, avuto da un commerciante di materiale religioso nei pressi del tempio. Filippo chiede al distinto signore se egli capisca ciò che sta leggendo. La risposta la conosciamo: “E come potrei capire, se nessuno mi guida?” (At 8, 31). Filippo sale sul carro, gli spiega la scrittura e dopo un po’ il funzionario ferma il carro e si fa battezzare in un ruscello che scorre lì vicino. Qui si fa evidente una Chiesa in cammino, che va lungo le strade e pone interrogativi agli uomini.
Oggi la maggior parte dei cristiani è felice se nessuno pone loro degli interrogativi. Su cinque uomini, che possiamo incontrare nella nostra vita quotidiana, tre stanno percorrendo lo stesso cammino del funzionario etiopico, ovvero stanno rientrando dopo aver vissuto un momento di socializzazione religiosa nella loro vita presente. Portano con sé informazioni sul senso della propria vita dal loro passato, limitandosi a leggerle tristemente, senza comprendere cosa abbiano a che vedere con la loro vita. Hanno anche comprato un frammento di messaggio biblico, proprio come il viaggiatore aveva acquistato il passo di Isaia, ma non hanno nessuno a guidarli, nessuno che getti un ponte tra la parola della fede e la loro vita quotidiana. Per molti contemporanei, evidentemente, fa parte della modernità il non essere affatto interessati alle questioni religiose.
Ma in verità, almeno in Europa, gran parte degli uomini sono alle prese con interrogativi e non sanno o non ammettono che si tratta di interrogativi religiosi. Perciò è la strada delle nostre città e dei nostri villaggi il luogo della diffusione della fede. E non è necessario l’impegno di un cristianesimo di professione per ubbidire alla chiamata di Dio. Percorrere un piccolo tratto di strada insieme può significare tanto; può addirittura significare tutto, come vediamo con Filippo. Spesso non ci lasciamo coinvolgere dai problemi di un’altra persona, perché temiamo di doverli risolvere al posto suo. Forse però essa ha solo bisogno di ascolto, di condivisione dei propri pensieri e di un atto benefico di qualcuno che si mette nei suoi panni, che sale sul carro della sua vita e prende sul serio i suoi interrogativi. Ciò significa partire e riflettere dal luogo in cui si trova l’altro. Per testimoniare Gesù Cristo non serve in primo luogo una cristologia completa e approvata dalla Chiesa, bensì qualcosa di molto più importante: una corrispondenza nella propria esistenza anche se una sola e piccolissima. È comunque importante!
In molte comunità spirituali esistono questi testimoni della fede. Essi sono necessari per portare il Vangelo nel presente.

 

- S. E. R. Mons. Yves LE SAUX, Vescovo di Le Mans (FRANCIA)

Mi sembra necessario chiarire il contenuto dell’espressione “Nuova Evangelizzazione”. Non si tratta di un rinnegamento del passato, né di una chiusura identitaria, né di una riconquista. Si tratta di annunciare la novità della Salvezza in Cristo, la misericordia di Dio, in un mondo in continuo cambiamento che vive come se Dio non esistesse, immerso in un profondo vuoto interiore. Innanzitutto, occorre osare parlare di Dio, risvegliare nel cuore dell’uomo la nostalgia di Dio.
Evidenzierò tre preoccupazioni.
Risvegliare la coscienza missionaria dei battezzati. L’evangelizzazione, la trasmissione della fede passa innanzitutto da persona a persona. Ogni battezzato è capace di testimoniare a parenti, vicini e colleghi, l’umile gioia di conoscere Cristo. Qui si presenta una seria difficoltà. Molti vivono una forma di relativismo, della cui portata non ci si è resi conto. La fede viene ridotta a una semplice scelta personale.
La questione dei “battezzati non credenti”, che si rivolgono ai parroci per il battesimo dei figli o per la preparazione al matrimonio. Ignorano il senso della loro richiesta. Talvolta si dichiarano non praticanti, non credenti, cosa che fa disperare i sacerdoti. Come accogliere queste richieste? Come trasformarle in cammino di tipo catecumenale, ispirandosi al rituale dei catecumeni adulti? Il futuro dell’evangelizzazione dipende dalla riscoperta e dall’esperienza del sacramento della tlinericonciliazione, che è centrale. È opportuno anche lavorare sulla corretta comprensione dei sacramenti d’iniziazione (battesimo, cresima e eucaristia) e sulla loro unità.
Non siamo più in un contesto cristiano, ma continuiamo a organizzarci come se lo fossimo ancora. Non bisogna più pensare in termini di copertura del territorio, né di reclutamento del personale, di fronte al numero esiguo di sacerdoti. Bisogna far nascere comunità cristiane, vive, gioiose, caratterizzate da slancio missionario.
La vera sfida è l’annuncio della gioia della Salvezza, dell’amore misericordioso a tutti. Bisogna creare nuovi spazi in cui sia possibile un dialogo con coloro che sono lontani da Dio.

 

- S. E. R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)

“Dio è amore, amiamolo!” Questo motto del beato vescovo e martire Pavel Peter Gojdič 
OSBM, condusse la Chiesa greco cattolica in Slovacchia durante la persecuzione del comunismo. Questa concretizzazione della parola di Dio esprime l'esperienza di nostri vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli, i quali sperimentavano l'amore di Dio nella loro vita così fortemente che erano capaci di rendere testimonianza della loro fede anche nei tempi difficili della liquidazione forzata della nostra chiesa.
La testimonianza eroica della fede di nostri antenati fino al martirio e la loro intercessione nel cielo hanno contribuito al fatto che oggi nella Chiesa grecocattolica di Slovacchia ringraziamo Dio per l'abbondanza di vocazioni sacerdotali, infatti, al servizio di 250.000 fedeli abbiamo più di 450 sacerdoti e nel seminario abbiamo circa 90 seminaristi. Non possiamo accogliere nel seminario altri, perchè, poi non abbiamo dove mandarli a fare il servizio sacerdotale, e non possiamo con loro aiutare in altre Chiese fuori del nostro paese, dato che maggior parte di loro unisce la loro vita sacerdotale con quella matrimoniale e perciò sono per loro precluse le terre d'Occidente.
Anche oggi è importante a mettere l'accento soprattutto sulla santità e sullo zelo di sacerdoti, inclusi ovviamente i vescovi. Dove opera un sacerdote zelante, un uomo di una vita santa, la fede vi cresce, mentre dove opera un sacerdote tiepido, tutto vi si estingue. I vescovi e i sacerdoti devono essere gli uomini di nuova evangelizzazione e questo aspetto della loro vita deve essere sviluppato già dalla loro formazione nel seminario.
Nel rito bizantino certamente ci aiuta nella evangelizzazione (vecchia o nuova che sia) anche la spiritualità bizantina, le icone e il coinvolgimento del popolo nella vita liturgica. Questi elementi di una cultura spirituale ci ricordano che anche la cultura e l'arte possono aprire il cuore dell'uomo contemporaneo all’ ascolto del Vangelo.
Però, finora non abbiamo avuto ancora il coraggio sufficiente per proclamare il vangelo fuori delle chiese, fuori di centri di formazione o di pellegrinaggio.
Vedo la priorità nello zelo di noi vescovi, sacerdoti e di persone consacrate a Dio, affinchè con il proprio esempio aiutiamo lo zelo di laici. Noi stessi abbiamo bisogno di ascoltare ciò che Dio dice a noi, perchè “la fede viene dall'ascolto” (Rm 10,17), affìnchè poi possiamo autenticamente proclamare l'amore di Dio al mondo.

 

- S. E. R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto (ITALIA)

La Relatio sottolinea il fondamento antropologico, cristologico ed ecclesiologico della nuova evangelizzazione. Sarebbe bene sviluppare la dimensione pneumatologica, anche tenendo conto di quanto afferma IL 41: è lo Spirito l'agente primo della NE. È Lui che fa nuovo il cuore perché canti il cantico nuovo (“Novi novum canamus canticum”: Sant'Agostino). Grazie a Lui la novità non è nell'ordine del nuovo cronologico (“neòs” nel greco del NT), ma in quello della novità escatologica, qualitativa (“kainòs”). Il”mandatum novum” è la “kainé entolé”. Come ha ricordato il Santo Padre commentando l'inno di Terza: “Nunc, Sancte, nobis, Spiritus, unum Patri cum Filio, dignare promptus ingeri nostro refusus pectori”. L'iniziativa è di Dio, nella forza dello Spirito.
Nella Relatio mi pare poco evidenziato il ruolo fondamentale della parrocchia, cui l'IL dedica importanti riflessioni (IL 81). L'esperienza diretta del ministero episcopale, specialmente la visita pastorale che sto conducendo a tappeto da ormai tre anni e mezzo nelle parrocchie dell'Arcidiocesi, mi ha convinto che senza un nuovo slancio missionario della parrocchia, di cui siano protagonisti gli stessi operatori pastorali in essa operanti, sarà difficile vivere una radicale nuova evangelizzazione. In questa luce - pur apprezzando i doni dello Spirito che sono i nuovi movimenti - ritengo che uno strumento prezioso sia l'Azione Cattolica, cui fa riferimento chiaramente l'IL al n. 117, che sta totalmente nello spirito della cooperazione laicale alla missione dei pastori.Mi pare infine di dover sottolineare la rilevanza dei giovani come destinatari della NE: se il loro allontanamento dalla pratica religiosa è considerato da molti un fatto scontato, questo non vuol dire che il loro cuore non sia assetato di Dio. Incontrandoli a tappeto in università e nelle scuole ne ho la continua riprova. Bisogna scommettere sulla risposta alla cosiddetta “emergenza educativa” di cui parla l'IL al n. 149. Bisogna ascoltarli, dare loro tempo, parlare loro di Dio, e accoglierli nel rispetto della loro esigenza di libertà. Qui si comprende quanto sia decisivo il ruolo della famiglia (cf. IL 110ss), ma anche come sia drammatica la situazione dei figli di divorziati risposati che spesso vengono resi estranei ai sacrmenti dalla non partecipazione dei loro genitori. Occorre qui una decisa svolta nel senso della carità pastorale, come più volte ha affermato Papa Benedetto XVI (ad esempio all'Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano). Sarà anche necessario avviare una riflessione sui modi e i tempi necessari per il riconoscimento della nullità del vincolo matrimoniale: come vescovo e moderatore di un Tribunale Ecclesiastico Regionale devo ammettere che alcune esigenze (ad esempio la necessità della doppia sentenza conforme, anche se non c'è ricorso) appaiono a molte persone ferite, desiderose di sanare la loro situazione, poco comprensibili.

 

- S. E. R. Mons. Tadeusz KONDRUSIEWICZ, Arcivescovo di Minsk-Mohilev (BIELORUSSIA)

Nella ricerca di nuovi mezzi di evangelizzazione, la Chiesa rivolge la sua attenzione ai mezzi della comunicazione sociale. Attualmente in Bielorussia abbiamo due case editrici, vengono pubblicati tre giornali e sette riviste. Internet viene usato sempre più nelle attività della Chiesa. Il sito www della Conferenza Episcopale www.catholic.by offre materiali informativi, catechistici e culturali in cinque lingue. Non possedendo dei propri canali radio e televisivi utilizziamo quelli statali. La televisione statale centrale trasmette circa tre ore al mese di programmi cattolici. Ora stiamo per aprire le trasmissioni di “Radio Maria”.
Il potenziale dei media deve essere utilizzato per aiutare l'uomo a trovare Cristo e vivere della sua verità. Essi sono chiamati ad accendere in ciascuno il fuoco della speranza, per costruire un futuro di felicità, conservando la dignità della persona umana. La Chiesa per essere evangelizzatrice deve essere mediatica.
Nel nuovo ambito di vita creato dalle tecnologie informatiche noi siamo chiamati a predicare la parola di Dio e ad annunciare Cristo, che abbiamo incontrato e che ha cambiato la nostra vita: in questo sta il senso profondo della nuova evangelizzazione.
Nella nuova cultura secolarizzata i mezzi di comunicazione sociale devono essere in grado di aiutare la Chiesa ad essere davvero evangelizzatrice e missionaria, in corrispondenza alle esigenze del tempo, quando è necessario non soltanto battezzare i convertiti, ma anche convertire i battezzati.

 

AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (II)


- S. Em. LEO [Makkonen], Arcivescovo di Karelia e di tutta la Finlandia (FINLANDIA)

È un grande privilegio, un onore e una gioia portarvi i saluti di Sua Santità Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca ecumenico. Non parlerò però a questa assemblea soltanto in veste di rappresentante e di ospite, perché l’urgenza della “nuova evangelizzazione” è un tema altrettanto importante per i cristiani d’Oriente quanto lo è per la grande Chiesa di Roma.
Abbiamo letto con gioia i Lineamenta, specialmente il loro apprezzamento per come la tradizione, la mistagogia e le recenti esperienze del cristianesimo d’Oriente permettono di intravvedere nuovi sforzi di evangelizzazione oggi. Ma soprattutto abbiamo apprezzato il modo in cui confermano che l’evangelizzazione non inizia dalla predicazione, ma dall’ascolto.
Non è un caso che l’icona del grande apostolo ed evangelista Giovanni, che noi in Oriente chiamiamo Giovanni il Teologo, mostri il dito poggiato sulle labbra per indicare il silenzio. Questo silenzio, come i Lineamenta affermano in modo tanto eloquente, non viene predicato per stanchezza, paura, vergogna o mancanza di fede, ma in riconoscimento del fatto che, se dobbiamo essere davvero interlocutori “in un dialogo con il mondo”, se davvero dobbiamo essere “partecipi della stessa umanità che cerca la verità sull’esistenza”, dobbiamo iniziare da dove comincia la vera umanità, da quelle esperienze di meraviglia che ci elevano alla trascendenza.
Stare in silenzio, ascoltare e poi condividere la Buona Novella: è il modo migliore per mostrare il nostro amore e la nostra sollecitudine per il mondo attuale, proprio come Dio stesso ha espresso la sua Economia Divina in risposta alle nostre mancanze, alla nostra ricerca e al nostro bisogno. Solo prendendo sul serio i problemi del nostro interlocutore, mentre gli raccomandiamo le soluzioni di Dio agli stessi, possiamo stabilire e ricostruire la fiducia, affinché le nostre parole possano essere ancora una volta essere rivelate nella loro potenza donatrice di vita, siano esse parlate, scritte o tweetate.
E ora, Santo Padre, Eminenze, Vostre Grazie, Fratelli e Sorelle in Cristo, anch’io comincerò ad ascoltare, proprio come lo farà il mondo.

 

- Prof. EMMANUEL [Adamakis], Metropolita di Francia, Presidente della Conferenza delle Chiese Europee (FRANCIA)

Mentre preparavo questo modesto discorso, mi sono interrogato sul legame che si poteva stabilire fra l’impegno ecumenico in quanto missione del cristianesimo contemporaneo e l’evangelizzazione in quanto trasmissione della fede cristiana. Queste due dimensioni traggono la loro linfa vitale dal mistero dell’incarnazione. Non ci si può quindi accontentare dell’elaborazione teologica, o addirittura intellettuale, di questo mistero. Mi sembra indispensabile comprendere il mistero dell’incarnazione sulla scia di sant’Ireneo di Lione, cioè come una forza che “ricapitola” l’intero genere umano, anzi, tutto il creato nel suo insieme. Dunque, l’insegnamento dei Padri della Chiesa ci propone di contemplare la convergenza tra lo sforzo teologico e l’esperienza di un cristianesimo incarnato nel mondo e radicato nel tempo. Questa esperienza non è soltanto la ricapitolazione di alcune sapienze, ma effettivamente una nuova configurazione totale, o addirittura olistica dell’uomo come corpo, anima e spirito.Allora, come possiamo articolare l’ecumenismo, l’evangelizzazione e la trasmissione della fede? Non si tratta di una questione semplice, in effetti sarebbero necessarie considerazioni che i limiti di tempo imposti non mi consentono di approfondire. Tuttavia, si deve riconoscere che, attraverso i tre termini della mia domanda iniziale, possiamo scoprire un aspetto saliente che consente di metterne in rilievo il senso. Infatti, il nocciolo della problematica che ci interessa non rinvia tanto alla fede in quanto tale, bensì piuttosto alle risposte che la fede è in grado di offrire al mondo contemporaneo. In definitiva, ciò che più conta nel titolo di questo incontro è la determinazione del campo semantico al quale rinvia il termine “nuovo”. È questa l’unica maniera in cui saremo in grado di offrire una risposta adatta agli interrogativi dei nostri fratelli e sorelle. La globalizzazione e il consumismo sono soltanto degli epifenomeni di un problema più profondo: la trasformazione, la mutazione della speranza in ricerca della felicità. I nostri contemporanei hanno perduto la speranza e si limitano a cercare la felicità. Ci si potrà chiedere come sia avvenuto questo mutamento e in che maniera vi possiamo rispondere. Il ripristino del fascino della speranza consiste nella definizione dei legami che esistono fra Dio e l’uomo, fra i diversi individui umani e nell’ambito interiore di ciascuna persona. Quando Cristo dichiara di essere “la verità, la via e la vita”, non usa concetti disincarnati, bensì, certamente, princìpi dinamici fondati sulla base dell’unico Logos. Quindi, il Logos è anche legame e relazione. E in tal modo la felicità si trasforma in speranza nella misura in cui ogni persona impara a conoscere se stessa come un essere in relazione, per non dire come un essere in comunione. Cristo è oggetto di comunione e, al tempo stesso, legame di comunione. Quando è vincolata al destino collettivo, cioè alla Chiesa, la felicità individuale si trasforma in speranza sotto gli effetti dell’escatologia, dell’arrivo dei tempi ultimi.
Simili considerazioni non sono tanto distanti dal mio discorso iniziale, che tenta di comprendere il posto dell’ecumenismo nella cornice delle nuove forme di evangelizzazione. Infatti, l’ecumenismo è anche l’esigenza di superare le nostre rappresentazioni, le quali spesso si riassumono in semplici conflitti campanilistici. Tuttavia, un atteggiamento di questo genere non rende conto del messaggio di salvezza che Cristo ha portato. L’esperienza ecumenica, così come la viviamo nell’ambito della Conferenza delle Chiese Europee, riflette con impegno sulla maniera in cui è possibile risanare le divisioni dei cristiani tramite l’evangelizzazione. È questo il motivo per cui le Chiese e le comunità cristiane membri della CCE si sono impegnate a parlare delle nostre iniziative di evangelizzazione con le altre Chiese, a stringere degli accordi a riguardo e a evitare quindi una concorrenza dannosa nonché il pericolo di nuove divisioni. Con queste considerazioni in mente, mi sembra che numerose piste rimangano da esplorare dal punto di vista pastorale, le quali, come premesse necessarie alla ricomposizione dell’Unità dei cristiani, ci consentirebbero di testimoniare in maniera più adeguata la nostra fede comune. Mi appello a voi affinché prendiate in considerazione nelle vostre riflessioni la dimensione ecumenica dell’evangelizzazione.

 

- S. Em. NIFON [Mihăiţă], Metropolita e Arcivescovo di Targoviste (ROMANIA)

Saluti del Segretario Generale della CEC, Rev. Dott. Olav Fykse Tveit alla XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

Santità,
Eminenze ed Eccellenze,
distinti delegati e osservatori,
“Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2, 2).
La parola vivente di Dio, che ci è stata rivelata nella croce e nella risurrezione di Gesù Cristo, è la Buona Novella, l’euangelion, che quanti professano Gesù Cristo come Signore e Salvatore devono proclamare in ogni dimensione della loro vita. C’è una logica nella sequenza del tema scelto per la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che richiamava Giovanni 1, 14 “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”, e l’enfasi posta sulla nuova evangelizzazione da questa XIII Assemblea Generale Ordinaria. La giustificazione in Cristo, la proclamazione del Vangelo e la chiamata alla santità sono inscindibili nella comunità dei credenti, membri dell’unico corpo di Cristo (1 Cor 12, 12 ss.).
La Chiesa viene edificata quando le persone vengono trasformate ricevendo Cristo, il verbo incarnato di Dio, nella potenza dello Spirito Santo. Le persone diventano discepoli di Cristo credibili e visibili quando celebrano la Santa Eucaristia, meditano i testi biblici e testimoniano il Vangelo nelle loro case e nelle loro famiglie, nelle strade o sul posto di lavoro, come operai, imprenditori, ricercatori e in tante altre professioni.
Il concilio Vaticano II nella costituzione Dei Verbum affermò: “lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col 3, 16)” (n. 8).
Ricordiamo il concilio Vaticano II come un momento straordinario di rinnovamento evangelico della Chiesa cattolica. Ciò è stato sottolineato dal moderatore del Comitato centrale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il reverendo dottor Walter Altmann, nel suo discorso in occasione del recente incontro del Comitato, che si è tenuto a settembre a Creta. Abbiamo espresso la nostra gratitudine e la nostra gioia per il fatto che, con il Decreto sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio), la Chiesa cattolica si sia aperta al movimento ecumenico e abbia dato nuovo impeto alla ricerca dell’unità visibile. Il decreto fonte di speranza e di ispirazione per i cristiani in tutto il mondo.
Le costituzioni dogmatiche, le dichiarazioni e i decreti del concilio hanno avuto e continuano ad avere una grande importanza per il rinnovamento della Chiesa cattolica, ma anche dal punto di vista ecumenico. Il concilio Vaticano II è stato ecumenico anche nella ricezione positiva della ricerca ecumenica e teologica dell’epoca, compreso il lavoro della Commissione di Fede e Costituzione. Sono stati molto importanti l’invito esteso agli osservatori fraterni e l’opportunità offerta loro di interagire. Oggi ciò sembra ovvio. Tuttavia, ai tempi del Vaticano II è stato un notevole segno di apertura ai cristiani di altre tradizioni. La loro presenza ha contribuito ad abbattere il muro divisorio dell’ostilità che ci separava (Ef 2, 14).
Alla luce della mia lettura dei testi e delle innovazioni del concilio Vaticano II, si è rafforzata in me la mia convinzione che l’unità è un dono di vita, dato nel corpo di Cristo, dove tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Operare per l’unità della Chiesa significa operare per l’unità di tutta la vita e riconoscere e celebrare la diversità di vita donata da Dio nella molteplicità delle culture, dei contesti e delle lingue. Come corpo di Cristo, la Chiesa è solidale con l’intera umanità e con tutto il creato, pregando di essere guidata da Dio verso la giustizia e la pace.
Abbiamo percorso un lungo cammino in questi cinquant’anni. Lo studio Raccogliere i frutti, pubblicato dal cardinale Walter Kasper, lo studio sulla Ricezione, realizzato dal Gruppo di lavoro congiunto tra CEC e Chiesa cattolica, come anche altre iniziative simili, hanno dimostrato quanto è stato fatto finora, ma indicano anche i compiti importanti che occorre affrontare nel cammino verso l’unità visibile della Chiesa in una sola fede e in una comunità eucaristica.
Ricordando quanto è stato fatto in questi cinquant’anni, riconosciamo anche quanto sia cambiato il contesto e quindi anche le condizioni per la proclamazione del Vangelo nelle varie culture e società del mondo. La realtà che stiamo affrontando continua a mutare rapidamente, è piena di contraddizioni che resistono alle semplici generalizzazioni e presenta nuove sfide. Il vostro lavoro sulla Nuova Evangelizzazione e l’Anno della Fede, che sta iniziando adesso, ci aiuteranno a imparare di più sulla proclamazione del Vangelo nei diversi contesti attuali e offriranno, si spera, molte occasioni di cooperazione come segno dell’unità che ci è già data in Cristo e alla quale anelano tanti cristiani.
Che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, siano con voi e benedicano le vostre deliberazioni.
“Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3).

 

 

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