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Sinodo dei vescovi: sesto giorno

vescovi-ceiSabato 13 ottobre 2012, alle ore 9:05, alla presenza del Santo Padre, si sono tenute la Nona (in mattinata) e la Decima (nel pomeriggio) Congregazioni Generali per la continuazione degli interventi in Aula dei Padri Sinodali. Sono stati offerti dalla Segreteria Generale e dall’ American Bible Society ai Padri Sinodali e agli altri Partecipanti due volumi,“La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” e “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”

che sono stati i temi della XII e XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrate in Vaticano nel 2008 e nel 2005. Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ha offerto ai Padri Sinodali e agli altri Partecipanti alla XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi l”’Enchiridion della nuova Evangelizzazione”, in edizione speciale per l’Anno della Fede. 
Il testo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, contiene testi del Magistero pontificio e conciliare. La pubblicazione è uno strumento in grado di raccogliere la multiformità dell’espressione “Nuova Evangelizzazione”, e la sua ricchezza, attraverso una vasta selezione di estratti dai discorsi, messaggi, omelie, lettere apostoliche ed altri documenti papali a partire dal 1939. Contiene inoltre brani dai documenti ufficiali del Concilio Vaticano Secondo. 
Tutti i testi sono stati selezionati in base alla loro rilevanza per la Nuova Evangelizzazione. L’Enchiridion presenta il tema a partire dalla formazione e diffusione del concetto stesso nel corso degli ultimi decenni, e mostra la sua importanza per la Chiesa di oggi.

 

SOMMARIO

NONA CONGREGAZIONE GENERALE
(SABATO 13 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)


- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. B. R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Presidente della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabiche (C.E.L.R.A.) (GERUSALEMME)
- S. E. R. Mons. Francesco MORAGLIA, Patriarca di Venezia (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Sócrates René SÁNDIGO JIRÓN, Vescovo di Juigalpa, Presidente della Conferenza Episcopale (NICARAGUA)
- S. Em. R. Card. Odilo Pedro SCHERER, Arcivescovo di São Paulo (BRASILE)
- S. E. R. Mons. Filippo SANTORO, Arcivescovo di Taranto (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Julio Hernando GARCÍA PELÁEZ, Vescovo di Istmina - Tadó (COLOMBIA)
- S. E. R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Arcivescovo di León (MESSICO)
- S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. José Octavio RUIZ ARENAS, Arcivescovo emerito di Villavicencio, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. José NAMBI, Vescovo di Kwito-Bié (ANGOLA)
- Rev. P. Jose PANTHAPLAMTHOTTIYIL, C.M.I., Priore Generale dei Carmelitani della B. V. Maria Immacolata (INDIA)
- S. B. Em. Card. George ALENCHERRY, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malabarese (INDIA)
- S. E. R. Mons. Jesús Esteban SÁDABA PÉREZ, O.F.M. Cap., Vescovo titolare di Assura, Vicario Apostolico di Aguarico (ECUADOR)
- S. E. R. Mons. François LAPIERRE, P.M.E., Vescovo di Saint-Hyacinthe (CANADA)
- S. E. R. Mons. António José DA ROCHA COUTO, S.M.P., Vescovo di Lamego (PORTOGALLO)
- S. E. R. Mons. Bonifacio Antonio REIMANN PANIC, O.F.M., Vescovo titolare di Saia maggiore, Vicario Apostolico di Ñuflo de Chávez (BOLIVIA)
- Rev. P. Marco TASCA, O.F.M. Conv., Ministro Generale dell'Ordine Francescano Frati Minori Conventuali
- S. E. R. Mons. Nikolaos FOSKOLOS, Arcivescovo di Athenai, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad Nutum Sanctae Sedis" di Rhodos (GRECIA)
- S. E. R. Mons. Petru GHERGHEL, Vescovo di Iaşi (ROMANIA)
- S. E. R. Mons. Manuel José MACÁRIO DO NASCIMENTO CLEMENTE, Vescovo di Porto (PORTOGALLO)
- Rev. Julián CARRÓN, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura (INDONESIA)
- S. B. R. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malankarese (INDIA)
- S. E. R. Mons. Berislav GRGIĆ, Vescovo Prelato di Tromsø (NORVEGIA)


- AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (III)

- Rev. Dott. Geoffrey TUNNICLIFFE, Segretario Generale dell'Alleanza Evangelica Mondiale (STATI UNITI D'AMERICA)

 

DECIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(SABATO 13 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO) 

- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. E. R. Mons. Romulo G. VALLES, Arcivescovo di Davao (FILIPPINE)
- Rev. P. Heinrich WALTER, Superiore Generale dei Padri di Schönstatt (GERMANIA)
- S. E. R. Mons. Leonardo ULRICH STEINER, O.F.M., Vescovo titolare di Tisiduo, Ausiliare di Brasília (BRASILE)
- S. E. R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso, Segretario Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (COLOMBIA)
- S. E. R. Mons. Ðuro HRANIĆ, Vescovo titolare di Gaudiaba, Ausiliare e Vicario Generale di Ðakovo-Osijek (CROAZIA)
- S. E. R. Mons. Benjamin PHIRI, Vescovo titolare di Nachingwea, Ausiliare di Chipata (ZAMBIA)
- S. E. R. Mons. Marko SEMREN, O.F.M., Vescovo titolare di Abaradira, Ausiliare di Banja Luka (BOSNIA ED ERZEGOVINA)
- S. E. R. Mons. José Domingo ULLOA MENDIETA, O.S.A., Arcivescovo di Panamá (PANAMÁ)
- S. E. R. Mons. Ricardo Antonio TOBÓN RESTREPO, Arcivescovo di Medellín (COLOMBIA)
- S. E. R. Mons. Markos GHEBREMEDHIN, C.M., Vescovo titolare di Gummi di Proconsolare, Vicario Apostolico di Jimma-Bonga (ETIOPIA)
- S. B. R. Béchara Boutros RAÏ, O.M.M., Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Capo del Sinodo della Chiesa Maronita (LIBANO)
- S. E. R. Mons. Juan de la Caridad GARCÍA RODRÍGUEZ, Arcivescovo di Camagüey (CUBA)
- S. E. R. Mons. Julio César TERÁN DUTARI, S.I., Vescovo emerito di Ibarra (ECUADOR)
- S. E. R. Mons. José Luis AZUAJE AYALA, Vescovo di El Vigía - San Carlos del Zulia, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (VENEZUELA)
- S. E. R. Mons. Nicodème Anani BARRIGAH-BÉNISSAN, Vescovo di Atakpamé (TOGO)



- S. B. R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Presidente della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabiche (C.E.L.R.A.) (GERUSALEMME)

Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi, e alle “pietre vive” è un mezzo eccellente per ravvivare la nostra fede e quella del Pellegrino, conoscendo meglio il quadro culturale, storico e geografico dove sono nati i misteri in cui crediamo, occasione di incontro personale e incarnato con la persona di Gesù.
I cristiani di Terra Santa sono i discendenti diretti della primissima comunità cristiana è “la memoria collettiva vivente della storia di Gesù”. La visita ai luoghi santi dovutamente preparata e guidata dalla lettura della Parola di Dio, e l’incontro con la comunità possono fortificare i credenti di poca fede e far rinascere la fede in chi era morta.
In questo tempo in cui i Luoghi Santi vengono talvolta offesi e aggrediti, la presenza dei pellegrini è una vera testimonianza di fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario. Abbiamo bisogno di voi, delle vostre preghiere e della vostra solidarietà! Là dove gli apostoli hanno gridato a Gesù “accresci lo nostra fede” (Lc 17,5), venite anche voi, carissimi confratelli vescovi con i vostri sacerdoti, seminaristi e comunità, a chiedere al Signore la fede e la pace che ci manca.
Ritengo urgente la necessità che la nostra fede sia uno stile di vita che avvicina agli altri.
Dobbiamo cambiare una certa mentalità negativa, che vede nella fede un’appartenenza a una fazione sociologica che spinge alla militanza e alla violenza. La vera fede aiuta a sentirci più figli di Dio e dunque più fratelli verso gli altri, anche a costo della croce e del sangue.
La nuova evangelizzazione per essere moderna ed efficace deve ripartire da Gerusalemme: ripartire dalla prima comunità cristiana ancorata sulla persona di Cristo, avendo una causa per la quale era disposta ad affrontare ogni sacrificio e il dono della vita stessa.
Le nostre comunità sono minoritarie in mezzo a credenti diversi. Le circostanze le hanno spinte a chiudersi, preoccupate di difendersi, sensibili ai propri diritti, attente ai loro luoghi e al loro rito. Comunità introverse e paurose. Per molti la fede è un fatto ereditario e sociale, quando invece dovrebbe essere più personale e impegnativa. Non si tratta di sopravvivere ma di sfondare e comunicare.


- S. E. R. Mons. Francesco MORAGLIA, Patriarca di Venezia (ITALIA)

L’intervento riguarda i nn. 153-157 dell'Instrumentum laboris: il punto “Fede e conoscenza”. Sulla linea del magistero costante della Chiesa e, più recentemente, di Giovanni Paolo II (Fides et ratio) e di Benedetto XVI (Lectio magistralis, Regensburg, il 12 settembre 2006), auspico che la nuova evangelizzazione riservi maggior spazio alla catechesi, con speciale attenzione alla complementarietà fede, ragione. Siamo grati all’impegno di chi con competenza e sensibilità si fa carico della pastorale dell'alta cultura, favorendo il dialogo con gli intellettuali e gli scienziati cristiani, con quanti sono in onesta ricerca. Anche sul piano della catechesi ordinaria ci si deve incamminare verso una più condivisa coscienza circa la dimensione culturale della fede, affinché il credente non viva una sudditanza psicologica e si percepisca in ritardo sul quadrante della storia. Non di rado, il cattolico vive una sorta di complesso d’inferiorità nei confronti della modernità e postmodernità per un personale, non risolto conflitto tra fede e ragione. Il silenzio del cattolico-medio, nel dare ragioni della sua speranza, è fragorosissimo. Oltre a potenziare il primo annuncio, la lettura della Bibbia, la lectio divina, - sulla linea della Dei Verbum e dell’esortazione post-sinodale Verbum Domini- ritengo necessario, in ordine alla nuova evangelizzazione, rinsaldare il legame strutturale tra ragione e fede. Si tratta di far entrare la cultura nella pastorale ordinaria; ciò, oggi, risponde a una diaconia cristiana nei confronti della storia, di fronte a una cultura che si elabora sempre più a partire dal sapere delle scienze e della tecnica, generando un pensiero strumentale e funzionale. In tale situazione, in Italia, la maggioranza dei giovani, compiuta l'iniziazione cristiana smarrisce il rapporto con la Chiesa, la fede, Dio. Molteplici le cause; ritengo, però che, in non pochi casi, la fede non sia supportata da una catechesi amica della ragione, capace di una vera proposta antropologica e in grado di legittimare la plausibilità della scelta cristiana. E' necessario rilanciare il CCC dando maggiore spazio ai contenuti affinché la fede non si riduca ad una fede “fai da te”; la fides quae non di rado è carente nelle nostre catechesi; è importante la metodologia ma non a scapito dei contenuti o dell'esperienza elevata a luogo teologico. Se con Dio o senza Dio tutto cambia, è doveroso ricentrare la catechesi su Dio e su quanto la rivelazione cristiana dice di Lui, non dimenticando che il Dio di Gesù Cristo - come ricorda Benedetto XVI - è insieme Agape e Logos. 


- S. E. R. Mons. Sócrates René SÁNDIGO JIRÓN, Vescovo di Juigalpa, Presidente della Conferenza Episcopale (NICARAGUA)

In vista della Nuova Evangelizzazione, dobbiamo considerare che nei Vangeli vi sono numerosi esempi concreti di trasmissione della fede in modo personalizzato, come quello riportato nella parabola della pecorella smarrita (Lc 15, 1-7; Mt 18, 12-14) o quello di Gesù stesso con la Samaritana (Gv 4, 7-27) e Nicodemo (Gv 3, 1-21): questo modo suscita una risposta positiva nei destinatari della Parola del Signore. Noi vescovi dell’America Latina, abbiamo evidenziato, in base alla nostra esperienza, a Aparecida, l’importanza del modo personalizzato di trasmettere la fede, visto quanto la persona si sente valorizzata nel momento in cui avverte, nel nostro modo di trattarla secondo lo stile di Gesù, il significato che ha per Dio e per la Chiesa. 
Nel prospettare una Nuova Evangelizzazione, non dobbiamo trascurare il fatto che la crescita numerica della Chiesa ha probabilmente inciso sulla mancanza di attenzione al singolo, sul modello di Gesù; ciò ha creato una situazione nella quale molte persone battezzate non vengono seguite individualmente, tanto che si è arrivati a definire “molti battezzati non evangelizzati”.
Tuttavia, tale modo personalizzato di trasmettere la fede richiede molti membri che possano dedicare tempo a ogni singola persona e, per questo, è necessario avere anche il supporto di una famiglia che sia “luogo speciale di incontro con la persona di Cristo”. La famiglia “è stata ed è scuola della fede, palestra di valori umani e civici” (Messaggio inaugurale del Papa Benedetto XVI a Aparecida).
In concreto, se con la Nuova Evangelizzazione si intende trasmettere la fede, attualmente in crisi, essa deve occuparsi anche della famiglia, poiché, come ha detto Sua Santità Papa Benedetto XVI durante l’omelia inaugurale del Sinodo il 7 ottobre: “C’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio”.


- S. Em. R. Card. Odilo Pedro SCHERER, Arcivescovo di São Paulo (BRASILE)

La nuova evangelizzazione ha bisogno di “nuovi evangelizzatori”. Più che di nuovi metodi e di risorse tecniche servono evangelizzatori che abbiano profonda esperienza della fede, nutrita nella comunione con Dio.
I Santi, lungo la storia della Chiesa, sono stati autentici cristiani e gli evangelizzatori più efficaci. Dai tempi degli Apostoli e dei primi martiri, la Chiesa ha potuto contare sulla testimonianza dei Santi nei momenti più difficili della sua vita e della sua missione: Santi Martiri e Confessori, Santi Pastori e Dottori, Santi Missionari e Predicatori, Santi Mistici, Vergini consacrate, Santi della carità, Santi Fondatori. Questi furono sempre veri discepoli e missionari di Gesù e suoi testimoni nel mondo! In ogni paese, i Santi locali oppure quelli della Chiesa universale, hanno sostenuto e sorreggono tuttora la fede dei fedeli; sono per loro un esempio di vita, oltre ad essere fraterni intercessori. I luoghi dei Santi (Santuari) sono luoghi di fede e di consolazione per il popolo dei credenti.
Perciò, la nuova evangelizzazione può trovare nella vita, nella testimonianza e nell'intercessione dei Santi un’immensa risorsa. La devozione ai Santi e la “comunione” con i Santi consentono ai fedeli di provare la vicinanza a quel “Mistero della fede” a cui la Chiesa crede e che è da essa proclamato nel mondo. 
Questo “Mistero della fede”, che è lo stesso Dio-Trinità, che si è fatto vicino a noi per mezzo di Gesù Cristo, ha affascinato tanti Santi, prima di noi, e può affascinare anche gli uomini e le donne del nostro tempo.La vita, la testimonianza e l’intercessione dei Santi, è un grande tesoro della Chiesa e può essere di grande aiuto per la nuova evangelizzazione! 


- S. E. R. Mons. Filippo SANTORO, Arcivescovo di Taranto (ITALIA)

La Nuova Evangelizzazione ha sete di incontrare i cristiani ormai lontani e di dialogare con la cultura attuale del mondo. Ma il mondo molte volte non ha nessuna voglia di dialogare con noi e se lo fa è solo in battaglie da lui fissate secondo lo spirito del tempo. Ma anche agli inizi dell’Evangelizzazione nessuno aveva interesse a dialogare con i cristiani, con quella piccola schiera di uomini strani che credevano che un uomo crocifisso fosse risorto. Ma era proprio a questo mondo che essi si rivolgevano mostrando a chi li ignorava o li perseguitava l’esperienza di una vita cambiata e la proposta di salvezza. A quel mondo non si rispondeva con un discorso, ma con il miracolo di una umanità trasformata. Dopo 27 anni di missione e di servizio alla Chiesa in Brasile sono tornato in Italia, in una diocesi di antica evangelizzazione, in un contesto di diffusa e sentita religiosità popolare dove la fedeltà è fortemente provocata dalla secolariz-zazione. Per gli effetti inquinanti della più grande fabbrica siderurgica d’Europa, dodicimila persone (ventimila con l’indotto) rischiano di perdere il posto di lavoro, mentre molte altre persone già sono state vittime di tumori e di altre gravi malattie a causa della contaminazione ambientale. La Chiesa non è stata a guardare, ma ha preso subito partito per la difesa della vita attaccata dalla diossina e da altre sostanze tossiche, ma ha anche difeso il lavoro che permette lo sviluppo della vita. Non avendo a disposizione una ricetta per la soluzione di questo grave problema, abbiamo offerto una presenza solidale e un sostegno concreto a quanti sono toccati dagli effetti disastrosi di questa triste alternativa in questo periodo di recessione economica mondiale. Non offriamo soluzioni, ma la vicinanza, consapevoli della missione di farci pellegrini accanto a chi soffre, favorendo il dialogo e la concertazione per il bene comune. Per questo ho visitato gli operai dell’altoforno 5 che scioperavano a 60 metri d’altezza ed ho incontrato gli ammalati di tumori, ho visitato la lega contro la leucemia, la sclerosi multipla, l’associazione nazionale tumori e altre associazioni, tra cui i bambini contro l’inquinamento. Ma il conflitto rimane aperto e vediamo la profonda crisi umana e sociale di questo modello di sviluppo economico. Gesù ha abbracciato il bisogno, si è messo dal lato dei poveri, dei peccatori, degli esclusi. Li ha amati ed in questo ha rivelato il volto del padre.


- S. E. R. Mons. Julio Hernando GARCÍA PELÁEZ, Vescovo di Istmina - Tadó (COLOMBIA)

Anche se è la Chiesa ad essere interamente responsabile della trasmissione della fede, i vescovi sono chiamati a garantire che essa venga svolta in modo nuovo.
Il vescovo non può rinunciare all’esercizio del carisma che lo impegna come evangelizzatore. È assistito dallo Spirito Santo che è colui che incoraggia, propone e crea nuove modalità di trasmissione della fede nel deserto spirituale che l’umanità sta attraversando.
L’evangelizzazione rappresenta la sua dimensione e la sua vocazione. Non sarebbe fedele né obbediente al mandato del Signore se non facesse dell’evangelizzazione il suo principale compito. Il vescovo non evangelizza per piacere né per strategia, bensì perché è stato chiamato e inviato.
Se il vescovo si assume interamente la propria responsabilità apostolica si verifica un cambiamento radicale, una vera conversione pastorale nella chiesa particolare. Il vescovo, come principale responsabile della trasmissione della fede, sarà il protagonista di questo cambiamento.
Ravvivando il carisma apostolico, egli conduce la sua chiesa particolare a uno stato di missione permanente, dedicando tutte le sue forze e le sue risorse al Kerigma, alla catechesi, alla vita di comunità e alla solidarietà, affinché non vengano mai meno al gregge, in modo sistematico e integrale.
Il vescovo sa che non è solo, è assistito dallo Spirito del Risorto, dall’intercessione dei grandi evangelizzatori e dal popolo numeroso. Come successore degli apostoli, dedica tutte le sue energie e orienta tutte le azioni per garantire la trasmissione della fede a un’umanità assetata dell’amore di Dio.


- S. E. R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Arcivescovo di León (MESSICO)

Nel magistero latinoamericano vi sono frequenti riferimenti al valore pastorale della pietà popolare.
Riconosciamo che l’evangelizzazione e la purificazione della pietà popolare presentano sfide che occorre affrontare con creatività pastorale, perché essa, lasciata in balia del puro sentimentalismo e del folclore, impedisce la creazione di una cultura davvero evangelizzatrice che trasformi le strutture di peccato, come le disuguaglianze sociali, la violenza, le ingiustizie e le altre manifestazioni contrarie alla dignità della persona e alla convivenza fraterna.
Presento un’azione che ritengo possa ispirarne altre: la diocesi di Querétaro, in Messico, organizza un pellegrinaggio annuale alla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe. Questo è già il 122° anno. I pellegrini sono circa 40.000 e sono suddivisi in gruppi guidati da sacerdoti, seminaristi e laici. Durante il percorso, che dura 17 giorni, i sacerdoti celebrano quotidianamente l’Eucaristia e amministrano il sacramento della Riconciliazione.
I frutti sono preziosissimi:
Si intensifica il culto eucaristico mediante l’Ora Santa che si svolge quotidianamente.
Il pellegrinaggio, preparato e seguito nelle diocesi e nelle parrocchie, è diventato una tradizione che fa scaturire cambiamenti di vita positivi e un impegno maggiore a favore della pianificazione pastorale.


- S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL VATICANO)

Frutto del Concilio Vaticano II, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in questo tempo così significativo per tutta la Chiesa e per la sua particolare missione “di fomentare dovunque la giustizia e l'amore di Cristo verso i poveri ... (allo) scopo di stimolare la comunità cattolica a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la giustizia sociale tra le nazioni”, si inserisce con entusiasmo in quel “processo di rilancio della missione fondamentale della Chiesa” che è la nuova evangelizzazione.
Infatti, come sottolinea l'Instrumentum Laboris di questa XIII Assemblea ordinaria, al n. 130, riprendendo gli insegnamenti dei Sommi Pontefici Paolo VI e Benedetto XVI, “1'evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell' uomo. [...] La testimonianza della carità di Cristo attraverso opere di giustizia, pace e sviluppo fa parte della evangelizzazione, perché a Gesù Cristo, che ci ama, sta a cuore tutto l'uomo. Su questi importanti insegnamenti si fonda 1'aspetto missionario della dottrina sociale della Chiesa come elemento essenziale di evangelizzazione. La dottrina sociale della Chiesa è annuncio e testimonianza di fede. È strumento e luogo imprescindibile di educazione ad essa”. Del resto, è dalla profonda esperierza pastorale del Beato Giovanni Paolo II quale Vescovo di Cracovia, oltre che dal suo ministero petrino, che è scaturita la più efficace definizione della dottrina sociale della Chiesa: uno “strumento di evangelizzazione”.
Il movente originario dell' evangelizzazione è 1'amore di Cristo per la salvezza eterna degli uomini; e 1'annuncio di Gesù Cristo è il primo e principale fattore dello sviluppo.
Se quella del rinnovamento è un'esigenza costante dell'evangelizzazione - e a maggior ragione lo è della evangelizzazione del sociale in quanto le sue strategie devono accompagnare le trasformazioni della società - è indubbio che essa si faccia particolarmente sentire in quest'ora in cui ci si trova ad un tornante della storia nel quale la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica. Questione antropologica che comporta, forzatamente, la questione di Dio. Se non si rifiuta esplicitamente Dio, si tende a ritenere irrilevante l'apertura dell'uomo al Trascendente.
Ora, in considerazione di questo momento storico, urge una nuova evangelizzazione anche del sociale, non solo perché della nuova evangelizzazione essa è un contenuto ineludibile, ma anche perché ne è, appunto, strumento efficace.
Molte persone, infatti, sono oggi sempre più sensibili alle questioni dei diritti umani, della giustizia, dell'ecologia, della lotta alla povertà, ai temi che toccano la vita concreta delle persone e quella in comune delle nazioni. Questa è una realtà che può essere colta come un'autentica opportunità per la nuova evangelizzazione; e proprio per questa ragione, la porta d'accesso all'evangelizzazione può efficacemente essere quella del “sociale”.
Si tratta, quindi, di studiare nuove strategie. Ecco, alcune proposte:
Perseverare sul piano della formazione con particolare attenzione allo studio della dottrina sociale della Chiesa nei Seminari, nelle diverse case di formazione e nelle parocchie.
Non trascurare le opportunità offerte dal dialogo ecumenico e interreligioso.
Sul piano dell' attitudine apologetica cui fa riferimento il n. 138 dell'Instrumentum Laboris, sarebbe opportuno far conoscere maggiormente la grande tradizione della “santità sociale”. Ad esempio: I sacerdoti Arcangelo Tardini e José Maria Arizmendarrieta (pastorale sociale), Il Beato Giuseppe Toniolo (nel campo del lavoro), Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Julius Nyerere (nel campo politico).
Sempre su questo fronte, per così dire, apologetico, si ispira di quanto affermava il Beato Giovanni XXIII nell' enciclica Mater et Magistra - cioè che “una dottrina sociale non va solo enunciata, ma anche tradotta in termini concreti nella realtà”.
Infine, per sottolineare ancora una volta l’importanza della nuova evangelizzazione del sociale, perché non ipotizzare che nella pagina web del Vaticano, alla voce “Testi fondamentali”, oltre al Catechismo della Chiesa Cattolica appaia anche il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa? Oppure, perché non pensare a consacrare un'Assemblea sinodale al tema, proprio, della (Nuova) evangelizzazione del sociale?


- S. E. R. Mons. José Octavio RUIZ ARENAS, Arcivescovo emerito di Villavicencio, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)

La conservazione e la trasmissione di numerose manifestazioni religiose continua ad essere, soprattutto in ambienti scristianizzati, una testimonianza perenne dell’innegabile sete di Dio presente in ogni uomo. Quando questa religiosità popolare scaturisce dalla fede in Cristo ed è animata dallo spirito ecclesiale diventa, inoltre, un’autentica pietà del popolo di Dio, un mezzo prezioso ed efficace per trasmettere il Vangelo e ravvivare la fede nei lontani.
Perciò, affinché la pietà popolare possa essere, nel contesto attuale, un vero strumento per l’annuncio, deve essere considerata in primo luogo oggetto o scenario della Nuova Evangelizzazione, in modo che la fede che intende esprimere, possa diventare matura e autentica. Ciò si ottiene, innanzitutto, illuminando le pratiche di devozione affinché le intenzioni coincidano, nel significato e nella gerarchia, con le verità della fede e la loro conseguente istanza morale. Ciò si ottiene, in secondo luogo, attraverso l’azione decisa dei pastori, che devono guidare queste devozioni secondo la verità, anche a costo di rinunciare a alcuni vantaggi che si potrebbero ottenere mantenendole. In terzo luogo, si ottiene favorendo la comprensione del legame esistente nel cristianesimo tra la pietà popolare e la natura della liturgia. Per quest’ultimo punto, la conoscenza, la proclamazione e la meditazione della Parola di Dio saranno di grande aiuto, poiché attraverso di essa, Dio si rivela e comunica se stesso, e attraverso di essa, i battezzati possono stabilire un dialogo sincero con Lui.
Uno dei compiti dei pastori della Chiesa è quello di orientare con sollecitudine le diverse manifestazioni della pietà del popolo di Dio verso l’intelligenza della fede e verso la pratica dei sacramenti, affinché la pietà popolare possa costituire lo scenario della nuova evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. José NAMBI, Vescovo di Kwito-Bié (ANGOLA)

Dopo 500 anni di esperienza dell’evangelizzazione, con le loro luci e le loro ombre, l’Angola vive ora un nuovo contesto di pace, di profonde trasformazioni sociali orientate verso una crescita economica che attira molti paesi stranieri e favorisce la proliferazione delle sette.
Grazie a Dio, sono stati superati i ricordi meno gradevoli del passato. E attualmente si osserva una crescita economica e sociale che, sebbene sia mirata allo sviluppo, è lungi dal rispondere alle vere sfide, che sono enormi. Di fatto si osserva uno sforzo molto grande per uscire dalla miseria, il quale, nel contempo, risveglia l’interesse all’interno e all’esterno del paese.
Sul fronte interno, una simile situazione costituisce un pretesto per fare benefici, arricchendosi spesso con facilità a qualsiasi prezzo (ciò che accresce il divario tra ricchi e poveri) e finisce per portare a una dicotomia tra la fede e la vita. Sul fronte esterno, ciò provoca una forte emigrazione, spesso disonesta ed opportunistica.
La Chiesa in Angola è attenta a questa situazione e, interpretando i segni dei tempi alla luce del Magistero Ecclesiastico, in particolare degli apporti che provengono dalle ultime due Assemblee speciali per l’Africa, ha tentato di rispondere a queste sfide con la messa in pratica di una Pastorale familiare, mediante abbinamenti triennali: Familia e Matrimonio; Familia e riconciliazione; Familia e cultura.
Tutto ciò per rilanciare un processo che ci porti a riprendere l’itinerario dell’iniziazione cristiana nelle famiglie, per la loro condizione di spazi privilegiati per l’evangelizzazione. D’altro canto, queste e altre situazioni non possono non richiedere una profonda catechesi permanente che impegni il fedele cristiano nei confronti di Dio, della Chiesa e della società.


- Rev. P. Jose PANTHAPLAMTHOTTIYIL, C.M.I., Priore Generale dei Carmelitani della B. V. Maria Immacolata (INDIA)

Dagli insegnamenti di Gesù e della Chiesa emerge molto chiaramente che l’evangelizzazione di tutte le nazioni è la missione fondamentale della Chiesa. In questa prospettiva appare anche evidente che l’evangelizzazione non è solo una tra tante attività della Chiesa, bensì la sua missione più importante. Se l’evangelizzazione è la missione principale della Chiesa, allora dobbiamo percepire ogni sua altra attività da questa prospettiva. Non dovremmo includere nell’evangelizzazione nessuna attività che non sia volta alla proclamazione e alla trasmissione della fede.
Una spiritualità incentrata su Cristo, basata sulla Parola e orientata al mondo dovrà essere la fonte più importante della nostra Nuova Evangelizzazione. I tentativi di nuova evangelizzazione devono esser incentrati soprattutto su una formazione nella fede basata sulla Parola, trasmessa ai fedeli specialmente nel contesto della loro sete della Parola di Dio.
Occorre compiere seri tentativi per impiegare i mass media nell’evangelizzazione, affinché tra le molte voci del mondo venga udita anche la voce di Dio. Per usare i mezzi di comunicazione di massa in modo efficace, occorre investire nel personale e nelle risorse a livello internazionale, nazionale e locale, in modo direttamente proporzionale all’esigenza e all’importanza di questo ministero.
Dobbiamo prendere misure innovative nelle nostre istituzioni in tutto il mondo per una trasmissione efficace della fede. Occorre inoltre suscitare una consapevolezza più profonda della responsabilità di ogni cristiano, individuale e collettiva, di diventare agente attivo dell’evangelizzazione.
La proclamazione del Vangelo è diritto e dovere di tutta la Chiesa e di ogni cristiano battezzato. Pertanto, la Chiesa deve prendere anche misure creative per permettere alle Chiese orientali sui iuris, come la vibrante Chiesa siro-malabarese, di proclamare il Vangelo anche oltre i loro attuali confini geografici. Se la Chiesa adotta una visione più ampia per aprire nuovi cammini alla Chiesa siro-malabarese e ad altre Chiese orientali, ciò certamente darà molti frutti nell’opera di evangelizzazione.
Nel contesto della Nuova Evangelizzazione, mentre dobbiamo continuare a promuovere il dialogo tra le religioni, dobbiamo essere anche pronti a condividere il messaggio portatore di vita di Gesù, specialmente in considerazione del preoccupante aumento del secolarismo e dell’ateismo, che costituiscono una grande minaccia per tutte le religioni.


- S. B. Em. Card. George ALENCHERRY, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malabarese (INDIA)

La Nuova Evangelizzazione esige un’autocritica in seno Chiesa. È un dato di fatto che molti nella Chiesa non sanno chi è Cristo e non conoscono il prezzo che devono pagare per essere suoi discepoli. La Chiesa deve diventare sempre più una comunione di persone che hanno incontrato Cristo e che quindi sono disposte, con la potenza della grazia di Dio, a pagare il costo del discepolato di Cristo. La chiamata universale alla santità deve diventare una consapevolezza fondamentale per tutti i fedeli cristiani. L’unicità della fede cristiana e dell’impegno sempre nuovo verso Cristo nella Chiesa deve diventare la forza motrice della vita di ogni cristiano. Gesù Cristo, l’unico Salvatore, è colui che agisce sia nell’evangelizzatore, sia nell’evangelizzato. Ha detto di sé: “sono la verità, sono la luce, sono la via, sono la porta, sono il pane e sono la vita”.
Nei cinquant’anni trascorsi dal concilio Vaticano II, il rinnovamento della Chiesa ha avuto molte sfaccettature ed è stato molto fecondo. Allo stesso tempo, la vita e il ministero dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose sono diventati più pratici che spirituali ed ecclesiali. Sembrerebbe che la formazione attuale dei sacerdoti e del personale religioso tenda a renderli funzionari per i diversi uffici della Chiesa piuttosto che missionari animati dall’amore di Cristo. Anche nei luoghi della missione ad gentes della Chiesa, il funzionamento attraverso istituzioni ha fatto perdere ai sacerdoti e ai religiosi il potere impellente e la forza del Vangelo, verso il quale li impegna la loro vocazione. La secolarizzazione ha avuto un impatto sulla vita dei singoli cristiani e delle comunità ecclesiali. La Nuova Evangelizzazione esige un profondo rinnovamento della vita dei cristiani e la rivalutazione delle strutture della Chiesa, per dare loro il dinamismo dei valori evangelici della verità, della giustizia, dell’amore, della pace e dell’armonia.
La trasmissione della fede avviene sempre attraverso le tradizioni delle Chiese particolari e delle Chiese sui iuris. Queste tradizioni comprendono la celebrazione dei sacramenti, specialmente l’amministrazione della Santa Eucaristia, la catechesi, l’abitudine della preghiera quotidiana in famiglia, le piccole comunità cristiane, l’osservanza dell’astinenza e la penitenza durante la Quaresima e in altri periodi di digiuno, la celebrazione delle feste, i pellegrinaggi, la pratica della carità a tutti i livelli, una cura pastorale adatta alle persone e orientata alla famiglia e la partecipazione dei laici alla gestione della Chiesa. Tutte le tradizioni che si sono dimostrate valide nel trasmettere la fede nelle Chiese particolari e in quelle sui iuris devono essere sempre più incoraggiate e sostenute da ogni parte della Chiesa universale. La mancanza di una visione nee una comprensione chiara dell’ecclesiologia di comunione raffigurata dal concilio Vaticano II, sta rendendo poco creative le potenzialità di evangelizzazione e di cura pastorale tra le comunità di immigrati di alcune Chiese, specialmente quelli provenienti dalle Chiese orientali. Negli ultimi anni ci sono stati segnali di miglioramento in questo ambito. L’ecclesiologia di comunione, alla quale il Santo Padre Benedetto XVI dà tanto risalto, deve diventare la visione ecclesiologica di tutti noi vescovi nella Chiesa cattolica. La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana deve dare il via a nuove misure per la libertà nell’evangelizzazione e nella cura pastorale per tutte le Chiese sui iuris sotto la guida della Sede Apostolica.


- S. E. R. Mons. Jesús Esteban SÁDABA PÉREZ, O.F.M. Cap., Vescovo titolare di Assura, Vicario Apostolico di Aguarico (ECUADOR)

Oggigiorno è importante annunciare il Vangelo nella propria cultura, tradizionale o moderna che sia. 
L’incarnazione è il fondamento dell’inculturazione. Finché non si giunge a evangelizzare la cultura, il vangelo non può penetrare nella persona. San Paolo volle farsi “giudeo con i giudei, greco con i greci”, per portare Cristo a tutti.
Se analizziamo oggi la situazione nelle culture ancestrali vediamo che spesso la presenza del vangelo è considerata una forma di colonizzazione. 
Due sono gli atteggiamenti di fronte a questa realtà:
quello dello studioso della “politica delle religioni” che afferma che “solo se è credibile in Europa, la Chiesa sarà credibile nel mondo”
Quello del missionario, espresso dal consiglio di Monsignor Alejandro Labaka, vescovo missionario, martire caduto nell’Amazzonia ecuadoriana. 
Amare coloro che vogliamo evangelizzare, credere sinceramente che lo Spirito di Dio stia operando in tutte le culture, accettare che il Vangelo non è patrimonio esclusivo di una cultura, ma che può e deve essere accolto da tutte, è ciò che porterà a tutti i popoli la gioia del Vangelo


- S. E. R. Mons. François LAPIERRE, P.M.E., Vescovo di Saint-Hyacinthe (CANADA)

Il numero 130 dell’Instrumentum laboris afferma che “La dottrina sociale della Chiesa è annuncio e testimonianza di fede. È strumento e luogo imprescindibile di educazione ad essa”.
L’Instrumentum laboris è molto ricco ma allo stesso tempo piuttosto vago nel trattare il rapporto tra la Nuova Evangelizzazione e la dottrina sociale della Chiesa. Il legame intimo che esiste tra l’annuncio del Vangelo e il servizio della Giustizia e della Pace non mi sembra abbastanza approfondito.
Questa situazione rischia di far apparire la Nuova Evangelizzazione come una risposta ai problemi interni della Chiesa e non come un contributo unico allo sviluppo della giustizia e della pace nel mondo.
La crisi economica attuale ci fa scoprire come l’avidità e la cupidigia hanno spezzato delle relazioni di senso scindendo l’economia dalla sua dimensione sociale nella vita umana.
Queste relazioni possono essere ritrovate solo tramite l’amore, la fraternità e l’amicizia che devono esprimersi non solo nei rapporti interpersonali, ma anche nella vita economica e commerciale, come sottolinea perfettamente la lettera del papa Benedetto XVI, Caritas in Veritate.
In questo contesto, è importante che la Chiesa appaia come una fraternità, un corpo, il Corpo di Cristo. La comunità è già un annuncio del Vangelo di Dio.
Nell’iniziazione cristiana separiamo spesso l’amore dalla giustizia, il cammino della fede dalle realtà sociali e politiche. Occorre una cultura della solidarietà.
I grandi missionari, attraverso i secoli, hanno saputo unire l’annuncio coraggioso del Vangelo di Cristo e l’impegno a favore dei poveri. I loro gesti spesso sono stati più eloquenti delle loro parole.


- S. E. R. Mons. António José DA ROCHA COUTO, S.M.P., Vescovo di Lamego (PORTOGALLO)

La Chiesa di ieri, di oggi e di sempre, dovrà avere i tratti del volto di Gesù Cristo. Deve quindi essere filiale, fraterna, affettuosa, vicina e accogliente, come l’ha ben raffigurata il beato Papa Giovanni Paolo II nella Catechesi tradendae [1979], n. 67, e nella Christifideles Laici [1988], n. 26.
Dovrà avere la dinamica delle prime comunità cristiane, come l’autore del libro degli Atti degli Apostoli le ha presentate: permanentemente attente alla Parola di Dio, alla comunione, alla frazione del pane e alla preghiera (2, 42-47; 4, 32-35; 5, 12-15), atrio permanente della fraternità aperta al mondo, in modo da essere e da rispecchiare una Chiesa giovane, agile e bella, così giovane, abile e bella, che la gente lotterà per entrare in essa.
Dovrà essere inoltre una Chiesa annunciatrice, completamente vincolata al suo Signore, non sedotta dalla novità dell’ultima moda, ma ben consolidata nella fedeltà al suo Signore, che si traduce nel dono totale di sé, in un stile di vita povero, umile, spoglio, felice. appassionato, audace, prossimo e dedicato. Sì, abbiamo bisogno di annunciatori del Vangelo senza oro, argento, rame, borse, due tuniche ... Sì, è di conversione che parlo, e mi lascio la domanda: perché i Santi hanno lottato tanto, e con tanta gioia, per essere poveri e umili, e noi ci sforziamo tanto di essere ricchi e importanti?


- S. E. R. Mons. Bonifacio Antonio REIMANN PANIC, O.F.M., Vescovo titolare di Saia maggiore, Vicario Apostolico di Ñuflo de Chávez (BOLIVIA)

Con sguardo di credenti ci soffermiamo particolarmente sul fenomeno della disgregazione familiare. L’assenza del padre può essere spiegata in molti modi e alla luce di molti fattori antropologici, culturali ed economici. Crediamo che l’annuncio di Dio Padre dato da Nostro Signore Gesù Cristo debba essere la sorgente della nuova evangelizzazione in Bolivia (cf. DA 462).
Il fenomeno dell’assenza del padre e la sua importanza per la vita sociale e personale si ripercuote sull’esperienza della paternità di Dio e sulla perdita di valori prettamente cristiani, quali la gratuità, la fraternità, la responsabilità e il perdono. 
Probabilmente la manifestazione più sublime di Dio Padre nel Nuovo Testamento è la parabola del Figliol Prodigo (Lc 15, 11-32). È proprio la consapevolezza di avere quel padre che rende possibile il ritorno del figlio minore alla vita, all’incontro e alla casa paterna, mentre la sua mancanza, nel maggiore, impedisce di godere della gratuità del padre.
Anche l’incontro di Gesù con la Samaritana (Gv 4, 4-43) getta una nuova luce sulla difficile situazione che vive oggi la donna in seno alla famiglia. Tale incontro è rivelatore della profonda identità del Signore come uomo, profeta, Messia, Salvatore del mondo e Figlio di Dio Padre. E rivela l’identità umana della donna, prostituta e senza marito, che diventa discepola e testimone della verità. Ed è a questo tipo d’incontro con Gesù che ci rimanda la Nuova Evangelizzazione. La Nuova Evangelizzazione deve dunque rivolgersi alla donna boliviana, in quanto madre e sposa spesso abbandonata, sottovalutata e maltrattata, affinché, dall’incontro con Cristo, come la samaritana, possa vivere in tutta dignità.


- Rev. P. Marco TASCA, O.F.M. Conv., Ministro Generale dell'Ordine Francescano Frati Minori Conventuali

Come sesto scenario da leggere e decifrare da parte di questo Sinodo (dopo quello culturale, del fenomeno migratorio, economico, politico, della ricerca scientifica e tecnologica), i nn. 59-62 dell’Instrurnentum Laboris indicano quello comunicativo.
Qui non ci si limita a prendere atto della massiccia diffusione e pervasività dei media, ma del fatto che oggi viviamo in una vera e propria cultura massmediatizzata.
Oggi la maggior parte degli uomini e delle donne organizzano con riferimento ai media (si pensi a Internet e smartphone) la propria vita lavorativa e affettiva, ricreativa e relazionale.
Eppure, i media rappresentano senza dubbio alcuno una grande opportunità. “Nei mezzi della comunicazione - scrive il Beato Giovanni Paolo II - la Chiesa trova un sostegno prezioso per diffondere il Vangelo ... Essa li impiega volentieri per fornire informazioni su se stessa e dilatare i confini dell’evangelizzazione, della catechesi e della formazione e ne considera l’utilizzo come una risposta al comando del Signore: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15)” (Lettera Apostolica, Il rapido sviluppo, 24 gennaio 2005, n. 7).
Si tratta di scoprire che “esiste uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale” (Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale, 24 gennaio 2011), che oggi deve sempre più caratterizzarsi come proposta di un profilo identitario (anche digitale) coerente e insieme accogliente.
La nuova evangelizzazione è questione di nuove relazioni a partire dalle quali è poi possibile veicolare l’annuncio esplicito di Gesù Cristo come unico e universale salvatore. Se il mondo dei media è per definizione massificante, la prospettiva cristiana che deve operare in essi è quella che conduce a cogliere la persona nella sua singolarità, nel suo essere destinataria della rivelazione di Dio. Dobbiamo dunque gioire delle molte opportunità che le nuove frontiere dello scenario comunicativo ci offrono.


- S. E. R. Mons. Nikolaos FOSKOLOS, Arcivescovo di Athenai, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad Nutum Sanctae Sedis" di Rhodos (GRECIA)

La Chiesa, per annunziare il Vangelo agli uomini del ventunesimo secolo, deve tener conto della prima evangelizzazione fatta dagli Apostoli. In molte regioni del mondo si ripetono le stesse difficoltà che ha affrontato p.es. San Paolo in Atene e a Corinto.
Per evangelizzare il mondo la Chiesa deve essere più “snella”:
Come Davide non ha potuto affrontare Golia con le armi pesanti dategli da Saul, così la Chiesa deve abbandonare molte usanze del medioevo europeo (strutture materiali e spirituali, modo di parlare, consuetudini “del tempo che fu” ecc.) e, come Corpo mistico del Cristo Risorto, annunziare al mondo moderno il Vangelo della salvezza, tenendo immutabile la sua dottrina e la sua vera Tradizione. Deve agire non come una potenza mondiale né come una potenza europea, ed offrire al mondo il Vangelo, l'annunzio gioioso, predicando a tutti il Cristo morto e risorto in modo chiaro e senza equivoci, come hanno fatto gli Apostoli e i grandi missionari, p.es. San Francesco Saverio.


- S. E. R. Mons. Petru GHERGHEL, Vescovo di Iaşi (ROMANIA)

La storia che il Vangelo ha scritto nella Chiesa Cattolica in Romania, composta di tre riti (latino, greco-cattolico e armeno), conosce la gioia e il sacrificio di tanti evangelizzatori. Il vero tesoro dell’annuncio è Gesù stesso, Figlio di Dio, che ha trasformato l’apparente fallimento della Croce in una mirabile vittoria della risurrezione per la redenzione del mondo. Non c’è Vangelo senza Croce. L’ostilità che il Vangelo incontra in questo tempo non deve farci dimenticare la logica della Croce, dove l’intervento umano non è riuscito a soffocare la grazia divina. 
Nei tempi difficili della recente dittatura atea in Romania la famiglia cristiana ha svolto un ruolo fondamentale, essendo spesso l’unica possibilità di annunciare il Vangelo e di trasmettere la fede. E ora, molti migranti cattolici romeni hanno aiutato le famiglie presso le quali lavorano a riscoprire la bellezza della preghiera e della fede in Cristo. La formazione dei genitori risulta ora una vera priorità pastorale.
In Romania la fine della persecuzione ateista aveva aperto le porte a una promettente primavera ecumenica. Non ci ha mai abbandonato la preghiera, ma da quando un recente ordinamento del Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena ha vietato qualsiasi preghiera tra fedeli ortodossi e cattolici, ci vediamo costretti a supplicare Dio davanti ai delegati fraterni: “Fa’, o Signore, che almeno il “Padre Nostro” unisca i tuoi figli!”
In conclusione, per una nuova evangelizzazione la Chiesa Cattolica di Romania, propone: a) ripartire da Gesù stesso, vangelo ed evangelizzatore; b) promuovere lafamiglia cristiana, fondata sul matrimonio e sulla formazione dei genitori; e c) coltivare l’ecumenismo della preghiera, perché l’unità dei cristiani aiuti il mondo a credere in Cristo (cfr. Gv17, 21).


- S. E. R. Mons. Manuel José MACÁRIO DO NASCIMENTO CLEMENTE, Vescovo di Porto (PORTOGALLO)

La “novità” della nuova evangelizzazione non può essere altra che la riscoperta e l’approfondimento della novità costante di Cristo, nelle attuali circostanze della Chiesa e del mondo. Circostanze che, nel mio paese, si definiscono, inoltre, come una popolazione molto mobile e spesso opaca nella mentalità.
La mobilità della popolazione aggiunge all’esodo rurale verso la città la facilità di comunicazioni quotidiane tra i diversi locali, con punti successivi di fissazione o di passaggio, per motivi di lavoro o di riposo (fine settimana). L’opacità può derivare dalla maggiore densità delle “realtà temporali” quando assorbono l’attenzione immediata e le intenzioni a medio termine, non aprendo facilmente all’orizzonte spirituale e religioso. Si generalizza così il secolarismo personale e ambientale.
Queste circostanze portano problemi relativamente “nuovi” all’evangelizzazione, almeno per l’intensità con cui si presentano. Le comunità che erano più stabili, come le famiglie e le parrocchie, dove la conoscenza di Cristo e la vita cristiana si trasmettevano naturalmente, non sussistono più così e non integrano facilmente i loro membri, soprattutto i più giovani.
La dispersione e l’itineranza rendono difficoltosa la convivenza abituale, familiare e comunitaria. L’individualizzazione della vita, potenziata dalla tecnologia, induce al soggettivismo e al virtualismo che rarefanno la realtà sociale ed ecclesiale. Di conseguenza, non è facile abbinare l’individuo e la società, o il credente e la comunità. Niente di facile in effetti.
Credo, quindi, che la “novità” da cercare per l’evangelizzazione di oggi si prospetti come riscoperta del Cristo vivente nella coesistenza di comunità specifiche. Queste, a loro volta, dovranno integrare i collegamenti interpersonali, oggi indispensabili: comunità intercomunitarie, punti fissi, ma interconnessi. In ogni caso indispensabilmente comunitarie, perché sappiamo che è quando rimaniamo insieme che meglio sperimentiamo e condividiamo la presenza del Risorto in mezzo a noi (cfr Gv 20,26).
Le prime comunità, nutrite da conversioni autentiche e attraverso una vera iniziazione cristiana, hanno originato, dalla stessa testimonianza vitale e dalla riflessione dei loro pastori, espressioni e pratiche sociali e culturali di vasta portata. Le comunità monastiche e parrocchiali che ne seguirono diedero anima e corpo al cristianesimo medievale, con splendidi risultati in diversi ambiti, sia eruditi sia popolari.


- Rev. Julián CARRÓN, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (ITALIA)

Non possiamo continuare a “pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, “questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato” (Porta fidei, 2).
Leggendo l’Instrumentum Laboris, sono rimasto colpito da questa osservazione: “Desta preoccupazione la scarsezza di primo annuncio nella vita quotidiana” Tutto lo sforzo fatto fino adesso fatica a generare una novità di vita tale da destare la curiosità per quello che i battezzati vivono. Come superare quella frattura tra la fede e la vita che rende più difficile alla fede di essere incontrabile in modo ragionevole, e dunque attraente? Senza “riscoprire e riaccogliere il dono prezioso che è la fede”, la nuova evangelizzazione rischia di essere ridotta a una questione di esperti.
Per suscitare questo interesse abbiamo un alleato dentro il cuore dell’uomo di qualsiasi cultura e condizione. Noi sappiamo che il cuore dell’uomo è fatto per l’infinito. Rimane in lui l’attesa di un compimento. Perché nessun “falso infinito riesce a soddisfarlo. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?” (Mt 16,26). 
A questa attesa non può rispondere una dottrina, un insieme di regole, una organizzazione, ma piuttosto un avvenimento. Come disse don Giussani durante il Sinodo del 1987, “ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio. L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la vita loro è cambiata”. Un luogo dove ciascuno possa essere invitato a fare la verifica che fecero i primi due sulla riva del Giordano: “Vieni e vedi”, perché “una fede che non possa essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarà una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, dice l’opposto”.


- S. E. R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura (INDONESIA)

L’Instrumentum laboris (IL) inizia dal carattere personale del cristianesimo, ovvero dall’incontro personale con Gesù Cristo e dalla relazione personale con lui. Ciò è al centro stesso della nostra fede, che deve illuminare la nostra percezione dell’evangelizzazione: (1) l’evangelizzazione non è solo una reazione alla realtà sociale e alla sua cultura secolare, ma è l’essenza stessa della Chiesa; (2) Gesù Cristo è il centro del cristianesimo e non può essere posto allo stesso livello di altri fondatori religiosi; (3) il cristianesimo non è una religione da libro di testo, e la salvezza non è una cosa che si ottiene mettendo in pratica le dottrine scritte in un libro, ma è opera dell’amore di Dio. Solo l’incontro con il Signore, ciò che è contenuto nelle Scritture diventa la sua “parola”, la sua “voce”.
In Gesù Cristo Dio rivela se stesso come amore. Offre se stesso agli uomini senza pretendere di essere accettato, ma accettando il rischio di venire rifiutato. Il meraviglioso mistero dell’amore divino è che egli non si impone agli uomini. L’amore di Dio, così come manifestato in Gesù Cristo, è un appello alla libertà dell’uomo, che è libero di accettare o di rifiutare. Questo amore immenso e meraviglioso di Dio deve essere presentato nell’evangelizzazione quando si affronta il “clima culturale” (IL 48) della società secolarizzata, che tende a idolatrare la libertà e l’autonomia dell’uomo, e a rifiutare qualsiasi elemento trascendente nella religione come violazione della libertà umana.
Questa immagine di Dio come appello d’amore agli uomini potrebbe essere più attraente per la mentalità secolare rispetto all’immagine di Dio come Re potente. Suggerisco, pertanto, che in alcuni testi, come in IL 24, quando si parla dell’“esperienza della conversione”, al posto dell’espressione “regno di Dio”, che di per sé ha una connotazione feudale, si usi “potere d’amare di Dio”. Di fatto, più che la potenza di un re, l’amore divino è “più dolce del vino” ed è “forte come la morte” (cfr. Cantico dei Cantici, 1, 2; 8, 6). L’amore divino interpella l’uomo e attende una risposa. L’amore vuol essere amato. La conversione è la risposta d’amore dell’uomo alla chiamata d’amore del Signore.
La Chiesa è il “locus” dell’incontro con Gesù Cristo. Quindi la “communio”, che rappresenta lo spirito fondamentale del Vaticano II, deve manifestarsi nelle comunità ecclesiali. La “communio” d’amore, il servizio e il sacrificio per gli altri, sono potenti testimonianze nell’evangelizzazione. L’amore di Dio si manifesta in Gesù Cristo come sacrificio; pertanto, una testimonianza autentica di questo amore divino deve essere anche un amore sacrificale.


- S. B. R. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malankarese (INDIA)

Si stima che il sessanta percento della popolazione mondiale viva in Asia. L’Asia è la terra in cui sono nate molte religioni del mondo, compreso il cristianesimo. Io provengo dal continente asiatico, e più precisamente dall’India, dove la gente ha visto una forte diffusione di messaggi religiosi. Sebbene il cristianesimo abbia una storia diversa da condividere, l’attuale società asiatica, in cui i credenti di altre religioni costituiscono una maggioranza predominante, non sembra apprezzare e riconoscere termini come proclamazione, evangelizzazione, ecc. Queste parole hanno un senso diverso per loro, dal quale consegue anche un atteggiamento diverso. Vorrei qui sottolineare le parole pronunciate da Gesù: “mi sarete testimoni...” (At 1, 8). La nostra cara beata Madre Teresa di Calcutta ha portato al mondo, specialmente all’India, uno strumento molto concreto di evangelizzazione, un modello di testimonianza. Devo dire che è diventata il missionario più efficace in una terra in cui i cristiani sono meno del tre percento della popolazione. Madre Teresa ha dato testimonianza di Gesù ovunque. Nella storia dell’India rimane un modello e un simbolo di cristianità. L’esempio della testimonianza inizia da te e da me.
Oggi la gente ritiene di riuscire a fare tutto; ogni cosa esiste grazie alla sua capacità. Questo atteggiamento dà un’immagine distorta della realtà sovrannaturale, perfino dell’essenza della vita umana. Quanti sono responsabili dell’evangelizzazione, specialmente coloro che svolgono il sacerdozio ministeriale, che possiedono “dono e mistero” (beato Giovanni Paolo II), devono prendere misure più concrete nelle celebrazioni liturgiche per rendere i sacramenti un mezzo più tangibile di “esperienza dell’Emanuele” durante queste ore di grazia. La socializzazione tra le persone è avvenuta ovunque, ma la conversazione con il Signore è stata relegata ovunque in un’angolo.
Gesù ha detto: “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). La pienezza di vita, la vita in abbondanza, si realizza pienamente solo quando le persone entrano nella vita eterna. A indicare la strada verso la vita in abbondanza è l’azione della Chiesa. Se la Chiesa, la continuazione di Gesù nel mondo, si allontana da qualsiasi processo per accrescere la pienezza di vita, da qualsiasi mezzo per assicurare la dignità umana, siate certi che l’esperienza e la testimonianza dell’Emanuele sarà debole in quella parte del mondo. Ogni tentativo, da parte della Chiesa, di promuovere la dignità umana, di portare giustizia ai meno privilegiati, è un segno autentico di obbedienza alla volontà di Gesù. Promuovere la dignità umana, parlare per chi non ha voce, essere simbolo di giustizia, promuovere i valori democratici, ecc. devono essere considerati segnali seri di una promozione della vita umana che condurrà le persone alla vita in abbondanza.


- S. E. R. Mons. Berislav GRGIĆ, Vescovo Prelato di Tromsø (NORVEGIA)

Nei paesi nordici - Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia - la Chiesa cattolica è una piccola minoranza e quindi non ha né i vantaggi né gli svantaggi che si riscontrano spesso nelle regioni in cui il cattolicesimo è tradizionale e/o prevalente. Malgrado la sua limitata rilevanza, sotto il profilo numerico e sociale, la nostra è tuttavia una Chiesa in crescita. Vengono costruite o acquistate nuove chiese, istituite nuove parrocchie, vengono ad aggiungersi riti non latini, il numero delle conversioni e dei battesimi adulti è relativamente alto, non mancano le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, il numero dei battesimi supera di gran lunga quello dei decessi e di quanti abbandonano la Chiesa, e la presenza alla Messa domenicale è abbastanza alta.
In alcuni settori della società c’è grande interesse per la fede e per la spiritualità, sia da parte dei non credenti, che cercano la verità, sia da parte di cristiani impegnati di altre confessioni, che desiderano un approfondimento e un arricchimento della vita religiosa. Va inoltre osservato che negli ultimi anni sono piuttosto numerosi gli ordini contemplativi che vi hanno aperto le proprie case.
Tuttavia, la trasmissione della fede spesso è resa più difficile dalle grandi distanze. I nostri sacerdoti devono viaggiare molto (talvolta fino a 2000 km al mese) per visitare i fedeli che abitano in luoghi distanti e celebrare con loro la Messa. Nei mesi invernali ciò diventa molto faticoso.



AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (III)


- Rev. Dott. Geoffrey TUNNICLIFFE, Segretario Generale dell'Alleanza Evangelica Mondiale (STATI UNITI D'AMERICA)

L’evangelizzazione è la proclamazione in parole, azioni e carattere cristiano dell’opera salvifica di Gesù Cristo sulla croce e tramite la risurrezione. L’evangelizzazione è al centro dell’identità degli evangelici. Noi affermiamo che non è possibile essere veramente evangelici senza un impegno radicale all’evangelizzazione del mondo; in effetti, tale impegno riguarda la stessa identità cristiana. La Wea fa appello a tutti gli evangelici e i cristiani del mondo perché rinnovino il loro impegno all’evangelizzazione olistica.
Come per tutte le tradizioni cristiane, vi sono stati tempi in cui sono stati commessi errori e gli evangelici hanno combattuto per legare la proclamazione del Vangelo ad azioni di giustizia e di pace. Eppure, nella nostra storia annoveriamo numerose voci e vite forti che hanno esemplificato la natura olistica dell’evangelizzazione.
Il resoconto biblico di Marco 5 ci offre una lente attraverso la quale possiamo superare la scomoda dicotomia tra proclamazione e azione, e un modo di richiamarci all’evangelismo di base e alla parola di Dio. Due sono i temi che emergono da questo capitolo: 1) l’autorità e il potere di Gesù e 2) la diffusione del Vangelo. Innanzitutto vediamo che Gesù ha potere sul male; ha potere sulle malattie e le infermità, e ha potere sulla stessa morte, alludendo alla propria risurrezione futura. In secondo luogo, il testo mostra che il Vangelo abbraccia tutta la creazione.
Il problema per gli evangelici - e quanti invocano il nome di Cristo - è il seguente: cosa intendi fare, personalmente e in comunità, per promuovere la causa di un’evangelismo olistico globale? Una chiesa che non sia evangelica viene meno alla sua adesione a Gesù.
Noi evangelici stiamo imparando come portare avanti l’evangelizzazione al modo di Gesù - come proclamare la salvezza che viene dal nostro Dio e le implicazioni di questa proclamazione per la trasformazione della società.
Stiamo anche imparando che un autentico evangelismo biblico esige il superamento delle divisioni tra i cristiani. Il documento congiunto della Chiesa cattolica romana, dell’Alleanza evangelica mondiale e del Concilio mondiale delle chiese, “Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso: raccomandazioni di condotta”, rappresenta un meraviglioso promemoria dell’importanza del mandato del’evangelizzazione.
In quanto credenti siamo stati incaricati dal Padre e dal Figlio, attraverso lo Spirito, ad adempiere alla missione di Dio in modo tale che una caratteristica fondamentale degli evangelici sia - e deve esserlo sempre - di far sì che tutta la terra ascolti il Vangelo interamente, nelle parole, nelle azioni e nel carattere.

 

DECIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(SABATO 13 OTTOBRE 2012-POMERIDIANO)

 

INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. E. R. Mons. Romulo G. VALLES, Arcivescovo di Davao (FILIPPINE)

Nell’Instrumentum laboris (n. 80) viene menzionata la bella esperienza della formazione e dello sviluppo di piccole comunità cristiane nelle parrocchie, ciò che ha trasformato le parrocchie in comunità di fede animate e vive. La nostra esperienza nelle Filippine, che ho conosciuto di persona nella regione e nell’isola di Mindanao, lo conferma. Noi le chiamiamo comunità ecclesiali di base. La fede cristiana viene sostenuta e promossa meglio, approfondita e protetta, quando viene vissuta e praticata dai singoli e dalle famiglie in queste comunità ecclesiali di base. In tali comunità, la testimonianza e la professione della fede, come anche la necessaria catechesi sulla nostra fede, vengono vissuti in maniera più intensa; le celebrazioni della fede, specialmente del Santo Sacrificio della Messa, vengono sperimentate come coinvolgenti incontri con il Signore, nella sua Parola e nell’Eucaristia; e il servizio nella carità viene percepito con facilità e sentito in modo profondo. La nostra esperienza positiva dalla presenza delle comunità ecclesiali di base nelle diocesi e nelle parrocchie ci fa sperare che la nostra missione, cioè la Nuova Evangelizzazione per la Trasmissione della Fede Cristiana, sia possibile. Siamo convinti che la nascita e lo sviluppo delle comunità ecclesiali di base siano davvero ispirati dallo Spirito Santo.
Nell’Instrumentum laboris (nn. 138-146) si parla anche dell’esigenza del primo annuncio. Ciò ha davvero attirato la mia attenzione. Anzitutto perché vengono proposte una spiegazione e una descrizione ottime e interessanti. In secondo luogo, perché in molte diocesi delle Filippine di fatto abbiamo promosso e organizzato eventi e attività che possono essere davvero considerati modi di “primo annuncio”, senza considerarli tali e senza designarli specificatamente come tali, nel modo in cui vengono descritti nell’Instrumentum laboris. Abbiamo continuato a portarli avanti perché ne abbiamo constatato l’efficacia nel sostenere, alimentare e celebrare la nostra fede nel Signore Gesù. Ora ne sappiamo di più. Ora ci sentiamo fortemente incoraggiati.

- Rev. P. Heinrich WALTER, Superiore Generale dei Padri di Schönstatt (GERMANIA) 

Se pensiamo a lungo termine, allora la Chiesa nel mondo occidentale non ha futuro senza un rinnovamento della famiglia. Chi ha figli ha futuro. I genitori con tanti figli appaiono nelle statistiche come le persone più felici della società. Il matrimonio e la famiglia devono essere riconosciuti oggi come una vocazione. È qui che avviene l’evangelizzazione. I credenti seguono, andando controcorrente rispetto alla società, il cammino della sequela di Cristo. Per questo motivo, devono ricevere tutto il sostegno possibile nella preparazione al matrimonio. Il Sacramento del Matrimonio è molto prezioso. Il fallimento del matrimonio ha spesso conseguenze tragiche. Dobbiamo domandarci in modo più chiaro quali sono le condizioni in cui si realizza il Sacramento del Matrimonio. Qui è necessario fare una corretta distinzione per il bene della famiglia. La famiglia rimane il fondamento per l’apprendimento della fede. La famiglia intende la propria casa come casa di Dio. I figli percorrono con i genitori un lungo cammino nell’apprendimento della fede. La vitalità di una comunità è collegata a questi focolari cristiani. Le famiglie non sono solo un luogo privilegiato dell’evangelizzazione, ma, in quanto laiche, sono anche agenti dell’evangelizzazione. In Sudamerica ho conosciuto il progetto delle missioni familiari. Alcune famiglie si riuniscono e durante le vacanze si recano per una settimana in una comunità. Qui vivono in condizioni molto semplici, e, come famiglia, vanno di casa in casa per dare testimonianza della loro fede. Così vengono evangelizzati paesi e quartieri cittadini. È un segno di speranza vedere queste famiglie che testimoniano in pubblico la loro vocazione.

- S. E. R. Mons. Leonardo ULRICH STEINER, O.F.M., Vescovo titolare di Tisiduo, Ausiliare di Brasília (BRASILE)

Vorrei fare riferimento ai soggetti della trasmissione della fede. La Lumen Gentium afferma che “Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. ...Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità” (LG 31).
L’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi ricorda che “i laici possono anche sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i loro Pastori nel servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vitalità della medesima, esercitando ministeri diversissimi, secondo la grazia e i carismi che il Signore vorrà loro dispensare (n. 73).
L’Esortazione apostolica Christifideles laici è assunta nella Conferenza dell'Episcopato Latino-Americano di Santo Domingo allorché propone: “Che tutti i laici ad essere protagonisti della nuova evangelizzazione, della promozione umana e della cultura cristiana. É necessaria la costante promozione del laicato, libero da ogni clericalismo e senza riduzione all'intra-ecclesiale. Che i battezzati non evangelizzati siano i principali destinatari della nuova evangelizzazione. Essa sarà effettivamente portata a compimento se i laici, consapevoli del loro battesimo, risponderanno alla chiamata di Cristo a che si convertano in protagonisti della nuova evangelizzazione” (n. 97).
La nuova evangelizzazione dovrebbe prendere in considerazione come 'nuovi agenti' di evangelizzazione I GIOVANI: giovani che evangelizzano giovani. Prepararli alla catechesi, attraverso la partecipazione alla vita della Comunità della fede e le esperienze missionarie per poter operare nella Comunità e nella società. Considerare i nuovi aeropagi dei giovani stessi come il mondo dell'istruzione, dei media, di internet, dell'arte e altri. Spazi irrinunciabili per la nuova evangelizzazione.

 

- S. E. R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso, Segretario Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (COLOMBIA)

Una Nuova Evangelizzazione può essere portata avanti a partire da almeno due presupposti. Il primo è quello di una ecclesiologia che risponda al Concilio Vaticano II, rivisitato, per l’America Latina, dalla Conferenza di Aparecida, che definisce la Chiesa come segno e strumento della salvezza, Chiesa che esce dai propri confini e guarda a se stessa alla luce dell’annuncio di Gesù Cristo e al servizio al mondo, per essere icona della Trinità. Il secondo presupposto è la capacità di entrare in empatia e simpatia con il mondo e, quindi, una Chiesa che dialoga, che non teme ciò che è umano, poiché proprio il Figlio dell’uomo è venuto a portare la pienezza a tutti gli uomini e a ogni uomo.
In quest’ottica, la Chiesa “di sempre”, chiamata, per evangelizzare, ad aprirsi a nuovi scenari, non può essere una comunità “tradizionale”, ma deve essere ancorata alla tradizione viva. Non può essere una comunità di ermeneutiche chiuse e interessate, bensì una comunità che si lascia interpellare dalla Parola di Dio e che ascolta in fecondo silenzio. Non può essere una comunità potente che “im-pone”, ma una che si “es-pone”, perché è pienamente consapevole di essere depositaria della Verità e della Vita. Non può essere la comunità ritualista, ma deve essere quella comunità che riveste la vita di un nuovo significato, ponendola in un’orizzonte di trascendenza grazie alla sua mediazione sacramentale.
Non possiamo dimenticare mai che la nostra origine è Gesù di Nazaret, il Messia che è stato disprezzato e crocifisso e che, quindi, siamo discepoli di colui che fu emarginato e stigmatizzato dalla società del suo tempo. Con questa convinzione, dobbiamo impegnarci nella Nuova Evangelizzazione.

- S. E. R. Mons. Ðuro HRANIĆ, Vescovo titolare di Gaudiaba, Ausiliare e Vicario Generale di Ðakovo-Osijek (CROAZIA)

La Chiesa in Croazia ancora ha molta gente e la questione dell’evangelizzazione gira intorno ai tentativi catechistici e mistagogici di approfondire la fede personale e sue dimensioni ecclesiale e sacramentale, affinché essi riescano a sopravvivere alle spinte crescenti verso la secolarizzazione in atto, affinché diventino capaci di giustificare le ragioni della propria speranza e di assumersi la responsabilità nei diversi campi della vita pubblica.
Sebbene il comunismo sia crollato, sono rimasti tuttora i suoi frammenti, tuttora operanti dappertutto, nascosti nelle mentalità e nei modelli di vita. Sono presenti anche nella mentalità dei cattolici, tentati di ritirarsi sia dalla vita politica, che dalla società civile. I resti ideologici di stampo materialista ed ateo negli ultimi anni si sono avvicinati alle posizioni, ai valori e alle esigenze del neocapitalismo liberale. Con la scusa della tutela e della promozione dei diritti umani, della libertà e della democrazia, essi divulgano tramite la vita politica, i mass media e le associazioni della società civile uno stile di vita del tutto libertino. Poiché si presentano come portavoce e protettori della democrazia, dell’approccio scientifico e culturale, le loro prese di posizione diventano indiscutibili.
Dietro a una demagogia della tolleranza, spesso ci scontriamo in realtà con una cultura dell’ironia e dell’irriverenza nei confronti della fede e dei valori cristiani. Tante volte non soltanto i cattolici in Croazia, ma anche altrove si sentono oggi come Alexamenos all’alba del cristianesimo nell’ambito della scuola degli schiavi imperiali al Palatino destinati a servire l-imperatore.
Si sente il bisogno di cercare un approccio adatto che prima dell’annuncio Evangelico, si sforzi di comprendere, di accettare e di entrare in dialogo a livello culturale ed antropologico.

- S. E. R. Mons. Benjamin PHIRI, Vescovo titolare di Nachingwea, Ausiliare di Chipata (ZAMBIA)

Facendo riferimento ai numeri 122, 159 e 160 dell’Instrumentum laboris, ricordiamo, a nome della Conferenza episcopale dello Zambia (ZEC) e dell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale (AMECEA), che un clero e dei religiosi ben formati potranno migliorare lo sforzo della Chiesa nell’ambito della Nuova Evangelizzazione, poiché in Africa l’evangelizzazione è in gran parte ancora agli inizi. Un clero impegnato aiuterà a formare le menti e lo spirito di tutto il popolo di Dio con l’insegnamento e con la testimonianza di vita: così la gente imparerà dai suoi pastori e li prenderà a esempio. Finora questi sforzi sono stati ostacolati, talvolta, da un approccio al ministero pastorale che ha due aspetti, uno teorico e l’altro pratico. Tutti coloro che hanno ricevuto una formazione sacerdotale e religiosa hanno un’ottima preparazione accademica e teologica, ma non sempre sono validi testimoni della parola che predicano. Per avere un qualsivoglia impatto quando predicano la Parola nell’ambito della Nuova Evangelizzazione, i pastori devono guidare con il loro esempio. Ciò esige una preparazione migliore dei formatori e anche una maggiore attenzione verso i candidati al sacerdozio e alla vita religiosa. All’abbondanza di candidati nei nostri seminari raramente corrisponde un numero proporzionato di formatori. Ciò rende impossibile una formazione significativa e porta a una situazione in cui spesso candidati non adatti di fatto giungono al sacerdozio e diventano poi cattivi pastori, disperdendo il gregge invece di radunarlo. I vescovi diocesani e gli altri ordinari locali devono resistere alla tentazione di cercare di riempire a ogni costo i vuoti nelle parrocchie e nelle istituzioni, inviando qualsiasi sacerdote accademicamente qualificato nei seminari e nelle case di formazione, poiché possedere una preparazione accademica non equivale a essere in grado di formare altri esseri umani affinché diventino degni pastori del gregge. Gli ordinari locali dovranno investire di più nei programmi di formazione permanente e in altri seminari che possano aiutare i pastori a diventare anche buoni amministratori dei beni sia spirituali sia temporali della Chiesa.

- S. E. R. Mons. Marko SEMREN, O.F.M., Vescovo titolare di Abaradira, Ausiliare di Banja Luka (BOSNIA ED ERZEGOVINA)

La nuova evangelizzazione nell'esperienza della Bosnia ed Erzegovina (BiH) è diretta all'autoevangelizzazione della Chiesa e all'evangelizzazione del mondo in cui viviamo. Siccome la BiH è una terra di missione e i cattolici sono una minoranza, è necessario rinnovare lo slancio missionario degli annunciatori del Vangelo per essere aperti all'opera di grazia dello Spirito Santo, testimoniando con la vita la Buona Novella e perché lo Spirito Santo apra i cuori degli ascoltatori per accettare e vivere il Vangelo. Lo scopo dell’evangelizzazione è la metanoia e l'opzione fondamentale per la parola di Dio. 
La BiH, come anche molti paesi di transizione, dal crollo del comunismo fino al sorgere dei nuovi stati hanno passato per la guerra e difficoltà postbelliche. Vengono a galla le difficoltà subite dalla popolazione, specialmente quella croata cattolica, decimata. Nella BiH c'era più di 1.200.000 profughi. Degli 830.000 cattolici, loro 465.000 sono stati costretti, nella "pulizia etnica e confessionale", di lasciare le loro case e le residenze native. Ora, sedici anni dopo la guerra, in tutta la BiH sono circa 463.000 cattolici, vuol dire che i 367.000 esuli cattolici non sono tornati nella BiH. Sono scoppiate crisi morali ed etiche, distrutta l'infrastruttura, case, chiese, presente il fenomeno di secolarismo, disoccupazione, povertà, disuguaglianza dei diritti, disordini e disfunzioni dello stesso Stato. Si cerca di ricostituire la fiducia tra i popoli e le varie religioni e rinnovare il dialogo ed ecumenismo, ma non si va a grandi passi e ci vuole del tempo. Una necessità di maggiore evangelizzazione della famiglia, poiché è subentrata una mentalità edonistica, la cultura della morte: droghe e altre tossico-dipendenze.
Il punto di partenza della nuova evangelizzazione deve essere il ritorno alle fonti, riscoprendo l'eredità dei popoli e del Paese, specialmente impegnandosi nel rinsaldare nella società i valori etici e morali, compromessi dagli anteriori totalitarismi e dalla nuova violenza bellica.
 

- S. E. R. Mons. José Domingo ULLOA MENDIETA, O.S.A., Arcivescovo di Panamá (PANAMÁ)

Gesù ha inviato i discepoli come suoi testimoni a Gerusalemme, in Galilea e fino agli ultimi confini della terra. Ed era proprio la testimonianza d’amore a suscitare l’ammirazione dei pagani. La testimonianza dell’amore cristiano continua a possedere forza evangelizzatrice oggi; per questo, il Beato Papa Giovanni Paolo II affermava: “La futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica” (FC n. 52).
Tuttavia, affinché le nostre famiglie rispecchino questo volto di Chiesa Domestica, è necessario che siano vere comunità di amore e di vita, di fede e di salvezza. E questo sarà possibile nella misura in cui il nucleo familiare si rafforza nella sacramentalità del matrimonio.
Per far ciò, dobbiamo però sviluppare e rafforzare la pastorale di accompagnamento ai matrimoni e alle famiglie. Dobbiamo dedicare più tempo e migliori risorse alla preparazione del Sacramento del Matrimonio. Stiamo aspettando con vivo interesse il Vademecum che il Pontificio Consiglio per la Famiglia sta preparando, certi che contribuirà al miglioramento della qualità umana e cristiana dei matrimoni.
Dobbiamo prestare una maggiore sollecitudine pastorale, attraverso programmi di accompagnamento, ai matrimoni sacramentali già celebrati, in modo da consolidarli e prepararli allo svolgimento dei propri compiti all’interno della famiglia, della Chiesa e della società. La catechesi per gli adulti sta esigendo maggiore attenzione da parte di tutta la Chiesa.
Non dobbiamo trascurare le famiglie che si trovano in situazioni irregolari: esse costituiscono un’altra preoccupazione nella pastorale della Chiesa. Malgrado questa costante preoccupazione, la pastorale delle famiglie in situazione “irregolare” (divorziati risposati) non sembra trovare risposte adeguate al problema ed è spesso fonte di evidente insoddisfazione per i fedeli che vivono questa situazione e che si sentono incompresi, giudicati, condannati ed esclusi, nonostante continuino a credere nella misericordia di Dio Padre e vogliano vivere in seno alla Madre Chiesa.
 

- S. E. R. Mons. Ricardo Antonio TOBÓN RESTREPO, Arcivescovo di Medellín (COLOMBIA) 

La Nuova Evangelizzazione, per poter trasmettere la fede, dev’essere molto di più della mera moltiplicazione di ciò che abbiamo fatto finora; dev’essere un atto totale che, nelle circostanze del mondo attuale, illumini l’intelligenza, orienti la libertà, commuova i sentimenti, impegni la vita intera. L’evangelizzazione è un evento insieme semplice e complesso. Complesso perché si situa nell’ordine della creazione; semplice perché è generato naturalmente dalla grazia in colui che è predisposto. A mio modesto parere, i diversi percorsi dell’evangelizzazione devono propiziare tre esperienze concrete e fondamentali.
In primo luogo, l’esperienza della paternità di Dio. Un incontro con Cristo e un percorso di discepolato con lui, deve permettere l’esperienza fondamentale e originaria di Gesù: la filiazione. Per tanto, sarebbe opportuno che tornassimo al kerigma iniziale di Gesù: Dio è vicino, la sua paternità è all’opera, il suo regno in mezzo a noi (Mc 1,15; Lc 17,20). Chi, con la grazia dello Spirito Santo giunge a quest’esperienza, trova per sempre il senso della vita e possiede la forza di realizzare il progetto che Dio ha previsto per lui.
In secondo luogo, è necessario fare concretamente l’esperienza della comunità cristiana. Dal momento che è un atto ecclesiale, la nuova evangelizzazione deve potenziare la comunità a tutti i livelli: la famiglia come prima Chiesa domestica, le piccole comunità ecclesiali come spazio fondamentale di vita, la parrocchia come centro vitale di spiritualità e pastorale in cui si integrano e acquistano senso realtà diverse, la Chiesa particolare che, seguendo la dottrina del Vaticano II, rende concreto e autentico il mistero della Chiesa.
In terzo luogo, bisogna fare l’esperienza della gioia di dare Dio agli altri. Trasmettere la fede non è un peso, ma un bisogno, un guadagno, è la vita stessa di chi vive le suddette esperienze. Guai a me, se non evangelizzo, diceva Paolo (cfr. 1 Cor 9,16). La vera evangelizzazione scaturisce dal contatto con Dio e con gli uomini sotto la guida dello Spirito Santo. È la testimonianza, umile e audace, di ciò che si vive e non si può tacere. 

 

- S. E. R. Mons. Markos GHEBREMEDHIN, C.M., Vescovo titolare di Gummi di Proconsolare, Vicario Apostolico di Jimma-Bonga (ETIOPIA)

Il programma per preparare e formare i catechisti in diverse diocesi deve essere ravvivato, rivisto e adattato per preparare i catechisti al loro particolare ministero nella Chiesa.
Il ministero del catechista deve essere riconosciuto e istituito come un ministero stabile che ha un posto permanente nella Chiesa locale.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica continua ad essere di difficile comprensione per molti fedeli; è necessario semplificarlo ed elaborare anche versioni semplificate nelle diverse lingue locali.
La catechesi deve essere inserita nel contesto della formazione permanente, per respingere l’impressione disfattista che il catechismo sia solo per i bambini.
Il programma catechetico deve essere anche adeguato e attraente per i fedeli delle diverse fasce d’età. Il materiale catechetico deve essere adatto a tutte le fasce d’età.
I centri di formazione pastorale devono affinare e intensificare lo sviluppo di metodi diversi per aiutare quanti sono impegnati nella catechesi.
I genitori, i padrini e la comunità cristiana devono essere coinvolti nella preparazione dei bambini ai sacramenti.
La Chiesa deve ribadire il ruolo insostituibile dei catechisti al suo interno e dare loro le risorse necessarie per renderli ministri efficaci della Nuova Evangelizzazione. Occorre offrire loro risorse sufficienti per sostenere le loro famiglie e per consentire loro anche di meglio comprendere il loro ruolo nella Chiesa come vocazione. In questo grande momento di rinnovamento nella proclamazione e nella trasmissione della fede, una decisione in tal senso verrebbe considerata un forte sostegno e una risorsa per la nuova evangelizzazione auspicata nella Chiesa.

  

- S. B. R. Béchara Boutros RAÏ, O.M.M., Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Capo del Sinodo della Chiesa Maronita (LIBANO)

Secondo l’Instrumentum laboris nn.56-57, il dialogo interreligioso rientra appieno nella nuova evangelizzazione. Io mi limiterò al dialogo con l’Islam nei paesi arabi. Questo dialogo è evocato dai nuovi attori economici, politici e religiosi presenti sulla scena mondiale.
Si tratta di un dialogo specifico, come descritto nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente che il Santo Padre ha firmato il 15 settembre in occasione della sua visita in Libano: “Questo dialogo in Medio Oriente è basato sui legami spirituali e storici che uniscono i cristiani agli ebrei e ai musulmani. Questo dialogo, che non è principalmente dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, poggia anzitutto su basi teologiche che interpellano la fede. [...] Sono chiaramente definite nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Nostra aetate” (n. 19).
L’evangelizzazione nei paesi arabi è messa in atto in modo indiretto, all’interno delle scuole cattoliche, delle università, degli ospedali e degli istituti appartenenti alle diocesi e agli ordini religiosi aperti sia ai cristiani che ai musulmani. L’Evangelizzazione indiretta è praticata soprattutto tramite i mezzi di comunicazione sociale, in particolare quelli cattolici che trasmettono le celebrazioni liturgiche e vari programmi religiosi. Constatiamo tra i musulmani conversioni segrete al cristianesimo. 
I discorsi pronunciati dal Santo Padre in Libano e l’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente favoriranno l’avvento della “primavera cristiana”, che condurrà, per grazia di Dio e grazie a una nuova evangelizzazione illuminata, a una vera “primavera araba” della democrazia, della libertà, della giustizia, della pace e della difesa della dignità di ogni uomo, contro tutte le forme di violenza e di violazione dei diritti.

  

- S. E. R. Mons. Juan de la Caridad GARCÍA RODRÍGUEZ, Arcivescovo di Camagüey (CUBA)

La nuova evangelizzazione è molto antica. Deriva dal primo e più grande evangelizzatore: Gesù Cristo. Egli ci dice di andare presso tutti i popoli. È molto importante andare, perché se non andiamo, a chi annunceremo il Vangelo di Cristo?
Quando il Beato Giovanni Paolo II, messaggero di verità e di speranza, e Benedetto XVI sono stati a Cuba, lo Spirito Santo ha fatto sì che i cattolici andassero a bussare alle porte di tutte le case per annunciare coloro che venivano in nome di Cristo. La Vergine Maria della Carità, Madre e Patrona di Cuba, attraverso un’immagine storica ha raggiunto tutti i popoli di Cuba, ma prima erano andati i missionari ad annunciare che la Vergine è la Madre di Dio fatto uomo e che la carità deve unire tutti i figli della Vergine.
Perciò il nostro mandato di vescovi è quello di andare a far visita alle nostre pecorelle nelle loro case, nelle piazze dove si riuniscono i giovani, nei campi sportivi, nei luoghi di festa, nelle carceri, negli ospedali, nelle scuole e in ogni altro posto per dir loro che la via della felicità, della verità vera e della vita vera è Gesù Cristo. 
Recandoci in visita presso coloro che non conoscono il Vangelo di Cristo, possiamo insegnare con la pazienza e l’accattivante creatività della madre che dà da mangiare al figlio che non vuole e alla fine riesce a farlo mangiare. Abbiamo il mandato di insegnare tutto ciò che il Signore ci ha comandato. Insegnare positivamente la meraviglia della vita che ha inizio nel grembo materno, il matrimonio naturale, fedele e fecondo, la ricchezza della vecchiaia, i valori e le virtù è più efficace che rimproverare e minacciare coloro che hanno più volte sbagliato per ignoranza, perché forse non hanno potuto agire in altro modo.
L’evangelizzazione a Cuba ebbe inizio con l’amministrazione dei sacramenti, ancor’oggi ben radicata, visto che molti chiedono di battezzare i propri figli o di far dire la messa per i defunti, pur non sapendo bene di che si tratta. L’arte pastorale è catechizzare prima, durante e dopo la celebrazione.
La carità è sempre stata agente efficace di evangelizzazione. Ci conceda lo Spirito Santo di edificare comunità che si distinguano per amore fra di loro e nei confronti degli altri. San Giovanni D’Avila e Santa Ildegarda sono in cielo da secoli eppure continuano a evangelizzare. Senza dubbio gli evangelizzatori migliori sono i santi e le sante.
Quando il vescovo è protagonista dell’evangelizzazione nella propria diocesi, tutta la sua chiesa lo segue.

  

- S. E. R. Mons. Julio César TERÁN DUTARI, S.I., Vescovo emerito di Ibarra (ECUADOR) 

L’obiettivo di un’evangelizzazione nuova è la fede cristiana, vissuta interamente in ogni sua dimensione:
1. Ciò in cui crediamo è un personaggio storico che supera la storia e la riscatta: Gesù Cristo, Figlio di Dio e di Maria per opera dello Spirito, morto e risorto, donato al mondo come perenne novità in virtù della sua presenza e della sua azione nella Chiesa; Parola divina fatta carne e offerta per noi; che decifra l’enigma umano e scopre il mistero trinitario del Dio amore, dandoci comunione di vita eterna che trasforma la realtà.
2. Il soggetto credente: è chiamato ad essere tale chiunque sia assettato di verità e di giustizia, in un incontro personale con l’evento di Gesù Cristo vivo, mediante il dono della grazia che rende possibile la risposta umana.
3. L’atto stesso di credere si estrinseca nei percorsi di semina, crescita e purificazione che impegnano le persone in molteplici relazioni con Dio, fra di loro e l’ambiente umano e terreno; si sviluppa in comunità solidali, partecipative, di discepoli e missionarie che pregano e celebrano la Parola, la mettono in pratica e la testimoniano, in comunione con la Chiesa e i suoi Pastori, abbracciando in questo modo la vita intera, pubblica e privata, in un dialogo continuo con il mondo, per offrirgli Gesù Cristo.

  

- S. E. R. Mons. José Luis AZUAJE AYALA, Vescovo di El Vigía - San Carlos del Zulia, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (VENEZUELA)

La fede e la carità nella vita cristiana hanno bisogno l’una dell’altra, così da sostenersi a vicenda. La carità senza fede è semplice filantropia (cf. IL 123), così come la fede che non si esprime nella carità e per la carità è una fede astratta; per tanto, entrambe, fede e carità comportano la testimonianza della vita cristiana. La fede nella carità ci permette di vedere il volto di Cristo e sostiene l’opzione preferenziale per i poveri, poiché tale opzione è “implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà” (Documento di Aparecida, 3). La carità, a sua volta, testimonia la fede nel Risorto, che ci ha donato la vita piena.
La Chiesa possiede un valido strumento di guida e orientamento per una nuova evangelizzazione del sociale: la Dottrina Sociale, con la sua componente missionaria, testimonianza della carità di Cristo attraverso l’opera della giustizia, la pace e lo sviluppo umano integrale che propone tale dottrina (cf.CV, 15). Essa deve trasformarsi in annuncio e testimonianza della fede nel Risorto, che rende nuove tutte le cose.
In America Latina e nei Caraibi la Dottrina Sociale della Chiesa ha svolto un ruolo determinante nel rafforzamento della fede dei cristiani, che come “discepoli missionari di Gesù Cristo hanno il compito prioritario di rendere testimonianza dell’amore verso Dio e il prossimo con opere concrete” (DA, 386). Dunque, se vogliamo intraprendere una nuova evangelizzazione del sociale, dobbiamo rivalutare la Dottrina Sociale della Chiesa, sapendo che essa è “annuncio e testimonianza di fede. È strumento e luogo imprescindibile di educazione ad essa” (CV, 15), ciò che ci porta ad avere la disponibilità sufficiente ad accoglierne gli insegnamenti e a trasmetterla con “parresia”, impregnando dei suoi contenuti la catechesi, la liturgia, l’educazione cristiana, il pensum dei seminari e delle case religiose, la formazione permanente dei vescovi e dei sacerdoti e, soprattutto, la formazione laica. Infatti sono i laici che, per la loro indole secolare, hanno la responsabilità di trasformare la realtà sociale, culturale, politica ed economica dei nostri popoli. 

  

- S. E. R. Mons. Nicodème Anani BARRIGAH-BÉNISSAN, Vescovo di Atakpamé (TOGO)

La nostra Chiesa locale è giovane e in piena crescita. Essa rappresenta circa il 25% della popolazione del Togo. Tuttavia, essa si trova ad affrontare numerose sfide, di cui quattro, particolarmente preoccupanti, si rifanno ai numeri 18, 29, 34, 57, 65, 66 dell’Instrumentum laboris.
1. La diffusione dell’Islam. La rapida espansione dell’Islam e soprattutto la diffusione del fondamentalismo nell’Africa Occidentale preoccupano molto la Chiesa. Basta un giorno per diventare musulmani, ma poi è impossibile rinunciare a questa religione. Invece, la preparazione dei catecumeni nelle nostre diocesi dura dai tre ai quattro anni, ma i battezzati abbandonano facilmente la fede cattolica.
2. La proliferazione delle sette. La povertà delle nostre popolazioni, la disoccupazione dei giovani, la delusione politica, la forte religiosità dei nostri popoli costituiscono un terreno fertile per le sette che mietono con facilità adepti tra i nostri fedeli.3. Le società segrete ed esoteriche, in particolare la franco-massoneria, regnano sovrane ai vertici dello Stato, nelle più importanti istituzioni e in tutti gli ambienti intellettuali del nostro paese.
4. La mancanza di formazione dei fedeli.
5. Il ministero della guarigione. Un numero sempre crescente di sacerdoti si dedicano al ministero della liberazione, della guarigione spirituale dei fedeli, soprattutto di quanti provengono dal paganesimo e che provano angoscia di fronte alla stregoneria e ai fenomeni dei malefici.
La Conferenza Episcopale del Togo è convinta che la nuova evangelizzazione inizi dagli stessi evangelizzatori. È portatrice di speranza e richiama tutta la Chiesa a una conversione pastorale nell’umiltà e nella fiducia.

 

 

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