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Sinodo dei vescovi: 15 ottobre

vescovi sin2Lunedì 15 ottobre 2012, memoria di santa Teresa di Gesù, alla presenza del Santo Padre, si è tenuta l’Undicesima e la Dodicesima Congregazione Generale per la continuazione degli interventi in Aula dei Padri Sinodali. In conclusione di Congregazione il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ ha presentato al Santo Padre un volume sulla X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si è celebrata nel 2001 sul tema: “Il Vescovo: Servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo”. Il Santo Padre ha donato una copia a ciascun Padre Sinodale e Partecipante a questa Assemblea.

 

 

SOMMARIO

UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(LUNEDÌ 15 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)

 

INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. Em. R. Card. Josip BOZANIĆ, Arcivescovo di Zagreb (CROAZIA)
- S. Em. R. Card. Antonio Maria VEGLIÒ, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Arcivescovo-Vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Francis Xavier Kriengsak KOVITHAVANIJ, Arcivescovo di Bangkok (THAILANDIA)
- S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente della Conferenza Episcopale (MALI)
- S. E. R. Mons. Olivier SCHMITTHAEUSLER, M.E.P., Vescovo titolare di Catabum castra, Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)
- S. E. R. Mons. Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (FRANCIA)
- S. Em. R. Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH, Arcivescovo di Barcellona (SPAGNA)
- S. Em. R. Card. Francesco COCCOPALMERIO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Eusebio RAMOS MORALES, Vescovo di Fajardo-Humacao (PORTO RICO)
- S. Em. R. Card. Angelo SCOLA, Arcivescovo di Milano (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Taras SENKIV, O.M., Vescovo titolare di Siccenna, Ausiliare, Protosincello e Amministratore Apostolico "ad Nutum Sanctae Sedis" di Stryj degli Ucraini (UCRAINA)
- S. E. R. Mons. Stanisław GĄDECKI, Arcivescovo di Poznań (POLONIA)
- S. E. R. Mons. Sebastian Francis SHAW, O.F.M., Vescovo titolare di Tino, Amministratore Apostolico di Lahore (PAKISTAN)
- S. E. R. Mons. Joseph ABSI, della Società dei Missionari di S.Paolo, Arcivescovo titolare di Tarso dei Greco-Melkiti, Ausiliare e Protosincello di Damas, Dimasq dei Greco-Melkiti (SIRIA)
- S. E. R. Mons. Alexander Thomas KALIYANIL, S.V.D., Arcivescovo di Bulawayo (ZIMBABWE)
- S. E. R. Mons. Berhaneyesus Demerew SOURAPHIEL, C.M., Arcivescovo Metropolita di Addis Abeba, Presidente della Conferenza Episcopale d'Etiopia ed Eritrea, Presidente del Consiglio della Chiesa Etiopica (ETIOPIA)
- S. E. R. Mons. Filipe Neri António Sebastião DO ROSÁRIO FERRÃO, Arcivescovo di Goa e Damão (INDIA)
- S. Em. R. Card. Antonio María ROUCO VARELA, Arcivescovo di Madrid, Presidente della Conferenza Episcopale (SPAGNA)
- S. Em. R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della Conferenza Episcopale (KENYA)
- S. E. R. Mons. Beatus KINYAIYA, O.F.M. Cap., Vescovo di Mbulu (TANZANIA)
- S. E. R. Mons. Dominic Ryōji MIYAHARA, Vescovo di Fukuoka (GIAPPONE)
- S. E. R. Mons. William SLATTERY, O.F.M., Arcivescovo di Pretoria, Ordinario Militare per il Sud Africa (SUD AFRICA)
- S. E. R. Mons. Virgil BERCEA, Vescovo di Oradea Mare, Gran Varadino dei Romeni (ROMANIA)
- S. E. R. Mons. John WONG SOO KAU, Arcivescovo Coadiutore di Kota Kinabalu (MALAYSIA)


DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(LUNEDÌ 15 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)

INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- Rev. P. José RODRÍGUEZ CARBALLO, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano Frati Minori
- S. Em. R. Card. Wilfrid Matthew NAPIER, O.F.M., Arcivescovo di Durban (SUD AFRICA)
- S. E. R. Mons. Adolfo GONZÁLEZ MONTES, Vescovo di Almería (SPAGNA)
- S. E. R. Mons. Jorge HERBAS BALDERRAMA, O.F.M., Vescovo Prelato di Aiquile (BOLIVIA)
- S. E. R. Mons. Bernard LONGLEY, Arcivescovo di Birmingham (GRAN BRETAGNA)
- S. E. R. Mons. Gabriel Akwasi Ababio MANTE, Vescovo di Jasikan (GHANA)
- S. E. R. Mons. Robert ZOLLITSCH, Arcivescovo di Freiburg im Breisgau, Presidente della Conferenza Episcopale (GERMANIA)
- S. E. R. Mons. Sanctus Lino WANOK, Vescovo di Nebbi (UGANDA)
- S. E. R. Mons. Ladislav NEMET, S.V.D., Vescovo di Zrenjanin (SERBIA)
- Rev. P. Bruno CADORÉ, O.P., Maestro Generale dei Frati Predicatori (Dominicani)
- S. E. R. Mons. Shlemon WARDUNI, Vescovo di Curia di Babilonia dei Caldei, Vescovo titolare di Anbar dei Caldei (IRAQ)
- S. Em. R. Card. Leonardo SANDRI, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Peter J. KAIRO, Arcivescovo di Nyeri (KENYA)
- S. E. R. Mons. Franz-Josef Hermann BODE, Vescovo di Osnabrück (GERMANIA)
- S. Em. R. Card. Angelo AMATO, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ine(CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Emmanuel Adetoyese BADEJO, Vescovo di Oyo (NIGERIA)

 

 

- S. Em. R. Card. Josip BOZANIĆ, Arcivescovo di Zagreb (CROAZIA)

Nel mio intervento mi riferisco in modo particolare alle “radici” dell’inestimabile dono della fede. E mi chiedo in che modo nasca, viva e cresca la credibilità di un testimone della fede. 
Fin dall’inizio della Chiesa e del Cristianesimo, il tesoro della fede ha trovato la manifestazione più alta, ed insieme più feconda, nella coraggiosa testimonianza dei martiri. 
La “professione e confessione” della fede è tangibile, infatti, nelle vite donate dei pastori, dei sacerdoti, dei religiosi e religiose; ma anche - bisogna sottolinearlo fortemente - dei fedeli laici, delle loro famiglie. Tutti, gli uni e gli altri, testimoni umili e coraggiosi, che mostrano - con il loro martirio - il luogo dove nasce e cresce una fede autentica: il cuore e la vita di chi si innamora di Cristo. 
Nella storia recente della Chiesa in Europa, ma anche altrove in tutte le parti del mondo, esistono testimonianze ed esperienze di questo martirio assurte anche ad icona di santità: e la memoria liturgica che la Chiesa ne celebra con venerazione è il segno perenne che il martirio é sempre la forma più esplicita e convincente di trasmissione della fede.
Mi permetto inoltre di richiamare l'attenzione anche sulle “nuove forme di martirio”, incruento ma sofferto, che sono presenti e richieste oggi nel contesto di un mondo globalizzato. 
Un interrogativo che ci possiamo porre è se noi come Chiesa, e i fedeli delle nostre comunità, come Chiese in cammino, sappiamo essere vicine alla testimonianza cristiana che incrocia le sfide del mondo di oggi. 
C’è, infatti, una domanda ineludibile, che tutti ci si deve porre: “Dov’è che la nostra non-credibilità diventa contro-testimonianza per gli altri”?
La fede, infatti, non può mai essere rinchiusa solo nella dimensione del privato, perché la testimonianza del cristiano è per natura sua pubblica. 
Anche i pellegrinaggi diventano un modo connaturale all’uomo, che condivide la dimensione dell’ “homo religiosus” e dell’ “homo ritualis” con la proposta cristiana. 
Tutto ciò è constatabile, in modo particolare, nei santuari mariani, mete assai frequenti di pellegrinaggi, dove i fedeli si accostano, soprattutto, al sacramento della riconciliazione: e vivono così un autentico cammino di conversione. 
Infine, 1'importanza e la necessità che venga valorizzata la straordinaria cultura nata dalle radici cristiane.

 

- S. Em. R. Card. Antonio Maria VEGLIÒ, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (CITTÀ DEL VATICANO)

L’ambito della mobilità umana offre significative possibilità per la nuova evangelizzazione, poiché presenta uomini e donne, giovani e anziani segnati da forti esperienze di vita, da progetti, insicurezze o sofferenze, che mettono in luce gli interrogativi più pressanti della loro esistenza, e che sentono il bisogno di dare un significato alla loro vita quotidiana. Di fronte agli interrogativi profondi, la fede si presenta come risposta che li interpreta, illumina e colma di significato, e Cristo appare come la chiave di lettura per eccellenza della vita umana. 
Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti desidera sottolineare l’importanza che riveste il fenomeno migratorio e, con esso, tutto l’ambito della mobilità umana. Questo offre alla Chiesa nuove occasioni per l’evangelizzazione. In riferimento a quanti non conoscono Cristo e si stabiliscono in Paesi di tradizione cristiana, si impone la sfida di proporre loro il kerigma. D’altra parte, quanti sono stati evangelizzati nel Paese di origine hanno bisogno di un accompagnamento pastorale che li aiuti a mantenersi saldi nella fede, mentre possono diventare a loro volta evangelizzatori. 
Il fenomeno migratorio mette in discussione anche le comunità di accoglienza, obbligandole non solo a rivedere le proposte di evangelizzazione, ma anche mettendo alla prova la fede stessa dei suoi membri, in particolare nel momento di doverla annunciare agli altri. 
Per la relazione inscindibile tra l’amore per Dio e l’amore per il prossimo, la presenza di persone in mobilità ha richiesto anche alla Chiesa una risposta solidale, che è allo stesso tempo evangelizzatrice, giacché la carità “è annuncio e testimonianza di fede” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 15). La sfera della sofferenza e della solidarietà si presenta come uno spazio per il dialogo con il mondo e un ambito per la testimonianza della fede, dove la carità è strumento fondamentale per la nuova evangelizzazione. 
La sfida principale è di saper coniugare questi due aspetti inseparabili, evangelizzazione esplicita e promozione umana, evitando di ridurre la nostra azione a uno solo di essi, o di accontentarci di una semplice testimonianza silenziosa o di un’ evangelizzazione implicita. 
In effetti, fra gli operatori pastorali di questo settore cresce la coscienza che sia l’attenzione sociale che l’ evangelizzazione esplicita fanno parte della missione loro affidata. 
Nel contesto della mobilità umana anche il pellegrinaggio è un campo favorevole per la nuova evangelizzazione. Negli ultimi decenni abbiamo preso coscienza di questa possibilità, passando da una pratica devozionale ad una pastorale del pellegrinaggio, scoprendo che questo momento diventa occasione di rinnovamento della fede e anche di una prima evangelizzazione. In questo senso, sottolineo cinque idee che si possono approfondire: anzitutto bisogna avvalersi della capacità di richiamo che caratterizza il pellegrinaggio verso il santuario; poi, dobbiamo curare la pastorale dell’accoglienza; sintonizzarci sulle domande che sgorgano dal cuore del pellegrino; tener conto che la nostra proposta deve essere fedele al carattere cristiano del pellegrinaggio, senza riduzionismi; e infine, aiutare il pellegrino a scoprire che il suo cammino ha una meta precisa. 
Per tutto questo, l’attuale fenomeno della mobilità umana appare certamente come un’opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo.

 

- S. E. R. Mons. Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro (ITALIA)

La Chiesa mai ha contrapposto alla ideologia ateistica un'ideologia religiosa, ma la vita del popolo cristiano nella testimonianza del Signore risorto. Negli spazi pur minimi consentiti dalle dittature, il popolo cristiano ha sempre gridato la bellezza della fede, l'intensità della speranza, la forza della carità. Così mai sono state necessarie ipotesi di mediazione per decidere in quali spazi la Chiesa potesse essere una presenza: si è trattato solo di “incominciare a fare il cristianesimo”.
Nuova evangelizzazione significa riproporre l'avvenimento della fede come certezza esplicita della presenza di Gesù nella vita della Chiesa, la quale è strumento educativo in cui la fede si consolida e dispone a vivere la missione come propria autorealizzazione. La fede diviene così cultura, "entusiasmo critico della fede", capacità di dialogo nell'orizzonte della carità. Ciò implica una ragione aperta alla realtà, aliena da un uso tecno-scientista teso al possesso di essa. 
Nuova evangelizzazione è un flusso di vita che prende forme diverse da riconoscere, valorizzare, correggere quando necessario, propiziando un loro incontro nella vita della Chiesa. È l'azione dello Spirito che occorre favorire e che non può essere supplita da progetti umani. 

 

- S. E. R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Arcivescovo-Vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)

Il Santo Padre nell'omelia di inizio ha sottolineato: “Il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi” perché “si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino”. L'unione tra l'uomo e la donna parla con forza di Dio. È una buona notizia perché risponde al bisogno radicale di famiglia iscritto, fin dalle origini, nel profondo dell'uomo e della donna. Dio disse: “Non è bene che l'uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile” (Gn 2,18). L'uomo è niente da solo: tutto si gioca nell'interdipendenza. Eppure, tanta storia occidentale è stata concepita come liberazione da ogni legame, anche da quelli familiari. La deflagrazione della famiglia appare come il problema numero uno della società contemporanea, anche se pochi se ne rendono conto. Non così la Chiesa, davvero “esperta in umanità”, come disse Paolo VI. Noi non possiamo tacere. E non perché conservatori o difensori di un istituto ormai desueto. È in questione la stabilità stessa della società. Certo, è urgente, molto urgente, mettere in atto una più attenta riflessione culturale perché la Famiglia guadagni il centro della politica, della economia, della cultura, e una più sollecita strategia per difenderne i diritti nelle sedi nazionali e internazionali. Va sottolineato un altro aspetto. Seppure minoranza, sono innumerevoli le famiglie cristiane che vivono, talora eroicamente, la fedeltà e l'impegno matrimoniale e familiare. Questa straordinaria luce di amore va messa sul candelabro perché illumini e riscaldi questo nostro mondo tanto intristito e appannato. La Chiesa deve diventare sempre più la famiglia delle famiglie, anche di quelle ferite, vivendo un reciproco movimento di dare e di avere. Si apre qui l'ampio spazio della famiglia come soggetto di evangelizzazione. Giovanni Paolo II sosteneva: “la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla chiesa domestica”. L'esperienza ci dice che la Chiesa attrae se vive davvero in maniera familiare. E se in tanti angoli del mondo riscontriamo una infecondità pastorale, non è perché siamo diventati più istituzione che famiglia? Vivendo la Chiesa in maniera familiare e la famiglia come piccola chiesa - è la sfida ad una Chiesa di comunione, quella auspicata dal Vaticano II - gusteremo anche oggi la gioia della prima comunità cristiana quando “il Signore aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”(At 2,47).

 

- S. E. R. Mons. Francis Xavier Kriengsak KOVITHAVANIJ, Arcivescovo di Bangkok (THAILANDIA)

La Conferenza Episcopale della Thailandia ritiene necessario che tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici vengano concretamente rinnovati nella fede e nella vita cristiana perché aspirino al “discepolato e alla trasmissione della Buona Novella” con riferimento al magistero della Chiesa, alla liturgia, alla vita di preghiera e alla formazione permanente, servendosi degli strumenti delle Comunità ecclesiali di base (CEB) attraverso il coordinamento dei vari organismi cattolici e le commissioni della Conferenza Episcopale, soprattutto la Commissione Episcopale per la Cura Pastorale dei Cristiani. La comunità parrocchiale farà sì che le CEB diventino un segno della vita attiva della parrocchia come nuova comunità, “comunione di comunità”, fondata sulla cultura dell’amore e preparata alla cura pastorale e all’evangelizzazione “Ad gentes”.
La Chiesa cattolica in Thailandia opera in mezzo a fratelli e sorelle di altre fedi. La Chiesa è essenzialmente segno e strumento dell’annuncio del Regno di Dio e tutti i discepoli di Cristo sono chiamati a proclamare e trasmettere la Buona Novella sia a chi non l’ha mai udita, sia a quanti non appartengono allo stesso gregge. Il modo giusto di promuovere la reciproca comprensione nella società passa attraverso il “Dialogo interreligioso”, che è lo strumento idoneo per la nostra nuova evangelizzazione.
Nel contesto delle molte culture in Asia il dialogo nel rispetto favorirà il reciproco ascolto delle esperienze religiose e la mutua collaborazione. I fedeli cattolici, grazie alle Comunità ecclesiali di base, quindi, pieni di fede, amore e speranza, saranno capaci di inaugurare un dialogo non solo con i nostri fratelli e le nostre sorelle cristiani di diverse denominazioni, ma anche con i Buddisti, che rappresentano la maggior parte della popolazione in Thailandia, per collaborare e creare insieme un’autentica unità e pace in seno alla società thailandese. E con il Signore risorto in mezzo a “due o tre riuniti nel suo nome”, noi, cattolici thailandesi potremo trasmettere a tutti l’amore di Dio.

 

- S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente della Conferenza Episcopale (MALI)

Il Mali è un paese del Sahel, situato nell’Africa Occidentale, e ha una popolazione di quindici milioni di abitanti, per la maggior parte agropastorale. Di questa popolazione si stima che il numero dei cattolici sia fra il 3 e il 5 percento contro una popolazione musulmana dell’80 percento nel sud e del 100 per cento nella parte settentrionale.
La situazione sociopolitica è stata stabile e pacifica dal 1991 fino a dicembre del 2011. Dal 17 gennaio 2012 la ribellione nel nord del paese, favorita da movimenti islamici armati e sostenuta da Al Qaeda e venuta a turbare questa quiete. Questo movimento occupa oggi due terzi del paese e minaccia la democrazia e l’esistenza di altre religioni. Promuove l’introduzione della legge islamica in tutto il paese.
È in questo contesto che la Chiesa persegue la nuova evangelizzazione, intesa come radicamento della fede dei credenti e passaggio del testimone della missione dai missionari stranieri ai pastori autoctoni. Dal 1988, anno in cui si è celebrato il centenario della presenza dei missionari, la Chiesa ha compiuto uno sforzo verso la partecipazione alla sua gestione materiale e umana attraverso la formazione di pastori locali e di animatori delle comunità, l’elaborazione di documenti di catechesi, l’inculturazione della liturgia, per rafforzare quanto è stato acquisito con la prima evangelizzazione.
La Chiesa si sforza di elaborare piani pastorali, di creare nuove parrocchie e di istituire comunità cristiane di base vive e dinamiche nella testimonianza e nell’annuncio. I punti forti di tale iniziativa sono:
- la formazione dei pastori locali e dei laici (creazione di seminari e di centri di formazione);
- la traduzione della Parola di Dio nelle lingue locali, per renderla più accessibile, e l’organizzazione di corsi di formazione biblica per i laici;
- l’elaborazione di programmi di catechesi.

 

- S. E. R. Mons. Olivier SCHMITTHAEUSLER, M.E.P., Vescovo titolare di Catabum castra, Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)

Il genocidio perpetrato dai khmer rossi ha ucciso vescovi, sacerdoti, religiosi e la maggior parte dei cristiani. Da vent’anni, viviamo nuovamente l’epoca degli Atti degli Apostoli con un primo annuncio della Buona Novella praticato dai pochi sopravvissuti e sostenuto dall’arrivo in massa dei missionari. Oggi abbiamo circa 200 battesimi di adulti all’anno... La piccola Chiesa della Cambogia è in qualche modo un laboratorio di evangelizzazione in un mondo buddista che ha pienamente aderito al processo di secolarizzazione veicolato dalla globalizzazione, un po’ come i draghi asiatici. La Missione Ad Extra è intimamente legata alla Missione Ad Intra. Ad Extra e Ad Intra si arricchiscono reciprocamente esortandosi a servire una sola e unica Missione di Evangelizzazione!
Ecco alcuni punti significativi per un primo annuncio di Gesù Cristo che possono essere estesi anche a una riflessione sulla nuova evangelizzazione.
Due sono fondamentali:
1. Il vero incontro con Gesù Cristo apre il cuore alla carità e all’esperienza del perdono per condurre alla scoperta del dono della vita.
2. I laici sono apostoli in questo mondo (apostolicam actuositatem).
Come sarà la Chiesa sacramento di Cristo nel mondo per una nuova evangelizzazione in atto e in verità?
1. Una Chiesa che tocca il cuore
2. Una Chiesa semplice
3. Una Chiesa ospitale
4. Una Chiesa orante
5. Una Chiesa gioiosa.

 

- S. E. R. Mons. Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (FRANCIA)

L’evangelizzazione ha come finalità la conversione degli uomini, ovvero l’accoglienza della novità di Cristo (cf. Instrumentum laboris, n. 24). Questa conversione comincia all’interno della Chiesa, operando dei cambiamenti pastorali. Si tratta, nei paesi di antica tradizione cristiana, di passare da un cristianesimo di tradizione a un cristianesimo di adesione personale a Gesù Cristo e d’impegno missionario.
Questa conversione pastorale riguarda tutti i battezzati e tutti gli attori della vita ecclesiale, ma soprattutto i pastori: vescovi e sacerdoti. Affinché la nuova evangelizzazione non si riduca a uno slogan o a un elenco di azioni da compiere, affinché essa non venga soffocata dall’immobilismo, dalla burocrazia o dal clericalismo, è importante che tutti i pastori siano meglio preparati all’esercizio del governo pastorale.
1. Questa conversione dei pastori dipende in primo luogo da un lavoro di santificazione personale.
2. Questa conversione deve essere accompagnata da una rilettura approfondita dei testi conciliari e del Magistero della Chiesa per poter raggiungere una comprensione ecclesiale e teologica del rinnovamento missionario di cui è ministro.
3. Questa conversione richiede ancora l’apprendimento di un nuovo modo di esercitare la responsabilità pastorale: mettere l’annuncio diretto della fede al primo posto nella pastorale ordinaria, promuovere una catechesi d’iniziazione di tipo catecumenale per i principianti e per coloro che ricominciano e dei percorsi apologetici adattati, sviluppare una ecclesiologia di comunione che tenga conto della complementarietà degli stati di vita e dei carismi, favorire la creazione di luoghi d’accoglienza e di dialogo aperti alle aspettative spirituali, suscitare nei cristiani la testimonianza della carità.
4. La nuova evangelizzazione richiede infine “un nuovo stile di vita pastorale” (Pastores dabo vobis, n. 18) per i sacerdoti e per i vescovi.

 

- S. Em. R. Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH, Arcivescovo di Barcellona (SPAGNA)

L’arcidiocesi di Barcellona ha vissuto eventi particolarmente evangelizzatori: la visita del Papa Benedetto XVI, per la consacrazione della Basilica della Sagrada Familia, ha dato ai membri della diocesi un impulso rinnovato ad annunciare il Vangelo. La celebrazione, insieme ad altre undici grandi città europee, della Missio Metropolis e del Cortile dei Gentili, ha aperto la nostra Chiesa diocesana a un nuovo modo di annunciare Gesù e il suo Vangelo.
Aspetti rilevanti per la Nuova Evangelizzazione:
1. Concentrarsi sulla riscoperta del Vangelo con il suo annuncio e con il suo fulcro che è Gesù Cristo, capace di parlare al cuore dell’uomo di oggi.
2. Prestare particolare attenzione al laicato, che ha già una lunga e feconda tradizione nella Chiesa di Barcellona. 
3. Potenziare la messa domenicale, affinché sia il punto di riferimento per la Nuova Evangelizzazione.
4. Offrire spazi, momenti e movimenti per la spiritualità e l’esperienza personale cristiana tra i laici.
5. Promuovere riflessioni pastorali di lettura credente della realtà in cui viviamo e dei segni dei tempi riguardanti il nostro mondo e le sfide per attuare un’Evangelizzazione che sia davvero Nuova.

 

- S. Em. R. Card. Francesco COCCOPALMERIO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL VATICANO)

Vorrei richiamare la nostra attenzione su un punto che, a me pare, non ha ricevuto particolare rilievo. Il grande ostacolo alla nuova evangelizzazione è certamente la divisione tra i cristiani. Potrei allora presentare la questione mediante la formulazione di questa domanda: nell'attuare il compito della nuova evangelizzazione sarebbe possibile pensare a qualche forma di cooperazione tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali?
Ritengo che alla domanda si debba dare risposta affermativa.
L'impegno per la “nuova evangelizzazione”, nei paesi di antica cristianità, richiede un rinnovato rapporto tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali. Se questo è vero in ogni parte del mondo, lo è ancor più in Europa. La divisione tra cristiani, del resto, non è del tutto innocente di fronte alla scristianizzazione del primo Continente e anche in relazione alla sua attuale debolezza, politica e culturale, nel concerto delle nazioni. Diventa prioritario perciò un comune impegno dei cristiani per una “nuova evangelizzazione”.Senza voler affrontare l'intera e complessa questione, mi fermo a sottolinearne l'urgenza nel contesto dei rapporti tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse, tra le quali, in modo particolare, ritengo urgenti i contatti con la Chiesa ortodossa russa e con la Chiesa ortodossa romena.
A differenza dei decenni passati - quelli della oppressione comunista - i popoli dell'Est si trovano oggi ad affrontare una situazione, sociale e culturale, che è nuova e li avvicina a quella dei popoli dell'Ovest. Il consumismo e il relativismo sono diventati anche per essi il sottile veleno che li spinge purtroppo a una devastante secolarizzazione. La Chiesa ortodossa russa, ad esempio, è chiamata ad affrontare la nuova condizione delle giovani generazioni, prive di ogni ideale e con il rischio di essere fagocitate dall'invasione consumistica.
Ecco perché è urgente ipotizzare momenti di riflessione comune o addirittura qualche struttura semplice di raccordo e collaborazione tra le Chiese per una strategia pastorale che porti le diverse tradizioni cristiane a rivitalizzare e rendere efficace il loro impegno missionario. E la tradizione della Chiesa cattolica può certamente essere di notevole stimolo a sostegno soprattutto per le Chiese ortodosse.
Nello stesso tempo, l'Europa civile ha estremo bisogno di una compattezza dei cristiani, anche in rapporto alle grandi sfide, etiche e sociali, che deve affrontare all'inizio di questo millennio. Un'attenzione più organica in questa nuova prospettiva appare quanto mai urgente. C'è già un raccordo tra CCEE e KEK. C'è il recente accordo tra Chiesa cattolica in Polonia e Patriarcato ortodosso di Mosca. Mi chiedo pertanto se non si debba rafforzare il nostro impegno precisamente nel contesto della “nuova evangelizzazione”.
Risulta, perciò, del tutto evidente il grande vantaggio ecumenico che deriverebbe da una siffatta cooperazione, così come sarebbe grandemente consolidato il fronte delle forze che lottano contro la secolarizzazione. E sarebbe anche uno straordinario segno di fronte all'Islam.

 

- S. E. R. Mons. Eusebio RAMOS MORALES, Vescovo di Fajardo-Humacao (PORTO RICO)

Da Porto Rico accogliamo con gioiosa speranza questa Assemblea Sinodale sulla nuova evangelizzazione. Ringraziamo il Santo Padre Benedetto XVI per aver indetto questo sinodo, urgente e necessario, al fine di occuparci dei gravi problemi che l’umanità deve oggi affrontare e che costituiscono una sfida per la Nuova Evangelizzazione.
Davanti a quest’Assemblea Sinodale esponiamo la situazione della famiglia: essa, pur essendo un’istituzione vitale della società ed entità di evangelizzazione, è attualmente messa in discussione nonché immersa in un processo di rapida trasformazione. Non c’è dubbio che oltre alla cultura del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa, ne stia oggi nascendo una nuova intorno a questa fondamentale istituzione della società.
Oggi la famiglia non è messa in discussione solo come modello cristiano. Le viene sottratto valore o viene messa sullo stesso piano di altre concezioni che obbediscono a interessi ideologici o privati di alcuni gruppi. Certamente esistono famiglie in situazioni irregolari o in condizioni difficili e di esse dobbiamo occuparci a livello pastorale e spirituale. Per tanto, la nuova evangelizzazione deve penetrare la sfera della famiglia, che ci richiede urgenza missionaria e pastorale.
Papa Giovanni Paolo II ha affermato nella Familiaris Consortio che la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica. In un discorso alle famiglie del 1994, ci diceva inoltre che è giunto il tempo della famiglia, chiamata a svolgere un ruolo di primo piano nel compito della nuova evangelizzazione.Per tanto, essendo la famiglia “patrimonio dell’umanità, tesoro dei nostri popoli..., scuola di fede, palestra di valori umani e civili...”, come ci ha detto Sua Santità Benedetto XVI ad Aparecida, proponiamo in quest’Assemblea Sinodale un’opzione prioritaria per la famiglia nell’ambito della Nuova Evangelizzazione.

 

- S. Em. R. Card. Angelo SCOLA, Arcivescovo di Milano (ITALIA)

Quali sono le dimensioni costitutive che non possono mai mancare nell’ evangelizzazione? Sulla scia del sommario degli Atti degli Apostoli (At 2,42.46-47) possiamo identificarne quattro: 1. Erano perseveranti ... nello spezzare il pane e nelle preghiere ... : l'Eucaristia è la sorgente inesauribile della vita della comunità. 2. Erano perseveranti nell 'insegnamento degli apostoli, annunciatori della Parola di Dio in tutti gli ambiti dell'umana esistenza. San Paolo parla di educazione al “pensiero di Cristo” (cfr. l Cor 2,16). San Massimo il Confessore la descrive in questo modo: “Anch 'io, infatti, dico di avere il pensiero di Cristo, cioè il pensiero che pensa secondo Lui e pensa Lui attraverso tutte le cose”. 3. Erano perseveranti ... nella comunione: avendo in comune Gesù Cristo, i cristiani sono tesi liberamente a condividere con tutti i fratelli la propria esistenza. La comunione per il cristiano precede ogni cosa, è l'a priori necessario. 4. Il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati: la missione della Chiesa è la testimonianza grata che lascia trasparire la gioia dell'incontro con Gesù che diventa struggimento perché tutti i fratelli uomini siano salvati. Il metodo non ‘un’ metodo della nuova evangelizzazione consiste nel proporre una vita di comunità in cui i fedeli consapevoli praticano regolarmente queste quattro dimensioni costitutive indicate dal brano degli Atti degli Apostoli. 

 

- S. E. R. Mons. Taras SENKIV, O.M., Vescovo titolare di Siccenna, Ausiliare, Protosincello e Amministratore Apostolico "ad Nutum Sanctae Sedis" di Stryj degli Ucraini (UCRAINA)

L'uomo odierno si trova in un ambiente di caos culturale, il quale deforma la comprensione della Verità e Bontà, e lo determina all' autoisolamento nel soggettivismo. Come conseguenza creata dalla mentalità consumistica appare il relativismo morale e religioso che si trasforma nelle diverse forme di pseudo religiosità e l'incosciente apertura dell'uomo al dialogo con la divina trascendenza in un atto religioso. Queste tendenze possono essere denominate “religiosità autonoma”. Comunque tutto ciò si può considerare come uno spazio per l' evangelizzazione. 
L'evangelizzazione è la predicazione della parola, la quale è risposta alla Parola udita da Dio, e quindi è una realtà divino-umana espressa in forma di un dialogo interpersonale. Tale dialogo dell' evangelizzazione è il principio della nascita e crescita della fede personale, come un'esperienza dialogica, con l'aiuto della quale ogni alienazione personale viene superata dalla libera relazione con Dio, col prossimo, con se stesso. L'obiettivo dell'evangelizzazione è quello di rianimare nell 'uomo l'esigenza essenziale di Dio che salva, e convincerlo che la sua vita prende senso solo mediante la comunione con Cristo nella comunità della Chiesa, convincerlo ad aprirsi al Salvatore là dove ha la necessità di essere salvato.
Il dialogo dell'evangelizzazione deve toccare la profondità delle aspettative umane, la loro essenza, la rivelazione della quale può essere molto dolorosa perché mette l'uomo dinanzi alla radicalità di una scelta: l'offerta della salvezza non si riduce alla soddisfazione dei desideri soggettivi, evitando la possibilità di sostituire il nascosto desiderio della salvezza con un desiderio di conforto psicologico o materiale.
Pertanto, occorre ancora riscoprire la fede come via di autentiche relazioni, nelle quali è affermata la dignità assoluta degli altri. Quella fede che ha come fondamento la Parola che esige l'obbedienza, la ragione della quale è l'amore che anticipa la sua comprensione.

 

- S. E. R. Mons. Stanisław GĄDECKI, Arcivescovo di Poznań (POLONIA)

I nostri giovani si trovano oggi in una condizione insostenibile. Da una parte essi sono gettati con grande anticipo sulla loro età mentale in un mondo ricchissimo di informazioni, saperi, sensazioni, opportunità di incontro, ma, dall'altra parte, sono lasciati soli dagli adulti nel loro percorso di formazione.
Nessuna epoca come la nostra ha conosciuto una libertà individuale e di massa come quella che sperimentano i nostri giovani. Ma a questa libertà non corrisponde nessuna promessa sull'avvenire, perchè la vecchia generazione ha disertato il suo ruolo educativo.
Il problema odierno è quello dell’assenza di cura che gli adulti manifestano verso le nuove generazioni. Non che gli adulti in generale non siano preoccupati per il futuro dei loro figli, ma la preoccupazione non coincide col prendersi cura. La preoccupazione dei genitori non è in grado di offrire sostegno alla formazione. Come in una sorte di Edipo rovesciato sono i padri che uccidono i loro figli.
Questa situazione richiede una risposta adeguata. Gli adulti - in particolare questi, quali si sono allontanati della Chiesa - devono riassumere la loro risponsabilità. 
Nella nostra diocesi abbiamo cercato di aiutarli in questo, proponendo una catechesi degli adulti svolta da parte degli altri adulti. Giacché le giovani generazioni di solito confrontano la loro fede con la fede degli adulti, i genitori battezzati possono di nuovo - a causa dell'amore dei loro bambini - diventare loro primi e indispensabili catechisti.
Sono gli adulti catechisti, che - come testimoni di fede, e portatori dei contenuti di fede - talvolta meglio degli sacerdoti preparano gli altri adulti al loro compito educativo.
Ciò non è possibile senza appoggiarsi alle comunità evangelizzanti, le quali aiuteranno persone evangelizzate (sia gli adulti non battezzati, i quali hanno bisogno d'essere condotti all'incontro con Cristo, sia gli adulti battezzati, i quali si sono allontanati dalla fede, sia i battezzati che desiderano approfondire la loro fede).
Le strade d'arrivo agli adulti, i quali sono smarriti non dovrebbero necessariamente attraversare le parrocchie, ma piuttosto gli ambiti ai quali loro si identificano; sia le comunità (per esempio: dei club, ospedali, carceri, le case per i madri con bambini, i genitori dei bambini che si preparano alla prima comunione o al battesimo, i luoghi dell'attività umana), sia i luoghi della loro educazione (asilo, scuola, università, il mondo della cultura, mass media).

 

- S. E. R. Mons. Sebastian Francis SHAW, O.F.M., Vescovo titolare di Tino, Amministratore Apostolico di Lahore (PAKISTAN)

La Nuova Evangelizzazione è stata accolta con favore dalla Chiesa in Pakistan, nella speranza che grazie ad essa la Chiesa trovi disponibilità ad accogliere le realtà presenti con obiettività, e a trovare soluzioni concrete per vivere il Vangelo di Cristo oggi. In vista di ciò, la Conferenza Episcopale del Pakistan ha sentito il dovere di tradurre il Catechismo della Chiesa Cattolica in lingua urdu, l’idioma nazionale, in modo che le persone possano accedere ai principi fondamentali della nostra fede.
Prima che io parli delle attività che abbiamo progettato per la Nuova Evangelizzazione, voglio sottolineare che il Pakistan è un paese in cui l’Islam è predominante ed esiste la legge sulla blasfemia. Vorrei ringraziare il Santo Padre e molti altri capi di stato e di Chiese che sono intervenuti a salvare la vita di Asia Bibi dalle false accuse di blasfemia. La popolazione del Pakistan è di 180 milioni di anime, ma i cristiani sono solo il 2%. Come tali, non possiamo dipendere da alcun paese confinante, quali l’Afghanistan, l’India, l’Iran o la Cina per quanto riguarda i programmi di formazione alla fede.
Ai fini della Nuova Evangelizzazione, è essenziale un sano senso dei rapporti umani come lo intendeva Gesù. Tuttavia oggi le nostre vite sono dominate da rapporti consumistici, del tipo usa e getta. Per fare un esempio, l’atteggiamento psicologico che sottende all’uso dei fazzoletti di carta è molto importante nel senso che, per quanto i fazzoletti possano essere costosi o profumati, il rapporto con loro termina nel momento in cui vengono usati e gettati via; purtroppo è questo l’atteggiamento psicologico inconscio che domina oggi i nostri rapporti nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, ecc...
Nonostante il fondamentalismo religioso rappresenti una sfida per la nostra fede cattolica in Pakistan, noi nella Chiesa, grazie al dialogo interreligioso, invitiamo gli studiosi islamici, la società civile e altre minoranze religiose a impegnarsi a costruire una società armoniosa in cui tutti i pakistani possano vivere i valori religiosi comuni che professiamo insieme, quali la giustizia, la pace, il rispetto per l’ambiente, il buon governo, amandoci e sostenendoci a vicenda. Infine vi chiedo umilmente di ricordarci nelle vostre preghiere, cosicché il “piccolo gregge” di Cristo in Pakistan possa continuare ad essere il faro della fede per la trasformazione del popolo, della cultura e della società, stimolati dalla Nuova Evangelizzazione.

 

- S. E. R. Mons. Joseph ABSI, della Società dei Missionari di S.Paolo, Arcivescovo titolare di Tarso dei Greco-Melkiti, Ausiliare e Protosincello di Damas, Dimasq dei Greco-Melkiti line(SIRIA)

La Chiesa vive in un contesto pluralista a livello mondiale. È quindi in contatto diretto con tutte le possibilità. Uno dei risultati di questo contatto è l’apertura di alcuni musulmani al cristianesimo, favorita probabilmente dai mezzi di comunicazione attuali. Alcuni di loro sono persino riusciti a scoprire in Cristo il volto d’amore di Dio Padre.
Trattando della nuova evangelizzazione del mondo occidentale in generale, non bisogna dimenticare che agli occhi dei musulmani, la scristianizzazione dell’Europa non ha cancellato nel vecchio continente cristiano la sua identità cristiana. I musulmani non riescono a distinguere i cristiani dagli occidentali, poiché per loro non c’è distinzione alcuna tra ciò che è religioso e ciò che è politico e sociale. Ciò che proviene dall’Occidente, per i musulmani, proviene dai cristiani. Ora, il comportamento degli occidentali, soprattutto a livello culturale e politico, in generale, nuoce alla sensibilità religiosa e nazionale, ai valori, all’etica e alla cultura dei musulmani. Rappresenta quindi un ostacolo alla loro apertura nei confronti del cristianesimo e alla loro eventuale evangelizzazione.
La maggior parte dei musulmani sono convinti che la rilassatezza dei costumi, lo sfruttamento dei popoli poveri e deboli, il disprezzo della religione musulmana che avvertono da parte degli occidentali, provenga dai cristiani o dal cristiano. Come e cosa fare per evitare che i musulmani confondano cristianesimo e Occidente, cristiani e occidentali e si sentano scherniti, frustrati? Il Sinodo, nella configurazione della nuova evangelizzazione, dovrà soffermarsi su tale questione per cercare di evitare, nella misura del possibile, tensioni e malintesi e per far sì che i musulmani siano più recettivi nei confronti della Chiesa e del Vangelo.

 

- S. E. R. Mons. Alexander Thomas KALIYANIL, S.V.D., Arcivescovo di Bulawayo (ZIMBABWE)

Lo Zimbabwe è tradizionalmente una nazione timorata di Dio e molto religiosa. Tutte le varie tribù nutrono qui una fede profonda in Dio onnipotente. La nazione tiene gran conto, in tutte le sue politiche e programmi, dei principi cristiani. Tuttavia le moderne tendenze di politica locale, secolarismo e libertà degli individui hanno sminuito i sacri principi cristiani. Negli ultimi 50 anni sono sorte numerose chiese cristiane indigene che integrano i principi cristiani alle pratiche tradizionali. Sembra che queste attirino più persone che non le chiese principali specialmente grazie al loro approccio nei confronti della malattia, della sofferenza e del male.
Dagli anni Ottanta è stata ampiamente accolta, con l’introduzione di Piccole Comunità Ecclesiali, l’idea di chiesa come famiglia. Ci sono anche varie associazioni di laici, dai bambini fino agli anziani, che sono molto popolari. Le persone hanno sempre un senso di appartenenza gli uni con gli altri. Questi due tipi di approccio sembrano dunque molto efficaci per l’evangelizzazione. Ci sono molte zone che hanno ancora bisogno di un’evangelizzazione primaria. I catechisti rivestono un ruolo essenziale in questo processo di evangelizzazione.
Sfide affrontate dalla Chiesa: conflitto tra pratiche culturali e fede; nascita di chiese indigene; proliferazione di chiese pentecostali; politicizzazione delle chiese ad opera del governo; materialismo e secolarismo; mancanza di iniziativa da parte di sacerdoti e religiosi; collasso economico ed emigrazione; Hiv, Aids e malattie; divisioni tribali ed etniche; mancanza di liberà nei mezzi di comunicazione; famiglie incomplete; istituzioni cattoliche quali le scuole e gli ospedali hanno perso il loro attaccamento alla fede. Le sfide anzidette sono per noi un’opportunità per ripensare i nostri metodi di evangelizzazione nello Zimbabwe. L’anno della fede che stiamo vivendo è il momento giusto per mettere a punto misure per affrontare la maggior parte delle sfide suddette. Siamo molto fiduciosi che quest’anno sarà un nuovo inizio per i nostri approcci pastorali.

 

- S. E. R. Mons. Berhaneyesus Demerew SOURAPHIEL, C.M., Arcivescovo Metropolita di Addis Abeba, Presidente della Conferenza Episcopale d'Etiopia ed Eritrea, Presidente del Consiglio della Chiesa Etiopica (ETIOPIA)

Le piccole comunità cristiane, istituite come forma di presenza più locale della Chiesa cattolica e universale, ne condividono la missione. Le piccole comunità cristiane formano un contesto pastorale ideale per istituire e sviluppare i ministeri laici. Una delle differenze più significative tra le associazioni ecclesiali tradizionali e le piccole comunità cristiane sta nell’orientamento apostolico di queste ultime.
Le piccole comunità cristiane non sono costruite sulla santità personale dei loro membri, ma sull’umile disponibilità verso la loro missione apostolica e la loro fedeltà alla stessa; la santità personale è requisito e conseguenza della missione, non il suo fine ultimo. Le piccole comunità cristiane hanno un’essenziale spiritualità apostolica orientata alla missione. Senza missione, la piccola comunità cristiana, come anche la Chiesa universale, non sarebbe fedele alla sua vocazione fondamentale di essere testimone del Vangelo. Questa missione diventa una realtà concreta con l’istituzione di ministeri laici da esercitarsi nell’ambito ristretto della comunità.
I ministeri laici, pertanto, non sono percepiti come attività accessorie o opzionali della piccola comunità cristiana, al fine di alleggerire il lavoro del sacerdote. Essi sono parte e tutt’uno della sua vita e della sua crescita, e quando i ministeri diminuiscono, deperisce l’intera vita della comunità. L’esperienza ha sufficientemente dimostrato cosa possono diventare le associazioni religiose concentrate solo sulla preghiera e la devozione: una sorta di club spirituale aperto solo a membri santi, più fedeli alle minutiae prescritte dal manuale compilato dal loro fondatore che alle richieste di Gesù nel Vangelo.
Il campo è vasto e aperto alla creatività pastorale. Tuttavia, nell’istituire ministeri laici occorre far attenzione che si mantenga il dialogo, la consultazione e la comunione con il vescovo locale e che venga eseguita una valutazione periodica, per evitare che una serie disparata di ministeri laici venga portata avanti senza una visione e orientamenti pastorali comuni, creando sconcerto e confusione tra il popolo di Dio.
È questa la sfida principale della nuova evangelizzazione. Sebbene sia necessaria una consistente nuova educazione dei nostri cristiani nel campo dei ministeri laici, certamente non saranno i cristiani a fare obiezione e resistenza. I cristiani sono ansiosi di partecipare in modo più attivo alla vita e alla crescita della Chiesa.

 

- S. E. R. Mons. Filipe Neri António Sebastião DO ROSÁRIO FERRÃO, Arcivescovo di Goa e Damão (INDIA)

La parrocchia è il luogo in cui i fedeli si riuniscono per crescere nella fede, vivere il mistero della comunione ecclesiale e partecipare alla missione della Chiesa (cfr. EA Ecclesia in Asia, n. 25). La Chiesa in India ha abbracciato “un nuovo modo di essere Chiesa” attraverso “piccole comunità cristiane”. I fedeli di un quartiere meditano insieme sulla Parola di Dio, pregano insieme e agiscono in modo solidale per lo sviluppo integrale e la liberazione autentica della persona umana. Sperimentando la conversione, crescendo nell’incontro personale con Gesù e riconoscendolo nell’altro, i fedeli mettono i vari doni e carismi dello Spirito al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa e instaurano un dialogo di vita e d’azione nei luoghi in cui vivono con persone di altre fedi. Ciò esige di un nuovo tipo di leadership, specialmente da parte di sacerdoti che, evitando qualsiasi segno di atteggiamenti dominatori e arroganti, seguano Gesù offrendo una guida umile, generosa, capace di spronare e incoraggiare. I fedeli laici sono chiamati espressamente a cercare il Regno di Dio impegnandosi nelle questioni temporali e ordinandole, nello spirito di Cristo, secondo il disegno di Dio, nella vasta e complessa arena delle sfere socioculturali della società moderna. I pastori devono assicurare che i laici siano formati come evangelizzatori in grado di far fronte alle sfide contemporanee non solo con la saggezza e l’efficienza terrena, ma ispirati dalla verità di Cristo (cfr. EA Ecclesia in Asia, n. 45). Ciò esige un cambiamento dei paradigmi nel nostro modo di pensare e una radicale ridistribuzione delle risorse.

 

- S. Em. R. Card. Antonio María ROUCO VARELA, Arcivescovo di Madrid, Presidente della Conferenza Episcopale (SPAGNA)

È imprescindibile conoscere il “Sitz im Leben” della Nuova Evangelizzazione, se la si vuole impostare e realizzare in modo corretto. Il secolarismo è forse il suo segno più caratteristico. La storia della secolarizzazione, iniziata nel XVII secolo, culmina nel secolo XX con il postulato della “morte di Dio” e con l’esaltazione del “Superuomo”. I due totalitarismi più spaventosi dell’epoca - comunismo e nazionalsocialismo - così come le due grandi guerre mondiali sono inspiegabili senza queste due tesi che entrano in crisi dopo il 1945. Il Concilio Vaticano II, convocato in quel crocevia storico per un aggiornamento della dottrina e della pastorale della Chiesa, le aprì la strada per superare sé stessa “ad intra” e “ad extra”.
Tuttavia la “rivoluzione del ‘68" lo ha rilanciato e radicalizzato fino all’estremo della negazione della dignità di ogni essere umano: un cucciolo sano di scimpanzé vale più di un bambino disabile, sosteneva un famoso antropologo anglosassone. La Chiesa - vescovi, sacerdoti, religiosi e laici - è stata all’altezza di questa sfida? Non si sono lasciati influenzare a volte dall’ideologia secolarista? Non ci è costato a volte mostrare ciò che siamo e chi siamo dentro e fuori nella “pubblica piazza della storia” (Benedetto XVI). Il Santo Padre ci ha chiamati alla “demondizzazione”. Urge rispondere con l’esame di coscienza dei nostri peccati e con la conversione del cuore! Senza tale premessa, profondamente spirituale, l’impegno di evangelizzare nuovamente sarebbe inutile. Chiesa evangelizzata - Chiesa evangelizzatrice: è “l’equazione” di Giovanni Paolo II!

 

- S. Em. R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della Conferenza Episcopale (KENYA)

C’è poco interesse per la religione e molto meno per il tema della “vera religione”; ciò che sembra contare invece, è l’esperienza religiosa. Le persone cercano diverse modalità religiose, scelte da ciascuno in base ai propri gusti, in modo da assicurarsi quell’esperienza religiosa che sia più soddisfacente rispetto ai propri interessi o alle necessità del momento.
Oggi molte persone non negano il fatto che Dio esista, ma non lo conoscono. Non è necessario esaminare, da questa prospettiva unica, l’attuale crisi che la società sta attraversando? È tempo di spalancare le porte delle nostre chiese e tornare ad annunciare la risurrezione di Cristo, di cui siamo testimoni. Come ha scritto il santo vescovo Ignazio, “non basta essere chiamati cristiani; dobbiamo essere cristiani nella nostra testimonianza”. Se oggi qualcuno vuole riconoscere i cristiani, dovrebbe poterlo fare non sulla base delle loro intenzioni, ma sulla base del loro impegno di fede. Abbiamo il dovere di formare tutta la società con l’insegnamento e lo spirito di Cristo.
La teologia che insegniamo e viviamo oggi deve essere una scienza di fede che cerca di aiutare la ragione umana a meglio comprendere le verità affermate dalla fede.
La fede e la ragione devono cooperare per essere più comprensibili per i credenti.
I teologi del nostro tempo non hanno altra scelta che essere santi e non soltanto docenti di verità.
Abbiamo bisogno di un’autentica e rinnovata conversione al Signore, l’unico Salvatore del mondo.
Abbiamo bisogno di una fede che opera attraverso l’amore (Gal 5, 6).Il Credo deve rappresentare la preghiera quotidiana che offre una sintesi della fede conosciuta e vissuta.
Oggi dobbiamo affrontare con onestà e coraggio le sfide a cui la fede deve rispondere.
Dobbiamo essere consapevoli del grande impegno che la fede esige.
Perciò la testimonianza alla fede parte dalla credibilità delle nostre vie di credenti e dalla convinzione che la grazia agisce e trasforma fino a giungere alla conversione del cuore. È un viaggio che deve ancora trovare, dopo due millenni di storia, cristiani impegnati per essa. Ciò che mi auguro e vorrei sentire qui oggi è una risposta alla domanda: “Che stai facendo, amico mio?” e ognuno di noi dovrebbe poter dire: “Sto visibilmente crescendo nella fede”.

 

- S. E. R. Mons. Beatus KINYAIYA, O.F.M. Cap., Vescovo di Mbulu (TANZANIA)

L’Instrumentum Laboris al n. 82 afferma che “energie da impiegare in questa operazione non mancano: tutte le risposte indicano come prima grande risorsa il numero dei laici battezzati”. Grazie alla loro energia e alla loro fede, dunque, essi dovrebbero portare al rinnovamento degli ambienti ecclesiastici.
In Africa abbiamo notato la diffusione del programma occulto di rimuovere sistematicamente l’influenza della Chiesa e la sua guida dalle istanze che riguardano il pubblico. Alcune delle nuove leggi governative tendono a eliminare la Chiesa dall’istruzione, dalla sanità, dai servizi sociali alle comunità e come voce morale che difende i valori fondamentali del Vangelo.
Data la situazione, i laici, la cui particolare vocazione li pone nel mondo e li rende responsabili di compiti temporali di vario genere, devono adempiere la propria vocazione battesimale per l’evangelizzazione del vasto e complesso mondo della politica, dell’economia, della cultura, della scienza e dell’arte, senza dimenticare i mezzi di comunicazione sociale. Devono evangelizzare l’amore umano, la famiglia, l’istruzione dei bambini e degli adolescenti, i professionisti e i sofferenti. Più i laici ispirati dal Vangelo si impegneranno in queste realtà, più esse saranno al servizio del Regno di Dio.
Noi leaders abbiamo il dovere di formarli adeguatamente, mettendo a disposizione più centri di pastorale e Alte Istituzioni di Apprendimento, convocando più sinodi locali che li coinvolgano a tutti i livelli, mettendo a punto più programmi di formazione pastorale a loro dedicati, quali ritiri e seminari. Dobbiamo inoltre incoraggiare in essi lo spirito missionario.
Il mondo è una vasta vigna. Il padrone della vigna è il Signore ed Egli invita ogni uomo, ogni donna e ogni bambino a entrare nella vigna e lavorare in modo che essa produca i frutti di molte buone opere. Nell’impegno dell’evangelizzazione, spetta ai fedeli laici infondere lo spirito cristiano nella mentalità, nei costumi, nelle leggi e nella struttura della società in cui vivono. Sono i laici che dovranno permeare e perfezionare l’ordine temporale delle cose con lo spirito del Vangelo.

 

- S. E. R. Mons. Dominic Ryōji MIYAHARA, Vescovo di Fukuoka (GIAPPONE)

Lo scorso anno, il Giappone è stato colpito dal terribile terremoto e dallo tsunami, cui ha fatto seguito l’incidente atomico. Per questa occasione, da Sua santità Benedetto XVI, dalla Caritas internazionale, da numerose Conferenze episcopali e persone di buona volontà di ogni Paese sono giunti al popolo giapponese molteplici aiuti, preghiere, espressione di una cordiale e sentita solidarietà. Mi è dunque gradito cogliere questa occasione per ringraziare, a nome della Conferenza Episcopale giapponese, Sua Santità e il mondo intero.
Sottolineando questa situazione sociale di ripresa da una calamità senza precedenti, sarebbe meglio leggere i documenti del concilio Vaticano II, specialmente Gaudium et Spes. Questa Costituzione, indicando chiaramente la posizione e il ruolo della Chiesa nella società, dice : “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1).
La Chiesa che è in Giappone ha coscienza del ruolo e della missione originaria della Chiesa per la società. Infatti, coloro che vanno ai luoghi dove sono stati colpiti dalla calamità per sostenere i sofferenti, viceversa ricevono tante cose dai sofferenti, p.e. speranza, incoraggiamento, conforto, cosi et cetera. Forse Gesù sia nascosto nella città. Dobbiamo cercare Gesù nella società per incontrare con Gesù dentro le genti, ascoltando la voce dei popoli, anche chiedendo la loro necessità. La Chiesa desidera essere come un’arteria della società, per trasportare speranza, incoraggiamento, conforto e infondere nuova energia in tutta la società, come il corpo umano è vitalizzato dall’azione delle arterie e delle vene che trasportano ossigeno e nutrimento ed eliminano le scorie. Se la Chiesa si allontana dalla società, l’evangelizzazione non porterà frutto. È indispensabile che, attraverso l’evangelizzazione, la Chiesa infonda abbondantemente nuova linfa nella vita sociale e familiare. Per fare ciò, deve prima di tutto guardare in faccia la realtà della società; discernere nell’attuale situazione i chiari “segni dei tempi”, per diffondere la luce del Vangelo; e rinnovare dall’interno tutta la società.
Infine, spero che questo Sinodo sia l’occasione per dare coraggio e fiducia a coloro che vivono sinceramente la loro fede e vogliono mantenerla salda anche in situazioni difficili. Soprattutto nelle terre di missione non è raro che all’interno delle famiglie vi sia un solo credente. Anzi, questi casi sono piuttosto numerosi. Sono certo che se attraverso questo Sinodo infonderemo coraggio, speranza e sostegno a questi sinceri credenti, il Sinodo stesso porterà numerosi e mirabili frutti.

 

- S. E. R. Mons. William SLATTERY, O.F.M., Arcivescovo di Pretoria, Ordinario Militare per il Sud Africa (SUD AFRICA)

Date le strutture attuali della chiesa e l’importanza della liturgia e della comunità parrocchiale, tanto dipende dai sacerdoti (Instrumentum laboris, nn. 81-89).
Con pochi formatori preparati in molti seminari, incontrano forse i seminaristi il Signore personalmente? Chi discerne?
Se i giovani sacerdoti ricevono una formazione umana insufficiente, saranno insensibili e incapaci di suscitare un senso di appartenenza nelle persone. L’appartenenza è al centro della comunità, l’appartenenza è un’immagine dello Spirito Santo. I segni significativi concreti per i giovani in questa epoca soggettiva vengono individuati da loro nell’ambito dell’appartenenza e dei rapporti interpersonali.
Se il giovane sacerdote ha una formazione spirituale insufficiente, se non ha contemplato personalmente la bellezza assoluta di Dio, gli mancherà lo zelo per la preghiera e sarà cieco al discernimento. Non sarà capace di formare gli altri nella santità.
Con una formazione pastorale senza supervisione, il sacerdote difficilmente sperimenterà i doni dei laici e quindi tenderà a dominare piuttosto che a collaborare come auspicato al numero 106 dell’Instrumentum laboris.
Se il sacerdote è carente in teologia, sarà un cieco che guiderà i non vedenti.
Per trattare con i media moderni (n. 131), apprezzo la politica adottata dalla Chiesa in Inghilterra prima della visita papale, quando ha attentamente selezionato e formato giovani intelligenti per difendere e spiegare la propria fede. Un’attraente e giovane dottoressa è molto più efficace nei media che propongono questioni mediche rispetto a un anziano vescovo celibe.
L’evangelizzazione dei giovani deve comprendere a) l’esposizione al mondo dei poveri; b) fare qualcosa per Cristo, anche qualcosa di semplice come un pellegrinaggio; e c) riflettere insieme su queste esperienze.
Auspicherei un qualche riconoscimento formale dei servizi pastorali come quelli svolti dai catechisti, dai cappellani e dalle guide spirituali, uomini e donne, nella vita della Chiesa.
Per quanto riguarda noi vescovi, le Conferenze episcopali devono creare uno spazio per permetterci di discernere l’evangelizzazione nella nostra vita spirituale e pastorale. Come padri e fratelli, dobbiamo camminare accanto ai nostri sacerdoti, valutando il loro apostolato parrocchialo e mostrando loro la luce dell’evangelizzazione. Dobbiamo accogliere il nuovo movimento, ma andare avanti con loro per mantenere la visione della diocesi entro i limiti dei loro carismi. 

 

- S. E. R. Mons. Virgil BERCEA, Vescovo di Oradea Mare, Gran Varadino dei Romeni (ROMANIA)

 
La nuova evangelizzazione non può essere attuata in modo diverso rispetto alla prima. Essa ha bisogno di santi, di profeti, di uomini e donne pieni di Spirito Santo. Ragion per cui, gli evangelizzatori di oggi devono riscoprire quelle caratteristiche, quei tratti che hanno contraddistinto da sempre gli evangelizzatori, poiché, solo in questo modo, la loro predicazione diventa accessibile, diventa credibile.
Si vivono nuove sfide a cui spesso ci troviamo impreparati; un mondo pieno di nuovi idoli verso cui l’uomo di oggi va ad inchinarsi: spazi quali club oppure supermercati strapieni, rispetto alla frequenza della pratica liturgica. Nuovi templi che esaltano un modo diverso di vivere, totalmente parallelo a quello proposto dalla Chiesa. Sensazioni forti e rapide, esperienze intense sono ricercate da quasi tutti i giovani di oggi e non soltanto.
La Romania vive oggi un fenomeno migratorio molto diffuso (cfr. Instrumentum laboris n. 55): più di cinque milioni di emigrati in tutto il mondo. Questa massiccia trasmigrazione dalle terre di origine in Paesi d’Occidente mette insieme da una parte la sofferenza del distacco dalla propria terra con il reciproco scambio di doni.
Davanti a tutte queste sfide dobbiamo trovare un linguaggio e un metodo che possano toccare il cuore dell’uomo della postpostmodernità. Crediamo che le persone esemplari, la preghiera che integra l’uomo nella sua totalità (corpo-mente-cuore) e la scuola dell’icona sono metodi antichi e sempre nuovi per una nuova evangelizzazione.
La Chiesa Greco-Cattolica dalla Romania vuole condividere umilmente la sua esperienza recente. Possa tale esperienza essere un’icona per tutta la Chiesa. Le stigmate di una testimonianza fino all’effusione del sangue di 12 vescovi, sacerdoti e laici morti nelle carceri per la grande colpa di essere cattolici, durante il regime comunista, costituiscono la via maestra per le generazioni future. Dietro le sbarre, le loro preghiere erano sostegno per quelli rimasti a casa e oggi si trasformano in stimolo per la nuova evangelizzazione. La testimonianza che si fece sangue e sofferenza bagnò la nostra terra di Romania e si estende a tutta la Chiesa. L’esempio di questi martiri evangelizza, la loro testimonianza fortifica e dà coraggio per la nascita di nuovi cristiani. Le persone esemplari sono diventate, nella preghiera, icone.

 

- S. E. R. Mons. John WONG SOO KAU, Arcivescovo Coadiutore di Kota Kinabalu (MALAYSIA)

L’appello alla Nuova Evangelizzazione presuppone una presa di coscienza che i metodi e le espressioni attuali hanno perduto il loro potere di attirare il mondo, intrappolato, trasportato e persino spinto da mutamenti promossi dai progressi scientifici e tecnologici, ma anche dall’avidità degli uomini.
Numerose riflessioni e conferenze hanno avuto luogo a vari livelli dopo il Vaticano II, per cercare di leggere e di comprendere i segni dei tempi. Molte dichiarazioni ed esortazioni sono state prodotte affinché le Chiese locali rispondano alle mutate situazioni con coraggio e con speranza. Ma i messaggi non sono stati trasmessi né diffusi in misura sufficiente. Dobbiamo ammettere con umiltà che le nostre passate risposte sono state superate dai mutamenti del mondo. Semplicemente non siamo in grado di offrire soluzioni agli individui e alle società intrappolati nelle strutture e nelle occasioni di peccato. Le nostre voci vengono talvolta soppresse dalle leggi nazionali oppure dalle potenti forze che esercitano il controllo sui media. Desidero menzionare anche le spinte verso il fanatismo e l’estremismo (cf. Instrumentum laboris 63-67). Perciò, esiste una pressante esigenza di rivedere i nostri metodi di trasmettere la dottrina della Chiesa per quanto riguarda il lessico, il formato, le espressioni e i mezzi.
In un mondo dai crescenti conflitti tra le credenze e tra le ideologie, i nostri laici, minoritari in alcune regioni come l’Asia, devono essere preparati a rispondere alle situazioni critiche in cui la loro fede viene minacciata. Il dialogo interreligioso deve diventare un elemento decisivo del loro programma per una nuova evangelizzazione. Al tempo stesso, dobbiamo assicurarci che i diritti fondamentali dei cristiani in quanto minoranza in certe regioni devono anzitutto essere protetti e la loro fede rafforzata.
Se i leader della Chiesa non sono in grado di reagire ai mutamenti del mondo, come potranno aiutare gli altri? Gli scandali, una leadership scadente, gli stili di vita materialistici e la perdita dello zelo pastorale si contano tra i rischi della nostra missione evangelizzatrice. Di fronte alla condizione particolare dei ministri ordinati, la formazione dei seminari va rivista seriamente. La vita quasi monastica, intellettuale, facile e confortevole (staccata dal mondo) è fallita nel formare pastori competenti e ricettivi di fronte alle necessità della gente di oggi e di domani.
Infine, ci si deve interrogare su come aiutare la nostra gente a continuare a essere testimoni credibili del vangelo nel mondo attuale. La mia proposta è che la Dottrina Sociale diventi un elemento essenziale e indispensabile della nostra catechesi e della nostra predicazione. La Buona Novella spiegata alla luce della Dottrina Sociale può diventare meglio accetta alla mente indagatrice dell’uomo moderno.

 

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(LUNEDÌ 15 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)


- Rev. P. José RODRÍGUEZ CARBALLO, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano Frati Minori

I nuovi evangelizzatori devono essere, innanzi tutto, uomini e donne animati da una fede retta. Se “la trasmissione della fede è lo scopo dell’evangelizzazione” (cf. IL 31), è allora indispensabile che nell’evangelizzatore alberghi la fede, ma una fede fatta di esperienza, una fede vissuta, celebrata, professata... Nella formazione, permanente o iniziale che sia, bisogna dedicare particolare attenzione alla questione della fede.
Questa fede deve essere alimentata da un’intensa vita di preghiera, che ne sarà anche manifestazione. Il nuovo evangelizzatore, sin dai primi anni di formazione, deve sentirsi discepolo permanente dell’arte della preghiera. Solo così potrà evitare che la sua fede s’indebolisca gradualmente fino a cadere nella tentazione del surrogato. È la preghiera che permette all’evangelizzatore di rispondere con saggezza evangelica ai grandi interrogativi posti dall’inquietudine del cuore umano e dai suoi bisogni più urgenti, fra cui il bisogno di Dio.
La passione per il Signore deve essere accompagnata dalla passione per gli uomini, soprattutto i più poveri, fino a farsi ultimi fra gli ultimi della terra. Se non si rende testimonianza di un amore attivo e concreto in favore dei più poveri, o non si testimonia una vita coerente vissuta in base alla logica della povertà e del servizio gratuito, all’insegna della semplicità e la vicinanza agli ultimi, il nostro messaggio difficilmente sarà credibile e correrà il rischio di annegare in un mare di parole (cf. NMI 50).
Tale passione per l’umanità porterà il nuovo evangelizzatore a non trascurare nessuna delle sfide cui l’uomo di oggi è particolarmente sensibile - gli squilibri ambientali, una pace sempre minacciata, la violazione dei diritti umani fondamentali, come il diritto alla vita - e a occupare il posto adeguato nei moderni aeropaghi: il mondo dell’educazione, della cultura, delle comunicazioni (cf. VC 96-99).
Il nuovo evangelizzatore, sia nella formazione permanente sia in quella iniziale, dovrebbe imparare l’arte del dialogo. La nuova evangelizzazione va di pari passo con il dialogo culturale, il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso. 
Propongo che questo Sinodo offra modelli di formazione per i nuovi evangelizzatori, in base alle esigenze della Nuova Evangelizzazione.


- S. Em. R. Card. Wilfrid Matthew NAPIER, O.F.M., Arcivescovo di Durban (SUD AFRICA)

Vorrei condividere con voi quanto fatto dalla Chiesa nell’Africa australe, nella regione dell’IMBISA - che comprende Angola, Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sao Tome e Principe, Sudafrica, Swaziland e Zimbabwe -, per rispondere ai cambiamenti avvenuti riguardo al personale, allo sviluppo di infrastrutture e all’accesso ai finanziamenti.
Costituita negli anni Settanta, sin dall’inizio l’IMBISA (Assemblea Interregionale dei Vescovi dell’Africa Australe) si è impegnata a rispondere nel modo più efficace possibile ai bisogni e alle preoccupazioni di tutta la regione. Pertanto, dopo avere affrontato le questioni costituzionali e organizzative, l’IMBISA si è dedicata all’analisi sistematica, alla riflessione teologica e alla pianificazione pratica di come ottenere, tra l’altro, la riduzione della povertà tra la sua gente, utilizzando le proprie risorse.
Il primo passo compiuto nel 2001 è stato quello di valutare la nostra situazione dal punto di vista delle risorse. Lo abbiamo fatto utilizzando il ciclo pastorale, con i suoi quattro punti pratici: a) esposizione/immersione; b) analisi sociale; c) riflessione teologica; e d) pianificazione pastorale.
Alla successiva assemblea plenaria nel 2004 abbiamo imparato a impiegare un metodo semplice di pianificazione pastorale strategica e lo abbiamo subito applicato per raggiungere il nostro obiettivo di diventare più autosufficienti negli ambiti fondamentali a) del personale; b) delle infrastrutture; c) delle finanze. I vescovi hanno fissato un obiettivo concreto, ovvero che ciascuna Chiesa locale aumentasse la propria autosufficienza del 15 percento entro il 2007.
Entro il 2007 la maggior parte delle Chiese locali ha riportato progressi positivi, quindi l’IMBISA si è preoccupata di consolidare il livello di autosufficienza già raggiunto, attraverso un workshop sulla buona gestione. Lo abbiamo considerato un modo per assicurare che la nostra autosufficienza sarebbe stata sostenibile anche senza sostanziali aiuti esterni. A questo è poi seguito un workshop sull’etica del buon lavoro.
È quindi nostra speranza che, dotata di queste risorse, la Chiesa nell’Africa australe riesca a portare a termine i progetti ispirati: a) dalle Assemblee Speciali del Sinodo dei Vescovi per l’Africa del 1994 e del 2009; b) dall’Anno della Fede; e c) dalla Nuova Evangelizzazione per la Trasmissione della Fede Cristiana.
Questa speranza si fonda sull’esperienza di diverse diocesi, compresa l’arcidiocesi di Durban, che si sono impegnate attivamente nella Nuova Evangelizzazione, utilizzando processi simili a “renew”, con la sua metodologia, che consiste in diversi anni di “stagioni” di riflessione della durata di 6-8 settimane su temi quali “Amicizia con Gesù”, “Amici per sempre”, “Doni dello Spirito Santo”, “Frutti dello Spirito Santo”.
In un recente sondaggio, molti laici hanno testimoniato di avere avuto esperienze di incontri personali e oranti con Gesù mentre leggevano, condividevano e pregavano insieme le Scritture. Inoltre hanno espresso l’opinione che le loro parrocchie fossero sulla buona strada per essere “evangelizzate” grazie all’impegno a favore: a) di una formazione permanente nella fede per gli adulti; b) la preparazione sistematica al matrimonio, come pure l’assistenza alle coppie appena sposate; c) una rilevante catechesi post prima comunione, post confermazione e post matrimonio; e d) una vita cristiana basata sui valori evangelici necessari perché la Chiesa diventi veramente Famiglia di Dio.


- S. E. R. Mons. Adolfo GONZÁLEZ MONTES, Vescovo di Almería (SPAGNA)

La fede è opera di Dio, ma giunge agli uomini che non conoscono Cristo attraverso coloro che lo conoscono e lo amano. La cooperazione nella trasmissione della fede inizia con la testimonianza e diviene esplicita confessione di Cristo tramite il primo annuncio. Spiegare la fede presuppone la conoscenza di Cristo, ma lo si fa conoscere anche quando si adducono argomenti a favore della fede, affrontando le sfide della non credenza. 
La fede può generare l’inquietudine del cuore che intuisce di trovarsi davanti alla verità e al bene a lungo ricercati, ma può anche provocare un’opposizione al Vangelo, quando la verità proclamata è percepita come ostacolo alla propria libertà e alla propia idea di felicità. Gesù è il salvatore dell’uomo e allo stesso tempo “pietra di scandalo e di contraddizione”. L’uomo può rifiutare il messaggio della Chiesa perché, con la buona novella del perdono divino, il Vangelo chiede la conversione e la rinuncia alla costruzione di un mondo “senza Dio e senza Cristo”.
La nuova evangelizzazione ci sollecita a dimostrare all’uomo di oggi che il messaggio della Chiesa è la buona novella di Cristo, che è venuto a salvarci e a offrirci la felicità piena. Ridare la fede a chi ha perso Cristo è un compito arduo, ma non potremo farlo con chi vive dominato da una cultura agnostica senza avviare un dialogo con l’idea dell’uomo promossa dalla cultura contemporanea, tenendo presenti le garanzie di una società aperta. Compito che deve essere accompagnato: 1) dal rafforzamento interno della comunione ecclesiale, superando l’attuale frammentazione della Chiesa mediante il rafforzamento del catecumenato degli adulti e della catechesi e la cooperazione tra parrocchia, famiglia e scuola nell’educazione cristiana di bambini e giovani; e 2) per mezzo della santità di vita e della testimonianza della carità.


- S. E. R. Mons. Jorge HERBAS BALDERRAMA, O.F.M., Vescovo Prelato di Aiquile (BOLIVIA)

Molti agenti pastorali formati nella Chiesa che erano stretti collaboratori della comunità parrocchiale sono entrati nella vita politica e, ricoprendo cariche di potere, hanno volto le spalle alla Chiesa cattolica. Per questo ci domandiamo in che cosa abbiamo sbagliato come Chiesa nella loro formazione nella fede, o se siano cristiani più per tradizione e convenienza che per convinzione.
Per rispondere a questa realtà, la Nuova Evangelizzazione deve cominciare evangelizzando innanzitutto gli evangelizzatori. L’annuncio del Vangelo di Cristo è compito di tutti i battezzati e parte dell’incontro personale con Cristo, un’esperienza di fede che permette di riscoprire la bellezza della fede cristiana e fà del cristiano un vero discepolo missionario. Un cristiano maturo nella fede agisce per convinzione, è disposto a rendere ragione della sua fede anche in ambito pubblico, diventa testimone della fede che professa, ne testimonia l’annuncio con la vita, trasmette l’entusiasmo ed è convincente.
Non possiamo pretendere la conversione pastorale (Aparecida 370) senza prima aver ottenuto la conversione personale. Allora si potrà passare da una pastorale conservatrice, con strutture che non favoriscono la trasmissione della fede (Aparecida 365), a una pastorale decisamente missionaria ed evangelizzatrice, integrandosi nella Chiesa, che è comunione e partecipazione, riflesso della comunione trinitaria (Aparecida 213).
Allora la comunità parrocchiale sarà seducente e allettante, in essa si potranno trovare accoglienza fraterna, motivazione per la propria vita di fede e l’opportunità di impegnarsi con Dio nella Chiesa. Occorre favorire la formazione iniziale e permanente degli agenti pastorali, guidarli ed essergli grati per il loro generoso servizio nella trasmissione della fede in Cristo.


- S. E. R. Mons. Bernard LONGLEY, Arcivescovo di Birmingham (GRAN BRETAGNA)

L’Instrumentum laboris sottolinea, al n. 125, che “un rinnovato impegno ecumenico” è frutto della trasfigurazione della Chiesa.
Da ciò scaturiscono sei punti:
1. L’impegno a favore del dialogo e la testimonianza possono servire la nuova evangelizzazione.
2. Una proclamazione efficace della fede esige un ascolto profondo secondo l’esempio di Cristo.
3.Il dialogo rende più profonda la comprensione delle culture che occorre evangelizzare.
4. Il beato cardinale John Henry Newman è un patrono adeguato per la nuova evangelizzazione.
5. I fedeli laici sono chiamati a essere nuovi evangelizzatori e a tal fine hanno bisogno di una formazione specifica (cfr. Maryvale Institute).
6. Questo Sinodo è un modello per la collaborazione tra clero, religiosi e fedeli laici che caratterizza la nuova evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. Gabriel Akwasi Ababio MANTE, Vescovo di Jasikan (GHANA)

Mentre la sfida riguardante la natura della fede dei cattolici ghanesi è interna alla Chiesa, ci sono anche fattori esterni che pongono una sfida alla sua vita. Tra le sfide esterne ci sono l’aumento costante delle sette, l’emergere di un islam militante e l’atteggiamento antiecclesiale di organizzazioni finanziarie internazionali e di cosiddetti partner per lo sviluppo.
La presenza e l’attività delle sette, con il loro vangelo di prosperità e le promesse di successo e di ricchezza immediati, sono molto attraenti per i giovani. Questa attrazione sta causando una emorragia dei membri della Chiesa. Tuttavia, questo fenomeno suggerisce con forza che i giovani hanno bisogno di qualcosa in più della ricchezza e del successo. Di fatto, il loro atteggiamento e il loro comportamento indicano che hanno fame della Parola di Dio e sete di un significato nella vita, basato su una solida formazione e un orientamento cattolici.
Finora in Ghana l’islam non ha presentato nessuna aperta minaccia alla Chiesa cattolica e alle altre comunità ecclesiali. Di fatto, tra le due parti esistono buoni rapporti e collaborazione nell’ambito delle principali questioni sociopolitiche. Tuttavia, ci si domanda se sotto questi buoni rapporti non si nasconda qualche corrente negativa, e pertanto la situazione prevalente non deve essere data per scontata.
L’atteggiamento antiecclesiale di alcune organizzazioni finanziarie internazionale sta influendo negativamente sulla Chiesa in Ghana, specialmente sul settore educativo. Per esempio, è stata necessaria una forte presa di posizione da parte della Conferenza dei vescovi cattolici affinché l’insegnamento dell’educazione religiosa e morale fosse reintrodotta nelle scuole elementari. E comunque la religione e la morale cristiana vengono insegnate accanto a quelle di altre fedi.
C’è anche bisogno di costruire una fiducia più grande e profonda tra i fedeli laici e il clero attraverso una formazione estesa, che abbia come fine ultimo quello di offrire loro più opportunità per servire la Chiesa con le proprie capacità.
Per quanto riguarda i giovani, il loro bisogno di aiuti programmati per sviluppare legami più stretti con Cristo come loro ispiratore e fonte di forza per affrontare le esigenze insite nella loro crescita non verrà mai sottolineato abbastanza.


- S. E. R. Mons. Robert ZOLLITSCH, Arcivescovo di Freiburg im Breisgau, Presidente della Conferenza Episcopale (GERMANIA)

Già prima degli anni Sessanta dello scorso secolo, nei paesi dell’Europa centrale e occidentale sono stati avviati processi sociali che potrebbero essere riassunti con i termini modernizzazione e secolarizzazione. Ne derivano svolte e cambiamenti specifici che riguardano in particolare anche l’ambito religioso. Si tratta di un profondo processo in cui le esperienze di vita fondamentali vengono modificate e l’individuo non si limita più a ricevere tradizioni, ma viene sfidato a decidere di persona. Al tempo stesso, questa sfida diventa anche un’opportunità per la nuova evangelizzazione. Nell’uomo vi è un intimo desiderio di significato, che nel mondo moderno non è morto, ma è stato sovrastato e coperto, e tuttavia continua a ripresentarsi.
La nuova evangelizzazione significa quindi aiutare le persone a portare alla luce questi rivoli di fede, accompagnarle nel loro cammino e aiutarle a scoprire le tracce di Dio nella vita quotidiana. Occorre cercare insieme la “veritas semper maior”. E in questa ricerca comune bisogna anzitutto far sperimentare alle persone, attraverso il nostro comportamento, l’amore gratuito di Dio per ogni singolo uomo.


- S. E. R. Mons. Sanctus Lino WANOK, Vescovo di Nebbi (UGANDA)

Nell’Africa orientale, in particolare nella diocesi di Nebbi, c’è un desiderio crescente da parte di molti di conoscere e comprendere la Parola di Dio. Molti movimenti di apostolato laico si stanno impegnando a mettere la Parola di Dio al centro di tutte le attività. C’è un interesse crescente da parte dei laici a partecipare a ritiri, incontri di preghiera e pellegrinaggi per fare un’esperienza più profonda della Parola. In molti territori di missione, soprattutto in quelle vaste comunità che i sacerdoti non riescono a visitare regolarmente, esistono centri guidati da catechisti per la celebrazione domenicale della Parola di Dio. Certo, hanno bisogno di un’orientamento adeguato. Esiste una crescente tendenza da parte dei ragazzi e dei giovani adulti a partecipare alla liturgia eucaristica della domenica, ma successivamente vanno ad ascoltare i predicatori evangelici alle loro riunioni, alla radio o alla televisione, giustificandosi col fatto che la nostra liturgia non esprime in modo adeguato la Parola di Dio. I fedeli desiderano ardentemente predicatori e insegnanti che presentino la Parola di Dio come la voce di Cristo che parla a loro e alla loro condizione di vita.
Più che leggere e comprendere, occorre pregare e meditare quotidianamente questa Parola di vita. La Nuova evangelizzazione esige:
1. Il rinnovamento della Chiesa che ha la Bibbia che si auto-interpreta e auto-testimonia nell’incontro personale con Cristo, rendendo con ciò il cristiano un autentico discepolo che ascolta e medita la Parola di vita.2. Il potenziamento della Commissione biblica e dell’apostolato biblico in ogni diocesi e a livello parrocchiale con nuovi metodi, affinché essi assumano un ruolo guida nell’avvicinare le persone a una più profonda comprensione della Parola di Dio.
3. Che ogni parrocchia incoraggi tutti i membri a possedere e usare la Bibbia in famiglia, nei movimenti laici e nelle loro vite personali quali discepoli di Cristo.
4. La promozione dell’uso della Bibbia per la preghiera: ritiri, novene e consigli pastorali.
5. L’impiego di diverse forme di mezzi di comunicazione al fine di promuovere l’apprezzamento della Parola di Dio quale centro di spiritualità nella vita di ciascun cristiano.
La proclamazione della Parola di Dio ha il potere di condurre i fedeli a un incontro con la persona di Gesù Cristo. È attraverso le Scritture che sperimentiamo il mistero della salvezza, l’amore salvifico del Padre e la presenza vivificante dello Spirito Santo realmente all’opera nella vita della Chiesa. La Parola di Dio può trasformare la vita delle persone e portare alla conversione del cuore.


- S. E. R. Mons. Ladislav NEMET, S.V.D., Vescovo di Zrenjanin (SERBIA)

Nelle mie osservazioni relative alla nuova evangelizzazione vorrei concentrarmi su quattro aspetti.
Il contesto della nostra proclamazione: viviamo in un mondo in continuo mutamento.
Ciò può valere per alcuni contesti, ma ci sono alcune questioni e valori fondamentali che rimangono validi per sempre.
Gesù Cristo e il suo insegnamento rappresentano tali realtà. Il Vangelo non cambia, ma la sua proclamazione può rivestire forme diverse a seconda dei contesti culturali dei nostri tempi.
Le missioni popolari: per il rinnovamento delle piccole comunità (non delle grandi città), come parrocchie o come unità pastorali, sembrerebbe che la prassi, ben nota per il passato, delle missioni popolari possa essere ripresa e adattata ai nostri tempi.
La nuova evangelizzazione è essenzialmente connessa al lavoro parrocchiale e alla missione “ad gentes” (RM 32-34). Le Chiese locali non dovrebbero dimenticare nel processo della nuova evangelizzazione la loro vocazione a partecipare nella missione ad gentes.
La conversione personale e strutturale di tutti noi appare di somma importanza in questo momento della storia.


- Rev. P. Bruno CADORÉ, O.P., Maestro Generale dei Frati Predicatori (Dominicani)

L’impegno per l’evangelizzazione trova la sua gioia e la sua forza nella contemplazione. Questa intuizione degli Ordini mendicanti mette in luce tre delle sfide che l’evangelizzazione si trova oggi ad affrontare.
La sfida della conoscenza, affrontata nel dialogo con tutti i cercatori di verità, filosofi, scienziati, ricercatori. Il dispiegamento delle scienze e dei saperi è l’occasione di realizzare questa “bella amicizia tra la fede e le scienze” proclamata dal Concilio. Nella fede si contempla il mistero della continua creazione di Dio e il suo fiducioso appello alla libertà e alla ragione dell’uomo. Nell’amicizia possiamo, con gli uomini di scienza, discernere le sfide per costruire, insieme, un mondo per l’uomo.
La sfida della libertà. Nell’incontro con i nostri contemporanei, credenti e non, occorre far conoscere in primo luogo l’amicizia di Dio con gli uomini, piuttosto che formulare risposte a domande che talvolta non sono poste nei termini dovuti. Farsi guidare dalla pazienza di Dio che fa assegnamento sull’uomo, perché egli impari a mettere la sua libertà all’altezza della sua dignità e a contemplare la misericordia di Cristo, che ci precede, Lui che insegna ai suoi amici ciò che ha ricevuto dal Padre.
La sfida della fratellanza. Le comunità religiose vogliono essere luoghi in cui la fratellanza costruita nella diversità aspira ad essere trasformata dallo spirito di comunione in “sacramento” dell’amicizia di Dio con il mondo. E, a causa di questa speranza, sono sfidate a elargire questa speranza di comunione, legando il loro destino ai dimenticati del mondo, facendo loro la convinzione del Sinodo del 1971: “L’agire per la giustizia ed il partecipare alla trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo”.


- S. E. R. Mons. Shlemon WARDUNI, Vescovo di Curia di Babilonia dei Caldei, Vescovo titolare di Anbar dei Caldei (IRAQ)

L’Evangelizzazione per essere efficace e produttiva deve inventare nuovi metodi e mezzi: innanzitutto, fondarsi sulla grazia dello Spirito Santo, che illumina l’uomo e lo fa accogliere e vivere la sua vocazione cristiana e umana e arrivare all’autentica luce della mente e alla vera gioia del cuore. 
La vita veritiera dei maestri che segue un modello di “santità”. Bisogna chiederci: dov’è la nostra umiltà? dov’è la nostra unità? dov’è il nostro reale amore per Dio, che ci ha amati dandoci il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16; 13, 1; 1Pt 1, 22; Gv 13, 34). 
Il Sinodo precedente è stato sulla Parola di Dio, Parola che è vitale per la Nuova Evangelizzazione, come dice il salmista: “luce ai miei passi la Tua parola”. Senza la Parola non potremo incontrare il Verbo. Egli è pronto a presentarsi e a dare la forza a coloro che si lasciano guidare da Lui. Perciò bisogna evangelizzarsi, prima di evangelizzare gli altri. 
Purtroppo è diffusa una mentalità che disprezza la religione, considerandola ostacolo allo sviluppo sociale e scientifico. Tale visione spinge all’indifferenza mortale, in una forma di ateismo mascherato. Un ateismo praticato e diffuso in tutte le società, aumentato, purtroppo, dalle discordie della Chiesa. Una Chiesa che si trova spesso costretta a difendersi invece di testimoniare Cristo ... tutto questo indebolisce la fede dei semplici.
Un altro motivo di questa degradazione religiosa è l’aumento dell’emigrazione, cioè il fuggire da alcune realtà difficili ad altre sconosciute e spesso difficoltose - il “miele amaro” come l’ha chiamato Benedetto XVI nel Suo discorso ai giovani in Libano. 
Senza scordare l’impatto negativo dei Mass-Media che spesso si dispongono contro la Chiesa per screditarla e indebolire la sua forza morale, dannando cosi, soprattutto, la fede per degli adolescenti e dei giovani. 
L’Evangelizzazione è uno dei compiti più grande dei vescovi, come afferma il Concilio Vaticano II, nel Decreto “Christus Dominus” (No. 13).
La Nuova Evangelizzazione in Iraq: la situazione resta estremamente negativa, nonostante i continui tentativi della Chiesa. Il numero dei cristiani è sempre in diminuzione a causa dell’emigrazione continua dei fedeli e del Clero e anche a causa dal nostro cattivo esempio, dalla non-coesione, e dall’aumento delle divisioni tra di noi.


- S. Em. R. Card. Leonardo SANDRI, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali (CITTÀ DEL VATICANO)

Facendo riferimento ai nn. 74 e 75 dell’Instrumentum Laboris, desidero ringraziare di cuore il Santo Padre per avere introdotto le Chiese Orientali Cattoliche al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione col dono della Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente e con l’indimenticabile visita in Libano. Questo Documento si apre richiamando in tutta la loro attualità i quattro pilastri sui quali la Chiesa, fin dalle origini, si fonda (Atti 2, 42): l'annuncio della parola, il servizio della carità, l’Eucaristia e l’insieme dei sacramenti, la preghiera personale e comunitaria (n. 5). Il binomio “comunione e testimonianza”, che guidò il Sinodo per il Medio Oriente e costituisce ora la priorità ecclesiale, trae forza dai quattro pilastri citati: essi valgono anche nel presente Sinodo, essendo imprescindibili ad ogni azione evangelizzatrice. Le Chiese Orientali sono riconosciute come “testimoni viventi delle origini” dal Concilio stesso (cfr. OE 1). Il beato Giovanni Paolo II le ha presentate come secondo polmone dell’unico Corpo di Cristo e Papa Benedetto le ha segnalate come portatrici dell’autenticità cristiana per la Chiesa intera, la quale guarda con sicurezza al futuro solo se rimane ancorata a ciò che è “fin dal principio” (Gv 1). Esse non possono rinunciare alla piena configurazione ecclesiale che il Concilio ha loro assicurato (cfr. OE 1; 24), e nemmeno alla specifica missione dell’unità di tutti i discepoli di Cristo, specie orientali (ibid.), loro affidata. Col sostegno del Santo Padre e della nostra Congregazione, si prodigheranno, pertanto, affinché siano loro accordate ovunque le formule di presenza e di giurisdizione almeno essenziali, in attesa di quelle più adeguate. Le Chiese Orientali chiedono che la piena comunione cum Petro et sub Petro non sia mai sottovalutata per finalità ecumeniche e interreligiose, che in tal modo verrebbero esse stesse disattese. Il lungo e fedele cammino ecclesiale, col sapore del martirio che lo ha sempre distinto, le abilita come operatrici qualificate della nuova evangelizzazione. Nella madrepatria sono messe a dura prova nell’incolumità fisica e nell’esercizio della libertà religiosa. Nei Paesi nuovi debbono attrezzarsi alla prova altrettanto dura dell’eclissi ostentata del senso di Dio e del confronto con linguaggi e modelli del tutto nuovi. Ma proprio i figli e le figlie dell’Oriente cristiano si trovano ad essere nuovi evangelizzatori in aree metropolitane di ogni Continente (cfr. Prolusione al PIO 15.10.2011), là dove le comunità cristiane sono talora ferite dall’indifferenza o addirittura dall’abbandono pratico o esplicito dell’appartenenza cristiana. Mi preme richiamare la condizione, in alcuni casi di persecuzione e più frequentemente di esodo, in cui vivono molti cristiani orientali (I.L. 74). E mi faccio eco del loro desiderio di essere pensati e valorizzati non· come minoranza, bensì come presenza. quella del lievito evangelico che fermenta tutta la pasta. È la qualità della fede, infatti, ad amplificare l’impeto dell’evangelizzazione. L’ammirevole sensibilità del Santo Padre e della Chiesa universale contribuisce e contribuirà a fugare il timore concreto che possano in futuro mancare le “pietre vive” a confessare il vangelo là dove è iniziata la sua corsa. Il pellegrinaggio, che specie nell’anno della fede le Chiese compiranno ai luoghi storici della nostra salvezza, confermi la carità spirituale e materiale ad incremento di speranza per i cristiani d’Oriente e per ricevere dalla loro testimonianza quel conforto della stessa speranza che è indispensabile alla nuova evangelizzazione. Con i Confratelli orientali, umilmente, diciamo a noi stessi: prendiamo atto insieme dei problemi, delle divisioni, delle mancanze di fedeltà al Vangelo, di commistioni a volte col potere o della ricerca di una sicurezza anche economica. Vogliamo perciò purificare lo spirito e l’agire pastorale, unitamente ai nostri fedeli. Grazie, confratelli latini, per 1'accoglienza che riservate agli Orientali Cattolici come protagonisti della nuova evangelizzazione. Desideriamo che essi siano fino in fondo se stessi, con la loro articolazione spirituale, rituale e disciplinare. A bene di tutti crescerà prorompente l’opera dello Spirito, l’unico garante della piena unità nella pluriformità. Grazie.


- S. E. R. Mons. Peter J. KAIRO, Arcivescovo di Nyeri (KENYA)

Oggi in tutto il mondo la famiglia affronta molte sfide, tra cui separazioni, divorzi, convivenze, poligamia, genitori inadeguati e perfino la sterilità. Osservando attentamente, la famiglia difficilmente si forma per iniziare la vita matrimoniale, e dove esistono corsi di preparazione al matrimonio sono per pochi volontari. La formazione permanente dopo il matrimonio è praticamente inesistente. La questione del genitore singolo sta diventando un problema globale che non può più essere ignorato. Esigenze economiche superiori al reddito stanno affliggendo la famiglia. Il sistema educativo allontana i bambini dalle famiglie e un’attenta osservazione rivela che in diverse parti del mondo i nostri fedeli battezzati vivono due matrimoni allo stesso tempo - il matrimonio tradizionale e quello cristiano - impedendo alla famiglia di avere un’identità chiara.
In alcune famiglie manca la cultura dell’amore e ciò costringe alcuni membri ad allontanarsi. Consapevole di queste sfide, la famiglia ha bisogno del sostegno che viene dal sentirsi parte della comunità cristiana, dall’essere accettata e ascoltata.
La Chiesa deve dare risalto all’autentico significato del matrimonio quale legame complementare tra uomo e donna di istituzione divina, che deve essere rispettato con tutti i suoi valori. Occorre che la Chiesa trovi il modo di rafforzare la famiglia, affinché essa diventi luogo di evangelizzazione, di approfondire l’amore verso Dio come fondamento dell’amore reciproco dei suoi membri e di accompagnarla nelle sfide che deve affrontare quotidianamente.


- S. E. R. Mons. Franz-Josef Hermann BODE, Vescovo di Osnabrück (GERMANIA)

In Germania in molti luoghi ci sforziamo di realizzare una pastorale diversa. La struttura territoriale parrocchiale continua a essere importante. A ciò si aggiungono servizi categoriali. Sono importanti anche le forme locali (per esempio i centri spirituali). Non poche persone si presentano temporaneamente, ad esempio, ai corsi di fede, alle scuole di preghiera e agli esercizi quotidiani. Sarà sempre più importante allacciare rapporti personali in seno alle piccole comunità cristiane, “biotopi” della fede, della speranza, della carità. Molti trovano un contatto mediale. Anche i grandi eventi “globali” (Giornata Mondiale della Gioventù, Congressi ecclesiali) non devono essere sottovalutati. La testimonianza diaconale dell’attenzione per le persone oggi viene molto ben compresa. Allo stesso modo, la cultura, l’estetica, la musica e la letteratura sono importanti in una pastorale attuale viva. Per questo rafforziamo la preparazione dei catechisti volontari e il gioco di squadra tra tutti i servizi dei battezzati, dei confermati, degli incaricati, degli inviati e dei consacrati. A tal fine sarebbe auspicabile ampliare le possibilità di affidare a uomini e donne compiti di responsabilità nella liturgia, nella catechesi e nel diaconato.


- S. Em. R. Card. Angelo AMATO, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi (CITTÀ DEL VATICANO)

Nei Lineamenta si contano una quarantina di rimandi sia alla santità come conversione a Cristo e come accoglienza piena della sua grazia, sia ai Santi come indispensabili protagonisti della nuova evangelizzazione: “Il segreto ultimo della nuova evangelizzazione è la risposta alla chiamata alla santità di ogni cristiano” (n. 158). Il tema della santità della Chiesa nel suo essere e nell’agire dei suoi figli costituisce una trama portante del documento.
Perché questa insistenza? Perché nei Santi la Chiesa offre alle genti lo spettacolo edificante del Vangelo vissuto, testimoniato e proclamato sine glossa. I Santi, infatti, evangelizzano con la loro vita virtuosa, nutrita di fede, speranza e carità. Essi incarnano le beatitudini evangeliche, che sono lo specchio fedele di Cristo: beati i poveri, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace, i perseguitati. Essi rispondono con straordinaria creatività al comandamento dell’amore di Dio e del prossimo: avevo fame e sete e mi avete dato da mangiare e da bere, ero straniero e mi avete accolto, malato e carcerato e mi avete visitato. I santi abbracciano l’umanità con la loro carità, rendendo la convivenza più buona, più pacifica, più fraterna. Per questo i giorni del nostro calendario sono segnati dai nomi dei santi. La storia della Chiesa, in Oriente come in Occidente, al Nord come al Sud, registra santi di ogni età, di ogni paese, di ogni razza, lingua o cultura, perché la grazia di Dio Trinità è come la rugiada del mattino. Essa si posa su tutte le piante del giardino, ma sulla rosa è rossa, sulle foglie è verde, sui gigli è bianca. Così è la santità, che, pur essendo unica come dono divino, penetra leggera e trasformante nei cuori dei figli della Chiesa in ogni parte del mondo, in Asia come in Africa, in America come in Oceania o in Europa. Ci sono santi martiri, santi confessori, santi dottori della Chiesa. Tutti sono testimoni di Cristo ed evangelizzatori.


- S. E. R. Mons. Emmanuel Adetoyese BADEJO, Vescovo di Oyo (NIGERIA)

Riflettendo sull’Instrumentum laboris (92-95), sono convinto che la Chiesa deve esplorare la possibilità di trasformare la celebrazione stessa dei sacramenti in un momento più efficace per agire sulla fede, che possa attirare i non cristiani alla catechesi e all’impegno. Lo si può fare se aggiorniamo continuamente la predicazione e i riti sacramentali ricorrendo a modalità più attrattive nell’arte, nel linguaggio, nelle espressioni e nelle immagini che facilitino la comunicazione del loro potere e del loro significato.
La capacità di attrarre delle liturgie multimediali, solenni ma esuberanti, può far sì che l’insofferenza dell’uomo moderno si concentri sull’azione dello Spirito Santo, per irrobustirlo contro il consumismo, la corruzione, il materialismo e il relativismo e così diventare un testimone del Vangelo (IL 119, 123). La nuova evangelizzazione potrebbe sfruttare questo modello sul quale l’Africa fa tanto affidamento nella sua liturgia.
Nel mondo attuale, molti forse non si rivolgono alla Chiesa, ma hanno bisogno che la Chiesa vada loro incontro, la dove si trovano, in particolare nei luoghi in cui le chiese si stanno svuotando. O è forse lo Spirito Santo che ci sta chiamando a uscire dalle “catacombe della paura e della coscienza di noi stessi” per condividere di più Gesù con gli altri? Gli “spazi originali dei media”, cioè i campi di gioco, le strade, le città, i mercati, i nightclub, i centri commerciali, persino i bar e i bassifondi, anelano a essere “Chiesa” in qualche misura.
Sacerdoti e vescovi forse non saranno accolti a braccia aperte in simili luoghi, ma una sola parola o un solo gesto da parte nostra potrebbero bastare a rivelare il volto di Gesù, come un primo incontro per qualcuno, ed è da lì che la fede inizia. È qui, secondo me, che l’appello alla nuova evangelizzazione con zelo, mezzi e metodi rinnovati assume il suo senso autentico.Mi piacerebbe che questo Sinodo confermasse con energia il ruolo e la responsabilità dei professionisti e degli operatori cattolici dei media nella Nuova Evangelizzazione e l’esigenza di rivolgere un’attenzione particolare al loro sviluppo spirituale. Milioni di giovani nel mondo intero condividono le stesse storie, esperienze e sfide, senza distinzioni di luogo, grazie ai nuovi media sociali, personali e digitali. La Chiesa deve cercare con umiltà la loro fiducia, sapendo che i giovani preferiscono un rapporto di comunicazione reciproca all’antiquato modello docente-discente, oratore-ascoltatore. Quando si sentiranno in armonia con la Chiesa potranno nelle forme e nel linguaggio adeguati portare la loro fede e i loro valori cristiani ai nuovi contesti sociali.

 

 

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