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Sinodo dei vescovi: 16 ottobre

vescovi sin3Martedì 16 ottobre 2012 si sono tenute la Tredicesima e Quattordicesima Congregazione Generale per la continuazione degli interventi in Aula dei Padri Sinodali. In apertura di Congregazione, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, ha dato lettura di un messaggio di S.E.R. Mons. Lucas LY JINGFENG, Vescovo di Fengxiang [Shaanxi] (CINA), novantenne, liberato nel 1979 dopo vent’anni di carcere durante la rivoluzione culturale cinese. È nato nel 1922; ordinato nel 1947; consacrato vescovo nel 1980, legittimo e riconosciuto dal Governo il 30 agosto 2004. La Diocesi di Fengxiang, Shaanxi, si trova al centro della Provincia dello Shaanxi. Attualmente la Circoscrizione conta ventimila cattolici. 
Successivamente il Segretario Generale ha espresso la solidarietà dei Padri Sinodali e degli altri Partecipanti alla Chiesa in Haiti, esprimendo la vicinanza all’impegno della Conferenza Episcopale in seguito al terremoto che ha colpito la regione.



SOMMARIO

TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(MARTEDÌ 16 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)



- MESSAGGIO DI S.E.R. MONS. LUCAS LY JINGFENG, VESCOVO DI FENGXIANG [SHAANXI] (CINA)

- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. Em. R. Card. Telesphore Placidus TOPPO, Arcivescovo di Ranchi, Presidente della Conferenza Episcopale (INDIA)
- S. E. R. Mons. Ägidius Johann ZSIFKOVICS, Vescovo di Eisenstadt (AUSTRIA)
- S. E. R. Mons. Launay SATURNÉ, Vescovo di Jacmel (HAITI)
- S. E. R. Mons. Joseph Anthony ZZIWA, Vescovo di Kiyinda-Mityana (UGANDA)
- S. E. R. Mons. Mario GRECH, Vescovo di Gozo (MALTA)
- S. Em. R. Card. Kurt KOCH, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Felix GMÜR, Vescovo di Basel (SVIZZERA)
- S. E. R. Mons. Clet FELIHO, Vescovo di Kandi (BENIN)
- S. Em. R. Card. Manuel MONTEIRO DE CASTRO, Penitenziere Maggiore (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Arūnas PONIŠKAITIS, Vescovo titolare di Sinna, Ausiliare e Vicario Generale di Vilnius (LITUANIA)
- S. E. R. Mons. Geraldo LYRIO ROCHA, Arcivescovo di Mariana (BRASILE)
- S.E.R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Bonaventure NAHIMANA, Vescovo di Rutana (BURUNDI)
- S. E. R. Mons. Stanley ROMAN, Vescovo di Quilon (INDIA)
- S. E. R. Mons. Ignatius SUHARYO HARDJOATMODJO, Arcivescovo di Jakarta, Ordinario militare per l'Indonesia (INDONESIA)
- S. E. R. Mons. Zygmunt ZIMOWSKI, Arcivescovo-Vescovo emerito di Radom, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. Em. R. Card. Kazimierz NYCZ, Arcivescovo di Warszawa, Ordinario per i fedeli di rito orientale sprovvisti di Ordinario del proprio rito (POLONIA)
- S. E. R. Mons. Adriano LANGA, O.F.M., Vescovo di Inhambane (MOZAMBICO)
- S. E. R. Mons. Cristoforo PALMIERI, C.M., Vescovo di Rrëshen (ALBANIA)
- S. Em. R. Card. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
- S. E. R. Mons. Franz-Peter TEBARTZ-VAN ELST, Vescovo di Limburg (GERMANIA)
- S. E. R. Mons. Joseph WERTH, S.I., Vescovo di Trasfigurazione a Novosibirsk (FEDERAZIONE RUSSA)

- AUDITIO AUDITORUM (I)

- Prof. José PRADO FLORES, Fondatore e Direttore internazionale delle Scuole di Evangelizzazione Sant'Andrea (MESSICO)
- Sig. Manoj SUNNY, regista e giornalista; Membro fondatore del movimento "Jesus Youth" (INDIA)
- Dott. Riad SARGI, Presidente della Società di S. Vincenzo de Paol in Damasco (SIRIA)
- Rev. P. Vinko MAMIĆ, O.C.D., Presidente dell'Unione dei Superiori e delle Superiore Maggiori in Croazia (CROAZIA)
- Prof. Marco IMPAGLIAZZO, Presidente della Comunità di Sant'Egidio (ITALIA)
- Sig. Mikhail FATEEV, Direttore di produzione presso il canale televisivo "United Television" a San Pietroburgo (FEDERAZIONE RUSSA)
- Prof. Guzmán CARRIQUIRY, Segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina (URUGUAY)

 

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE 
(MARTEDÌ 16 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)

INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

S. Em. R. Card. Angelo BAGNASCO, Arcivescovo di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Stanislav LIPOVŠEK, Vescovo di Celje (SLOVENIA)
- S. E. R. Mons. Kieran O'REILLY, S.M.A., Vescovo di Killaloe (IRLANDA)
- S. E. R. Mons. Everardus Johannes de JONG, Vescovo titolare di Cariana, Ausiliare e Vicario Generale di Roermond (PAESI BASSI)
- S. E. R. Mons. Vincent RI PYUNG-HO, Vescovo di Jeonju (COREA)- S. E. R. Mons. Diarmuid MARTIN, Arcivescovo di Dublin (IRLANDA)
- S. E. R. Mons. Yves Marie MONOT, C.S.S.p., Vescovo di Ouesso (REPUBBLICA DEL CONGO)
- S. E. R. Mons. Der Raphaël DABIRÉ KUSIÉLÉ, Vescovo di Diébougou (BURKINA FASO)
- S. Em. R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa (C.C.E.E.) (UNGHERIA) 

AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (IV)

S. Em. HILARION [Alfeyev], Metropolita di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per Relazioni pubbliche della Chiesa del Patriarcato di Mosca (FEDERAZIONE RUSSA)
- Rev. P. Massis ZOBOUIAN, Direttore del "Christian Education Department of the Catholicosate of the Holy See of Cilicia" (LIBANO)
- Rev. Dott. Timothy GEORGE, Decano della "Beeson Divinity School of Samford University" (STATI UNITI D'AMERICA)
- S. E. Sarah F. DAVIS, Vice Presidente del "World Methodist Council" (STATI UNITI D'AMERICA)
- S. E. Steven CROFT, Vescovo di Sheffield (GRAN BRETAGNA)
- S. E. SILUAN [Şpan], Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena in Italia (ITALIA)

INTERVENTO DELL’INVITATO SPECIALE, FR. ALOIS, PRIORE DELLA COMUNITÀ ECUMENICA DI TAIZÉ (FRANCIA)

 


MESSAGGIO DI S.E.R. MONS. LUCAS LY JINGFENG, VESCOVO DI FENGXIANG [SHAANXI] (CINA)

Reverendissimi ed Eccellentissimi Padri della XIII Assemblea del Sinodo,
Mi congratulo con voi, che potete partecipare al Sinodo e rendere omaggio al Sepolcro di San Pietro. Mi duole moltissimo che non possiate udire alcuna voce della Chiesa Cinese. Desiderando condividere almeno qualche parola con voi, e soprattutto con il nostro Papa Benedetto XVI, vi invio oggi questo breve messaggio. Voglio dire che la nostra Chiesa in Cina, in particolare i laici, ha sempre custodito finora la pietà, la fedeltà, la sincerità e la devozione dei primi cristiani, pur avendo sopportato cinquanta anni di persecuzioni. Desidero aggiungere che prego intensamente e costantemente Dio Onnipotente affinché la nostra pietà, la nostra fedeltà, la nostra sincerità e la nostra devozione possano risanare la tiepidezza, l’infedeltà e la secolarizzazione che sono sorte all’estero da una apertura e una libertà senza freni. Nell’Anno della Fede, nelle vostre discussioni sinodali potete indagare perché la nostra fede in Cina si è potuta conservare indefettibile fino a oggi. È come ha detto il grande filosofo cine LaoTse. “Come la calamità genera la prosperità, così nella mollezza si nasconde la calamità”. Nelle Chiese fuori dalla Cina, la tiepidezza, l’infedeltà e la secolarizzazione dei fedeli si sono contagiate a molti chierici. Invece, nella Chiesa Cinese i laici sono più pii dei chierici. Non possono forse la pietà, la fedeltà, la sincerità e la devozione dei laici cristiani cinesi scuotere i chierici esterni? Mi ha molto commosso il lamento di Papa Benedetto XVI: “Come sappiamo, in vaste zone della terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento. Siamo davanti ad una profonda crisi di fede, ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi. Il rinnovamento della fede deve quindi essere la priorità nell’impegno della Chiesa intera ai nostri giorni” (Discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, 27 gennaio 2012). Credo comunque che la nostra fede di cristiani cinesi possa consolare il Papa. Non menzionerò la politica, che è sempre transeunte.
+ Lucas LY


- S. Em. R. Card. Telesphore Placidus TOPPO, Arcivescovo di Ranchi, Presidente della Conferenza Episcopale (INDIA)

“Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Lo scorso dicembre, Papa Benedetto XVI, riflettendo sul 2011 davanti alla Curia Romana, ha detto francamente che da molti rapporti emerge una “stanchezza della fede” in Europa. Con le parole del Santo Padre: “Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci”.
Nel cercare di rispondere alla crisi della fede, un rimedio potrebbe essere quello di lanciare una campagna massiccia per predicare il kerygma in modo nuovo e con più forza. Nel mio paese, l’India, ho ripetutamente visto all’opera la potenza del Vangelo sia tra i cristiani sia tra i non cristiani.
Vorrei rivolgere un umile appello agli ordini religiosi, affinché diventino di nuovo missionari. Nella storia dell’evangelizzazione, tutti gli ordini religiosi, guidati dallo Spirito Santo, hanno fatto cose straordinarie e meravigliose. Possiamo dire lo stesso, oggi, delle congregazioni religiose? È possibile che abbiano iniziato a operare come multinazionali, svolgendo tanto lavoro buono e necessario per rispondere ai bisogni materiali dell’umanità, dimenticando tuttavia che il fine principale della loro fondazione era quello di portare il kerygma, il Vangelo, a un mondo perduto? Dobbiamo apprezzare i numerosi gruppi giovanili e i nuovi movimenti ecclesiali che stanno raccogliendo la sfida. Tuttavia, ritengo che questo sinodo debba invitare i religiosi e le religiose a svolgere in modo esplicito e diretto il lavoro di evangelizzazione e di trasmissione della fede, in collaborazione con i vescovi locali. Vorrei anche chiedere alla Congregazione per la Vita Consacrata di essere più attiva nella promozione del sensus ecclesiae tra tutti i religiosi.Infine, una celebrazione degna dell’Eucaristia è alla base della Nuova Evangelizzazione. L’Eucaristia è “fonte e culmine della vita cristiana” e non può essere celebrata in modo casuale e superficiale come accade ora in alcuni luoghi e come fanno alcuni sacerdoti. Dobbiamo restituire dignità e centralità alla Santa Eucaristia, affinché il potere che essa ha di trasformare e di edificare la vita di fede della nostra gente venga di nuovo sentito in maniera più intensa. Allora alimenteremo con successo una fede forte che resisterà fino al ritorno di Cristo.


- S. E. R. Mons. Ägidius Johann ZSIFKOVICS, Vescovo di Eisenstadt (AUSTRIA)

La Costituzione dogmatica “Gaudium et spes” esprime la dinamica del pensiero di uno dei grandi credenti del ventesimo secolo: il Padre Pierre Teilhard de Chardin. Desidero ricordare espressamente la sua opera a questo sinodo. Che ci piaccia o meno, i fenomeni globali da lui intuiti oltre sessant’anni fa oggi ci attorniano. Viviamo tutti in un mondo in cui è diventata precaria l’esistenza non solo della singola persona, ma anche dell’intera umanità. Teilhard vedeva la vita e l’universo come un movimento creativo operato da Dio, movimento non ancora giunto alla sua meta. Sono convinto che questa visione della Chiesa e del mondo possa indicare un’uscita dalla crisi e, sulla divisione esistente tra fede e vita, avrà un’effetto altrettanto benefico quanto sui problemi di comprensione tra ragione cristiana e ricerca tecnologica.
Solo una visione cosmica profonda, comprensiva, della Persona di Gesù, nel momento in cui riesce a trascinare con sé l’anima dell’uomo moderno, non rimarrà individualistica, ma costituirà una comunità in cui questo nuovo modo di vedere venga davvero vissuto, a partire dalla famiglia e dalla chiesa domestica, fino alle comunità e alle Chiese locali. E solo quando la si vive, questa visione può costituire uno stile di vita nuovo, considerato naturale e normale, e produrre in tal modo una nuova cultura cristiana in grado di permeare e di modificare tutto l’ordine temporale.


- S. E. R. Mons. Launay SATURNÉ, Vescovo di Jacmel (HAITI)

Il nostro contesto attuale è contrassegnato da una grande crisi a più livelli e esige una nuova primavera spirituale. Parlando della nuova evangelizzazione in Haiti il 9 marzo 1983 nella cattedrale di Port-au-Prince, Papa Giovanni Paolo II voleva certamente dare alla Chiesa un mezzo di lottare contro questa degradazione. Promovendo la missione permanente nell’America Latina e nei Caraibi, convocando la presente assemblea sinodale e proclamando un anno della fede, Sua Santità Benedetto XVI si si iscrive nella continuità con Papa Giovanni Paolo II.
Le iniziative dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno ricevuto un’accoglienza entusiasta in quella porzione della Chiesa che è in Haiti. Quelle del Papa Giovanni Paolo II coincidevano con un momento i cui lottavamo contro la dittatura. Le sue parole: “Bisogna che qui qualche cosa cambi!” risuonano ancora nei nostri cuori. Le parole di Papa Benedetto XVI sopravvengono nel momento in cui in Haiti cerchiamo di costruire e di ricostruire il paese devastato dalle catastrofi naturali e, più recentemente, dal terribile sisma del 12 gennaio 2010.
Dalla riflessione sulle disgrazie che si sono abbattute su Haiti si arriva alla conclusione che non basta ricostruire e costruire gli edifici fisici: bisogna ricostruire l’uomo haitiano. Ad Haiti è necessaria un’azione pastorale per ricostruire e per costruire, ad intra e ad extra, sulla base dei valori evangelici, cristiani, umani, e mirare a una conversione dei cuori e delle strutture al Vangelo e a Gesù Cristo. A tal fine avanziamo tre proposte:
1- Nelle nostre università, nelle nostre scuole cattoliche, nelle nostre scuole presbiterali, è necessario un accompagnamento che promuova un incontro personale e profondo con Gesù Cristo affinché, diventati adulti, i giovani possano impegnarsi in nome della loro fede nella società.
2- La nostra vicinanza pastorale deve avere un carattere profetico.
3- La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana esige una grande attenzione ai nostri luoghi di formazione e ai candidati al sacerdozio e alla vita consacrata.
La Chiesa di Haiti accoglie con favore le iniziative del Santo Padre. La profonda crisi di questo mondo richiede un ritorno a Gesù Cristo e l’impegno di tutti noi, nel nome della nostra fede in Dio, Padre di tutto il creato, nel suo Figlio Gesù Cristo, nel quale ogni cosa è diventata nuova, e nello Spirito Santo che rinnova la faccia della terra.


- S. E. R. Mons. Joseph Anthony ZZIWA, Vescovo di Kiyinda-Mityana (UGANDA)

Non possiamo sperare di far crescere persone umane con un carattere morale forte se la loro educazione non si fonda sulla fede in Dio. È per questo che i primi missionari in Uganda hanno costruito simultaneamente chiese e scuole. Laddove non riuscirono a convertire direttamente gli adulti, alla fine riuscirono a convertire la generazione giovane attraverso le scuole. Una volta evangelizzati e convertiti al cristianesimo, i giovani a loro volta evangelizzarono gli adulti.
La Chiesa, come maestra e custode di fede e morale, ha svolto un ruolo importante nel settore educativo in molti Paesi. La formulazione di politiche educative diocesane stabili è servita da fondamento per iniziare e sostenere l’apprendimento a ogni livello. Alcune Chiese locali hanno fondato scuole modello cattoliche per permettere l’insegnamento approfondito della dottrina e della morale cattolica a studenti, che a loro volta diventano professionisti cattolici. Attraverso le cappellanie nelle istituzioni cattoliche, la Chiesa è riuscita a rispondere alle sfide presenti assicurando che in tali istituzioni i valori e le norme cattoliche fossero tutelati.
Tuttavia, negli ultimi anni in alcuni paesi la catechesi o l’insegnamento della religione sono stati emarginati o estromessi dal sistema educativo perfino nelle scuole e negli istituti di formazione di origini cattoliche. La situazione è ancora più grave nelle istituzioni pubbliche, dove i programmi di catechesi o di educazione religiosa cristiana per gli studenti cattolici non esistono proprio. L’educazione religiosa è considerata una questione privata, da curare solo in chiesa o a casa.
Per progredire nella Nuova Evangelizzazione:
Le scuole cattoliche devono essere un canale di evangelizzazione per la trasmissione della fede cattolica.
I sacerdoti, i religiosi e le donne nella vita consacrata e gli altri agenti della pastorale, come i catechisti, devono ricevere una formazione qualitativa tale da consentire loro di insegnare la religione nelle scuole.
L’educazione religiosa cristiana deve essere ripristinata nei programmi di studi dove è stata trascurata o eliminata. La Chiesa deve mostrarsi decisa in quest’ambito.
I movimenti apostolici laici devono essere ravvivati nelle scuole.
L’etica, il Catechismo della Chiesa Cattolica e la dottrina sociale della Chiesa devono essere componenti dei programmi di studio dei centri educativi di liveello superiore.
L’identità cattolica nelle nostre scuole e istituzioni deve essere visibile e rispettata.I mass media devono diventare uno strumento efficace per catechizzare ed educare.


- S. E. R. Mons. Mario GRECH, Vescovo di Gozo (MALTA)

Come osserva il Santo Padre nell’omelia dell’apertura di questo Sinodo, il matrimonio come unione d’amore fedele e indissolubile tra l’uomo e la donna "costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi." Continuando, il Santo Padre ha affermato che "il matrimonio è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione." 
Mentre la Chiesa continuerà a proclamare questo Vangelo del matrimonio, non possiamo trascurare la dolorosa realtà di tanti matrimoni che purtroppo finiscono male.
Pur riconoscendo le difficoltà, credo oggi sia fondamentale essere presenti come Chiesa nella vita di tante coppie di fatto o divorziati risposati che vogliono proseguire un cammino di fede insieme con tutta la Chiesa. Per le coppie di fatto che sentono l’insegnamento del Magistero come un macigno sulla loro testa e sui loro cuori, e trovano difficoltà a riconciliarsi con la Chiesa e forse con Dio, l’avere la Chiesa che cammina accanto a loro si rivela veramente come buona notizia per loro. Esperienze di questo genere fanno vedere che "la Chiesa è vicina a chi ha il cuore ferito".
Nonostante il fatto che non sono in perfetta comunione con la Chiesa per causa della loro irregolarità, tanti di loro amano e credono nel Signore e nella Chiesa. Direi che queste coppie oggi aspettano da questo Sinodo un "messaggio imperiale" - una parola illuminante come quella che ha pronunciato il Santo Padre a Milano: "Questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette ... E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono "fuori" anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa" (2 giugno, 2012).


- S. Em. R. Card. Kurt KOCH, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani (CITTÀ DEL VATICANO)

“La sfida della nuova evangelizzazione interpella la Chiesa universale, e ci chiede anche di proseguire con impegno la ricerca della piena unità tra i cristiani” (Benedetto XVI, La Chiesa è un’immensa forza rinnovatrice. La celebrazione dei primi vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo il 28 giugno 2010, in: Insegnamenti di benedetto XVI VI, 1 2010 (Città del Vaticano 2011) 984-987, cit. 987). Con queste parole Papa Benedetto XVI ha annunciato l'istituzione del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione. La Chiesa universale è interpellata in particolar modo con il Sinodo dei Vescovi qui riunito. La presenza dei delegati fraterni ed il loro contributo al Sinodo, per i quali sono profondamente riconoscente, ci ricordano la seconda esortazione, ovvero la necessità che la nuova evangelizzazione abbia una dimensione ecumenica.
Il legame inscindibile tra evangelizzazione e ricerca dell’unità dei cristiani era già noto al Concilio Vaticano Secondo. Il Decreto conciliare sull'ecumenismo parte dalla convinzione che la divisione della cristianità è “di scandalo al mondo” e “danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (Unitatis Redintegratio, n.1). Fin dalla sua prima frase, il Decreto afferma quindi che “promuovere il ristabilimento dell'unità fra tutti i cristiani è uno dei principali intenti del sacro Concilio ecumenico Vaticano II”. Ecumenismo ed evangelizzazione vengono visti sempre insieme. Sarebbe un bel segno se da questo Sinodo dei Vescovi venisse diramato alle altre Chiese e Comunità cristiane l'invito a percepire come compito comune la nuova evangelizzazione e a testimoniare insieme Gesù Cristo in maniera ancora più decisa.
I testimoni più credibili della fede sono i martiri, che hanno dato la loro vita per Cristo. Per questo, desidero ricordare anche quella profonda dimensione dell'ecumenismo che stava così tanto a cuore al Beato Papa Giovanni Paolo II, ovvero l'ecumenismo dei martiri. Consapevole del fatto che tutte le Chiese e le Comunità cristiane hanno oggi i loro martiri, Papa Giovanni Paolo II ha scorto nei martiri “la prova più significativa che ogni elemento di divisione può essere trasceso e superato nel dono totale di sé alla causa del Vangelo” (Giovanni Paolo II, Ut unum sint, n.1). Mentre noi cristiani siamo ancora in una comunione imperfetta su questa terra, i martiri nella gloria celeste vivono già in piena comunione. Pertanto, possiamo trovare conforto nella speranza che il sangue dei martiri del nostro tempo diventerà un giorno il seme della piena unità del Corpo di Cristo. E questa speranza vogliamo testimoniarla insieme con una credibile, nuova evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. Felix GMÜR, Vescovo di Basel (SVIZZERA)

Per essere credibili, bisogna dapprima evangelizzare se stessi (IL 37). L’appello alla conversione si rivolge alle persone e all’istituzione. La conversione della persona trova la sua corrispondenza nella riforma delle istituzioni. Entrambe mirano al rinnovamento spirituale basato sulla fede. 
Tanti fedeli danno testimonianza della loro fede. Fanno vedere il volto umano e personale di Gesù. Come possiamo valorizzare l’azione evangelizzatrice di questi laici e riconoscere le loro competenze? Prendiamo sul serio le loro esperienze, domande e proposte concrete, p.es. in materia di vita relazionale? Mi pare che dobbiamo ascoltare di più e discernere con benevolenza ciò che i laici ci dicono.
Una sfida risiede nel capire quali siano le riforme necessarie. Spesso sprovviste di sacerdoti, le comunità locali s’incontrano attorno a dei laici pronti ad assumere diverse responsabilità. Sarebbe importante ripensare se non ci sia un mandato ecclesiale che dia loro, a uomini e donne, una missione per l’attività pastorale che svolgono sulla base della loro dignità di battezzati.
L’ascolto più profondo e un mandato ufficiale per i laici: Sono due segni concreti che potrebbero renderci più credibili come Chiesa.


- S. E. R. Mons. Clet FELIHO, Vescovo di Kandi (BENIN)

La ricezione del messaggio evangelico nel nostro paese è avvenuta progressivamente dal sud verso il nord a partire dal 18 aprile 1861. Anche se il Nord del paese ha un cammino più lungo da fare, la Chiesa nel complesso è fiera del progresso della fede nei cuori. Essa continua a lottare, affinché questa fede non sia solo un involucro, bensì l’espressione dell’adesione a Cristo, Parola viva di salvezza. Per questo essa si impegna attivamente nel processo d’inculturazione allo scopo di aiutare i fedeli a evitare una doppia vita che non favorisce lo sviluppo della persona.
La nostra Chiesa locale è consapevole del fatto che le motivazioni dell’impegno dei suoi figli e delle sue figlie nella sequela di Cristo sono di solito espressioni di una cultura che vede nell’Essere supremo una persona cui ci si avvicina per trarre profitto dalla sua generosità; insomma un dio strumentalizzato. Essa fa suo il rimprovero di Gesù dopo la moltiplicazione dei pani "Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Gv 6, 26). Di conseguenza, crede di trovare nella nuova evangelizzazione un mezzo per meglio accompagnare i fedeli anche dopo il periodo dei sacramenti d’iniziazione. Così ha deciso di aprire scuole della fede destinate a persone di tutte le categorie e di tutte le condizioni con la prospettiva di una migliore conoscenza di Cristo e della sua centralità nella vita del credente. Solo così saremo davvero sale e luce anche nel campo della politica e dell’economia.
L’ascesa dell’Islam e il risveglio delle religioni tradizionali costringono la Chiesa locale a fare dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso il suo campo di battaglia, grazie all’avvento della nuova evangelizzazione. Per riuscirci le occorrono agenti pastorali convinti e ben istruititi nella dottrina sociale della Chiesa, affinché essa possa vedere nell’altro solo un fratello con cui fare insieme parte del cammino. Così, lungi dal sognare una Chiesa gloriosa, essa s’impegna a operare a fianco dei più poveri ed emarginati senza sottovalutare il forte segnale che viene dalla diffusione delle sette. Inoltre essa si accinge a definirsi Chiesa di comunione e di condivisione tanto all’interno che all’esterno.
Possa lo Spirito del Signore guidare i suoi passi e l’intercessione della Vergine rinforzare il suo impegno! 


- S. Em. R. Card. Manuel MONTEIRO DE CASTRO, Penitenziere Maggiore (CITTÀ DEL VATICANO)

La Penitenzieria Apostolica, Tribunale di misericordia al servizio dei confessori e dei penitenti, tratta delle materie che concernono il Foro interno sacramentale e non sacramentale nonché ciò che riguarda l’uso e la concessione delle Indulgenze. La finalità del nostro lavoro è quella di aiutare le persone a vivere una vita serena, tranquilla e di unione con il Signore, che è l’unico Salvatore della nostra vita. Questa unione viene significativamente espressa nel rito eucaristico, quando il celebrante versa qualche goccia di acqua - che rappresenta la nostra natura umana - nel vino contenuto nel calice. Uniti a Cristo, siamo da lui trasformati nel suo Corpo glorioso.
La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana cercherà di far conoscere all’uomo del nostro tempo il volto di Cristo come mysterium pietatis, colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole e ci riconcilia pienamente a sé. Aiuterà i fedeli a prendere consapevolezza della gravità del peccato in un mondo che ha perso “il senso del peccato”. Riconoscersi peccatori ci spinge a rivolgere il nostro cuore al Signore implorando il suo perdono e ottenendo così la salvezza e la pace:
“Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi” (Salmo 51, 3).
Occorre ripristinare la buona e corretta abitudine di amministrare il sacramento della riconciliazione nel confessionale. 
La Penitenzieria Apostolica promuove ogni anno un Corso sul Foro interno, Giornate di Studio sulla storia della Penitenza e della Penitenzieria, conferenze sul Foro interno nelle diverse Chiese locali, incontri mensili di formazione per i penitenzieri minori delle Basiliche papali in Urbe.
Concludo ricordando le parabole della misericordia divina - pecora smarrita, dracma perduta e figlio prodigo - e le parole di Gesù: “C’è più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 7).


- S. E. R. Mons. Arūnas PONIŠKAITIS, Vescovo titolare di Sinna, Ausiliare e Vicario Generale di Vilnius (LITUANIA)

Abbiamo bisogno di testimoni credibili, i quali, ispirati dal vivo e costante incontro con Gesù, raggiungano l’uomo in ogni situazione, e con amore disinteressato ed umiltà gli presentino la Parola di Salvezza. Abbiamo bisogno di santi: uomini e donne, sacerdoti, religiosi, laici. 
A partire dal novembre dell’anno scorso abbiamo celebrato in Lituania l’anno del beato Giorgio Matulaitis (1871-1927), vescovo, e in tal modo ci siamo preparati all’Anno della Fede, guidati da questo nostro evangelizzatore di tempi non molto lontani. Nel suo diario spirituale egli espresse alcuni pensieri, confermati con la testimonianza della sua vita, i quali rimangono attuali per gli operai della nuova evangelizzazione.
Innanzitutto, il vivo desiderio di “portare Cristo ovunque, restaurare e rinnovare tutto in Cristo, guadagnare tutte le cose a Cristo e tutto attrarre a Lui”. Il beato Giorgio Matulaitis visse questo realmente attraverso l’ampia attività pastorale tra gli operai, tra la gente semplice, tra gli studenti, la gente di diverse lingue e culture.
La sua sincera aspirazione di difendere la fede fu segnata dal profondo rispetto sia per la fede stessa, sia per la gente alla quale era annunciata. Il beato Giorgio Matulaitis scriveva che possiamo attrarre gli uomini solo proponendo loro “la nostra santa fede in tutta la sua ampiezza, in tutta la sua profondità, in tutta la sua chiarezza e bellezza”, parlando in tal modo che anche gli avversari rimangano persuasi che siamo stati pieni “di amore e di rispetto per essi”.
Beato Giorgio Matulaitis invitava a prendere la via dell’umiltà, a cominciare il lavoro senza il grande chiasso, iniziando dai più piccoli e abbandonati, dalle piccole cose.
Per la nuova evangelizzazione abbiamo bisogno di simili entusiasti annunciatori del Vangelo, i quali s’impieghino a “creare in ogni luogo e in ogni tempo le condizioni perché [...] questo incontro tra gli uomini e Gesù Cristo avvenga” (Instrumentum laboris 18).


- S. E. R. Mons. Geraldo LYRIO ROCHA, Arcivescovo di Mariana (BRASILE)

La Nuova Evangelizzazione deve portare le persone all’esperienza profonda dell’incontro con Gesù Cristo vivo. La Sacra Liturgia è uno dei luoghi privilegiati di questo incontro (cfr. Ecclesia in America, n. 12). L’incontro personale con il Signore avviene specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia (cfr. Instrumentum laboris, nn. 18-19). Di conseguenza le celebrazioni liturgiche hanno il sacro dovere di rendere possibile sentire, sperimentare e vivere intensamente Gesù, Parola del Padre, che per il suo Spirito è in mezzo a noi (cfr. Sacrosanctum Concilium 14). La Chiesa crede nella stessa maniera in cui prega: Lex orandi lex credendi. - La liturgia, attraverso i riti e le preghiere, ci dà e ci trasmette il contenuto della fede (SC 48). La Liturgia è fonte e luogo di evangelizzazione, poiché in essa Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia il suo Vangelo (cfr. SC 33). Essendo la Liturgia il luogo speciale di presenza del Vangelo vivo e quindi il luogo privilegiato di educazione della fede, o ancora “la santa mistagogia permanente della Chiesa”, ciò deve apparire nella maniera stessa in cui è celebrata. La bellezza affascinante e contagiosa del mistero nascosto nei riti e nei simboli si deve poter esprimere con tutta la sua forza perché la Liturgia sia realmente evangelizzatrice. La nuova evangelizzazione dipende dunque in larga misura dalla capacità di fare della liturgia la fonte della vita spirituale. Probabilmente il nostro compito più esigente e la sfida maggiore è riuscire a far sì che le nostre celebrazioni liturgiche siano sempre più belle e trasparenti della divina bellezza, momento forte di esperienza di Dio, di un Dio vivo e vero, fonte di forza nuova e rinnovatrice che dia al cristiano gioia e speranza, per vivere di Cristo e nell’amore del Signore.
La coscienza della sacramentalità della Liturgia è quindi sommamente importante nella Nuova Evangelizzazione. Essa ci educa nella fede precisamente “mediante dei segni sensibili”. Donde la necessità di prendere coscienza dell’importanza del ars celebrandi come la migliore evangelizzazione, come ci insegna il Papa Benedetto XVI nell’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis (nn. 38-65). La Liturgia deve contribuire, ma a suo modo, al compito della nuova evangelizzazione: “La Liturgia annunzia la Buona Novella celebrandola” (cf. SC 33).


- S.E.R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)

La nuova evangelizzazione ci chiede di essere attenti alla “novità” del contesto culturale nel quale siamo chiamati ad annunciare la Buona Novella, ma anche alla “novità” dei metodi da utilizzare. I Nuovi Media stanno cambiando radicalmente la cultura nella quale viviamo e offrono nuovi percorsi per condividere il messaggio del Vangelo. Le nuove tecnologie non hanno cambiato solo il modo di comunicare, ma hanno trasformato la comunicazione stessa, creando una nuova infrastruttura culturale che sta influendo sull’ambiente della comunicazione e non possiamo fare quello che abbiamo sempre fatto, pur con le nuove tecnologie.
L’arena digitale non è uno spazio “virtuale” meno importante del mondo “reale” e, se la Buona Novella non è proclamata anche “digitalmente”, corriamo il rischio di abbandonare molte persone, per le quali questo è il mondo in cui “vivono”. La Chiesa è già presente nello spazio digitale, ma la prossima sfida è cambiare il nostro stile comunicativo per rendere tale presenza efficace, occupandoci soprattutto della questione del linguaggio. Nel forum digitale il discorso è spontaneo, interattivo e partecipativo; nella Chiesa, siamo abituati a usare i testi scritti come normale modo di comunicazione. Non so se questa forma possa parlare ai più giovani, abituati a un linguaggio radicato nella convergenza di parola, suono e immagini. Siamo chiamati a comunicare con la nostra testimonianza, condividendo nelle relazioni personali la speranza che abita in noi. Non possiamo diluire i contenuti della nostra fede, ma trovare nuovi modi per esprimerla nella sua pienezza.
Siamo obbligati a esprimere noi stessi in modo da coinvolgere gli altri che a loro volta condividono le nostre idee con i loro amici e “followers”. Abbiamo bisogno di valorizzare le “voci” dei molti cattolici presenti nei blogs, affinché possano evangelizzare, presentare l’insegnamento della Chiesa e rispondere alle domande degli altri. Penso alla Chiesa che è chiamata ad instaurare un dialogo rispettoso con tutti, a dare ragione a tutti della speranza che porta nel cuore. 


- S. E. R. Mons. Bonaventure NAHIMANA, Vescovo di Rutana (BURUNDI)

Le piccole comunità cristiane vive hanno bisogno di un nuovo impulso per svolgere un ruolo di primo piano nella Nuova Evangelizzazione. In seguito alla guerra e ai conflitti che il nostro paese ha attraversato, e con tutte le conseguenze che ne sono derivate, abbiamo costatato la necessità di un’Evangelizzazione profonda e di uno sforzo da parte delle nostre comunità cristiane vive per un approfondimento della fede e un impegno nella vita della Chiesa.
La dimensione di queste comunità permette ai membri di conoscersi e di aiutarsi a vicenda, di rafforzare la coesione e la comunione in un clima di fraternità e di solidarietà.
Le comunità sono il luogo in cui i cristiani possono vivere l’esperienza della riconciliazione che si concretizza innanzitutto nel sacramento del perdono. Affinché la Chiesa risponda alla sua vocazione di servizio alla pace, alla giustizia e alla riconciliazione, la Nuova Evangelizzazione, come afferma il Santo Padre, “esige la riconciliazione col prossimo, il superamento di ogni tipo di barriera, come quelle della lingua, della cultura e della razza” (Africae Munus, n. 169).
Grazie al dinamismo della loro fede e all’impegno, queste comunità costituiscono un luogo favorevole alla nascita di vocazioni sacerdotali e religiose, poiché promuovono un clima di preghiera per le vocazioni e aiutano i genitori a prendere coscienza della loro responsabilità di educatori alla fede.
Queste comunità sono chiamate a unirsi per crescere in modo tale da lottare contro la fame, la miseria, le ingiustizie di ogni tipo, migliorare le loro condizioni e trovare le soluzioni ai loro problemi.


- S. E. R. Mons. Stanley ROMAN, Vescovo di Quilon (INDIA)

Le parole “gente di poca fede” rivolte agli apostoli nel Vangelo di Matteo (6, 30) possono essere sia un rimprovero sia una grande sfida per noi, successori degli apostoli, perché il Signore ci ha chiamati amici e ci ha donato le sue innumerevoli benedizioni. Se è una sfida, voglio precisare che fede significa costruire una relazione intima con Lui. Redemptoris missio mi ricorda che “la fede si rafforza donandola” (n. 2). È pertanto mio dovere di cristiano battezzato trasmetterla.
Esaminare quando, dove e come, in un modo o in un altro, la Chiesa si è allontanata dal suo compito di evangelizzazione costante è, di fatto, una questione lunga con dolorosi ricordi. Avendo appreso qualcosa da questi dolorosi eventi del passato, ora dobbiamo rispondere al nuovo invito del sinodo di prendere il largo per raccogliere tutto ciò che c’è di buono e di bello nelle diverse culture, al fine di adottare metodi più nuovi per evangelizzare e rievangelizzare i popoli del mondo. L’inculturazione va incoraggiata.
Mentre molte proposte nell’Instrumentum laboris, secondo la mia modesta opinione, sono messe in ombra da una tradizione cattolica largamente accettata, mi pare che manchi la voce di quanti si sono allontanati dalla vita sacramentale. In India osserviamo che giovani uomini e donne, e perfino uomini di cultura dei paesi sviluppati, giungono in massa negli ashram (monasteri) anelando qualcosa che manca nelle loro nazioni. La loro fame e la loro sete di qualcosa che vada oltre questo mondo materiale ci assicura che Gesù è importante se la storia della salvezza viene nuovamente narrata nella loro lingua e calata nella loro situazione di vita.
Per rievangelizzare e trasmettere la fede sono necessari:
1. scuole cattoliche;
2. insegnanti cattolici integri;
3. laici ben formati attraverso le piccole comunità cristiane;4. periodi più lunghi di preparazione al matrimonio per avere una conoscenza approfondita del Sacramento del Matrimonio.
5. un maggiore coinvolgimento nei mass media per diffondere i valori evangelici e far conoscere il vero volto della Chiesa.


- S. E. R. Mons. Ignatius SUHARYO HARDJOATMODJO, Arcivescovo di Jakarta, Ordinario militare per l'Indonesia (INDONESIA)

Vorrei raccontarvi una semplice esperienza che ho vissuto quando, durante una visita in una parrocchia, ho incontrato un catechista locale. Gli ho chiesto: “Quanti catecumeni hai?”. Sono rimasto sorpreso nell’apprendere che ne aveva più di novanta. Erano moltissimi. Gli ho quindi domandato: “Hai mai chiesto ai tuoi catecumeni perché desiderano essere battezzati nella Chiesa cattolica?”. E mi ha risposto: “Molti di loro hanno detto di essere rimasti colpiti dal modo in cui i cattolici pregano negli eventi pubblici, come i matrimoni o i funerali”. Le preghiere colpiscono così tanto il loro cuore perché in quelle occasioni le invocazioni e le benedizioni vengono fatte nella loro lingua madre, sicché ne capiscono facilmente il contenuto, mentre prima di solito ascoltavano preghiere recitate in una lingua straniera, poiché i musulmani pregano in arabo.
L’attività evangelizzatrice della Chiesa è, come tutti sappiamo, un atto di comunicazione che comprende due componenti fondamentali, vale a dire la comunicazione del contenuto o del messaggio - la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo - è lo strumento della comunicazione - il mezzo e la lingua - nel contesto di una comunità di fede. Per quanto riguarda la lingua, tradurre un testo liturgico in un’altra lingua - e questo vale per qualsiasi altro testo - spesso ci porta ad affrontare delicate sfide o perfino problemi. Da un lato c’è l’esigenza di una traduzione letterale. Dall’altro, tutti noi comprendiamo che la traduzione letterale non è sempre possibile vista la diversità e la complessità delle lingue. Per esempio, quando il sacerdote dice alla gente “Dominus vobiscum” e la gente deve rispondere “Et cum spiritu tuo”, la parola “spiritus”, che nella nostra lingua si traduce “roh”, potrebbe facilmente evocare l’idea di uno “spirito maligno”, e quindi per alcune comunità “et cum spiritu tuo” significa “con il tuo spirito maligno”.
Il mio auspicio - e spero di non essere solo in questo - è che la traduzione dei testi liturgici non debba sempre essere letterale, ma tenga seriamente conto della diversità delle origini culturali. Potrebbe forse essere applicato il principio di sussidiarietà al compito della traduzione e anche in altri ambiti della vita della Chiesa locale, essendo la sussidiarietà lo spirito del Vaticano II? In questo modo manteniamo la nostra “fedeltà a un messaggio, del quale noi siamo i servitori, e alle persone a cui noi dobbiamo trasmetterlo” (Evangelii nuntiandi, n. 4). Specialmente per quanto riguarda i giovani, che vivono in una cultura massmediatica, la Chiesa deve cercare di trasmettere il suo messaggio in un linguaggio che colpisca i loro cuori.
In tal modo, la Chiesa locale diventerà più comunicativa ed espressiva, e di conseguenza la fede delle persone riceverà più energia e avrà un maggiore rilievo nella loro vita e nel loro impegno cattolico nella Chiesa e nel mondo.


- S. E. R. Mons. Zygmunt ZIMOWSKI, Arcivescovo-Vescovo emerito di Radom, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (CITTÀ DEL VATICANO)

La Chiesa, in adesione al mandato di Gesù “Euntes docete et curate infirmos” (Mt 10, 6-8), nel corso della sua storia ha sempre avvertito il servizio ai malati come parte integrante della sua missione evangelizzatrice. In tale senso, il mondo della sofferenza e della malattia nelle sue diverse articolazioni costituisce un ambito specifico e una via imprescindibile di evangelizzazione, che esige perciò di essere costantemente ripreso, come attesta la sfida che soprattutto oggi l’evangelizzazione affronta nel dialogo con la scienza e la biotecnologia applicata, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale.
La pastorale della salute ha pertanto un campo di azione in molteplici e complementari articolazioni, che vanno dall’ospedale ai rapporti con le diverse figure professionali dell’arte sanitaria (medici, infermieri, cappellani adeguatamente preparati, amministratori delle risorse finanziarie a beneficio delle politiche sanitarie, politici impegnati nella formulazione legislativa su delicate questioni di bioetica); dall’incontro personale con le persone segnate dal mistero del dolore e dal dialogo con le loro famiglie alla pastorale nelle parrocchie; dalla collaborazione con il variegato mondo del volontariato alla grande opera di misericordia e di speranza che viene svolta nei Santuari - soprattutto mariani - dove sovente affluisce il mondo della sofferenza, anche durante la Giornata Mondiale del Malato.
In particolare, l’Ospedale va considerato uno spazio privilegiato di evangelizzazione, perché laddove la Chiesa si fa “veicolo della presenza di Dio” diventa al tempo stesso “strumento di una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, n. 9): l’Ospedale, “evangelizzato” soprattutto ad opera del cappellano, è pertanto il “luogo in cui la relazione di cura non è mestiere, ma missione; dove la carità del Buon Samaritano è la prima cattedra e il volto dell’uomo sofferente il Volto stesso di Cristo” (Benedetto XVI, Discorso all ‘Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, 3 maggio 2012).
Fedele al mandato del suo Signore e proprio nell’esercizio del ministero di guarigione, la Chiesa, nella sua azione pastorale nel mondo della salute, è chiamata quindi a frasi interprete ed a testimoniare in modo eloquente e sempre attuale quella “diaconia della carità, che è centrale nella missione della Chiesa” (Benedetto XVI, Messaggio ai Partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari [per la Pastorale della Salute], 18 novembre 2010).


- S. Em. R. Card. Kazimierz NYCZ, Arcivescovo di Warszawa, Ordinario per i fedeli di rito orientale sprovvisti di Ordinario del proprio rito (POLONIA)

La prima settimana di discussioni sinodali, ha dimostrato quanto sia importante ed urgente il tema della Nuova Evangelizzazione. In quest’ambito, gli interventi hanno mostrano i problemi comuni alla Chiesa nelle diverse parti del mondo. Senza dubbio, problemi comuni nel mondo globalizzato rimangono il secolarismo, il relativismo, il soggettivismo, come pure la privatizzazione della religione. Oltre a ciò che è comune, si può però parlare di una geografia della Nuova Evangelizzazione. Quello infatti che differenzia le varie regioni del mondo, sono i destinatari della Nuova Evangelizzazione. Nei paesi europei abbiamo a che fare con persone battezzate che poi, per diversi motivi, hanno abbandonato Cristo e la Chiesa. In Polonia, dove nella grande maggioranza dei casi, si viene battezzati da bambini, il motivo dell’abbandono di Cristo e della Chiesa sta nel fatto che la decisione dei genitori di battezzare il proprio bambino non è motivata da una fede ardente. Manca cioè, proprio da parte dei genitori e delle persone care, quel minimo atteggiamento di fede. Nasce quindi la domanda, in questi casi, sull’opportunità di tale battesimo. La Chiesa in Polonia si trova, dunque, ad affrontare il problema dell’iniziazione alla fede, alla preghiera, ai sacramenti, alla comunità. Siamo consapevoli che il luogo primario di iniziazione deve rimanere la famiglia, nonostante tutte le difficoltà e le debolezze che vive nel mondo di oggi. È naturale che in questo contesto, essa necessita dell’aiuto della parrocchia, dei movimenti e delle comunità che operano nella parrocchia stessa. La parrocchia dovrebbe essere il luogo privilegiato della Nuova Evangelizzazione. Vorrei ora fermarmi un momento sulla catechesi nella parrocchia e nella scuola. In Polonia questo è un’importante strumento di Nuova Evangelizzazione. A differenza di molti paesi europei, come ha ricordato il Cardinale Erdö, nelle scuole in Polonia non solo portiamo avanti l’insegnamento della religione, ma proviamo inoltre ad introdurre la catechesi.
Nella maggior parte delle regioni polacche, all’ora di religione partecipa il novanta per cento degli alunni. La sproporzione tra i partecipanti all’ora di religione ed i partecipanti alla vita sacramentale della Chiesa è, per la Nuova Evangelizzazione in Polonia, una grande sfida, e per la catechesi nella scuola una grande opportunità e responsabilità. Questo vale sia per i giovani che per i loro genitori. La catechesi nella scuola rimane comunque uno strumento non del tutto utilizzato di evangelizzazione e di incontro con coloro che, nonostante il battesimo, hanno abbandonato Cristo e la Chiesa. Cosa bisogna fare per non sprecare questa opportunità? Sembra sia necessario un nuovo approccio alla formazione dei catechisti e degli animatori dei gruppi parrocchiali. Non basta prepararli alla pastorale e alla catechesi. È necessaria una formazione all’evangelizzazione. In Polonia, nel quadro della Nuova Evangelizzazione e della preparazione all’Anno della Fede, nelle diocesi e nelle accademie ecclesiali e cattoliche, sono sorte numerose scuole di Nuova Evangelizzazione. Questa sembra essere una speranza per la Nuova Evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. Adriano LANGA, O.F.M., Vescovo di Inhambane (MOZAMBICO)

Desidero dire che l’Evangelizzazione in Africa ha realizzato e sta realizzando un’opera grandiosa giustamente degna di elogio. In questa Chiesa, però, non sono mai mancati problemi di ogni tipo che ostacolano l’avanzamento dell’annuncio del Vangelo.
Nei paesi di antica tradizione cristiana si parla dell’esigenza di nuovi “metodi” e di nuove “espressioni” per l’annuncio del Vangelo, poiché quelli già esistenti non hanno più significato per l’uomo di oggi. In Africa il problema centrale è stato quello del dialogo con le culture locali. Ora, quando si parla di nuova evangelizzazione, è necessario che la Chiesa si interroghi su ciò che ostacola l’evangelizzazione dell’Africa, dell’uomo africano. È necessario che la Chiesa si domandi che cosa sia quest’Africa e chi sia quest’africano. In verità si può dire che, in Africa, uno “sconosciuto” abbia insegnato il Vangelo a un altro “sconosciuto”. La questione antropologico-culturale è cruciale ed ha costituito l’aspetto decisivo dell’evangelizzazione in Africa. Nel corso dei secoli il Magistero è stato chiamato a intervenire in modi diversi per richiamare l’attenzione degli evangelizzatori. Ancora oggi occorre insistere, poiché, per molti missionari, gli orientamenti del Magistero e la voce delle scienze umane e sociali rimangono lettera morta.
Una delle conseguenze è che l’evangelizzazione dello “sconosciuto” da parte dello “sconosciuto” ha prodotto un cristiano diviso e tormentato interiormente, vulnerabile di fronte alle sette a causa della duplicità cui è suggetto nella vita pratica, perché costretto ad abbandonare convinzioni, credenze e pratiche ancestrali senza un’adeguata catechesi.
È necessario che, nella persona dell’evangelizzatore, il Vangelo sappia chi è l’africano; è necessario che sappia ciò che rallegra o affligge quest’uomo da un punto di vista culturale, sociale e politico. È necessario che l’evangelizzatore parli all’africano in modo che questi, come la samaritana, possa dire: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto” (Gv 4, 39); è necessario che gli africani dicano agli evangelizzatori ciò che i samaritani avevano detto alla stessa samaritana: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo” (Gv 4, 42). Queseto incontro tra Gesù e la samaritana è avvenuto certamente perché Gesù era penetrato profondamente nella vita di lei; per farlo, Gesù parlò la lingua e il linguaggio di lei. Non parlò come parlava ai giudei, agli scribi e ai farisei.
Perciò è indispensabile e urgente che l’inculturazione smetta di essere lettera morta. Un missionario, o qualsiasi altro evangelizzatore, per quanto volenteroso, non inventerà “nuovi metodi” né “linguaggi” né “nuove espressioni” in Africa e nemmeno per gli africani senza immergersi nella loro cultura. Se la nuova evangelizzazione è una questione di “metodi” e di “espressioni”, per essere “nuova” dovrà passare attraverso l’Inculturazione.


- S. E. R. Mons. Cristoforo PALMIERI, C.M., Vescovo di Rrëshen (ALBANIA)

L’evangelizzazione, come primo annunzio per chi in Albania era nato e cresciuto senza aver mai saputo niente di Dio, se non visto qualche gesto cristiano fatto di nascosto dagli anziani, o la evangelizzazione verso i fratelli musulmani che portavano e portano ancora radici cristiane, e che si mostrano aperti all’annuncio, si rivelava e si rivela urgente e grave più che mai e più che altrove.
Per questo, ci aspettiamo da questo sinodo delle indicazioni stimolanti e metodi nuovi per sentirci tutti sospinti e impegnati a predicare a tempo opportuno e non, con amore e con sacrifici, richiesti anche a causa delle difficoltà viarie, per la dispersione geografica della popolazione, che rende più difficili gli incontri e le aggregazioni, oltre che dalla povertà della stessa popolazione.
La messe non è poca, e anzi in parte già pronta, solo che mancano per mieterla operai zelanti istruiti, capaci di sacrificio, più vicini al popolo e solo per amore e con amore, siano essi locali o dono di altre chiese sorelle.
Gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, che solo dopo 50 anni dalla sua celebrazione ci verranno consegnati in lingua albanese, speriamo ci rendano più familiari anche con la parola della Chiesa.
Ci sostenga la preghiera di quanti tra voi vorranno farsi carico anche dei nostri problemi. 
Che il sangue dei martiri uccisi durante il regime comunista, per quaranta dei quali il processo di beatificazione è già a buon punto presso la Congregazione per le cause dei Santi, sia anche per noi in Albania: risveglio di vita cristiana, desiderio di rendere più profonde, illuminate e convinte le ragioni della fede al fine anche di colmare il vuoto creato negli anni della dittatura; ci renda missionari verso quanti sono lontani. 
Possa la Chiesa tutta, di quanti cioè sono maggiormente responsabili davanti a Dio e all’annuncio del Vangelo, vedere presto la nascita di una nuova umanità, di un uomo nuovo, e non certo come quello che presumeva creare la dittatura comunista, un uomo cioè senza Dio, senza Chiesa e quindi del tutto inconsistente in se stesso, ma di quello creato secondo Dio nella giustizia e nella santità.


- S. Em. R. Card. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Nell’esperienza delle giovani Chiese africane, l’incontro con i missionari ci ha inseriti subito in un contesto interculturale, come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI in occasione della sua visita in Benin nel novembre 2011. I primi evangelizzatori venivano infatti da fuori e avevano la loro cultura, una cultura diversa dalla nostra. Da qui il miracolo della polisemia del discorso missionario, opera dello Spirito Santo. 
Lunghi dibattiti teologici hanno permesso di chiarire la nozione stessa di inculturazione. Ma se il termine è recente, la realtà è invece tanto antica quanto l’esperienza di Israele. Questo popolo, che ha beneficiato dell’esperienza della rivelazione, si è confrontato con la cultura ellenistica. Ha dovuto inventare un modo di “dare ragione della speranza di cui era portatore”. Anche gli Apostoli di Gesù e poi San Paolo si sono serviti della lingua greca per comunicare l’esperienza del mistero di Cristo. Il Concilio Vaticano II ha confermato questa dinamica chiedendo che “nell'ambito di ogni vasto territorio socio-culturale, come comunemente si dice, venga promossa una ricerca teologica di tal natura per cui, alla luce della tradizione della Chiesa universale, siano riesaminati fatti e parole oggetto della Rivelazione divina, consegnati nella sacra Scrittura e spiegati dai Padri e dal magistero ecclesiastico.” (Ad Gentes, n. 22, cfr. Lumen Gentium, n. 23).
L’inculturazione è quel processo, mai concluso, di incarnazione della vita cristiana e del messaggio cristiano nelle culture. In questo modo, l’esperienza del mistero di Cristo, da un lato trova la sua espressione in noi e dall’altro diventa principio, criterio e potenza di ricreazione e di unificazione della vita personale e comunitaria (cfr. Evangelii Nuntiandi, n. 19).
L’evangelizzazione non è un atto compiuto una volte per tutte, bensì un dialogo permanente tra il messaggio evangelico e la cultura, che per sua natura è dinamica e instabile. Questa continua metamorfosi, segno di vita, si verifica anche nelle nostre comunità umane nelle quali si susseguono le generazioni. L’esperienza di Gesù Cristo non può essere trasmessa da una generazione all’altra, nella sua forma e nel suo contenuto; come ci insegnano le scritture, dobbiamo trasmettere il racconto del gioioso incontro con Gesù Cristo, affinché i nostri contemporanei, in particolare i giovani (cfr. Es 13; Gs 4), gli aprano la porta del loro cuore (cfr. Ap 3, 20; Gv 4). Questo è probabilmente il senso profondo della crisi di identità cristiana che ci fa sentire smarriti oggi. Che linguaggio utilizzare per comunicare il Dio di Gesù Cristo all’uomo contemporaneo che ha smesso di porsi la questione di Dio o che la pone in modo errato? L’immagine del Cortile dei Gentili lanciata da Benedetto XVI apre orizzonti interessanti. 
La Nuova Evangelizzazione diventa quindi un invito a ricercare nella cultura del nostro tempo il linguaggio più adatto per raccontare questa esperienza, per tradurrla in azioni concrete ed eloquenti in tutte le sfere della vita umana.


- S. E. R. Mons. Franz-Peter TEBARTZ-VAN ELST, Vescovo di Limburg (GERMANIA)

Il numero 92 dell’Instrumentum laboris, facendo riferimento a Evangelii nuntiandi, ricorda che l’evangelizzazione è un processo costituito da fasi e livelli. Ne è un esempio il catecumenato nella Chiesa primitiva. In Germania, come in altri paesi, da quasi vent’anni possiamo osservare che il catecumenato è diventato uno dei grandi frutti del concilio. Grazie alla pratica rinnovata del catecumenato, tre circostanze hanno dato spunto a una ricerca di una nuova evangelizzazione: le vie della fede hanno bisogno di contenuti di fede. Nasce così un accertamento della fede, che forma un’identità della fede. Per questo, biografia e messaggio non sono in contrasto tra loro; nella fede, infatti, si tratta di imparare una vita che sia degna e capace di esistere sempre. La liturgia non è opera dell’uomo o frenesia creativa. La liturgia catecumenale fa capire sia a quanti chiedono di essere battezzati, sia ai battezzati stessi, che la vocazione della persona alla fede è iniziativa e opera di Dio. Una liturgia che rifletta ciò diventa scuola catechetica. È la vocazione dei singoli a condurre la comunità dei battezzati alla seconda conversione, vale a dire a una nuova evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. Joseph WERTH, S.I., Vescovo di Trasfigurazione a Novosibirsk (FEDERAZIONE RUSSA)

La Russia è il paese più esteso del mondo. I cattolici costituiscono appena l’1 percento della popolazione.
Nel XX secolo questo paese ha visto la più tremenda persecuzione della fede. La struttura esterna della Chiesa è stata completamente distrutta. Solo le piccole comunità e singole famiglie hanno potuto conservare la fede.
E ora, da oltre vent’anni siamo liberi! Abbiamo di nuovo chiese, comunità e sacerdoti. Abbiamo scuole, asili, riviste, radio e uno studio televisivo cattolici. A nome di tutti i cattolici in Russia, ringrazio tutti voi, Chiesa universale, per il vostro aiuto e per il vostro sostegno!
Il comunismo ha lasciato tracce profonde e spaventose. La nostra società ha bisogno di un lungo percorso di guarigione.
Su che cosa si basa oggi la nostra speranza?
Anzitutto sull’intercessione dei nostri martiri. Oggi costruiamo sulle fondamenta dei martiri del XX secolo. In definitiva il fondamento è la croce di Gesù Cristo.
In secondo luogo mi attendo molto dai prossimi tre anni, in cui desideriamo ribadire gli insegnamenti del concilio Vaticano II.
Cinquant’anni fa i vescovi di tutto il mondo, con l’aiuto dello Spirito Santo, in Vaticano hanno preso decisioni importanti, tese a rinnovare il volto della Chiesa. L’annuncio e l’avvio del concilio hanno suscitato gioia e entusiasmo tra il popolo dei credenti.
E cinquant’anni fa, tra noi cattolici dell’Unione Sovietica e il mondo libero, la Chiesa universale, si alzava la “cortina di ferro”.
Il processo vero e proprio di studio degli insegnamenti del concilio Vaticano II durerà dall’11 ottobre 2012 all’8 dicembre 2015. Forse oggi abbiamo qualche vantaggio rispetto alla Chiesa libera di allora. A cinquant’anni di distanza, con cinquant’anni di esperienza della Chiesa, oggi possiamo evitare qualche ricaduta negativa.
Possa il cinquantesimo anniversario del Concilio diventare una vera Pentecoste per la Chiesa in Russia!


AUDITIO AUDITORUM (I)


- Prof. José PRADO FLORES, Fondatore e Direttore internazionale delle Scuole di Evangelizzazione Sant'Andrea (MESSICO)

Se Giuseppe e Maria smarrirono Gesù a Gerusalemme qualcosa di simile può accadere oggi nel peregrinare della nostra Chiesa. 
Cinque secoli fa abbiamo lasciato il Primo Annuncio gioioso e ci siamo rifugiati nei sacramenti, nei dogmi e nei catechismi; che non sono male, no, purché vengano dopo il Primo Annuncio. Non prima, e soprattutto non al suo posto. 
Alcuni hanno perso la Parola, e preferiscono gli schemi pieni di sapienza umana. Non mi permetto di affermare che abbiamo perso Gesù, però mi chiedo ..... 
- Davvero consideriamo tutto come perdita e spazzatura, dinanzi alla “conoscenza di Gesù risorto”? (Fil 3, 7-8)
- Da noi traspare la gioia di chi ha trovato il tesoro nascosto? (Mt 13, 44) ... 
- Perchè in molti atti di devozione si fa tanta fatica a trovare Gesù vivo e risorto? 
- Se Gesù risorto non appare a tutto il popolo “ma soltanto ai testimoni” che vanno ad annunciare il Vangelo (At 10, 40-42): possiamo dire noi di aver avuto un incontro personale con Gesù vivo, che ci identifichi come testimoni?
Il popolo di Dio ci ripete e reclama: θέλομεν τὸν ̓Ιησον ἰδεν "Vogliamo vedere Gesù". Paolo ha fallito all’Areopago perché ha parlato della risurrezione ma non di Gesù risorto, mentre Pietro ha ottenuto una ricca pesca a Gerusalemme perché Κατενύγησαν τ καρδίᾳ "ha trafitto il cuore" con la spada dello Spirito. 
Il problema non è che la Chiesa cattolica non evangelizzi, bensì che ad evangelizzare siano a volte i "non evangelizzati". Vale a dire che alcuni evangelizzatori non sono ancora scesi al Giordano per avere una esperienza personale dell'amore di Dio, e non sono ancora entrati nel Cenacolo per ricevere la loro Pentecoste personale. 
La pedagogia della fede è come una partita di calcio che si gioca in due tempi: il Primo tempo, il Primo Annuncio. Il secondo: la catechesi e la teologia. Quindi gli evangelizzatori giocano il primo tempo, i catechisti e i maestri, il secondo. 
Come Giuseppe e Maria tornarono a trovare Gesù nel luogo in cui lo avevano smarrito (Lc 2, 45), così anche noi, torniamo a Gerusalemme, dove c'è una tomba vuota! 


- Sig. Manoj SUNNY, regista e giornalista; Membro fondatore del movimento "Jesus Youth" (INDIA)

Ecco quattro aree specifiche che richiedono attenzione nel contesto della “Nuova Evangelizzazione”:
1. La centralità del ruolo dei laici. Più di qualunque altro settore della comunità ecclesiale, i laici stanno nel mondo e sono impegnati in tutti e sette gli ambiti elencati nell’Instrumentum laboris (nn. 51-67). Comprendere l’importanza del laicato per avvicinarsi ad aree cruciali del mondo secolare, lavorando accanto al clero, è fondamentale per la “nuova evangelizzazione”.
2. L’importanza di andare incontro all’Asia. Dobbiamo concentrarci sull’evangelizzazione dell’Asia, di fronte a un’economia asiatica in crescita, alla rapida crescita di Cina e India e all’elevato numero di migrazioni dall’Asia verso le altre parti del mondo. Evangelizzare i laici in Asia sta diventando a sua volta lo strumento più efficace per evangelizzare il mondo.
3. L’urgenza di formare giovani missionari. Considerando che su questo pianeta ci sono tre miliardi di persone sotto i 25 anni, è urgentemente necessario formare questi giovani perché diventino missionari. Nella Jesus Youth seguiamo questi sette passi per formare i giovani alla missione: 1) andiamo loro incontro e li invitiamo in un gruppo accogliente; 2) li orientiamo verso l’incontro con il Signore; 3) li integriamo in una comunità e cultura di fede; 4) li aiutiamo a scoprire la loro vocazione e i loro carismi; 5) offriamo loro una catechesi per costruire la loro fede cattolica; 6) li motiviamo e li inviamo in missione; 7) li aiutiamo a partecipare alla vita del movimento e alla sua cultura di missione e di impegno.
4. La nascita di nuovi movimenti ecclesiali e missionari laici. I nuovi movimenti ecclesiali menzionati al numero 115 hanno dato vita al fenomeno dei missionari laici a tempo pieno, indispensabili per la “nuova evangelizzazione”. Molti laici vengono invitati ad abbandonare lavori a tempo pieno e a operare come missionari. Dotati di grandi capacità professionali e un migliore accesso agli ambienti secolari, portano il Vangelo nei posti più remoti della terra che la Chiesa ha difficoltà a raggiungere. La Chiesa deve riconoscere e incoraggiare questi missionari laici e sostenere la loro formazione affinché la “nuova evangelizzazione” sia davvero efficace.


- Dott. Riad SARGI, Presidente della Società di S. Vincenzo de Paol in Damasco (SIRIA)

Durante gli ultimi giorni di questo Sinodo, abbiamo ascoltato molti discorsi dei Padri delle Chiese in diversi paesi di tutto il mondo. Abbiamo condiviso la conoscenza e l’esperienza delle istanze più importanti di questo Sinodo. Dal mio punto di vista, l’obiettivo della Chiesa è come far vivere ai cristiani il Vangelo nelle loro famiglie, nelle loro città, nei loro paesi e in tutto il mondo. Per raggiungere questo scopo, dobbiamo far sì che i bambini e i giovani vengano nutriti nel Vangelo, nel catechismo, negli insegnamenti del cristianesimo e, successivamente, saranno loro a diffondere questa conoscenza. Per ottenerlo dobbiamo individuare metodi atti ad attrarre ragazzi e ragazze. Non possiamo obbligarli a venire in chiesa per ricevere un’educazione cristiana. Perciò dobbiamo trovare il modo di incoraggiarli a venire in chiesa creando un’atmosfera piena di gioia e piacere e impartir loro un insegnamento cristiano servendoci della tecnologia all’avanguardia, con i media, i computer e gli ultimi sistemi di comunicazione. Occorre inoltre che i vescovi e i sacerdoti collaborino con gli adulti nelle loro parrocchie e diocesi e impieghino tutte le possibilità che esse offrono.
Beatissimo Padre, noi rappresentiamo una minoranza nel nostro paese e celebriamo la Pasqua due volte. L’anno prossimo le due celebrazioni saranno distanziate di cinque giorni. Questa circostanza imbarazza i cristiani e molti si sentono in difficoltà per questa situazione di fronte a Cristo risorto. Chiediamo umilmente che venga trovata una soluzione a questo importante problema tra la nostra Chiesa e le Chiese ortodosse.


- Rev. P. Vinko MAMIĆ, O.C.D., Presidente dell'Unione dei Superiori e delle Superiore Maggiori in Croazia (CROAZIA)

Ritengo significativo il fatto che nella Prefazione dell’Instrumentum laboris venga citato Matteo, “Perché avete paura, gente di poca fede?” (8, 26), mentre nella conclusione viene ripetuta ben due volte un’altra citazione di Matteo, “Non abbiate paura!” (28, 5). L’ultima frase del documento dice: “«Non abbiate paura!» sia la parola della nuova evangelizzazione”.
Evangelizzare significa fondamentalmente aiutare le persone a ottenere il dono della fede e dell’agire cristiano. Pertanto, la proclamazione della Parola di Dio è solo una parte di questo compito. Come già detto in questi ultimi giorni, l’evangelizzazione è costituita anche dalla contemplazione e dal silenzio. Di fatto, il modo più memorabile (e forse più efficace) di evangelizzazione durante la visita del Santo Padre Benedetto XVI in Croazia, lo scorso anno, è stato un breve tempo di silenzio e di adorazione eucaristica con i giovani raccolti nella piazza principale della capitale Zagabria. In quel silenzio, durato circa cinque minuti, molte delle persone presenti - come hanno testimoniato dopo - hanno percepito la vicinanza di Dio e la sua sollecitudine amorevole. Nessuno ha provato paura; la gente si è sentita sollevata dai fardelli e dalle ansie; tutti erano contenti di stare insieme; ne erano davvero felici e hanno trascorso il resto della giornata in un gioioso canto e rendimento di grazie a Dio. Non penso che le parole o qualche meravigliosa riflessione avrebbero potuto evangelizzare più di quanto abbia fatto quel momento di silenzio contemplativo, che ha permesso loro di incontrare Cristo personalmente.
Il silenzio e la contemplazione vengono citati solo sporadicamente nell’Instrumentum laboris. Ritengo che dovrebbero essere elaborati in maggior misura se vogliamo tracciare meglio il cammino verso l’attuazione delle parole del documento. “Non abbiate paura!”. Alcune delle idee contenute nel Messaggio del Santo Padre per la XLVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, intitolato “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione", potrebbero essere usate come base di partenza.


- Prof. Marco IMPAGLIAZZO, Presidente della Comunità di Sant'Egidio (ITALIA)

Vorrei evidenziare due segni dei tempi in cui collocare il tema della nuova evangelizzazione. Il primo: la globalizzazione.
Nel mondo globalizzato, l'uomo e la donna sono "spaesati", perché privi di tante forme comunitarie. Una vera, silenziosa, rivoluzione antropologica. L’uomo e la donna sono soli. Il 
cattolicesimo ha fatto a lungo i conti con la realtà della secolarizzazione, meno con la globalizzazione che non è ideologica, ma non per questo priva di conseguenze antropologiche. La dimensione spirituale cristiana è profondamente connessa a una dimensione sociale e comunitaria, cioè alla prossimità umana. La nuova evangelizzazione in questa cultura è la scoperta di una dimensione comunitaria e di comunione. La Chiesa è comunione.
C'è un secondo dirompente segno dei tempi: il numero dei poveri e le povertà crescono. 
Dobbiamo riconoscere che, negli ultimi anni, tra la nostra gente c'è stato un modo di parlare dell'incontro con i poveri che non è risultato attrattivo, anzi spento, amministrativo, talvolta politicizzato o sociologizzato, incapace di espressioni comunicative e vitali. Dobbiamo invece dire che l'amicizia con i poveri è cuore del cristianesimo. La presenza del povero è misteriosamente e umanamente potente: cambia più di un discorso, insegna la fedeltà, aiuta a conoscere la fragilità della vita, a pregare per e con loro. Bisognerebbe rendere il contatto con i poveri più presente anche nei percorsi educativi dei giovani.
La nuova evangelizzazione passa anche attraverso un nuovo incontro con i poveri, nel quale l'uomo spaesato e individualista può essere guidato all' incontro con Cristo stesso.


- Sig. Mikhail FATEEV, Direttore di produzione presso il canale televisivo "United Television" a San Pietroburgo (FEDERAZIONE RUSSA)

In Russia la maggior parte dei cristiani rappresenta soltanto la prima generazione di credenti. Molti hanno iniziato la loro vita cristiana da adulti. Poiché non siamo stati allevati in famiglie cristiane, non abbiamo alcuna esperienza per formare i nostri figli.
Questo è un problema comune a tutte le confessioni cristiane in Russia: ai cattolici, agli ortodossi e ai protestanti. Ecco perché stiamo cercando di risolverlo insieme. Un giornale ufficiale della Chiesa ortodossa russa di San Pietroburgo chiede regolarmente ad autori cattolici di scrivere testi sulla formazione cristiana, sul catechismo e sulla vita cristiana nella famiglia. Abbiamo così un illuminante esempio di cooperazione tra due Chiese sorelle. Tale cooperazione rappresenta una testimonianza di unità cristiana reale, di cui abbiamo tanto bisogno nel mondo moderno secolarizzato.
Tuttavia, mentre cerchiamo l’unità, non dobbiamo rifiutare o dimenticare la nostra identità cattolica. Le persone sono più propense a parlare con noi in quanto cattolici, piuttosto che come “comuni cristiani”. Abbiamo potuto osservarlo dopo un incontro organizzato da laici cattolici in una delle più grandi librerie di San Pietroburgo. L’evento ha sollevato molto interesse da parte dei media. Abbiamo quindi deciso di promuovere una serie di incontri e di discussioni pubbliche sulla Chiesa cattolica, sulla sua fede e sulle sue tradizioni. Noi cattolici siamo andati incontro alla gente e siamo stati accolti con grande interesse!
La comunità cattolica russa è molto esigua. Il numero di quanti praticano effettivamente la loro fede è ancora più basso e instabile. Ecco perché è così importante raggiungere, attraverso i media, quanti stanno perdendo la propria identità cattolica. La comunità cattolica in Russia è molto povera, quindi il metodo più efficace è quello di servirsi dei nuovi media, quali i social networks, i blogs e i siti web. È il modo migliore per essere ascoltati dai ragazzi e anche dalle famiglie giovani. Dobbiamo collaborare anche con i media secolari. Tutte queste risorse mediatiche dovrebbero aiutarci a indurre le persone a tornare in chiesa e a invitarle a una vita cristiana più profonda e personale.


- Prof. Guzmán CARRIQUIRY, Segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina (URUGUAY)

Vorrei richiamare l’attenzione su un evento importante dell’Anno della Fede, un evento che rientra nella nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede alle nuove generazioni. Mi riferisco alla Giornata Mondiale della Gioventù, presieduta, se Dio vuole, dal Santo Padre, che si terrà a Rio de Janeiro a luglio del prossimo anno.
Questo importantissimo appuntamento invita provvidenzialmente a una grande mobilitazione educativa e missionaria dei giovani latinoamericani. I nostri giovani si aspettano molto dalla Chiesa, pur essendo più o meno vicini o più o meno lontani da essa. Chi potrà dare ai giovani ragioni di vita e di speranza se non la Chiesa? Chi potrà soddisfare i loro aneliti di verità e amore, giustizia e felicità se non la testimonianza razionale, attraente e affascinante di Cristo?
Il cammino di preparazione a questo evento deve dimostrare la capacità delle comunità cristiane e dei movimenti ecclesiali di parlare al cuore e all’intelligenza di molti giovani, anche al di là dei confini ecclesiastici. Bisogna ravvivare la fede degli alunni dei nostri istituti scolastici cattolici. Non possiamo ignorare le gravi carenze nell’evangelizzazione del vasto mondo universitario. Si tratta di una buona occasione per promuovere iniziative di evangelizzazione per quel 20% di giovani latinoamericani che non studiano né lavorano e che sono emarginati, sconcertati, spesso sedotti dalla rete del traffico di droga e della violenza. Occorre coinvolgere i genitori e i nonni nel cammino dei giovani verso Rio. Infine, bisogna affrontare già da ora la sfida dell’educazione di tutti i giovani pellegrini per coniugare il loro entusiasmo con una riscoperta e un’adesione decise ai contenuti della fede cristiana.

 

 

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(MARTEDÌ 16 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)

 

- S. Em. R. Card. Angelo BAGNASCO, Arcivesvovo di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale (ITALIA)

L’invito di Cristo - “Non temete” - è risuonato forte nell’aula del Sinodo, agorà dei popoli. 
Per questo, l’episodio evangelico di Pietro che cammina sulle acque, bene esprime il primo messaggio per noi Pastori, come per i nostri Sacerdoti e le comunità cristiane: dobbiamo tener fermo lo sguardo sul volto del Signore, altrimenti affondiamo nei timori. Ecco il primato della grazia e il bisogno del sacramento della riconciliazione nella vita spirituale. La luce si accende con la luce - scriveva Romano Guardini -, la gioia con una fede gioiosa! Occorre dunque essere uomini di fede per essere maestri di fede. Lo sguardo con cui dobbiamo guardare il mondo deve riflettere la simpatia di Dio che in Cristo si è rivelata come salvezza, e questo sguardo ci porta a riconoscere innanzitutto i segni della sua opera. Esiste, infatti, nel popolo cristiano un diffuso tesoro di eroismo umile e quotidiano, che non fa notizia ma costruisce la storia. In questo senso, in Italia, la presenza di 25.000 Parrocchie costituisce una rete di prossimità e un patrimonio da non disperdere.
Un altro compito è quello di fare con animo nuovo le cose di sempre, consapevoli cioè che la gente che incontriamo nelle nostre comunità spesso deve riscoprire la fede o scoprirla. Questa coscienza richiede ardore, generosità e fiducia, senza dimenticare che la presenza di tanti emigrati cristiani è una grazia che spesso edifica i credenti del nostro Paese. Il nuovo slancio della pastorale territoriale si deve, poi, coniugare con la pastorale degli ambienti, realtà vastissima del vivere umano che forse dobbiamo guardare con maggiore attenzione (scuola, università, ospedali, sport, media, mondo della fabbrica...). Infine, la pastorale ordinaria e occasionale, territoriale e d’ambiente, con pazienza deve diventare una pastorale integrata con le molteplici Aggregazioni laicali, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali, come ricorda l’Instrumentum laboris.
L’evangelizzazione ha un carattere profetico: essa si attua - come tutta “l’economia della rivelazione” - con eventi e parole intimamente connessi (cfr Dei Verbum 2). Il profeta è colui che legge le circostanze e gli avvenimenti con lo sguardo di Dio: ne coglie la verità in rapporto a Lui e quindi ne vede l’orientamento interno, potremmo dire, l’esito. Ma il profeta è anche colui che anticipa in modo simbolico il cammino della storia. In questo orizzonte, la vita della comunità cristiana, il servizio capillare e la testimonianza della carità, la divina liturgia, l’annuncio del Vangelo... hanno un carattere profetico o perché fanno incontrare realmente quell’umanità nuova che Gesù ha iniziato con il suo sacrificio, oppure perché annunciano esplicitamente le parole della Rivelazione che salva, o perché smascherano lo spirito di menzogna che ispira idee e comportamenti che portano non alla felicità, ma in deserti tristi e disumani. Per questa ragione il giudizio che a volte si legge, secondo cui nella Chiesa mancherebbe la profezia, è ingiustificato. Cristo deve essere annunciato per intero, nella sua Persona e nelle sue implicazioni antropologiche, etiche e sociali. Senza, la fede resterebbe emotiva e irrilevante per la vita concreta.
Se è evidente che alcune tendenze culturali sono contrarie al Vangelo, è anche vero che dalla parte del Vangelo c’è l’uomo. La cultura contemporanea, ad esempio, demonizza la categoria del “limite” perché è intesa come negazione della libertà individuale e dello slancio vitale. Tale pregiudizio stravolge l’etica, le relazioni, la famiglia, l’esperienza della malattia. Ma l’esperienza del limite - ontologico, morale, affettivo, psichico - è un grande alleato del Vangelo, poiché dice che l’uomo ha bisogno degli altri e, innanzitutto, dell’Altro che è Dio. Questo aver bisogno non è una debolezza ma un valore, perché spinge ad aprirsi nella reciprocità dell’Amore che non solo corrisponde ma salva.


- S. E. R. Mons. Stanislav LIPOVŠEK, Vescovo di Celje (SLOVENIA)

Parlo in riferimento all’“Instrumentum laboris” Nr. 138 dove sta scritto che si deve aiutare le comunità cristiane locali, cominciando dalle parrocchie, ad adottare uno stile più missionario della propria presenza dentro il tessuto locale.
Nella Chiesa in Slovenia questo stile missionario delle parrocchie è stato favorito in tutto il periodo postconciliare, quando abbiamo cercato di far vivere diverse indicazioni e linee pastorali dei documenti pastorali conciliari e postconciliari. A livello delle diocesi ed anche a livello nazionale sono stati preparati diversi “forum pastorali” per promuovere la vita cristiana nelle parrocchie sempre nelle dimensioni principali della missione salvifica della Chiesa, che si svolge nella evangelizzazione, nella liturgia e nella diaconia. 
Alla vigilia del “Anno della fede” 2012/2013 abbiamo preparato un documento pastorale nazionale “Venite e vedete”, che è un confronto con la pastorale attuale e, nella seconda parte, un programma nazionale per promuovere la nuova evangelizzazione nelle nostre comunità parrocchiali, nei diversi gruppi e collaboratori parrocchiali.
Sotto la guida dei vescovi e la coordinazione del Consiglio pastorale nazionale i Consigli pastorali parrocchiali cominciano a studiare, trasmettere e realizzare il programma pastorale, affinché tutti i membri e gruppi della parrocchia e tutti gli uomini di buona volontà vengono introdotti nel programma pastorale nazionale e nella vita cristiana per una fede viva, operante gioiosa ed salvifica.


- S. E. R. Mons. Kieran O'REILLY, S.M.A., Vescovo di Killaloe (IRLANDA)

Il momento magico che si è creato a seguito del Congresso Eucaristico Internazionale, tenutosi recentemente in Irlanda, è stato ulteriormente valorizzato dalla pubblicazione di un Nuovo Direttorio Nazionale per la catechesi in Irlanda dal titolo “Trasmettere la Buona novella”. Questo documento della Conferenza Episcopale è un programma per tutta la Chiesa in Irlanda.
Trasmettere la Buona novella comporta la completa affermazione della fede, il Catechismo della Chiesa cattolica, che cerca metodi sicuri per rendere i tesori celati nel Catechismo più accessibili al popolo irlandese di oggi. Rappresenta inoltre un richiamo all’azione, con l’obiettivo di contribuire ad aiutare i membri della Chiesa a parlare con fiducia del messaggio evangelico che ogni generazione di credenti deve assimilare ex novo. Si tratta di un programma decennale: i primi due anni prevedono un periodo di applicazione e di promozione della conoscenza del Direttorio, seguiti dalla sua piena attuazione in tutta la diocesi di Irlanda.
Di pari passo con la trasmissione della Buona novella, deve essere ulteriormente approfondita la sua conoscenza e la sua comprensione, così come viene predicata e vissuta nel Nuovo Testamento. Per citare la Verbum Domini al n. 51, la Chiesa...“è una comunità che ascolta ed annuncia la Parola di Dio. La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre e nuovamente trae orientamento per il suo cammino”. Ciò esige un più profondo ed efficace apostolato biblico.
La Chiesa in Irlanda ha vissuto e continua a vivere in modo drammatico la crisi recente. Allo stesso tempo dobbiamo affrontare i medesimi effetti del secolarismo di molti altri paesi, soprattutto dell’Europa. Di conseguenza la Chiesa adesso deve parlare con una voce che sia piena di speranza e allo stesso tempo umile, fiduciosa e compassionevole, con un’esigenza di autorità che deve radicarsi in modo più evidente nel Vangelo e nell’amore di Cristo. È questo il contesto in cui avverrà la nuova evangelizzazione.
Spero che il Sinodo voglia rivolgere una parola di incoraggiamento a tutti gli agenti della Nuova Evangelizzazione, soprattutto alle molte donne che rivestono un ruolo significativo nella vita della nostra Chiesa, esprimendo la nostra gratitudine per la loro generosa attività nel diffondere il Vangelo nei vari settori della vita quotidiana in cui sono presenti come figure centrali - nel lavoro, nelle scuole, nelle famiglie e nella campo sanitario. Queste e altri membri impegnati delle nostre comunità di fede, si aspettano e attendono un messaggio di speranza e di incoraggiamento dal Sinodo, mentre li invitiamo a impegnarsi con coraggio evangelico a favore della nuova evangelizzazione nei diversi aeropaghi del nostro tempo.


- S. E. R. Mons. Everardus Johannes de JONG, Vescovo titolare di Cariana, Ausiliare e Vicario Generale di Roermond (PAESI BASSI)

Il nostro problema non è costituito tanto da un avversario visibile quanto dagli invisibili spiriti del male (Ef 6, 12).
È stata la Pentecoste a dare inizio alla prima evangelizzazione e ora abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste. Pertanto, dobbiamo pregare con fervore e costanza lo Spirito Santo, come suggerisce Evangelii nuntiandi, n. 75. Deve essere questo il primo elemento di una strategia di nuova evangelizzazione a livello mondiale. Questa preghiera allo Spirito Santo è stata promossa da grandi missionari come San Arnold Janssen (1837-1909) ed è stata alla base del Movimento Carismatico Cattolico nel 1967. Gesù stesso ha promesso lo Spirito Santo a chiunque lo chieda (Lc 11, 13)! Forse il Santo Padre introdurrà preghiere benedettine al termine della Messa (cfr. le preghiere leoniane di Leone XIII) o una novena perpetua per chiedergli di effondersi.
Dobbiamo promuovere l’arte del discernimento degli spiriti. In questo tempo di relativismo, in cui la verità oggettiva non è facilmente accettata, possiamo aiutare le persone a confrontare le loro esperienze soggettive per guidarle verso la verità oggettiva. Non dobbiamo solo presentare il Vangelo e il catechismo, ma dobbiamo anche promuovere esercizi spirituali, nei quali mettiamo le persone a confronto con il Gesù dei Vangeli e la Chiesa e le aiutiamo a confrontare l’influenza del Suo Spirito nella loro vita con i risultati di uno stile di vita più edonistico (cfr. Gal 5, 29-32). In tal modo verranno guidati verso la conoscenza e il discernimento della verità oggettiva della loro natura umana, dei suoi desideri più profondi e di Dio nella loro coscienza. Scopriranno così San Pietro, i suoi successori e la Chiesa (cfr. beato John Henry Newman (1901-1890)). Ciò significa che dobbiamo dare ai sacerdoti e ai religiosi una formazione spirituale migliore, affinché siano guide spirituali, padri e madri spirituali autentici.
Dobbiamo promuovere la preghiera agli angeli e agli arcangeli nella nuova evangelizzazione. Molti pontefici e santi hanno praticato questa devozione e l’hanno promossa.
Le famiglie sono essenziali per la trasmissione del Vangelo. Nel contesto presente, la nostra tlinesocietà non conosce più il peccato. Tuttavia, il peccato influenza l’apertura al messaggio evangelico. La pornografia, la sessualità al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna, la contraccezione e l’aborto chiudono i cuori. Di fatto, chi può dire di sì a Dio, che dà la vita in abbondanza, se in modo consapevole o inconsapevole dice di no alla vita umana? Ciò significa che la Chiesa deve promuovere con coraggio il Vangelo della vita, compresa la teologia del corpo, la pianificazione familiare naturale e allo stesso tempo annunciare Dio misericordioso.


- S. E. R. Mons. Vincent RI PYUNG-HO, Vescovo di Jeonju (COREA)

Sin dall’inizio del mio episcopato nel 1990, ho cercato di memorizzare i passi biblici della Messa quotidiana, dedicandovi due ore e mezza ogni mattina e coinvolgendo in un modo o nell’altro in particolare i laici. Quando ci dedichiamo a ciò, comprendiamo quanto siano vere le parole di Sant’Ambrogio, il quale ha affermato: “quando prendiamo in mano con fede le sacre Scritture e le leggiamo con la Chiesa, l’uomo torna a passeggiare con Dio nel paradiso” (Verbum Domini, n. 87). Lo scorso sinodo, un vescovo francese ha detto: “Ho una laurea in Sacra Scrittura, ma sono stati i laici, i poveri, ad aprirmi veramente alla forza della Parola. Mi hanno evangelizzato. I poveri sono profondamente ricettivi alla Parola di Dio (Mt 11, 25-26), e la Chiesa dovrebbe sempre leggerla avendoli vicini”. La fede, definita come incontro personale con il Signore, è il fondamento sul quale è costruita ogni cosa che facciamo e perfino la Chiesa stessa. Se è solida come una roccia, non crollerà nemmeno dinanzi a inondazioni e venti forti. Ma se le fondamenta non sono solide, come la sabbia, non possono resistere al minimo ostacolo. Per quanto riguarda l’incontro e la relazione con Cristo, il Signore dice: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). Non siamo dunque noi che prendiamo l’iniziativa di incontrare il Signore; al contrario, è il Signore a essere già alla nostra porta e a bussare. Per noi, il modo più semplice, efficace e concreto di incontrare il Signore è attraverso i Libri Sacri. Non dobbiamo fare altro che lasciarlo entrare in noi, con cuore accogliente, attraverso la porta della Bibbia. Allora la parola diventerà in noi “spirito e vita” (Gv 6, 63).
Per quanto riguarda il “cuore accogliente”, potremmo avere un altro problema: la preghiera. Noi cattolici siamo talmente abituati alle formule pronte che rischiamo di perdere la spontaneità, la gioia, l’ardore e l’entusiasmo e di cadere in una semplice routine. Facendo un confronto con i protestanti, la differenza diventa eclatante, specialmente nella predicazione e nella preghiera. Penso che tutte le domande e le sfide relative alla Nuova Evangelizzazione possano essere ridotte a una sola: la Parola del Signore. Gesù stesso dice: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato” (Gv 15, 5-7). Per far sì che le parole del Signore rimangano in noi, dobbiamo iniziare a memorizzarle. In questo, la nostra patrona è santa Teresa di Lisieux, dichiarata Dottore della Chiesa. Ha imparato a memoria ogni passo biblico che ha trovato, che fosse nelle immagini sacre o in libri pii. Monsignor Guy Gaucher ha affermato: “Di ogni ramo ha fatto frecce e da ogni fiore il miele”.
Come afferma l’apostolo Pietro, siamo un popolo rigenerato “non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1 Pt 1, 23). La Parola di Dio è il grembo del nostro essere, e per trovare la “novità” tanto desiderata, per l’evangelizzazione del presente, dobbiamo ritornare a questo luogo originale del nostro essere. La Parola divenuta “spirito e vita” è questo luogo.


- S. E. R. Mons. Diarmuid MARTIN, Arcivescovo di Dublin (IRLANDA)

La sfida della lingua viene soprattutto avvertita nei paesi in cui l’idioma dominante è l’inglese, ed è caratterizzata da filosofie linguistiche con ben note sfide epistemiologiche. Esiste anche un’ulteriore sfida al linguaggio quotidiano, non soltanto dei media, ma di una cultura della manipolazione del linguaggio e della gestione dell’informazione, in cui il significato dei termini viene cambiato e manipolato per fini commerciali, ideologici o politici.
La preoccupazione che vorrei sottolineare in particolar modo oggi è la sfida che questa manipolazione del linguaggio rappresenta per i giovani alla ricerca del messaggio di Gesù Cristo. I giovani vivono in una cultura di relativismo e di un’autentica banalizzazione della verità, senza esserne spesso neppure consapevoli. È una cultura che non hanno creato loro. Possono non conoscere altre culture, eppure devono trovare Cristo in questa cultura avendo scarsa familiarità con il linguaggio della fede.
Non sto pensando qui ai grandi gruppi di giovani che hanno trovato forza e sostegno grazie ad eventi quali la Giornata Mondiale della Gioventù, ma dei molti giovani, uomini e donne, che, in un momento difficile e complesso della vita, nella loro ricerca di un senso si ritrovano molto spesso soli in mezzo ai compagni di classe, agli altri studenti e possono addirittura incontrare ostilità e incomprensione quando cercano di trovare o coltivare la fede in Gesù Cristo.
In che modo ci rendiamo presenti nella vasta popolazione di studenti, soprattutto presso coloro la cui educazione cristiana di base è stata molto superficiale, sia in famiglia che a scuola?
La sfida della Nuova evangelizzazione deve essere contrassegnata da un forte confronto di idee, non in termini di aggressione ideologica, ma nell’aiutare i giovani a discernere le idee.
La cultura dell’individualismo può essere contrastata con la creazione di una varietà di nuove comunità ecclesiali, non solo quelle che nascono dai movimenti ecclesiali, ma anche dalle nostre parrocchie, che saranno le pietre angolari delle comunità eucaristiche del futuro.


- S. E. R. Mons. Yves Marie MONOT, C.S.S.p., Vescovo di Ouesso (REPUBBLICA DEL CONGO)

La nostra missione di Chiesa, Famiglia di Dio nel Congo-Brazzaville, si colloca oggi chiaramente tra la prima evangelizzazione, una pastorale parrocchiale di autentica vicinanza e la nuova evangelizzazione. Dopo l’indipendenza nel 1960, il nostro Paese ha vissuto quasi trent’anni di socialismo marxista e una ventina di apprendimento della democrazia con periodi dolorosi di guerra civile. Attualmente la nostra società è immersa più nella religiosità che nella secolarizzazione, anche se questa è già operante. I quadri e i giovani adulti sono stati toccati dall’ateismo marxista militante. Molti di questi anziani “membri” sono passati alle sette: gruppi esoterici (i quadri) o congregazioni diverse chiamate Chiese del risveglio (i più giovani). La missione principale della nostra Chiesa è di impegnarsi per una evangelizzazione profonda del nostro Paese: una catechesi centrata su Cristo, Vangelo di Dio per l’uomo, attenta alle diverse fasi della nostra storia, aperta agli interrogativi che vengono dalla modernità (valori e antivalori), attenta alla formazione del popolo di Dio alla fede, nella libertà del cuore che ci viene da Gesù Cristo Salvatore e al servizio della Riconciliazione, della Giustizia e della Pace, nonché alla salvaguardia della creazione (foreste del bacino del Congo). La presenza degli “autoctoni” (denominazione ufficiale dei pigmei) ci ricorda che molte zone del nostro Paese sono tuttora terre di prima evangelizzazione. 


- S. E. R. Mons. Der Raphaël DABIRÉ KUSIÉLÉ, Vescovo di Diébougou (BURKINA FASO)

Il tema della comunicazione è: promozione umana e inculturazione nella nuova evangelizzazione. Nel Burkina Faso e in Niger il contesto non è quello della scristianizzazione, ma di una cristianizzazione nascente in mezzo a numerose difficoltà - credenze erronee, sottovalutazione della donna, analfabetismo delle popolazioni, povertà, ecc. - come la donna dell’Apocalisse di san Giovanni, accerchiata da un drago con sette teste e dieci corna. È in questo contesto che la Chiesa Famiglia di Dio si rivolge a persone che si confrontano con la miseria e la morte.
L’uomo è un essere pluridimensionale. La Buona Novella della salvezza deve assumere tutte le dimensioni dell’umano per fargli sperimentare quaggiù il benessere come sacramento della beatitudine futura. La nuova evangelizzazione deve considerare la promozione umana non come una semplice contingenza legata ai tempi e ai luoghi, ma come parte necessaria e integrante della missione di Cristo Salvatore.
Tuttavia, per essere adeguata, la nuova evangelizzazione deve farsi carico della cultura. Senza inculturazione la fede trasmessa non può radicarsi nel cuore dei popoli. La Chiesa, in quanto soggetto della trasmissione della fede, deve inculturarsi, se vuole essere autentica e credibile.
È per questo che, pur accogliendo con favore i tentativi d’inculturazione già in essere in Africa - come la valorizzazione dell’immagine ecclesiologica della Chiesa famiglia di Dio - occorre incoraggiare la riflessione e l’azione in tal senso, per trovare nuove strade d’inculturazione, ma soprattutto per promuovere la vita di santità dei nuovi evangelizzatori.


- S. Em. R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa (C.C.E.E.) (UNGHERIA)

Il n. 54 dell’Instrumentum laboris parla del cortile dei gentili. Per l’evangelizzazione è necessario partire dalle cose fondamentali della nostra esistenza. La nostra fede, infatti, si riferisce alla realtà. Alla totalità di tutto ciò che esiste. L’odierna visione scientifica del mondo ci offre una prospettiva larghissima. Se cerchiamo di immaginarci l’Universo, la nostra fantasia si apre verso Dio, verso la sua immensa realtà. La realtà colossale di Dio, quando incontra il mondo, essendo intimamente presente in esso, ma stando al disopra dello spazio e del tempo, produce delle situazioni che ci sembrano spesso paradossali.
Le scienze naturali, la fisica, l’astronomia, ci dimostrano l’elasticità e la ricchezza di concetti fondamentali come la materia o l’energia. Pongono la domanda dell’inizio e della fine dell’Universo. Parlano persino di energia oscura o di antimateria, categorie utili per spiegare certi fenomeni basilari dell’Universo. Non mancano i ricercatori che sono aperti all’accettazione dell’esistenza di un Dio trascendente, il quale non è identico quindi con lo stesso Universo.
Quando noi cristiani annunciamo che questo Dio è personale, che ci ama, che ci ha salvati, che ci invita ad una vita felice ed eterna in comunione con Lui, non stiamo formulando delle conclusioni che si danno automaticamente dalle nostre conoscenze sulla natura. Abbiamo un’altra fonte, necessaria per la nostra fede: la Rivelazione divina, arrivata nella sua completezza nella persona di Gesù Cristo. Questo grande evento, lo possiamo conoscere attraverso la Tradizione, trasmessa dalla Chiesa, attestata dalla testimonianza delle generazioni dei santi partendo dagli apostoli fino ai nostri giorni.
La tradizione della fede suona come un’autentica risposta alla nostra grande esperienza e domanda circa l’Universo. Viviamo quindi in un’epoca di grandi opportunità per annunciare la nostra fede anche attraverso il dialogo con le scienze naturali e quelle storiche.


AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (IV)


- S. Em. HILARION [Alfeyev], Metropolita di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per Relazioni pubbliche della Chiesa del Patriarcato di Mosca (FEDERAZIONE RUSSA)

Questo Sinodo dei Vescovi della Chiesa cattolica romana viene celebrato in una data di rilievo, il cinquantesimo anniversario dall’inizio del concilio Vaticano II, ed è dedicato al tema della nuova evangelizzazione importante per tutti i cristiani, il discorso di Cristo nel mondo secolare. Anche mezzo secolo fa i padri conciliari erano tutti consapevoli che una cooperazione più stretta tra i cristiani delle diverse tradizioni avrebbe avuto come risultato testimoniare Cristo e la sua missione salvifica nel mondo moderno in modo più convincente. Oggi siamo chiamati a riflettere per risolvere i compiti comuni che ci presenta l’epoca moderna. Le sfide dei cinquant’anni trascorsi dall’inizio del Vaticano II non soltanto non hanno perso la loro importanza, ma sono diventate perfino più acute e minacciose.
Sia la Chiesa russa ortodossa sia la Chiesa cattolica romana svolgono la missione alla quale sono state chiamate da Cristo e danno instancabilmente testimonianza della verità, convincendo “il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16, 8). In questo ministero le nostre Chiese sono sempre più consapevoli della necessità di unire i propri sforzi affinché la risposta cristiana alle sfide della società moderna possa essere udita. Negli ultimi anni, la Chiesa ortodossa e quella cattolica hanno collaborato in modo fecondo nel Forum cattolico-ortodosso, in varie organizzazioni internazionali e in altri ambienti di dialogo con il mondo secolare.
Il Sinodo dei Vescovi riunito a Roma discuterà e cercherà gli strumenti per una predicazione efficace della verità evangelica nella società moderna. Auspico che uno dei frutti del lavoro sinodale possa essere lo sviluppo della cooperazione tra ortodossi e cattolici, proprio come è accaduto dopo il Vaticano II: “perché il mondo creda” (Gv 17, 21).


- Rev. P. Massis ZOBOUIAN, Direttore del "Christian Education Department of the Catholicosate of the Holy See of Cilicia" (LIBANO)

Vi salutiamo nello spirito dell’amore e della fratellanza cristiana.
L’iniziativa di Sua Santità Papa Benedetto XVI di convocare un’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Nuova Evangelizzazione per la Trasmissione della Fede Cristiana” ha un profondo significato e implicazioni ecumeniche, ecclesiologiche e missiologiche.
L’evangelizzazione è la ragion d’essere della Chiesa. È allo stesso tempo un dono di Dio in Cristo e una chiamata. L’evangelizzazione cristiana deve essere oggetto di un’attenzione mirata nel mondo d’oggi, in cui i valori spirituali e morali sono in costante declino. Rinnovare e rinvigorire la vocazione a evangelizzare non rappresenta per la Chiesa un’opzione, bensì un’urgente necessità e una tremenda sfida.
Per questo motivo, dar nuovo vigore alla missione evangelizzatrice della Chiesa non è un compito che riguarda la sola Chiesa cattolica. Rappresenta la priorità di tutti i cristiani e un imperativo ecumenico. Le Chiese che rendono testimonianza nelle diverse parti del mondo sono chiamate a dare nuovo impulso all’urgenza cruciale dell’evangelizzazione e a infondere nuovo dinamismo nel loro impegno missionario.
Dobbiamo osservare tuttavia che portare il Vangelo al mondo non è un compito facile nelle moderne società dominate dalle forze della secolarizzazione e della globalizzazione. La Chiesa non può rinunciare, per alcun motivo, alla propria missione affidatale da Dio.
Salutiamo con calore lo spirito ecumenico e l’apertura di Sua Santità nell’invitare i delegati fraterni a partecipare a questo importante evento spirituale nella vita e nella testimonianza della Chiesa cattolica. Siamo certi che i Padri sinodali affronteranno l’importante compito dell’evangelizzazione con un approccio olistico e contestualmente rilevante, rispondendo così all’attuale necessità dei fedeli a livello locale in tempi tanto difficili.
Che Dio vi sia di guida nelle vostre riflessioni e azioni per la gloria del Suo regno celeste.


- Rev. Dott. Timothy GEORGE, Decano della "Beeson Divinity School of Samford University" (STATI UNITI D'AMERICA)

In qualità di delegato fraterno, in rappresentanza dell’Alleanza Battista Mondiale, una fratellanza di circa 42 milioni di cristiani che servono il Signore in 177.000 chiese in 120 paesi, vorrei sottolineare tre punti riguardanti la Nuova Evangelizzazione.Innanzitutto i Battisti professano, insieme a tutti i cristiani, una profonda fede nel Dio uno e trino, che ci ha resi partecipi della sua vita divina attraverso Gesù Cristo, il grande evangelizzatore, che ci salva solo con la sua grazia. Senza questa realtà trinitaria fondamentale, tutti i nostri programmi e progetti per l’evangelizzazione rimarrebbero infruttuosi.
In secondo luogo esiste un imperativo biblico all’unità dei cristiani. Ciò perché l’ecumenismo in sé non è mai un fine, ma è sempre a servizio dell’evangelizzazione. Gesù pregava il Padre celeste perché tutti i credenti fossero una cosa sola, “perché il mondo creda” (Gv 17, 21). Un esempio di unità cristiana è il Rapporto del Dialogo internazionale Battista-Cattolico di prossima pubblicazione, “La Parola di Dio nella vita della Chiesa”.
In terzo luogo, nel corso della storia, i Battisti sono stati ardenti araldi della libertà religiosa per tutte le persone. Tale libertà non si fonda su costrutti sociali o politici, ma deriva da Dio stesso e dal tipo di rapporto a cui chiama tutte le persone.
Oggi la libertà religiosa è sotto assedio in molti modi, alcuni evidenti e altri più subdoli. Tutti i cristiani che prendono sul serio il richiamo all’evangelizzazione devono impegnarsi e operare insieme per tutelarla e diffonderla.


- S. E. Sarah F. DAVIS, Vice Presidente del "World Methodist Council" (STATI UNITI D'AMERICA)

Santità Papa Benedetto XVI, Eminenze, Eccellenze, Fratelli e Sorelle in Cristo Gesù,
Sono profondamente grato a Dio per l’importante opportunità di fare parte di questo augusto consesso, in occasione della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, per rappresentare il Consiglio Metodista Mondiale, associazione che riunisce ottanta milioni di membri appartenenti alle Chiese metodista, wesleyana, e alle relative Chiese dell’unificazione e unite, di novanta paesi. Il Consiglio Metodista Mondiale è profondamente grato al Santo Padre per averci esteso l’invito a partecipare a questo Sinodo opportuno e importante nella vita del cristianesimo.
Nel 1971, quando la Conferenza Metodista Mondiale dichiarò che era “giunta l’ora per tutte le persone chiamate metodiste di dedicarsi sia alla missione mondiale sia all’evangelismo”, l’evangelismo mondiale venne iniziato con grande fervore e intenzionalità. Il Consiglio Metodista Mondiale ritenne allora, come fa oggi, che il grande mandato di Cristo alla sua Chiesa di insegnare e predicare il Vangelo e di fare discepoli sia il compito principale della Chiesa.
Il Consiglio Metodista Mondiale concorda con il Santo Padre e con la conclusione indicata nell’Instrumentum laboris che è importante che la gente conosca Gesù Cristo nel ventunesimo secolo. Il mondo è ferito, perso, distratto, smarrito, malato e caduto in disgrazia e ha un disperato bisogno di guarigione, speranza e salvezza. In un tempo come quello presente non c’è altro nome da invocare che quello di Gesù Cristo.
Per far fronte alle sfide della Nuova Evangelizzazione possono essere utili le seguenti considerazioni:
- l’impegno evangelistico deve essere informato e modellato dalle esigenze specifiche e dall’ambiente culturale di coloro con i quali si condivide il Vangelo. Occorre creatività affinché, nel rispondere ai bisogni delle persone, non venga compromesso il Vangelo;
- l’impegno evangelistico deve essere “olistico”. Deve rispondere a tutte le esigenze delle persone - fisiche, emozionali, economiche, sociali, politiche e spirituali - proponendo il Vangelo di Gesù Cristo;
- l’impegno evangelistico deve basarsi sulla consapevolezza della potenza della grazia di Dio. In ogni tempo e in ogni luogo, Dio è già all’opera nella vita di ogni persona che incontriamo;- l’impegno evangelistico deve sempre essere permeato dallo Spirito Santo. Gli evangelizzatori da soli sono impotenti, ma, se aiutato dallo Spirito Santo, l’impegno diventa un’espressione dinamica e autentica della grazia salvifica di Dio manifestata in Gesù Cristo.
Il successo della Nuova Evangelizzazione è strettamente collegato con la credibilità dell’evangelizzatore. Saranno gli evangelizzatori ad essere messi sotto la lente d’ingrandimento, e non i processi, i programmi o i piani che scaturiranno da questo Sinodo. La gente vuole sapere che cosa ciò che gli evangelizzatori stanno proponendo ha già operato nelle loro vite.
Ringraziamo Dio del fervido appello di Sua Santità a favore della Nuova Evangelizzazione e preghiamo Dio perché continui a effondere la sua grazia sui prossimi risultati di questo Sinodo. Sia gloria a Dio! Grazie.


- S. E. Steven CROFT, Vescovo di Sheffield (GRAN BRETAGNA)

L’arcivescovo Rowan Williams la scorsa settimana si è riferito alla contemplazione come alla radice dell’evangelizzazione. Io parlerò dei frutti dell’evangelizzazione nella vita della Chiesa, poiché la Chiesa rispecchia il carattere di Cristo attraverso discepoli maturi, comunità ecclesiali nuove e nuovi ministeri.
Primo, quando la Chiesa è rinnovata nella contemplazione di Cristo e nella parola di Dio, noi siamo trasformati a somiglianza sua e diventiamo latori del carattere di Cristo, divenendo in modo più evidente la Chiesa delle Beatitudini.
Secondo, la nuova evangelizzazione richiede una chiara visione di che cosa significhi essere discepoli. Nella catechesi è di fondamentale importanza avere dinanzi a noi un obiettivo chiaro: la formazione di discepoli maturi, capaci di vivere nel ritmo dell’adorazione, della comunità e della missione.
Terzo, desidero incoraggiare il Sinodo a riflettere maggiormente sulla formazione delle nuove comunità ecclesiali per trasmettere la fede a chi non appartiene più a nessuna chiesa.
Negli ultimi dieci anni, la Chiesa d’Inghilterra ha promosso attivamente un nuovo movimento missionario volto a dare inizio a nuove espressioni di chiesa, come parte naturale del ministero delle parrocchie o di gruppi di parrocchie o diocesi.
Chi saranno alla fine i nuovi evangelizzatori? Raccomando un’ulteriore riflessione sulla diakonia e sul ministero dei diaconi.
Il ministero di creare nuove espressioni di chiesa è radicato teologicamente nella diakonia e nel ministero dei diaconi: ascolto, servizio amorevole, essere mandati per conto della Chiesa. Nella Chiesa d’Inghilterra i diaconi ordinali sono descritti come araldi del regno di Cristo e agenti dei fini d’amore di Dio.


- S. E. SILUAN [Şpan], Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena in Italia (ITALIA)

La proclamazione del Vangelo attraverso la Liturgia e la Carità
Messaggio di Sua Beatitudine Daniel, Patriarca di Romania

Il tema della XIII Assemblea del Sinodo dei Vescovi Cattolici di tutto il mondo sull’Evangelizzazione riguarda tutti coloro che portano il nome di Cristo (cfr. Atti degli Apostoli 2, 38), poiché l’evangelizzazione e la trasmissione della fede costituiscono allo stesso tempo una vocazione e un dovere per la Chiesa e per ogni cristiano singolarmente.
Il mondo secolarizzato e scristianizzato nel quale viviamo oggi ha bisogno di apostoli o missionari, come furono gli Apostoli di Cristo Signore e i Santi Padri della Chiesa. Nuovamente oggi i primi chiamati a coltivare intensamente lo zelo apostolico per l’evangelizzazione siamo noi vescovi della Chiesa di Cristo, insieme con tutto il clero e con tutti i laici credenti.
Una vita liturgica profonda è la sorgente principale per il rinnovamento dell’impegno di evangelizzazione. La Santa e Divina Liturgia Eucaristica è allo stesso tempo sorgente e spazio di proclamazione del Vangelo di Cristo.
L'incontro con Cristo nella Santa Liturgia Eucaristica è sorgente di luce per proclamare il Suo amore caritatevole e per promuovere l’opera di carità della Chiesa.
In altre parole, la vita spirituale deve essere la sorgente principale dell’azione sociale, affinché questa non si riduca ad un’etica umanistica secolarizzata. In modo particolare le famiglie cristiane, le parrocchie e i monasteri che pregano intensamente e allo stesso tempo realizzano opere di carità sono sorgenti di speranza e di rinnovamento per l’evangelizzazione. Se la sofferenza, la povertà, la solitudine e l’ingiustizia sociale divengono spesso sorgenti di disperazione e di violenza, la preghiera personale o comunitaria e l’azione sociale cristiana divengono sorgenti di speranza, di pace, di solidarietà e di santità. Davvero la santità è l’antidoto alla secolarizzazione.
Riteniamo, quindi, che il legame permanente tra la Liturgia e la Carità, tratto fondamentale della Santa Tradizione apostolica, è di grande aiuto per l’evangelizzazione della generazione contemporanea, in particolare con l'uso di strumenti di catechesi, pastorale e missionaria, adeguati ai tempi di oggi.
Auspichiamo a Vostra Santità, alle Eminenze ed Eccellenze Vostre, così come a tutti i partecipanti ai lavori di questo Sinodo, un abbondante aiuto dal Signore Gesù Cristo per il nuovo lavoro di evangelizzazione della umana società di oggi. 
Con profonda stima e amore in Cristo Signore. 


INTERVENTO DELL’INVITATO SPECIALE, FR. ALOIS,
PRIORE DELLA COMUNITÀ ECUMENICA DI TAIZÉ (FRANCIA)


Noi di Taizé cerchiamo ardentemente di aiutare le migliaia di giovani cattolici, protestanti e ortodossi che provengono da diversi paesi e che vivono con noi, a fare un’esperienza di comunione. Il “pellegrinaggio di fiducia sulla terra” che promuoviamo nei diversi continenti non ha altri fini.
I nostri incontri sono incentrati sulla ricerca di un rapporto personale con Dio, attraverso la bellezza dei canti, il silenzio, la semplicità della liturgia. Questo ecumenismo della preghiera non incoraggia una tolleranza superficiale, ma favorisce un profondo ascolto reciproco e un autentico dialogo.
La divisione dei cristiani è un ostacolo alla trasmissione della fede. Per le giovani generazioni, a un certo punto la ricerca dell’unità diventa irresistibile. Quando professiamo Cristo insieme, il Vangelo risplende in modo diverso agli occhi di coloro che hanno difficoltà a credere.
Noi di Taizé non vogliamo trattenere i giovani con noi, vogliamo inserirli nella Chiesa. Se le Chiese locali, le parrocchie, le comunità, i gruppi fossero innanzitutto luoghi di comunione! Luoghi in cui si dà fiducia ai giovani, in cui ci si sostiene a vicenda, ma anche luoghi in cui ci si sofferma sui più deboli, su coloro che non condividono le nostre idee... La speranza e la fede possono nascere solo se c’è un’esperienza di comunione.

 

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