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Sinodo dei vescovi: 17 ottobre

vescovi sin4Mercoledì 17 ottobre 2012 si è svolta la Quindicesima e la Sedicesima Congregazione Generale per la continuazione degli interventi in Aula dei Padri Sinodali. È intervenuto il

Relatore Generale, S. Em. R. Card. Donald William WUERL, Arcivescovo di Washington, per la lettura della Relatio post disceptationem (Relazione dopo la Discussione). Nella sua seconda relazione, a conclusione della discussione generale sul tema sinodale in Aula, il Relatore Generale ha sintetizzato i vari interventi succedutisi in queste giornate nelle Congregazioni Generali e ha offerto alcune linee di orientamento per facilitare i lavori dei Circoli minori. Sono intervenuti anche alcuni Uditori e Uditrici ed è seguito un tempo di interventi liberi.

 

SOMMARIO

QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(MERCOLEDÌ 17 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)

- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)

- S. E. R. Mons. Thomas Luke MSUSA, S.M.M., Vescovo di Zomba (MALAWI)
- S. E. R. Mons. Edouard MATHOS, Vescovo di Bambari, Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA CENTROAFRICANA)
- S. E. R. Mons. Stanislav ZVOLENSKÝ, Arcivescovo di Bratislava, Presidente della Conferenza Episcopale (SLOVACCHIA)
- S. E. R. Mons. Marcellin Yao KOUADIO, Vescovo di Yamoussoukro (COSTA D'AVORIO)
- S. E. R. Mons. Charles Edward DRENNAN, Vescovo di Palmerston North (NUOVA ZELANDA)
- S. Em. R. Card. Tarcisio BERTONE, S.D.B., Segretario di Stato (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. Em. R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Jean Damascène BIMENYIMANA, Vescovo di Cyangugu (RWANDA)
- S. E. R. Mons. Julian Winston Sebastian FERNANDO, S.S.S., Vescovo di Badulla (SRI LANKA)
- S. Em. R. Card. Agostino VALLINI, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma (ITALIA)
- S. E. R. Mons. Zbigņev STANKEVIČS, Arcivescovo di Riga (LETTONIA)
- S. Em. R. Card. George PELL, Arcivescovo di Sydney (AUSTRALIA)
- S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay, Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences" (F.A.B.C.) (INDIA)
- S. E. R. Mons. Mathieu MADEGA LEBOUAKEHAN, Vescovo di Port-Gentil (GABON)
- S. E. R. Mons. Martin SU YAO-WEN, Vescovo di Taichung (CINA)
- S. E. R. Mons. Michel AOUN, Vescovo di Jbeil dei Maroniti (LIBANO)
- S. E. R. Mons. Jose S. PALMA, Arcivescovo di Cebu, Presidente della Conferenza Episcopale (FILIPPINE)
- S. E. R. Mons. Soane Patita Paini MAFI, Vescovo di Tonga, Presidente della Conferenza Episcopale (C.E.P.A.C.) (TONGA)
- S. E. R. Mons. Matthew Hassan KUKAH, Vescovo di Sokoto (NIGERIA)
- S. E. R. Mons. Raphaël Balla GUILAVOGUI, Vescovo di N'Zérékoré (GUINEA)
- S. E. R. Mons. Kyrillos WILLIAM, Vescovo di Assiut dei Copti (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
- S. E. R. Mons. Janusz Wiesław KALETA, Vescovo di Karaganda, Amministratore Apostolico di Atyrau (KAZAKISTAN)
- S. Em. R. Card. Domenico CALCAGNO, Presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Juan NSUE EDJANG MAYÉ, Vescovo di Ebebiyin, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (GUINEA EQUATORIALE)
- S. E. R. Mons. Petro Herkulan MALCHUK, O.F.M., Arcivescovo-Vescovo di Kyiv-Zhytomyr (UCRAINA)

- AUDITIO AUDITORUM (II)

- Rev.da Suora Mary Lou WIRTZ, F.C.J.M., Presidente dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali - U.I.S.G.(Stati Uniti d'America)
- Dott.ssa Maria VOCE, Presidente del Movimento dei Focolari (ITALIA)

 

SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(MERCOLEDÌ 17 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)

- RELATIO POST DISCEPTATIONEM

- AUDITIO AUDITORUM (III)

- Rev.da Suora Maria Antonieta BRUSCATO, F.S.P., Superiora Generale della Pia Società delle Figlie di San Paolo (BRASILE)
- Sig. Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino Neocatecumenale (SPAGNA)
- Rev. Zoltán KUNSZABÓ, Diacono permanente dell'Arcidiocesi di Esztergom-Budapest (UNGHERIA)
- Dott. Michel ROY, Segretario Generale della "Caritas Internationalis" (ITALIA)
- Sig.ra Lydia JIMÉNEZ GONZÁLEZ, Direttrice Generale dell'Istituto Secolare "Cruzadas de Santa María" (SPAGNA)
- Dott.ssa Florence DE LEYRITZ, Membro dell'Associazione "Alpha France" (FRANCIA) e Dott. Marc DE LEYRITZ, Presidente dell'Associazione "Alpha France" (FRANCIA)
- Prof. Franco MIANO, Presidente dell'Azione Cattolica Italiana (ITALIA)

 




- S. E. R. Mons. Thomas Luke MSUSA, S.M.M., Vescovo di Zomba (MALAWI)

Esiste un impatto crescente del secolarismo e della globalizzazione, generato dalla cultura del “profitto” e della produzione a detrimento della promozione della dignità della persona umana. Ciò ha determinato effetti negativi, quali la degenerazione dei valori morali, la problematica familiare, l’aumento dell’abuso di droga, il diffondersi della povertà, la mancanza del senso di comunità, e interrogativi sul valore della vita umana. La realtà dell’immigrazione è legata a questo fenomeno sociale. Molte persone emigrano dalle zone rurali verso le città o da un paese all’altro, di solito in cerca di una vita migliore, di opportunità di lavoro, o di altri vantaggi. Questa situazione sta determinando un’estrema fluidità culturale, la rottura dei vincoli familiari, la riduzione dello spazio dedicato al mantenimento dei valori e delle identità tradizionali.
Il cammino della Chiesa, luce della Nuova evangelizzazione, è quello di essere preparata a questa tendenza in rapida evoluzione e capace di collaborare con quanti sono coinvolti in uno sforzo per comprenderne l’effetto sulla vita delle persone. Occorre promuovere programmi in grado di rafforzare la famiglia, occuparsi dell’impatto della globalizzazione, mettere a punto l’apostolato ai migranti (locali e internazionali), sostenere l’identità culturale e garantire che, in ogni circostanza, i diritti umani fondamentali vengano rispettati.
Di fronte alla globalizzazione e al secolarismo crescenti, devono essere avviati il necessario rinnovamento e un cambiamento di modelli di evangelizzazione attraverso un’idonea formazione di tutti i membri della Chiesa. Tutti i fedeli cristiani hanno bisogno di essere aiutati a diventare consapevoli della propria partecipazione alla missione di Cristo e della propria essenza di autentici agenti di evangelizzazione nel mondo di oggi.


- S. E. R. Mons. Edouard MATHOS, Vescovo di Bambari, Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA CENTROAFRICANA)

La Buona Novella di Cristo è arrivata nel 1894 sulle rive dell’Oubangui, grazie a uomini convinti e ben formati per la causa. Vogliamo ringraziare in questa sede, in seguito al primo Sinodo Speciale per l’Africa, tutti i nostri antenati nella fede.
Ben presto, l’evangelizzazione di questo paese ha assunto numerosi volti con diversi attori. Ma i primi ad aver attraversato la savana e le foreste per annunciare la Buona Novella ai nostri popoli furono i catechisti. Hanno reso percorribile la via dell’Evangelizzazione.
Oggi, cosa si aspetta il popolo centrafricano dalla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana? I vescovi del Centrafrica , nel 1991, in una lettera pastorale sulla Parola di Dio nella quotidianità, chiedevano come la nostra Chiesa annunciasse la Parola di Dio agli uomini e alle donne, agli adulti, ai bambini e ai giovani del nostro paese; si interrogavano anche sulla possibilità di tutti i centrafricani di ascoltare in modo autentico la Parola di Dio che si intende trasmettere.
In quanto alla Nuova Evangelizzazione di cui stiamo parlando qui, secondo i Padri dello SCEAM si tratta semplicemente di evangelizzare in modo diverso, in modo più completo e più credibile per gli uomini e le donne di questo continente. Come il Beato Papa Giovanni Paolo II ricordava ai vescovi dell’America Latina, la Nuova Evangelizzazione non è una rievangelizzazione, essa è “Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni” ( Instrumentum laboris, n. 45).
Il popolo cristiano del Centrafrica auspica fortemente che tutte le dimensioni della vita quotidiana siano davvero imbevute della Buona Novella.


- S. E. R. Mons. Stanislav ZVOLENSKÝ, Arcivescovo di Bratislava, Presidente della Conferenza Episcopale (SLOVACCHIA)

L'esplicita o implicita chiamata alla conversione che tocca la coscienza dell’uomo, contiene potenzialità trasformative in base al fatto che corrisponde alla parola del Verbo Incarnato, alla parola del nostro Signore Gesù Cristo, quando all'inizio della sua vita pubblica ha proclamato: convertitevi e credete nel Vangelo (cfr. Mc 1, 15). La chiamata alla conversione può essere efficace in virtù della sacramentalità della Sacra Scrittura (cfr. VD, n. 56) indipendentemente dalle motivazioni o dalle qualità personali dell'annunciatore specifico. 
Anche san Paolo ha menzionato, nella Lettera ai Filippesi, il fatto che alcuni predicavano per invidia e spirito di contesa, ma poi si rallegrava, perché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, veniva annunciato il contenuto del messaggio evangelico (cfr. Fil,1, 15-18). 
Ci accompagnano molteplici inviti alla conversione, espressi per sincerità o per spirito di contesa, ma l'effetto desiderato rimane sempre lo stesso, la conversione autentica ed efficace, il rilancio spirituale che diventa la testimonianza della viva presenza di Dio tra noi: "[ ... ] Non quanto posso avere è IJessenziale, è la realtà. La realtà delle realtà è Dio. [ ... ] Questo è il criterio, Dio, il criterio di tutto quanto faccio. Questo realmente è conversione, se il mio concetto di realtà è cambiato [ .. .]." (cfr. Benedetto XVI, Lectio divina su At 20, 17-38, 11 marzo 2011). 


- S. E. R. Mons. Marcellin Yao KOUADIO, Vescovo di Yamoussoukro (COSTA D'AVORIO)

Il capitolo IV dell’Instrumentum laboris illustra il primo annuncio ai numeri 138-146. Il sottotitolo attribuito a questi paragrafi - ci tengo a sottolinearlo - è piuttosto suggestivo: “L’esigenza del primo annuncio”. Vorrei quindi cogliere questa occasione per evidenziare che la realtà del primo annuncio è quella che occorre alla Chiesa cattolica della Costa d’Avorio. L’Instrumentum laboris, per dovere di chiarezza, ne ha indicato il cammino; il primo annuncio si rivolge ai cosiddetti pagani, cioè coloro che non conoscono Cristo, ai non credenti e a coloro che sono indifferenti alla religione e che mirano alla conversione.
Oggi, nell’Africa subsahariana, l’evangelizzazione, in termini di sfida, si presenta come inculturazione, dialogo interreligioso e promozione umana integrale. Alla luce di ciò che precede, auspico vivamente che lo slancio della nuova evangelizzazione, uscendo da questo Sinodo, non cancelli quello del primo annuncio. A conferma di ciò, vorrei citare l’esempio della situazione missionaria in Costa d’Avorio che è piuttosto sintomatica ed emblematica. Che significa? La Chiesa cattolica della Costa d’Avorio ha solo 117 anni, la diocesi di Yamoussoukro 20; nella parrocchia di Tiebissou soltanto 42 villaggi su 114 hanno una cappella. Questo per dire che i villaggi e le località della Costa d’Avorio che, ancora oggi, vivono senza conoscere Cristo, sono numerosi; hanno quindi bisogno di una particolare attenzione missionaria. Mi auguro perciò, nella prospettiva della nuova evangelizzazione, che si distinguano chiaramente due realtà: da un lato la missione evangelizzatrice, dall’altro la pastorale. A tal fine, ritengo particolarmente appropriato parlare in termini di evangelizzazione mirata, poiché al di là del concetto, essa avrà il merito di prendere in considerazione il contesto particolare di ogni paese, le culture locali, le lingue e i nuovi spazi umani di incredulità, per citare un’espressione cara al Beato Giovanni Paolo II. Possa questo Sinodo, sul modello dell’Enciclica Redemptoris Missio del Beato Giovanni Paolo II, rappresentare un richiamo a favore della missione.


- S. E. R. Mons. Charles Edward DRENNAN, Vescovo di Palmerston North (NUOVA ZELANDA)

Nelle diocesi di paesi laici con una rete di scuole e collegi cattolici, la principale comunità di fede è diventata la scuola. Lì, per la prima volta, la maggior parte dei battezzati sperimentano, in modo sistematico, la persona di Gesù Cristo, la preghiera, la liturgia e la vita sacramentale della Chiesa. Gli insegnanti, piuttosto che i genitori, in molte occasioni, sono diventati i primi formatori dei nostri giovani.
Le scuole cattoliche non sono prodotti, bensì agenti della missione della Chiesa. Tra i diversi capisaldi di una scuola impegnata alla nuova evangelizzazione, enumeriamo i seguenti:
1. L’incontro con Gesù Cristo: l’amicizia col Signore risorto vedrà le nostre scuole animare la preghiera, la liturgia, il rispetto che deriva dal confronto con gli altri quali fratelli e sorelle in Cristo, e il servizio caritativo.
2. La diaconia di verità: nelle società in cui i venti del relativismo e dell’individualismo comportano le tragiche macerie della confusione morale e del crollo delle aspirazioni, le nostre scuole emergono come fari di speranza. La conoscenza della verità amorevole di Gesù e del suo Vangelo - creativa e in grado di cambiare la vita, performativa e non semplicemente informativa (cfr. Spe salvi, 2) - porta i nostri giovani alla scoperta del bene: il cammino della pace interiore, della bellezza interiore e del rispetto di sé e degli altri.
3. Lo spirito di sapienza: un antidoto alla superficialità e alla trivialità che possono intrappolare i giovani e un fondamento a cui attingere per potenziare l’arte del discernimento e della critica.
4. Il senso di appartenenza al popolo di Dio: l’identità e la convinzione vengono stimolate quando la scuola rispecchia la vita di fede ecclesiale della Chiesa. Essenzialmente si tratta di un manifesto apprezzamento del significato del Giorno del Signore e della partecipazione alla Santa Messa.
Quando viene data ampia risonanza e responsabilità alla leadership di fede degli insegnanti e degli alunni nelle nostre parrocchie, le stesse comunità scolastiche potranno far molto per il rinnovamento delle parrocchie.
In effetti i giovani, toccati dall’incanto della vita di verità, di bontà e di bellezza di Dio, diventano straordinari testimoni nelle loro famiglie della vita in Cristo che la Nuova Evangelizzazione ripropone a ciascuno di noi.


- S. Em. R. Card. Tarcisio BERTONE, S.D.B., Segretario di Stato (CITTÀ DEL VATICANO)

La trasmissione della fede è compito tanto fondamentale per la Chiesa da poter rappresentare una descrizione della sua stessa essenza: essa è infatti comunità da sempre costituita nel duplice movimento di ricevere e trasmettere il prezioso tesoro della fede. Tale compito si declina in maniera diversa a seconda delle situazioni e delle epoche storiche e nel nostro tempo ha assunto in misura sempre maggiore il profilo della nuova evangelizzazione, cioè del rinnovato annuncio rivolto a coloro che, pur essendo già entrati in contatto, in modi diversi, con il messaggio cristiano, si sono trovati ad essere, per usare le immagini della parabola evangelica, come il terreno sassoso, o quello infestato dai rovi, o addirittura come la strada, in cui il maligno ruba il buon seme della Parola (cfr. Mt 13,18-22).
In questo intervento desidero mettere in luce il contributo che intendono offrire alla trasmissione della fede in contesto di nuova evangelizzazione i Rappresentanti Pontifici e l’insieme delle strutture della Santa Sede che ne coordina la missione.
Vi è in primo luogo un servizio specifico, che è quello di vigilanza e tutela della libertas Ecclesiae. Si tratta di un servizio propedeutico alla missione della Chiesa, ma quanto mai necessario anche nell’odierno contesto. Si registrano ancora, purtroppo, in non poche regioni del mondo, restrizioni talora gravi al libero esercizio della missione della Chiesa, sia “là dove l’ordinamento politico si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società”, sia là dove “si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma la religione subisce una crescente emarginazione” (cfr. Benedetto XVI, Discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 10 gennaio 2011).
In tali contesti, l’azione dei Rappresentanti Pontifici, attraverso gli strumenti del dialogo diplomatico con le autorità civili e d’intesa con gli episcopati, è volta non alla ricerca di anacronistici privilegi, bensì a garantire alla Chiesa, nella misura migliore possibile, quella libertà nel governo interno e nell’esercizio della propria missione che essa rivendica legittimamente, e che, quando è presente, finisce per ridondare anche a beneficio degli appartenenti ad altre tradizioni religiose, nonché ad alimentare la concordia dell’intera società. In modo simile, l’opera degli Osservatori e Rappresentanti della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali è volta, oltre che al servizio della causa della pace e della difesa dei diritti fondamentali della persona umana, a garantire il diritto di cittadinanza per la Chiesa, per le sue istituzioni e, direi, per la visione cristiana dell’uomo, oggi minacciata in alcuni elementi di fondo dalla cosiddetta cultura dominante.
Accanto a tale servizio, i Rappresentanti Pontifici sono consapevoli della responsabilità diretta che hanno, in quanto membri del Collegio episcopale, in ordine all’annuncio del Vangelo e dunque alla promozione della nuova evangelizzazione.
Tale responsabilità si determina anzitutto nel favorire la comunione tra i membri del Collegio Episcopale e il Romano Pontefice. Rendendo presente la sollecitudine per tutte le Chiese, propria del Successore di Pietro, i suoi rappresentanti sono per natura chiamati ad essere costruttori della comunione, che è in se stessa un potente fattore di evangelizzazione (cfr. Gv 13,35). Essa è anzitutto un dono che viene dall’alto, dono che però fa appello alla nostra collaborazione e si traduce in un impegnativo e quotidiano compito, che permette alle sensibilità diverse di tradursi in ricchezza e non in antagonismi.
Desidero assicurare davanti a questa qualificata assemblea l’impegno che Nunzi e Delegati Apostolici intendono porre nel favorire da un lato l’accoglienza presso gli episcopati del Magistero pontificio e delle indicazioni che vengono dagli organismi della Santa Sede, e dall’altro nell’aiutare il Papa e i suoi collaboratori a sempre meglio conoscere e comprendere la realtà delle Chiese locali, le loro ricchezze e le loro difficoltà.
Non si deve poi dimenticare un’opera più diretta di servizio all’evangelizzazione che i Rappresentanti Pontifici svolgono, quando sono chiamati nelle diverse Diocesi per consacrazioni episcopali, ricorrenze particolari, o visite di carattere pastorale. Attraverso questa forma di ministero essi rendono presente in modo tutto speciale, in mezzo al Popolo di Dio, la persona del Papa, la sua cura e sollecitudine per l’intero gregge di Cristo, una presenza che è particolarmente sentita dai fedeli, e che contribuisce a rendere maggiormente visibile la cattolicità della Chiesa. 
Indubbiamente il ministero dei Rappresentanti Pontifici vive nella storia, cammina con la Chiesa e ha sempre bisogno di rinnovarsi e perfezionarsi per essere all’altezza delle esigenze dei tempi. Per tale motivo il Santo Padre ha deciso di convocare a Roma, nel prossimo mese di giugno, tutti i Nunzi, i Delegati Apostolici e gli Osservatori permanenti per un incontro di riflessione, che fa seguito a quello tenuto ormai più di dieci anni fa in occasione del Grande Giubileo del 2000. Sarà un’opportunità per uno scambio di esperienze e per approfondire il senso della missione dei Rappresentanti Pontifici nelle circostanze odierne. Sono certo di contare per questo anche sulla vostra preghiera.


- S. Em. R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)

Sollecitato dalla sezione 37-40 dell’Instrumentum laboris, ho l’occasione di ribadire che la nuova evangelizzazione è inseparabile da un rinnovamento della comunione ecclesiale. Questa comunione identifica la missione della Chiesa, quella cioè di essere “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG l), e diventa il tratto più suggestivo della testimonianza che i credenti possono offrire ai loro contemporanei.
Un aspetto del rinnovamento della comunione nella Chiesa riguarda il rapporto tra la sua dimensione carismatica e la sua dimensione gerarchica. Proprio la dimensione carismatica rappresenta una delle più preziose acquisizioni dell’ecclesiologia cattolica del Concilio Vaticano II, anche se ne resta da precisare lo statuto ecclesiologico. Questa dimensione è espressa in particolare dalla vita consacrata, che rappresenta per i Vescovi una risorsa preziosa e una sfida. 
Nelle relazioni tra gerarchia e vita consacrata sono sorti non pochi disagi: talora per una certa ignoranza dei carismi e del loro ruolo nella missione e nella comunione ecclesiale; talaltra per l’inclinazione di alcuni consacrati alla contestazione del Magistero. Per questo vorrei attirare l’attenzione sul documento Mutuae Relationes che offre dalla fine degli anni Settanta un quadro di dialogo per le relazioni tra i vescovi e i religiosi nella Chiesa, e che meriterebbe di essere aggiornato, visto lo straordinario sviluppo della dimensione carismatica della Chiesa negli ultimi decenni. Vi si legge: “Grave errore sarebbe rendere indipendenti - e assai più grave quello di opporle tra loro - la vita religiosa e le strutture ecclesiali, quasi potessero sussistere come due realtà distinte, l’una carismatica, l’altra istituzionale; mentre ambedue gli elementi, cioè i doni spirituali e le strutture ecclesiali, formano un’unica, anche se complessa, realtà (cf. LG 8)” (MR 34).
La nuova evangelizzazione, pertanto, può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati. 


- S. E. R. Mons. Jean Damascène BIMENYIMANA, Vescovo di Cyangugu (RWANDA)

La Chiesa cattolica in Ruanda continua a intraprendere varie iniziative per aiutare il popolo di questo paese, che ha conosciuto una serie di eventi tragici che hanno spezzato numerose vite umane e lasciato i superstiti in situazioni di fragilità e vulnerabilità estreme sotto diversi punti di vista. Fra le strategie adottate c’è la riorganizzazione delle comunità ecclesiali di base. A questo proposito si è fatta una nuova suddivisione, in modo che ciascuna comunità di base riunisca venti famiglie, vicine le une alle altre. In questo stesso ambito, si organizzano sessioni e ritiri per le famiglie e si discute sulle sfide che affronta oggi la famiglia. Si insiste sulla paternità responsabile e sul ruolo della donna, tanto più che sono assai numerose le vedove responsabili di famiglie.
Questo orientamento pastorale implica una particolare attenzione verso i bambini. La grande preoccupazione della Chiesa cattolica in Ruanda è di assicurare che i bambini crescano in età e saggezza con una fede interiormente ben radicata. Perciò sono nate le comunità ecclesiali di base per i bambini a misura delle comunità ecclesiali ordinarie. Comunemente sono chiamate “club per bambini” o “feste per bambini”. Per i giovani alunni si organizza La settimana dell’educazione cattolica. Tutti gli anni, agli inizi di giugno, si organizza una settimana detta “settimana dell’educazione cattolica”, preparata molto tempo prima dai sacerdoti preposti all’insegnamento cattolico in ciascuna diocesi. Essi scelgono un tema su cui alunni, insegnanti e genitori si confrontano nel corso della settimana per inculcare negli allievi e nei genitori valori umani e cristiani. Il rinnovamento della pastorale non trascura affatto la parrocchia. In effetti, come leggiamo al numero 81 dell’Instrumentum Laboris, la parrocchia è il luogo in cui si educa alla ricerca della verità, dove si nutre e rafforza la propria fede. Dovunque, nelle diocesi del Ruanda, si stanno creando parrocchie di media grandezza, in grado di sostenere la fede di coloro che ne fanno parte.
Dopo il sinodo organizzato in tutte le diocesi, ci si è impegnati inoltre nella risoluzione pacifica dei conflitti per mezzo della Commissione Giustizia e Pace. Ogni comunità ecclesiale di base ha un’équipe di due o quattro persone denominate “Apostoli della pace” che sono state iniziate ai diversi metodi di risoluzione dei conflitti. Il loro ruolo è di mantenere la pace nelle comunità ecclesiali di base, presentando soprattutto Cristo, nostra Pace, e la dottrina sociale della Chiesa. A livello diocesano, la commissione diocesana “Giustizia e Pace” svolge azioni di assistenza giuridica, psicosociale e di counseling rivolte alle persone traumatizzate.
Grazie a questo sinodo e a tutto ciò che ne deriverà, la Chiesa cattolica nel Ruanda continuerà il suo slancio di evangelizzazione in profondità e l’anno della fede manterrà accesa la fiamma del Vangelo.


- S. E. R. Mons. Julian Winston Sebastian FERNANDO, S.S.S., Vescovo di Badulla (SRI LANKA)

Il beato cardinale Henry Newman una volta ha detto che “i preti sembrerebbero sciocchi senza laici”. Il nostro sacerdozio ministeriale ha un significato solo in relazione al sacerdozio comune dei fedeli, sebbene essi siano essenzialmente diversi e non solo per il grado, come insegna Lumen gentium del Vaticano II (cfr. n. 10).
Alla Chiesa non mancano l’insegnamento e le strutture per coinvolgere i laici nella propria missione, ma spesso i pastori non sembrano riconoscere l’urgenza e la necessità di affidare ai fedeli laici, con amore e fiducia, il ruolo che loro compete nell’evangelizzazione. Come dice la Costituzione pastorale Gaudium et spes all’inizio, “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” affinché possa realizzarsi una nuova evangelizzazione.
Oggi la Chiesa ha bisogno di laici ben formati e ben informati, in grado di rinnovare e santificare l’ordine temporale. Pertanto, la formazione dei laici deve essere in cima alla nostra lista di priorità. Sei settori della nuova evangelizzazione vengono indicati ai numeri 51-62, mentre la necessità di rispondere in modo adeguato e convincente è illustrata ai numeri 68-71. Il clero e i religiosi possono impegnarsi in modo efficace in questi settori, che sono in prevalenza appannaggio dei laici? Sarà mai possibile addentrarsi in questi settori senza i fedeli laici?
Negare la realtà, giustificarsi o cercare motivi demografici non è di buon auspico per adempiere alla missione della Chiesa. Dobbiamo confidare in Cristo Signore e consacrarci nuovamente a lui, insieme ai nostri fedeli laici, ricordando le parole di incoraggiamento di nostro Signore, il quale ha ripetutamente detto “non abbiate paura” e ha esortato i suoi discepoli a gettare le reti in acque profonde: “duc in altum”.
Pertanto, affidiamoci al potere dello Spirito Santo che ha trasformato i discepoli delusi, timidi, disillusi e impotenti in apostoli dinamici che hanno sacrificato la propria vita, e uno di essi ha scelto di essere crocifisso a testa in giù.


- S. Em. R. Card. Agostino VALLINI, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma (ITALIA)

Con riferimento all'Instrumentum laboris, nn. 80-84, vorrei presentare qualche rapida riflessione su quel soggetto - già richiamato da alcuni interventi - che costituisce il luogo ecclesiale più capillare, più vicino, più accessibile al popolo, che è la parrocchia, che - come sappiamo - della chiesa particolare è “come la cellula” (AA, 10) e, “in certo modo, rappresenta la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra” (SC, 42). 
Mi riferisco, in particolare, alle parrocchie delle Chiese di antica tradizione, in contesti sociali di crescente urbanizzazione e secolarizzazione, in particolare a quelle delle grandi metropoli multietniche e multireligiose, città spesso anonime e dispersive, dove accanto a minoranze di fedeli partecipi e impegnati, troviamo maggioranze di battezzati dalla fede debole e anemica, indifferenti o lontani dalla Chiesa, insieme ormai a numerosi uomini e donne appartenenti ad altre religioni o a nessuna religione che si avvicinano alla comunità parrocchiale per ragioni diverse, e ai tanti anonimi cercatori di Dio. 
La parrocchia, nonostante abbia fatto dopo il Concilio molti passi avanti, salvo lodevoli eccezioni, è ancora prevalentemente impegnata nella cura gregis, offre servizi religiosi a chi li chiede, ma fa fatica ad aprirsi ad una pastorale di evangelizzazione. Una conversione pastorale di questo tipo è più che mai necessaria, ma non è semplice da realizzare e dovrebbe tener conto di vari aspetti. Provo ad elencarne alcuni: 
l. La chiesa è cominciata con la testimonianza gioiosa e credibile dell’ annuncio del Signore risorto. S. Luca scrive negli Atti che alla predicazione dell’apostolo Pietro dopo la Pentecoste gli ascoltatori “si sentirono trafiggere il cuore” (At 2, 37). La parrocchia dovrebbe in primo luogo far crescere la gioia della fede nei fedeli - anzitutto negli operatori pastorali - accompagnandoli a scoprire in loro l’iniziativa di Dio che ci precede, viene a noi, e, inserendoci nel suo agire, ci chiama a cooperare con lui, confessando la fede col cuore e con la vita. Così i fedeli sarebbero resi testimoni credibili e attraenti mostrando la fede come desiderabile e la verità del cristianesimo come ragionevole. Al riguardo riterrei necessario elaborare un paradigma di “primo annuncio” che presenti in modo adeguato il cherigma cristiano attraverso lo strumento proprio dell’evangelizzazione. 
2. Per superare l’analfabetismo religioso oggi così diffuso, la parrocchia dovrebbe offrire itinerari di catechesi, utilizzando il Catechismo della Chiesa Cattolica e anche il Compendio, itinerari rivolti anzitutto agli adulti, in specie alle famiglie giovani. 
3. L’Eucarestia domenicale, da curare molto in ogni aspetto, dovrebbe diventare l’esperienza più sentita e desiderata della fede creduta, professata e annunciata, vera lode di Dio e scuola di santità, da dove si irradi una gioiosa testimonianza di carità.
4. Auspico che il Sinodo faccia sentire un vibrante incoraggiamento ai sacerdoti, in particolare ai parroci, perché si adoperino con convinzione e passione a promuovere un nuovo slancio missionario del loro ministero, ripensando con coraggio - sotto la guida del Vescovo - il modello organizzativo della pastorale parrocchiale. Alla fine del Sinodo di Roma il Beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai sacerdoti, disse: “Parrocchia, trova te stessa, fuori di te stessa!”. 


- S. E. R. Mons. Zbigņev STANKEVIČS, Arcivescovo di Riga (LETTONIA)

Il mio intervento è la risposta all’invito rivolto al Sinodo nel numero 116 dell’Instrumentum Laboris, di approfondire la problematica dei carismi e rimuovere gli ostacoli “che non permettono di integrare pienamente i carismi al fine di sostenere la nuova evangelizzazione”.
Il primo ostacolo è che buona parte dei sacerdoti non sono disposti a prendersi cura dei nuovi gruppi e movimenti, perché non hanno ricevuto la preparazione adatta a questo genere di lavoro pastorale. Un altro ostacolo consiste nel fatto che la maggior parte dei leader dei gruppi non hanno una preparazione teologica e facilmente sbagliano dal punto di vista dottrinale. I sacerdoti, invece, spesso si tengono lontani da questi gruppi. Da qui rivolgo ai vescovi un appello a incoraggiare i sacerdoti a prendersi cura dei nuovi gruppi di preghiera e dei movimenti, chiamati un “dono della Provvidenza alla Chiesa” (cfr n. 115).
Un altro problema è la mancanza di una nostra pastorale dei carismi e dei segni, promessi da Gesù agli Apostoli, che dovrebbero accompagnare l’evangelizzazione (cfr Mc 16, 17). San Paolo sottolinea che “il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza” (1 Cor 4, 20) e che “i segni dell’apostolo” consistono “nei miracoli, nei prodigi e nelle opere potenti (2 Cor 12, 12). Qui c’è un’enorme risorsa per la nuova evangelizzazione. Quando uno vede la potenza divina operante davanti ai suoi occhi, la sua fede si rianima.
Questi segni sono così raramente presenti durante la nostra predicazione perché non aspettiamo che Dio intervenga in questo modo. La nostra predicazione è diventata troppo razionale e poco kerygmatica, ma proprio la presenza del kerygma libera la forza divina durante la predicazione. 
Questi sono punti sensibili troppo poco presi in considerazione nella nostra prassi pastorale.


- S. Em. R. Card. George PELL, Arcivescovo di Sydney (AUSTRALIA)

L’anno prossimo si celebrerà il 1700° anniversario dell’editto di Milano, con il quale l’imperatore Costantino promulgò la libertà di religione nell’Impero Romano.
In alcuni paesi europei e anglofoni le libertà religiose cristiane vengono limitate da tribunali, da norme, talvolta dai parlamenti.
Ancora più gravi sono le persecuzioni violente dei cattolici in Medio Oriente, in Africa e in alcune parti dell’Asia.
La libertà di religione come diritto umano fondamentale per tutti i credenti rispettosi della legge dovrebbe essere un tema del messaggio finale e del dibattito dei circoli minori.
Di recente ho organizzato una cena per celebrare la fine del digiuno del Ramadam. Il mufti sunnita era seduto alla mia sinistra, il capo degli sciiti alla mia destra, con accanto rappresentanti ebraici. Il digiuno e la penitenza sono diventati l’argomento di conversazione della serata. 
Ben presto è emerso che l’unico gruppo che digiuna meno della nostra Chiesa latina è quello costituito da alcuni protestanti. Sarebbe una rottura con la tradizione ebraica e cristiana se questa antica pratica scomparisse. Ho elogiato i vescovi inglesi per aver reintrodotto la tradizionale astinenza del venerdì.
Mi pare che occorrano un’analisi e un dibattito molto più ampi sulle conseguenze che la presenza islamica nel mondo occidentale ha sulla Chiesa e sulla nuova evangelizzazione.
Se non altro devono essere portati avanti e intensificati gli sforzi per sviluppare dialoghi e amicizie interreligiosi a livello locale e nazionale.


- S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay, Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences" (F.A.B.C.) (INDIA)

Cosa rappresenta la nuova evangelizzazione per una Chiesa che è una piccola minoranza - solo il 23% - eppure viene ascoltata attentamente?
La Chiesa viene presentata da alcuni opinionisti come retrograda, conservatrice, refrattaria a cambiare e a venire incontro ai semplici cittadini nei luoghi di mercato. Il messaggio e la moralità cristiani devono essere presentati come via sostenibile per il futuro del progresso, dello sviluppo e della felicità del genere umano - per la pienezza di vita.
Si osserva un’inquietudine nel mondo: la primavera araba che è una lotta per la libertà e un’opportunità, i cambiamenti climatici, la campagna contro la corruzione a favore dell’onestà nella vita pubblica. Il Vangelo non tace riguardo a questi temi. Ci insegna la dignità della persona umana, la condivisione dei benefici della creazione con tutti, in giustizia ed equità e la finalità di servizio e non di dominio, di tutta l’autorità. La Nuova evangelizzazione deve proclamare questo messaggio evangelico forte e chiaro. Il Vangelo ha le risposte agli interrogativi del nostro tempo.
In alcuni luoghi, la legislazione civile limita la libertà di culto e la proclamazione della Parola. Ciò va combattuto, soprattutto a livello internazionale, come una violazione dei diritti umani e un limite alla libertà umana. Non è solo un problema della Chiesa, è un problema umano.
In una Chiesa che rappresenta una minoranza, è ancora più urgente e necessaria la presenza della gerarchia nonché la sinergia e la collaborazione tra presbiteri e laici. Occorre confidare nei laici e nei giovani in particolare, prepararli e guidarli per un’efficace nuova evangelizzazione. L’apertura e la trasparenza in tutta la gestione dei beni della Chiesa contribuirà ad accrescere questa fiducia e questa armonia. 


- S. E. R. Mons. Mathieu MADEGA LEBOUAKEHAN, Vescovo di Port-Gentil (GABON)

Al numero 51 dello Strumentum Laboris, si trovano quelle che chiamiamo le cinque tende: 1. la tenda culturale; 2. la tenda sociale; 3. la tenda economica; 4. la tenda politica; 5. la tenda religiosa. Una folla misera, di fronte a queste tende, che dovrebbe sceglierne una, entrerebbe innanzitutto nella tenda economica per soddisfare i bisogni vitali, secondo il famoso: primum vivere deinde philosophari; e possiamo mutatis mutandis aggiungere primum vivere deinde evangelizzari.
L’evangelizzazione - che ha come scopo di fare dei santi, santificando il Nome di Dio Padre, accogliendo il Suo regno, facendo la Sua volontà (Cf Pater Noster) - è spesso ostacolata da bisogni vitali che chiamiamo economia o pane. Lo si nota dal peccato originale (Gn 3, 1-24) ai sette primi diaconi (At 6, l), senza dimenticare altri luoghi della storia attuale e passata: l’economia è presente in tutte le attività umane.
Per noi l’attuale la crisi economica è quindi per la Chiesa un kairos della nuova evangelizzazione. Perciò proponiamo - accanto alla Pontificia Accademia per la tenda politica o diplomatica -la creazione di una Struttura per la tenda economia o finanza. Struttura basata su esperienze ecclesiali: il monachesimo, le comunità religiose, le prelature, i movimenti ecclesiali, i Focolarini con l’economia di comunione, les Pèlerins de Saint Michel e l’Istituto Louis Even con il Credito Sociale: un sistema finanziario immune di debiti al servizio dell’uomo. Questa Struttura ispirata dallo Spirito Santo aiuterà la Chiesa e tutta quanta l’umanità. “Non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane, perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: ‘Chi è il Signore?’, oppure, ridotto all’indigenza, non rubi e abusi del nome del mio Dio” (Pr 30, 8b-9).


- S. E. R. Mons. Martin SU YAO-WEN, Vescovo di Taichung (CINA)

Il fenomeno della migrazione rappresenta una grande sfida, come pure un vantaggio non solo per il contributo delle migrazioni al progresso economico della società, ma anche per l’aspetto religioso e missionario. Nella migrazione le culture incontrano altre culture, le fedi altre fedi e questi contatti rendono manifesta la loro bellezza, che contribuirà a ricostruire l’identità delle persone, fondata sulla loro dignità quali “immagini di Dio”.
La Chiesa ha la propria cultura, che unisce le diverse culture dei migranti e della popolazione locale; ha il proprio linguaggio che unisce tutti gli idiomi, un linguaggio che può essere compreso anche se non viene espresso a parole e che è quello del cuore e della cultura del dono di sé e del sacrificio di sé.
Infatti, come afferma l’Instrumentum laboris, “In gran parte causa diretta del fenomeno delle migrazioni, lo scenario economico è stato evidenziato per le tensioni e le forme di violenza che ad esso sono collegate, a seguito delle diseguaglianze che provoca all’interno delle nazioni e anche tra di esse” (56). Ciò ha portato la nostra gente al deserto della confusione e al vuoto che verrà alleviato soltanto se le Chiese particolari risponderanno all’invito “a vivere l’ideale evangelico della povertà” e a fare “ancora molto in termini di sensibilizzazione e di azione concreta” (56) nel rendere la migrazione un aspetto della nuova evangelizzazione.
Inoltre i migranti devono essere ascoltati, ben accolti, essere oggetto di cura pastorale, perché hanno delle storie da raccontare che possono estinguere la sete di quanti camminano con loro nel deserto. I migranti e la popolazione locale sono compagni di viaggio che cercano di trovare la via verso cieli nuovi e terre nuove. Lungo il percorso, come un unico popolo in viaggio, troveranno conforto in Dio. I migranti cattolici devono essere organizzati e preparati, al fine di poter trasmettere la fede agli altri. Le Chiese che inviano e accolgono, non soltanto sostengono e alimentano la fede dei migranti cattolici, ma devono individuare metodi e strumenti per organizzarli, affinché partecipino al compito della nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana soprattutto in luoghi in cui la vocazione locale è minima. La migrazione rappresenta una potente forza per l’attività missionaria della Chiesa nel contesto della nuova evangelizzazione.


- S. E. R. Mons. Michel AOUN, Vescovo di Jbeil dei Maroniti (LIBANO)

La nuova evangelizzazione ha bisogno di una testimonianza di vita che deve accompagnare l’opera evangelizzatrice. Io penso che la Chiesa abbia bisogno di una nuova effusione dello Spirito. 
Ha bisogno di un movimento di conversione di cui i vescovi e i sacerdoti siano i protagonisti per ritrovare una spiritualità che riconduca la nostra vita alla santità. Occorre dunque incoraggiare una spiritualità biblica nella formazione dei seminaristi e una spiritualità che favorisca l’amore per la missione.
Per quanto riguarda la nostra attività pastorale come pastori, credo che questo sinodo debba incoraggiare le nuove comunità che hanno contribuito, dopo il Vaticano II, alla nuova evangelizzazione e alla trasmissione della fede. In effetti molte di queste comunità, frutto dello Spirito Santo, rispondono alle aspettative dei nostri fedeli, proponendo loro itinerari pastorali che li conducono a una fede adulta.
Papa Benedetto XVI non smette di incoraggiare i carismi che lo Spirito suscita nelle nuove comunità in cui i frutti sono manifesti. Qualche volta i vescovi obiettano che esse creano una divisione nell’unico corpo diocesano o parrocchiale. Di fronte a tale obiezione, non posso che presentare la comunione come condizione di una pastorale riuscita. In nome di questa comunione, di cui i vescovi sono garanti, desidererei che questo sinodo incoraggiasse i pastori a discernere i frutti che questi carismi portano alla Chiesa e ad accoglierli come una nuova primavera per la nuova evangelizzazione. 


- S. E. R. Mons. Jose S. PALMA, Arcivescovo di Cebu, Presidente della Conferenza Episcopale (FILIPPINE)

Il Secondo Concilio Plenario delle Filippine (PCP II) è stato convocato nel 1991 per operare un rinnovamento e una rinascita nello spirito del Vaticano II. Ci siamo nuovamente riuniti nel 2001 per la Consultazione Pastorale Nazionale sul Rinnovamento Ecclesiale (NPCCR), al fine di valutare quanto del PCP II fosse stato attuato. Quest’anno abbiamo iniziato la preparazione, che durerà nove anni, alla celebrazione nel 2021 del quinto centenario del primo battesimo e della prima Messa nelle Filippine nel 1521.
Come temi centrali annuali abbiamo adottato le nove priorità pastorali definite nel corso della NPCCR.
Qual è il sacramentum, o benedizione, con cui il PCP II può contribuire alla nostra nuova evangelizzazione? È sia il procedimento che la disposizione d’animo che ci invita ad avere:
a. Valutare con umiltà e onestà la nostra situazione. Quali sono le luci, ovvero gli aspetti positivi e i successi, che dobbiamo intensificare e riproporre? Quali sono le ombre, ossia i fallimenti o gli errori ai quali bisogna porre fine o che occorre modificare?
b. Individuare nella preghiera la nostra visione di essere Chiesa. Vogliamo diventare una comunità di discepoli e una Chiesa dei poveri.
c. Definire con audacia la nostra missione e indicare ciò che dobbiamo fare per raggiungere il nostro obiettivo. Abbiamo deciso di dedicarci a una evangelizzazione integrale rinnovando la nostra catechesi, la nostra vita sacramentale e la nostra vita di servizio o di azione sociale.
d. Apprezzare i diversi agenti di rinnovamento e collaborare con loro.
Propongo che questo sinodo incoraggi i nostri fedeli laici. Molti di loro non sono solo oggetto dell’evangelizzazione, ma certamente anche soggetto della stessa. Grazie al Vaticano II la chiamata universale alla comunione e alla missione si è radicata nel cuore di molti laici. I nostri due santi, Lorenzo Ruiz e Pedro Calungsod, sono entrambi laici. Pensiamo ai milioni di lavoratori filippini all’estero (OFWs) e di migranti, e a quelli molto più numerosi che nel proprio paese partecipano ai diversi gruppi di rinnovamento, alle comunità di fede, alle associazioni e ai movimenti laici, alle strutture diocesane e parrocchiali: hanno bisogno della nostra cura pastorale affinché possano testimoniare la fede in modo efficace, portare speranza e condividere la gioia che solo il Signore può dare.


- S. E. R. Mons. Soane Patita Paini MAFI, Vescovo di Tonga, Presidente della Conferenza Episcopale (C.E.P.A.C.) (TONGA)

Desidero mettere in evidenza due parole: “intimo” e “personale”. La prima indica profondità, la seconda un rapporto autentico. L’Oceania è costituita da piccoli stati insulari, spesso definiti “paradiso del Pacifico” dagli esploratori. Anche l’isola di Tonga, nella quale sono cresciuto, è meglio nota con il nome “isola dell’amicizia”. Durante il sinodo per l’Oceania, nel 1998, è stata usata l’espressione“isole di umanità” per indicare la “naturalezza” e l’“umanità” di questi popoli nei loro comuni rapporti umani.
Propongo che i sacerdoti e i vescovi esaminino costantemente la propria vita personale alla luce di questo semplice “modo d’essere”, ovvero dell’essere “semplici”. La semplicità esclude l’“autoinganno”, l’indossare “maschere”, atti tipici di chi è diviso tra la realtà di essere un “personaggio pubblico” molto rispettato e quella di essere apparente ambasciatore del Regno. Perché Gesù era tanto “a proprio agio” e si identificava perfettamente con la maggior parte della gente del suo tempo, perfino con i peccatori? Semplicemente perché era profondamente a proprio agio con se stesso, perché era profondamente libero come persona radicata in una educazione semplice e umile. Tra i suoi contemporanei era meglio conosciuto come “il figlio del falegname”.
Nel mondo attuale la vita delle persone è segnata da ferite e da dolori profondi, e quindi esse desiderano pastori autenticamente compassionevoli che possano toccare la loro vita nel profondo e liberarli dalle proprie miserie, ovvero pastori che possono camminare con loro e “mettersi nei loro panni”.
La mia raccomandazione può essere così riassunta:
Formazione in seminario: una formazione che metta davvero in evidenza l’aspetto umano sottolineato nell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis.
Riflessione personale: la coerenza nella riflessione personale può evitare la tendenza ad essere risucchiati inconsapevolmente nel mondo superficiale del “protagonismo a tutti i costi” e della ricerca di visibilità delle celebrità.
Silenzio: l’amore per il silenzio porta sia alla profondità della conoscenza sia alla sincerità nei rapporti umani.


- S. E. R. Mons. Matthew Hassan KUKAH, Vescovo di Sokoto (NIGERIA)

Affinché oggi si radichi opportunamente un programma di evangelizzazione efficace, e per evitare gli errori del passato, è inevitabile una lettura corretta della nostra storia nazionale collettiva. Questa fase della storia è stata talmente distorta da comportare oggi gravi implicazioni nel modo in cui musulmani e cristiani si considerano a vicenda e leggono la propria storia. Per esempio, molti studiosi islamici hanno spesso diffuso l’idea che le attività missionarie fossero in qualche modo direttamente collegate all’imperialismo occidentale, giacché sia i missionari sia i colonizzatori parlavano la stessa lingua, avevano la stessa cultura, provenivano dagli stessi paesi e così via. Ritengo che ora dobbiamo correggere questi errori rileggendo e riscrivendo la nostra storia comune.
Il ritorno della democrazia in un paese come la Nigeria ci offre ora una piattaforma migliore per affrontare le questioni del costituzionalismo e della cittadinanza comune. Adesso abbiamo grandi opportunità per creare una maggiore armonia e una visione comune basata sulle norme della nostra Costituzione. La nostra incapacità di risolvere tali questioni spiega perché continuiamo a considerarci vicendevolmente degli estranei e perché le identità religiose sono diventate muri piuttosto che ponti. Per cambiare la situazione, dobbiamo riconsiderare alcune questioni. È necessario far sentire di più la nostra voce in ambito pubblico, e in modo più energico e costruttivo, non limitandoci a una mera condanna delle politiche governative. Dobbiamo esplorare gli ambiti d’intervento della Chiesa e dello stato per creare maggiore fiducia.
La Chiesa deve impegnarsi di più nelle questioni riguardanti la corruzione e la cattiva gestione delle risorse da parte dei politici le cui azioni continuano a essere causa di violenza nella società. Dobbiamo far conoscere alle nostre principali istituzioni e all’élite politica la dottrina sociale della Chiesa su temi quali il bene comune e la solidarietà umana.
Mi appello al Santo Padre, affinché continui a fare sentire la propria voce per chiedere alla comunità internazionale di affrontare le questioni degli eccessi e della corruzione perpetrati dalle multinazionali le cui azioni hanno mantenuto nelle nostre società un clima di insofferenza e di violenza.


- S. E. R. Mons. Raphaël Balla GUILAVOGUI, Vescovo di N'Zérékoré (GUINEA)

La Conferenza Episcopale della Guinea vuol condividere con voi il suo contributo a questo Sinodo dei Vescovi.
Le sfide e le preoccupazioni della Chiesa in Guinea, in questa fase della Nuova Evangelizzazione, sono le seguenti:
1. La creazione di nuove circoscrizioni ecclesiastiche a dimensione umana.
Nella prospettiva di una pastorale ravvicinata, la Conferenza Episcopale della Guinea ha chiesto alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli di creare nuove diocesi in Guinea.
2. La nuova Evangelizzazione riguarda anche tutti i gruppi influenzati dalla cultura occidentale.
Nel corso di queste Giornate diocesane della Gioventù, alle quali partecipano anche alcuni musulmani, aiutiamo i giovani a valutare le grandi correnti di pensiero di oggi, veicolate dai mass media, alla luce del Vangelo, della Dottrina Sociale della Chiesa e dei valori africani.
3. Un’analisi approfondita delle diverse culture per un’evangelizzazione profonda.
Le sfide riguardano tutti i fronti: sia l’Islam, che in alcune località frena l’evoluzione della Chiesa, impedendo la costruzione di cappelle o di chiese per ragioni sconosciute, sia le religioni tradizionali africane da cui provengono la maggior parte dei nostri fedeli. Molti di loro, anche dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, credono di essere obbligati a ritornare all’iniziazione tradizionale per ragioni di sicurezza o di integrazione sociale.


- S. E. R. Mons. Kyrillos WILLIAM, Vescovo di Assiut dei Copti (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)

L’Egitto si dichiara paese musulmano. L’articolo 2 della Costituzione afferma che l’islam è la religione dello Stato e che la sharia è la fonte della sua legislazione. Tutti i giorni, dopo l’ascesa al potere dei Fratelli musulmani, assistiamo a un nuovo processo d’islamizzazione da parte delle istituzioni dello Stato. Come prima i cristiani continuano a essere considerati cittadini di seconda categoria, molti diritti non sono loro riconosciuti. Nelle scuole e altrove si continua a seminare odio nei loro confronti. La Chiesa cattolica in Egitto, che non conta più di 250 mila fedeli su una popolazione di 90 milioni, assicura, per mezzo di tutte le sue istituzioni e riti differenti, una presenza molto sentita nella società civile e molto stimata dalle più alte autorità del paese: grazie alle scuole frequentate da migliaia di allievi in maggioranza musulmani; grazie agli ospedali e gli ambulatori, che sono luoghi di sviluppo e di promozione umana.
Le commissioni di Giustizia e Pace organizzano regolarmente incontri culturali che illustrano la dottrina sociale della Chiesa. E, ispirate dalle iniziative dei Sommi Pontefici ad Assisi, hanno organizzato veglie di preghiera per la pace con la partecipazione di cristiani e non cristiani.
Un giorno, un alto funzionario dello Stato, rivolgendosi ai Vescovi cattolici, confessò loro: la Chiesa cattolica mostra una presenza che supera le sue dimensioni!
Alcuni estremisti ci chiedono di lasciare il paese: andatevene in Canada e in America, avete tutti dei visti; abbiamo detto loro: no, è il nostro paese e ci rimaniamo.
Perciò, possiamo evangelizzare in un paese musulmano. Pieni di fiducia in Dio, Maestro della storia che guida i nostri passi, e incoraggiati dal sostegno e dalle preghiere dei nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, continueremo ad adempiere alla nostra missione come testimoni di Cristo nel nostro paese, come sale della terra e luce del mondo, come artefici di pace e di riconciliazione e propagatori della civiltà dell’amore.


- S. E. R. Mons. Janusz Wiesław KALETA, Vescovo di Karaganda, Amministratore Apostolico di Atyrau (KAZAKISTAN)

Più di vent’anni fa, con la caduta dell’impero sovietico, nell’Asia centrale è iniziato il tempo della nuova evangelizzazione. Oggi possiamo meditare su questo periodo e trarre conclusioni per il futuro. Innanzitutto vorrei sottolineare il fatto che senza il contributo finanziario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e di diverse Chiese in Germania, in Italia, negli Stati Uniti e in altri paesi, non avremmo avuto la possibilità di fondare strutture ecclesiali, senza le quali avremmo avuto molte difficoltà a compiere il nostro lavoro. Non solo, senza la solidarietà che si è manifestata con l’invio di sacerdoti, suore e volontari laici da circa 15 paesi, soprattutto dalla Polonia, la Slovacchia, l’Italia e gli Stati Uniti, il processo di evangelizzazione in Asia centrale non sarebbe mai iniziato. Mentre esprimo la mia gratitudine per questa solidarietà, vorrei anche chiedere che questa assistenza continui.
Nel contesto dell’Instrumentum Laboris n. 110, che descrive la famiglia come luogo modello per la testimonianza della fede, vorrei prendere in considerazione il fenomeno relativo alla trasmissione della fede. Per il gruppo relativamente esiguo di quanti ancora mantengono la propria fede e tradizione, le loro famiglie sono di importanza fondamentale. Non si può ignorare tuttavia che spesso - perfino in famiglie dove nonni o genitori sono religiosi e recitano il rosario e partecipano alla liturgia - le giovani generazioni sono molto lontane dalla religione e dalla Chiesa. Molto spesso considerano la Chiesa e la fede qualcosa che ha a che fare soltanto coi preti, le donne e i bambini.
Per questa ragione, sembra importante considerare due approcci:
Innanzitutto un’attenzione speciale va dedicata all’approfondimento della religiosità tradizionale, che non è stata alimentata da un catechismo adeguato. Il problema è quello di formare quotidianamente le nostre “babushka’s” (nonne) alla Sacra Scrittura e al catechismo in modo semplice e comprensibile. Ciò sarà possibile grazie all’organizzazione di ritiri, corsi e conferenze dedicati alle madri.
In secondo luogo, così come per le madri, occorre che vengano adeguatamente formati i giovani e quanti sono già padri di famiglia, per essere anche loro agenti di trasmissione della fede. È proprio a questa complementarietà che si riferisce l’Instrumentum Laboris (n. 110). Spesso si dimentica che anche gli uomini possono essere utili in questo ministero di trasmissione della fede. A questo proposito, dobbiamo esortare anche i padri di famiglia a prendere ad esempio santi padri di famiglia della Chiesa, formati a una sana spiritualità verso il prossimo.


- S. Em. R. Card. Domenico CALCAGNO, Presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (CITTÀ DEL VATICANO)

Negli scenari della nuova evangelizzazione si è passati da una resistenza e opposizione contro Dio e la Chiesa in maniera forte ad un tono più debole che di fatto però ha condizionato la vita quotidiana ingenerando una mentalità edonista e consumista che ha banalizzato molti valori e ha dato prevalenza pratica a ciò che rendeva possibile ottenere gli scopi prefissi, e cioè il denaro. 
Se è vero che homo sine pecunia imago mortis è altrettanto vero che la esecranda fame di ricchezza ha contagiato anche molti cristiani.
Da sempre la Chiesa ha affrontato il problema dell’economia all’interno del più ampio quadro dei diritti dell’uomo e dei popoli e della destinazione universale dei beni. Le prime esperienze di comunione dei beni sono state illuminanti per coloro che stavano attorno alla prima comunità cristiana. Non è stato possibile procedere in quella esperienza, ma anche nel corso dei secoli successivi più volte le iniziative della Chiesa in campo economico e sociale sono state molto concrete e la comunità cristiana è stata promotrice di esperienze umane e di solidarietà che andavano oltre la esigenza di testimoniare la carità perché hanno toccato il campo della giustizia. Oggi viviamo non soltanto nello tsunami della secolarizzazione, ma anche nello tsunami della crisi finanziaria che ha alla radice comportamenti non consoni con il Vangelo. 
Come nel passato, anche oggi la Chiesa deve essere capace di scoprire un modo di affrontare il problema dell’economia che sia rispettoso della ‘ecologia della persona umana’ come dice il Papa Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in veritate al n. 51. 
“È dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù... di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità”. IL. 158 (Paolo VI Ev. Nun. 31-32). Sollecitazione indubbiamente provocante che dovrebbe convertire anche qualcuno dei nostri stili di vita ecclesiastica. 
Chi è alla ricerca di un senso per la propria vita o è angosciato dalle difficoltà del tempo presente, potrà seguirci solo se avrà la speranza che, seguendo il nostro cammino radicato in Cristo, sarà in un cammino di Salvezza.


- S. E. R. Mons. Juan NSUE EDJANG MAYÉ, Vescovo di Ebebiyin, Vice Presidente della Conferenza Episcopale (GUINEA EQUATORIALE)

Come Conferenza Episcopale, ci è parso opportuno sottolineare la necessità urgente che la Chiesa torni a scoprire e conoscere il messaggio e la persona di Gesù Cristo, primo Evangelizzatore per antonomasia, mediante l’incontro personale con lui e la rilettura dei Documenti conciliari e del Magistero della Chiesa, la “escrutatio” della Parola di Dio, la presentazione gioiosa del Messaggio cristiano, la degna celebrazione dell’Eucarestia e degli altri sacramenti, la carità eccetera.
I cristiani della nostra comunità locale della Guinea equatoriale, che nella stragrande maggioranza si dichiarano cattolici, sono convinti che Gesù Cristo, il vangelo di Dio per l’uomo, sia la verità fondamentale della vita e il dono di Dio a tutte le genti, le culture, le tribù e i clan.
La Chiesa, mettendo in moto la propria esperienza storica e le proprie forze pastorali, potrà ravvivare nuovamente l’entusiasmo della fede che ora langue nel cuore dei cristiani; mediante la propria struttura pastorale, che si avvale di mezzi e di persone, essa dev’essere presente negli ambiti della società per testimoniare la carità di Dio. 
Grazie alla catechesi cristologica e spirituale, nonché all’azione pastorale, abbiamo apprezzato alcuni risultati che c’infondono speranza: l’aumento di nuovi agenti pastorali, il restauro e la costruzione di nuove chiese e altre strutture parrocchiali, la firma del concordato fra la Santa Sede e lo Stato della Guinea Equatoriale: si tratta di fatti rilevanti, che garantiscono l’esercizio della libertà religiosa e favoriscono percorsi di pace, giustizia e sviluppo integrale delle persone.


- S. E. R. Mons. Petro Herkulan MALCHUK, O.F.M., Arcivescovo-Vescovo di Kyiv-Zhytomyr (UCRAINA)

C’è un proverbio Orientale che dice: Se hai bisogno di correre allora devi sapere due cose: dove devi correre e perché devi correre.
Ma chi è l’Evangelista? Perché deve evangelizzare e cosa vuole raggiungere?
San Giovanni Battista il Precursore, che preparò il popolo per l’incontro con il Messia, ci fa vedere che tale incontro può avvenire soltanto in una situazione di Verità, l’unica che ci fa capire chi è l’uomo senza Dio, chi è un popolo che tralascia Dio e i suoi comandamenti: una generazione perversa! E alla domanda: che cosa dobbiamo fare? Giovanni rispose: pentitevi e convertitevi. Dunque in una comunità che si pente e che cerca di convertirsi si rivela il Signore. Ecco l'agnello di Dio, il Salvatore del mondo a cui non sono degno di togliere i sandali. E sentendo queste parole, Andrea e Giovanni, discepoli del Battista, seguirono Gesù e alla domanda del Messia - che cosa cercate? - risposero chiedendogli dove abitava; il Signore li invitò a seguirlo e quel giorno rimasero con lui.
Il Battista, che ha portato a compimento la sua missione, dice con soddisfazione profonda: 1a mia gioia è compiuta. L’incontro dello Sposo con la sua sposa è avvenuto. Il resto lo farà il Messia - Cristo.
Ecco la ragion d’essere di un evangelizzatore: preparare ed accompagnare colui che cerca Gesù all'incontro con Lui. Esattamente quello che fece Andrea: condusse subito suo fratello dal Messia dicendogli di aver incontrato Colui che aspettavano da secoli. L’incontro con Dio vivo è un’esperienza del tutto originale, trasformatrice, che rimette ogni cosa al suo posto e capovolge completamente la realtà. Nasce subito il bisogno di proclamare una realtà che ricolma di gioia, che è liberatrice e salvifica. Giovanni Evangelista ricorderà questo suo primo incontro con il Maestro tutta la vita: quando scrisse il Vangelo aveva più di novanta anni; questo segnava l’inizio di un giorno nuovo.
Poiché la nuova evangelizzazione ci tocca in prima persona, propongo di mettere in evidenza, in qualunque attività evangelizzatrice, due aspetti :
- il sacramento della Confessione, perché, ovviamente, dove si tralascia la confessione la vita spirituale muore;
- l’adeguata organizzazione della formazione dei candidati al sacerdozio: occorre separarli dal mondo secolare per permettere loro di stare insieme come nel cenacolo, finché il Signore non compirà il Suo lavoro in essi.


AUDITIO AUDITORUM (II)


- Rev.da Suora Mary Lou WIRTZ, F.C.J.M., Presidente dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali - U.I.S.G.(Stati Uniti d'America)

Oggi ci sono persone della nostra fede e della nostra tradizione cattolica che stanno soffrendo. Alcune hanno già abbandonato la nostra Chiesa istituzionale perché non riescono a trovare in essa il proprio posto; altre rimangono nella Chiesa, ma stentano e cercano qualcosa che nutra la loro anima. Le famiglie e gli individui cercano un dialogo per condividere la loro preoccupazione in un clima in cui possano parlare di ciò che affligge il loro cuore senza essere giudicati. Quando il beato Papa Giovanni XXIII ha indetto il concilio Vaticano II ha detto che la Chiesa doveva diventare più “pastorale e misericordiosa”. Tuttavia, oggi, alcuni di coloro che, sofferenti si rivolgono alla Chiesa, vengono allontanati da atteggiamenti critici o da questioni di potere e di controllo. Ciò non fa altro che allontanare queste persone ancora di più. Possiamo permetterci di entrare nel dolore della nostra gente?
Nell’Instrumentum laboris i religiosi sono indicati come risorsa della Chiesa. Sono fermamente convinta che i religiosi siano più di una risorsa. Per secoli noi religiosi siamo stati una presenza profetica e una testimonianza nella Chiesa. Questo fatto sembra minimizzato nel attuale dibattito sull’evangelizzazione. I dati demografici relativi alla vita religiosa stanno cambiando, ma la vita religiosa quale testimonianza in seno alla Chiesa è viva e sana e continuerà a esserlo!


- Dott.ssa Maria VOCE, Presidente del Movimento dei Focolari (ITALIA)

Il Movimento dei Focolari - presente nei cinque continenti in 194 Paesi, nei più diversi strati della popolazione, di ogni età, in ambienti religiosi o laici, spesso in zone di frontiera - insieme a tutta la Chiesa si è impegnato con nuovo slancio e ardore nell' evangelizzazione.
Convinto dell'importanza di essere evangelizzati per evangelizzare, cura la formazione dei suoi membri affinché possano essere luce, lievito, sale. “Cellule d'ambiente”, formate da due o più in uno stesso luogo, portano la presenza viva del Risorto dovunque, nei caseggiati, nelle fabbriche, nei luoghi di amministrazione pubblica, negli ospedali, nelle scuole e nelle università. A livello territoriale le “comunità locali” rendono visibili nei quartieri e nelle città i rapporti di fraternità suscitati dal Vangelo.
Per il suo carisma proprio, quello dell'unità invocata da Gesù nel suo testamento (Gv 17, 21), il Movimento predilige le forme di testimonianza collettiva, come le giornate o manifestazioni internazionali, le Mariapoli e le Cittadelle, dove la legge degli abitanti è il comandamento nuovo. Si serve anche della stampa, come Città Nuova, e dei nuovi media e social networks.
Una via privilegiata è quella dei dialoghi: ecumenico, interreligioso, con coloro che non si riconoscono in alcuna convinzione religiosa e con la cultura contemporanea, dove il Movimento offre il suo contributo per illuminare di luce cristiana i vari ambiti culturali della società.


SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(MERCOLEDÌ 17 OTTOBRE 2012 - POMERIDIANO)


RELATIO POST DISCEPTATIONEM

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AUDITIO AUDITORUM (III)


- Rev.da Suora Maria Antonieta BRUSCATO, F.S.P., Superiora Generale della Pia Società delle Figlie di San Paolo (BRASILE)

In questo mio intervento mi riferisco ai numeri 59 a 62 dell'Instrumentum laboris, che trovo rispondenti alla sfida posta oggi alla Chiesa dalla cultura mediatica e digitale,”luogo” della vita pubblica e della esperienza sociale (IL 59) e spazio di un'evangelizzazione, dove poter diffondere a largo raggio la bella notizia del Vangelo.
Lodo e benedico Dio per la crescente sensibilità ecclesiale verso la comunicazione riconosciuta come nuova civiltà (Ecclesia in Africa 71), primo areopago del tempo moderno (Redemptoris missio 37), vera e propria cultura: cioè un modo di esistere, di stare al mondo. 
Ne era ben consapevole Paolo VI, che nell'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi così affermava: La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l'intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa “predica sui tetti”(n. 45).
Gli illuminati interventi degli ultimi Pontefici, soprattutto in occasione della Giornata mondiale della comunicazione sociale, hanno spinto e sostenuto le Chiese locali e altre organizzazioni ecclesiali a utilizzare con professionalità i diversi strumenti di comunicazione e oggi i new media per l'annuncio del messaggio di salvezza.
L’Instrumentum laboris al n. 62 indica alcuni rischi della cultura digitale che tuttavia non offuscano le potenzialità della nuova comunicazione, in grado di offrire maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di solidarietà. Gli interrogativi interpellano con maggiore forza quelli che, nella Chiesa, hanno l'audacia di frequentare questi “nuovi areopaghi”: come essere comunicatori efficaci del mistero di Dio che è comunione, testimoni dell'amore di Dio che è speranza? 
Nel lontano 1926, il Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia paolina, scriveva: “Il mondo ha bisogno d'una nuova, lunga e profonda evangelizzazione... Occorrono mezzi proporzionati, e anime accese di fede”.
Ed è a questa grande sfida che dobbiamo rispondere anche noi oggi. 


- Sig. Francisco José GÓMEZ ARGÜELLO WIRTZ, Co-Fondatore del Cammino Neocatecumenale (SPAGNA)

La Lettera agli Ebrei dice: “Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per paura della morte erano soggetti a schiavitù durante tutta la vita”.
Crediamo davvero che gli uomini, per la paura della morte, sono soggetti durante tutta la vita alla schiavitù del demonio? Ma se lo crediamo, questo Sinodo dovrebbe dire con S. Paolo: “Caritas Christi urget nos. L'amore di Cristo ci spinge al pensiero che se Lui è morto per tutti, tutti sono morti. Ed è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro”. 
Dice S. Paolo che Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza del kerygma, che è l'annunzio di questa notizia. 
La fede viene dall'ascolto e oggi ci troviamo in una società secolarizzata che ha l'orecchio chiuso. 
Se vogliamo evangelizzare c’è bisogno di dare i segni che aprano l’orecchio all’uomo contemporaneo. Ma come può una comunità cristiana arrivare a questa statura di fede dell’amore nella dimensione della croce e della perfetta unita? Ecco la necessità del catecumenato postbattesimale che faccia crescere la fede.


- Rev. Zoltán KUNSZABÓ, Diacono permanente dell'Arcidiocesi di Esztergom-Budapest (UNGHERIA)

Questo intervento si fonda su vent’anni di esperienza missionaria a Budapest, in Ungheria, in Europa centrale. Le vite di centinaia di persone, spesso di intere famiglie sono cambiate grazie ai seguenti principi. Si tratta di una chiave molto semplice: restare uniti e credere alla legge spirituale dell’evangelizzazione, che la Chiesa ci rivela spiegandoci la Sacra Scrittura. Si fa riferimento anche all’Instrumentum laboris ai punti 131-141 sulla prima proclamazione del Vangelo e al punto 28 sul contenuto del Vangelo.
Grazie ai documenti conciliari e post-conciliari, l’intero processo della trasmissione della fede ci è molto chiaro. Inizia con una proclamazione, il kerigma, vale a dire il Vangelo di Gesù Cristo, insieme a una chiamata alla conversione e al pentimento. Quindi un processo di catechesi, fondato sulla fede scaturita dal primo ascolto della Buona Novella. È molto importante osservare chiaramente questo processo e seguire quest’ordine.
È molto importante inoltre per la Nuova Evangelizzazione essere chiari sul contenuto del Vangelo. Dobbiamo spiegare che si tratta di un messaggio salvifico oggi, così come lo era tanto tempo fa. Oggi il peccato allontana l’uomo da Dio, così come accadeva al tempo degli apostoli. Se predichiamo il Vangelo fedelmente, osserveremo anche che ciò conduce alla vita sacramentale, che le persone desidereranno essere lavate dall’acqua del battesimo, essere riconciliate grazie al sacramento della penitenza ed essere in comunione con Cristo attraverso la Santa Eucaristia.
Il momento più importante della mia attività missionaria è stata la Missione della Città di Budapest nel 2007. Rispondendo all’appello di Sua Eminenza il Card. Peter Erdö, tutta la diocesi si è riunita come mai era accaduto in passato per annunciare e trasmettere la Buona Novella. La predicazione kerigmatica e l’invito a partecipare alla comunità d’amore che è la Chiesa, ha cambiato da allora molte vite, soprattutto fra i poveri, i senzatetto, gli emarginati e molti giovani. 


- Dott. Michel ROY, Segretario Generale della "Caritas Internationalis" (ITALIA)

L’esercizio della carità è un elemento costitutivo della natura della Chiesa e della sua missione d’evangelizzazione e tutti, nella Chiesa, siamo implicati.
La nuova evangelizzazione deve mostrare che la diaconia della fede e la diaconia della carità non sono affatto separate e indipendenti, ma che si tratta di un’unica diaconia in due parti. Meglio ancora: il motore della missione, la trave portante della visione dev’essere la diaconia della carità.
La carità, di conseguenza, deve essere un elemento strutturale della natura stessa della Chiesa, se essa vuole essere evangelizzatrice. Vale la pena che il Sinodo le dia il posto che le spetta nella riflessione sulla nuova evangelizzazione e che incoraggi e rafforzi il suo dinamismo evangelizzatore.
La Carità vissuta nello Spirito non solo ci rende missionari, ma ci evangelizza. E oggi riconosciamo con gioia che sono numerosi, ogni giorno più numerosi, gli operai della carità, volontari ed impiegati, che fanno del loro lavoro nell’azione socio-caritativa della Chiesa il settore esplicito del loro impegno nell’evangelizzazione. Vorremmo che avessero un posto tra gli argomenti che trattano del modo in cui la fede cristiana viene trasmessa oggi.
Riconosciamo che l’esercizio della carità è uno dei segni di credibilità della Chiesa. Costatiamo che spesso, nelle nostre Caritas, fratelli e sorelle che vengono a noi dall’indifferenza, dall’agnosticismo o dalla miscredenza scoprono, attraverso i servizi socio-caritativi, cosa significhi la gioia di credere e di mettere la propria vita in sincronia con Gesù Cristo, in seno alla Chiesa. Ci piacerebbe che fosse riconosciuto il carattere evangelizzatore di moltissime azioni compiute al servizio della carità e il modo in cui vengono eseguite.
Ciò non significa che non riconosciamo la necessità di prendere a cuore la dimensione evangelizzatrice della carità e la formazione in questo campo, così che questo servizio contribuisca a sollevare interrogativi sulle motivazioni il senso di quel che facciamo, inviti alla conversione e faciliti l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo. Allo stesso modo dobbiamo coltivare la spiritualità che può dare consistenza al carattere evangelizzatore della carità. Il Sinodo farebbe un buon servizio alla nuova evangelizzazione se ci fornisse orientamenti positivi sulla cura da dedicare alla formazione e alla spiritualità nell’azione caritativa che permetta di ravvivare in essa la sua forza evangelizzatrice.
Il problema fondamentale nella nuova evangelizzazione non è solamente di sapere come annunciare il Vangelo, ma di chiederci se il Vangelo che annunciamo sia buona novella per i poveri e se noi, come Chiesa, rendiamo credibile questo Vangelo. Il servizio della carità deve eessere il motore della missione e il suo segno di credibilità.


- Sig.ra Lydia JIMÉNEZ GONZÁLEZ, Direttrice Generale dell'Istituto Secolare "Cruzadas de Santa María" (SPAGNA)

L’Instrumentum laboris (nn. 147-149) ci chiama ad assolvere il compito di evangelizzare ed educare nel difficile contesto attuale di “emergenza educativa”. In tal senso, come dobbiamo essere noi, educatori cattolici? Come deve essere la scuola cattolica? Vorrei segnalare alcuni mezzi:
1. Mantenere l’identità cattolica dei nostri centri.
2. Stabilire nei nostri centri un programma serio e integrale di formazione alla fede.
3. Fedeltà creativa al carisma fondativo.
4. Pratica delle virtù mediante un serio programma di educazione della volontà.
5. Programma di educazione dell’affettività. Favorire l’esercizio della carità.
6. Attenzione personalizzata.
Abbiamo visto con dolore che molti alunni delle nostre scuole cattoliche, educati con rigore allo studio, sono diventati leader sociali, nemici della fede e della Chiesa; che le nostre scuole non sono centri in cui si coltivano persone molto “colte”, ma “battezzati miscredenti”. E abbiamo visto anche, con gioia, come in scuole, università in cui si conserva l’identità e si impartisce l’istruzione alla fede, nascono vocazioni per la propria congregazione e per tutti i settori della vita cristiana. Chiediamo ai signori vescovi una particolare attenzione ai centri cattolici delle loro diocesi; che veglino affinché non spariscano e conservino la loro chiara identità cattolica come efficace contributo alla formazione di evangelizzatori nuovi e credibili.


- Dott.ssa Florence DE LEYRITZ, Membro dell'Associazione "Alpha France" (FRANCIA) e Dott. Marc DE LEYRITZ, Presidente dell'Associazione "Alpha France" (FRANCIA)

Il percorso Alpha è uno strumento di annuncio kerigmatico al servizio delle parrocchie e delle cappellanie, nato trent’anni fa e proposto in 160 paesi, in 110 lingue. L’hanno accolto quasi 20 milioni di persone, molte delle quali vi hanno incontrato Cristo. Quale lezione trarre dall’esperienza per la conversione pastorale?
L’evangelizzazione è strutturata in tre grandi fasi: 1. Una prima evangelizzazione vissuta come un tempo di conversione iniziale che permette un incontro personale con Cristo. 2. La formazione come discepoli che favorisce l’apprendimento della vita cristiana. 3. Lo sviluppo di leader tramite il riconoscimento del potenziale missionario dei laici e il loro sviluppo in seno alla Chiesa e alla società.
Pochi pastori sanno articolare concretamente queste tre fasi precisate nell’Evangelii Nuntiandi al capitolo 2: questa trasformazione porta dalla miscredenza alla simpatia, dalla simpatia alla conversione, dalla conversione alla vita di discepoli e dalla vita di discepoli alla missione.
Affinché la Nuova Evangelizzazione non venga ridotta a un semplice slogan e affinché le comunità rappresentino un terreno fertile in cui i discepoli-missionari crescono, i sacerdoti devono sviluppare la capacità di portare avanti la pastorale con un approccio organico e sistematico. È fondamentale articolare tra di loro queste fasi in un continuum pastorale che lega il primo annuncio allo sviluppo dei discepoli missionari, sulla base dei loro doni spirituali, che potranno irradiare il Regno di Dio attorno a una comunità cristiana.
La Nuova Evangelizzazione richiede nuove competenze pastorali. Il Munus Regendi è chiamato in causa a tal proposito. Abbiamo realizzato formazioni alla gestione pastorale rivolte a sacerdoti e vescovi. L’esperienza ci mostra che la Chiesa può essere concepita solo come una comunità di apprendimento in cui è bello ritrovarsi per ascoltare la parola del Signore al fine di crescere nella fede, formarsi come discepoli e esercitare una gestione pastorale profondamente evangelica.


- Prof. Franco MIANO, Presidente dell'Azione Cattolica Italiana (ITALIA)

I laici sono chiamati a partecipare a tutta la missione della Chiesa, “per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano” (LG 31). II messaggio conciliare pone così la vocazione dei laici in una luce particolarmente significativa che esprime un senso vivo della corresponsabilità nella Chiesa locale e nella Chiesa universale. La scoperta-riscoperta di questa vocazione, del senso profondo della partecipazione dei laici alla intera missione della Chiesa, appare uno dei compiti fondamentali che la nuova evangelizzazione ha di fronte a sé.
La nuova evangelizzazione richiede nuove capacità di relazione e di relazioni, persone che sanno raccontare, con la propria vita, le meraviglie di Dio; ha bisogno di legami di vita buona, bella, vera. Ecco allora che la dimensione intrinsecamente comunitaria della vita della Chiesa, che ha il suo fondamento nel grande dono della comunione, oggi chiede di essere sempre più valorizzata ai fini di un rinnovato annuncio del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Pur nella consapevolezza della pluralità di percorsi di cui è ricchissima la nostra vita ecclesiale, pensiamo ancora alla parrocchia, luogo in cui si trovano le nostre case, abitano le nostre famiglie, si intrecciano le prime relazioni.
Nella vita della parrocchia, e ancor prima al servizio della diocesi, l’Azione Cattolica può rappresentare un luogo privilegiato in cui si attivano adeguate dinamiche di relazione in senso ecclesiale, in cui ciascuno impara a capire che il grande dono della fede e tutti i doni ricevuti hanno una destinazione comunitaria. La vocazione propria dell’Azione Cattolica, secondo le indicazioni del concilio Vaticano II, sta nel porsi a servizio dell’insieme, nell’essere laicato associato diocesano, nel poter esser laboratorio concreto per la nuova evangelizzazione nella realtà delle chiese particolari, intorno al Vescovo, dando prospettiva e attuazione agli orientamenti pastorali. Offriamo la nostra disponibilità ai pastori delle nostre Chiese particolari a nome dei tanti fedeli laici che attendono proposte formative esigenti, relazioni personali intense che l’essere associazione aiuta a coltivare, impegnandoci a camminare sulle vie della santità sulla scia di tanti santi e beati per diventare testimoni e apostoli nei contesti della vita: giovani adulti ragazzi famiglie, insegnanti studenti professionisti, lavoratori ... tutti coinvolti e protagonisti, tutticorresponsabili nell’evangelizzazione e nella nuova evangelizzazione per favorire nelle persone che quotidianamente incontriamo un nuovo incontro con il Signore.

 

 

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