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Sinodo dei vescovi: 19 ottobre

vescovi sin6Venerdì 19 ottobre 2012, alla presenza del Santo Padre, si è tenuta la Diciassettesima Congregazione Generale. All'inizio si è data lettura delle Relazioni dei Circoli Minori.La prima fase dei lavori dei Circoli Minori (con la discussione sui punti principali che necessitano di approfondimento, offerti dalla Relatio post disceptationem), si è conclusa con la loro approvazione. Sono intervenuti anche un Delegato Fraterno ed alcuni Uditori e Uditrici.

 

SOMMARIO

DICIASSETTESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
(VENERDÌ 19 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)

- RELAZIONI DEI CIRCOLI MINORI

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GERMANICUS: S. E. R. Mons. Ladislav NEMET, S.V.D., Vescovo di Zrenjanin (SERBIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS C : Rev. P. Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) (ITALIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS B: S. E. R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto (ITALIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GALLICUS B: S. E. R. Mons. Claude DAGENS, Arcivescovo di Angoulême (FRANCIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS A: S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA, Arcivescovo titolare di Voghenza, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS A: S. E. R. Mons. Robert J. KURTZ, C.R., Vescovo di Hamilton in Bermuda (BERMUDA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS D: S. E. R. Mons. Kieran O'REILLY, S.M.A., Vescovo di Killaloe (IRLANDA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS C: S. E. R. Mons. Philip TARTAGLIA, Arcivescovo di Glasgow (SCOZIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE HISPANICUS B: S. E. R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALESn , Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso, Segretario Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (COLOMBIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GALLICUS A: S. E. R. Mons. Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (FRANCIA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS B: S. E. R. Mons. Bernard LONGLEY, Arcivescovo di Birmingham (GRAN BRETAGNA)
- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE HISPANICUS A: S. E. R. Mons. Ricardo BLÁZQUEZ PÉREZ, Arcivescovo di Valladolid (SPAGNA)

- AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (V)

- Prof. Michel WEINRICH, Professore presso la Facoltà teologica evangelica dell'Università della Ruhr a Bochum (GERMANIA)

- AUDITIO AUDITORUM (IV)

- Rev.da Suora Immacolata FUKASAWA, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle del S. Cuore di Gesù (GIAPPONE)
- Sig. Tommaso SPINELLI, Catechista di giovani catecumeni presso l'Ufficio Catechistico della diocesi di Roma (ITALIA)
- Rev. Jesús HIGUERAS ESTEBAN, Parroco di S. Maria de Caná Madrid (SPAGNA)
- Dott.ssa Ewa KUSZ, già Presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari - C.M.I.S. (POLONIA)
- Rev. Mons. Enrique GLENNIE GRAUE, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Messico (MESSICO)
- Fr. Alvaro Antonio RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., Superiore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane (COSTA RICA)
- Dott. Salvatore MARTINEZ, Presidente per l'Italia del Rinnovamento nello Spirito Santo (ITALIA)

 

RELAZIONI DEI CIRCOLI MINORI

Frutto della discussione dei Circoli Minori sono le Relazioni redatte come raccolta delle opinioni della maggioranza e della minoranza, che esprimono con trasparenza le opinioni convergenti e quelle eventualmente contrarie. Queste Relazioni che vengono sottoposte all’approvazione dei Circoli Minori nel raccogliere tutti i suggerimenti e le riflessioni dei Membri di ogni singolo Circolo, costituiscono in tal modo una proiezione fedele delle opinioni della maggioranza, nonché quelle dell’eventuale minoranza. Queste relazioni rivestono la massima importanza dal momento che sono l’espressione più evidente ed elaborata del pensiero dei Padri sinodali coinvolti nella discussione dei Circoli e contengono altresì in embrione gli elementi per il consenso generale del Sinodo stesso. Tutte le relazioni considerate nel loro insieme rappresentano in qualche modo la prima sintesi del lavoro sinodale.

Sono state presentate nella Diciassettesima Congregazione Generale, seguendo l’ordine di presentazione della richiesta d’intervento, le Relazioni dei Circoli Minori, preparate dai Relatori dei Circoli Minori:

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GERMANICUS: S. E. R. Mons. Ladislav NEMET, S.V.D., Vescovo di Zrenjanin (SERBIA)

1. Il Vangelo che viene proclamato
Il Vangelo che si dovrebbe trasmettere accende la speranza, poiché racchiude in sé la promessa della vita eterna. Ha un contenuto chiaro: la conoscenza di Dio, che si è reso manifesto in Gesù Cristo; ed è un Vangelo di santificazione.

2. Il mondo in cui il Vangelo viene proclamato.
Il mondo è creazione di Dio; la nostra storia e la nostra cultura sono iscritte nella storia salvifica di Dio. Noi abbiamo bisogno di entrare in dialogo col mondo: con gli uomini di oggi. L’evangelizzazione nella Chiesa delle origini è sempre andata alla ricerca dei semi della Parola di Dio nella cultura del presente.

3. I luoghi in cui il Vangelo viene proclamato.
La parrocchia - o la comunità ecclesiale - è il primo luogo dell’evangelizzazione. Osserviamo anche tuttavia i forti cambiamenti che avvengono nelle parrocchie, che diventano più grandi. Quindi la nuova evangelizzazione dovrebbe inaugurare vie e piazze di dialogo nei luoghi in cui non esiste un contatto con la parrocchia o con la piccola comunità cristiana. 

4. Gli uomini che proclamano il Vangelo.
La famiglia è un luogo privilegiato della trasmissione della fede. Tuttavia non possiamo fare a meno di notare che molte unioni falliscono, quindi le famiglie si rompono.
Infine è importante per i paesi che sono qui rappresentati dai Vescovi nel nostro circolo, che venga coltivato il contatto ecumenico.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS C : Rev. P. Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) (ITALIA)

1- C'è stato qualche intervento su cosa si intenda precisamente quando si parla di "Nuova evangelizzazione": i soggetti, la missio ad intra e ad gentes, nei Paesi dell'Occidente e negli altri, nei rapporti con gli Ortodossi e l'Islam. È stato ricordato che lo scopo primario della nuova evangelizzazione è quello di far rinascere una fede tiepida con un rinnovato impegno che si caratterizzi per il suo ardore, per i suoi metodi e per la sua espressione. 

2- È stato manifestato il desiderio che venga sottolineato nel testo sinodale la primaria importanza della Bibbia che per lo più i cattolici non conoscono. Ciò non solo reca grave danno per la loro fede, ma li rende anche non idonei ad un dialogo interreligioso. C'è chi ritiene che nel testo sinodale debba essere messo in evidenza il Catechismo della Chiesa Cattolica come un progetto teologico-spirituale da declinarsi nelle differenti situazioni storico, culturale e geografiche.

3- Diversi hanno sottolineato il ruolo della parrocchia per la trasmissione della fede quale punto di raccordo di tutte le realtà ecclesiali presenti nel suo territorio. Andrebbe sottolineato nel testo il compito del pastore quale primo catechista della parrocchia (come il vescovo per la sua diocesi). Si è fatto riferimento al possibile "ministero istituito del catechista" come pure si è auspicato che sia affidato anche alle donne il ministero del lettorato, attualmente proibito dal diritto canonico (can. 230). C'è, poi, chi gradirebbe che il testo sinodale esprimesse l'appoggio e il ringraziamento a tutte le altre realtà ecclesiali (laici, famiglie, gruppi, movimenti, consacrati) per il loro importante contributo all'evangelizzazione.

4- Ogni tanto dagli interventi sono emerse alcune difficoltà presenti all'interno della Chiesa, in particolare a livello di parrocchia fra le differenti realtà in essa operanti. Questo è un argomento molto vasto ma che potrebbe essere genericamente espresso come tensione (non sempre negativa) fra gerarchia e profezia, fra istituzione e carismi. Una maggiore chiarezza aiuterebbe tutti i soggetti coinvolti a relazionarsi fra di loro in modo più proficuo, anche per l'opera evangelizzatrice.

5- I politici cristiani dovrebbero essere coerenti con la loro fede senza scendere a compromessi bensì lasciandosi guidare, in particolare nelle questioni morali, dalla retta coscienza e dai valori non negoziabili.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS B: S. E. R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto (ITALIA)

Il Circulus ha risposto a quattro domande, corrispondenti alle quattro parti della Relatio post disceptationem:
- Che cos'è la nuova evangelizzazione?
- A chi si rivolge?
- Come si attua?
- Quali sono gli agenti e i protagonisti della nuova evangelizzazione?

In risposta alla prima domanda convinzione unanime dei partecipanti è che il Sinodo sia stato una vera grazia per la Chiesa e per il mondo. Esso ha mostrato come da più parti si avverte l'attesa - esplicita o celata - di un nuovo risuonare della buona novella, che nella luce del Dio vivente dia speranza, gioia e motivazione di impegno ai credenti, anche non praticanti, e si offra a chi non crede in Cristo come proposta di salvezza e vita nuova. Espressione autorevolissima della Chiesa raccolta intorno al Successore di Pietro, che la conferma nella fede, il Sinodo è stato una straordinaria occasione per condividere esperienze di pastori di tutto il mondo, per precisare le analisi della situazione presente e proporre vie affidabili per un'evangelizzazione che sia nuova a partire dal rinnovamento dei cuori nello Spirito Santo. 
Come elementi costitutivi della nuova evangelizzazione sono stati evidenziati:

a) il riferimento alla Parola di Dio ascoltata, meditata, vissuta, e quindi proclamata, testimoniata e celebrata in obbedienza al mandato del Signore “Andate e annunciate il Vangelo a ogni creatura ...”. La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare nella forza del Paraclito.

b) La dimensione contemplativa della nuova evangelizzazione, che si nutre continuamente della preghiera, specialmente liturgica, culmine e fonte della vita della Chiesa e del suo operare al servizio del Vangelo. In questa luce ben si comprende come la nuova evangelizzazione comporti la chiamata incessante alla conversione, con cui consegnarsi totalmente a Dio e lasciarsi trasformare dalla Sua grazia. Ciò avviene in modo particolarmente fecondo nella celebrazione del sacramento della riconciliazione, a cui la nuova evangelizzazione deve prestare speciale attenzione.

c) La comunione ecclesiale vissuta in obbedienza ai Pastori con consapevolezza, responsabilità e fedeltà, condizione necessaria di ogni efficace azione evangelizzatrice: l'evangelizzazione non è opera di navigatori solitari, ma della comunità cristiana nel suo insieme e di ciascuno secondo il carisma ricevuto da Dio e il ministero cui è chiamato. Tutta la Chiesa annuncia tutto il Vangelo a tutto l'uomo, a ogni uomo! 

L'annuncio del Vangelo nei diversi contesti - segnati tutti dai processi della globalizzazione - incontra non poche difficoltà: a volte esse si manifestano in una vera e propria persecuzione religiosa; altre volte in una diffusa indifferenza, che rende gli uomini incapaci di affidarsi a un progetto comune. I Padri ribadiscono in proposito che il Vangelo è sì una visione totale della vita e del mondo, ma non ha nulla di violento, è anzi la buona novella dell'amore e della pace, che porta a compimento le attese più vere del cuore umano. Perché il Vangelo sia annunciato in maniera incisiva è comunque necessario rivolgersi all'interlocutore con simpatia e amicizia. Chi evangelizza deve mostrare in maniera convincente che Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio per noi.

Nella luce di questo primato dell'amore, si comprende quanto sia importante l'annuncio del Vangelo ai poveri, primi destinatari della missione del Figlio di Dio fra noi (cf. Lc 4,16-19 e Deus caritas est 15).

Va poi prestata attenzione ai contesti culturali nell'opera della nuova evangelizzazione, in specie al rapporto fra famiglia, legame sociale e tradizione cattolica. La fede si trasmette nel vivo dell' appartenenza a questo legame, spesso eroso dai processi migratori in atto.

La nuova evangelizzazione richiede anche particolare attenzione all'inculturazione della fede, che intende trasmettere il Vangelo nella sua capacità di valorizzare il positivo di tutte le culture, contemporaneamente purificandole dagli elementi che in esse fossero contrari alla piena realizzazione della persona.

Circa le forme in cui attuare la nuova evangelizzazione, i Padri sottolineano la santità come modello e meta di ogni sforzo evangelizzatore, sia per chi evangelizza, che come proposta di vita piena e buona secondo Dio rivolta a tutti.

Particolare attenzione va data all'educazione delle giovani generazioni, alla cura dell'iniziazione cristiana, all'uso dei mezzi di comunicazione sociale, al dialogo fra scienza e fede, alla cosiddetta via della bellezza, alla dimensione ecumenica.

Riguardo ai protagonisti della nuova evangelizzazione, i Padri sottolineano come ogni battezzato sia per vocazione e missione protagonista della nuova evangelizzazione. Ciò avviene particolarmente nella realtà della la parrocchia, attraverso l'importante azione educativa dell'Azione Cattolica, e i carismi suscitati dallo Spirito Santo nelle nuove aggregazioni ecclesiali. Protagonisti peculiari della nuova evangelizzazione sono i Vescovi, nella comunione con il Successore di Pietro e sotto di Lui, i presbiteri e i diaconi. I cristiani laici hanno un compito decisivo nel testimoniare la loro fede nel complesso rapporto con le realtà secolari in cui operano. In particolare, la famiglia nel suo insieme è protagonista decisiva della trasmissione della fede: in questo ambito va riconosciuto il ruolo importante che le donne hanno avuto e hanno nella trasmissione della fede cristiana. Tanti sono poi i catechisti, che - sostenuti dal mandato del Vescovo - operano al servizio dell'iniziazione cristiana dei ragazzi e dei giovani e nella preparazione ai sacramenti del matrimonio e del battesimo dei bambini. La vita consacrata, tanto maschile che femminile, ha offerto un contributo molto importante all'opera evangelizzatrice della Chiesa lungo la storia: ai consacrati si chiede di vivere con fedeltà la loro vocazione, con piena disponibilità a recarsi nelle frontiere geografiche, culturali e sociali della nuova evangelizzazione.

Infine, l'impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato appare inscindibilmente legato all'annuncio della buona novella e la dottrina sociale della Chiesa, fino alla sua più recente espressione nell'Enciclica "Caritas in veritate", appare strumento prezioso per coniugare giustizia e sviluppo, rispetto della dignità dei lavoratori e rapporti fra i popoli, fondati sulla reciproca accoglienza nella ricerca del bene comune.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GALLICUS B: S. E. R. Mons. Claude DAGENS, Arcivescovo di Angoulême (FRANCIA)

1. Apparteniamo a 18 nazionalità diverse e tutti parliamo francese. Appena possibile lo dirò all’Accademia francese!
2. A proposito dei termini che usiamo:
- occorre parlare di “nuova evangelizzazione” o piuttosto di evangelizzazione rinnovata, o ancora di rinnovamento e di approfondimento dell’evangelizzazione?
- L’attuale opera di evangelizzazione fa parte d’una storia che ci precede da molti secoli.
3. Da un punto di vista teologico, desideriamo che si insista di più sull’azione dello Spirito Santo nell’evangelizzazione con i suoi due aspetti caratteristici:
- dopo la Pentecoste, lo Spirito Santo viene dato alla Chiesa per andare verso “la verità tutta intera” e per affrontare nuove situazioni.
- Lo Spirito Santo rende i discepoli di Cristo partecipi del suo mistero pasquale di morte e resurrezione.
- La preghiera allo Spirito Santo è necessaria a ogni iniziativa d’evangelizzazione.
4. Di fronte a un mondo dilaniato, possiamo dire una parola di speranza che raggiunga uomini e donne nelle situazioni in cui vengono messi alla prova?
Abbiamo bisogno di imparare a vedere il mondo nelle doglie del parto (cfr. Rm 8, 18 ss), sotto il segno del mistero pasquale.
5. Nei vari paesi da cui proveniamo, le relazioni con i musulmani devono essere seguite con grande attenzione.
Anche in paesi in cui non è sempre possibile evangelizzare esplicitamente, è possibile vivere il Vangelo di Cristo e dare testimonianza a Cristo.
Non si deve dimenticare che esiste anche una crisi dell’islam che a volte viene compensata con atteggiamenti di conquista.
6. In Africa fra gli ostacoli all’evangelizzazione si contano i fenomeni legati alla secolarizzazione, ma anche la presenza di una religiosità forte e radicata che chiede a sua volta di essere evangelizzata.
7. Ci associamo a questa affermazione contenuta nella Relatio post disceptationem (fine della terza parte):
“la Nuova Evangelizzazione non è soltanto un programma momentaneo, ma una maniera di guardare verso il futuro della Chiesa e di vederci tutti impegnati nell’invito, rivolto anzitutto a noi stessi, a un rinnovamento della fede e poi a tutti coloro che ci attorniano in un’accettazione gioiosa della vita in Cristo Risorto”.



- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ITALICUS A: S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA, Arcivescovo titolare di Voghenza, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)

Si è riflettuto, anzitutto, sul contesto culturale che presenta i tratti del secolarismo come ultimo atto di un processo di secolarizzazione molto più ampio, che possiede elementi di indiscussa complessità. Questo orizzonte di pensiero è stato considerato sia nelle gravi sfide che pone alla fede sia come un’opportunità offerta alla comunità credente per rinnovare le proprie categorie di pensiero e di linguaggio. Benedetto XVI ha più volte ribadito l’importanza di “allargare la ragione”. Questo impegno si rende tanto più necessario quanto più ci si trova in un contesto culturale fortemente segnato dal progresso della scienza e della ragione tecnica. Diventa per noi indispensabile, quindi, elaborare nuove categorie del sapere teologico in grado di esprimere con maggior coerenza i contenuti di mistero e comunione.

É necessario offrire, inoltre, una nuova visione dell’antropologia, mostrando l’importanza della persona come relazione, fonte di rapporti interpersonali, di comunione e di amore. E’ necessario, comunque, che si trovi la forza per uscire dai diversi schemi culturali imposti dal secolarismo che non consentono più di riconoscerne i limiti e le contraddizioni di alcuni stili di vita. In questo contesto la NE diventa importante per evidenziare che la missione della Chiesa nel suo evangelizzare sa cogliere gli aspetti basilari dell’umano e della creaturalità come elementi fondamentali in cui innestare l’annuncio di Gesù Cristo.

Di grande importanza è il riconoscimento del “dialogo” come un linguaggio a noi proprio che consente di relazionarci con “dolcezza, rispetto e retta coscienza” (l Pt 3,16) a quanti sono destinatari del nostro annuncio. Un destinatario a cui spesso la nostra parola arriva come un primo annuncio che lo raggiunge in quella situazione esistenziale che impone l’attenzione alle domande di senso che albergano nel cuore di ogni uomo.

Unitamente al dialogo, si è sottolineata la nostra necessaria dedizione all’annuncio che può giungere fino al martirio. Nella nostra cultura, esso assume ormai i tratti di una forma di emarginazione e controllo del linguaggio fino a giungere alla derisione della fede.

Si ritiene importante una maggior attenzione per circoscrivere il concetto di NE. La vita della Chiesa si esprime nella sua pastorale ordinaria; in essa mentre si deve sostenere la coscienza della missio ad gentes, è necessario che si rafforzi e prenda sempre più corpo la NE. Essa ha come suo primo destinatario, il credente che deve ritrovare le ragioni della sua fede e, per ciò stesso, evangelizzatore. Inoltre, quanti hanno smarrito la fede e per diverse cause si sono allontanati dalla vita della comunità; infine, quanti hanno desiderio di credere e cercano persone in grado di comunicare loro la gioia dell’incontro con Cristo.

Non abbiamo tralasciato di considerare che l’urgenza della NE impone anche un serio esame di coscienza su diversi aspetti della pastorale che si sono sclerotizzati con il passare del tempo e non consentono più di esprimere la forza della fede, la sua originalità e lo specifico del cristianesimo. Per questo ritorna importante il termine di “conversione pastorale” come consapevolezza di una rinnovata esigenza di attenzione al momento presente e alle domande del nostro contemporaneo.

Un capitolo importante è stato quello della liturgia. L’ars celebrandi può aiutare a scoprire la bellezza del mistero evocato. In essa il grande ruolo svolto dall’ omelia. Il sacramento della riconciliazione dovrebbe ritornare al centro della vita credente; essere vissuto maggiormente come esperienza dell’incontro con la misericordia di Dio che a tutti va incontro con il perdono. Riteniamo importante che in ogni diocesi si possa individuare uno o più luoghi (cattedrale, santuario... ), in cui i fedeli possano avere certezza di trovare sempre il sacerdote disponibile per aiutare il loro cammino di conversione.

Un ulteriore tema ha toccato i temi relativi allo stile di vita dei credenti, ai diversi volti con cui si esprime la carità e il ruolo svolto dalle diverse categorie di persone. Un’attenzione particolare è dovuta al mondo giovanile e alla famiglia nel suo insostituibile ruolo di trasmissione della fede. Non abbiamo trascurato il tema dei “nonni” che sono un prezioso aiuto nella trasmissione della fede.

Un ulteriore tema è stato segnato dall’esigenza di saper presentare il cristianesimo al nostro contemporaneo. Questo si impone per superare la frammentarietà della cultura dei nostri giorni, e per ritrovare l’unità fondativa del nostro credere. Questa apologia della fede si sviluppa in diversi passaggi: essa deve presentare anzitutto ai credenti le ragioni dell’atto di fede e l’unione intrinseca con la verità dei suoi contenuti; si fa inoltre, presentazione presso i tanti che spesso hanno conoscenze vaghe, distorte e false.

Si è trattato dell’importanza del Credo come una preziosa sintesi della fede che merita di essere studiato a memoria e divenire di nuovo la preghiera quotidiana dei credenti. In questo orizzonte, la catechesi si è imposta con tutta la sua importanza per la formazione dei credenti in vista della NE. Si è ribadito che il Vescovo possa riscoprire la sua peculiare attività svolgendo la catechesi nella propria cattedrale. Infine, le tematiche legate alla comunicazione della fede e alle sue diverse forme di espressione: dalla pietà popolare e i pellegrinaggi fino alle più moderne forme di comunicazione.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS A: S. E. R. Mons. Robert J. KURTZ, C.R., Vescovo di Hamilton in Bermuda (BERMUDA)

La Chiesa inizia la nuova evangelizzazione in preghiera, semplicità e umiltà quando proclama Cristo al mondo: quest’opera non è un’impresa semplicemente umana, bensì il potere di Gesù Cristo vivo che agisce nel mondo. Attraverso Cristo arriviamo a conoscere Suo Padre, lo Spirito Santo e l’Amore traboccante della Trinità e siamo chiamati a una comunione che è trinitaria.

Gli evangelizzatori vengono chiamati innanzitutto alla conversione come individui e come Chiesa, vengono chiamati a rifiutare il peccato e a credere nel Vangelo. Per tutti coloro che sono stati battezzati nel Signore Gesù, a iniziare dai vescovi, il sacramento della penitenza rappresenta un sacramento speciale, l’abbraccio della grande misericordia di Dio.

Chiamati a incontrare Cristo più profondamente nell’Eucaristia, cerchiamo di suscitare uno zelo maggiore ricordando i primi discepoli e i primi missionari delle nostre culture.

Le sfide poste dal movimento del secolarismo e dalla perdita di senso del sacro in molti settori, come pure i delicati rapporti con le persone di altre religioni, rendono ancor più urgente il compito di proclamare Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Particolarmente pressante è la necessità di opporsi alle minacce alla libertà religiosa, la nostra prima libertà, evidenti praticamente in ogni società.

Strategie concrete per l’evangelizzazione in ogni diocesi esigono un’attenzione speciale alla vita parrocchiale, ai poveri, ai sofferenti e alla famiglia. Punto centrale dell’evangelizzazione è il rinnovamento del matrimonio sacramentale come unione di “due in una carne sola”, un’unione tra un uomo e una donna aperti ai figli.

L’evangelizzazione esige un’attenta catechesi degli evangelizzatori, fondata sul Catechismo della Chiesa Cattolica, YouCat e il Compendio della Dottrina Sociale Cattolica.
Uniti a Maria, nostra Madre e ai tanti testimoni che ci hanno preceduto, chiediamo a Cristo, Luce delle Nazioni, di darci speranza, amore e gioia.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS D: S. E. R. Mons. Kieran O'REILLY, S.M.A., Vescovo di Killaloe (IRLANDA)

Il gruppo ha apprezzato il contesto logico del documento e ha raggiunto il suo scopo.

1. Il gruppo ha discusso sulla Nuova Evangelizzazione e sono emerse un’ampia varietà di opzioni su cosa costituisse. Il messaggio essenziale è lo stesso, ma esige un nuovo ardore, nuovi metodi nel nuovo contesto in cui il Vangelo deve essere proclamato e vissuto. La realtà è schiacciante; nel primo mondo stiamo lottando con il declino, mentre nei restanti due terzi stiamo affrontando la crescita con tutte le sue conseguenze.

2. Abbiamo avuto una vivace discussione sul secolarismo e la secolarizzazione - influenze positive e negative, con il suggerimento da parte di un membro che tali aspetti potrebbero essere il frutto della nostra mediocrità come cristiani.

3. Opportunità e sfide che nascono da una crescente presenza di musulmani nel primo mondo. Tuttavia occorre anche ricordare che esiste inoltre una preoccupazione riguardo ai cristiani in paesi a predominanza musulmana e al loro diritto di praticare il proprio credo religioso.

4. Parlare dell’istruzione e di quello su cui ci siamo accordati nel modulo delle proposizioni.

5. Colloquio sulla necessità di fare chiarezza su certi termini che continuiamo a usare nelle nostre discussioni: comunità di base, piccole comunità cristiane, catechisti e concetto di famiglia. Questi potrebbero adesso assumere significati molto diversi a seconda delle parti del mondo in cui vengono usati.

6. Conseguenze della rivoluzione sessuale per la famiglia e ridefinizione del matrimonio. Si è notato che ciò nasce da una ribellione alla Humanae Vitae.

7. L’esperienza dell’unità dei cristiani nel promuovere il kerigma, fondato sulla preghiera del Signore “che essi siano una cosa sola”. L’appello all’unità e le conseguenze per la nuova evangelizzazione vanno ribaditi in quanto vitali per la nuova evangelizzazione.

8. Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica.

9. Deve essere ulteriormente sviluppata l’importanza della pratica della preghiera.

10. Il passaggio dall’ateismo - all’interrogarsi - alla conversione - alla missione, rappresenta un cerchio permanente. Come possiamo metterlo in atto praticamente. Come possiamo aiutare le persone a crescere in santità.

11. Non dimenticare che i documenti del Vaticano II sono molto importanti.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS C: S. E. R. Mons. Philip TARTAGLIA, Arcivescovo di Glasgow (SCOZIA)

Questo gruppo ha isolato i seguenti temi e soggetti come categorie della nuova evangelizzazione.

Descrizione: La nuova evangelizzazione è stata descritta suggestivamente come un tempo di risveglio, un tempo di nuovo incoraggiamento e nuova testimonianza per quanti professano la fede cristiana. È il riconoscimento che Gesù Cristo è il centro della nostra fede e della nostra vita quotidiana.

Novità: Tuttavia, ciò che veramente ha interessato questo gruppo fin dall’inizio, è stata la questione di cosa ci fosse di nuovo nella Nuova Evangelizzazione. Si è ritenuto di usare come punto di riferimento la frase di Giovanni Paolo II: “Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni” (IL 45).Chiamata alla santità, conversione e purificazione: La nuova evangelizzazione è strettamene legata alla chiamata alla santità ed esige la conversione e la purificazione nella Chiesa da parte dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei leaders laici, nonché di quanti sono impegnati nell’opera di evangelizzazione.

Partecipazione alla vita trinitaria: L’evangelizzazione è un’attività di parola e di sacramento che, soprattutto attraverso l’Eucaristia, ci ammette alla partecipazione della vita trinitaria, e ciò suscita, con la grazia dello Spirito Santo, il potere di evangelizzare e rendere testimonianza alla Parola di Dio con entusiasmo e coraggio.

Primo annuncio: Una delle nuove visioni legate a questo Sinodo è la natura particolare del primo annuncio come aspetto unico e particolarmente efficace dell’evangelizzazione; siamo grati per questa intuizione. È qui che il kerigma, il messaggio di salvezza del mistero pasquale di Gesù Cristo, viene proclamato con maggior forza fino al punto da suscitare pentimento, conversione e una decisione di fede.

La liturgia domenicale: Questo gruppo concorda che la domenica deve essere recuperata per la nuova evangelizzazione, in conformità all’insegnamento del Beato Giovanni Paolo II nella Dies Domini. La domenica, con il suo carattere sacro e peculiare, con la Messa domenicale, dovrebbe rappresentare il centro della vita cattolica.
La Parola di Dio è alla base di tutta l’evangelizzazione, sia nel primo annuncio che nella catechesi permanente. Il centro della Parola di Dio è la persona di Gesù, crocifisso e risorto, il Figlio di Dio incarnato, che si incontra nell’autentica evangelizzazione.

Catechesi: La catechesi è al servizio della nuova evangelizzazione in quanto conoscenza della fede e della dottrina, ma anche esperienza del Signore. Tutti gli evangelizzatori hanno bisogno di essere catechizzati. È stato suggerito da molti che il catechista dovrebbe essere riconosciuto come ministro stabile nella Chiesa.

La comunione della Chiesa locale: La comunione della Chiesa locale intorno al vescovo, che ne è il principio di unità, è la sorgente di ogni progetto o programma pastorale per la nuova evangelizzazione nella diocesi. I sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli laici, uomini e donne, devono tutti operare con il vescovo nel progetto diocesano di evangelizzazione. Tutti gli agenti e i funzionari della Chiesa locale dovrebbero operare in solidarietà e comunione con il vescovo per il bene della nuova evangelizzazione.

La parrocchia: Come nucleo base della Chiesa locale, è chiamata a raccogliere la sfida della nuova evangelizzazione con il rinnovamento della propria vita e della attività pastorale. Molte chiese rappresentate in questo gruppo, anche se non tutte, raccomandano l’istituzione nelle parrocchie di comunità cristiane di base e di piccole comunità di fede.

Movimenti: Legata al tema della comunione della Chiesa locale, è la questione dei nuovi movimenti. È stato pienamente riconosciuto che i nuovi movimenti facilitano la nuova evangelizzazione e il contatto con Gesù Cristo. È stato suggerito che i movimenti opererebbero meglio se fossero inquadrati nel progetto diocesano di evangelizzazione e ricevessero dal vescovo compiti specifici.

Matrimonio: Esistono importanti problemi pastorali riguardo al matrimonio. Dobbiamo fare molto per il matrimonio e i coniugi, e questa sarà una delle maggiori sfide della nuova evangelizzazione.

Famiglia: Deve essere pienamente riconosciuto il ruolo fondamentale della famiglia nella trasmissione della fede.

Donne: Il ruolo essenziale della madre e delle donne nella trasmissione della fede nella famiglia va incoraggiato e sostenuto. Allo stesso tempo va pienamente riconosciuto il ruolo delle donne nelle nostre parrocchie e comunità quali insegnanti, catechiste ed evangelizzatrici, nonché incaricate di molti servizi e ministeri.

Giovani: L’evangelizzazione dei giovani è stato motivo di particolare preoccupazione di questo gruppo, poiché essi rappresentano il futuro della Chiesa.

Formazione nei seminari: I seminari dovrebbero avere al centro la nuova evangelizzazione, così da farne il tema ricorrente e unificatore nei programmi di formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale.

Opere di giustizia e carità: La giustizia e le opere di carità sono parte integrante dell’evangelizzazione e rappresentano testimonianze molto efficaci della nostra fede in Gesù Cristo. Per il bene della nuova evangelizzazione, occorre che venga data rinnovata importanza all’insegnamento e all’applicazione della Dottrina Sociale della Chiesa come un metodo per portare le persone a Cristo.

La gestione del creato: Anche la gestione del creato è a servizio della nuova evangelizzazione in molti modi. È la testimonianza della nostra fede nella bontà della creazione di Dio. Dimostra senso di responsabilità nei confronti di tutti coloro la cui vita e il cui sostentamento dipendono dai beni del creato. Manifesta solidarietà inter-generazionale nei confronti di quanti verranno dopo di noi, nonché una chiara testimonianza di un uso responsabile ed equo dei beni della terra.

Una sfida alla secolarizzazione: I nostri tempi hanno bisogno di una nuova evangelizzazione per affrontare le conseguenze negative del secolarismo.

Ecumenismo: L’ecumenismo fondato su una solida ecclesiologia è al servizio dell’evangelizzazione in quanto cerca di ristabilire l’unità della Chiesa di Cristo, accrescendo in tal modo la sua credibilità nel mondo. La Beata Vergine Maria è stata la prima discepola e la prima evangelizzatrice e deve essere proposta a tutti i cristiani come Stella della Nuova Evangelizzazione.

Tecnologia: I nuovi strumenti e metodi digitali della comunicazione sociale, che rappresentano un nuovo modo di comunicare, devono essere applicati con prudenza ed efficacia alle nostre strategie di nuova evangelizzazione, soprattutto riguardo all’evangelizzazione dei giovani.

Bellezza: La nuova evangelizzazione deve mettere in luce la bellezza, soprattutto quella della persona di Gesù Cristo.

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE HISPANICUS B: S. E. R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso, Segretario Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (COLOMBIA)

1) Identità teologico-pastorale della Nuova Evangelizzazione
Dobbiamo chiederci: perché una Nuova Evangelizzazione? Se è “nuova”, allora cosa ha perduto il popolo cristiano? Come Chiesa, cosa non abbiamo saputo offrirgli?
Sottolineiamo il fondamento pneumatologico della Nuova Evangelizzazione, un fondamento che deve avere uno stretto rapporto con la cristologia e con l’antropologia. Non è possibile compiere la Nuova Evangelizzazione senza un’apertura all’azione dello Spirito Santo e alla sua grazia, poiché è Lui che concede i carismi per annunciare Gesù Cristo e per il servizio alla società in quanto discepoli di Gesù. Lo Spirito è colui che avvera la gioia e l’allegria con le quali dobbiamo evangelizzare.
Senza un’ecclesiologia, vale a dire senza un’autocomprensione e un modo di essere nel mondo contemporaneo che approfondisca l’insegnamento del concilio Vaticano II, la Chiesa non potrà impegnarsi in una Nuova Evangelizzazione. È fondamentale definire la relazione “Chiesa-mondo odierno”. Se non lo facciamo, continueremo a dare l’impressione di essere una “istituzione” e non un’assemblea congregata attorno a Gesù Cristo, in cui ogni cosa umana trova accoglienza. Questa comunità di fede e di discepoli missionari al servizio del mondo (diakonia) è quella che ha ricevuto la missione di annunciarlo.
Un’ecclesiologia idonea va di pari passo con un profondo esame di coscienza della Chiesa riguardo a se stessa. Non parliamo della Nuova Evangelizzazione soltanto perché gli altri sono cambiati. È giunto il momento di chiederci: quali sono i peccati della Chiesa che ci hanno portati a una Nuova Evangelizzazione? Uno status quaestionis sulla Chiesa in se stessa e sul suo posto nel mondo è imprescindibile al momento di una Nuova Evangelizzazione.
La comunione è la sorgente e il frutto della Nuova Evangelizzazione, poiché Dio trino, dal quale procede la Chiesa e che la Chiesa deve annunciare, è relazione e comunione e soprattutto poiché attualmente viviamo in una società particolarmente individualista. È questa comunione trinitaria a rendere effettiva la comunione tra di noi ed è da qui che deve sgorgare la missione. Anche questo aspetto è essenzialmente trinitario.
2) La centralità della Parola di Dio nella Nuova Evangelizzazione
La storia della Salvezza è fatta di parole e opere di Dio in dialogo con le realtà umane al fine di porgere la salvezza, che è iniziativa e dono divino. Nella pienezza dei tempi, Dio si è rivelato con la sua Parola eterna che si è fatta carne (Gv 1, 14). La Parola piena di vita e di verità che la Sacra Scrittura contiene è il contenuto dell’annuncio e, quindi, della Nuova Evangelizzazione. Per questo motivo, la Parola di Dio incarnata è la sorgente della Nuova Evangelizzazione, non soltanto riguardo al contenuto, ma anche al metodo e allo stile.
Questo Sinodo dovrebbe porsi in intima unione con Verbum Domini mostrando il modo in cui la Parola di Dio incarnata, affidata alla Sacra Scrittura, è il “ponte” tra il mistero divino che vogliamo annunciare e le realtà umane di ogni giorno.
3) Alcuni contenuti, soggetti, destinatari e stile della Nuova Evangelizzazione
La fonte della Nuova Evangelizzazione è Dio Trino. Chi evangelizza è Dio Padre che, per amore, persegue il suo disegno salvifico per l’umanità; è lo Spirito Santo a rendere possibile la comunione con Dio salvatore in seno alla Chiesa e nel cuore dei credenti; è lo Spirito che accompagna e sostiene gli evangelizzatori.
Il contenuto della Nuova Evangelizzazione è l’annuncio attraverso la parola e la testimonianza di Cristo Risorto, vivo, vicino, fonte d’amore. Questo annuncio e testimonianza devono condurre all’incontro personale con Lui e, in Lui, con il Padre.
La famiglia è un ambito di fondamentale importanza quando si pensa a chi si deve evangelizzare (destinatario), ma anche quando si pensa a chi deve evangelizzare (soggetto). Nella famiglia, i bambini sono i destinatari primi dell’evangelizzazione da parte di genitori evangelizzati.
È indispensabile valorizzare e rafforzare l’opera dei catechisti e della catechesi. Con catechisti ben formati è possibile sviluppare una catechesi che venga compresa e praticata come processo di discepolato, cioè come una reale esperienza di fede nel seguire il Signore. Per questo processo si richiedono modi intellegibili (linguaggi) di rivolgersi agli uomini di oggi, tenendo in considerazione le loro aspirazioni e culture.
Senza la funzione evangelizzatrice dei fedeli laici nel proprio contesto, che è la gestione della vita famigliare, sociale, politica, economica e culturale, non ci sarà Nuova Evangelizzazione. Essi, però, hanno bisogno di una formazione integrale e di un riconoscimento effettivo del fatto che sono corresponsabili nel lavoro del Regno. La vocazione e missione dei laici esige una profonda riflessione sulla valenza teologica della secolarità, del loro inserimento nel mondo, specialmente nei nuovi areopaghi, e della loro partecipazione nella Chiesa. A questo proposito, occorrerebbe esaminare quali servizi ecclesiali affidare ai laici, tenendo conto della Nuova Evangelizzazione e dei nuovi scenari.
Lo stile della Nuova Evangelizzazione è una testimonianza gioiosa, attraente e audace della fede; pertanto il nuovo stile di evangelizzare non si caratterizza per il fatto di ‘imporre’, ma di ‘attrarre’.
Evangelizza una Chiesa povera che rinnova l’opzione per i poveri e per gli emarginati, come Cristo Gesù, poiché essi sono i destinatari privilegiati della sua salvezza. “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.
Il linguaggio, come mediazione per comunicare la Buona Novella di Gesù Cristo, richiede una speciale attenzione. Si rende necessario un esame di coscienza sul nostro uso del linguaggio e sulla nostra capacità o meno di esprimerci in un mondo in cui ci sono nuovi linguaggi. Il nostro linguaggio pecca di clericalismo.

Occorre un rinnovamento della chiesa particolare e, in seno ad essa, un rinnovamento della parrocchia, per renderla casa e scuola di comunione, luogo ecclesiale di spiritualità, in cui si apprendono la comunione e la corresponsabilità nella missione della Chiesa, a maggior ragione oggi, quando la persona sbiadisce e appare l’individuo o la massa. La Nuova Evangelizzazione passa attraverso una parrocchia dal “volto nuovo”, capace di accompagnare la gente nella fede e nel mondo personale e affettivo, cosa di cui maggiormente difetta oggi la nostra società. Le parrocchie dovrebbero essere una rete di comunità ecclesiali che, nei loro contesti concreti, sostengano la fede in Cristo Gesù e la sua sequela e, per la stessa ragione, la crescita nella dimensione umana integrale. Sono questi “corpi ecclesiali” (le parrocchie e le loro comunità) ad essere chiamati a mostrare il Signore risorto che dà vita e senso all’esistenza. Forse il problema più incalzante della Nuova Evangelizzazione è la costituzione e l’accompagnamento di queste piccole comunità ecclesiali.



- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE GALLICUS A: S. E. R. Mons. Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (FRANCIA)

Nel corso della giornata del 18 ottobre, il gruppo Circolo Minore “Gallicus A” ha riflettuto in primo luogo sul concetto di nuova evangelizzazione. Qual è la novità della missione? La condivisione all’interno del gruppo ha fatto scaturire una proposta di definizione: la nuova evangelizzazione consiste nell’annuncio che Dio, che è Amore trinitario, fa di se stesso in suo Figlio Gesù Cristo agli uomini e alle donne del nostro tempo.
In questa riflessione sulla nuova evangelizzazione, la dimensione dell’annuncio del kerigma risulta centrale. Essa deve evidenziare l’annuncio esplicito della salvezza fin dal principio di ogni iniziazione cristiana e farlo riecheggiare anzitutto nella Chiesa, sacramento della salvezza, che ha la vocazione di portarlo in tutto il mondo. La Chiesa vuol essere al servizio del Regno di Dio, che è già presente in tutti coloro che partecipano della carità. Lo Spirito Santo dà alla Chiesa la possibilità di meravigliarsi per l’azione della grazia.

Inoltre, la bellezza può essere una via di rivelazione del mistero di Dio, come è già avvenuto nella storia della Chiesa. In un’epoca in cui domina il disincanto di fronte alla profusione dei discorsi e in cui ogni forma di dogmatismo suscita sospetti, la ricerca della bellezza può rappresentare un cammino verso Dio. Attraverso la bellezza, la fede viene enunciata e annunciata.

Nella concretizzazione della nuova evangelizzazione, molti membri del Circolo hanno insistito sull’istituzione di un’iniziazione cristiana di tipo catecumenale, rivolta alle persone che si avvicinano o si riavvicinano alla fede. Molte di esse hanno perso i riferimenti culturali del cristianesimo. Questa iniziazione cristiana ha lo scopo di valorizzare il Battesimo come espressione sacramentale della salvezza. A partire da questo sacramento comincia il percorso dell’iniziazione cristiana. In quest’ottica, all’interno del gruppo, è stata elaborata una proposta per chiedere ai Dicasteri competenti una revisione completa delle pratiche catechetiche e sacramentali dell’iniziazione cristiana.

Questa nuova evangelizzazione non riguarda solo i paesi di antica tradizione cristiana, ma anche le terre che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo. Il gruppo intende proporre l’idea di una missione mondiale che, su iniziativa del Santo Padre, potrebbe inserirsi nel dinamismo dell’anno della fede.
Parallelamente a questo approccio globale dell’evangelizzazione, il gruppo ha sottolineato la necessità di un’inculturazione dell’evangelizzazione. Essa assume una duplice forma: quella dell’incarnazione del Vangelo nelle culture e quella di trasformazione di se stessa attraverso le culture.

Un altro punto decisivo della riflessione ha riguardato la nozione di comunione. La nuova evangelizzazione nasce dalla comunione trinitaria che si concretizza nel mistero della Chiesa- comunione: le famiglie, le comunità ecclesiali di base, le parrocchie, le famiglie religiose... “Da questo potranno riconoscere che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. Questa comunione, dono di Dio, comporta una responsabilità.
In questa prospettiva della comunione, che conferma la carità di Cristo, un ruolo essenziale è ricoperto dal sacramento della confessione. Mentre le nostre società sono alla ricerca della riconciliazione e della pace, la Chiesa offre la testimonianza profetica della misericordia divina. Cristo, che ci ha riconciliati con il Padre nello Spirito Santo, fa di noi attraverso il Battesimo degli ambasciatori di riconciliazione nel mondo.

La nuova evangelizzazione deve contare su nuovi evangelizzatori, tra i quali emergono i catechisti. In molti luoghi, in particolare nell’Africa francofona, essi rivestono, con una generosità esemplare, ruoli di animatori di comunità, ed insegnano la preparazione ai sacramenti... Non potremmo dare a questo corpo di laici missionari uno statuto ministeriale stabile, ben articolato con il ministero ordinato, nonché una formazione specifica solida?

Tra gli attori della nuova evangelizzazione, la formazione dell’élite politica si rivela anch’essa fondamentale. Esercitando varie responsabilità, questi leader devono possedere una buona conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa ed essere testimoni di una vita coerente. Urge questo investimento nella formazione al fine di promuovere una giustizia sociale e un’economia rispettosa dell’ecologia dell’uomo.

Molti Padri sinodali hanno interpellato il gruppo sulla questione del dialogo con i musulmani, che rientra nella nuova evangelizzazione. Si svolgerà sulla linea della dichiarazione Nostra Aetate, nell’ascolto e nel rispetto e seguendo varie modalità: dialogo della vita, dialogo delle opere, dialogo spirituale e dialogo teologico.

In conclusione, il lavoro del Circolo Minore “Gallicus A” si è svolto in un clima fraterno di ascolto reciproco. La parola è circolata liberamente nel comune desiderio di partecipare attivamente alla promozione della nuova evangelizzazione. 

 

- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE ANGLICUS B: S. E. R. Mons. Bernard LONGLEY, Arcivescovo di Birmingham (GRAN BRETAGNA)

La Nuova Evangelizzazione non è una strategia o un programma, bensì un invito a un incontro e a un rapporto per tutta la vita con Gesù Cristo e con la sua Chiesa. Significa innamorarsi della persona di Gesù Cristo e della sua sposa, la Chiesa cattolica. Questo incontro con Cristo si svolge nella Chiesa e attraverso di essa, al fine di non alimentare una falsa dicotomia tra spiritualità e religione. Gli incontri con Cristo nella Chiesa aiutano i fedeli a comprendere il bisogno di salvezza e di perdono dal peccato. Dopo l’incontro iniziale con Cristo, i fedeli desiderano trascorrere del tempo con l’amato, nella preghiera, nel sacramento e contemplare il volto di Dio (Novo Millennio Ineunte).
Perciò, i Padri desiderano proporre un accompagnamento costante di ogni cattolico nel suo percorso di fede, modellato sul cammino di Gesù con i due discepoli sulla via di Emmaus. I fedeli hanno bisogno di un lavoro costante di catechesi sistematica, comprensiva e che duri per tutta la vita.
L’evangelizzazione e la catechesi devono aiutare i fedeli a conoscere, a comprendere, a vivere e a condividere la fede. Una catechesi per giovani e adulti, adeguata all’età e presentata in modo attraente e apologetico, che risponda alle domande autentiche di quanti ricevono la formazione, favorirebbe la Nuova Evangelizzazione. Fatta in modo attraente e accattivante, per esempio durante le Giornate Mondiali della Gioventù, questa presentazione elementare dei fondamenti della nostra fede, quale la si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica, aiuterà a ravvivare la fiducia nella fede e una maggiore capacità di condividerla con gli altri.
La promozione di qualche iniziativa pratica aiuterebbe la Nuova Evangelizzazione e la catechesi: Lectio Divina, insegnare la preghiera, rendere le Sacre Scritture e il Sacramento della Penitenza più facilmente accessibili (per esempio offrendo il Sacramento in tempi nuovi e, in modo regolare, durante la Quaresima o l’Avvento), compiere pellegrinaggi, condividere i racconti sui santi e sui martiri, e far conoscere il lavoro e il ministero eccellente svolto da istituzioni e apostolati cattolici.
Abbiamo parlato di presentare i Sacramenti in una nuova luce, tesa a raggiungere la società contemporanea. La preparazione ai singoli sacramenti deve caratterizzare il catecumenato e consentire l’incontro personale con Cristo e la proclamazione del kerygma. Le piccole comunità cristiane possono aiutare a creare legami reciproci tra le persone, tenendo conto della preghiera e della riflessione sulle Scritture.
Incoraggiamo i Padri sinodali a pregare per una Nuova Pentecoste per tutta la Chiesa e per comprendere meglio i modi in cui lo Spirito Santo sta operando nella Chiesa e nella vita dei cattolici e degli altri cristiani. Abbiamo sottolineato l’importanza di una liturgia ben celebrata e di omelie capaci di ispirare e di spiegare la fede in modo avvincente. Ciò richiederà una formazione per il clero nell’ambito della liturgia, dell’omiletica e della Nuova Evangelizzazione, poiché è il clero a formare i nuovi evangelizzatori.
Al fine di essere efficaci come evangelisti, i laici hanno bisogno di una preparazione migliore all’evangelizzazione. Questa deve includere la dottrina, aiutare gli evangelisti a condividere la fede, per esempio attraverso un uso più esteso di immagini, adeguato alle persone che essi servono, alcune delle quali potrebbero esser analfabete, umiltà, acquisire la capacità di articolare il proprio racconto di fede e la propria testimonianza di Cristo.
Il nostro gruppo desidera incoraggiare i vescovi, i sacerdoti e i diaconi permanenti a conoscere in modo più personale la vita di coloro che servono. Il vescovo è un’evangelista che guida con l’esempio e condivide con tutti i battezzati le benedizioni dell’essere stato chiamato all’evangelizzazione. Il suo ministero deve avere le caratteristiche del pastore (ad intra) e del pescatore (ad extra). Sono necessari una formazione permanente per il clero sulla Nuova Evangelizzazione e metodi di evangelizzazione nella diocesi e nelle parrocchie.
La famiglia è un centro privilegiato per la nuova evangelizzazione. Le famiglie cattoliche hanno un profondo bisogno di sostegno regolare e di assistenza diretta da parte della Chiesa e della parrocchia al fine di diventare testimoni della fede. L’inculturazione costante del Vangelo potrebbe unire la vita di Cristo e la vita e la cultura di tutti i popoli. Inculturazione del Vangelo significa diventare una Chiesa più accogliente per gli immigranti e i bisognosi.
Abbiamo anche riflettuto sul contributo dei religiosi e sulla testimonianza della vita consacrata, sull’istituzione dei catechisti come ministero stabile in seno alla Chiesa, sul bisogno di una catechesi post-sacramentale, specialmente dopo la Confermazione, sulla saggezza di consultare i nostri esperti di diritto canonico quando formuliamo una politica diocesana, sulle particolari esigenza della comunità dei non udenti e sulla gestione delle risorse naturali in tempi di conflitto o di guerra.



- RELAZIONE DEL CIRCOLO MINORE HISPANICUS A: S. E. R. Mons. Ricardo BLÁZQUEZ PÉREZ, Arcivescovo di Valladolid (SPAGNA)

Vari partecipanti hanno indicato che la presente Assemblea del Sinodo dei Vescovi su “La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” è in continuità con il cammino aperto dal Concilio Vaticano II. Ciò che ora si chiede alla Chiesa è di infondere nelle vene dell’umanità la linfa viva e divina del Vangelo. 

Evangelizzare significa annunciare buone notizie, comunicare gioiose novità da parte di Dio. Perciò, possiamo anche cogliere negli avvenimenti della storia i segni di Dio e dei suoi appelli. L’Evangelizzazione comporta anche vicinanza e dialogo con gli uomini per ascoltarli e intavolare con loro un dialogo sulle loro inquietudini e miserie. 

Il Signore conta su di noi nell’evangelizzazione per la trasmissione della fede e della salvezza. Gesù risorto ha costituito con il suo Spirito la Chiesa sacramento universale di salvezza. La mediazione strumentale nell’evangelizzazione esige dalla Chiesa in quanto tale e dai suoi figli una continua conversione a Dio. Per questo motivo, santi e martiri sono stati evangelizzatori preziosi in tutte le situazioni della storia (per es. monaci, ordini mendicanti, congregazioni religiose, nuovi movimenti). La santità, la fede vibrante, l’incontro vivo con Gesù Cristo, la preghiera, l’ardore apostolico, lo zelo pastorale, la pedagogia nella trasmissione della fede, la carità premurosa, l’amore verso i poveri e verso coloro che sono stati feriti dalla vita sono comportamenti spesso ricordati nel gruppo.

La Nuova Evangelizzazione è in rapporto con i tempi nuovi, con i cambiamenti accelerati, profondi e universali (globalizzazione). Perché già qualche decennio fa Giovanni Paolo II parlò della necessità e dell’urgenza di intraprendere una Nuova Evangelizzazione? Forse perché le occasioni allora celebrate rimandavano ad avvenimenti decisivi della storia, ma indicano anche cambiamenti che ci riguardano tutti, tanto la Chiesa quanto l’umanità alla quale il Signore ci ha inviati. Stiamo forse vivendo un cambiamento di epoca? Un epoca con molti cambiamenti? Certamente stiamo attraversando crisi che sono allo stesso tempo sfide e opportunità che rendono difficile in modo particolare la vita cristiana e la trasmissione della fede, danneggiano l’immagine della Chiesa e ostacolano l’inserimento fiducioso di molti nella comunità cristiana.

Ci preoccupa che tanti si stiano allontanando dalla Chiesa a volte in modo clamoroso, altre volte in silenzio. Ciò che, nell’azione pastorale, molti anni fa era sufficiente, oggi non basta più. Soffriamo scombussolamenti, insoddisfazioni e inquietudini. La Chiesa ha bisogno di obbedire nuovamente al mandato missionario del Signore: andate in tutto il mondo, in tutte le latitudini, in tutti i settori dell’umanità, nei suoi “deserti spirituali”, nelle sue ricchezze e povertà, ad annunciare il Vangelo, che si concentra nella persona di Gesù Cristo, morto per noi, che vive per sempre e ci accompagna su tutte le strade del mondo.

La Nuova Evangelizzazione ha come destinatari i battezzati e coloro che si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa. Tutta la Chiesa (vescovi, presbiteri, religiosi/e, laici; diocesi, parrocchie, congregazioni religiose, movimenti) deve essere evangelizzata, facendo un esame di coscienza e riconoscendo i suoi errori e peccati, e, allo stesso tempo, deve partecipare all’evangelizzazione. La Chiesa intera deve sperimentare un nuovo impulso missionario.

 

AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (V)

 

- Prof. Michel WEINRICH, Professore presso la Facoltà teologica evangelica dell'Università della Ruhr a Bochum (GERMANIA)

Desidero porgere alla XIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi il saluto e gli auguri dell’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate, soprattutto del suo presidente Jerry Pillay e del segretario generale Setri Nyomi. 
L’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate è ben consapevole della grande importanza del tema della nuova evangelizzazione. Con questo tema si approfondiscono e si concretizzano le discussioni del XII Sinodo dei vescovi del 2008, che verteva su: “La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Entrambi gli argomenti sono assai familiari anche alle Chiese riformate, e in ciò siamo certi che sono molto maggiori le istanze che ci uniscono che non quelle che ci dividono. Ciò che potrebbe unirci maggiormente è la fiducia nella vitalità della Parola di Dio e nel Vangelo, che trae sempre origine da Lui.
Dopo la nuova costituzione del 2010 a Grand Rapids, l’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate si è occupata in modo particolare del problema del fondamento della comunità (communio) e dell’impegno e responsabilità che ne derivano. Sappiamo che non è sufficiente riconoscerci l’un l’altra come Chiese, se questo riconoscimento non si riflette nelle nostre vite. Per parlare duramente: la contestualità e la cattolicità sono interdipendenti. Quando la contestualità della Chiesa è qualcosa di diverso dalla concretizzazione della sua cattolicità, allora sorge un grave problema che occorre affrontare. Abbiamo dovuto impararlo ancora una volta, e adesso è importante occuparsi delle conseguenze che ha comportato.
La pace della comunità può essere ben descritta dalla parola ebraica “Shalom”. Nei luoghi in cui il Vangelo viene udito di nuovo, parte di questa “Shalom” è a portata di mano. Che Dio conceda a questo Sinodo di seguire i passi dello Spirito Santo in questa direzione. Che Dio benedica ftlinequesto Sinodo e il suo importante compito.

 

AUDITIO AUDITORUM (IV)

- Rev.da Suora Immacolata FUKASAWA, A.C.I., Superiora Generale delle Ancelle del S. Cuore di Gesù (GIAPPONE)

Io sono nata in Giappone, un paese non cristiano, e lì ho ricevuto la grazia del battesimo e la vocazione religiosa. Il mio cuore è colmo della gioia di credere e di annunciare la mia fede in Gesù Cristo.
Ora, come religiosa di vita apostolica, in che modo realizzerei la Nuova Evangelizzazione? (Instrumentum Laboris n. 96). Pensando a questa domanda, mi vengono alla mente i quattro obiettivi che abbiamo riaffermato nell’ultimo Capitolo Generale.
Primo obiettivo: Lasciare che il carisma sia in noi religiose una passione, che si trasformi in abbraccio compassionevole rivolto a ogni dolore e che incoraggi la vita;
Secondo obiettivo: Vivere più radicalmente la nostra consacrazione;
Terzo obiettivo: Essere donne generatrici di comunione;
Quarto obiettivo: Avvicinarci ai giovani.
Questi obiettivi devono compiere oggi la Nuova Evangelizzazione alla luce della nostra consacrazione. Il modo in cui sapremo raggiungerli dipenderà dalla novità e dalla forza con cui sapremo operare. Ciò ci esorta a lasciarci trasformare da Dio, in modo da vivere con umiltà, con passione e con dinamismo la nostra vocazione nella Chiesa.

 

- Sig. Tommaso SPINELLI, Catechista di giovani catecumeni presso l'Ufficio Catechistico della diocesi di Roma (ITALIA)

La nuova evangelizzazione ha bisogno di sostanza: di catechesi di spessore che sappiano dire qualcosa di serio alla nostra vita, ma anche e soprattutto di vite di spessore che mostrino nei fatti la solidità di chi è cristiano. A maggior ragione oggi che le famiglie sono disunite e spesso abdicano al loro ruolo educativo, i sacerdoti testimoniano ai giovani la fedeltà ad una vocazione e la possibilità di scegliere un modo di vivere alternativo e più bello rispetto a quello proposto dalla società. Ciò che mi preoccupa è che però tali figure di spessore stanno diventando la minoranza. Il sacerdote ha perso fiducia nell'importanza del proprio ministero, ha perso carisma e cultura. Vedo sacerdoti che si adattano al pensiero dominante. E lo stesso è nelle liturgie che nel tentativo di farsi originali diventano insignificanti. Sacerdoti, vi chiedo di trovare il coraggio di essere voi stessi. Non temete perché lì dove sarete autenticamente sacerdoti, lì dove proporrete senza paura la verità della fede noi giovani vi seguiremo. Sono nostre infatti le parole di Pietro: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!". E noi abbiamo una fame infinita di qualcosa di eterno e di vero.
Pertanto propongo di:
1) Aumentare la formazione dei sacerdoti, non solo spirituale ma anche culturale. Troppo spesso vediamo oggi sacerdoti che hanno perso il ruolo di maestri di cultura che li aveva resi importanti per tutta la società. Oggi se vogliamo esser credibili ed utili dobbiamo tornare ad avere buoni strumenti culturali.
2) Riscoprire il Catechismo della Chiesa Cattolica nella sua conciliarità: in particolare la prima parte di ogni sessione dove i documenti del concilio illuminano i temi tradizionali. Il Catechismo ha infatti la sapienza di premettere alla spiegazione del Credo una parte ispirata alla Dei Verbum, in cui viene spiegata la visione personalistica della rivelazione, ai sacramenti la Sacrosantum Concilium, e ai comandamenti la Lumen Gentium che mostra l’uomo creato a immagine di Dio. La prima parte di ogni sezione del catechismo è fondamentale perché l’uomo di oggi senta la fede come qualcosa che lo riguardi da vicino e che sia capace di dar risposta alle sue domande più profonde.
3) Infine la liturgia: troppo spesso è trascurata e desacralizzata, va rimessa con dignità al centro della comunità sia parrocchiale che territoriale.

 

- Rev. Jesús HIGUERAS ESTEBAN, Parroco di S. Maria de Caná Madrid (SPAGNA)

Da molti secoli la parrocchia è lo spazio naturale in cui viene annunciato il Vangelo, ma di questi tempi, di fronte alla realtà dei nuovi movimenti, voluti dallo Spirito Santo, sembra, in particolare in Europa, che la parrocchia sia diventata la sede di ciò che potremmo chiamare il “cristianesimo dei precetti”.
È invece necessario affermare il senso positivo della parrocchia nei nostri tempi per portare a compimento la Nuova Evangelizzazione e, perciò, nella prospettiva di una pastorale della santità, possiamo ricordarne alcuni aspetti essenziali.
Anzitutto, è indispensabile recuperare la “serietà eucaristica”, poiché, con troppa frequenza la celebrazione della Santa Messa e dell’Adorazione Eucaristica non viene curata, lasciandola all’arbitrio di una pretesa creatività liturgica che riempie di disgusto i nostri fedeli. È tempo di riprendere l’Ars celebrandi proposta dal Magistero della Chiesa.
In secondo luogo, la parrocchia deve essere lo spazio naturale nel quale i fedeli hanno la possibilità di vivere il Sacramento della penitenza in modo abituale. È indispensabile che noi sacerdoti offriamo ai fedeli la possibilità di incontrare la Misericordia Divina, sottolineando l’utilità della direzione spirituale. Inoltre, la parrocchia è il primo luogo in cui coloro che vengono visitati dalla morte e da qualsiasi tipo di dolore vanno accolte con affetto e con speranza.
In terzo luogo, dobbiamo perdere il timore di costruire nelle nostre parrocchie la comunione ecclesiale che esiste nelle Chiesa universale. La parrocchia è la casa di tutti ed è per tutti. Le diocesi, i movimenti, la vita consacrata e tutte le realtà ecclesiali possono unire i loro sforzi nella parrocchia.Dobbiamo farci carico in particolare dei sacerdoti, i quali molto spesso si trovano soli e sconcertati di fronte a un mondo, e persino a dei fedeli che mettono in discussione la loro identità. Dobbiamo creare spazi nei quali i sacerdoti si sentano amati e accompagnati nella ricerca della santità personale. Siamo degli evangelizzatori che vanno evangelizzati e che propongono con gioia la propria vocazione personale e ogni cammino di santità nella Chiesa.
Infine, abbiamo bisogno di parrocchie mariane, poiché la dimestichezza con la Madre di Dio è attraente per l’uomo che cerca la bellezza dell’umanità redenta.

 

- Dott.ssa Ewa KUSZ, già Presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari - C.M.I.S. (POLONIA)

La mia vocazione, come quella degli altri membri degli istituti secolari, ci rimanda al mondo come al luogo in cui viviamo la nostra vocazione in tutta la sua ricchezza, le sue difficoltà, la sua drammaticità o anche le sue ferite. Il nostro compito di laici, anche di laici consacrati a Dio, non è costituito da una particolare attività pastorale o di evangelizzazione. La natura della nostra vocazione consiste nel cercare Dio in tutti gli avvenimenti della giornata, in ogni incontro con gli altri. Si tratta semplicemente di vivere il Vangelo nella quotidianità. Ciò non sarebbe particolarmente impressionante, né efficace per il pubblico. Non è nemmeno adatto ad essere amplificato dai media. Nella mia vita vedo che non è semplice, poiché spesso sarebbe più facile annunciare il Vangelo a voce alta invece che viverlo. Nel mio lavoro, nell’ambiente che mi circonda, incontro persone ferite che hanno fame di amore, che non di rado provano risentimento o indifferenza nei confronti di Dio. Incontro persone che anelano alla pienezza, all’amore, alla bellezza e all’armonia, cercandole in luoghi diversi. Purtroppo solo raramente nella Chiesa. Talvolta la loro esperienza nella Chiesa, l’incontro con le “persone di Chiesa” per diverse ragioni le hanno ferite. Quello che io e gli altri membri degli istituti secolari possiamo fare per queste persone è offrire loro la nostra semplice presenza, apertura all’incontro, aiuto quando è atteso. Per questo occorrono competenza personale, preghiera silenziosa e non ultimo la propria vicinanza alla persona di Gesù Cristo. Si tratta, come ha riassunto il Papa nel suo recente messaggio ai membri degli istituti secolari, “di abbracciare con carità le ferite del mondo e della Chiesa”. Con il tempo questo atteggiamento porta speranza nella vita di una persona che prima, chiusa nel proprio dolore, si trovava davanti all’abisso della solitudine e della disperazione, spesso senza riuscire a intravedere una soluzione concreta, oppure incontrava enormi difficoltà a perdonare coloro che le avevano fatto un torto.

 

- Rev. Mons. Enrique GLENNIE GRAUE, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Messico (MESSICO)

L’evento delle apparizioni di Maria a Guadalupe all’indio san Juan Diego nel 1531 ebbe effetti decisivi sull’evangelizzazione, con un’influenza che va ben oltre i confini della nazione messicana e si estende a tutto il Continente.
Subito dopo le apparizioni, si verificò un’impressionante conversione di massa, tanto da parte di indigeni che di spagnoli. Un segno concreto dell’importanza dell’evento guadalupano fu questa conversione e devozione alla Vergine e, per mezzo di Lei, a Gesù Cristo che osserviamo fino ai giorni nostri, con la presenza nel santuario di oltre 20 milioni di persone all’anno.
Come ogni Evento Salvifico, l’evento guadalupano trascende frontiere, culture, popoli, costumi, ecc. e giunge fin nel più profondo dell’essere umano. Si tratta di un Evento Salvifico, perché provoca la conversione del cuore e muove l’essere umano a un vero pentimento, per incontrarsi con Dio, realizzando un cambiamento di vita pieno e totale.
In questo Evento Salvifico si manifesta, in modo evidente, l’intervento di Dio in un’evangelizzazione guidata da Maria, prima discepola e missionaria dell’Amore.
In parole povere, il culto alla Vergine di Guadalupe si rivela, da allora fino a oggi, come una vera evangelizzazione; si può vedere che l’Evento guadalupano permette di comprendere l’essenza del Vangelo e muove le anime in tal modo che la conversione a Gesù Cristo ne è un’evidente manifestazione. Questo ha consentito di portare a compimento l’evangelizzazione di tutto un popolo che stava nascendo. In effetti comincia allora una devozione che nessuno potrà fermare e che è andata approfondendosi ed estendendosi fino ad oggi non solo in Messico, ma nelle più diverse nazioni, condotte per mano dalla Stella dell’Evangelizzazione fino al loro Redentore in un’evangelizzazione perfettamente inculturata.
In conclusione possiamo affermare che, come accade nell’Evento guadalupano, la Nuova Evangelizzazione esige anche un’autentica ‘inculturazione’.
Se avviene in modo corretto, l’evangelizzazione sfocia nel fenomeno dell’inculturazione, intesa come presenza e frutto della fede in seno a una determinata cultura. Ritengo che questa sia una sfida importante della Nuova Evangelizzazione.

 

- Fr. Alvaro Antonio RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., Superiore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane (COSTA RICA)

Personalmente ritengo che le nuove generazioni, senza distinzione di continenti o di differenze culturali, debbano essere il campo d’azione privilegiato della Nuova Evangelizzazione, non soltanto come ricettori passivi, bensì come agenti attivi, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, quando affermava che i giovani sono i migliori apostoli dei giovani. La loro presenza e una loro parola nel Sinodo probabilmente ci avrebbero permesso di avere una visione più lungimirante del futuro.
Da parte nostra è importante conoscere il loro mondo e compiervi uno sforzo di inculturazione. Conoscere i loro bisogni, le loro angosce, gli interrogativi, le aspirazioni e le speranze, e offrire loro il Vangelo che è sempre Buona Novella. È importante partire dalla vita, poiché i giovani si disinteressano al messaggio cristiano nella misura in cui esso si presenta al loro intelletto come ideologia, imposta dall’esterno in modo autoritario oppure, deduttivamente, partendo da principi svincolati dalla vita reale. Per questo il nostro ruolo principale è di aiutare ogni giovane a sentirsi amato, apprezzato, benedetto, importante e necessario per gli altri.
La Nuova Evangelizzazione per i nostri giovani e per chi li accompagna deve essere una chiamata a ritornare al Vangelo e a scoprire che il nucleo centrale della nostra fede è un incontro personale con Gesù Cristo che conduce a una comunità di discepoli. La nostra missione nei confronti dei giovani è quella di essere compagni nella ricerca, umili guide che aiutano a scoprire un cammino e a dare un senso alla vita. Più che maestri che insegnano dall’alto o giudici che giudicano e condannano dall’esterno, siamo chiamati a essere fratelli e sorelle che accompagnano dall’interno. I giovani sono una nuova notizia per il mondo, ma noi dobbiamo domandarci come fare affinché la Buona Novella di Gesù sia buona novella per loro. In un’epoca come la nostra, in cui i giovani cercano qualcosa di più e sono aperti alla spiritualità, dobbiamo educarli all’incontro con Dio nel proprio intimo, che colmerà il loro vuoto esistenziale e permetterà loro, come fece Gesù, di vedere la realtà, di commuoversi davanti ad essa e di impegnarsi in un’azione trasformatrice.

 

- Dott. Salvatore MARTINEZ, Presidente per l'Italia del Rinnovamento nello Spirito Santo (ITALIA)

Al n. 39 dell' Instrumentum Laboris si legge: “Più di una Chiesa particolare chiede al Sinodo di verificare se l'infecondità dell'evangelizzazione oggi ... sia un problema anzitutto ecclesiologico e spirituale “. Il Servo di Dio Paolo VI, il quale quaranta anni or sono così si esprimeva: 
“Quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta? La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di Parola sulle labbra, 
di profezia nello sguardo” (Udienza generale, 29.XI.1972). Per una nuova evangelizzazione servono uomini nuovi. Dove c'è lo Spirito di Dio, là c'è futuro! Dove la Sua presenza viene invocata e i Suoi carismi accolti ed esercitati, la Chiesa rifiorisce, la preghiera si fa annuncio, la gioia non conosce stanchezze e il servizio all'uomo rivela la carità di Dio. Il Beato Giovanni Paolo II e il Papa Benedetto XVI hanno segnalato nuove energie evangelizzatrici che molti fedeli laici stanno mettendo a disposizione della Chiesa, grazie alle nuove pedagogie di fede esperimentate mediante i diversi carismi nei Movimenti ecclesiali e nelle Nuove Comunità. La madre di tutte le crisi che soffriamo è spirituale. Urge ritornare allo Spirito Santo, più pregando che teorizzando, facendo sì che la fede dogmatica sia sempre accompagnata dalla fede carismatica. La nuova evangelizzazione si prepara più con la vita comunitaria e con la fiducia nella fraternità che con programmazioni e revisioni.

 

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