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Sinodo dei vescovi: 26 ottobre

vescovi sin3Venerdì 26 ottobre si è tenuta la Ventesima Congregazione Generale per la presentazione e la votazione del Messaggio del Sinodo dei Vescovi al Popolo di Dio. Martedì pomeriggio, 23 ottobre 2012, e mercoledì, 24 ottobre 2012, sono continuati i lavori dei Circoli Minori. L’ultima fase dei lavori dei Circoli Minori si è conclusa con l’approvazione da parte di ogni Circolo Minore degli emendamenti collettivi, votati con maggioranza assoluta, che sono stati consegnati dai Relatori dei Circoli Minori alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi al termine dei lavori dei Circoli Minori. 

Il risultato del lavoro del Relatore Generale con il Segretario Speciale, i Relatori dei Circoli Minori e alcuni Esperti sarà presentato, sotto forma dell’Elenchus finalis propositionum, nella Ventunesima Congregazione Generale di questo pomeriggio, venerdì 26 ottobre 2012. La votazione è prevista nella Ventiduesima Congregazione Generale di domani mattina, sabato 27 ottobre 2012. I risultati della votazione saranno comunicati nella Ventitresima e ultima Congregazione Generale di domani pomeriggio.

Sono intervenuti anche un Delegato Fraterno ed alcuni Uditori e Uditrici.

AUDITIO DELEGATORUM FRATERNORUM (VI)


- S. G. IRINEJ [Bulović], Vescovo di Bačka (SERBIA)
Il riassunto dell’intervento non è pervenuto prima della chiusura del Bollettino.

 

AUDITIO AUDITORUM (V)

- Rev.da Suora Mary Prema PIERICK, M.C., Superiora Generale delle Missionarie della Carità (INDIA)
- Prof. Yong Suk Francis Xavier OH, Segretario Generale del "Catholic Lay Apostolate Council of Korea" (COREA)
- Sig.ra Rita María PETRIRENA HERNÁNDEZ, Responsabile del Dipartimento di Coordinamento Pastorale della Conferenza Episcopale di Cuba (CUBA)
- Rev. P. Emmanuel TYPAMM, C.M., Segretario Generale della "Confédération des Conférences des Supérieurs Majeurs d'Afrique et de Madagascar - CO.S.M.A.M." (CAMERUN)
- Rev.da Suora Yvonne REUNGOAT, F.M.A., Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco (FRANCIA)
- Prof. Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo (STATI UNITI D'AMERICA)
- Dott. José María SIMÓN CASTELLVÍ, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche - F.I.A.M.C. (SPAGNA)
- Rev. Piergiorgio PERINI, Presidente dell'Organismo Internazionale di Servizio per le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (ITALIA)
- Dott.ssa Chiara AMIRANTE, Fondatrice e Presidente della Comunità Nuovi Orizzonti (ITALIA)
- Dott. Curtis A. MARTIN, Fondatore e Presidente del "Fellowship of Catholic University Students" - FOCUS (STATI UNITI D'AMERICA)
- Dott.ssa Ernestine Sikujua KINYABUUMA, Docente all'Istituto Universitario Maria Malkia di Lubumbashi, Membro del Movimento dei Focolari (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
- Rev.da Suora Rekha (Mary Joseph) CHENNATTU, R.A., Professore di Nuovo Testamento presso il Pontificio Istituto di Filosofia e Religione in Pune (INDIA)
- Sig.ra Gisèle MUCHATI, Responsabile regionale del Movimento "Famiglie Nuove" (SIRIA)
- Sig.ra Chantal LE RICQUE, laica dell'Arcidiocesi di Parigi (FRANCIA)
- Sig.ra Patricia Ngozi NWACHUKWU, L.S.M., Nobile Presidente delle Dame di S. Mulumba (NIGERIA)
- Rev. Renato DE GUZMAN, S.D.B., Assistente Principale per la Pastorale della "Grade School and High School Departments, Don Bosco Technical Institute", Makati City (FILIPPINE)

 

- Rev.da Suora Mary Prema PIERICK, M.C., Superiora Generale delle Missionarie della Carità (INDIA)

Madre Teresa è nota per il lavoro che ha fatto a favore dei poveri. Non tutti comprendono subito la finalità del nostro lavoro, che è di “portare le anime a Dio e Dio alle anime”. Quando il ministro del lavoro sociale le chiese quale fosse la differenza tra il suo lavoro e il proprio, lei rispose: “Voi lo fate per qualcosa, noi per Qualcuno”. Sin dagli inizi della Congregazione, Madre Teresa sapeva che il lavoro avrebbe richiesto tante ferventi preghiere e tanta penitenza. Con fede salda e in spirito di amorevole fiducia, totale abbandono e gioia, il suo unico desiderio era di placare la sete d’amore e di anime di Gesù. Contemplando Gesù sulla croce sapeva - e ci ha insegnato - come vivere i voti di povertà, di obbedienza e di carità. La nostra vocazione non è il lavoro, bensì appartenere a Gesù e, come Gesù ha detto alla nostra Madre: “La vostra vocazione è di amare, soffrire e salvare anime”.
In molti paesi le suore portano medicinali nei villaggi più remoti, dove Gesù non è ancora conosciuto. I malati più gravi vengono accolti nelle nostre case, dove ricevono cure soprattutto per la tubercolosi. Durante la loro permanenza presso di noi partecipano alle preghiere delle suore. Ascoltano la Parola di Dio, sono presenti alla Santa Messa e all’Adorazione Ecuaristica. Apprendono dell’amore misericordioso di Dio per loro e imparano a pregare il rosario. Le loro domande più profonde sulla vita ricevono risposta. Quando ritornano al proprio villaggio estendono la loro esperienza di Gesù alla propria famiglia e ai vicini.
A Kolkata giungono volontari di molti paesi per partecipare al servizio dei poveri nelle nostre case. Provengono da tutte le situazioni di vita e hanno aspettative molto diverse. Questi giovani vengono invitati a partecipare alla Santa Messa alle sei del mattino. Dopo il loro servizio, dopo aver toccato Gesù nei poveri, ritornano alla Casa Madre per adorare Gesù nell’Eucaristia alle sei del pomeriggio. Di solito è presente un sacerdote per le confessioni. Ultimamente sta aumentando il numero di volontari cinesi. Un giorno una giovane si è avvicinata alla Madre raggiante di gioia: “Ho trovato Gesù nella casa dei morenti”. Un ragazzo, invece, ha raccontato così la sua esperienza: “Sono venuto per cambiare Kolkata, ora vedo che Kolkata ha cambiato me”.
La nostra Madre ha diffuso il Regno del Cuore Immacolato donando una medaglia miracolosa a tutti coloro che incontrava. Noi andiamo sempre due a due, con il rosario in mano, e Nostra Signora apre le porte e i cuori dei poveri affinché Gesù possa entrarvi.
Vi chiedo di voler pregare per noi, affinché possiamo rendere la Chiesa pienamente presente attraverso il nostro amore per Gesù e per i poveri, ovunque Gesù ci ha mandate.
Ringrazio Sua Santità e voi, cari Vescovi, perché vi prendete amorevolmente cura dei bisogni spirituali delle suore nelle vostre diocesi.
Le suore e i nostri poveri pregano per voi e perché questo Sinodo sia fecondo.

 

- Prof. Yong Suk Francis Xavier OH, Segretario Generale del "Catholic Lay Apostolate Council of Korea" (COREA)

Vorrei iniziare il mio intervento richiamando l’attenzione su un’espressione che troviamo al punto 13 dell’Instrumentum Laboris: “da evangelizzata ad evangelizzatrice”, soprattutto sul “da evangelizzata”. È evidente perché la Nuova Evangelizzazione richiede di essere evangelizzati per poter evangelizzare. Guardiamo alla Chiesa coreana, nota nel mondo come Chiesa dinamica. Attualmente quasi il 60% dei cattolici coreani battezzati negli ultimi tre anni si allontana dalla Chiesa. Solo il 30% dei cattolici coreani partecipa alla messa tutte le domeniche e quel che è peggio è che in un’arcidiocesi, questa percentuale è scesa addirittura sotto il 20%. È come riempire un pozzo senza fondo. I problemi non riguardano soltanto i laici. Ultimamente alcuni sacerdoti e religiosi hanno abbandonato la Chiesa per aderire a una pseudo-religione non autorizzata e privata, basata su un’ermeneutica errata del libro dell’Apocalisse. Ciò rientra nel concetto del non essere evangelizzati. Per questo motivo la Chiesa ha bisogno di “un costante rinnovamento al suo interno, un continuo passare” (IL 13). Il problema è come attuarlo. A questo proposito ci si attende molto dalle parrocchie e dalle famiglie.
Un padre coreano mi ha raccontato il caso della conversione al buddismo di una giovane donna. Era figlia di genitori cattolici devoti e suo fratello era un frate salesiano, che adesso lavora per i giovani come psichiatra professionista. Si riteneva che fosse cresciuta in una famiglia evangelizzata. Le è stato chiesto “cosa ti ha fatto decidere di convertirti al buddismo?” e lei ha risposto: “Come cattolica avevo sempre la sensazione che mi mancasse qualcosa. Un giorno ero sull’autobus e ho sentito alla radio il discorso di un monaco buddista. Ho sentito che quello che diceva poteva essere vero, così ho ordinato tutta la serie di nastri con le sue lezioni”. Purtroppo non era riuscita a trovare la “fontana del villaggio” che avrebbe estinto la sua sete di appagamento spirituale.
Ritengo che la Nuova Evangelizzazione abbia bisogno di un amorevole spirito comunitario, simile a quello manifestato dal Beato Papa Giovanni Paolo II verso un prete smarrito, umiliatosi diventando un mendicante. Il Papa gli chiese di ascoltare la sua confessione dicendo: “Chi è prete, lo è per sempre”.

 

- Sig.ra Rita María PETRIRENA HERNÁNDEZ, Responsabile del Dipartimento di Coordinamento Pastorale della Conferenza Episcopale di Cuba (CUBA)

Come molti paesi dell’Europa dell’Est, abbiamo subito per decenni la promozione di una cultura marxista con le sue conseguenze; ci sono stati momenti molto complessi e difficili per la Chiesa, ma essa non ha rinunciato alla sua fedeltà a Cristo e al popolo. Abbiamo vissuto anni di silenzio, è stato un silenzio oblativo, è stato un silenzio fecondo. Volevamo ascoltare meglio Dio che parlava al cuore della comunità cristiana per porsi al centro di questa nuova realtà.
Desidererei dirvi, a partire dalla nostra esperienza, che, quando la sua missione si fa difficile, la Chiesa diventa creativa, la Chiesa è capace di trovare nuove vie. La Chiesa diventa umile, perché sa di essere fragile, povera e piccola. Tuttavia, come direbbe l’apostolo san Paolo, quando sono debole, è allora che sono forte, ed è allora che la Chiesa meglio rivela il volto del Maestro.
Ormai da anni, attraverso i suoi programmi pastorali, la Chiesa di Cuba insiste sul fatto di essere una Chiesa orante, missionaria e incarnata e, per questo, ha dovuto essere necessariamente la Chiesa dell’apertura, la Chiesa del dialogo, la Chiesa della partecipazione, la Chiesa del perdono, la Chiesa della diaconia.
A Cuba uno dei volti della Nuova Evangelizzazione è stato il triennio in preparazione dell’Anno giubilare che stiamo celebrando per i 400 anni dal ritrovamento dell’immagine della patrona di Cuba; quando milioni di cubani sono scesi in strada per incontrarsi con la Vergine pellegrina che ha percorso tutta l’isola, questa piccola comunità cristiana, che non arriva al 2 per cento della popolazione, ha rappresentato un ponte fra la Grazia e il popolo.
In comunione con la Chiesa pellegrina in America Latina e nei Caraibi, secondo l’invito del Documento di Aparecida, vogliamo essere discepoli e missionari per un eccesso di gratitudine. Chiamati a comunicare ai nostri popoli la Vita in Gesù Cristo. 

 

- Rev. P. Emmanuel TYPAMM, C.M., Segretario Generale della "Confédération des Conférences des Supérieurs Majeurs d'Afrique et de Madagascar - CO.S.M.A.M." (CAMERUN)

Per trasmettere oggi Cristo al mondo, le persone consacrate devono fare una rilettura della loro vita.
È vero che già trasmettiamo, più o meno fedelmente, Cristo e il suo Vangelo, ma le nuove povertà del nostro mondo globalizzato ci obbligano ad adottare nuove linee di condotta per trasmettere Cristo.
L’esperienza che viviamo alla COSMAM, nel continente africano, ci porta a dire che, oggi, per comunicare con gioia la fede cristiana e costruire una civiltà dell’amore, è necessario che noi, persone consacrate, riscopriamo alcuni elementi fondamentali della nostra consacrazione. Desidero enumerarne sette.
1. La centralità di Cristo nella nostra vita di consacrati
2 La vita fraterna in comunità
3. Una spiritualità inculturata
4. Il profetismo della vita consacrata attraverso l’opzione preferenziale per i poveri
Come dicono alcuni fondatori dei nostri istituti, i poveri sono nostri Maestri e Signori. Non dovremmo smettere d’avere paura? E spalancare le porte dei nostri cuori allo Spirito di Pentecoste e donare la nostra vita ai poveri di oggi per preservare la pace nel mondo?
“Non si svuota mai la pentola la sera”, questo proverbio africano ci indica la condotta da tenere, quella di organizzarci in modo da avere sempre qualcosa di riserva per donarla ai poveri. Non sarebbe una testimonianza contro l’evangelizzazione il non aver nulla da dare a un povero che ha veramente bisogno e che ci tende la mano?
5. La collaborazione tra le persone consacrate
6. L’unità nella diversità e non nell’uniformità
7. La collaborazione con i laici
Se la famiglia rimane un luogo privilegiato per l’annuncio del Vangelo, è tempo di prepararci, consacrati e laici, a metterci a servizio degli uni e degli altri, ciascuno con i propri talenti; questo aiuterà noi consacrati a non cadere nella tentazione di crederci superiori ad altri nella Chiesa di Cristo che è Chiesa-famiglia.

 

- Rev.da Suora Yvonne REUNGOAT, F.M.A., Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco (FRANCIA)

Come vita religiosa femminile riusciamo a testimoniare il fascino della nostra vocazione quando ci lasciamo evangelizzare da Dio esprimendo così una vita consacrata bella, realizzata, felice, capace di incontro e di condivisione. Per recuperare uno stile autenticamente profetico dobbiamo radicarlo nella mistica, così da dare ragione della speranza che è in noi. Non solo dobbiamo essere credenti, ma credibili.
L'essere amate da Dio si esprime nella comunione fraterna: una dimensione che il mondo di oggi comprende più immediatamente perché ha fame e sete di relazioni semplici e vere, riflesso del rapporto con Dio. Le nostre comunità possono diventare laboratorio di una cittadinanza evangelica universale in un mondo interculturale, interreligioso, complesso e globalizzato. 
Come donne, credo che potremmo sviluppare maggiormente 1'attitudine alla reciprocità, umanizzando la vita e qualificando le relazioni. L'evangelizzazione è tale se entra con umiltà e amore nelle pieghe dell 'umano e cerca di abitarlo nella quotidianità suscitando il desiderio di Dio e aprendo così la porta della fede.
L'evangelizzazione ha bisogno di canali di trasmissione, di una mediazione culturale e educativa capace di entrare negli scenari del mondo contemporaneo per incontrare i giovani e i più poveri e offrire loro proposte di crescita umana e cristiana. Come Consacrate Salesiane Evangelizziamo educando, diventando così missionarie dell'amore, specialmente nei confronti dei giovani e dei più poveri. Nella nostra missione sentiamo il sostegno di Maria, Madre e Maestra.

 

- Prof. Carl Albert ANDERSON, Cavaliere Supremo dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo (STATI UNITI D'AMERICA)

La famiglia cristiana è essenzialmente missionaria. Tuttavia, la sua missione - che scaturisce dalla sua natura - è molto più grande di qualsiasi attività di evangelizzazione esterna o di riforma politica e sociale nelle quali si impegnano le famiglie cristiane. Queste attività possono dare frutto solo se nascono dalla missione essenziale, che pone la famiglia fondata sul matrimonio sacramentale al centro della missione stessa della Chiesa. Riprendendo le parole di Giovanni Paolo II, “la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore”, quell’amore che è un riflesso della comunione trinitaria e partecipa “dell'amore di Dio per l'umanità” (Familiaris consortio, n. 17).
Nella missione evangelizzatrice della Chiesa, solo l’amore è “efficace”, l’amore del Signore crocifisso e risorto. Gli sposi cristiani ricevono questo amore prima come dono e compito divino. Nessuna influenza e potere terreni possono sostituirlo. Come osserva l’Instrumentum laboris, questo amore, che la famiglia deve vivere e comunicare, è la forza motrice dell’evangelizzazione. È il motivo per cui la proclamazione del Vangelo “impregna e trasforma tutto l’ordine temporale, assumendo e rinnovando le culture” (n. 92). Solo questo amore, se vissuto in maniera autentica nelle famiglie, può essere alla base di un rinnovamento di quella cultura autenticamente umana che il beato Giovanni Paolo II ha definito “civiltà dell’amore”.
Possano i nostri pastori diventare sempre più consapevoli della pressante necessità di una Nuova Evangelizzazione della famiglia cristiana, per aiutarla nella sua missione di “diventare ciò che è” (cfr. Familiaris consortio, n. 17): un’icona della comunione di Dio! È questo l’unico modo perché la famiglia possa essere un luogo di guarigione e di umanità per gli uomini e per le donne del nostro tempo. Soprattutto, le famiglie hanno bisogno di aiuto per giungere alla consapevolezza di ciò che sono: una “comunità salvata e salvante” (cfr. Familiaris consortio, n. 49), una realtà sacramentale al centro della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Molti Padri sinodali hanno affidato i nostri sforzi all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione. Nell’emisfero occidentale, il beato Giovanni Paolo II nella sua Esortazione apostolica Ecclesia in America ha affidato i nostri sforzi a Nostra Signora di Guadalupe con il titolo di Stella della Nuova Evangelizzazione.
Cinque secoli fa, Maria apparve nel nostro emisfero mentre era in corso un grande scontro di civiltà. Le popolazioni indigine videro in lei un riflesso autentico di sé stesse, e allo stesso tempo un’espressione perfetta di una nuova inculturazione della fede cristiana. Il suo messaggio di riconciliazione, unità e amore ha dato vita alla grande evangelizzazione di un intero emisfero. Oggi per molti versi ci troviamo di fronte a un grande scontro di civiltà, reso ancora più preoccupante da un processo di globalizzazione sempre più rapido. Che noi, come il beato Giovanni Paolo II, possiamo vedere oggi in Nostra Signora di Guadalupe un cammino sicuro per la Nuova Evangelizzazione!Infine, in tutti i continenti osserviamo grandi minacce contro la libertà della Chiesa. Sia che queste minacce nascano da un fondamentalismo religioso militante, sia che nascano da un’ateismo militante, la globalizzazione di tali minacce e la complicità di molti governi ci chiama a una nuova solidarietà nella difesa della libertà religiosa come condizione per la Nuova Evangelizzazione.

 

- Dott. José María SIMÓN CASTELLVÍ, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche - F.I.A.M.C. (SPAGNA)

Molti medici cattolici credono che sia estremamente importante per il futuro della Chiesa e dell’umanità dare un impulso reale agli insegnamenti dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI. Chi rispetta la Humanae vitae cerca di essere fedele al proprio sposo o alla propria sposa, non uccide i propri figli con l’aborto, non si riproduce in modo artificiale, ma procrea e vede nei figli un dono squisito del Cielo. Se è necessario, per gravi motivi, userà i moderni metodi naturali di regolazione della fertilità e mai un anticoncezionale.
La trasmissione della vita umana è uno dei punti di contatto più intimi fra Dio e l’Uomo. (...) Entrambi realizzano un’Opera che sarà eterna. I figli sono per sempre! È per questo che è necessario che le scuole, le università, i seminari e gli altri strumenti di apostolato della Chiesa incoraggino questa sana dottrina senza nasconderla né maltrattarla, senza vigliaccherie e con perseveranza.
Sono anni che noi medici cattolici osserviamo una radicale diminuzione del numero di specialisti in ostetricia che seguono gli insegnamenti della Chiesa. Pensiamo che da questo Sinodo dovrebbe nascere una spinta per un piano “Marshall” a favore della Maternità. Nei paesi poveri le madri muoiono per mancanza di assistenza ostetrica di base e, nei paesi ricchi, le madri subiscono condizionamenti, perché abbiano il minor numero di figli possibile.
La Chiesa cattolica può, e ritengo umilmente che debba, superare l’investimento multimilionario della Fondazione Bill Gates con una opzione preferenziale alle madri, opzione né esclusiva né escludente, ma certamente preferenziale nei confronti loro e dei loro figli.

 

- Rev. Piergiorgio PERINI, Presidente dell'Organismo Internazionale di Servizio per le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (ITALIA)

Le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (CPE) propongono la visione di una Chiesa in crescita, poiché utilizzano una metodologia di evangelizzazione ed una strategia pastorale tese a riscoprire l’istanza missionaria capace di trasformare la parrocchia in una comunità ardente di fede e proiettata alla evangelizzazione dei lontani, nella consapevolezza che evangelizzare è “la vocazione propria della Chiesa” (cfr. EN 14). Una consapevolezza da trasmettere ai fedeli laici chiamati a rinnovare la loro appartenenza alla parrocchia, tessuto ecclesiale in cui s’innestano le CPE. Caratterizzano questa esperienza: l’evangelizzazione attraverso l’OIKOS (cioè l’ambiente di vita), sottolineando il carattere interpersonale e relazionale della testimonianza di fede e consentendo di sviluppare un autentico spirito di fraternità ed amicizia; le dinamiche ecclesiali della cellula come luogo di formazione dei discepoli: in un contesto nuovo e in modo nevivace, le CPE rinnovano la realtà della Chiesa del Nuovo Testamento impegnata nella evangelizzazione e nella formazione dei discepoli: la crescita dei leader in una prospettiva di moltiplicazione: il leader incarna in sé la visione della cellula in crescita, chiamata a moltiplicarsi; l’educazione di tutta la comunità parrocchiale all’Adorazione Eucaristica, cuore pulsante di ogni parrocchia tesa all’Evangelizzazione.

 

- Dott.ssa Chiara AMIRANTE, Fondatrice e Presidente della Comunità Nuovi Orizzonti (ITALIA)

Ho iniziato a recarmi di notte in strada nelle zone più pericolose di Roma nel 1991, spinta da un semplice desiderio: condividere la gioia dell’incontro con Cristo Risorto proprio con quei fratelli più disperati. Ascoltando il grido del popolo della notte ho presto scoperto che il vero male che accomunava i tanti fratelli disperati che incontravo in strada non era tanto la droga, la prostituzione, l’alcool, la depressione, la solitudine... ma la ‘morte dell’anima’ (il salario del peccato è la morte Rm 6, 23). E così si è impressa con prepotenza una certezza: solo l’incontro con Cristo Risorto, avrebbe potuto ridonare la vita a quei tanti fratelli ‘nella morte’ che ogni notte incontravo in strada. Sono così partita dall’aprire nel ‘94, una semplice comunità di accoglienza per giovani di strada basata sul Vangelo, e da allora migliaia di giovani, dopo aver scoperto l’amore di Dio e dopo un percorso di guarigione del cuore e di formazione umana e all’evangelizzazione, sono diventati testimoni dell’amore di Dio tra i loro coetanei e si sono impegnati sistematicamente in iniziative di evangelizzazione.
In sei anni più di 250.000 persone hanno voluto impegnarsi nella nuova evangelizzazione per portare la rivoluzione dell’Amore nel mondo. Si sono inoltre moltiplicati i Centri e le iniziative di evangelizzazione: 174 tra Centri di accoglienza, di formazione all’evangelizzazione, famiglie aperte all’accoglienza; 152 equipe di Servizio impegnate in: comunicazione e mass media, animazione e spettacolo, formazione ed editoria, cooperazione internazionale e servizi sociali. Questo ci dà modo di incontrare una media di due milioni di persone all’anno con diverse iniziative di evangelizzazione e di renderci conto che, oggi, l’80% dei giovani che incontriamo (anche nelle scuole dei quartieri ‘in’) vivono situazioni di grave disagio. I giovani cercano la felicità nelle vie di ‘morte’ che i profeti di menzogna propongono con insistenza: successo, potere, denaro, piacere. È davvero fondamentale un rinnovato impegno nel primo annuncio, nell’utilizzazione dei media, nel testimoniare con la vita che Gesù è la via per la pienezza della Gioia, della pace, della vita. Che questo sinodo possa contribuire a incidere nel cuore di ogni cristiano le parole di S. Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone. Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1 Cor 9, 16).

 

- Dott. Curtis A. MARTIN, Fondatore e Presidente del "Fellowship of Catholic University Students" - FOCUS (STATI UNITI D'AMERICA)

Ritengo sia utile considerare la Nuova Evangelizzazione come uno strumento per realizzare il tema centrale del Vaticano II, vale a dire l’universale chiamata alla santità.
I laici cattolici devono riconoscere la propria corresponsabilità a evangelizzare.
Nel mio lavoro con gli studenti universitari ci siamo serviti di un semplice processo in tre stadi per formare i discepoli: conquistare, edificare, inviare.
1. Conquistare - Noi, che abbiamo incontrato Gesù, usciamo e amiamo gli altri, perché Gesù ci ha amati per primo. Quando facciamo amicizia con loro, li presentiamo al nostro amico più grande, Gesù.
2. Edificare - Una volta che hanno incontrato Gesù, li prepariamo nella conoscenza e nella pratica della fede. C’è una crisi di fede e molti cattolici non hanno abbracciato il magistero della Chiesa, non sanno che Gesù è veramente presente nell’Eucaristia, né conoscono l’infallibilità della Sacra scrittura. Non hanno accettato insegnamenti difficili, come quello della Humanae vitae; senza la pienezza della fede cattolica, l’autentico rinnovamento è impossibile. Dobbiamo essere trasformati.
3. Inviare - Quando questi giovani discepoli crescono nella loro pratica della fede, vengono inviati, seguiti dalla nostra attenzione continua, a iniziare nuovamente questo processo. La santità impegna per tutta la vita, ma l’opera di evangelizzazione può iniziare subito dopo un incontro autentico con Gesù; si pensi alla samaritana accanto al pozzo.
Ecco alcuni vantaggi del discepolato:
1) Lo possono fare tutti, è universale;
2) Si fonda sull’amicizia; quindi quanti vi partecipano sono conosciuti, amati e assistiti;
3) Gli evangelizzati riconoscono le proprie vocazioni;
4) Il potere esponenziale di questo modello biblico è ineguagliabile nella sua capacità di raggiungere il mondo.
Gesù ci ha detto: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15, 8).

 

- Dott.ssa Ernestine Sikujua KINYABUUMA, Docente all'Istituto Universitario Maria Malkia di Lubumbashi, Membro del Movimento dei Focolari (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

Come insegnante, sempre a contatto con gli studenti, mi rendo conto che i giovani, nonostante vivano immersi nella cultura della “facilità”, sono alla ricerca di un grande ideale e di una vita radicale basata sul Vangelo. Uno di loro afferma, riferendosi alle parole di Chiara Lubich: “Va, non parlare ma vivi!”, citando, senza saperlo, le parole di Paolo VI.
Nel nostro intervento, presentiamo alcune delle loro esperienze che testimoniano la vita basata sulla Parola di Dio vissuta quotidianamente. Parleremo anche di quanti non rimangono indifferenti entrando in contatto con i valori cristiani.
In mezzo ai cambiamenti dovuti alla globalizzazione, l’Africa attraversa una crisi su tutti i piani, politico, economico e culturale. Per questo, alla ricerca di una via d’uscita, le persone reagiscono ovunque.
Parleremo anche di come la mano di Dio intervenga nelle nostre piccole imprese dove la nostra vita sembra essere in pericolo; abbiamo il coraggio che ci dà la fede nelle parole di Gesù che afferma in Mt 25, 35 che tutto ciò che faremo ai più piccoli nelle nostre città, l’avremo fatto a Lui.
Siamo così riusciti a ristabilire tre blocchi di dormitori nella prigione centrale di Lubumbashi con l’aiuto di una ONG internazionale; grazie all’intesa e al clima di collaborazione con il personale penitenziario, abbiamo creato un laboratorio di sartoria in modo che i prigionieri possano imparare un mestiere; abbiamo infine creato un negozietto per combattere l’aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità. 

 

- Rev.da Suora Rekha (Mary Joseph) CHENNATTU, R.A., Professore di Nuovo Testamento presso il Pontificio Istituto di Filosofia e Religione in Pune (INDIA)

Vorrei iniziare questo mio intervento raccontando uno dei momenti più intensi di evangelizzazione nella mia vita personale. È avvenuto vent’anni fa, quando sono stata mandata a studiare la Bibbia al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Mio nonno, che aveva 92 anni, mi disse: “quando studierai la Bibbia a Roma, non dovrà essere un’esercizio intellettuale, bensì un’esperienza spirituale di risveglio/edificazione. Ricorda sempre che studiare la Bibbia non significa diventare padrone della Parola di Dio, ma consentire alla Parola di essere padrona della tua vita!”. Per me è stato più facile insegnare matematica e fisica; insegnare il Nuovo Testamento è invece un compito difficile e mi sfida costantemente a entrare in un processo di kenosis, ovvero di rinuncia a sé, di sacrificio e di sofferenza per amore dei valori del Vangelo. Il mio ministero di insegnamento è diventato un modo di partecipare al Mistero Pasquale di Cristo nella mia vita quotidiana.
Quando penso alla Nuova Evangelizzazione, non posso fare a meno di guardare al Vangelo di Giovanni, che è il libro del Nuovo Testamento che preferisco. Il paradigma dello stile di vita cristiano che emerge dal capitolo 15 (la vite e i tralci) è caratterizzato dalla contemplazione (permanere nell’amore di Dio), dalla comunione (amarsi gli uni gli altri) e dall’impegno (dare frutto). 1) La contemplazione è il modo in cui rimaniamo nell’amore di Dio attraverso la comunicazione costante e la profonda comunione con Dio, il nostro incontro e la nostra relazione personale con Dio/Gesù. Questa contemplazione ci porta a una relazione duratura gli uni con gli altri; 2) La comunione riguarda la nostra missione ad intra: al capitolo 13, Giovanni presenta “l’amore gli uni per gli altri” come segno d’identità cristiana nel mondo, e il Gesù giovanneo prega per l’unità dei cristiani, “perché siano una cosa sola” (17). La chiesa diventa quindi una dimora di Dio nel mondo secolarizzato, caratterizzato da relazioni infrante; 3) L’impegno riguarda la nostra missione ad extra. La missione consiste nel rivelare l’amore generoso, misericordioso e immenso di Dio nel mondo attuale attraverso la nostra partecipazione alla missione di Dio a favore dei poveri, dei bisognosi e dei sofferenti. La Nuova Evangelizzazione inizia quando c’è una maggiore integrazione dei tre aspetti fondamentali del nostro stile di vita cristiano - contemplazione, comunione e impegno -, ovvero quando permettiamo alla Parola di Dio di essere padrona della nostra vita!

 

- Sig.ra Gisèle MUCHATI, Responsabile regionale del Movimento "Famiglie Nuove" (SIRIA)

Quando mi sono sposata tredici anni fa ero cosciente che lo facevo per fare la Volontà di Dio e che avrei quindi fatto di tutto con mio marito per cercare di realizzare il Suo disegno d’amore su di noi e sulla nostra famiglia. Sono stata molto aiutata in questo cammino dalla formazione cristiana ricevuta in parrocchia e dalla spiritualità di comunione del Movimento dei Focolari, che mi sprona a ritornare costantemente al Vangelo come via da percorrere per cambiare il mio modo di pensare, agire e volere e per cercare di acquisire quello di Gesù, e a vivere per portare l’amore di Dio nel mondo. Con la mia famiglia cerchiamo di mettere in pratica la carità trasmettendo la fede cristiana in quello che ha di più vitale: il rapporto personale con Dio, con Gesù, che scaturisce in modo sempre nuovo dalla preghiera fatta singolarmente e in famiglia e dall’amore al prossimo. 
Condividiamo questo cammino con molte altre famiglie (le Famiglie Nuove) in Siria che sono impegnate singolarmente e insieme a vivere il Vangelo e poi ad annunziarlo nei contatti personali ma anche in piccoli incontri, attente alle sfide educative, economiche e culturali che attraversa la famiglia cristiana in Siria.
Grazie all’impegno delle Famiglie Nuove, è operante in Siria dal 2005 il progetto per le Adozioni a distanza locali, che aiuta mensilmente diversi bambini, e una scuola per bambini sordomuti, cristiani e musulmani, nata dal lavoro generoso di una coppia. 
Nell’attuale tragedia the il Paese sta vivendo, le Famiglie Nuove si aprono con tanti altri alle necessità dei rifugiati, cercando di mantenere viva a tutti i costi la fede in Dio cui nulla è impossibile. Ad Aleppo dal mese di agosto esse si sono organizzate per quartieri in piccoli gruppi spontanei per recitare il Rosario, cosicché la voce della preghiera si alzi frequente pur nel rumore degli spari e delle bombe. L’unità sperimentata fortifica e dà pace anche nei pericoli, la fede nell’amore di Dio è più forte, la speranza è viva.

 

- Sig.ra Chantal LE RICQUE, laica dell'Arcidiocesi di Parigi (FRANCIA)

Il n. 78 dell’Instrumentum laboris invita a verificare la nostra vita di fede per essere strumento dell’annuncio del Vangelo mediante, tra l’altro: “La capacità di vivere forme di adesione radicale e genuina alla fede cristiana, che sanno testimoniare già con il loro semplice esserci la forza trasformatrice di Dio nella nostra storia”.
Sono felice di leggere questa frase nell’Instrumentum laboris, poiché questa adesione radicale alla fede cristiana è ciò che vuole vivere ogni ausiliaria dell’Apostolato. Il suo è un posto speciale nella diocesi, poiché esiste soltanto grazie alla chiamata del vescovo al servizio del Regno di Dio.
Questa vocazione apostolica è nata dietro iniziativa del cardinale Mercier che, negli anni Venti, pensò di far partecipare i laici alla sua carità apostolica, chiamandoli a dedicare la loro vita a Dio e ad essere così strumenti della comunicazione dell’amore di Dio nei diversi ambienti. 
Impegnata nella vita apostolica della Chiesa diocesana, l’ausiliaria dell’Apostolato partecipa, per quel che le compete, alla missione del vescovo, sia che egli desideri che rimanga nella situazione in cui si trova, sia che le chieda di rispondere ad altre necessità.
Nella sua presenza nelle realtà umane e nella condivisione delle condizioni di vita degli esseri umani, l’ausiliaria vede, lungo tutta la sua vita, un modo di lavorare per “ricapitolare tutte le cose in Cristo”.
In relazione a questa presenza nelle realtà umane, mi auguro che il Sinodo incoraggi i laici a conoscere la dottrina sociale della Chiesa, ad assumersi responsabilità, a qualunque livello, nell’ambito dei loro differenti compiti, per essere così testimoni dell’amore di Cristo. Penso che così il ruolo dei laici nell’evangelizzazione risulterebbe più evidente.

 

- Sig.ra Patricia Ngozi NWACHUKWU, L.S.M., Nobile Presidente delle Dame di S. Mulumba (NIGERIA)

La famiglia è tenuta in grande stima, nel continente africano, soprattutto in Nigeria. È la prima scuola organizzata per la Nuova Evangelizzazione. Il Sacramento del Matrimonio richiede amore incondizionato, capacità di svolgere ruoli complementari, di perdonare e di condividere. Queste qualità sono racchiuse nel codice non scritto della vita familiare. In questo contesto armonioso le famiglie pregano insieme mentre i figli del matrimonio godono dell’amorevole condivisione con i genitori. La famiglia è, per tanto, il luogo ideale per impartire gli insegnamenti catechetici e sociali della Chiesa. Tuttavia, all’interno della struttura famigliare, è più spesso la madre che assume il ruolo indiscusso di catechista. La funzione più importante della donna nigeriana è quella che la vede sempre presente con i figli, seguendone la crescita fino alla maggiore età.
Le donne in Nigeria rivestono un ruolo incontrovertibile nella missione della Chiesa per i poveri e i bisognosi, un ruolo che ritengo un canale efficace per la trasmissione della Fede. Le statistiche dimostrano che il 60 percento dei fedeli delle Chiese nigeriane è costituito da donne. E queste donne, in collaborazione con le numerose religiose della Nigeria, sono motivate a perseguire gli obiettivi dell’Evangelizzazione e a questo scopo hanno formato vari gruppi che si occupano dei diversi bisogni ed interessi della missione della Chiesa. Uno di questi gruppi, di cui io sono Presidentessa, si chiama le Dame dei Cavalieri di San Mulumba; esso si trova in 50 diocesi della Nigeria e si dedica all’apostolato in vari modi. Eccone alcuni:
- sostiene i poveri, i meno privilegiati e i senza tetto
- si occupa di fornire servizi sanitari nei villaggi sperduti del paese
- accoglie in ostelli i giovani che emigrano nelle aree urbane e che non hanno alternative
- organizza laboratori per instillare consapevolezza nei giovani disoccupati, aiutandoli ad avere fiducia in sé stessi
- accoglie le ragazze vittime del traffico di esseri umani, le assiste e ridona loro fiducia in sé stesse.
Tali attività sono realizzate nel dialogo impegnato e consapevole soprattutto con i mussulmani anche in circostanze piuttosto difficili. Le Dame di San Mulumba hanno fino ad oggi distribuito oltre 10.000 copie del Catechismo della Chiesa Cattolica, considerando tale testo strumento di trasmissione della fede della Chiesa e contributo all’opera di evangelizzazione.

 

- Rev. Renato DE GUZMAN, S.D.B., Assistente Principale per la Pastorale della "Grade School and High School Departments, Don Bosco Technical Institute", Makati City (FILIPPINE)

Il rinnovamento dell’evangelizzazione integrale, come figura in “Atti e Decreti del II Concilio Plenario delle Filippine” (PCP II), celebrato nel 1991, riguarda tre temi principali: catechesi, adorazione e apostolato sociale. Di questi tre, il primo e più urgente è quello del rinnovamento della catechesi. Lo stesso Instrumentum Laboris, 92, menziona il rapporto esistente fra evangelizzazione e catechesi, emerso anche in vari interventi in aula. In base all’esperienza catechistica nelle Filippine, fra i temi che la catechesi deve rinnovare costantemente, suggerisco i seguenti: 1) la proclamazione iniziale e la catechesi, 2) la dimensione affettiva della fede nella catechesi, 3) i catechisti come evangelizzatori comunicativi al servizio della nuova evangelizzazione.
Quanto al primo tema, i catechisti devono accertarsi che vi sia stato un primo annuncio e si sia verificato l’incontro personale di Gesù con i catechizzati. Come possono questi ultimi essere in contatto e in comunione con Gesù (cfr. Catechesi Tradendae, 5), se prima non l’hanno incontrato? La formazione sistematica all’approfondimento della fede permette ai catechizzati di incontrare personalmente Cristo Evangelizzatore e di impegnarsi a pensare come lui, a giudicare come lui e a vivere come lui ha vissuto (cfr. Direttorio Generale per la Catechesi, 53; Catechesi Tradendae, 20), integrando la conoscenza della fede nella propria vita quotidiana, assimilando i valori del Vangelo e sviluppando la convinzione della fede. 
Il secondo ambito di rinnovamento nell’attuale catechesi è l’aspetto affettivo della formazione alla fede, che favorisce il primo annuncio o il kerigma. I catechisti rendono l’esperienza catechistica meno entusiasmante e cerebrale, ma ne evidenziano i valori e fanno in modo che arrivi al cuore.
Il terzo ambito di rinnovamento è la formazione dei catechisti per essere evangelizzatori davvero comunicativi. È necessario ribadire che la catechesi è a tal punto un processo di comunicazione che i catechisti alimentano in sé stessi le qualità di Gesù Cristo, il Comunicatore Perfetto (Communio et Progressio, 10). Per la nuova evangelizzazione, i catechisti sono sia maestri della fede sia educatori alla fede, in entrambi i casi esperti nel consentire la comunicazione tra l’umano e il divino e nell’uso di strumenti di comunicazione sociale nello svolgimento della catechesi. Nella formazione dei catechisti, la teologia e la spiritualità della comunicazione, insieme alle tecnologie della comunicazione, sono temi prioritari.
Questi tre ambiti di rinnovamento della catechesi in vista della nuova evangelizzazione puntano a rendere la nostra catechesi veramente evangelizzatrice. Nella nuova evangelizzazione i catechisti devono essere consapevoli del fatto che mentre stanno evangelizzando stanno anche educando alla fede e che essi evangelizzano (proclamano la Buona Novella), mentre stanno educando (cfr. DGC, 147).

 

 

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